venerdì 20 novembre 2009

Il mio supereroe preferito


Preferite i supereroi granitici e invulnerabili (kriptonite a parte), come Superman, o i supereroi con super problemi, come Spiderman?

I supereroi tenebrosi, come Batman? o le sensuali super eroine alla Catwoman?


Di questo si parlerà sabato sera (martedì in replica, sempre dalle 21 alle 24) a Siamo in Onda, il Talk Show di Puntoradio.

Se volete potete rispondere alla domanda.

Qual è il tuo supereroe preferito e perché?

I vostri commenti saranno letti alla radio.

In questo caso vi dirò che il mio preferito è Rat Man, il super eroe della risata, scritto e disegnato dal mitico Leo Ortolani.
Se volete sapere il perché andate a rileggere questo post.

giovedì 19 novembre 2009

Una cortesia


Il post, o meglio l'immagine, di ieri ha suscitato un gran trambusto.

Lettori o, meglio, soprattutto lettrici inferocite mi hanno assediato per ore stazionando sotto casa con in mano forconi e cartelli di protesta.
E la situazione all’interno delle mura non era migliore. La vipera Cornelia me ne ha dette quattro, impiegando due ore buone per farlo. Il suo compagno Sempronio mi ha guardato irato e sibilando ha agitato la coda come un severo indice disapprovante. L’Orango Tango si è messo ad urlare a più non posso facendomi le boccacce. I due Cocco Drilli hanno manifestato improvvisamente uno smisurato appetito. L'Aquila Reale ha dispiegato le ali e con un potente grido si è alzata in cielo quasi a voler lasciare un luogo si immondo. L'elefante ha barrito e mi ha agitato contro la proboscide. Il gatto pareva fuori di sé dalla rabbia e mi ha fatto a pezzi le tende. Il topo, ha approfittato del macello per saccheggiare la dispensa lasciandomi senza i cereali per la colazione.
Sembrava di essere nella Fattoria degli animali di Orwelliana memoria, nei giorni tragici e gloriosi della rivoluzione animalesca!

Lo stesso Volpicini si è arrabbiato molto con me e mi ha fatto una telefonata durissima in cui ha annunciato severissime azioni legali nei miei confronti. Volpicini infatti sostiene che la foto era offensiva nei suoi confronti: lui, per quanto beva, non si riduce mai in uno stato così penoso.
Insomma, se non entra presto in vigore una qualche leggina che introduca la prescrizione breve per tutti i reati che pare abbia commesso (cosa assai improbabile in un Paese che è considerato la culla del diritto), temo mi toccherà passare i prossimi anni dietro le sbarre.

Così prima che anche Malikà si svegli e metta mano al suo “gatto a nove code” ho deciso di correre ai ripari. O meglio di correre a Canossa.
Se nemmeno questo dovesse bastare ad emendare il mio errore imperdonabile , vi chiedo almeno una cortesia: mi portate un po’ di arance in carcere?

PS
Nel frattempo il mio famiglio, Lago dei Misteri, sghignazza alle mie spalle e dice che non avrei potuto combinare un tale pasticcio nemmeno se avessi fatto apposta…

mercoledì 18 novembre 2009

Un errore imperdonabile

Il mio famiglio, Lago dei Misteri, ha commesso un errore imperdonabile. Ha dimenticato di allegare al post in cui parla dell'Avvocato Volpicini una sua fotografia.
Per la serie "mi tocca fare tutto da solo", rimedio io oggi.

Se non ricordate di chi stiamo parlano, potete andare a leggere questo post.

domenica 15 novembre 2009

La carica dei Seicento




E così, passo dopo passo, alternando un trotto lento al galoppo, siamo arrivati a 600 post. Ho pensato di celebrare questo piccolo traguardo con la citazione di un film.

La carica dei Seicento (The Charge of the Light Brigade, 1936) è una pellicola diretta da Michael Curtiz ed interpretata da Olivia de Havilland e Errol Flynn ed è ispirata ad un fatto storico.

La guerra di Crimea (1853-1856) vide contrapposta all’Impero Russo un’alleanza che univa Inghilterra, Francia, Turchia e Piemonte. Durante questa guerra, che per inciso consentì al Piemonte (allora Regno di Sardegna) di guadagnarsi quelle simpatie europee che furono preziose per il processo di unificazione dell’Italia, la battaglia più famosa è probabilmente quella di Balaclava. La località era sede del campo britannico e fu oggetto di un attacco russo mirante a rompere l’assedio alla strategica fortezza di Sebastopoli. In quell’occasione avvennero due famosi episodi della storia militare britannica.

