mercoledì 22 settembre 2010

L’aquila dalle ali spezzate



Il 23 settembre 1910 un monoplano Blériot XI, spinto da un motore rotativo a pistoni da 50 CV si schiantò al suolo nei pressi di Domodossola. Da dove veniva e cosa faceva sopra la città ossolana?

Il giovane aviatore (e unico passeggero) alla guida del mezzo si chiamava Jorge Antonio Chávez Dartnell, ma era noto come Geo Chávez. Era nato a Parigi ventitré anni prima da facoltosi genitori peruviani emigrati in Francia a causa della Guerra del Pacifico (1879-1884) persa dal Perù contro il Cile.
Laureato in ingegneria, Chávez aveva scoperto la passione per il volo, che andava proprio in quegli anni muovendo i suoi primi passi pionieristici. Preso il brevetto nel febbraio del 1910, Chávez aveva partecipato a varie competizioni europee, stabilendo il record di volo in altezza, raggiungendo la strabiliante (per l’epoca) quota di 2652 m s.l.m.
Nel settembre dello stesso anno partì per Briga, in Svizzera, con l’obiettivo di essere il primo trasvolatore delle Alpi. Un primo tentativo effettuato da Chávez il 19 settembre fallì per colpa delle avverse condizioni metereologiche. Il 23 le condizioni migliorarono e l’aviatore poté superare i 2200 metri di quota del Sempione, ma il monoplano Blériot XI, della stessa serie di quello con cui Louis Blériot aveva attraversato per primo la Manica l’anno precedente, incontrò fortissime turbolenze sopra i ghiacciai del Fletschhorn e le rocce del Pizzo d'Albione.
Giunto a Domodossola, ormai in fase di atterraggio, la rottura di un’ala fece precipitare a terra l’apparecchio da venti metri d’altezza. Il pilota, gravemente ferito, fu portato all’ospedale della città, ma morì quattro giorni dopo sussurrando all’amico Juan Bielovucic Cavalié “In alto… Sempre più in alto…”

In questi giorni si succedono le manifestazioni per ricordare l’eroico e sfortunato Geo Chávez, il primo trasvolatore delle Alpi. C’è anche un sito dove potete trovare altre informazioni http://www.ilvolodichavez.com/

martedì 21 settembre 2010

Arabica Fenice al Meltin'Pop

Giovedì 23 settembre 2010 alle ore 21.00 si terrà presso il circolo MELTIN' POP, via Roma 78/80, Arona la presentazione di Arabica Fenice, la nuova rivista letteraria Free Press dell'Associazione Culturale Menestrelli di Jorvik.

Ogni numero di Arabica Fenice affronta, attraverso saggi e racconti, un tema specifico che, dalla letteratura del passato ci porta a ragionare sulla nostra attualità.

Saranno distribuiti durante la serata il numero 1, "Caffé e Libertà" e il numero 2, "Moda e Morte".


sabato 18 settembre 2010

Loca sancta fra Piemonte e Lombardia


CONVEGNO DI STUDI
Loca sancta fra Piemonte e Lombardia. Letteratura e rappresentazione iconografica 8 e 9 ottobre 2010, Convento Monte Mesma, Ameno.

Programma:
Venerdì 8 ottobre ore 15,30

Presiede Prof. GABRIELE TRIVELLIN
Ministro provinciale dei Frati Minori del Piemonte
Saluto delle Autorità
Dott. FIORELLA MATTIOLI CARCANO
Presidente Associazione Storica Cusius

Introduzione

Prof. CARLO CARENA
I luoghi di culto sul Lago d’Orta a fine Seicento, dal IV libro ms. della Corografia di L.A. Cotta

Prof. ANTONIO CICERI O.F.M.
I loca sancta nell’agiografia francescana dei primi secoli

Prof.. LORENZO MONDO
Clemente Rebora alla Sacra di San Michele

Miasino, Chiesa Parrocchiale ore 21
Concerto con inediti di C. G. NOVARINA (1712-1790) eseguite dai CANTORI DI S. CIPRIANO
direzione ROBERTA GIAVINA, all’organo ALESSIO LUCCHINI

Sabato 9 ottobre ore 9, 45

Presiede Prof. EDOARDO VILLATA
Università Cattolica di Milano

Prof. VITTORIO NATALE
L’immagine di Oropa fra teatro barocco e sublime alpino

DOTT. ANNALISA ALBUZZI
Da Milano al Piemonte: i miracoli di san Carlo Borromeo tra letteratura e iconografia

Pausa

DOTT. CHIARA TANZI
Poesia e mistica nella Lombardia francese: la meditatio in “hebdomoda olivarum” di Lancino Curzio

DOTT. GIOVANNA VIRGILIO
Il caso dei santuari mariani di Mandello Lario e Limonta. Strategie devozionali e fortuna letteraria.


Sabato 9 ottobre ore 15

TAVOLA ROTONDA: Scrittori di fronte al sacro
Presiede. Ambasciatore UBERTO PESTALOZZA
Direttivo Associazione Storica Cusius

ROBERTO CICALA
BRUNA DELL’AGNESE
MARTA MORAZZONI
ROBERTO MUSSAPI

venerdì 17 settembre 2010

Ritorno



Quando si rientra dalle vacanze ci sono sempre un  sacco di cose da fare. Lo stesso vale se l'assenza non è stata  esattamente una "vacanza". 
Un po' alla volta vedrò di recuperare gli arretrati. Vi chiedo di portare ancora un po' di pazienza.

sabato 31 luglio 2010

San Maurizio, oltre la leggenda

La maggior parte degli storici contemporanei è orientata a ritenere che la storia dei martiri acaunensi sia sostanzialmente il frutto della invenzione di Teodoro, vescovo di Octodurum tra il 381 e il 393 d.C., probabilmente appoggiata sul rinvenimento di qualche antica sepoltura che avrebbe fornito le “reliquie” oggetto della successiva venerazione.

sabato 24 luglio 2010

Il parere degli storici sulla Legione Tebea




Quale realtà si nasconde dietro il racconto agiografico di San Maurizio e della Legione Tebea? Veramente una legione romana e cristiana, arruolata nella regione di Tebe in Egitto e comandata da Maurizio, si era rifiutata di perseguitare le popolazioni cristiane della valle del Rodano e fu massacrata per questo su ordine del tetrarca Massimiano tra il 285 e il 290?

giovedì 22 luglio 2010

A proposito dei draghi del Lago d’Orta



Vi appassionano i draghi?

Qualche tempo fa ebbi un incontro con il Maestro, il mio scettico e fumigante amico,  in cui parlammo a lungo dei draghi dell’isola. 

Se non vi ricordate quella storia, vi consiglio di andare a rileggerla qui. 

E se ancora non vi basta, ascoltate Punto Mistero, oggi.

domenica 18 luglio 2010

La lancia e la svastica



La lancia sacra di San Maurizio divenne uno degli oggetti simbolici più importanti d’Europa. Dai tempi di Ottone il Grande, il vincitore degli Ungari a Lechfeld nel 955, fino al 1806, quando Napoleone decretò la fine del Sacro Romano Impero, essa fu utilizzata nelle cerimonie di incoronazione degli Imperatori. Anche in seguito,  la lancia venne adoperata per l’incoronazione degli Imperatori austriaci e austro ungarici fino al  fino 1916, quando Carlo I d’Asburgo successe a Francesco Giuseppe.

sabato 17 luglio 2010

Se il Lago dei Misteri incontra Punto Mistero


Punto Mistero è una trasmissione in quattro puntate che William Facchinetti Kerdudo conduce il giovedì su Puntoradio in diretta alle ore 13-14 (in replica alle ore 20-21)

Giovedì 22 l’argomento della puntata saranno le creature mitologiche (draghi, elfi, folletti, mostro di Lochness, uomo falena, ecc.).

