martedì 31 gennaio 2012

Dediche velenose

Era il 1979 e sulle scene musicali italiane usciva l’album di un giovane cantautore di Domodossola. “Alberto Fortis” s’intitolava semplicemente, prendendo il nome dall’autore e interprete. Subito fece scalpore per i testi delle canzoni incluse. 
“E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti” sono infatti le prime parole della prima canzone, una sarcastica invettiva “contro Roma”. Come se non bastasse, la seconda canzone conteneva invece una dichiarazione d’amore incondizionato verso Milano, prendendo come bersaglio un certo Vincenzo, che il cantante prometteva di uccidere, in quanto “troppo stupido  per vivere”. Vincenzo era il nome dietro cui si celava, non troppo nascostamente, Vincenzo Micocci, all’epoca direttore generale della casa discografica IT, avente sede a Roma.  
Ce n’era abbastanza per suscitare furiose polemiche e una sorta di boicottaggio contro il giovane cantante del nord, da parte delle emittenti di stato aventi sede nella capitale. L’album fu invece apprezzato e sostenuto dalle radio libere. Queste erano state autorizzate ad operare con la storica sentenza della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 che aveva rotto il monopolio della RAI. Anche il fumettista e artista Andrea Pazienza prestò la propria opera (vedi disegno di apertura) per un colorato videoclip della canzone. Non era per altro la prima dedica velenosa della storia della musica. 
L’album “A night at the opera”, che nel 1975 consacrò i Queen come una delle maggiori band del pianeta, si apre con il brano "Death on Two Legs (Dedicated to...)" scritta da Freddie Mercury contro l’ex-manager, Norman Sheffield. In quel caso però il nome non era espresso e fu lo stesso Sheffield a tradirsi, intentando una causa ai Queen. 
Nel caso di Fortis occorre dire che le canzoni nacquero dalla forte delusione provata dal giovane cantante durante il periodo trascorso a Roma in cerca di fortuna. Incompreso nella capitale da Vincenzo Micocci, solo a Milano trovò l’attenzione necessaria da parte dei discografici. In ogni caso Fortis ha sempre voluto precisare che “A voi romani” non era rivolta contro gli abitanti di Roma, quanto piuttosto contro il Potere, che aveva nella capitale la sua sede e i suoi simboli. 
L’artista gradualmente modificò anche il testo dell’altra canzone, smussando gli aspetti più polemici, per giungere a cantare "Vincenzo io ti abbraccerò", in una trasmissione televisiva del 2010, andata in onda una settimana dopo la morte di Vincenzo Micocci. Una sorta di riconciliazione postuma, a trent’anni di distanza.
  Alberto Fortis - “Milano e Vincenzo”

lunedì 30 gennaio 2012

Mille di questi post


Mille. Un numero che fece paura all’umanità nei dintorni dell’anno Mille, per il supposto avvento dell’Apocalisse. Paure delle quali i moderni risero a lungo, finché non venne l’anno Duemila e cominciarono a diffondersi moderne leggende di catastrofi imminenti. Puntualmente mai avvenute. La prossima scadenza è il 21 dicembre del 2012 ma qualcuno ha già messo le mani avanti dicendo che non accadrà nulla.
C’è poi chi sostiene che il 2012 sia un anno di crisi e di svolta, ma credo basti leggere i giornali per rendersene conto, anche senza scomodare i Maya.

