venerdì 19 giugno 2015

Il coraggio di Tolkien


Nel 1938 Tolkien comprese che la storia che stava scrivendo era giunta ad un punto di svolta. Quella che era nata come “il seguito dello Hobbit” stava diventando qualcosa di profondamente diverso. 

La chiave era nell’Unico Anello che Bilbo aveva trovato nel primo romanzo e che andava distrutto prima che il Negromante, che l’aveva perduto e lo cercava ovunque, potesse ritrovarlo. 

Con quattro figli da mantenere Tolkien in quegli anni si trovava in grandi difficoltà economiche e stava a galla solo correggendo i compiti, oltre il lavoro che già svolgeva. Un semplice e rassicurante seguito dello Hobbit avrebbe potuto dargli quel denaro di cui aveva bisogno. 

Se invece avesse seguito la strada che passava per l’Anello avrebbe dovuto faticare anni per creare qualcosa che da secoli nessuno aveva più nemmeno immaginato di fare e di cui l’Inghilterra sentiva la mancanza: dare corpo e ali a una nuova epica, potenzialmente adatta a un pubblico di tutte le età, ma per la quale all’epoca non esisteva un mercato. 

Tolkien, coraggiosamente, scelse la strada più impervia.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.