martedì 20 ottobre 2009

La vera storia del Duca decollato - Parte 1


Correva l’Anno del Signore cinquecentonovanta e il Duca di Torino Agilulfo, appartenente al potente clan degli Anawas, cavalcava verso il palazzo reale, mentre le foglie cominciavano a cadere dagli alberi.
Il Re Autari era morto. Morto in circostanza poco chiare, probabilmente avvelenato in una congiura di palazzo. Del resto anche il padre di Autari, Clefi, aveva conosciuto lo stesso destino. Sedici anni prima era stato sgozzato da una guardia del corpo assieme alla moglie Masane. Non si era mai capito esattamente chi fosse il mandante dell’attentato. Alcuni sospettavano l’Esarca di Ravenna, ma i principali indiziati erano in realtà gli stessi Duchi longobardi, che mal sopportavano il dominio di uno solo tra loro. In effetti alla morte del Re era seguito un decennio durante il quale nessuno aveva indossato la Corona Ferrea e i Duchi avevano governato ciascuno per conto proprio.

Il regno però era debole e diviso e i Greci da sud ed i Franchi da nord stavano organizzando la controffensiva per cacciare gli Uomini dalle lunghe barbe dall’Italia. Così i Duchi si erano riuniti e avevano deciso di porre sul trono come Re Autari, figlio di Clefi.
Allora, finalmente, l’Italia era parsa rifiorire e un cronista dell’epoca poteva scrivere: “C'era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore.”
Ora però Autari era morto e il timore di una nuova anarchia si andavano diffondendo. Pochi mesi prima, a fatica re Autari aveva respinto una poderosa invasione dei Franchi, che avevano valicato le Alpi ed erano dilagati verso il Veneto. Per fortuna un’esondazione dell’Adige aveva quasi distrutto l’esercito invasore. Le malattie, il caldo avevano fatto il resto, così che Autari aveva potuto sconfiggere ad Asti una colonna di Franchi, costringendo alla pace il Re Childelberto. Ma ora che il Re era morto chi avrebbe difeso il Regno? E se un Re doveva sedere sul trono, chi mai avrebbe potuto essere?
Autari non aveva avuto figli, benché la Regina Teodolinda fosse incinta di alcuni mesi. Il regno però necessitava di un Re capace di tenere a bada i Duchi e condurre l’esercito in battaglia, non di un neonato dal sesso incerto! Così i Duchi avevano deciso: per evitare ogni disputa sarebbe stata la saggia Regina a decidere chi sarebbe stato Re.
Il Duca Agilulfo entrò nel Palazzo come gli altri Duchi e andò ad omaggiare la Regina, baciandole la mano.
Teodolinda lo guardò, sorrise e gli chiese: “Perché mi baci la mano, quando hai il diritto di baciarmi sulla bocca?”
Così, con quelle semplici parole, Agilulfo divenne Re e sposò Teodolinda poche settimane dopo.

Seconda parte

5 commenti:

  1. Ricordo Teodolinda per il suo evangeliario...interessante questa storia aspetto di leggere il seguito ^__ì

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  2. Adoro le tue storie a puntate,sei il mio feuilleton preferito. Miao

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  3. Che bello il personaggio di Teodolinda!

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  4. interessante questa pagina di storia...
    come al solito sono fortunata ed ho già pronto il seguito...
    ;-)

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  5. @ Stella: una figura storica molto affascinante, ne convengo.

    @ Felinità: grazie! Spero un po' meno mattone dei feuilleton classici.

    @ Vele: si! ed il fatot è storico.

    @ Pupottina: come si dice, beati gli ultimi... ;)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.