Ospite della puntata sarà Alfa dei Misteri per parlare dei draghi dell’isola di San Giulio e di altre storie.


Punto Mistero su  Puntoradio
Fm 96.3 - streaming www.puntoradio.net

Per sms in diretta: 389 96 96 96 0
Per testimonianze personali e suggerimenti: puntomistero@puntoradio.net
Il gruppo di “Punto Mistero” è su Facebook:

venerdì 16 luglio 2010

La fine di un incubo



Avevano saccheggiato tutta l’Europa, dalla Spagna al Bosforo, costringendo i sovrani ad umiliarsi e versare il tributo. Persino il superbo imperatore di Costantinopoli, la seconda Roma, aveva dovuto scendere a patti con loro. C’era solo una terra che resisteva alle loro incursioni. Da quando Enrico l’Uccellatore li aveva battuti, ventidue anni prima, per gli Ungari “Germania” era un nome della vendetta a lungo rimandata.

giovedì 15 luglio 2010

I Menestrelli colpiscono ancora…


... e presenteranno la nuova rivista letteraria Arabica Fenice venerdì 16 luglio 2010 alle ore 19.00 presso il locale Blues Café in viale Grandi 18 a Novara. 


Il primo numero di Arabica Fenice ha per tema “Caffè e Libertà”, così, per l’occasione sarà possibile degustare inediti cocktail a base di caffè.


L’Associazione Culturale Menestrelli di Jorvik, nata nel 2007, è formata da un gruppo di scrittori e grafici. Collabora con il programma Siamo in Onda dell’emittente radiofonica Puntoradio, organizza corsi di scrittura e serate di lettura.

mercoledì 14 luglio 2010

La lancia del destino




Enrico aveva trentasei anni, aveva un figlio, era vedovo ed era conosciuto soprattutto per la sua passione per la caccia con il falcone. Per questo divenne noto come Enrico l’Uccellatore. Matilde aveva sedici anni e lasciava il convento dove era stata cresciuta dalla badessa sua nonna per sposarlo. Iniziava così, nell’anno del Signore Novecentonove la storia di una dinastia che avrebbe cambiato il destino dell’Europa.

martedì 13 luglio 2010

I cavalieri dell’Apocalisse


«Il sole, lasciando il segno dell’Ariete, non aveva ancora occupato quello dei Pesci» dell’anno 899 quando un immenso esercito entrò in Italia da Oriente, aggirando Aquileia e Verona, città ben fortificate, per giungere sotto le mura di Pavia.
Lo sgomento per quell’attacco improvviso fu enorme. Quell’orda di cavalieri mai visti prima non solo parlava una lingua incomprensibile, ma distruggeva castelli, bruciava chiese, sgozzava persone di cui beveva il sangue direttamente dalle ferite e trascinava in catene centinaia di prigionieri, soprattutto giovani donne, verso un destino di schiavitù in una terra straniera.

Chi erano quelli che apparivano come mostri disumani, che riempirono per secoli l’immaginario collettivo dei popoli d’Europa di orchi (in francese “ogre”) rapitori di bambini?
La risposta, che i saggi trovavano con sgomento nell’Apocalisse, era di quelle da gettare nel panico il popolo: “Satana sarà scatenato dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarli alla battaglia.”
Anche perché giungevano voci e notizie di altri popoli, di altre orde, che da ogni parte assalivano le terre d’Europa. Vichinghi dal settentrione e da occidente, Saraceni da sud e “l’odiosa razza degli Ungari” da oriente.

Nella realtà storica gli Ungari o Magiari si erano insediati in quella che è l’attuale Ungheria nell’anno 896, quando Árpád figlio di Álmos aveva guidato sette tribù di lingua ugrica  a occupare il territorio dell’antica Pannonia, in larga misura disabitato dopo la distruzione del regno degli Avari ad opera dell’Imperatore Carlo Magno un secolo prima.
L’invasione dell’Italia nell’anno 899 non mirava alla conquista del paese, ma esclusivamente  al saccheggio. Popolo di cavalieri delle steppe, maestri nell’arte della guerra psicologica che faceva del terrore il suo principale strumento, gli Ungari evitavano di assediare le città murate e saccheggiavano le campagne, depredandole di bestiame e altri beni, prendendo prigionieri e pretendendo riscatti e tributi. I monasteri e le chiese, piene di oggetti preziosi e derrate alimentari, erano gli obiettivi ideali delle loro scorrerie, tanto più che essendo pagani non avevano alcun rispetto per gli edifici sacri.

A quei tempi l’impero, che Carlo Magno (800-814) aveva rifondato sognando che potesse emulare i fasti dell’Impero di Roma, era in piena decadenza. Dall’anno 887, con la morte di Carlo il Grosso, era sconvolto da discordie interne e lotte per la successione al trono imperiale.
Berengario del Friuli (Cividale del Friuli, 850 – Verona, 924) era re d’Italia ed uno degli aspiranti al titolo di Imperatore. A lui spettava affrontare la minaccia che giungeva da oriente e contro di essa si mosse con l’esercito.
Sul fiume Brenta ingaggiò battaglia con gli Ungari, che fuggirono davanti ai cavalieri pesantemente corazzati. Quando però, certi della vittoria, gli italiani si fermarono per il pranzo, gli Ungari, con una rapida manovra, tornarono all’attacco come nelle loro consuetudini. Il tiro inesorabile dei loro archi colse l’armata di Berengario del tutto impreparata. Come raccontarono cronisti dell’epoca, per la velocità fulminea del contro attacco, le frecce trafiggevano “il cibo nella gola di coloro che stavano mangiando”. 
La disfatta fu totale e lo stesso Berengario si salvò a stento pagando un enorme tributo e coprendosi di vergogna. A questa si aggiunse la condanna generale quando, invece di combattere quelle orde che annualmente tornavano per saccheggiare il suo regno, le arruolò per utilizzarle contro i suoi rivali.
Un esercito di mercenari, forte di cinquemila Ungari, fu scagliato contro Pavia. Quando si arrese la città venne distrutta e i cittadini furono massacrati, senza rispetto per le donne e i bambini.
La misura dell’ira era colma contro Berengario. A Verona nel 924 i congiurati lo pugnalarono alle spalle mentre pregava in ginocchio durante la messa.

La morte di Berengario, se poteva forse placare la sete di vendetta dei suoi nemici, era però assolutamente inutile nei confronti della minaccia rappresentata dagli Ungari.

Fu allora che un re con la passione della caccia comprese che per affrontare un nemico che sembrava essere l’incarnazione stessa del Male occorreva trovare un vessillo attorno a cui radunare le impaurite e disperse  forze del Bene… 


Parte 4 - Continua


parte 1
parte 2
parte 3
parte 4
Parte 5
Parte 6
Parte 7
Parte 8
Parte 9

lunedì 12 luglio 2010

I martiri tebei

La venerazione verso San Maurizio conobbe parecchia fortuna alcuni secoli dopo la data presunta del martirio. Con la caduta dell’impero, le massicce invasioni germaniche e la conversione dei nuovi padroni al cristianesimo, i santi soldati erano chiaramente molto graditi a genti che dell’uso delle armi facevano un elemento di distinzione.

