giovedì 21 maggio 2009

Disfida 5 – Magici incontri ai confini del sogno

Due racconti scritti per Siamo in Onda, in cui la magia del popolo fatato è protagonista.


La grotta del sogno

La prima pillola di mistero, che parte dal tema "sogno", è ispirata alla famosa leggenda della grotta delle fate, che si aprirebbe ogni cento anni ai piedi della rocca si Angera (VA). Una storia ispirata a questa credenza è stata pubblicata in “Storie e leggende tra due laghi”. Ho voluto trarne anch'io una storia per omaggiare il lavoro di ricerca fatto da chi prima di me si è occupato di leggende e misteri.



Aprì gli occhi all’improvviso. Pensò con sollievo che era stato solo un sogno, ma quando si mise a sedere comprese il suo errore. Ai piedi del letto c’era la borsa. L’aprì con timore: come sapeva era piena di monete d’oro. Si prese la testa tra le mani e pianse, vedendo che non aveva sognato…
Girovagando per i boschi si era trovato, senza sapere bene come, ai piedi della rocca. Aveva trovato un posto delizioso all’ombra, così si era sdraiato per schiacciare un pisolino. Si era appena addormentato quando era stato svegliato da una voce suadente.
«Vieni, entra nella caverna.»
Alzatosi, aveva visto davanti a sé, dove prima c’era solida roccia, una grande apertura. Incuriosito, si era diretto verso la luce che vedeva dinnanzi a sé. Era giunto infine in una sala sotterranea, al centro della quale si trovavano un campanaccio di ferro, una borsa piena di monete d’oro e un letto su cui giaceva una donna addormentata.
«Puoi prendere una sola cosa» disse la voce. «Il campanaccio farà moltiplicare il tuo gregge, la borsa contiene un tesoro inestimabile e sul letto giace la donna più bella del mondo. Questa scelta è data solo ogni cento anni ad un mortale. Scegli con giudizio, se puoi.»
Aveva riflettuto, guardando ora l’uno ora l’altro dei regali che gli venivano offerti. Aveva scartato subito il campanaccio, perché non era un contadino. Aveva guardato a lungo la donna, che dormiva coperta da un lenzuolo, con gli occhi chiusi su un sogno che a lui non era dato vedere. Era stato incerto a lungo, ma alla fine aveva scelto, prendendo la borsa. Con quella ne avrebbe avute mille di donne!
In quel preciso istante il campanaccio aveva suonato e la donna aveva aperto gli occhi. Li aveva visti passare in un istante dalla sorpresa alla speranza e dal desiderio alla delusione. L’ultima impressione rimastagli di quegli occhi bellissimi era il silenzioso rimprovero per aver rinunciato al grande amore della sua vita.



La voce è quella di Marco l'Equi Librista



Le Creature del Piccolo Popolo

Partendo dal tema “Fortuna/sfortuna” questa Pillola di Mistero ci porta ad incontrare delle creature fatate, che secondo le leggende popolano il nostro territorio sfuggendo per lo più il contatto con gli esseri umani. Incontrarli può essere una gran fortuna, se ci rivelano i loro segreti, ma anche un’enorme sfortuna, perché sanno essere dispettosi e crudeli.


Occorre molta fortuna per vederli, ma può essere una maledetta sfortuna incontrarli.
Non hanno ombra, non lasciano tracce sul terreno, possono svanire come fumo o diventare invisibili. Sono permalosi, golosi, dispettosi, ma possono essere anche crudeli e malefici.
Talora li si può vedere sotto forma di fiammelle che danzano nell’aria scura della notte o alla luce del crepuscolo; o anche come vortici di vento che attraversano i campi, mulinando foglie ed erba secca.
Sono i Folletti!
Sono detti anche Creature del Piccolo Popolo e sono divisi in oltre un centinaio di stirpi, con caratteristiche e zone di azione molto differenti.
Ci sono folletti sostanzialmente buoni che possono aiutare nelle faccende domestiche. Altri sono dispettosi e fanno sparire gli oggetti nelle case (con una predilezione per la calza sinistra). Altri sono cattivi e di notte siedono sul petto dei dormienti per provocare incubi angosciosi. Alcuni sono così malvagi che ben pochi di coloro che li hanno incontrati hanno avuto la fortuna di poterlo raccontare.
Farseli amici, in certi casi, è davvero una fortuna. Molti di essi nascondono immensi tesori e possono farli trovare ai loro amici umani.
Non dite, però, che i folletti non esistono. Ogni volta che un umano pronuncia queste parole, infatti, un folletto muore…



La voce è quella di Marco l'Equi Librista

mercoledì 20 maggio 2009

Disfida 4 – Inquietanti incontri

Due Pillole di Mistero scritte per Siamo in Onda che trattano di incontri misteriosi nella notte, raccontati da due amici di Alfa, il Filosofo e l’Intortatore. Al primo capitano sovente incontri con entità misteriose e nel racconto ci narra che questa peculiarità risale ai suoi antenati. L’Intortatore è, invece, il tipico play boy di provincia, assolutamente convinto di essere irresistibile. Le sue storie, raccontate agli amici durante gli aperitivi, hanno però di solito un finale decisamente diverso da quello che il seduttore aveva previsto.



La scelta

Il racconto è ispirato ad una storia ascoltata da un’anziana donna e affronta il tema del “Destino”. L’ambientazione è nel bosco, teatro usuale per le leggende e i racconti misteriosi. Ci sono infatti luoghi, nelle paludi e nei boschi, che è bene attraversare con gli occhi ben aperti. Il finale è, volutamente, aperto. Ci sono scelte che sta a noi compiere, per quanto ignota sia la sorte che ci riservano. E se non sappiamo cosa riserverà il destino, possiamo decidere come affrontarlo.


È il mio amico Filosofo a raccontarmi questa storia.
“Alla metà dell’Ottocento un uomo aveva un alpeggio sul Mottarone. Poiché le bestie erano sorvegliate da un alpigiano, egli preferiva risiedere a Gozzano, salendo all’alpe ogni due giorni. Partiva la mattina presto, ben sapendo che il cavallo ormai conosceva la strada. In questo modo poteva ancora schiacciare un pisolino durante il tragitto.
Anche quella mattina sellò l’animale sbadigliando e partì, addormentandosi poco dopo, come suo solito. Fu svegliato all’improvviso da un nitrito del cavallo. Si trovava nel mezzo di un bosco, in corrispondenza di un incrocio. Stranamente non ricordava di essere mai stato in quel posto prima e anche il cavallo dava segni di nervosismo.
«Sta a te scegliere!»
La voce fece impennare l’animale e rizzare i capelli all’uomo, che si aggrappò alle redini, stringendo le gambe per riprendere il controllo. Da dietro un albero comparve una sagoma scura, che indossava un cappello a cilindro e un vestito nero.
«Cosa scegli?» domandò di nuovo la figura. «Puoi svoltare a destra, proseguire diritto o svoltare a sinistra, ma non puoi più tornare indietro.»
L’uomo guardò allarmato dietro le spalle e vide che il sentiero stava svanendo, inghiottito da una nebbia così scura e minacciosa da fargli accapponare la pelle.
«Sta a te scegliere» ripeté per l’ultima volta l’essere. «Sappi che una strada, non ti è lecito sapere quale, ti consentirà di raggiungere la tua meta; un’altra ti farà trovare un tesoro favoloso; ma guai a te se sceglierai la terza!»
«Cosa mi accadrebbe?» domandò allarmato l’uomo, che era il mio trisavolo.
«Se la prenderai» gridò la figura prima di svanire «sarete maledetti tu e i tuoi discendenti per sette generazioni!»
L’uomo non poteva sapere quale fosse la direzione giusta, ma una cosa sapeva con certezza: se non la meta, poteva decidere il modo. Spronò il cavallo e scelse la sua via, a tutta velocità.




La voce è quella di Marco l’Equi Librista



La pupa e il motore

Il tema è “donne e motori”. La storia è la classica leggenda metropolitana dell’autostoppista fantasma. In questo caso però l’ambientazione è cusiana. Sulla strada che da Arona conduce al lago d’Orta esiste una palude, la famigerata palude di Invorio. E poco distante c’è un piccolo cimitero, ai piedi dell’antica chiesetta di San martino d’Ingravo. Qui, in tempi antichi sorgeva un paese, Ingravo, scomparso misteriosamente nel nulla.