La sottile linea rossa

Il primo fu la resistenza della sottile linea rossa, quando la fanteria del 93° Highlanders, disposta su una lunga fila di due uomini ricevette l’ordine di fermare la carica della cavalleria russa in questi termini: "Da qui non c'è ritirata uomini. Dovete morire là dove vi trovate". La risposta fu: “Se è quello che serve lo faremo". E così fecero, in effetti. In un’epoca in cui i fucili erano lenti da caricare e ogni pallottola non poteva essere sprecata, gli scozzesi attesero immobili che il nemico arrivasse a 50 metri di distanza prima di aprire il fuoco. L’effetto fu devastante e la cavalleria russa fu costretta a ritirarsi.

La Carica dei Seicento

Il secondo episodio, la Carica dei Seicento, è passato alla storia soprattutto come esempio dell’ottusità dei comandi militari. Dopo aver respinto la cavalleria russa, alla cavalleria inglese fu ordinato di attaccare i Russi che si erano impadroniti di alcuni pezzi di artiglieria. L’ordine però venne frainteso e così, invece di dirigere l’attacco contro un’altura vicina, questo venne lanciato contro le postazioni di artiglieria in fondo ad una valle lunga due chilometri. Rendendosi conto dell’errore il comandante riuscì a fermare in tempo la cavalleria pesante. Purtroppo a quel punto la Light Brigade, la Brigata di cavalleria leggera composta da circa 660 uomini e cavalli, era ormai lanciata in quel tritacarne che da allora prese il nome di Valle della Morte.




La Carica della Light Brigade vista dalle postazioni russe.


Sulle alture di fronte e sui fianchi della cavalleria inglese erano posizionate la fanteria e l’artiglieria russa che immediatamente aprirono il fuoco sugli attaccanti. Oltretutto la distanza dell’obiettivo dell’attacco era tale da costringere la Brigata leggera a procedere al trotto per buona parte della valle per non sfiancare i cavalli. Così per molti lunghissimi minuti i cavalleggeri inglesi rimasero sotto il fuoco dei fucili e dei cannoni.



Per non disobbedire agli ordini ricevuti la Brigata, per quanto decimata e circondata da ogni parte, continuò l’attacco, scontrandosi infine con gli artiglieri russi in fondo alla valle e costringendoli alla ritirata. Fu una vittoria inutile, perché quella posizione non poteva essere in nessun modo tenuta e la Brigata dovette ripiegare. Le perdite tra bipedi e quadrupedi furono tali che alla fine della battaglia solo 195 uomini erano ancora a cavallo.

I sopravvissuti alla carica

Il coraggio dei Seicento fu reso celebre dal poeta Tennyson nel poema The Charge of the Light Brigade. e ispirò anche The trooper degli Iron Maiden .
Curiosamente un cavaliere fantasma proveniente da Balaclava compare anche in El Fantasma Del Ziu Gaetan di Davide Van De Sfroos .

L’episodio fu definito un inutile bel gesto e fu nei fatti un bagno di sangue causato dall’incompetenza dei comandanti. Esso colpisce l’immaginazione, credo, proprio perché rappresenta un sentimento comune. L’idea che, troppo spesso, tutti noi siamo in un modo o nell’altro costretti a subire decisioni dettate dalla stupidità e dall’incompetenza di chi comanda. E che la situazione possa essere salvata solo dalla capacità dei singoli di trovare il coraggio e la forza di unirsi per affrontare, costi quel che costi, nemici soverchianti.
Oggi chi comanda non indossa un’uniforme e non va a cavallo, ma i nemici contro cui ci lascia soli a combattere (siano la crisi economica, la corruzione, la malavita, e tanti altri) richiedono ancora tanto coraggio da parte nostra.

Non so dire se la carica dei Seicento post di questo blog possa sortire qualche effetto. Anch’essi sono stati lanciati allo sbaraglio senza una strategia precisa. Mi auguro, quantomeno, che possano essere considerati “un bel gesto”.

sabato 14 novembre 2009

Questa è una segreteria telefonica…


Oggi sono fuori sede. Mi potete trovare presso la Bottega del Mistero, oppure lasciare un messaggio dopo il BIP.

BIIIP

venerdì 13 novembre 2009

Una telefonata allunga la vita…


...raccontava una pubblicità di qualche anno fa.