Ad ogni modo, tutto questo era per dirvi che quello che state leggendo è il post numero 1000 di questo blog, varato un po’ per caso e spirito d’avventura e sopravvissuto finora agli scogli nonostante (o forse grazie) alla navigazione a vista del pilota.


domenica 29 gennaio 2012

L’arte di dirigere l’ospitalità


Nel 1492 un capitano genovese al servizio della corona di Spagna stava dirigendo una piccola flotta di navi attraverso l’Oceano Atlantico. Il 12 ottobre, dopo quasi due mesi di navigazione senza vedere terra, avvistò una costa sconosciuta, cui diede il nome di San Salvador. Cristoforo Colombo credeva di aver fatto il giro del mondo e di trovarsi in Asia. In realtà era finito alle Bahamas e di fatto aveva scoperto le Americhe, ma finché campò non volle ammetterlo.
Narra la leggenda che durante quelle lunghe settimane in mare, a dirigere la cucina ci fosse un cuoco originario del Lago d’Orta, per la precisione di Armeno. Tutto il Cusio del resto è tradizionalmente terra di cuochi, camerieri, chef, direttori d’albergo e di quanti lavorano nel settore alberghiero, ma Armeno è considerata la capitale di quanti lavorano in questo settore.

Nella prima metà del Cinquecento Carlo V d'Asburgo si trovò sulla testa le corone di Re di Spagna, Re d'Italia, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. E poiché l’impero che dirigeva aveva colonie anche nelle Americhe e in Asia si vantava che su di esso il sole non tramontasse mai.
Carlo V, secondo un’altra leggenda, aveva però una debolezza. Era molto affezionato al suo cuoco che gli preparava delicati manicaretti adatti alla sua salute cagionevole. E poiché il suo cuoco era originario di Armeno, ogni volta che questi aveva nostalgia della patria e chiedeva di poter tornare a casa per un poco, lo faceva scortare da uomini fidati con il compito di ricondurglielo sano e salvo.

Armeno però non è patria di semplici cuochi. Molti armeniesi fecero carriera e si trovarono ai vertici di strutture alberghiere importanti, incontrando strada facendo i più famosi protagonisti della storia.
Come, ad esempio, Luigino Lucchini che ancora ragazzetto lavorava come cameriere e portava tutte le mattine il mazzo di rose baccarà che la direzione dell’albergo offriva a Wallis Simpson, la donna per cui Edoardo VII d’Inghilterra aveva lasciato il trono nel 1936.

Giorgio Marzi, allora direttore dell’Hotel Royal di Courmayeur, si trovò invece ad affrontare un curioso problema. L’ascensore che doveva portare Sandro Pertini nel suo appartamento era troppo piccolo per contenere anche la scorta. Il Presidente tolse tutti dall’imbarazzo con una battuta, dicendo che si sentiva più tranquillo se l’avesse scortato da solo il giovane direttore.
Oggi ad Armeno è ancora attiva e vitale un’associazione di Alberghieri che ha anche allestito un piccolo museo dove espone orgogliosamente tanti ricordi e memorie di una vita trascorsa all’insegna del detto che a tavola, chiunque sia, per il cuoco o il cameriere, è sempre il Re.

sabato 28 gennaio 2012

Il direttore della Bottega del mistero


Nella puntata di sabato 28 gennaio, sul tema DIRETTORE, parleremo di come si diventa direttori e del difficile rapporto che molti sottoposti hanno con essi.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

Per ascoltare Siamo in Onda:
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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 26 gennaio 2012

Il direttore di Siamo in Onda!



C’è chi dirige l’orchestra e chi un albergo, chi un museo e chi una casa discografica. Ognuno con il suo carattere. Talora incompetenti e spesso con un pessimo carattere. Ma senza di loro chi dirigerebbe la baracca? Un altro Direttore…


C’è però solo un programma che dirige magistralmente per voi il divertimento del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e curiosità che sabato 28 gennaio avrà come tema della serata proprio DIRETTORE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Potendo scegliere di diventare direttore, quale incarico sceglieresti e perché?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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martedì 24 gennaio 2012

Quando la musica incontra la tragedia

Il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, è il "Giorno della Memoria", per ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico). Nei lager nazisti furono rinchiusi milioni di ebrei e di appartenenti ad altre etnie, nell’ambito del folle progetto di “purificazione della razza” voluto da Hitler e dal regime nazista.
In quell’inferno in terra c’erano alcuni luoghi il cui nome suonava falsamente come un’oasi di pace in un deserto di morte. In realtà le “Joy Division” erano gironi d’infamia assoluta dove giovanissime donne ebree, spesso poco più che bambine, erano costrette a prostituirsi ai carcerieri nazisti.