Stavo salendo sulla mia nuova Porsche, fuori dal solito bar di Arona, quando la vidi. Una pupa di quelle che ti lasciano a bocca aperta. Carrozzeria da urlo, accessoriata al punto giusto, sguardo smarrito.
«Puoi darmi un passaggio?» mi chiede «Dovrei tornare a casa…»
«Ti porto anche in Paradiso, se vuoi!» le rispondo.
La faccio salire, aprendole la portiera. Un po’ di cavalleria non guasta per creare la giusta atmosfera. Le chiedo dove abita.
«A Bolzano» mi risponde con un filo di voce.
Sfodero uno dei miei sorrisi scioglicuore, ingrano la marcia e parto sgommando.
Mentre i fari squarciano le tenebre davanti a noi, inizio ad accordare le distanze tra di noi. Il motore è la musica che fa da sottofondo al canto delle mie parole, che la carezzano gentilmente, tessendo attorno all’uccellino una rete da cui non potrà fuggire. La vedo giocherellare con una ciocca di capelli, segno inequivocabile che le mie parole stanno centrando il bersaglio.
Stiamo uscendo da Invorio quando parla nuovamente.
«Voi uomini avete parole dolci, ma i vostri gesti, poi, ci feriscono…»
Rimango un po’ sorpreso da quelle parole, ma non mi scoraggio. Se fosse mia abitudine fermarmi alle prime difficoltà non avrei il carniere pieno di prede.
Mentre infilo le curve lungo la palude assesto i colpi definitivi, dicendo quelle parole a cui nessuna donna potrà mai resistere. Quando imbocco la salita, dopo il ponte sull’Agogna, sono certo di averla in pugno.
«Fermati qui» mi dice, infatti, poco dopo l’ultima curva.
«Davanti al cimitero?» domando ironico.
«Sono arrivata. Non vuoi scendere da me?»
In quel momento sento un brivido gelato. Mi volto verso di lei, ma non vedo nessuno.
Il giorno successivo ho dovuto far cambiare il sedile della macchina…





La voce è sempre quella di Marco l’Equi Librista

martedì 19 maggio 2009

Disfida 3 – Luoghi inquietanti

Oggi confrontiamo due Pillole di Mistero che hanno a che fare con due luoghi molto diversi: la Rocca che si erge superba sulla rupe di Angera e un antico mulino di cui oggi non restano che rovine.


Bambole

Una Pillola di Mistero che si muove sul tema “bambole” ripercorrendo la storia di queste creature dalle sembianze umane, talora molto inquietanti. La presenza di un “Museo della bambola” nella rocca di Angera rappresenta il collegamento con il nostro territorio. Una presenza discreta, ma non per questo meno, sottilmente, preoccupante, se si pensa all’esercito di bambole ivi asserragliato.


Sono belle, bellissime, e sanno di esserlo. Hanno il sorriso crudele di chi sa di essere ammirata, ma intoccabile. Le accogliamo nelle nostre case per divertire i nostri figli. Se ne stanno lì a fissarci con occhi immobili che non ci perdono mai di vista. Ci osservano di giorno, ma soprattutto di notte. Vegliano su di noi o forse ci sorvegliano attendendo solo il momento giusto.
Le bambole sono antiche quanto la nostra specie. Erano già con noi nelle caverne. Gli Egizi, i Greci e i Romani le costruivano per le loro bambine. Anche gli antichi druidi costruivano enormi bambole, o fantocci, di vimini. Poi li riempivano di esseri umani e appiccavano il fuoco per propiziarsi la sorte.
C’è chi sospetta che mentre dormiamo esse possano prendere vita e aggirarsi attorno a noi nell’oscurità. Nessuno, tuttavia, è mai riuscito a sorprenderne una mentre lo faceva. Forse per questo le bambole sono usate dalle streghe per i loro crudeli riti. Si crede infatti che gli spiriti inquieti possano trovare dimora in esse, in attesa di poter passare in un corpo più accogliente.
Ci sono molte case piene di bambole, ma nessuna è pari alla Rocca di Angera. C’è un intero esercito schierato lì dentro, come in attesa di un burattinaio che impartisca l’ordine di mettersi in marcia. Se amate le bambole vi consiglio di visitare questo museo. Solamente, non fatelo dopo la mezzanotte…




La voce in questo caso è quella di Fulvio Julita.


La farina del Diavolo

Ci sono luoghi, paesi, nazioni per il cui possesso gli uomini sono disposti ad ingannare, rubare o uccidere e persino ricorrere ad alleati che sarebbe meglio non invocare. La brama sfrenata di denaro, potere e sesso è la farina che macina perennemente il mulino infernale. La farina del diavolo, tuttavia, va in crusca e il patto col demonio porta alla rovina chi lo sottoscrive. Insomma, cibarsene nuoce gravemente alla salute… dell’anima.


Sulle colline attorno al lago esiste un mulino di cui non vi dirò il nome, perché troppo sfortunata è la memoria di quel luogo.
Il mulino era uno dei più belli e ricchi della zona. Ci viveva un mugnaio che aveva due figli. Alla sua morte lasciò il mulino al figlio maggiore, mentre il minore fu mandato in convento, così da lasciare indivisa la proprietà. Il ragazzo però non ne voleva sapere della vita monastica. Si era anzi messo in testa che il mulino dovesse essere suo a tutti i costi. Per una questione di principio prima ancora che di interesse.
Una volta adulto gettò la tonaca alle ortiche. Tutti pensavano che presto la fame l’avrebbe spinto a ritornare tra i frati, invece l’uomo cominciò subito a spendere soldi a destra e a manca. Nessuno sapeva come facesse e da dove li prendesse, ma più spendeva e più pareva averne. Col denaro conquistò rapidamente una notevole influenza e riuscì a farsi eleggere a varie cariche. Ricchezza e potere gli attrassero, naturalmente, molte donne.
Fu allora che cominciarono a circolare strane voci. Alcune delle donne che l’avevano frequentato ebbero strani incidenti. Alcune impazzirono. Altre raccontarono di cose misteriose e terribili che avevano visto nella sua casa.
Nessuno tuttavia prestò fede a queste dicerie, finché il fratello maggiore morì improvvisamente. Chi vide il suo cadavere giurò che sul suo volto c’era un’espressione di terrore assoluto.
Il mulino passò al fratello minore, che poteva finalmente coronare il suo sogno. Proprio allora, però, come per magia, tutta la sua fortuna svanì. Perse rapidamente tutti i soldi e i creditori divennero numerosi.
Infine la donna che viveva con lui venne trovata morta in un bosco, orribilmente assassinata. Il giudice ordinò di arrestare l’uomo. Quando le guardie andarono per prenderlo, lo sentirono urlare da dentro il mulino: «Mi hai ingannato, maledetto!»
Allora sfondarono la porta ed entrarono, ma trovarono solo il suo cadavere penzolante da una corda.




La voce è quella di Marco l’Equi Librista.

lunedì 18 maggio 2009

Disfida 2 - Il coraggio e la paura

A confronto due “Pillole di Mistero” sul tema della paura. Paure arcaiche che diventano improvvisamente concrete, costringendoci a guardare dentro noi stessi, per scoprirci eroi o vigliacchi.


“La caccia infinita” ovvero “La Bestia che si aggira nelle tenebre”.

Il tema proposto da Siamo in Onda era “Giro d’Italia”.

Mi è tornata in mente, a questo proposito, una storia antica. Una storia di improvvise esplosioni di violenza attribuite, nei secoli passati, ad una misteriosa “bestia” a lungo cacciata e mai realmente presa. Una lunga scia di sangue che si aggirava per l’Italia e l’Europa e che si intrecciava, spesso sovrapponendosi, ai tanti assalti attribuiti, a torto o a ragione, ai lupi.

