mercoledì 3 dicembre 2014

Pitagorici cusiani




Transitavo tranquillo pensando ai fatti miei, quando all’improvviso mi si parò dinnanzi una struttura che non poté non attirare la mia attenzione, non tanto per le dimensioni, peraltro notevoli, quanto per la forma. Come potete vedere chiaramente dalla foto, presso la rotonda di Orta sono apparse due stelle, poste parallelamente e orientate rispettivamente verso sud e verso nord.


“Cosa c’è di strano?” domanderà forse qualche lettore “il Natale si avvicina, per non parlare dell’arte contemporanea un po’ eccentrica che sovente abbellisce le rotonde…”

Arte contemporanea, certo… il Natale, può essere… però mi permetto di far osservare che mancano le luminarie e, a parte questo, vi invito ad osservare attentamente la figura. Al centro della “stella” compare inequivocabilmente un pentagono rovesciato.

Pertanto quella che abbiamo di fronte non è una stella natalizia, ma un Pentalfa. Ma, a parte la simpatia istintiva che Alfa può provare per un tale nome, di cosa stiamo parlando? 

Per prima cosa v’invito a dimenticare tutto ciò che vi hanno detto sui diavoli e sulle streghe (anche se, per pura coincidenza, i miei informatori mi dicono che l’incrocio dove ora sorge la rotonda era un tempo luogo d’incontro delle streghe di Orta, ma questa è un’altra storia…).

Dobbiamo andare molto indietro, sei secoli prima del primo e più famoso Natale che festeggeremo prossimamente. Qualcuno fa risalire l’origine del Pentalfa agli Egizi, dove compare nel geroglifico che indicava la stella Sirio, la più importante perché era sulla sua levata che si basava il calendario egizio. In ogni caso è indubbio che la grande affermazione del simbolo sia legata alla figura di un filosofo che dovrebbe certamente comparire nella top ten delle persone più influenti della storia, qualora qualcuno avesse voglia di scriverla. 

Sto parlando, naturalmente, di Pitagora. Figura insieme storica e leggendaria è impossibile proporne qui più di qualche cenno.

Normalmente lo si studia a scuola per il teorema che porta il suo nome. Geometria, roba noiosa, dirà qualcuno. Quello che non si dice di Pitagora a scuola, perché lo si è dimenticato, o lo si è voluto dimenticare, è tutto il resto.

Pitagora “praticò la ricerca più di tutti gli altri uomini”, viaggiò e visitò terre lontane, giungendo fino in India per studiare la filosofia orientale; fu il primo in Occidente a praticare e propugnare il vegetarianismo, a credere che anche gli animali avessero un’anima e nella reincarnazione; inventò la scala musicale; elaborò (lui o la sua scuola) una teoria eliocentrica che faceva della Terra un pianeta come gli altri circa duemila anni prima di Keplero, che peraltro al pensiero pitagorico s’ispirò esplicitamente.

Non lasciò libri scritti, ma fondò a Crotone una scuola iniziatica da cui si generò un movimento che era insieme matematico, filosofico, religioso, politico, artistico, misterico ed esoterico. Un pensiero forte, in larga misura trasmesso solo agli iniziati, che influenzò potentemente filosofi come Platone (nota per quelli che "la filosofia che roba noiosa!": Platone è il primo che parlò di Atlantide), per fare un solo esempio, a cui la cultura occidentale deve tantissimo. 

Ebbene il simbolo di questo movimento, che studiava la magia dei numeri e la traduceva in azione, era proprio il Pentalfa. Pitagora lo chiamò così perché può essere descritto come 5 alfa (A) intersecate tra loro. Egli comprese che questa figura, che può essere disegnata dentro un pentagono regolare e a sua volta contenere un numero infinito di pentagoni e Pentalfa più piccoli, si basa su un rapporto matematico noto come “sezione aurea”. 

Si tratta di un “rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due”. Il valore di questo rapporto è approssimativamente 1,6180 (ma la sequenza dei numeri decimali continua all'infinito e ricorre misteriosamente in molti aspetti della natura. Inoltre è il "rapporto della bellezza", in quanto ai nostri occhi un’opera architettonica (ma anche un volto) che rispetti la “divina proporzione” appare irresistibilmente bello. 

Il Pentalfa, usato come simbolo di riconoscimento tra gli adepti della setta, indicava anche i cinque elementi fondamentali: Aria, Terra, Fuoco, Acqua e l’Idea. Il simbolo, proprio per i profondi significati che poteva esprimere, in seguito fu ripreso e utilizzato da molte altre correnti di pensiero filosofico, magico e iniziatico come, per citare la più famosa, la Massoneria (anche in questo caso si tratta di coincidenze, evidentemente).

Ora il Pentalfa è apparso a Orta. Perché e a quale scopo? Col vostro aiuto forse verremo a capo anche di questo mistero...


Aggiornamento del 10 dicembre.
Il Pentalfa è stato "rivestito". Un buon modo per augurarvi buone feste, non credete?



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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.