Nel 1955 viene pubblicato "La casa delle bambole". L’autore, Yehiel De Nur, era uno scrittore israeliano di origine polacca che lo pubblicò con il nome Ka-Tzetnik 135.633, il numero tatuato sul suo braccio ad Auschwitz.
Questo libro, scandaloso per la crudezza dei contenuti, ispirò un gruppo punk inglese che nel 1978 decise di cambiare il proprio nome da “Warsaw” (omaggio alla canzone “Warszawa” di David Bowie) in “Joy Division”. La formazione definitiva, composta da Bernard Sumner (chitarra), Stephen Morris (batteria), Peter Hook (basso) e dal cantante e poeta Ian Curtis è considerata una delle più famose ed influenti rock band.

Le atmosfere gotiche e opprimenti delle loro canzoni, piene di messaggi di morte, riflettono la reale disperazione di Curtis, gravemente malato di epilessia. Il 18 maggio 1980, alla vigilia di un tour negli USA, Curtis s’impiccò. Non aveva ancora compiuto 24 anni.
Mentre i compagni di Curtis assumevano il nome “New Order”, le canzoni dei Joy Division influenzavano il ventunenne James O' Barr. Avendo perso la moglie in un incidente si era arruolato nei marines. Dopo aver letto la storia di due fidanzati uccisi a Detroit durante una rapina, realizzò un fumetto, intitolato “Il Corvo”, caratterizzato da atmosfere gotiche e pieno di riferimenti musicali, con vari capitoli intitolati proprio alle canzoni dei Joy Division.

“Il Corvo” fu pubblicato nel 1988 con notevole successo. Nel 1994 divenne un film dall’intensa colonna sonora in cui sono presenti tra gli altri i Cure e i Joy Division. Il protagonista, Eric Draven, è un cantante assassinato con la fidanzata. Un corvo lo richiama dalla tomba e gli fa da guida in una città dannata su cui sembra cadere una pioggia perenne. Finché giustizia sia fatta. Perché “non può piovere per sempre”, dice Eric in una scena famosa.
L’attore, Brandon Lee era il figlio del leggendario Bruce Lee, il maestro di arti marziali cinesi famoso per i film di kung fu, morto in circostanze misteriose nel 1973 a 33 anni. Durante le riprese de “Il Corvo” una delle armi utilizzate sul set venne caricata con pallottole vere. Brandon Lee, colpito da una di queste, morì il 31 marzo 1993 a 28 anni.

domenica 22 gennaio 2012

Ombre in movimento



Il 28 dicembre 1895 al Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi, i fratelli Louis e Auguste Lumière fecero la prima dimostrazione pubblica di una loro invenzione, un apparecchio chiamato “cinematografo” che consentiva di proiettare immagini in movimento davanti ad un pubblico numeroso.
Dopo oltre 500 cause contro varie imitazioni e, soprattutto, contro l’americano Thomas Edison, che nel 1889 aveva inventato una cinepresa ed una macchina da visione per un solo spettatore, il mercato venne comunque liberalizzato. Nel 1900 Charles Pathé acquistò dai fratelli Lumière i diritti di sfruttamento della loro invenzione diffondendo nel mondo il cinematografo.


Già nel 1896 i fratelli Lumière avevano effettuato le prime proiezioni pubbliche in Italia, diffondendo la passione per la nuova arte. Tra i primi ad essere conquistati c’era il torinese Roberto Omegna (foto), che nel 1901 lasciò il tranquillo posto da impiegato di banca per seguire il suo amore per il cinema.
Nel 1904 realizzò il primo documentario prodotto in Italia, specializzandosi in questo genere cinematografico. Nel 1906 con Arturo Ambrosio e Alfredo Gandolfi diede vita a Torino alla Ambrosio Film, una compagnia di produzione cinematografica attiva fino al 1926. E dopo la chiusura fu direttore della sezione scientifica dell’Istituto Luce realizzando oltre un centinaio di brevi documentari.