Talora però le dimensioni o la descrizione fornita da vittime miracolosamente scampate all’assalto, individuavano in una misteriosa “Bestia” la responsabile delle aggressioni.
Alcuni di questi assalti furono particolarmente celebri, come quello della Bestia di Milano, che colpì tra il 1792 e il 1794 o quella, ancora più famosa Bête du Gévaudan che terrorizzò la zona del Gévaudan, tra il 1764 e il 1767. Quest’ultima vicenda ha ispirato anche dei film, l’ultimo dei quali è “Il patto dei lupi” con Vincent Cassel e Monica Bellucci.

Bestie che colpivano e scomparivano nelle tenebre, suscitando ondate di panico tra la popolazione, fino a che la cattura di un qualche grosso lupo metteva la parola fine a vicende piene di dubbi e mistero. Finché la Bestia non tornava a colpire in un altro luogo…

Così, quando circa un anno fa, ad Arona, qualcosa ha saltato un recinto…


E’ accaduto.
Avremmo dovuto saperlo. No, avremmo potuto saperlo se tanti anni di assenza non ne avessero cancellato persino il ricordo. I vecchi sapevano della sua esistenza, ma sono passati così tanti anni da quando abbiamo smesso di prestar fede alle storie dei vecchi…
Persino i più anziani non ricordano di averne mai sentito parlare.
Un tempo era diverso. Al calar del sole ci si serrava dentro le cascine, sprangando le porte, chiudendo le ante di finestre munite di solide sbarre. Soltanto gli uomini più coraggiosi osavano uscire fuori, nelle tenebre.
Dentro, accanto al fuoco e nelle stalle, i vecchi raccontavano alle donne e ai bambini di occhi che brillano nel buio; di artigli che lacerano la carne e zanne che squarciano la gola; della Bestia che si aggira nelle tenebre in cerca di preda; delle grandi cacce organizzate per stanare la Bestia; dei latrati dei cani; delle armi nervosamente strette tra le mani; delle trappole nascoste nelle foglie.

Tutto inutile.

La Bestia spariva, dopo aver lasciato una lunga striscia di sangue. Talora un lupo o un orso, quando ancora ce n’erano, o un cane idrofobo, finivano nella trappola, ma i racconti dei testimoni non coincidevano mai con la fredda realtà di un cadavere.
Le zampe erano troppo piccole, le fauci meno feroci e lo sguardo, no, lo sguardo era diverso.
E poi, come a confermare quel sospetto, a distanza di chilometri, talora di anni, una nuova esplosione di violenza, una nuova caccia, una nuova preda insoddisfacente…
È accaduto. Qualcosa è entrato in un recinto, saltando una rete alta due metri e sgozzando sei daini. Qualche giorno prima era toccato a tre caprette.
Si parla di un cane. No, quegli artigli non sono da cane, sono da felino.
È una lince, misteriosamente tornata dopo un esilio centenario. No, una lince non può fare quel macello. Deve essere una pantera, una tigre, forse fuggita da un circo o da uno zoo clandestino… Di nuovo si tendono trappole, si preparano battute, col timore che la bestia possa attaccare di nuovo.

E la caccia infinita riprende...




La voce è quella di Marco l'Equi Librista.



“La culla”

C’è un luogo, appena sotto Invorio, in cui sono situati molti inquietanti racconti. Si mormora che ai margini della palude le streghe compiano i loro crudeli riti e che sia pericoloso transitarvi di notte.
Il tema della puntata di Siamo in Onda era “il coraggio e la paura”. Mi sono divertito ad immaginare la storia di un uomo forte coi deboli e sempre pronto a celebrare se stesso. Un uomo che scopre, nel buio della notte davanti ad una culla, di essere molto meno coraggioso di quanto sosteneva di essere.



Il Rosso non aveva paura del buio. Tanto meno delle favole che circolavano sulle sinistre presenze nella palude sotto Invorio….
«Tutte sciocchezze!» sbuffò e picchiò il pugno sul tavolo dell’osteria. «Siamo nel Ventesimo secolo e ancora credete a queste cose da medioevo. Streghe, diavoli, fantasmi! Vorrei proprio vederli! Chissà come mai a me non si manifestano mai. Eppure passo sempre di lì.»
«Il Peppo li ha visti» mormorò il Togn, stringendo nervosamente le carte nelle mani. «E anche la Maria…»
«Un ubriacone e una donna isterica» la risata del Rosso rimbombò nella sala piena di fumo.
Era grande e grosso e ben pochi osavano discutere con lui, specie quando aveva bevuto un paio di bicchieri. Non ci metteva molto a menare le mani, come ben sapeva quella santa donna di sua moglie. Nessuno osò sostenere la sfida del Rosso, che cercava sempre qualcuno così stupido da contraddirlo. Solo gli occhi del vecchio Ferro non si abbassarono come canne piegate dal vento davanti al suo sguardo.
«Spera che non ti sentano loro» aveva detto solamente.
«Devono solo provarci a fare la fisica a me!» ruggì il Rosso.
Il Ferro sputò per terra ed tornò ad immergersi nel proprio sigaro. Nella Grande Guerra era stato un Ardito, era stato decorato e aveva perso una gamba. Non doveva dimostrare niente a nessuno. Così il Rosso se n’era andato, sbattendo la porta. Alcuni pensarono che quella sarebbe stata una brutta notte per sua moglie.

Il Rosso s’incamminò verso casa, lungo la strada che costeggiava la palude. Dietro una curva, improvvisamente, sentì il pianto di un bambino. Incuriosito si avvicinò e vide una culla, da cui provenivano i lamenti. Allora si fece avanti, per vedere chi fosse il bambino abbandonato.
Appena si sporse sopra la culla vide una testa colossale, che lo fissava con gli occhi gialli ed emetteva urla dalla bocca enorme.
Allora il Rosso fuggì a gambe levate fino a casa e la moglie ebbe il suo daffare per calmarlo, come un bambino spaventato, e metterlo a letto.



La voce è sempre quella di Marco l'Equi Librista

domenica 17 maggio 2009

Disfida 1 - Oscurità

Le prima disfida vede confrontarsi due "Pillole di mistero" ambientate nell'oscurità della notte.


Occhi gialli nell'oscurità.

Il racconto nasce da una testimonianza contenuta nel libro Paesi di mezzo.
Ho voluto raccontare questa storia, che mette insieme vicende vissute, racconti d'osteria e paure ancestrali.
E' la paura del buio e del timore verso i preti, custodi di un potere vissuto come incomprensibile ed esoterico, a costituire la base del racconto. Si credeva infatti che i preti potessero "fare la fisica" trasformandosi in animali o agendo sulle cose.
In questo caso la forza dell'amore e della giovinezza si rivelano più forti di qualsiasi ostacolo.

Il tema della puntata era "occhi".


Era un giovane coraggioso; uno di quelli che non avevano paura a camminare di notte, nelle tenebre. E poi aveva ottime ragioni per salire fino all’alpe: c’era la sua morosa lassù e aveva voglia di vederla per fare all’amore con lei.
Camminava veloce, risalendo il sentiero come un salmone un torrente. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarlo, nemmeno il diavolo in persona.
Forse questo l’aveva pure detto all’osteria, bevendo l’ultimo bicchiere prima di mettersi in cammino. O forse qualcuno del paese aveva deciso che quel ragazzo di fuori non doveva venire a parlare con una di loro, ma temendo di affrontarlo di persona aveva deciso di chiedere aiuto a qualcuno in grado di evocare un pauroso potere…
Sia come sia, nelle tenebre iniziò a vedere due occhi gialli che lo fissavano, in mezzo alla strada. Rallentò il passo: dalla nera sagoma del cane cominciò a provenire un ringhiare sordo. Avanzò e la bestia indietreggiò, ringhiando più forte. Faceva alcuni passi indietro, ma poi ringhiava più forte di prima, con l’aria di volergli saltare alla gola.
Allora il giovane, che temeva di arrivare tardi e trovare tutti ormai a letto e la morosa sotto le coperte a piangere, si arrabbiò così tanto che con pochi salti fu davanti al cane e gli sferrò un calcio così forte che lo fece guaire. La bestia fuggì zoppicando e gemendo, svanendo nelle tenebre.
Il giorno dopo il giovane seppe che il prete aveva un braccio rotto.





La voce è quella di Marco l'Equi Librista.