Domani sera potrete mandare un SMS 389.9696960 a Siamo in Onda su Puntoradio per raccontare le vostre esperienze col telefono, oppure, rispondere qui a questa domanda:

Hai una notizia bellissima a chi telefoni per primo?

I commenti saranno letti in diretta sabato sera (dalle 21 alle 24) e in replica il martedì sera.

giovedì 12 novembre 2009

L'Intortatore


Non so bene come definire il personaggio di cui vi parlerò oggi.
Partiamo dal nome. Alfa lo chiama l’Intortatore per via della sua abitudine ad ingannare le ragazze. Un’amica di Alfa, Pupottina, ha proposto di chiamarlo l’Intortoratore. Questo perché le tortore sono notoriamente uccelletti ingenui e curiosi, facili quindi da far cadere nella rete.
Comunque vogliate chiamare il personaggio sembrerebbe chiaro quale sia il suo interesse principale. Invece viene da sospettare che al primo posto nei suoi pensieri ci sia piuttosto la sua automobile. L’elemento in questione, infatti, è di quelli capaci di abbandonare una bella ragazza sul marciapiede solo perché il colore del suo vestito fa a pugni con quello degli interni della sua Porsche.
Infine, devo dire che Alfa non lo considera affatto un suo amico. Diciamo che lo tollera a malapena e che non perde occasione per punzecchiarlo. Fatica sprecata, devo dire, perché pare fatto dello stesso materiale delle ruote della sua macchina, per cui rimbalza qualsiasi battuta. Forse, sospetto io, perché semplicemente non la capisce.
Ad ogni modo per praticità inseriamolo tra gli amici di Alfa, continuiamo a chiamarlo l’Intortatore e diciamo che il suo cuore è ugualmente diviso tra pupe e motori.
L’Intortatore è di quelli che entrano nel bar esclamando:
«Ahhhh, sapeste cosa mi è successo ieri sera!»
Segue l’immancabile, ignobile, teatrino durante il quale finge di essere un gentiluomo che non può rivelare il nome della sua ultima preda, infine, raccomandando a tutti di mantenere il segreto, vuota il sacco, raccontando ogni minimo dettaglio. Naturalmente solo i più sprovveduti crederebbero alle sue storie.
«Avventure che per metà sono inventate e per l’altra metà sono di fantasia» ridacchia Alfa « In particolar modo si vanta di alcune VIP della TV che avrebbe avuto modo di conoscere intimamente. Nessuno naturalmente è in grado di verificare le sue affermazioni. Noi fingiamo di credere a questo dongiovanni di provincia munito di Porsche e ci ridiamo su. Quanto meno sa raccontare storie e questa è una virtù non da poco. »

Una delle (poche) qualità dell’Intortatore è di raccontare, soprattutto quando il gruppo degli amici dell’aperitivo è ristretto, anche le disavventure che gli capitano.
Anche in questo caso è difficile capire quanto queste sue storie, per lo più on the road, siano vere e quanto siano il frutto delle nebbie alcoliche che aleggiano attorno al suo sfrenato narcisismo.
In ogni caso Alfa le annota e le pubblica. In questo modo abbiamo avuto modo di leggere del suo incontro con un’autostoppista fantasma (qui anche in video ) o del misterioso caso accadutogli nella notte di Capodanno.

Lago dei Misteri

martedì 10 novembre 2009

Quando (non) vidi l’uomo della pace.