Nel 1911 Roberto Omegna realizzò un documentario dal titolo “La vita delle farfalle” su soggetto del poeta Guido Gozzano, che era suo cugino.
Il poeta, che per inciso apparteneva ad una famiglia originaria del Lago d’Orta, a sua volta era affascinato dall’arte cinematografica. E dalle belle attrici, aggiunge malignamente qualcuno.


Tra i primi documentari girati per conto della Ambrosio Film, una pellicola del 1907 ha come soggetto il Lago Maggiore. Distribuito anche in Francia con il titolo “Le Lac Majeur en che-min de fer” il film fu probabilmente girato dal treno sulla nuova linea ferroviaria Arona Baveno.
Nel 1908 fu girato “Lago Maggiore pittoresco”, da un altro pioniere della cinematografia italiana, il milanese Luca Comerio, che nel 1911 realizzò il primo reportage video dal fronte, durante la guerra di Libia.


Nel 1909 il regista Giovanni Vitrotti girò, per conto della Ambrosio Film, “Regate sul lago d'Orta” che documentava le regate svoltesi quell’anno sul lago e che contribuirono a farlo conoscere e apprezzare non solo in Italia.
Si tratta di pellicole in larga misura perdute in quanto troppo delicate per resistere al passare del tempo. Evanescenti come quelle ombre cinesi che furono le antenate del moderno cinema.

sabato 21 gennaio 2012

Ombre cinesi si allungano nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 21 gennaio, sul tema OMBRE CINESI, parleremo di come le ombre cinesi divennero una nuova arte e di come la musica possa intrecciarsi con la tragedia.
Inoltre, se non lo sapete, vi diciamo che gli inglesi chiamano le ombre cinesi “shadow play”...

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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giovedì 19 gennaio 2012

Ombre cinesi su Siamo in Onda



C’è un’ombra sul muro questa sera. È un’ombra cangiante che muta di forma, guidata da mani invisibili che la plasmano e le danno la consistenza di coniglietto, serpente, cane o gatto. Immagini esili e impalpabili, finché terrete la luce accesa. Ma quando questa, improvvisamente,  si spegnerà vi renderete conto di quanto possa essere spessa e profonda, l’Ombra…

C’è però solo un programma che prepara per voi ombre divertenti per rallegrare il vostro sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 21 gennaio avrà come tema della serata proprio OMBRE CINESI.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa diventa magico alla luce della fantasia?


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martedì 17 gennaio 2012

La balena bianca

Nel 1969 un talentuoso musicista diciassettenne che aveva già scritto vari brani  dell’album “Gabriella Ferri”, interpretato dalla cantante romana, ottenne un’audizione dalla casa discografica RCA. Poiché i discografici non erano interessati ad un musicista isolato, decise di mettere insieme una band e presentarsi con un progetto musicale.
In questo modo, secondo la leggenda, Vittorio Nocenzi fondò il Banco di Mutuo Soccorso, una delle grandi formazioni del rock progressivo italiano, assieme alla Premiata Forneria Marconi e alle Orme.

Una band ancora in attività, nonostante vari cambi di formazione che hanno visto alternarsi oltre una ventina di musicisti.

Una formazione che allestì la sala prove in una ex stalla dei Castelli Romani "con le mangiatoie piene di amplificatori, distorsori e strumenti musicali invece del fieno per le mucche" come disse Vittorio Nocenzi in un’intervista.

Nel 1983 esce “Banco”, un album di svolta, il cui brano più importante è dedicato alla famosa Balena Bianca, creata dallo scrittore americano Herman Melville (1819-1891).

Melville pubblicò il romanzo Moby Dick nel 1851, basandosi sulla sua personale esperienza di baleniere. Per inciso, un discendente dello scrittore è il musicista e cantante americano Richard Melville Hall che ha assunto il nome d’arte di Moby in onore della famosa Balena Bianca inventata dal prozio scrittore.