L'armata delle tenebre
Il racconto prende spunto da un fatto raccontatomi da mio zio, una tempesta di fulmini che si abbatte sulle collini del lago d'Orta. Ho voluto immaginare che, nel bel mezzo di una simile tempesta tempesta, qualcuno bussi alla porta...
La leggenda di Hellequin e dell'armata di morit che lo seguirebbe ha origini molto antiche.
Si ritiene che affondino nei miti scandinavi, quando il dio Odino mandava le Valchirie, sotto forma di corvi, a raccogliere le anime dei valorosi morti sui campi di battaglia.

Di una dea corvo che esalta il valore dei guerrieri si parla però anche nei miti celtici, a proposito della dea Morrigan, il "Corvo della battaglia", dea splendida e terrificante, che incita gli uomini all'odio in battaglia, ma anche al furore sessuale.

Il tema della puntata di Siamo in Onda era "Paura".


Il vecchio guardò fuori dalla finestra. Di solito non aveva paura dei tuoni, ma quello non era un normale temporale. Sulle montagne tra il Cusio e la Valsesia c’era un’autentica tempesta di fulmini, che illuminava a giorno il cielo. Il cane, suo unico compagno in quel paese deserto era scomparso, lasciandolo solo sotto il rombo continuo dei tuoni.
Quel rumore gli ricordava la guerra. Per questo, forse, si fece viva invece quell’antica ferita. Una bella fortuna, gli avevano detto i dottori, all’epoca. La fortuna di essere l’unico sopravvissuto all’esplosione di quella maledetta granata che aveva disintegrato i suoi ragazzi.
Fu allora che iniziò a vederli. All’inizio gli erano parsi alberi agitati dal vento ma ora distingueva gli stendardi sotto i quali avanzavano. Entrarono lentamente nel giardino, fino a circondare la casa. Con un brivido di paura vide dragoni e ussari, legionari romani e samurai giapponesi, giannizzeri turchi e opliti spartani, picchieri svizzeri e lanzi tedeschi, cavalieri teutonici e arcieri inglesi... I valorosi di tutte le epoche, fianco a fianco, coi volti d’un pallore cadaverico lo fissavano con orbite vuote.
Li guidava, su un cavallo nero come la notte, un gigante dagli abiti variopinti, con un cappellaccio in testa e una vistosa benda su un occhio. Sulle sue spalle stavano appollaiati due corvi e ai suo fianchi cavalcavano due valchirie.
Bussarono alla porta.
«Hellequin, il gran condottiero dell’Armata dei Morti è qui per te!»
Il vecchio non aveva più paura ora. Corse in soffitta, aprì il baule, indossò l’uniforme e cinse la sciabola da ufficiale. Infine apri la porta, per unirsi a loro.




La voce è ancora quella di Marco l'Equi Librista.

sabato 16 maggio 2009

La disfida del mistero

Le "Pillole di Mistero" nascono dalla collaborazione tra Il lago dei misteri e Siamo in Onda.
Durante il Talk show, settimanalmente nel 2008 e ogni quindici giorni nel 2009, viene letta una Pillola di Mistero.
I lettori si alternano, anche sulla base del contenuto. La maggior parte dei racconti è stata letta da Marco l’Equi Librista, ma altri sono stati interpretati da Fulvio Julita, la Gabri, Ivano Balabio e Cristina Medina.
L’audio della trasmissione è poi utilizzato per montare brevi video che pubblico sul canale You Tube de Il Lago dei Misteri.

Ora, mi è stato proposto di selezionare alcune “pillole” per un progetto di cui vi parlerò dettagliatamente più avanti. E naturalmente vorrei chiedere la vostra collaborazione per la scelta.

Di seguito trovate l’elenco delle “Pillole”.

Pillole di Mistero 2008:

1. La Dama di Ghiaccio. Venerdì 23 maggio 2008:
2. I due muratori. Sabato 31 maggio 2008.
3. La caccia infinita. Sabato 7 giugno 2008.
4. Le Creature del Piccolo Popolo. Sabato 14 giugno 2008
5. Le Grazie. Sabato 11 ottobre 2008.
6. Occhi gialli nell'oscurità. Sabato 18 ottobre 2008.
7. La guardia sul colle. Sabato 25 ottobre 2008
8. L’armata delle tenebre. Sabato 1 novembre 2008
9. La grotta del sogno. Sabato 8 novembre 2008
10. Le streghe di Sambughetto. Sabato 15 novembre 2008
11. La pupa e il motore. Sabato 22 novembre 2008
12. La potenza della Vipera. Sabato 29 novembre 2008
13. La farina del Diavolo. Sabato 6 dicembre 2008
14. Il labirinto dell’oscurità. Sabato 13 dicembre 2008
15. Babbo Natale esiste! Sabato 20 dicembre 2008


Pillole di Mistero 2009:

1. La culla. Sabato 24 gennaio 2009
2. La scelta. Sabato 7 febbraio 2009
3. La Maria del sasso. Sabato 14 febbraio 2009
4. Bambole. Sabato 28 febbraio 2009
5. Niente è gratuito. Sabato 14 marzo 2009
6. Rotaie nella brughiera. Sabato 28 marzo 2009
7. Luci nella notte. Sabato 11 aprile 2009
8. Vento di libertà. Sabato 25 aprile 2009
9. Wolverine in Valle Strona. Sabato 9 maggio 2009

Di queste ventiquattro storie ne sono state selezionate otto, che vi proporrò per una sorta di incontro scontro, chiedendovi di indicare la vostra preferita.


Questi saranno i confronti

“L’armata delle tenebre” vs “Occhi gialli nell'oscurità”
“La caccia infinita” vs “La culla”
“Bambole” vs “La farina del diavolo”
“La scelta”
vs “La pupa e il motore”

Inoltre, se lo riterrete, potrete ripescare (entro mercoledì) fino a due pillole tra quelle non indicate in questo elenco e proporle alla sfida.

Contemporaneamente potete votare in modo anonimo nel sondaggio a destra.

Attendo i vostri giudizi...

venerdì 15 maggio 2009

Diario



Caro Diario,

Scusa se ti ho un po’ trascurato negli ultimi tempi, ma tra il lavoro e i vari impegni… beh, sai benissimo come vanno queste cose…

Comunque, venendo a noi…


Negli scorsi giorni lo Staff di Siamo in onda mi ha fatto una proposta molto bella, di cui presto parlerò ai lettori del mio blog. Una proposta che riguarda le Pillole di Mistero scritte per Siamo in Onda e lette su Puntoradio.
In attesa di poterne parlare voglio pubblicare oggi sul blog il quesito che lo staff di siamo in Onda sottopone agli ascoltatori e ai lettori di questo blog.

I commenti lasciati a questo post oppure quelli mandati a mezzo sms al n. 389.9696960 (o inviati a diretta@puntoradio.net), saranno letti in diretta durante la trasmissione di sabato 16 maggio dalle 21 alle 24 e in replica martedì sera.

Anche i lettori più lontani potranno ascoltare il talk show collegandosi al sito www.puntoradio.mobi.