Il racconto del martirio di un’intera legione, i cui effettivi regolari erano normalmente di circa seimila uomini (6660 secondo alcune versioni della Passio) suscitò però anche il desiderio di conoscere i nomi e le vicende dei molti martiri caduti con Maurizio.

domenica 11 luglio 2010

La leggenda della legione egiziana accampata ai piedi delle Alpi


Secondo la Passio Acaunensium martyrum (Passione dei martiri di Acauno), scritta da Eucherio vescovo di Lione (Lione 380 – 449/50) Maurizio era il generale di un'unità dell’esercito romano che portava il nome di “Legione Tebea”. Questo nome era dovuto al fatto che i suoi effettivi erano stati arruolati in Egitto, nella regione della città di Tebe. Eucherio raccontò la storia della Legione Tebea e dei suoi martiri, indicando il luogo del martirio in Agaunum (Saint Maurice-en-Valais) dove ancora oggi si trova l'Abbazia territoriale di San Maurizio d'Agauno.

Ecco a grandi linee la storia.

L’impero romano nel terzo secolo d.C. si era rivelato troppo vasto per essere guidato da un solo imperatore. Così era stato deciso che a governarlo fossero quattro tetrarchi (una loro statua è tuttora visibile a Venezia): due “augusti” aiutati ciascuno da un “cesare”, che dovevano regnare in armonia. Dei due augusti, tuttavia, uno spiccava per autorità. Era l’augusto Diocleziano, un soldato che aveva fatto carriera ed era salito al trono nel 284 d.C. dopo una serie di congiure di palazzo e violente guerre civili. Ora, secondo il racconto agiografico, Diocleziano ordinò alla Legione Tebea di lasciare la parte orientale dell’impero per difendere, agli ordini dell’augusto Massimiano, i confini occidentali di Roma dalle invasioni dei popoli barbarici.
Possiamo immaginare la meraviglia di questi uomini del deserto – che avevano attraversato il mare e poi percorso la verde Pianura Padana – quando si trovarono accampati ai piedi della barriera formidabile costituita dalle Alpi. Ma i Romani, questo è noto, avevano costruito un’ottima rete di strade, così per la legione non fu un problema valicare le montagne e passare dall’altra parte, nella terra chiamata Gallia.
Un tempo essa era stata patria di guerrieri valorosi , chiamati Galli, ma ora, più di trecento anni dopo la conquista realizzata da Giulio Cesare, era una terra pacifica di città ricche e industriose. Così prospera da suscitare il desiderio di razzia da parte delle tribù dei feroci Germani, che vivevano oltre il fiume Reno, in una terra in cui non esistevano città, ma solo villaggi isolati, circondati da selve e paludi.

La Legione del generale Maurizio si batté valorosamente contro i Germani, riuscendo infine a ricacciarli nelle loro terre oltre il fiume. A quel punto, tuttavia, l’augusto Massimiano, invece di rimandare a casa la legione, decise di utilizzarla per una missione imprevista. Nella valle del Rodano si era insediata una comunità cristiana. A quel tempo la fede in Cristo costituiva un gravissimo delitto, contro il quale erano comminate le sanzioni più gravi, compresa la pena capitale.
Ai Tebani fu ordinato di rastrellare i cristiani presenti in quelle terre perché fossero portati davanti al giudice e condannati. Qui però sorse un problema. I legionari erano tutti cristiani e dal comandante in giù si rifiutarono di eseguire questo ordine inumano contro i loro fratelli nella fede.
«Siamo tuoi soldati» scrisse Maurizio all’imperatore «ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il servizio militare, a lui l'integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita [...]. Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non le macchieremo col sangue degli innocenti [...]. Noi facciamo professione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamo che suo Figlio Gesù Cristo sia Dio... Ecco deponiamo le armi [...] preferiamo morire innocenti che uccidere e vivere colpevoli [...] non neghiamo di essere cristiani [...] perciò non possiamo perseguitare i cristiani».
Massimiano, dopo aver vanamente minacciato i ribelli ,ordinò di frustarli e poi di decimare la legione: un uomo ogni dieci fu messo a morte, secondo un’antica punizione dell’esercito. Poiché i soldati non si piegavano fu ordinata una nuova decimazione. Infine, vista inutile ogni minaccia, l’intera legione fu messa a morte. Solo pochissimi riuscirono a fuggire, riparando a sud delle Alpi.

È interessante conoscere anche le loro storie…

Parte 2 (continua)


parte 1
parte 2
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Parte 5
Parte 6
Parte 7
Parte 8
Parte 9

sabato 10 luglio 2010

Il santo patrono del paese dei rubinetti

Sulla sponda occidentale del Cusio, dove il lago fa una grande curva per allontanarsi dai paesaggi scoscesi dei monti e circondarsi invece di dolci colline boscose, in una grande piana un tempo dedicata al pascolo, sorge un paese il cui nome è famoso in tutto il mondo per la sua specialità.
Non sto parlando di dolciumi, o salami, o di qualche varietà d’ortaggio. Sto parlando di uno strumento prezioso, che ciascuno di noi utilizza più volte al giorno: il rubinetto.
San Maurizio d'Opaglio, così si chiama questo comune di poco più di tremila anime (in crescita, ci tengono a precisare i sammauriziesi), ha fatto della produzione di rubinetti e valvole la sua principale attività. A dire il vero non si fanno rubinetti solo in questo paese, ma in qualche modo esso detiene un primato produttivo che lo rende di fatto “la capitale” di un distretto industriale molto vasto e ancora combattivo, nonostante i mille problemi della crisi economica attuale.

venerdì 9 luglio 2010

Legge bavaglio



Una legge che limita la libertà di informazione.
Una legge che rende più difficile indagare sulla corruzione e la criminalità organizzata.
Una legge che vuole alterare gli equilibri democratici rendendo l’opinione pubblica sempre meno informata.
Una legge che è contestata da chi conduce indagini sulle mafie in Italia e all’estero.
Una legge contro la Costituzione.
Una legge che tutela solo la privacy di mafiosi, tangentari e corrotti.
Una legge di cui nessuno sente realmente il bisogno.
Una legge bavaglio.
Una legge vergogna.

Per questo dico no!

giovedì 8 luglio 2010

Il battello che navigò sulla terraferma


Nell’agosto del 1909 un gruppo di notabili ortesi decise di trasportare via terra, con un carro trainato da una macchina a vapore (una “Locomobile”), da Nizza a Gozzano, un battello da adibire a servizio pubblico di navigazione sul lago d’Orta.

Come si può facilmente intuire, considerando le condizioni delle strade agli inizi del Novecento, fu un’impresa quasi epica, con momenti di rischio reale anche per le vite di coloro che ci lavorarono, di difficoltà tecniche stravaganti e inusitate, di stralunata poeticità quasi felliniana.
Un trasporto che rimase nella memoria, come riportato da varie fonti, come quella che ne testimonia il passaggio da Borgomanero.

Questa storia, rielaborata in forma teatrale dal Teatro delle Selve verrà messo in scena (nell’ambito di TEATRI ANDANTI 2010 - X edizione), sulla spiaggia che vide l’inaugurazione della nuovissima imbarcazione.

Lo spettacolo, già proposto l'anno scorso con notevole successo, nasce da un’idea di Laura Pariani e Franco Acquaviva, con l’interpretazione di Franco Acquaviva, Domenico Brioschi, Anna Olivero, Michele Schneider, Marta Smaruj.
Testo originale e regia: Franco Acquaviva

Spiaggia del lido di Buccione, Gozzano, 22 e 23 luglio ore 20.30. In caso di pioggia: recupero 26 / 27 luglio


Per informazioni:
Teatro delle Selve
Sede Legale: Via Carmine 5, Vacciago - 28010 AMENO (NO)
Sede Operativa: SPAZIOTEATRO SELVE - Via Zanotti, 26 - 28010 PELLA (NO)
email: info(at)teatrodelleselve.it
Tel + Fax: +39 0322 96 97 06
Cell. +39 339 66 16 179

martedì 6 luglio 2010

Il misterioso rettile dell’Ossola: la risposta della scienza.




