domenica 29 gennaio 2012

L’arte di dirigere l’ospitalità


Nel 1492 un capitano genovese al servizio della corona di Spagna stava dirigendo una piccola flotta di navi attraverso l’Oceano Atlantico. Il 12 ottobre, dopo quasi due mesi di navigazione senza vedere terra, avvistò una costa sconosciuta, cui diede il nome di San Salvador. Cristoforo Colombo credeva di aver fatto il giro del mondo e di trovarsi in Asia. In realtà era finito alle Bahamas e di fatto aveva scoperto le Americhe, ma finché campò non volle ammetterlo.
Narra la leggenda che durante quelle lunghe settimane in mare, a dirigere la cucina ci fosse un cuoco originario del Lago d’Orta, per la precisione di Armeno. Tutto il Cusio del resto è tradizionalmente terra di cuochi, camerieri, chef, direttori d’albergo e di quanti lavorano nel settore alberghiero, ma Armeno è considerata la capitale di quanti lavorano in questo settore.

Nella prima metà del Cinquecento Carlo V d'Asburgo si trovò sulla testa le corone di Re di Spagna, Re d'Italia, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. E poiché l’impero che dirigeva aveva colonie anche nelle Americhe e in Asia si vantava che su di esso il sole non tramontasse mai.
Carlo V, secondo un’altra leggenda, aveva però una debolezza. Era molto affezionato al suo cuoco che gli preparava delicati manicaretti adatti alla sua salute cagionevole. E poiché il suo cuoco era originario di Armeno, ogni volta che questi aveva nostalgia della patria e chiedeva di poter tornare a casa per un poco, lo faceva scortare da uomini fidati con il compito di ricondurglielo sano e salvo.

Armeno però non è patria di semplici cuochi. Molti armeniesi fecero carriera e si trovarono ai vertici di strutture alberghiere importanti, incontrando strada facendo i più famosi protagonisti della storia.
Come, ad esempio, Luigino Lucchini che ancora ragazzetto lavorava come cameriere e portava tutte le mattine il mazzo di rose baccarà che la direzione dell’albergo offriva a Wallis Simpson, la donna per cui Edoardo VII d’Inghilterra aveva lasciato il trono nel 1936.

Giorgio Marzi, allora direttore dell’Hotel Royal di Courmayeur, si trovò invece ad affrontare un curioso problema. L’ascensore che doveva portare Sandro Pertini nel suo appartamento era troppo piccolo per contenere anche la scorta. Il Presidente tolse tutti dall’imbarazzo con una battuta, dicendo che si sentiva più tranquillo se l’avesse scortato da solo il giovane direttore.
Oggi ad Armeno è ancora attiva e vitale un’associazione di Alberghieri che ha anche allestito un piccolo museo dove espone orgogliosamente tanti ricordi e memorie di una vita trascorsa all’insegna del detto che a tavola, chiunque sia, per il cuoco o il cameriere, è sempre il Re.

7 commenti:

  1. E bravo Carlo V... non lo facevo così buongustaio. All'università ci hanno fatto preparare un esame monografico su di lui, ma nessuno ci ha parlato dell'aspetto gastronomico! Magari mi sarebbe stato più simpatico.

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  2. E' sempre interessante sbucare da te. Un abbraccio miagoloso

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  3. Grazie!

    A chi volesse approfondire la storia degli Alberghieri di Armeno consiglio il libro di Vincenzo Amato, “1954-2004. Cinquant’anni di amicizia”, Bolzano Novarese, 2004.

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  4. Storia molto, molto interessante, olte che istruttiva. Me ne farò dono per un prossimo post sul Giardino delle Esperidi, quando parlerò ancora di Carlo V.
    C'è poi quella mia amica che ha scritto quel romanzo storico su un cuoco di quell'epoca, alla quale girerò questo post.

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  5. La scritrice Ketty Magni, alla quale ho fatto leggere il post, mi chiede come si chiamava il cuoco di Carlo V, in quanto si sta interessando a quel periodo storico.

    Mario (Marshall)

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  6. In effetti ho parlato di leggende, perché sono storie che si raccontano ad Armeno, ma sinceramente non sono riuscito a trovare riscontri storici.

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  7. Il cuoco che ha ispirato questa storia potrebbe essere il celebre Bartolomeo Scappi (considerato il Michelangelo della cucina del Rinascimento), di nascita sconosciuta, ma che alcuni dicono nativo di Varese. Ma sappiamo quanto approssimative fossero certe indicazioni di provenienza geografica all'ora. E Varese non è così lontana dal Mottarone...

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.