Moby Dick non è però una normale balena (anzi un capodoglio) che si nutre di acciughe e altri pesci. Nel procedere della trama si comprende come essa sia qualcosa di più misterioso ed oscuro. Il testo, non a caso, è pieno di riferimenti biblici e suggestioni shakespeariane.

Così i nomi dei protagonisti (l’inquieto marinaio Ismaele e il furente capitano Achab), riecheggiano quelli di due figure “maledette” della Bibbia. Moby Dick  rappresenta invece il Leviatano, il mostro marino simbolo della potenza del Creatore.

Nella canzone del Banco, invece, Moby Dick diventa una figura femminile sfuggente e misteriosa, una regina madre che fa impazzire gli uomini, il cui unico pericolo sembra quello d’innamorarsi, prima o poi.

In un’altra intervista Nocenzi ha però voluto precisato che, nonostante la forma leggera della canzone, Moby Dick rappresenta l’utopia; è l’emblema del sogno, quell’orizzonte che s’insegue e non si raggiunge mai. Ma chi rinuncia ai propri sogni non ha futuro.

Banco – Moby Dick

domenica 15 gennaio 2012

La balena di Orta e le acciughe erranti



Nella Sacristia della Basilica di San Giulio sta appeso un osso arrivato chissà come sull’isola. Secondo alcuni sarebbe stato rinvenuto nel “Bus de l’orchera” una piccola grotta sulla penisola di Orta.
Secondo il Cotta, che scriveva alla fine del Seicento esso veniva mostrato ai “creduli curiosi” e indicato come l’osso di uno dei draghi cacciati da San Giulio.

Uno studio pubblicato nel 2007 ha dimostrato invece che si tratta di una vertebra di un esemplare giovane di Balenottera comune del Mediterraneo.
E l’osso non risale ad epoche antiche. Apparteneva forse a qualche animale spiaggiato su una costa marina. Che venne macellato, come risulta dalle tracce lasciate sull’osso. Dopodiché, chissà in quale modo, la vertebra giunse sul lago d’Orta per essere spacciata come osso di drago ai “turisti” dell’epoca.

Sempre dal mare venivano però anche altre creature. In questo caso erano acciughe salate e conservate. Erano gli abitanti della Valle Maira, sul confine con la Francia, ad occuparsi della loro commercializzazione. Alla fine dell’estate, quando i lavori dei campi finivano scendevano in pianura per vendere le acciughe.
Percorrevano grandi distanze, vendendo le acciughe non solo in Piemonte, ma anche in Lombardia, spingendosi fino in Veneto ed Emilia. Uno di loro, di solito il capofamiglia, andava in Liguria a comprare la merce, spedendola poi a quello che sarebbe diventato il punto di partenza. Da qui gli altri componenti della famiglia partivano con le acciughe salate sui carretti.

Cosa spinse dei montanari abituati a vivere in quota a percorrere le pianure per vendere pesce di mare sotto sale? Si ritiene che l’origine di questa curiosa professione sia da ricercare in un’altra attività, più rischiosa.
Trovandosi nei pressi del confine erano dediti anche al contrabbando del sale, a quei tempi merce rara, costosa, e gravata da alti dazi e tasse. Così, per nasconderlo presero a coprirlo con strati di acciughe sotto sale. Rendendosi conto del business delle acciughe sotto sale decisero che era giunto il momento di riconvertire la propria attività. E divennero anciuè.