Nei giorni scorsi, l’amica Paesesommerso (che si sta guadagnando sul campo il titolo di “informatore” ufficiale del Lago dei Misteri) mi aveva segnalato un articolo apparso su Rivista Ossolana  n. 2 del 1997 riguardante un misterioso scheletro di rettile.
Ne era seguito un post pubblicato il 29 giugno “La strana storia del serpente con gli occhiali”

Avendo deciso di andare a fondo dell’argomento, Paesesommerso ha inviato copia dell’articolo di "Rivista Ossolana" al Museo di Storia Naturale di Milano per avere maggiori informazioni.
La risposta non si è fatta attendere ed è con molto piacere che andiamo a pubblicarla, con il consenso dell’autore, il Dr. Stefano Scali.

Il parere della scienza su questi argomenti è netto, come potrete leggere. Ed è giusto che sia così. In assenza di prove certe le leggende è bene che rimangano leggende. Se poi qualcuno riuscirà a dimostrare l’esistenza di qualche nuova specie animale, credo che i primi ad essere contenti saranno proprio gli scienziati.

lunedì 5 luglio 2010

Le favole del Pancatantra


Tornano Le favole del Pacatantra

Un antichissimo testo della cultura indiana ridotto per il teatro.
Il Pañcatantra, che significa letteralmente “cinque parti”, fu scritto probabilmente nel Kashmir nel secondo secolo a.C. sulla base di racconti molto più antichi. Nel Medio Evo diventa uno dei libri più conosciuti e tradotti al mondo.

Un’attrice e un musicista rendono agile, fresca e appassionante questa sua particolare riduzione teatrale.

MUTAMENTO ZONA CASTALIA 21:30 - SORISO

Con: Eliana Amato Cantone
Regia e drammaturgia: Giordano V. Amato
In caso di pioggia: da definire

Per informazioni:
Sede Legale: Via Carmine 5, Vacciago - 28010 AMENO (NO)
Sede Operativa: SPAZIOTEATRO SELVE - Via Zanotti, 26 - 28010 PELLA (NO)
P. Iva 01695070035

email: info(at)teatrodelleselve.it
Tel + Fax: +39 0322 96 97 06
Cell. +39 339 66 16 179

domenica 4 luglio 2010

Quando la notte si mangia le stelle




Giovedì 8 Luglio, alle ore 21, il circolo Operaio di Baveno ( via Libertà,30) ospiterà una delle “tappe” della rassegna di Arcinvetta, le serate culturali promosse dall’Arci VCO nei circoli.
Ospite, con il suo libro “Quando la notte si mangia le stelle” , un bavenese “doc”: lo scrittore Marco Travaglini. Insieme a lui, l’attrice Raffaella Gambuzzi che leggerà alcuni dei 45 racconti del libro.

Le storie sono quasi tutte ambientate a Baveno, tra il lago Maggiore e il Mottarone che incombe. Tra i luoghi-simbolo c’è anche il Circolo Operaio dove “ fuori, nella bella stagione, c`era sempre qualcuno che si sfidava sui campi da bocce, mentre gli altri avventori si dividevano tra coloro che sbirciavano la partita, leggevano il giornale, commentavano i fatti del paese o si lasciavano prendere la mano dal turbinio delle carte da ramino o da scopa”.
Il “campionario umano”, che anima le storie, è di prim`ordine. Uomini e donne dei quali si raccontano le storie strampalate, strappando sorrisi o qualche lacrima, sul fondale naturale di un ambiente straordinariamente bello com’è la sponda piemontese del Verbano.
Dall`osteria dei Gabbiani dove,soprattutto il sabato sera, “l`aria era densa come la nebbia di Milano” agli sguardi del Remolazzi che , tagliando il fieno nel suo prato, scruta il cielo che s’annuvola e dice al Bartolo Quand al Mutaron `l ga sù al capèl, mòla la rànza e ciàpa `l restèl. Il quale, guardando a sua volta il cielo, borbotta : “Sècunda mì, Remulazz, a l`è un tempural varesott: poca acqua e tant casott”. Che, tradotto, significa tanto rumore per nulla.
C’è la Baveno d’oggigiorno, quella di ieri l’altro e quella dei ricordi “d’antan”. Con le sue storie, oltre alle scorribande giovanili e alle vicende lacustri, Travaglini ricorda anche l’epoca in cui passava da Baveno il mitico “Simplon Orient Express” che – sferragliando e portandosi appresso il suo alone di mistero - collegava la stazione parigina della Gare de l`Est ad Istanbul. Infatti, dal 1919- a seguito dell`apertura del tunnel del Sempione – venne inaugurata questa nuova tratta ferroviaria, a sud delle Alpi:così, scendendo da Briga a Domodossola e da lì fino al lago Maggiore, le signore imbellettate potevano guardare dal finestrino i paesi e le isole del golfo Borromeo.

Fonte: lagodorta.net

venerdì 2 luglio 2010

I mondiali di Alfa


Nell’immaginaria biografia dell’autore di questo blog affidata al suo famiglio, non può mancare, di questi tempi un capitolo dedicato ai Mondiali di calcio. Non perché egli sia particolarmente appassionato di questo sport, ché al contrario ha smesso da tempo questo vizio, come fanno certi fumatori occasionali che ad un certo punto rinunciano al tabacco senza troppi rimpianti.
Sempre come alcuni di quei fumatori, tuttavia, occasionalmente si concede un sigaro. E questo vizietto si chiama Mondiali di Calcio. Magari non tutti, certo, ma quando la Nazionale supera i primi turni e il gioco comincia a farsi duro, diventa difficile resistere all’arcaico richiamo del tamburo che chiama la tribù a sostenere i suoi campioni. Come milioni di altri italiani ecco quindi anche il nostro sul divano a fissare il piccolo schermo, mentre l’adrenalina sale.

C’è però uno strano mistero connesso ai Mondiali. Per una curiosa coincidenza, quando la Nazionale supera i primi turni e si batte per il podio qualcosa di importante o insolito accade nella vita di Alfa. Per lo più, ma non solo, in campo sentimentale. Amori che nascono, storie che si chiudono, persone che compaiono nella sua vita, relazioni che evolvono e complicazioni impreviste.

Così mentre Rossi guidava la galoppata azzurra verso la vittoria, nella Spagna del 1982, sbocciavano i primi germogli del suo primo amore finito ai tempi di Italia ‘90. Nell’estate del 1994, invece, Baggio calciava sopra la traversa, assieme al rigore, anche i resti agonizzanti di una relazione che ormai aveva ampiamente superato i tempi supplementari. Aprendo peraltro la strada ad una complessa serie di eventi che portò all’incontro con Malikà…

In certi casi, però, accadono fatti davvero strani, come quello che accadde in occasione dell’ultimo mondiale. Ricostruiamo la scena. A quell’epoca Alfa non aveva ancora scoperto il Lago dei Misteri e la sua dimora non era sulla “Seconda Isola”, bensì in un appartamentino a ***. Qui, sedeva tranquillo sul divano, accanto a Malikà, guardando la famosa finale Italia - Francia.
Si era, grosso modo, alla metà del primo tempo quando, improvvisamente, il campanello suonò.
«Chi potrà mai essere a quest’ora e nel bel mezzo della partita?» si domandarono – grosso modo con queste parole – i due guardandosi l’un l’altro con fare interrogativo.
Senza staccare gli occhi dal televisore Alfa si avvicinò la porta e trovata a tentoni la maniglia domandò chi fosse, con la segreta speranza di aver sentito male o che qualcuno avesse inavvertitamente urtato il campanello, magari scambiandolo per l’interruttore della luce.
Non si trattava, tuttavia, di un errore, perché dall’altra parte della porta si udiva una voce che chiedeva aiuto. A voler essere più precisi si trattava della voce della vicina, che chiedeva soccorso per essere rimasta chiusa fuori di casa. A voler essere ancora più precisi Alfa capì cosa gli stava dicendo solo dopo aver aperto la porta ed essersela trovata di fronte.
Prima che qualcuno tra i lettori di sesso maschile cominci a fantasticare su una hostess vicina di casa rimasta chiusa fuori di casa avvolta solo da un asciugamano è opportuno precisare che la vicina non era avvolta in un asciugamano e tanto meno era una hostess.
Ciò appurato – in caso contrario non avrebbe certo lasciato la povera ragazza in una situazione così incresciosa – Malikà, che aveva seguito le prime fasi della vicenda, lasciò che fosse Alfa a risolvere la questione, continuando sul divano a seguire anche per lui la partita.