Era una bella giornata quel primo giorno di dicembre a Milano ed era pomeriggio. Camminavo a passo veloce nella Piazza del Duomo diretto verso la metropolitana, ma quando la raggiunsi scoprii con sorpresa che era chiusa. Domandai alle persone presenti cosa stesse accadendo. Qualcuno, indicando le transenne che chiudevano il lato della piazza verso la Galleria, mi rispose che stava arrivando Mikhail Gorbachev e che la metro era stata chiusa per ragioni di sicurezza. Non ero arrivato in quel luogo per vederlo, ma a quel punto ero praticamente bloccato nella piazza. Così, mi armai di pazienza ed aspettai. In breve una folla enorme si radunò nella piazza.
Vi dico subito che non vidi Gorbachev. Troppo alta era la folla e, credo, troppo bassi sia io che lui da questa e dall’altra parte di quel muro umano. Ma ciò non ha alcuna importanza naturalmente, anche perché, come tutti, l’ho potuto vedere molto meglio in varie occasioni televisive.
Quello che mi colpì, invece, fu lo sguardo degli uomini della sua scorta. Giganti dai capelli rasati i cui volti sovrastavano la folla ad una decina di metri da me. Appartenevano, presumo, al famigerato KGB, una polizia segreta il cui solo nome bastava a suscitare un tremito di paura nei sudditi di quei regimi. Erano certamente addestrati ed armati. Eppure quel giorno, nei loro occhi lessi lo sgomento.
L’uomo che dovevano difendere aveva deciso di fare una passeggiata fuori programma in mezzo alla folla di un paese che apparteneva ad un’alleanza militare ostile, nel cuore di una città che non conoscevano e soprattutto non controllavano. Dietro un’esile transenna di metallo si accalcavano centinaia o forse migliaia di persone che non erano state portate in quel luogo da una sapiente regia, che non erano controllate da nessuno.
Un quadro da incubo per qualsiasi responsabile della sicurezza. Eppure non servivano le armi o la paura per difendere quell’uomo a capo di una macchina militare che avrebbe potuto cancellare quella stessa città con un solo missile. Perché quelle persone che si accalcavano tendendo le mani erano venute spinte dalla curiosità di vedere e salutare l’uomo della pace.
Nemmeno un mese prima il Muro di Berlino era crollato e con esso il regime che l’aveva edificato. Anche gli altri governi delle repubbliche comuniste dell’est europeo stavano pacificamente (con l'eccezione della Romania, alla fine del 1989) collassando una dopo l’altra, senza trovare la forza o la volontà di opporsi alla richiesta di libertà che veniva da quei popoli.
Tutto ciò era reso possibile dalla volontà, espressa dal segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev, che aveva dichiarato di voler perseguire una via pacifica e libertaria al socialismo. Che aveva accettato la sfida lanciatagli il 12 giugno 1987 dall'allora presidente USA, Ronald Reagan, che parlando davanti alla Porta di Brandeburgo aveva detto: «Signor Gorbaciov, se lei cerca la pace, se cerca prosperità per l'Unione Sovietica e l'Europa dell'est, signor Gorbaciov venga a questa porta, apra questa porta e abbatta questo muro.»
Rinunciando all’arma del terrore, utilizzata massicciamente dai leader comunisti sovietici da Lenin a Stalin e dai loro epigoni minori, Gorbachev accettava, per costruire un futuro di pace e prosperità, di veder crollare l’intero impero sovietico ed eventualmente perdere egli stesso il potere. Cosa che puntualmente accadde.
E lo sgomento che vidi negli uomini del KGB era la consapevolezza di vedere quanto la macchina di controllo di cui erano un ingranaggio fosse giunta al capolinea.
Vent’anni dopo, benché molte cose siano successe da allora e molti altri problemi siano sorti a turbare le nostre vite, credo sia giusto rendere merito all’uomo che rese possibile l’impossibile.



Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev


«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.» (Mt, 5, 9).

lunedì 9 novembre 2009

Venti anni dopo


Mi sono interrogato a lungo su come avrei potuto raccontare ad un mio figlio di vent’anni ciò che rappresentò la caduta del Muro. Il Muro, senza bisogno di aggiungere una specificazione di luogo perché per noi, diventati adulti prima della sua caduta, quello di Berlino non era un muro qualsiasi, era il Muro.
Un Muro che era il simbolo di una Cortina di Ferro scesa dopo il secondo conflitto mondiale a sequestrare in un’immensa prigione decine di milioni di uomini, donne e bambini.
Un Muro che divideva il mondo in due parti, che si spiavano minacciose, ciascuna con il dito pronto a premere un bottone su cui era scritto “Guerra Atomica” o, detto altrimenti, “Apocalisse nucleare”.
Un Muro che divideva le coscienze. Allora (allora, si badi, non oggi) si doveva essere “di qua” o “di là”, anche se spesso turandosi il naso per non sentire la puzza che emanava dal cortile della propria parte. Perché sentirla, vederla e soprattutto ammetterla, avrebbe fornito un’arma in più ad un nemico che sembrava già fin troppo agguerrito.