Se il tuo diario segreto potesse parlare... cosa direbbe di te?

giovedì 14 maggio 2009

La Valle delle Leggende


A maggio torna “La Valle delle Leggende”, grande caccia al tesoro della Valle Grana, organizzata dall’Associazione culturale La Cevitou.
L’iniziativa, nata lo scorso anno, ha lo scopo di valorizzare il territorio facendo conoscere alcuni luoghi ormai dimenticati della Valle Grana.
La scorsa edizione, nonostante le difficoltà dovute all’alluvione, ha riscontrato un buon successo di pubblico di tutte le fasce d’età.
Scopo del concorso è quello di individuare e fotografare alcuni luoghi nascosti della valle grazie all’aiuto delle leggende che saranno fornite, assieme alla mappa, al momento dell’iscrizione.
A legare le leggende ed aiutare i concorrenti sarà il racconto di Jacques, un cataro che percorrerà tutta la valle imbattendosi nei vari siti e fornendo descrizioni importanti sui luoghi da trovare. Questi dovranno essere immortalati in modo artistico.
I vincitori dello scorso anno si sono distinti per capacità di osservazione, ambientazione fantasiosa, inquadrature particolari, simpatia e voglia di mettersi in gioco in modo scherzoso: importante è quindi armarsi di curiosità e creatività.
La nuova edizione del concorso, che, ricordiamo, è aperto a tutti, si presenta con un’impostazione trasformata ed avvincente.
Il numero di leggende da individuare è sceso a cinque ed è sufficiente scoprire due luoghi per poter partecipare alla valutazione della giuria. Inoltre i partecipanti, lasciando la loro e-mail al momento dell’iscrizione, verranno contattati periodicamente per ottenere informazioni sui percorsi o curiosità sulle località toccate dalla mappa.
Si è pensato di indicare il livello di difficoltà di ogni sito per favorire le famiglie, chi non è esperto di camminate in montagna o, semplicemente, chi non conosce la valle.
L’elenco dei luoghi da trovare contiene un sito misterioso che i concorrenti dovranno scoprire attraverso l’uso della speciale mappa, del racconto e, volendo, aiutandosi con cartine o domandando alla gente del luogo: ogni mezzo è valido!
Le fotografie potranno essere consegnate a scelta presso BEICO – Filatoio Rosso di Caraglio – sabato e domenica dalle 15 alle 19, a mano o mediante chiavetta USB, oppure spedite via e-mail all’indirizzo lavalledelleleggende@libero.it.

Le opere ammesse potranno essere esposte al pubblico presso il Filatoio di Caraglio al termine del concorso.

La caccia al tesoro ha una durata di cinque mesi per offrire ai partecipanti il tempo necessario per trovare con comodità i luoghi nascosti.

L’iscrizione può essere effettuata dal 9 maggio al 25 settembre al Filatoio Rosso di Caraglio, presso Beico (sabato e domenica dalle 15.00 alle19. 00), oppure presso la trattoria Aquila Nera di Monterosso Grana, versando una quota di 5 euro a persona. I concorrenti riceveranno, insieme al materiale necessario per scoprire i luoghi nascosti, la tessera omaggio dell’Associazione.

La premiazione avverrà nel mese di novembre, in occasione della festa annuale dell’Associazione. In palio ricchi premi legati alle tradizioni della Valle Grana.

Per informazioni: e-mail lavalledelleleggende@libero.it

Tel. 333.3234452


Fonte:
Associazione culturale La Cevitou
fraz. San Pietro, 89
12020 Monterosso Grana, CN
www.lacevitou.it
associazione@lacevitou.it

mercoledì 13 maggio 2009

La Memoria è la nostra Storia. Volume sulla storia di Pella



Domenica 17 maggio 2009 alle ore 15,00 presso il Teatro della Casa Maria Ausiliatrice di Pella (NO), in Via Lungo Lago 64, il Comune di Pella e l’Associazione Famiglia Alzese presenteranno il volume

La Memoria è la nostra Storia. Mulini, ruvide tele e raffinate sete.


Indice del volume

LE ORIGINI
Alle origini di un paese
Andrea Del Duca

LA RELIGIONE
Il Sacro: segni, istituzioni religiose e forme devozionali.
Fiorella Mattioli Carcano

Pella e dintorni (secoli XI/XVI). Organizzazione del territorio, cura animarum, architetture religiose.
Simone Caldano

Un dipinto di Giuseppe Zanatta (Miasino 1634-ivi 1720) nella parrocchiale di Sant’Albino a Pella.
Marina Dell’Omo

La statua della Madonna con Bambino della parrocchiale di Alzo.
Marina Dell’Omo

Chiesa di San Giovanni Battista di Alzo di Pella.
Giulia Porta

LA COMUNITÀ
Famiglie nobili e notabili di Pella ed Alzo fra il XVI ed il XIX secolo.
Maurizio Bettoja

Alzo e Pella: documenti dal XVI al XVIII secolo.
Alfredo Papale

Gli edifici rurali nel territorio di Pella.
Marta Tacchini

Il paesaggio di Pella e di Alzo nella cartografia storica.
Piero de Gennaro, Angelo Marzi

La selva di San Filiberto.
Angelo Marzi, Piero de Gennaro

Cosa ci raccontano le lapidi di San Filiberto.
Piero de Gennaro

Il XIX e XX Secolo.
Identità ed economia fra Ottocento e Novecento.
Angelo Vecchi

Quand al Mutarón g’ha sü al capel, o che piou o che fa bél!
Quando il Mottarone ha il cappello (le nuvole), o piove o è sereno!
Emanuela Valeri

L’industria della rubinetteria in cento anni di storia.

Galleria Immagini

Fonte: Ecomuseo Cusius

martedì 12 maggio 2009

La spia del lago - 7. Nuove verità sul caso Holohan?

Il maggiore dell'O.S.S. William V. Holohan


Quasi tre anni fa su Varese News fu annunciato che la figlia di Aldo Icardi stava per portare nuove carte, fino a quel momento riservate, che avrebbero finalmente fatto luce sul caso dell’omicidio del Maggiore Holohan.

Occorre dire
che il ruolo di Aldo Icardi "Ike" nella vicenda non fu per nulla marginale. William V. Holohan era un maggiore del 2677° reggimento dell’OSS (Office of Strategic Services, l’antenato della CIA) ed era il comandante di una missione segreta (la missione “Chrysler”) paracadutata dietro le linee nemiche per coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane.
Nella notte del 6 dicembre 1944 il Maggiore scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio. Il tenente Aldo Icardi gli subentrò al comando e trasferì la Chrysler a Busto Arsizio. Pochi anni dopo la fine della guerra si scoprì che Holohan era stato assassinato.
Il processo svoltosi in Italia portò alla condanna in contumacia dei due agenti italoamericani che facevano parte della missione: lo stesso Icardi, condannato all’ergastolo, e il sergente Carlo LoDolce, a 22 anni. I due però non vennero estradati e rimasero liberi. Vennero assolti, per aver agito in stato di necessità, anche i due partigiani italiani Giuseppe Manini e Gualtiero Tozzini detto Pupo, le uniche altre persone presenti, la notte del 6 dicembre 1944, nella villa teatro del delitto.

Un secondo processo, svoltosi negli USA, si svolse a carico del solo Icardi che, ribadendo la propria assoluta innocenza, fu accusato di spergiuro per aver mentito ad una sottocommissione. Durante questo secondo processo la difesa di Icardi, condotta dal “superavvocato delle cause impossibili”, Edward B. Williams, gettò l’ombra del sospetto su Cino Moscatelli, comandante partigiano delle brigate garibaldine.
Il movente dell’omicidio non sarebbe stato economico (impadronirsi dei fondi segreti della missione) ma politico: Holohan, cattolico convintamene anticomunista, sarebbe stato ostile a qualsiasi ipotesi di aiuto alle formazioni “rosse” nel timore che i soldi e le armi potessero essere utilizzate, dopo la vittoria contro i nazifascisti, ad avviare la rivoluzione. Per ottenere un cambio nella linea strategia della missione (mutamento che effettivamente dopo la morte di Holohan ci fu), Moscatelli sarebbe stato il mandante dell’omicidio.
Icardi fu prosciolto per un vizio procedurale: la sottocommissione non aveva alcun diritto di interrogare Icardi, pertanto le sue risposte non potevano configurarsi come reato di spergiuro.


I nuovi documenti di cui si da notizia nell’articolo citato, ma di cui non sono noti i dettagli, indirizzerebbero i sospetti su un sesto uomo, rimasto estraneo ai procedimenti. Luigi Fusco, detto “Cinquanta”, era il comandante del gruppo garibaldino “Franco”. In realtà (la cosa venne scoperta dal S.I.P.) il Cinquanta era passato al nemico. Il tradimento del “Cinquanta” portò alla cattura dell’intero gruppo “Franco” presso il rifugio della Volante Rossa, sul Mottarone. Il Cinquanta, in seguito, fu catturato dai suoi ex compagni e giustiziato.
Secondo la nuova versione fornita da Icardi, che si è sempre proclamato innocente, dietro l’assassinio del Maggiore Holohan ci sarebbe proprio la mano del traditore “Cinquanta”. L’ipotesi, in sostanza, individua il movente del delitto non nel denaro, né nella politica, ma nelle normali dinamiche della guerra, attribuendone la colpa ad un partigiano traditore morto da tempo, sgravando così da qualsiasi responsabilità sia i subordinati americani dell'OSS, sia i partigiani.