Petronilla, così chiameremo la vicina di casa, era una simpatica e arzilla signora sull’ottantina abbondante. Con un po’ di fatica Alfa riuscì a capire quello che Petronilla, tutta agitata, andava farfugliando. Era uscita per delle commissioni – inutile chiedere quali faccende dovesse sbrigare a quell’ora – e rientrando aveva trovato la porta del suo appartamento chiusa dall’interno.
Il responsabile di questo fatto increscioso altri non poteva essere che Arcibaldo – chiameremo così suo marito – ma la causa di questo insolito comportamento non era nota. Oltretutto il buon Arcibaldo non rispondeva ai ripetuti scampanellii alla porta.
Dopo aver timidamente provato a suonare e a bussare due o tre volte, Alfa poggiò decisamente l’indice sul campanello e lo tenne premuto per una trentina di secondi. Inutilmente. Dall’appartamento veniva solo il rumore della televisione sintonizzata sulla partita.
Nel frattempo Petronilla riuscì a dare ad Alfa il numero di telefono dell’appartamento, pregandolo di chiamare. Cosa che Alfa fece, ma solo per sentirsi dire da una voce femminile che il numero era inesistente. Evidentemente nell’agitazione Petronilla aveva scordato il proprio numero di telefono.
Messo da parte il cellulare, Alfa cominciò a passare in rassegna le possibili opzioni e le altrettanto possibili conseguenze. Chiamare i Vigili del Fuoco o i Carabinieri gli sembrava eccessivo fino a che non avesse avuto certezza di una situazione di emergenza. Già gli pareva di vedere le facce dei pubblici ufficiali disturbati in una sera in cui c’erano cose ben più importanti da fare.
Buttare giù la porta avrebbe forse potuto dare soddisfazione ad un certo impulso primordiale che andava aumentando man mano che i minuti passavano e la situazione non si sbloccava. Lo fece desistere però l’immagine della faccia del padrone di casa che gli chiedeva i danni sovrapposta a quella degli infermieri che gli fasciavano la spalla.
D’altro canto il povero Arcibaldo poteva essere in pericolo o in difficoltà ed un intervento deciso si rendeva sempre più urgente…
Nel frattempo Petronilla tornava alla carica con un nuovo numero di telefono. Sospirando Alfa riprovò a chiamare e questa volta udì il telefono suonare oltre la porta. Dopo quasi un minuto, una voce maschile rispose al telefono. Era Arcibaldo, era vivo e pareva stare bene.
Cercando di essere chiaro e conciso Alfa spiegò che Petronilla era rimasta chiusa fuori di casa; che sì, le chiavi le aveva, ma non poteva utilizzarle perché all’interno della serratura c’erano quelle di Arcibaldo; che se cortesemente avesse aperto la porta tutto sarebbe tornato alla normalità.
Quando ebbe terminato dovette tranquillizzare Petronilla, spiegandole che sì, aveva parlato con Arcibaldo; che stava bene; che ora sarebbe venuto ad aprire la porta.
Pausa. Una lunga pausa. Una lunga pausa riempita solo dalle parole di Petronilla che brontolava incessantemente contro Arcibaldo.
Circa cinque minuti dopo la porta si aprì e Arcibaldo apparve, con la faccia seccata di chi è stato disturbato mentre sta guardando una finale dei Campionati del mondo in cui gioca la Nazionale.
Ad Alfa non restava che salutare Petronilla; rassicurarla sul fatto che tutto era a posto; che no, non desiderava bere un caffè; che davvero non c’era nessun problema; che ora doveva proprio scappare.
Solo quando ebbe chiuso la propria porta alle sue spalle e girato la chiave nella serratura, Alfa poté tirare un lungo sospiro di sollievo.

Lago dei Misteri

giovedì 1 luglio 2010

Paperblog



Paperblog è una piattaforma partecipativa di informazione che si presenta come un magazine on-line dove gli articoli sono tratti dai  blog iscritti.
Il suo scopo è da una parte quello di offrire ai lettori l'informazione – normalmente sparsa nella rete – permettendo loro di restare su un'unica interfaccia; dall'altra quello di permettere ai blogger meno conosciuti di raggiungere un numero più elevato di lettori, farsi conoscere e allo stesso tempo
incontrare altri blogger.
Paperblog nasce proprio con l'obiettivo di localizzare e rendere visibili i contenuti più interessanti, originali e accattivanti per presentarli a un numero di utenti sempre maggiore.

Da qualche giorno anche il lago dei misteri ha aderito a questa piattaforma, nella rubrica cultura, con  i post pubblicati su  http://illagodeimisteri.blogspot.com

C’è anche una scheda con il profilo di Alfa  in cui trovate tutti gli articoli pubblicati.

martedì 29 giugno 2010

La strana storia del serpente con gli occhiali

Su Rivista Ossolana  n. 2 del 1997 (alle pag. 26-27) apparve un curioso articolo a firma di Fabrizia Spertino (devo la segnalazione all'amica Paesesommerso). In esso si parlava di uno strano animale i cui resti ossei erano conservati da due distinte persone. Il primo apparteneva al signor Marco Pianzola di Domodossola ed era stato rinvenuto, una quarantina di anni prima, nella nicchia in un muro di una casa di Croceo.
Si trattava dei resti ossei di un rettile strisciante, lungo circa trenta – trentacinque centimetri, con una particolarità insolita: due corte zampette anteriori di tre centimetri di lunghezza.

Due creature simili sarebbero state trovate negli anni Novanta del secolo scorso dal signor Giuseppe Costale di Mocogna all’Alpe Lusentino e sulla montagna sopra Mocogna. Ecco come racconta l’episodio Luca di Francesco: “intorno al 1990 due escursionisti raccolgono all'alpe Lusentino delle strane ossa, la ricostruzione sommaria porta ad un animale sconosciuto della lunghezza di circa 70 cm apparentemente rettile o sauro. Nel 1991 il Sig. Giuseppe Costale, raccogliendo funghi, rimane allibito di fronte ad una bestia inclassificabile: lunga circa 70 cm si muoveva zigzagando, aveva fianchi grigio chiaro e il dorso più scuro; il muso piatto era fornito di una cresta, gli occhi e lo sguardo inquietanti….nello stesso luogo trovò ossa che avevano le stesse caratteristiche di quelle rinvenute nel 1990. I resti sono stati mostrati agli specialisti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Milano e al Museo di Scienze Naturali e i risultati della ricerca non hanno dato, per ora, una valutazione esaustiva.”

