domenica 8 maggio 2011

I capelli nel mito e nella leggenda


Il filosofo tedesco Nietzsche considerava i capelli "come una leggera trama cui agganciare i propri pensieri spirituali, quasi fossero un filtro di separazione del materiale e dell'istintivo da quello che è spirito e anima". Simbolo potente per gli uomini e per le donne, elemento di fascino e di potere, i capelli compaiono in molti miti e leggende.
Gli antichi Egizi descrivevano l'idea della seduzione come una donna dai bellissimi capelli che ha preparato una trappola per uccelli. I Greci credevano che uno dei compiti di Persefone, regina del regno dei morti, fosse quello di strappare il capello che legava ciascun uomo alla vita.

Ogni cultura ha poi le sue idee in fatto di acconciature. Alcuni popoli dedicano moltissimo tempo ad esse e non sempre sono le donne le più vanitose…

Presso alcuni popoli africani le acconciature sono così elaborate che gli uomini dormono poggiando il capo su appositi reggitesta, per evitare che nel sonno possa rovinarsi. Proprio per la grande valenza simbolica, in molte culture rasare i capelli era un disonore riservato ai nemici sconfitti. Per contro i guerrieri di certe tribù indiane si radevano il capo per non offrire al nemico la possibilità di collezionare i loro scalpi.

Anche nel mondo religioso i capelli rivestono un ruolo importante.

Gli antichi sciamani o ancora oggi molti yogi non si tagliano i capelli come voto alla divinità. Al contrario i druidi celtici o i monaci cristiani si radevano parte della testa per sottolineare la loro condizione di votati.

Nella Bibbia, inoltre, si parla di un uomo dalla forza sovrumana, di nome Sansone, eroe del suo popolo nell’eterna lotta contro i popoli nemici. Le radici di questo potere stavano proprio nei suoi capelli.

Dio promette alla madre di Sansone che avrà un figlio potente e le dice: "il rasoio non passerà mai sopra la sua testa perché sarà consacrato a Dio". Quando però la bellissima Dalida, che i nemici avevano corrotto, riesce a scoprire questo segreto, per l’eroe si avvicina l’ora della fine. Sansone viene rasato di notte, mentre dorme sul grembo di Dalida e quindi incatenato e accecato. Quando però i capelli cominciano a ricrescere, Sansone riesce a mettere le mani sulle colonne portanti della casa e fa crollare l’edificio, morendo con tutti i suoi nemici.

Nelle nostre zone, invece, e in tutto l’arco alpino, c’è invece una curiosa leggenda, che riguarda un uomo dai lunghi capelli che vive nei boschi.

È una creatura schiva e timida, che trova rifugio in grotte e cavità naturali. Viene chiamato “uomo selvatico” e compare in moltissime storie. Normalmente non è cattivo. Piuttosto è scontroso, ma nel confronto con gli uomini di solito ha la peggio. Esiste anche una variante femminile, la donna selvatica. Per invidia può rubare i bambini alle mamme lasciando in cambio il proprio orribile e pelosissimo figlio. In questi casi, l’unico rimedio per farsi riconsegnare il figlio sarebbe quello di far piangere disperatamente il piccolo mostro. Il cuore di una madre, per quanto selvatica, non resiste a questo richiamo.

Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

3 commenti:

  1. Scovi sempre argomenti che si aprono a moltissime sorprese .
    Ti basta anche un solo capello ....

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  2. Ciao Alfa!

    E scusa la lunga assenza!

    Ti ho fornito qualche (debole) spiegazione in risposta al tuo commento.

    I capelli? Me li taglio da solo durante l'inverno (con qualche aiutino per nuca e dintorni). L'estate però ho il mio parrucchiere di fiducia a Grenada a cui faccio regolare visita una volta l'anno per taglio semitattico simil-rapato.

    Lui conta i giorni del mio arrivo, sennò avrebbe già chiuso (o no?) ;-)

    L'uomo selvatico mi è simpatico (come molti perdenti), la donna un po' meno con la sua strana abitudine di scambiare i propri figli...

    Un caro saluto!

    :) :) :)

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  3. Ciao Alfa, lo sai che a Elva, in Valle Maira esiste il Museo dei capelli, più precisamente il Museo dei Pels, detto alla occitana. Gli elvesi molti anni fa, finiti i lavori della campagna, partivano alla volta della Lombardia, del Veneto e ancora più lontano, a cercare donne, ragazze e signorine disposte a farsi tagliare le lunghe chiome per qualche soldo. Dopo aver fatto il loro raccolto tornavano a casa dove le donne lavavano tutti i capelli e li dividevano per lunghezza e colore, poi li pettinavano in trecce e li mettevano ad asciugare, pronti per essere venduti ai grossisti delle grandi città europee che li rivendevano nelle loro prestigiose botteghe. Pensa che tra di loro, i raccoglitori di capelli, usavano un linguaggio fatto di parole inventate per non farsi capire dagli altri.

    ciao ciao

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.