Questa tesi solleva per altro più domande di quelle a cui fornisce risposta.

1. È credibile che il Cinquanta potesse presentarsi al rifugio segreto della Missione Chrysler a San Maurizio d'Opaglio la notte del 6 dicembre, dal momento che risultava essersi arreso col suo gruppo al nemico il 2 dicembre?
2. Se il Cinquanta (al quale, secondo i rapporti del S.I.P., era stato promesso dal Prefetto un posto come ricompensa del tradimento) fosse stato a conoscenza del rifugio segreto della Chrysler non sarebbe stato per lui più remunerativo consegnare l’intera missione alleata ai nazifascisti?
3. Perché al contrario avrebbe deciso di occultare il corpo del Maggiore affondandolo nel lago senza nemmeno segnalare l'eliminazione ai fascisti?
4. Perché della presenza del Cinquanta (il cui tradimento fu chiaro ai partigiani attorno al 9/10 dicembre) nella villa del delitto, a quanto consta, nessuno dei protagonisti ha mai fatto cenno in sede processuale?
5. Chi sarebbero, infine i complici dell’omicidio, dal momento che Holohan fu dapprima avvelenato e poi ucciso a revolverate a causa della sua imprevista resistenza all’azione del cianuro?

A queste domande auspichiamo possano dare una risposta convincente i documenti citati dall’articolo.

lunedì 11 maggio 2009

Cosa leggono gli scrittori? Andrea Bajani



Ultimo appuntamento degli incontri "Cosa leggono gli scrittori"

19 maggio 2009 - h 20,30, incontro con Andrea Bajani

Andrea Bajani è nato a Roma e vive a Torino. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, Morto un papa (Portofranco), cui fa seguito, l’anno successivo, il breve romanzo picaresco Qui non ci sono perdenti (Pequod). La pubblicazione del suo terzo romanzo, Cordiali saluti (Einaudi 2005), viene accolta con entusiasmo da critica e pubblico, e il romanzo viene tradotto in Francia. Cordiali saluti, che ha al centro la storia di uno scrittore di lettere di licenziamento, inaugura una stagione di romanzi italiani dedicati al tema del lavoro. Nel 2006 esce il reportage Mi spezzo ma non m’impiego (Einaudi), viaggio-inchiesta nell’universo dei nuovi lavoratori precari. Del 2007 è il romanzo Se consideri le colpe, salutato dalla critica come uno dei romanzi più importanti degli ultimi anni, e in corso di pubblicazione anche presso Gallimard.

L’ultimo suo libro è Domani niente scuola, un reportage sugli adolescenti e la scuola, un diario di viaggio di tre gite di classe compiute da infiltrato. Ha preso parte a molte antologie, tra cui Scrivere sul fronte occidentale (Feltrinelli, 2002), Deandreide (Bur, 2006) e Ho visto cose (Bur, 2008). Per il teatro, è coautore dell’ultimo spettacolo teatrale di Marco Paolini, Miserabili, attualmente in cartellone in molti teatri italiani.

Collabora con Rai Radio Due, dove conduce la trasmissione “Trame”. Collabora con i quotidiani La Stampa e l’Unità.

Gli incontri si terranno presso la Biblioteca di Omegna Via XI Settembre, 9 dalle ore 20,30

A fine serata una piccola degustazione offerta dalla ditta F.lli Francoli a cui vanno i ringraziamenti

Ingresso con abbonamento € 30,00 Ingresso con biglietto € 5,00
Per gli alunni delle scuole superiori di Omegna l'ingresso è gratuito.

Per Informazioni:
Biblioteca: 0323 887234 - Uff. Cultura: 0323 868428

Fonte: Biblioteca Omegna

domenica 10 maggio 2009

La mamma del Gino


Tutti abbiamo una madre. Anche i ladri ne hanno una. Pure il Gino, quindi, ha una mamma.

I lettori più fedeli immagineranno facilmente che Gino ha dato molti dispiaceri e preoccupazioni alla sua mamma. Per i nuovi lettori è bene ricordare che il Gino è un ladro il cui romanzo criminale vede come protagoniste la sfortuna e l’imbranataggine. La mamma del Gino deve così seguirlo in un’autentica via crucis che si snoda tra tribunale e galera, pronto soccorso e camera d’ospedale. Una situazione che, come comprenderete, può mettere a dura prova persino l’amore di una madre.
«Insomma, così non puoi andare avanti, Popi!»
“Popi” è il nomignolo affettuoso con cui la mamma chiama il Gino da quando aveva pochi mesi. Da allora è passata una quarantina d’anni, ma si sa che per le mamme i figli sono bambini anche a settant’anni…
«Passi più tempo in ospedale o in galera che a casa e quando sei qui è perché sei agli arresti domiciliari!»
Il Gino ascoltava i rimproveri della mamma seduto a tavola, girando mestamente il caffelatte col cucchiaio. Si sentiva sempre piccolo piccolo in quei momenti e non sapeva far altro che fissare i vortici sul pelo del latte, con un groppo in gola, sempre sul punto di sciogliersi in un pianto dirotto.
«Pensa al tuo povero papà! Per fortuna è morto prima di vedere la vergogna della nostra famiglia! Tutti i parenti ridono di noi e ci evitano, te ne rendi conto?»
Una lacrimuccia sgorgò dall’occhio del Gino, pensando ai cugini che non volevano mai portarlo con loro e talora gli davano persino falsi appuntamenti pur di non averlo tra i piedi.
«È giunto il momento di cambiare vita!»
La madre alzò per aria il mestolo, aspergendo il Gino con piccole gocce di minestra.

La mamma del Gino non era persona da parlare a vanvera, così il ragazzo s’impegnò davvero per cambiare. Avrebbe fatto ammutolire i parenti tutti, presentandosi alla guida di una fiammante fuoriserie! Allora avrebbero scordato il passato e avrebbe letto il rispetto nei loro occhi. Per ottenere tutto ciò gli sarebbe bastato quel solo, eccezionale colpo.
Per la prima volta in vita sua si mise a studiare, impegnandosi con tutte le forze, fino a far fumare il cervello. Imparò a memoria la mappa della casa, dalla porta da cui sarebbe entrato alla finestra del primo piano da cui sarebbe saltato, portando con sé la refurtiva. Alla fine, ne era sicuro, si sarebbe mosso in casa anche ad occhi chiusi. Cosa necessaria, peraltro, dal momento che avrebbe effettuato il furto la notte successiva, muovendosi agile come un gatto nell’oscurità.
Così fu. Il Gino forzò silenziosamente la porta e s’intrufolò in casa. Raggiunse i nascondigli dov’erano conservati i preziosi e riempì meticolosamente il sacco con la refurtiva. Quindi aprì la finestra e con balzo felino saltò di sotto… finendo diritto nel recinto dei pitt bull.
Le fiere bestie si videro piovere addosso dal cielo, nel cuore della notte, un gattone da ottanta chili, e reagirono. Eccome se reagirono. I proprietari della casa furono svegliati da un concerto di urla, latrati, imprecazioni, ringhi e colpi. Appena si affacciarono videro un confuso agitare di braccia, zampe e gambe che rotolava per il recinto emettendo suoni agghiaccianti.
Alla fine riuscirono ad estrarre da lì un Gino dagli abiti laceri, affidandolo alle pietose cure degli infermieri, giunti contemporaneamente ai Carabinieri per scortare l’ambulanza al Pronto Soccorso, dove il Gino fu raggiunto da una madre senza parole.
Suo figlio intrufolato nel buio della casa del più ricco industriale della città; il Popi muoversi nel buio, dopo aver studiato per ore il piano, la mappa, le combinazioni. E poi quel salto nel recinto dei cani… un recinto costruito dopo il suo sopralluogo… un recinto che, nel piano perfetto ideato da lei, non era previsto.

sabato 9 maggio 2009

Wolverine in Valle Strona



È valoroso, veloce e vorace.
Ha lunghi artigli taglienti come coltelli e denti acuminati in quella bocca mai sazia. Tende imboscate, cattura le prede, braccate, sfinite. Nemmeno le nevicate più intense possono fermarlo, perché corre sulla neve fresca senza affondare, al contrario delle sue vittime.