Questi ritrovamenti si intrecciano misteriosamente con una serie di avvistamenti, anche recenti,   di una creatura misteriosa che parrebbe alla base delle tante leggende sul Sarpent dai vgiài (serpente dagli occhiali), o lo Sparsòr, animale dallo sguardo ipnotico capace di ammorbare l’aria anche a distanza con un tanfo vomitevole e pestilenziale.

Alcuni ritengono ci si trovi di fronte ad un caso di criptozoologia. Il Verbano Cusio Ossola sarebbe il luogo di dimora di una specie animale ancora non definita che nei secoli avrebbe ispirato le numerose leggende sul Basilisco e altri animali affini.

Fantasie? È possibile, naturalmente, ma non dimentichiamo che fino a pochi anni fa si riteneva una creatura leggendaria, frutto della fantasia di marinai pieni di fantasia e di alcol, anche il calamaro gigante. Gli eventi hanno invece dimostrato che questa mostruosa creatura che vive negli abissi più profondi ed è la preda dei capodogli con cui ingaggia lotte furibonde,  esiste realmente.

Chissà se un giorno anche il misterioso rettile con le zampe dell’Ossola avrà il suo posto nei manuali di zoologia. Del resto un “serpente con le zampe” esiste veramente: è un Anfisbena che si chiama Ajolote e vive in California. 

domenica 27 giugno 2010

Letteraltura

Anche quest’anno viene riproposto il festival LetterAltura, un’iniziativa che si propone di realizzare una manifestazione internazionale ricorrente dedicata alla letteratura di montagna, esplorazione e avventura.

Il programma prevede vari appuntamenti
 

A Verbania dal 23 al 27 giugno 2010 e nei primi tre week end di luglio nelle valli del Cusio e dell’Ossola
A Stresa e sul Mottarone, 3 e 4 luglio
A Cannobio e in Valle Cannobina, 10 e 11 luglio
A Varzo e all’Alpe Veglia, 17 e 18 luglio

Qui trovate gli ospiti

Per maggiori informazioni sul programma e il festival  http://www.letteraltura.it

venerdì 25 giugno 2010

Asini e filosofi




Mi piacciono gli asini. Li trovo molto intelligenti. Questa notizia perciò mi ha incuriosito molto. Ve la riporto integralmente.

Filosofi un po’ asini?

Sabato 26 giugno a Verbania presentazione di un pamphlet per interrogarsi sulla cultura di oggi

 In occasione di LetterAltura sabato 26 giugno 2010, ore 17.45 presso il Parco di Villa Pariani, si terrà la presentazione del libro di Francesca Rigotti e Giuseppe Pulina, Asini e filosofi: una riflessione sull’asino da Apuleio a Nietzsche fino al ciuchino di Shrek

 Appuntamento sabato 26 giugno 2010, ore 17.45, alla Villa Pariani di Verbania per la presentazione del libro, edito da Interlinea, Asini e filosofi che rappresenta «un’originalissima rassegna su ontologia, razionalità, sessualità e voce dell’asino, campione attualissimo dell’ibridismo e grande protagonista di metamorfosi». All’evento saranno presenti gli autori: Francesca Rigotti è un’esperta di metafore filosofiche, Giuseppe Pulina si è cimentato in studi su filosofi e animali; insieme cercheranno di individuare la filosofia dell’asino intesa non come la dottrina di pensiero di tale animale, ma il tipo di riflessioni che l’asino ha suscitato nel filosofo.

Diverse e singolari le riflessioni che compongono il pamphlet come quella che si sofferma sull’ “incanto di un raglio”: «Il verso dell’asino può produrre in chi l’ascolta un’eco suggestionante. Ruvido, possente, viscerale, il raglio non lascia indifferente chi lo ascolta. […] Di questo fa parola il principe Myškin, protagonista de L’idiota di Dostoevskij, nel ricordo dei suoi primi giorni in Svizzera. “Mi ricordo che riuscii a strapparmi a quello stato di torpore una sera a Basilea, al nostro ingresso in Svizzera, quando venni svegliato dal raglio di un asino sul mercato della città. Quel raglio d’asino mi colpì straordinariamente, chissà perché, e mi piacque moltissimo; da quell’istante, all’improvviso, fu come se tutto mi tornasse chiaro in testa”».

Un’altra interessante considerazione nasce dall’asino come protagonista di cartoon e film d’animazione: «Sul grande schermo l’asino guadagna in sicurezza e determinazione, sino a rasentare qualche volta la sfrontatezza. Mantiene sempre in sé la dolce goffaggine che anche agli occhi dei bambini sa trasformarlo in un amabile quadrupede. In realtà, non è una vera trasformazione, perché l’asino non è un animale camaleontico e opportunista. Quasi sempre l’asino è il terminale, il punto ad quem di un processo involutivo […] l’asino è sempre asino, perché, per usare le parole di Giordano Bruno, è più facile “inasinirsi” che “inumanirsi”, e questo vale anche nel fantasticante mondo dell’animazione».

 

Francesca Rigotti vive in Germania ma ha radici sul lago, a Ghiffa; insegna all’Università di Lugano e pubblica in campo saggistico. Tra i suoi successi recenti: La filosofia in cucina (Il Mulino) e per Interlinea La filosofia delle piccole cose (tradotto di recente all’estero) e Le piccole cose di Natale.

 

Giuseppe Pulina dirige la rivista “Mneme Ammentos” e si occupa di giornalismo scolastico. La sua ricerca filosofica si articola su più versanti: dal pensiero ebraico contemporaneo alla critica musicale e al rapporto tra filosofia ed etologia.


Francesca Rigotti, Giuseppe Pulina, Asini e filosofi, con tavole di Goya, presentazione di Paolo Cristofolini, Interlinea 2010, pp. 120, euro 14"




Fonte: Ufficio stampa Interlinea, via Pietro Micca 24, 28100 Novara, telefono 0321 612571, fax 0321 612636, ufficiostampa@interlinea.com, www.interlinea.com

mercoledì 23 giugno 2010

Il camminante

IL CAMMINANTE Spettacolo teatrale

Spettacolo itinerante nella natura

19:00 - ANTICA VIA DEGLI SCALPELLINI - S.MAURIZIO D'OPAGLIO

25/26/27 giugno

"Lo spettacolo, tratto dall’omonimo racconto di Laura Pariani, mette in scena la storia del “camminante” Julo che - come accade per Edipo - un destino più grande di lui conduce all’omicidio dei propri genitori. In seguito a questo gesto, Julo intraprende un cammino di autoritrovamento di sé, che lo porta ad attraversare terre lontanissime.
La morfologia dell’ambiente modifica di volta in volta l’aspetto visuale dello spettacolo e l’esperienza che di esso ne fa lo spettatore. secondo la modalità tipica del TeatroNatura. Gli stessi spettatori infatti, non si limitano ad assistere, ma entrano fisicamente nello spazio-tempo dell’evento teatrale.
Le musiche di scena, eseguite dal vivo dagli attori, sono da un lato il frutto di una ricerca nella tradizione polifonica contadina e dall’altro s’incentrano su alcune composizioni originali più in sintonia con una sensibilità contemporanea."


Dal racconto Il Camminante” di Laura Pariani
Ideazione e progetto: Franco Acquaviva, Anna Olivero
Regia e drammaturgia: Sista Bramini
Consulenza letteraria e musicale: Laura Pariani, Cesare Bermani
Con Franco Acquaviva, Sista Bramini, Camilla Dell’Agnola, Anna Olivero, Carla Taglietti
Oggetti di scena e costumi: Anna Olivero
Musiche a cura di Camilla Dell’Agnola
Una coproduzione Teatro delle Selve - O’ Thiasos TeatroNatura


POSTI LIMITATI. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA 0322 969706
In caso di pioggia: recupero i gg. 28/29/30 giugno

lunedì 21 giugno 2010

Un premio per i Cento Castelli



Ricordate il concorso bandito “I cento castelli” dall’Associazione “Parco culturale Ludovico il Moro – I 100 castelli di Novara” di cui avevo parlato a novembre?

