domenica 14 giugno 2015

Il messaggero

Il cielo stellato si stendeva ancora sull’erba profumata di rugiada della prateria, ma i primi chiarori dell’alba preannunciavano il sorgere di un nuovo giorno. E il cavaliere riprese a parlare.

“Guarda, amico mio, l’alba è vicina e presto vedremo le bianche mura della capitale. 
Essere un messaggero del re è un ruolo importante, non per vantarmi, che richiede devozione, discrezione e abilità. Pericoli e spie sono dappertutto, occorre essere astuti. E la fatica aumenta sempre. Un tempo il regno era più piccolo, ma abbiamo sovrani valorosi in guerra e saggi in pace che hanno esteso i confini. Io stesso quando ero giovane avrei potuto attraversare il paese in pochi giorni, mentre ora mi ci vorrebbero mesi. 

Per lunghi anni non ho fatto altro che portare i dispacci del Re e ora che questo viaggio sta per terminare non so cosa sarà di me. Da sempre la mia stirpe ha portato messaggi per i Re di questo paese. Come la tua ha portato in groppa i messaggeri del Re. Da molti anni chiedevo al Re di mettermi a riposo. È molto vecchio ormai, il Re, benché dica di essere più giovane di me e mi chiami “vecchio mio”. A volte, ma che rimanga tra noi, dice cose strane, che non capisco, ma in fondo è un brav’uomo. Per molti anni ha respinto le mie richieste scuotendo la testa e borbottando tra sé, ma alla fine ha ceduto. Quando ci siamo congedati mi è sembrato persino commosso. Ora sono felice, benché ignori cosa sarà di me. Non ho mai incontrato messaggeri a riposo, ma so che il Re provvederà a tutto.

Ho viaggiato tanto. Si sa che i viaggi danno l’esperienza, che è la base della saggezza. Ho percorso miglia e miglia sulle piste di tutto il regno. Ho visto città splendide e tuguri miserrimi, uomini di ogni razza ceto sociale e religione. E donne... Ne ho viste di bellissime sai? Bionde e more, ricche e povere, vergini e prostitute. Ho solo un unico rimpianto, quello di non essermi mai fermato in una città, per parlare con la gente. 

Ho anche un figlio, sai? Un mattino di primavera il Re mi chiamò e mi disse che dovevo avere un figlio, che potesse prendere un giorno il mio posto. Risposi che per me andava bene quello che a lui piaceva. Mi condussero una ragazza bionda. Non era bellissima, ma mi amava. Sono stato con lei a lungo, quasi sette mesi, finché non rimase incinta, poi ripresi la pista.

Sono molto orgoglioso di mio figlio. Come è bello! Così fiero nel cavalcare, che sembro io a vent’anni, lanciato sulle piste ingoiando la polvere. Ogni tanto ci incontriamo. Quasi sempre procediamo in direzione opposta, ma una volta mi è persino capitato di fare un breve tratto assieme a lui. Ci intendiamo al volo, sai? Io so quello che prova quando mi vede e sono sicuro che anche lui nutre gli stessi sentimenti. 

Guarda le bianche mura della capitale! Il mio galoppo lungo una vita è giunto alla fine.”

Il Viceré lesse il messaggio consegnatogli dal vecchio e sollevò un sopracciglio. Poi ordinò ai suoi uomini più fidati di dargli una morte rapida e indolore, secondo gli ordini del Re.





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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.