C’è da dire che nei nostri laghi si trova un pesce che è una sorta di cugino di acqua dolce dell’acciuga, l’agone, il cui nome scientifico è Alosa fallax lacustris.
A Castelletto Ticino sono stati trovati vasetti di ceramica del VII sec. a.C. usati per la preparazione del missoltino, un modo tipico dei laghi lombardi per conservare l’agone sotto sale. E sono stati trovati anche vasetti dall’età del ferro che contenevano quella che era in sostanza una sorta di pasta di acciughe salata, con tanto di nome “alausa” scritto in caratteri celtici.

sabato 14 gennaio 2012

Si ve(n)dono acciughe e balene nella Bottega del mistero


Nella puntata di sabato 14 gennaio, sul tema ACCIUGHE E BALENE, parleremo di come una balena sia finita ad Orta e delle acciughe vagabonde. Nella seconda parte parleremo di una famosa balena bianca e dei suoi collegamenti con la musica.

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giovedì 12 gennaio 2012

Acciughe e balene a Siamo in Onda!



Troppo grassa o troppo magra? Quante volte capita di sentirsi così? Possibile che non ci sia mai una giusta via di mezzo? Sono questi gli interrogativi che sorgono sovente davanti allo specchio. Quale consiglio possiamo darvi? Non rompetelo, ne ricavereste solo sette anni di disgrazie…


C’è però solo un programma che diverte grandi e piccoli: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 7 gennaio avrà come tema della serata proprio ACCIUGHE E BALENE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Dovendo scegliere: meglio magri come un chiodo oppure decisamente in carne?




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mercoledì 11 gennaio 2012

La cura



“Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.” È il testo di una delle canzoni più belle e misteriose di Franco Battiato.
Un testo dal significato volutamente aperto ed enigmatico che fa pensare ad una dichiarazione d’amore, ma potrebbe essere anche una sorta di preghiera al contrario, rivolta dal Creatore alla sua amata creatura.

Il cantautore siciliano si è accostato a queste tematiche al termine del suo periodo sperimentale negli anni settanta. In quel periodo Battiato era annoverato tra i cantanti dello space rock, un sottogenere del rock progressivo con testi e musiche (caratterizzati da suoni distorti di chitarra elettrica e di sintetizzatori), che richiamano atmosfere fantascientifiche e che ha tra i principali interpreti internazionali gruppi come i Pink Floyd.
L’album che segna la svolta artistica è “L'era del cinghiale bianco”, pubblicato nel 1979, che all’epoca non ebbe grande successo. Grazie al successo dei successivi album pop come “Patriots” del 1980 e soprattutto,“ La voce del padrone” del 1981, venne decisamente rivalutato.

Il brano centrale dell’album “L'era del cinghiale bianco” è “Il Re del Mondo”, riproposta nel 1985 nell’album “Mondi lontanissimi”. Si ispira al mito del regno sotterraneo di Agarthi e nel titolo cita esplicitamente un’opera del francese René Guénon, scrittore e studioso dell’esoterismo.
Battiato ci ha del resto abituato a testi di notevole profondità, pieni di riferimenti alle filosofie orientali, con particolare attenzione ai dervisci danzanti e alla corrente mistica islamica del sufismo, ma non mancano riferimenti ad altre dottrine misteriche ed esoteriche.

Benché Battiato resti uno dei cantautori italiani pop di maggiore successo, apprezzato anche all’estero, soprattutto in Europa e nei paesi ispanici, si è cimentato anche in progetti di musica colta. Con successo coltiva una  parallela passione per la pittura, avendo prodotto circa ottanta opere con lo pseudonimo di Süphan Barzani.
L’album “L’imboscata”  è il secondo  scritto in collaborazione con Manlio Sgalambro, che dal 1994 collabora a gran parte dei progetti di Battiato. Sgalambro è un filosofo autodidatta siciliano che considera un mistero il fatto che i propri libri abbiano avuto così tanto successo e siano stati tradotti in varie lingue.

domenica 8 gennaio 2012

Viaggio al centro della terra


Vi sono strane storie che raccontano di misteriosi cunicoli che s’inoltrerebbero nel sottosuolo collegando luoghi carichi di leggende.  Così, ad esempio si racconta di un prete che un giorno entrò nelle grotte di Sambughetto, nella Valle Strona, e vi vagò per giorni finché uscì in un punto molto più a valle.
Nelle grotte si riteneva vivessero misteriosi esseri femminili. Secondo la tradizione queste creature uscivano dalle grotte di notte e lanciavano una corda fino al campanile di Sambughetto. Sul filo si esibivano in acrobazie degne dei migliori equilibristi. E poiché nelle cavità si trovavano resti di animali di dimensioni e aspetto mai visto nacque l’idea che potesse trattarsi dei pasti delle streghe.


