martedì 18 giugno 2013

L'Alpe delle Streghe


I lettori più fedeli di questo blog si ricorderanno certamente di questo post pubblicato quasi due anni fa. Molte cose sono accadute da allora, ma questa è un’altra storia. Quello che importa ora è che la storia dell’alpe delle streghe ha un seguito. 

All’epoca fu l’amica Wally a raccontare all’Errante di questo alpeggio dalla fama sinistra e dal nome inquietante di Alpe delle Streghe, nonché della leggenda che avvolgeva quel luogo e la vecchia che l’abitava. Una spaventosa megera, capace di mutare forma e assumere quella di animali dal pelo nero come la notte, che ingaggiò un terribile duello di magia col parroco, venendo infine sconfitta. Di lei più nulla si seppe e l’alpe cadde in rovina.
Ora un’altra amica è tornata sul posto e ha raccontato a me (che nel frattempo sono tornato, ma anche questa è un’altra storia) ciò che ha scoperto. L’amica, che chiameremo Paesesommerso (il cui blog vi consiglio), e già in passato ci ha dato ottime dritte, mi ha scritto queste parole.

«Ho parlato con una signora che, quando era molto piccola andava all’alpeggio del bisnonno in compagnia delle mucche e della nonna. Quando passavano vicino all’Alpe delle Streghe la nonna la stringeva forte a sé e le diceva di non aver paura qualsiasi cosa fosse successa. Lei però non ricorda che sia mai capitato qualcosa anche perché passavano molto velocemente, quasi di corsa. Sostiene inoltre di aver sempre sentito dire che in quella casa c'era la "fisica" o si faceva "la fisica". Mi ha detto inoltre che i bambini che tentavano di bere il latte che vi si produceva non ci riuscivano perché quando prendevano in mano la scodella la trovavano piena di aghi. 
Incuriosita sono andata a vedere di persona le rovine dell’alpe. Mentre ero lì c'era uno strano silenzio poi, all'improvviso si è sentito un verso d'uccello che non avevo mai sentito prima, ma chi era con me sostiene di non aver sentito nulla.
Ho scattato anche una foto. Sul momento non ho notato nulla. Solo arrivata a casa ho visto quel gatto nero…»

A questo punto è necessario andare ad esaminare meglio l’immagine di apertura. Qui si vede bene il gatto nero. 


Ma è un gatto reale? O un’illusione? Guardiamo meglio.


Non è un vero gatto. Si tratta di uno squarcio nel tetto dalla strana forma, con i riflessi di quella che ha l’aria di essere una foglia a creare l’effetto molto inquietante di due occhi luminosi che ci ossevano dall’interno di un gatto di tenebra, entro cui si vede una strana croce con due segni incrociati.


Pubblico un dettaglio alla massima risoluzione disponibile del Gatto di Tenebra. Se ne avete il coraggio, potete provare a scrutare le sue misteriose profondità…



6 commenti:

  1. Beh, dopo le bastonate la vecchia deve aver deciso di manifestarsi in modi meno "fisici"! :D
    O il misterioso uccello: che il suo verso fosse la gracchiante voce della vecchia che ora si sente più al sicuro appollaiata dugli alberi?
    Chissà...

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  2. Wow il gatto di tenebra .... come non guardare nel suo buio profondo ...... miao

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    1. Impossibile non guardarlo. Il problema è quando ti rendi conto che è la tenebra a guardare te...

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  3. E' un gatto che ha assunto le sembianze di una crepa nella tegola per ingannare il fotografo!
    PS. sai Alfa, ho scritto un racconto intitolato "Il gatto rosso della strega" che a breve sarà pubblicato in un'antologia. Sono proprio contenta!

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    1. Ottima ipotesi!

      Complimenti, quale antologia?

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.