venerdì 2 luglio 2010

I mondiali di Alfa


Nell’immaginaria biografia dell’autore di questo blog affidata al suo famiglio, non può mancare, di questi tempi un capitolo dedicato ai Mondiali di calcio. Non perché egli sia particolarmente appassionato di questo sport, ché al contrario ha smesso da tempo questo vizio, come fanno certi fumatori occasionali che ad un certo punto rinunciano al tabacco senza troppi rimpianti.
Sempre come alcuni di quei fumatori, tuttavia, occasionalmente si concede un sigaro. E questo vizietto si chiama Mondiali di Calcio. Magari non tutti, certo, ma quando la Nazionale supera i primi turni e il gioco comincia a farsi duro, diventa difficile resistere all’arcaico richiamo del tamburo che chiama la tribù a sostenere i suoi campioni. Come milioni di altri italiani ecco quindi anche il nostro sul divano a fissare il piccolo schermo, mentre l’adrenalina sale.

C’è però uno strano mistero connesso ai Mondiali. Per una curiosa coincidenza, quando la Nazionale supera i primi turni e si batte per il podio qualcosa di importante o insolito accade nella vita di Alfa. Per lo più, ma non solo, in campo sentimentale. Amori che nascono, storie che si chiudono, persone che compaiono nella sua vita, relazioni che evolvono e complicazioni impreviste.

Così mentre Rossi guidava la galoppata azzurra verso la vittoria, nella Spagna del 1982, sbocciavano i primi germogli del suo primo amore finito ai tempi di Italia ‘90. Nell’estate del 1994, invece, Baggio calciava sopra la traversa, assieme al rigore, anche i resti agonizzanti di una relazione che ormai aveva ampiamente superato i tempi supplementari. Aprendo peraltro la strada ad una complessa serie di eventi che portò all’incontro con Malikà…

In certi casi, però, accadono fatti davvero strani, come quello che accadde in occasione dell’ultimo mondiale. Ricostruiamo la scena. A quell’epoca Alfa non aveva ancora scoperto il Lago dei Misteri e la sua dimora non era sulla “Seconda Isola”, bensì in un appartamentino a ***. Qui, sedeva tranquillo sul divano, accanto a Malikà, guardando la famosa finale Italia - Francia.
Si era, grosso modo, alla metà del primo tempo quando, improvvisamente, il campanello suonò.
«Chi potrà mai essere a quest’ora e nel bel mezzo della partita?» si domandarono – grosso modo con queste parole – i due guardandosi l’un l’altro con fare interrogativo.
Senza staccare gli occhi dal televisore Alfa si avvicinò la porta e trovata a tentoni la maniglia domandò chi fosse, con la segreta speranza di aver sentito male o che qualcuno avesse inavvertitamente urtato il campanello, magari scambiandolo per l’interruttore della luce.
Non si trattava, tuttavia, di un errore, perché dall’altra parte della porta si udiva una voce che chiedeva aiuto. A voler essere più precisi si trattava della voce della vicina, che chiedeva soccorso per essere rimasta chiusa fuori di casa. A voler essere ancora più precisi Alfa capì cosa gli stava dicendo solo dopo aver aperto la porta ed essersela trovata di fronte.
Prima che qualcuno tra i lettori di sesso maschile cominci a fantasticare su una hostess vicina di casa rimasta chiusa fuori di casa avvolta solo da un asciugamano è opportuno precisare che la vicina non era avvolta in un asciugamano e tanto meno era una hostess.
Ciò appurato – in caso contrario non avrebbe certo lasciato la povera ragazza in una situazione così incresciosa – Malikà, che aveva seguito le prime fasi della vicenda, lasciò che fosse Alfa a risolvere la questione, continuando sul divano a seguire anche per lui la partita.