Invece a Cireggio, frazione di Omegna, esisteva un pozzo asciutto, in cui si poteva scendere grazie a robuste sbarre di ferro che fungevano da scala. Dal fondo del pozzo cominciava una galleria che conduceva a Casa Zanni, nel centro di Omegna, vicino al Carrobbio.
Si dice inoltre che un cunicolo unisse il castello di Vergano Sopra con quello di Borgomanero, mentre altri simili collegherebbero la Torre di Invorio al Castello di Massino Visconti e la basilica di S. Giuliano nel Castello di Gozzano alla torre di Buccione.
  
Alcuni sussurrano però che molti cunicoli si collegherebbero ad una rete di passaggi molto più antica, scavata prima che la nostra specie apparisse sul pianeta. Gallerie che porterebbero in luoghi segreti, difesi da trabocchetti e parole d’ordine stabilite all’alba del mondo, in lingue non umane. Luoghi nel ventre della terra in cui sarebbero custoditi tesori inimmaginabili e oggetti capaci di donare al possessore virtù, forza, ricchezza.
Esistono anche teorie più complesse e affascinanti. Secondo alcuni studiosi di teorie esoteriche, nascosto nel cuore dell’Asia si troverebbe l’accesso della mitica Agharti, “l’inaccessibile”, il regno sotterraneo in cui trovarono rifugio gli abitanti dell’Età dell’Oro, per sfuggire alla corruzione del Male.


In quel regno sotterraneo, costituito da cunicoli ramificati in tutto il mondo,  splende una luce perenne capace di far germogliare le messi, sfamando la popolazione di quel regno di eletti. Al centro di essa si trova la capitale, Shambhalla, la "Città di Smeraldo", nel cui palazzo reale prega incessantemente il Re del Mondo, che governa per una delle 14 ere dall’inizio dei tempi. La nostra sarebbe quella del Cinghiale Bianco.
Il Re del Mondo parla direttamente con Dio, ascoltandone il volere per rivelarlo agli uomini. I suoi misteriosi emissari, sfruttando passaggi segreti, sono in grado di recapitare direttamente ai potenti della Terra lettere il cui contenuto è sempre rimasto avvolto dal massimo segreto… 

sabato 7 gennaio 2012

Il pianeta segreto nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 7 gennaio, sul tema PIANETA, torneremo sui misteriosi cunicoli che collegano la superficie a misteriosi regni sotterranei, i cui sovrani compaiono anche nelle canzoni di un noto cantautore italiano…

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio,  nella prima parte, e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

mercoledì 4 gennaio 2012

I pianeti di Siamo in Onda



Negli ultimi anni le ricerche astronomiche hanno confermato quella che era considerata un’affascinante teoria, o un ipotesi buona per romanzi e film di fantascienza. Attorno alle innumerevoli stelle che esistono nell’universo ruotano pianeti aventi dimensioni e caratteristiche simili a quelli del sistema solare, assieme ad altri anche molto diversi. Alcuni, si presume, potrebbero avere le caratteristiche idonee per accogliere la vita.
Se volete andare a dare un’occhiata di persona dovete solo dotarvi di un’astronave capace di viaggiare alla velocità della luce e armarvi di tanta pazienza, dal momento che la maggior parte di questi mondi dista da noi decine se non centinaia di anni luce.


C’è però solo un programma che vi offre svariati mondi di divertimento radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 7 gennaio avrà come tema della serata proprio PIANETA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa rappresenta per te un altro pianeta?



Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia   
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- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    
   
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.