Mi sono interrogato, dicevo. Mi sono chiesto come e se parlare di quello che accadde venti anni fa, il tempo di una generazione. Questo è un blog di racconti e finzioni, ma è pur sempre un blog, un diario virtuale e mi è parso giusto quindi andare a rileggere cosa scrissi nel mio diario di carta allora.
Occorre dire che fu un anno straordinario il 1989, uno di quegli anni che entrano nella storia perché segnano una cesura tra un “prima” ed un “dopo” e finiscono subito nei libri di storia.
I mesi precedenti erano stati segnati da grandi progressi nelle trattative tra Occidente ed Oriente e da aperture interne all’Unione Sovietica tali da far sorgere grandi speranze. Da mesi, inoltre, le persone che tentavano fuggire da quello che molti, da questa parte del Muro, si ostinavano ancora a descrivere come un paradiso in terra (ricordo chiaramente le lettere ai giornali scritte da chi, tornando dai viaggi organizzati oltre Cortina, non si rendeva conto di essere stato vittima di una colossale messinscena propagandistica), erano diventate centinaia e poi migliaia, grazie ad un primo varco aperto dall’Ungheria.
Ma pochi mesi prima avevamo assistito, impotenti, anche al massacro del sogno di libertà degli studenti cinesi sotto i cingoli dei carri armati sulla piazza di Tienanmen . Il fantasma di Budapest e quello della Primavera di Praga erano lì a ricordarci come dall’altra parte del Muro ci fosse un Potere capace di qualsiasi cosa. Sarebbe bastato un ordine del Cremlino e i carri armati dell’Armata Rossa si sarebbero nuovamente messi in marcia per sparare sugli studenti, sugli operai, sul popolo. Quel giorno però fu chiaro che l’ordine non sarebbe arrivato.

«Giornata storica» annotai. «Le autorità di Berlino Est hanno concesso l’apertura delle frontiere con l’ovest. Decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine “per vedere le luci di Berlino Ovest” queste le loro parole. Un migliaio si sono fermati ad Ovest. Era commovente vedere migliaia di persone in fila per entrare nella parte occidentale. Sembravano avere "fame e sete" di libertà.»

Certo, non mancava chi storceva il naso, notando qualche centinaia di persone che entrava nei "decadenti" sexy shop occidentali. Probabilmente guardava questi per non vedere le decine di migliaia di mani che con ogni attrezzo iniziavano a demolire il muro.
Era un mondo che finiva. Lo si leggeva chiaramente negli occhi esterrefatti dei VoPos, i temutissimi agenti della Polizia Popolare che fino a pochi giorni prima avevano l’ordine di sparare per uccidere su chiunque tentasse di varcare il confine.

Quegli stessi agenti che nelle concitate ore di quella notte furono abbandonati senza ordini di fronte a migliaia di persone che chiedevano di passare “dall’altra parte” , anche solo per poche ore. Una marea montante che a quel punto non poteva essere più fermata. Così i VoPos avevano deciso di ragionare con l’intelligenza del cuore e non con l’ottusità della burocrazia, aprendo il confine e con esso una falla che significava il disfacimento dell’intero blocco comunista.



Il senso di quell'evento fu questo. Il popolo aveva smesso di avere paura, aveva alzato la testa e aveva pacificamente reclamato la sua libertà. Quella notte essa gli era stata restituita.
Il merito di aver reso realtà quello che fino a pochi mesi prima era parso un sogno impossibile va principalmente ad un uomo, Mikhail Gorbachev.
Di lui vi parlerò domani.

sabato 7 novembre 2009

Case Maledette

Ci sono case piccole ed altre grandi. Alcune sono lussuosissime ed altre sembrano restare in piedi per miracolo. Ci sono case da sogno ed altre da incubo.

Vedete la vostra casa come un sicuro rifugio? Ebbene, oggi parleremo di case da cui, chi è entrato, non vede l’ora di fuggire. Case in cui ci sono soffitte polverose, in cui le ragnatele sono però l’ultimo dei problemi; dove le stanze sono tutte accessibili, tranne una, la cui porta è meglio non aprire; con cantine simili a labirinti in cui potreste perdere l’orientamento e trovarvi in luoghi che vanno oltre ogni orrore immaginabile...

Oggi parleremo di queste casa, ma non qui.

Dove lo faremo? Naturalmente nella Bottega del Mistero. Vi aspetto!

venerdì 6 novembre 2009

Casa dolce casa


La casa della famiglia Addams


Abbiamo parlato ieri del bagno e dei suoi rubinetti. Allarghiamo oggi il discorso a tutta la casa, perché il tema della puntata di domani sera a Siamo in Onda, su Puntoradio, è proprio “la casa”.