Le opere dovevano riguardare il tema dei castelli con ambientazione e riferimenti a uno o più degli oltre cento castelli della Provincia di Novara o della Valle Verzasca in Svizzera, indipendentemente dal loro stato e proprietà attuali.

Ebbene, venerdì 25 giugno 2010 alle ore 21, in occasione di Promoterr, presso Palazzo Caccia Trivulzio Manzoni, a Sizzano si svolgerà la cerimonia di premiazione.

Maggiori informazioni su http://www.novara.com/100castelli.

La foto di apertura mi è stata gentilmente concessa dalla Dama del Lago.

domenica 20 giugno 2010

Statue lignee di Crocifissi e Santi nel Cusio dal Medioevo al Settecento


Venerdì 2 luglio 2010 alle ore 17,30 nella chiesa Parrocchiale di S. Biagio a Nonio si terrà la presentazione del progetto “Statue lignee di Crocifissi e Santi nel Cusio dal Medioevo al Settecento: una ricerca sul territorio”

Sono numerose le località del Cusio e della Vallestrona nelle cui chiese sono presenti simulacri lignei che raffigurano il Crocifisso e i Santi cari alla devozione popolare.
Scolpiti nei secoli scorsi, talvolta sono opera di prestigiosi artisti e delle loro scuole. Queste sante effigi sono ancora oggetto di venerazione e protagoniste di feste e processioni. Uno straordinario patrimonio artistico e storico, e significativa espressione religiosa, non ancora conosciuto nella sua totalità e nel suo pieno contenuto semantico.
L’Associazione Cusius, sempre con finanziamento della Fondazione Banca Popolare di Novara per il territorio, ha già realizzato fra 2008 e 2009 il censimento delle statue mariane lignee del Cusio, che nel corso della presentazione sarà collegato con l’attuale progetto, con cui si intende completare una ricerca mirata a far conoscere un vero “tesoro” per ora noto solo sporadicamente.
Ne deriverà un quadro omogeneo, ma vario per collocazione e riferimento storico, artistico, e devozionale che permetterà di definire un percorso tematico culturalmente significativo e nuovo.


Interverranno:

Avv. Franco Zanetta, Presidente Fondazione Banca Popolare di Novara per il Territorio

I Rappresentanti di: Ufficio Beni Culturali Diocesi di Novara e Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte

dott. Fiorella Mattioli, prof. Dorino Tuniz - coordinatori del progetto

Dott. Susanna Borlandelli, Dott. Marina Dell’Omo - Storici dell’arte


Il progetto è finanziato dalla Fondazione della Banca Popolare di Novara per il Territorio
Ideato da Associazione Storica Cusius

Con il patrocinio di: Parrocchia di San Biagio di Nonio

info: associazione.cusius@libero.it

sabato 19 giugno 2010

I morti che parlano e i misteri delle guide misteriose

 L'orecchio dei morti ad Orta
Nell’ottobre del 2008 mi recai in un luogo misterioso ad Orta, dove secondo la tradizione i morti parlerebbero. Accostando l’orecchio al muro del cimitero sarebbe possibile infatti udire misteriosi bisbigli.

Poiché non conoscevo con esattezza il luogo mi affidai al volumetto di William Facchinetti Kerdudo, “Guida ai Misteri del Lago Maggiore” (che i lettori più affezionati ricorderanno essere stata recensita su questo blog) che alla pagina 38 parla della “chiesa che bisbiglia” di Orta.

Vi era anche una fotografia del luogo, ma con mia grande sorpresa durante il sopralluogo trovai una ben poco misteriosa e alquanto rumorosa cassetta dell’ENEL.

Credevo che la questione fosse chiusa ed invece, grazie alla mia nuova amica e informatrice, “Paesesommerso”, ecco un colpo di scena.

Il punto in cui i morti parlerebbero non sarebbe affatto quello indicato dalla guida e che vedete in questa foto

Paese sommerso mi ha anche inviato delle foto che individuano chiaramente un grosso e misterioso incavo nella parete di pietra. Sarebbe quello l’orecchio dei morti!


Non mi resta che tornare sul posto per un nuovo sopralluogo…

Prima parte 
Terza parte

venerdì 18 giugno 2010

L’uovo si è schiuso



Una crepa nel guscio, un’esitazione iniziale e poi il becco che si apre la strada e dal guscio sortisce un variopinto uccellino. Si guarda attorno, dapprima esitante, ma poi presto la sua voce si alza ferma e decisa nel cielo ad annunciare al mondo la sua nascita.
Così, grosso modo, è nata in un mercoledì sera di un giugno piovoso dell’anno del Signore duemiladieci, l’Arabica Fenice. O per meglio dire, così si è presentata al mondo o meglio ad una saletta del Cortile Café di Novara.
Alternando la lettura di brani pubblicati sul primo numero, dedicato al tema “Caffè e Libertà”, a quella di brani inediti, i Menestrelli di Jorvik, coadiuvati da Fulvio Julita hanno intrattenuto piacevolmente i presenti che ora possono dire ad amici e conoscenti “io c’ero” brandendo la loro copia cartacea di Arabica Fenice, di cui sopra vedete una foto.


Non solo ogni numero ha un tema, ma esistono diverse “rubriche” o sezioni.

01. Il bicchier d'acqua. Prepara il palato al gusto del caffè
(è la citazione di un’opera d’arte che fa da tema al numero della rivista... può essere la frase di un testo, la riproduzione di un quadro, il fotogramma o la battuta di un film)
02. Il piattino. A supporto e sostegno di tutto il resto
(è il testo nel quale si cerca di collegare – in una rete di richiami, echi, e rapporti intertestuali – argomenti correlati a quello presentato dal bicchier d’acqua)
03. La tazzina. Il contenitore che unisce e raccoglie
(è il testo che fa da contenitore e, dunque, è l’editoriale che riassume, spiega, e presenta il numero della rivista)
04. Il caffè. L'anima dell'Arabica Fenice
(è il testo principale... quello attorno al quale ruotano tutti gli altri)
05. L'aroma. Il profumo che evoca senza mostrare
(è il testo più evocativo e poetico della rivista: offre spazio alla memoria, alla rievocazione, e al ricordo. È la nostra personalissima “madeleine”...)
06. Il cucchiaino. Rimescola e ribalta il punto di vista
(è ispirato al tema del bicchier d’acqua, e prende spunto dagli altri testi, ma per ribaltarne il
punto di vista... per offrire una nuova chiave di interpretazione)
07. Lo zucchero. Attenuta l'amaro e addolcisce il caffè
(è un testo ironico, o una vignetta allegra, per addolcire l’amaro, e per svagare il lettore)
08. Il latte. Macchia il nostro caffè di un colore diverso
(è il testo prodotto da uno dei nostri amici, che noi ospitiamo sempre molto volentieri)
09. La correzione. Un po' di spirito (critico) laddove necessita
(è lo spazio dedicato alla lettura critica e all’analisi dei testi di quanti vorranno chiedere un parere letterario alla redazione)
10. Il cioccolatino. Esalta e rafforza il sapore del caffè
(è un testo di complemento al caffè, ne riprende il sapore, e lo esalta)
11. I fondi di caffè. Dove cercare i segni del futuro
(è i testo che accoglie le nostre previsioni per il futuro... a volte è distopia, altre volte è utopia...)


