domenica 27 gennaio 2013

Il drago di metallo sull'isola del santo


Sull’Isola di San Giulio si trova un enigmatico oggetto metallico dalla forma di drago. Cosa ci fa un drago all’interno di uno dei luoghi più sacri e antichi della Chiesa novarese? Di cosa si tratta? Quali oscuri misteri nasconde?

Poiché a noi piacciono i misteri, ma soprattutto capire qual è la storia vera che si cela dietro essi, siamo andati a sentire il parere di un’autentica esperta, Fiorella Mattioli, che ne ha parlato alcuni anni fa un convegno dal titolo “Da San Giulio a San Giorgio. Draghi e Basilischi dalle Alpi alla Cina” 

Il ricordo di Satana che poi alla fine la Chiesa deve ridurre all’impotenza – perché l’Apocalisse stessa ci dice che alla fine dei tempi la donna vestita di sole lo schiaccerà definitivamente (ecco tra l’altro il ruolo della Madonna come grande sauroctona, insieme alle sante Marta, Cristina di Bolsena, Margherita d’Antiochia, ma quante altre donne scacciatrici di draghi!) – prende forma in un attrezzo liturgico usato durante le rogazioni, cioè l’antichissimo rito, che vede le sue origini nel V secolo nella diocesi di Vienne in Francia, atto a invocare Dio, la Vergine e i Santi con formule propiziatorie e richieste di liberazione da ogni tipo di male, affinché proteggano il territorio e le campagne e qui con scopi soprattutto propiziatori per la fertilità, ma anche di liberazione.
Chiamato anche “uccellaccio”, il drago delle rogazioni, che si può trovare anche all’isola di San Giulio, aveva una specifica funzione all’interno dell’apparato liturgico, che comunque sempre è un grande apparato scenico. 
Il drago veniva utilizzato appunto nelle rogazioni, cerimonie propiziatorie della natura che venivano fatte proprio in primavera, nel periodo tra san Giorgio e san Marco, in cui si richiedeva l’intervento di tutte le potenze perché ci fossero buoni raccolti, piogge opportune e si impetrava affinché “a peste, bello, malo, libera nos Domino” (“dalla peste, dalla guerra e dal male liberaci o Signore”, ndr). 
Questi riti svolti in forma processionale duravano tre giorni ed erano sempre accompagnati dal drago processionale, che veniva collocato in tre punti diversi della processione e in tre situazioni diverse.
Il primo giorno se ne andava baldanzoso, a capo della processione, con la famosa coda dritta e la bocca piena di fiori (a Parigi addirittura venivano buttati dolci e fiori nella bocca di questo drago che era in vimini, mentre i nostri sono di metallo). 
Il secondo giorno era collocato a metà della processione, ed aveva un aspetto meno fiero, procedendo con la coda allineata al corpo, adorno di pochi fiori L’ultimo giorno, quello del trionfo di Cristo sulle forze del male, il drago chiudeva il corteo, con la coda a penzoloni, l’aspetto mogio e la bocca aperta priva di fiori.

Se volete leggere tutto l’articolo e gli altri interventi di quel convegno potete trovarli qui

La foto è di Daniele Maria Valle che l’ha voluta condividere con noi su Facebook 



8 commenti:

  1. Molto istruttivo l'approfondimento sul drago, ero a conoscenza di quello descritto nell'Apocalisse di san Giovanni ap. e quello di s.Giorgio, ma non altro.

    Ciao, buona serata!

    P.S. Complimenti all'autore dello scatto!

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    1. Anche il "nostro" San Giulio fu un grande avversario dei draghi! ;)

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  2. Queste cerimonie propiziatorie della natura sono di derivazione pagana, vero?
    Affascinate viaggio nel passato, e altrettanto affascinante l'immagine del drago. Quanti misteri dalle tue parti!!

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    1. In questo caso non credo si possa parlare propriamente di cerimonie pagane cristianizzate, quanto piuttosto di quell'insieme di tradizioni, processioni e cerimonie che nel medioevo e nei secoli seguenti vennero messe a punto per venire incontro alle esigenze di "magico" fortemente radicate nelle popolazioni di campagna. Avere un buon raccolto era una questione fondamentale per i contadini ed era perciò necessario rassicurarle. Quanto poi questo abbia a che fare col messaggio evangelico... beh, qui il discorso si farebbe lungo.

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  3. Grazie per la spiega! Sì, in effetti il tutto penso sia da ricollegarsi alle esigenze di magico, come le chiami tu. Esigenze che anche in quest'epoca sembrano non mancare!

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    1. In effetti anche oggi non mancano...

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  4. Interessantissimo, come sempre del resto!

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  5. ... un po' di magia è necessaria ..... miaoooùùùùù

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.