martedì 17 gennaio 2012

La balena bianca

Nel 1969 un talentuoso musicista diciassettenne che aveva già scritto vari brani  dell’album “Gabriella Ferri”, interpretato dalla cantante romana, ottenne un’audizione dalla casa discografica RCA. Poiché i discografici non erano interessati ad un musicista isolato, decise di mettere insieme una band e presentarsi con un progetto musicale.
In questo modo, secondo la leggenda, Vittorio Nocenzi fondò il Banco di Mutuo Soccorso, una delle grandi formazioni del rock progressivo italiano, assieme alla Premiata Forneria Marconi e alle Orme.

Una band ancora in attività, nonostante vari cambi di formazione che hanno visto alternarsi oltre una ventina di musicisti.

Una formazione che allestì la sala prove in una ex stalla dei Castelli Romani "con le mangiatoie piene di amplificatori, distorsori e strumenti musicali invece del fieno per le mucche" come disse Vittorio Nocenzi in un’intervista.

Nel 1983 esce “Banco”, un album di svolta, il cui brano più importante è dedicato alla famosa Balena Bianca, creata dallo scrittore americano Herman Melville (1819-1891).

Melville pubblicò il romanzo Moby Dick nel 1851, basandosi sulla sua personale esperienza di baleniere. Per inciso, un discendente dello scrittore è il musicista e cantante americano Richard Melville Hall che ha assunto il nome d’arte di Moby in onore della famosa Balena Bianca inventata dal prozio scrittore.

Moby Dick non è però una normale balena (anzi un capodoglio) che si nutre di acciughe e altri pesci. Nel procedere della trama si comprende come essa sia qualcosa di più misterioso ed oscuro. Il testo, non a caso, è pieno di riferimenti biblici e suggestioni shakespeariane.

Così i nomi dei protagonisti (l’inquieto marinaio Ismaele e il furente capitano Achab), riecheggiano quelli di due figure “maledette” della Bibbia. Moby Dick  rappresenta invece il Leviatano, il mostro marino simbolo della potenza del Creatore.

Nella canzone del Banco, invece, Moby Dick diventa una figura femminile sfuggente e misteriosa, una regina madre che fa impazzire gli uomini, il cui unico pericolo sembra quello d’innamorarsi, prima o poi.

In un’altra intervista Nocenzi ha però voluto precisato che, nonostante la forma leggera della canzone, Moby Dick rappresenta l’utopia; è l’emblema del sogno, quell’orizzonte che s’insegue e non si raggiunge mai. Ma chi rinuncia ai propri sogni non ha futuro.

Banco – Moby Dick

1 commento:

  1. È molto bello il messaggio di Nocenzi!
    E complimenti per l'ennesimo ottimo intervento! :)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.