Petronilla, così chiameremo la vicina di casa, era una simpatica e arzilla signora sull’ottantina abbondante. Con un po’ di fatica Alfa riuscì a capire quello che Petronilla, tutta agitata, andava farfugliando. Era uscita per delle commissioni – inutile chiedere quali faccende dovesse sbrigare a quell’ora – e rientrando aveva trovato la porta del suo appartamento chiusa dall’interno.
Il responsabile di questo fatto increscioso altri non poteva essere che Arcibaldo – chiameremo così suo marito – ma la causa di questo insolito comportamento non era nota. Oltretutto il buon Arcibaldo non rispondeva ai ripetuti scampanellii alla porta.
Dopo aver timidamente provato a suonare e a bussare due o tre volte, Alfa poggiò decisamente l’indice sul campanello e lo tenne premuto per una trentina di secondi. Inutilmente. Dall’appartamento veniva solo il rumore della televisione sintonizzata sulla partita.
Nel frattempo Petronilla riuscì a dare ad Alfa il numero di telefono dell’appartamento, pregandolo di chiamare. Cosa che Alfa fece, ma solo per sentirsi dire da una voce femminile che il numero era inesistente. Evidentemente nell’agitazione Petronilla aveva scordato il proprio numero di telefono.
Messo da parte il cellulare, Alfa cominciò a passare in rassegna le possibili opzioni e le altrettanto possibili conseguenze. Chiamare i Vigili del Fuoco o i Carabinieri gli sembrava eccessivo fino a che non avesse avuto certezza di una situazione di emergenza. Già gli pareva di vedere le facce dei pubblici ufficiali disturbati in una sera in cui c’erano cose ben più importanti da fare.
Buttare giù la porta avrebbe forse potuto dare soddisfazione ad un certo impulso primordiale che andava aumentando man mano che i minuti passavano e la situazione non si sbloccava. Lo fece desistere però l’immagine della faccia del padrone di casa che gli chiedeva i danni sovrapposta a quella degli infermieri che gli fasciavano la spalla.
D’altro canto il povero Arcibaldo poteva essere in pericolo o in difficoltà ed un intervento deciso si rendeva sempre più urgente…
Nel frattempo Petronilla tornava alla carica con un nuovo numero di telefono. Sospirando Alfa riprovò a chiamare e questa volta udì il telefono suonare oltre la porta. Dopo quasi un minuto, una voce maschile rispose al telefono. Era Arcibaldo, era vivo e pareva stare bene.
Cercando di essere chiaro e conciso Alfa spiegò che Petronilla era rimasta chiusa fuori di casa; che sì, le chiavi le aveva, ma non poteva utilizzarle perché all’interno della serratura c’erano quelle di Arcibaldo; che se cortesemente avesse aperto la porta tutto sarebbe tornato alla normalità.
Quando ebbe terminato dovette tranquillizzare Petronilla, spiegandole che sì, aveva parlato con Arcibaldo; che stava bene; che ora sarebbe venuto ad aprire la porta.
Pausa. Una lunga pausa. Una lunga pausa riempita solo dalle parole di Petronilla che brontolava incessantemente contro Arcibaldo.
Circa cinque minuti dopo la porta si aprì e Arcibaldo apparve, con la faccia seccata di chi è stato disturbato mentre sta guardando una finale dei Campionati del mondo in cui gioca la Nazionale.
Ad Alfa non restava che salutare Petronilla; rassicurarla sul fatto che tutto era a posto; che no, non desiderava bere un caffè; che davvero non c’era nessun problema; che ora doveva proprio scappare.
Solo quando ebbe chiuso la propria porta alle sue spalle e girato la chiave nella serratura, Alfa poté tirare un lungo sospiro di sollievo.

Lago dei Misteri

7 commenti:

  1. Quest'anno, allora, visto il breve cammino dell'Italia non credo ti capiterà niente di particolarmente rivoluzionario... invece per la sottoscritta i mondiali dell'82 furono fondamentali....... visto che mia mamma rimase incinta di me!

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  2. In effetti dovrebbe andare tranquilla, a parte un po' di incidenti in famiglia...
    Ma è presto per dire la parola fine.

    Sei figlia dei festeggiamenti, insomma!
    ^__^

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  3. Caspita...fino alla fine dei mondiali allora sei con la famosa spada di Damocle sulla testa....
    finalmente riesco a scrivere ancora i commenti...
    resta però il problema che non riesco a "firmarmi"...

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  4. Bel racconto! E spero che gli incidenti in famiglia non siano gravi

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  5. Ottimo. prova a registrarti a Blogger, tutto sarà più semplice.

    @ Tenar: grazie. Fortunatamente sono più seccature e fastidi, in tempi di vacanze, che guai veri.

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  6. Bella davvero Alfa: mi hai regalato un sorriso di primo mattino ^__^

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.