Ci sono case bellissime e meravigliose e altre in cui pare concentrarsi un orrore indicibile. Di queste ultime parlerò domani nella Bottega del Mistero, sul blog di Siamo in Onda.
Oggi però lasciamo da parte le tenebrose presenze e parliamo di cose allegre.

Allora diteci, quale stanza della casa vi rappresenta?

I commenti migliori, come sempre, saranno letti in diretta a Siamo in Onda sabato sera dalle 21 alle 24, in replica il martedì sera.

giovedì 5 novembre 2009

Il rubinettaio


Il Rubinettaio è un amico storico di Alfa. Storico non solo perché la loro amicizia è iniziata nel millennio precedente. È infatti uno degli amici di infanzia di Alfa, di quelli che si trovavano almeno una volta a settimana per giocare a pallavolo o a Monopoli e qualche volta a Risiko. Ora hanno smesso di giocare (a quei giochi quanto meno) e si occupano di altro, ma Alfa ed il Rubinettaio hanno ripreso l’abitudine di vedersi almeno una volta alla settimana per prendere un aperitivo, pranzare o cenare assieme.
Il Rubinettaio è uno dei tanti, in questa zona del Cusio, che si occupano di produrre o lavorare i rubinetti. Oggetti che tutti abbiamo in casa e a cui raramente prestiamo attenzione, salvo che non si rompano. Solo allora ci rendiamo conto di quanto importanti siano.
Assieme a tanti suoi colleghi e concorrenti, si occupa di far si che i rubinetti che l’idraulico ci installa non perdano e facciano anzi un’apprezzabile figura nei nostri bagni, che assomigliano sempre meno a quei bugigattoli maleodoranti dei nostri nonni e sempre più a dei saloni di bellezza o alle terme degli antichi romani.
Da quando poi Alfa ha scoperto l’esistenza di un Museo del Rubinetto è rimasto particolarmente colpito dalle cento e uno curiosità che ruotano attorno a questo oggetto. Ed essendo curioso come un gatto, pone sempre mille domande al suo amico rubinettaio che pazientemente risponde, spiegando come un lingotto di ottone si trasformi magicamente in un prezioso dispensatore d’acqua.
Certo, i due non parlano solo di rubinetti. Parlano anche di leggende , di altri misteri, e, ovviamente, di fatti privati, ma buona parte di queste conversazioni non può essere rivelata…

Ma voi, amici, diteci: in che rapporto siete con il rubinetto del vostro bagno?
E quanto tempo passate in questo luogo così intimo della casa?


Lago dei Misteri

domenica 1 novembre 2009

Il giudizio ai lettori!

Si è conclusa ieri la prima parte del concorso “Racconta il tuo mistero 2009”. Accogliendo l’invito lanciato dal Il Lago dei Misteri alcuni blogger hanno deciso di raccogliere la sfida, iscrivendo i loro racconti.

Inizia ora la seconda fase del concorso, che si concluderà il 30 novembre 2009. Starà a voi votare i vostri racconti preferiti per selezionare i tre finalisti che saranno valutati dalla giuria.

Per farlo potete lasciare un commento a questo post ovvero su Facebook (qui) indicando il titolo dei vostri tre racconti preferiti tra quelli partecipanti al concorso. I voti che non conterranno tre preferenze saranno considerati nulli.

I partecipanti ed i componenti della giuria sono esclusi dal voto.


Ed ecco a voi i racconti iscritti

Francesca: La prima caccia selvaggia

Francesca: Perché se ne vanno se regali loro un vestito

Roberto: La Falida: l’antica leggenda ritorna?