Dilania e scompare.
Solo branchi numerosi di lupi affamati osano affrontare una creatura capace, si dice, di tenere testa persino ad un orso.
Gli americani lo chiamano Wolverine, ma il suo vero nome è Gulo gulo, cioè Ghiottone. Perché è la voracità il demone di questa bestia.
Ci fu un tempo, un tempo di ghiaccio e di neve, un tempo che nessuno di noi ha mai visto. Il Lago d’Orta, spillo in un mondo morso dal gelo, non era che un solo ghiacciaio in lento movimento. In quel tempo la Valle Strona era il territorio di caccia che gli artigli del Ghiottone difendevano da qualsiasi rivale.

Oggi il Ghiottone vive solo nell’Artico, ma di questo cacciatore antico resta un osso pietrificato, rinvenuto nelle grotte di Sambughetto. Grotte in cui le streghe, si sussurrava, consumavano i propri sinistri banchetti…

Vi prenderemo per la gola


Voi cittadini mi chiamaste Ciacco

Per la dannosa colpa della gola,

come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.

Dante Alighieri, Inferno, VI, 52-54.


Secondo Dante il simpatico e gioviale Ciacco finì all’inferno per colpa del suo vizietto. Si dice, infatti, che la gola sia un vizio che non finisce mai, ed è quel vizio che cresce sempre più quanto l’uomo (o la donna) invecchia…

Stasera proprio di questo vizio si parlerà a Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio. Dalle 21 alle 24 musica, commenti, film, racconti ed interventi sul tema della golosità.

Anche la Pillola di Mistero affronterà questo tema, parlando di una bestia vorace e letale. Una bestia i cui artigli sono entrati nella leggenda e hanno dato il nome ad un supereroe: Wolverine.

E ora, come sempre, vi lascio con la domanda posta dallo staff di Siamo in Onda, ricordando che i commenti migliori saranno letti in diretta (la trasmissione è ascoltabile anche in streaming su www.puntoradio.mobi):

Qual è l’ ultimo peccato di gola che avete commesso?

Ingolosito dal tema, farò una strappo alla regola, rivelando che l’ultimo peccato l’ho commesso per una sacher…

venerdì 8 maggio 2009

Carlo Lucarelli a Novara


Dopo il rinvio, a causa di problemi di salute dell’ospite, dell’appuntamento già fissato ad aprile ecco finalmente arrivare a Novara, per chiudere il festival “Scrittori & Giovani”, l’attesissimo Carlo Lucarelli.

Carlo Lucarelli, giallista, autore televisivo e sceneggiatore è considerato il fondatore del nuovo noir italiano.

Lunedì 11 maggio Novara – Aula Magna Facoltà di Economia – Via Perrone,22 – ore 21. “Scrittori & Giovani” – Incontro con Carlo Lucarelli. Introduce Gian Luca Favetto.

"Scrittori&Giovani" è un progetto di Regione Piemonte e Provincia di Novara, a cura di Interlinea.

Per informazioni:
URP Provincia di Novara: 0321.378230 oppure 0321.378305
Ufficio stampa Interlinea: 0321.612571
www.myspace.com/scrittoriegiovani

giovedì 7 maggio 2009

Gli Statuti della Repubblica di Soriso 1494 - 1817

CONFERENZA a Gozzano

Comune di Gozzano - Biblioteca A. Mazzetti
in collaborazione con il Comune di Soriso

GIOVEDI` 7 MAGGIO ORE 21.00 Palazzo Comunale - Sala degli Stemmi
CONFERENZA

AMBIENTAZIONE E COMMENTI AGLI STATUTI DELLA REPUBBLICA DI SORISO 1494 - 1817

Intervengono
Felice Monti - Sindaco di Soriso
Avv. Ezio Maria Valle - autore della ricerca storica

Ezio Maria Valle originario di Borgomanero si è laureato in Legge nel 1959 all'Università Cattolica di Milano discutendo una tesi sulla storia di Soriso e gli Statuti della Repubblica di Soriso. In questi ultimi anni ha rivisto e integrato il testo della tesi con l`intenzione di darla alla stampa. Vive a Milano dove svolge l`atività di avvocato penalista.
La ricerca parte dalle origini di Soriso sulla base della documentazione disponibile, ripercorre il Medioevo e l'appartenenza alla Riviera di San Giulio sotto il dominio dei Vescovi Conti, fino al 1817. Si sofferma poi a commentare di Statuti emanati tra il 1494 e il 1817.

Fonte: Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone

mercoledì 6 maggio 2009

Cosa leggono gli scrittori: Giuseppe Lupo


Nell'ambito degli incontri "Cosa leggono gli scrittori" si è svolto ieri sera un interessante incontro con Giuseppe Lupo.


Giuseppe Lupo nasce ad Atella, insegna letteratura contemporanea presso l’Università Cattolica, sede di Brescia. Predilige il genere del romanzo storicoantropologico con proiezioni epico-picaresche e, sul versante saggistico, le intersezioni tra la letteratura italiana del Novecento e i linguaggi dell’espressività moderna.
Dopo aver vinto nel 1988 il Premio Teramo con un racconto inedito, ha esordito nella narrativa con il romanzo L’americano di Celenne (Marsilio 2000), con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto e il Premio Mondello, e nel 2002, in Francia, il Festival du premier roman.
Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto (Marsilio 2004) e La carovana Zanardelli (Marsilio 2008), con il quale ha vinto il Premio Grinzane Cavour - Fondazione Carical 2008 ed il Premio Carlo Levi 2008.

martedì 5 maggio 2009

Rotaie nella brughiera

Il Filosofo mi ha raccontato il suo incontro con un treno fantasma sulla sponda occidentale del Lago dOrta, nelle brughiere che fino a pochi anni fa si estendevano tra Pogno e San Maurizio d'Opaglio....




Pillola di Mistero letta a Siamo in Onda il 28 marzo 2009 sul tema "treno".

lunedì 4 maggio 2009

Tre giovani scrittori si raccontano a Puntoradio

Gianluca Morozzi, Heman Zed ed Elisa Genghini:
tre giovani scrittori si raccontano a Puntoradio
Venerdì 8 maggio dalle 21 (in replica alle 22 e alle 23)

Sarà una serata speciale quella di venerdì 8 maggio su Puntoradio. Dalle ore 21 (con replica alle 22 e alle 23), puntata speciale del talk-show Siamo in Onda con tre scrittori ospiti degli studi radiofonici. Gianluca Morozzi, Heman Zed ed Elisa Genghini, tre nomi emergenti della narrativa italiana, racconteranno di loro, dei loro libri e del loro mondo. Una chiacchierata informale condotta da Mario Favini, Fabio Giusti e Fulvio Julita, oltre alle altre voci di Puntoradio.

Gianluca Morozzi, autore di una decina di libri tradotti in tutta Europa e pubblicati in Italia da Guanda, TEA e Fernandel, parlerà del suo ultimo e divertente romanzo, Colui che gli dei vogliono distruggere, ma anche di musica e di fumetti, oltre che del film che Sunflower ha tratto dal suo best-seller Blackout, e che nei prossimi mesi sarà distribuito da Universal nelle sale italiane.

Heman Zed racconterà di La cortina di marzapane e La Zolfa (i suoi romanzi editi da Il Maestrale), della sua multiforme esperienza di vita e della sua partecipazione a progetti multimediali no-profit nelle carceri.

Elisa Genghini, autrice di Zucca Gialla (Eumeswil editore) e Volevo sposare Kurt Cobain (Coniglio editore), parlerà dei suoi libri, ambientati tra reality show, musica e giovani, ma anche della sua esperienza di cantautrice. Elisa, infatti, suona e canta negli Elymania, e proprio due canzoni gruppo bolognese faranno da cornice all’intervista.
Tre scrittori fuori dagli schemi, capaci di abbinare ad un indiscusso talento letterario una spontaneità e un’ironia che regaleranno agli ascoltatori ben più delle canoniche quattro risate.
Le frequenze in FM di Puntoradio sono 96.30 (Novara, Verbania, Vercelli, Biella, Pavia, Milano, Varese, Alessandria e Torino), 96.00 e 93.50 (Borgosesia e Valsesia), mentre in streaming, è possibile ascoltare tutta la programmazione in tempo reale all’indirizzo www.puntoradio.net.

domenica 3 maggio 2009

Misteri delle tenebre



Cala il sole, si allungano le ombre e improvvisamente, quelli che sembravano panorami, edifici, stanze deserte cominciano a riempirsi d'inquietanti presenze...