Lo so quello che state pensando: una struttura di questo genere poteva venire in mente solo ad un Menestrello ebbro di caffè. E avete pienamente ragione. Anzi, per rincarare la dose,  probabilmente dopo essersi tracannati altri due caffè, hanno pure stabilito una "griglia", che deve essere tassativamente rispettata.

S: testo brevissimo da 1800 battute
M: testo medio da 4200 battute
L: testo large da 6.600 battute
XL: testo extra-large da 9000 battute

Un’assoluta follia, ne convengo con voi, ma proprio per questo estremamente contagiosa.
Una banda di giovanissimi, ma altrettanto agguerriti menestrelli, si sta dando un gran daffare per completare velocemente i numeri successivi.

giovedì 17 giugno 2010

Un libro di fiabe ad Armeno

Qualche giorno fa è stato presentato nella biblioteca di Armeno un libro di Elena Calligaro, dal titolo Le Avventure di Pilci Uilci.

Pilci Uilci è una gattina di 4 anni tutta colorata e, come dice il titolo stesso, è una tipa molto avventurosa! Questa gattina ha 4 coniglietti come amici e i loro nomi sono: Uno, Due, Tre e Trebis...

La segnalazione e la foto (in cui si vede l'autrice con il giornalista Vincenzo Amato, che ha presentato la serata) è di “Paesesommerso” un’amica che mi ha inviato alcune altre foto che trovate qui.

mercoledì 16 giugno 2010

L’uomo che liberò il caffè



Tra i brani scritti per il primo numero di Arabica Fenice ce n’è uno da me scritto per la sezione “latte”.
Il “latte” è l’ospite della rivista. Un ospite, in questo caso, che si è trovato bene e si è accomodato tra i Menestrelli. I maligni dicono per scroccare qualche bevuta, ma si sa che le malelingue non smettono mai di parlare…

Il pezzo s’intitola L’uomo che liberò il caffè e lo potrete leggere sulla rivista appena l’avrete tra le mani o avrete potuto scaricarla dal sito. E chi sarà questa sera alla presentazione potrà ascoltarlo in anteprima.

È una storia in tre parti, dedicata alla Moka express, al suo inventore e a quello che ha rappresentato per l’Italia del dopoguerra questo nuovo modo di fare il caffè.


Quando scrissi la storia, molti mesi fa, la crisi della Bialetti non era ancora cominciata, o forse più probabilmente, non era ancora esplosa pubblicamente.

Una quarta parte, in un certo senso, l’hanno scritta alcuni mesi fa i lavoratori stessi della Bialetti quando, durante una manifestazione svoltasi a Torino per attirare l’attenzione delle autorità, hanno deciso di compiere un gesto eclatante. Hanno offerto ai passanti il caffè preparato con grandi caffettiere. Un modo, garbato e intelligente, per ricordare a tutti la bontà delle storiche caffettiere.


Mi piacerebbe davvero poter leggere una quinta parte, un lieto fine a questa triste vicenda che mette a rischio molti posti di lavoro. E spero davvero che dalle ceneri di questo “Made in Italy” ridotto ad un epitaffio sulla tomba dell’industria delocalizzata, possa rinascere un’economia in grado di portare benessere e serenità a questa nostra Italia.

Si chiude qui questa lunga serie di post dedicata all’Arabica Fenice. Di seguito trovate l’indice completo della storia.

Un'ultima cosa: se vi chiedete se parteciperò alle Arabiche serate, ricordate che Alfa dei Misteri è


come l’araba fenice:
che vi sia, ciascun lo dice,

dove sia, nessun lo sa
.”




Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Settima parte
Ottava parte
Nona parte

martedì 15 giugno 2010

Arabiche serate

Per presentare la loro creatura, questa Arabica Fenice che spiega le ali e guarda al cielo, i Menestrelli di Jorvik hanno pensato di organizzare delle serate nei luoghi in cui essa si sente più a suo agio: i caffè.

La prima di queste “Arabiche serate” si svolgerà mercoledì 16 giugno, alle ore 19, presso Il Cortile Cafè a Novara, in Via Negroni, 2/B (tel 0321.398832).

Si racconterà come è nata Arabica Fenice, si spiegherà il perché di questo titolo e si presenterà il primo numero, il cui tema è “Caffè e libertà”. Ogni numero, infatti, ha un tema, attorno al quale ruota tutta la struttura della rivista.

Verranno date anche istruzioni su come consumare Arabica Fenice. Essa, infatti, non si limita ad un “caffè”, ma lo accompagna e lo esalta con varie rubriche e interventi, che portano il nome di “piattino”, “cioccolatino”, “latte”, “correzione”, ecc.

La serata prevede inoltre letture di alcuni dei brani pubblicati e di altro materiale inedito, scelto appositamente per allietare e movimentare la serata, rendendola un piacevole ritrovo.

Di più non posso dirvi, per non rovinare la sorpresa. Vi anticipo, però, che tra i brani del primo numero c’è n’è anche uno mio, di cui vi parlerò domani…

lunedì 14 giugno 2010

L’Arabica Fenice



In questi giorni vi ho condotto in un lungo giro per l’Europa, attraverso biblioteche, testi antichi e misteriosi. Vi ho parlato della Fenice, della magia della scrittura, e dell’amara bevanda giunta dall’Arabia.
Ebbene, è giunto il momento di parlare della Creatura cui i Menestrelli di Jorvik hanno pazientemente lavorato, raccogliendo gli indizi disseminati in questi giorni.

Si chiama Arabica Fenice ed è una rivista letteraria, un bimestrale di sopravvivenza culturale, tonificante per il senso critico e utile digestivo per sopravvivere ai tempi moderni.
Arabica Fenice non è una rivista come le altre. E, per trovarla, non serve a nulla andare in edicola o in libreria. Arabica Fenice ha il suo nido nei caffè, nei bar, e nei pub. Laddove, un tempo, nascevano le discussioni e le dissertazioni letterarie... Laddove tutto questo sta tornando, grazie ad Arabica Fenice.


La presentazione ufficiale della rivista avverrà mercoledì 16 giugno, alle ore 19 presso Il Cortile Cafè a Novara.

Se volete sapere in che modo verrà presentata e che parte ha avuto il sottoscritto in questa letteraria congiura dovrete seguirmi ancora domani, ma preparatevi ad un’Arabica serata…

domenica 13 giugno 2010

L'amara bevanda giunta dall’oriente


Nel 1627 veniva pubblicata, postuma, un’opera di Sir Francis Bacon dal titolo Sylva Sylvarum. In essa, tra vari altri argomenti, l’autore descrive una singolare usanza che in quegli anni si era diffusa nelle principali città dell’impero Turco.
In molti locali pubblici ci si trovava per consumare una bevanda amara di origine arabica e dalle proprietà rinvigorenti. Pochi anni dopo, nel 1645, aprivano in Italia le prime botteghe del caffè, che si diffusero rapidamente in tutta Europa.
Nel 1683 il Sultano dei Turchi inviò un grande esercito alla conquista di Vienna. Iniziò un lungo e terribile assedio che fu interrotto solo dall’arrivo di un esercito cristiano composto da vari contingenti europei. La disfatta dei Turchi fu tale che i superstiti fuggirono abbandonando i loro accampamenti al saccheggio dei nemici.
Secondo una storia che sa di leggenda, tra le moltissime mercanzie ritrovate, furono scoperti cinquecento sacchi di uno misterioso quanto ormai inutile “mangime per cammelli”. Un soldato polacco, comprendendo il reale contenuto dei sacchi, riuscì ad accaparrarselo, aprendo la prima bottega del caffè a Vienna.
Inebriate forse dalle proprietà dell’arabica sostanza, le menti europee cominciarono proprio nei caffè ad aprirsi alle idee liberali ed illuministe.



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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.