martedì 10 maggio 2011

I capelloni della musica



Negli anni Sessanta del Novecento si affermò quello che per molto tempo parve un binomio indissolubile. Chi faceva musica appartenente ai generi nuovi, come il rock, non poteva non avere i capelli lunghi. E i giovani che suonavano o seguivano questi generi musicali erano soprannominati dai benpensanti in modo ironico e dispregiativo “capelloni”.
Quella dei capelli lunghi in alcuni paesi divenne una vera ossessione, come in Italia. Probabilmente perché veniva infranto un tabù italico, quello di apparire effeminati portando i capelli lunghi. Così, mentre la TV di Stato dedicava lunghi servizi ironici ai “capelloni”, le band rispondevano con numerose canzoni “di protesta” in cui rivendicavano il diritto al capello lungo.
Invece il famoso episodio di Sansone ha generato un’altra moda, o forse dovremmo dire un altro modo di intendere il capello lungo.

Esiste un antico testo etiope del IV secolo d.C. (in Etiopia Cristianesimo ed ebraismo si diffusero precocemente) chiamato “Kebra Nagast” (“La Gloria dei Re”). In esso si parla dell’incontro tra il biblico re Salomone e la mitica Regina di Saba. Una parte è dedicata anche alla nascita di Sansone e al dono della forza collegata ai capelli. Questo libro ha ispirato un movimento, che è insieme religioso e politico, sviluppatosi in Giamaica negli anni trenta del Novecento. I seguaci del rastafarianesimo, conosciuti in tutto il mondo dagli anni Ottanta come “rasta” grazie a Bob Marley e alla musica reggae, tra gli altri impegni alla purezza talora si astengono anche dal taglio dei capelli e dal pettine, generando la tipica pettinatura a trecce, i cosiddetti dreadlocks.
Anche negli USA, comunque, la “guerra dei capelli” raggiunse momenti di grande tensione, con ragazzi cacciati dalle scuole per via della lunghezza della chioma, mentre subivano violenti attacchi da una parte dei media conservatori.

I capelli lunghi divennero uno dei simboli del movimento hippie che si sviluppò in quegli anni diffondendo idee dirompenti e oltraggiose per una larga parte della società americana: pacifismo fino alla renitenza alla leva, rifiuto del principio di autorità, libertà sessuale, uso di droghe e rock psichedelico.
Fu in quegli anni che due attori americani, James Rado e Gerome Ragni, rimasero folgorati da un quadro intitolato “Hair” visto in una mostra al Whitney Museum. Il quadro, che consisteva in un pettine e poche ciocche di capelli su una tela vuota, li ispirò per il titolo del musical rock che stavano scrivendo.

Hair racconta la storia di un gruppo politicamente attivo di "capelloni" (chiamato “the tribe”) che si definiscono "hippies dell'età dell'Aquario", si rifiutano di partire per la  guerra del Vietnam e conducono in una sorta di comune una vita da artisti. L’ispirazione veniva anche dalla conoscenza di un vero gruppo di hippie dell’East Village. La vicenda ruota intorno al tentativo di trovare un equilibrio tra l’armonia interna alla comunità e la rivolta pacifica contro la guerra e i valori della società conservatrice.
Nel musical viene più volte invocato l’avvento di una nuova era, quella dell’Aquario.
L’idea è che il segno astrologico dell’Aquario possa influenzare una nuova epoca caratterizzata da solidarietà, democrazia, fratellanza, ecologismo, apertura a nuove idee e sviluppo di nuove tecnologie, mentre si assisterebbe al fallimento dei vecchi schemi sociali o religiosi basate sulla limitazione della libertà di scelta. Per questo molti ritengono imminente l’avvento della nuova “era dell'Aquario”...

Dal musical “Hair”, "Aquarius

2 commenti:

  1. non c'è argomento che sfugga .... sai sempre sviscerare interessando su qualsiasi tema. miaooooooo
    chissà cosa potresti tirar fuori sulla coda dei gatti miaooooooo

    RispondiElimina

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.