Sono là fuori. Volano, camminano, scivolano, strisciano nell'oscurità. Sono rapide, silenziose, invisibili. Sono le Creature della Notte, esseri che hanno voltato per sempre le spalle alla Luce.
Mentre la sentinella anela con tutta la sua anima l’aurora, per loro l’alba è presagio di sventura. La notte è il mondo in cui si muovono, senza vedere mai il sole, anzi, detestandolo. La luce infatti le ferisce e più spesso le uccide, pietrificandole, incenerendole, disintegrandole. Perché è la tenebra ad alimentare la loro condizione di non morte.
Nell’ombra spiano. Nelle tenebre vivono. Nella notte colpiscono. Hanno denti, artigli, zanne, per ferire e lacerare. Per succhiare e divorare la vita di cui sono privi.
Sono le creature della notte. Vampiri, streghe, mannari, orchi, incubi, troll, lamie… e decine di altre creature dall’aspetto terrificante o, a renderlo ancora più inquietante, non definibile.
Come quello dell’uomo nero, che si annida negli armadi o sotto il letto, in attesa di ghermirvi non appena avrete preso sonno.
E ora, buona notte…

sabato 2 maggio 2009

La Notte

Non posso camminare pei sobborghi nella solitudine della notte, senza pensare che questa ci piace perché sopprime i particolari oziosi, come il ricordo.

Jorge Luis Borges, Nuova confutazione del tempo, da Altre inquisizioni.



Al tramonto le certezze che portiamo con noi di giorno svaniscono lentamente tra ombre che si allungano inghiottendo le cose. La notte cancella i confini delle cose, nasconde i dettagli e favorisce i sogni. È la notte il tempo ideale della fiaba, della leggenda, del mistero…

Stasera a Siamo in Onda si parla della notte. Senza voler rubare il mestiere ai bravissimi amici di Puntoradio, vorrei proporvi tre suggestioni musicali sul tema.


Iniziamo con Luciano Ligabue, Certe Notti.




Più divertita e scanzonata è la visione di Rino Gaetano, con Gianna




Voglio infine proporvi un brano tratto dal Flauto Magico di Mozart, opera in cui l’elemento magico fiabesco si dipana nel corso di una notte incantata.
Alla "Regina della Notte", uno dei personaggi dell’opera, è affidato la celeberrima “Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen”, monologo cantato dalla dea dopo un tempestoso dialogo con la figlia Pamina.




Se la musica (o Erika Miklosa) vi piace, se vi è parsa una canzone d’amore, se non conoscete il tedesco, leggete la traduzione (da brivido) del testo…


La vendetta dell'inferno ribolle nel mio cuore

morte e disperazione m'infiamman tutt'intorno

Se Sarastro non patisce le pene della morte

Tu non sei più mia figlia

Sii per sempre ripudiata, per sempre abbandonata,

distrutti sian per te tutti i legami naturali,

se Sarastro non impallidirà a causa tua!

Udite, dei della vendetta - udite il giuramento di una Madre!


Per concludere vi lascio con la domanda posta dallo staff di Siamo in Onda:

Qual è il tuo ultimo pensiero prima di addormentarti?

venerdì 1 maggio 2009

Conferenza: Da Golasecca a Parigi: G. de Mortillet, le prime ricerche al Monsorino


Nell’ambito delle manifestazioni collegate alla mostra archeologica L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino (www.albadellacitta.it), il Comune di Castelletto Sopra Ticino – Assessorato alla Cultura e il Gruppo Storico Archeologico Castellettese organizzano, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, una conferenza dal titolo


Da Golasecca a Parigi: G. de Mortillet, le prime ricerche al Monsorino

venerdì 1° maggio - ore 20.30

Sala Polivalente “Albino Calletti” (Parco Comunale “G. Sibilia”)
Castelletto Sopra Ticino (No)


Ospite della serata è la Dottoressa Veronica Cicolani, che attualmente opera presso il MAN - Musée d’Archéologie Nationale (Musée des Antiquités nationales) di Saint-Germain-en-Laye (Parigi), in particolare nella cura di una grande mostra sul ruolo europeo della cultura di Golasecca (Passeurs des Alpes. La culture de Golasecca dans le circuit européen des échanges -VIIIe-Ve s. av. J.-C.) la cui inaugurazione è prevista per il 24/11/2009.

La Dottoressa Veronica Cicolani si è laureata all’Università di Bologna (sede di Ravenna) in Conservazione dei Beni Culturali (indirizzo archeologico) ed ha poi proseguito brillantemente gli studi nell’ambito dell’archeologia protostorica con una borsa di studio all’Ecole Normale Supérieure (ULM) di Parigi. Dopo aver tenuto anche alcuni corsi all’Università di Tours, sta completando presso la stessa sede la sua tesi di dottorato sui ritrovamenti di reperti golasecchiani in contesti protostorici transalpini. Nello stesso tempo opera presso il MAN - Musée d’Archéologie Nationale (Musée des Antiquités nationales) di Saint-Germain-en-Laye presso Parigi, in particolare nella cura di una grande mostra sul ruolo europeo della cultura di Golasecca (Passeurs des Alpes. La culture de Golasecca dans le circuit européen des échanges -VIIIe-Ve s. av. J.-C.) la cui inaugurazione è prevista per il 24/11/2009.

Nella sua relazione richiamerà il rapporto che lega la cultura di Golasecca al museo parigino soprattutto attraverso l’opera di uno dei suoi padri, Gabriel de Mortillet (Meylan 1821 - Saint-Germain-en-Laye 1898), primo sistematizzatore della cronologia preistorica europea. Questi fu esule in Italia a seguito del suo esilio dalla Francia per la partecipazione ai moti del 1848, conobbe l’ambiente dei primi studiosi italiani di preistoria (in particolar modo Bartolomeo Gastaldi a Torino e Giovanni Capellini a Bologna) e contribuì alla nascita delle discipline preistoriche nel nostro paese. Poco prima del suo rientro in Francia (1864) eseguì alcune ricerche e scavi presso Golasecca sulle orme dell’abate Giani: in questa occasione (1865) indagò e rilevò i primi circoli di pietre del Monsorino di Golasecca (da lui citato come loc. Malvai presso Sesto Calende), riconoscendone il carattere di tombe attribuibili a Celti della prima età del Ferro e dandone anche una immediata notizia su una rivista d’attualità tipica dell’epoca, il “Magasin Pittoresque”, in riposta ad un critica avanzata da H. Martin sui monumenti megalitici celtici in Europa.
Attraverso diversi canali e collezioni e soprattutto grazie agli scavi effettuati nel mese di giugno del 1873 da Alexandre Bertrand a Galiasco, grazie all’aiuto di Paolo Guazzoni braccio destro di P. Castelfranco, il materiale della cultura di Golasecca continuò ad essere raccolto nel XIX secolo al Musée des Antiquités nationales, che oggi vanta una consistente raccolta, poco esposta al pubblico e destinata ad essere valorizzata proprio nella prossima mostra. Fu in effetti il riconoscimento del carattere “celtico” della cultura da parte di Gabriel de Mortillet e difesa anche da Alexandre Bertrand direttore dell’odierno Museo d’Archeologia nazionale di Saint-Germain-en-Laye che stimolò l’attenzione costante del museo parigino ai ritrovamenti, anche per l’interesse nazionale verso la problematica delle origini dei Celti. Oggi una più articolata visione delle dinamiche della protostoria europea restituisce un ruolo ancora più importante alla cultura di Golasecca, che si configura anche nella prospettiva dei ricercatori francesi come uno dei mediatori di quel processo di interrelazione tra le culture mediterranee e le popolazioni dell’Europa centro-occidentale che ha costituito le prime basi della costruzione della cultura europea.


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Anna Maria Locarno
ODT & Associati
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