Silvia: Coldragone

Stella: La Berta Filava

Vele: La pulzella Gaia

sabato 31 ottobre 2009

Un incontro fatale

C’era un uomo di San Maurizio d’Opaglio che lavorava nelle cave di granito di Alzo. Le sue forti braccia picchiavano tutto il giorno sui cunei di ferro, per staccare lastre di pietra dagli immensi blocchi, strappati con le mine alla montagna.
Per andare al lavoro percorreva a piedi l’antica strada che passava tra i boschi, accanto alla cascata. Un luogo di precipizi e paludi, di quelli da attraversare rapidamente, con passo veloce e senza guardarsi troppo attorno.
Circolavano strane storie su quel posto. Si diceva che un tempo vi si radunassero le streghe, finché il Vescovo non aveva ordinato che fosse distrutta la pietra maledetta attorno a cui adoravano il demonio.
Eppure, nonostante l’esorcismo, il luogo conservava una fama sinistra. Si mormorava di strane presenze. Ombre che apparivano nella nebbia, urla disumane, strani animali che si manifestavano improvvisamente per scomparire nel bosco.
Uno in particolare aveva una terribile fama. Si sussurrava, infatti, che il luogo fosse infestato dal pericolosissimo Basilisco. Era un rettile dalla testa di gatto sormontata da una cresta rossa a corona, che lo faceva somigliare ad un gallo.
Una mano empia aveva forse deposto su un mucchio di letame un uovo di un vecchio gallo di sette anni e l’aveva fatto covare da un rospo. In una notte senza luna dall’uovo era strisciato fuori il Basilisco, il mostro che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi…
Ma l’uomo non era tipo da ascoltare le sciocche superstizioni biascicate delle vecchie. Così, come sempre, se ne andava di buon passo verso Alzo, con gli scarponi chiodati ai piedi e un grosso bastone dalla punta di ferro in mano, fischiettando un’arrogante canzone.
Nei pressi della palude udì un fischio imprevisto e sinistro. Si voltò e vide ad un metro di distanza il Basilisco. Allora, senza perdere tempo e senza guardarlo negli occhi, alzò il bastone e lo colpì violentemente. Quindi si allontanò di corsa, troppo spaventato per voltarsi indietro.
Fu quello, forse, il suo errore. Il Basilisco non è mostro che possa essere ucciso con una bastonata, per quanto forte sia il colpo. Ferito, scivolò lentamente nella tana avvolgendosi nelle proprie spire. Nell’oscurità cominciò a covare il proprio risentimento. Perché per il Basilisco, come per tutti gli esseri della stirpe dei draghi, la vendetta è più di un dovere: è un destino.
Mentre nel suo corpo immobile la ferita rimarginava, la mente si accaniva senza tregua sull’immagine di colui che aveva osato colpirlo. Infine, esattamente un anno dopo, scivolò fuori e si mise in attesa tra le rocce.
Quella sera, come ogni sera prima di quella e nessuna in seguito, l’uomo ritornava a casa dal lavoro. Quando fu alla palude il Basilisco, con un solo dolorosissimo sguardo, gli strappò l’anima dal petto.

venerdì 30 ottobre 2009

Streghe in Onda


Domani sera a Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio che viene trasmesso il sabato sera dalle 21 alle 24 (in replica il martedì) si scateneranno le streghe. L’intera trasmissione, nella notte di Halloween sarà dedicata infatti a queste inquietanti figure, presenti in tutte le culture del mondo.
Naturalmente il vostro Alfa non poteva sottrarsi al richiamo da esse esercitato e ha pensato di scrivere una nuova inedita Pillola di Mistero che sarà letta domani sera a Siamo in Onda.
Se volete qualche anticipazione potete visitare domani mattina la Bottega del Mistero che ho aperto sul blog di Siamo in Onda.

Voglio confessarvi una cosa: in vita mia ho incontrato realmente (almeno) una strega. Lo era per sua stessa ammissione e abbiamo discusso a lungo della sua visione sciamanica del mondo. Era sui cinquanta, credo, ormai sfiorita sebbene non avesse completamente perso la sua originaria esotica bellezza. La definirei una strega buona, una di quelle donne che aiutano, o quanto meno tentano di farlo, gli esseri umani a curarsi in situazioni dove il sistema sanitario è latitante o assente.
Ne ho incontrata un’altra però, una che parlava poco e mi guardava in modo sospettoso, una che non ha mai detto di essere una strega, ma di cui conservo un ricordo angoscioso. Era bionda, aveva occhi di ghiaccio e potrei definirla decisamente bella. Tuttavia quello che vidi nel giardino della casa dove si trovava mi mise addosso un’inquietudine tale da farmi desiderare di allontanarmi da quel luogo in tutta fretta.

Ora, dandovi appuntamento a domani sera per la Pillola di Mistero, vi lascio con il quesito posto dallo staff di Siamo in Onda. Le vostre risposte saranno lette in diretta domani sera alla radio.

Chi, o cosa, vi ha stregato?

mercoledì 28 ottobre 2009

Un azzeccagarbugli di paese

L’avvocato Volpicini è uno degli amici che Alfa incontra all’ora dell’aperitivo. Questo curioso personaggio è un vero azzeccagarbugli di paese, nel senso che di mestiere fa realmente l’avvocato, anche se il suo vero nome è, chiaramente, un altro. Alfa lo chiama in questo modo per quella sua faccia da piccola volpe col naso all’insù, sotto i suoi occhialetti tondi, come se annusasse continuamente l’aria.
Occorre dire che il Volpicini non è di quegli avvocati che difendono solo clienti ricchi. Alfa ha raccontato così la questione: “Agli inizi della carriera veniva pagato addirittura in natura. No, non sto parlando di favori sessuali. In pollastri, veniva pagato. Polli veri, vivi e vegeti, per essere più chiari. Un po’ come l’Azzeccagarbugli e i capponi di Renzo Tramaglino, per intenderci. Un compenso che ti crea pure il problema di dover ammazzare il pennuto, cosa tutt’altro che facile se non sei del mestiere e hai il cuore sensibile. Oggi di polli non ne riceve più, almeno credo, ma ho l’impressione che il suo onorario continui ad essere, diciamo così, popolare.”
Uno dei suoi clienti, suo malgrado, più affezionati, è il Gino, un piccolo ribaldo di paese dall’indole che definire criminale sarebbe poco. Un delinquente con una sola attenuante: essere il ladro più sfortunato della terra. Naturalmente Volpicini si diverte un mondo a raccontare le disavventure del Gino.

L’altra grande passione di Volpicini è la bottiglia. Spesso la sua serata comincia al bar. Al primo giro di aperitivi ne seguono almeno altri tre o quattro, giusto per ingannare l’attesa. Del resto Volpicini è un atleta della bevuta, un vero campione olimpico, fin dai tempi in cui s’intrufolava ai matrimoni simulando di essere un amico degli sposi. È capace di ingurgitare quantità incredibili di alcool, capaci di stendere chiunque.
Per fortuna Volpicini non guida, così quando partecipa alle cene dei coscritti non corre il rischio di far saltare l’etilometro all’uscita del ristorante. Perché sedutisi a tavola, il rosso scorre a fiumi, seguito dallo spumante, poi dalla grappa corretta al caffè, per arrivare infine all’ammazzacaffè. Di solito i suoi vicini di tavolo a quel punto si sono già tolti la camicia e ballano sui tavoli, mentre lui, imperterrito raccoglie meticolosamente le bottiglie che trova sul tavolo, dando casa ai poveri orfanelli che vi trova all’interno. Spesso per lui, e i pochi che riescono a stargli dietro, la nottata prosegue in un bar per sciacquarsi la gola con un goccetto prima di tornare a casa…

martedì 27 ottobre 2009

Amici miei

Da Amici miei (1975) di Mario Monicelli.


Poiché Alfa continua ad essere impegnato in mille attività e altri impegni personali, imprevisti, già si affacciano all’orizzonte, ritengo utile prendere in mano la situazione e approfittarne per fornirvi un quadro aggiornato di quanto si sa di ciascuno degli amici di Alfa. Chi sono? È presto detto: sono i personaggi che popolano il blog il Lago dei Misteri, comparendo in diverse storie come testimoni o protagonisti.
Occorre dire che, come nella vita reale, i rapporti che legano Alfa ai diversi personaggi è estremamente variabile. In alcuni casi esiste un’amicizia vera, come con il Filosofo, in altri il rapporto è decisamente conflittuale, come quello con il Maestro. Altri ancora, infine, non hanno nemmeno mai incontrato Alfa, perché vivono solo attraverso i racconti di altri amici, come nel caso del Gino o, addirittura, le pagine di un diario, come nel caso di Camilla. Alcuni, inoltre, sono personaggi totalmente inventati, mentre altri adombrano persone reali.

In parte lo stesso Alfa ne ha già parlato in questo post, tuttavia le notizie su di loro non sono facili da reperire, essendo disseminate in numerosi post, risposte ai commenti e appunti vari sparsi tra Facebook e la Blogosfera. Alcuni poi sono comparsi molto tempo fa su questo blog e, come accade a tutto ciò che popola il Lago dei Misteri, sono lentamente sprofondati sommersi dai nuovi post, così che solo un lettore particolarmente determinato è in grado di rintracciarli, magari utilizzando la bussola qui a fianco o le etichette che aiutano ad individuare i temi. In ogni caso non tutto su di loro è stato ancora detto. Coglierò questa occasione per rivelarvi qualche piccolo segreto su di loro.
Preparatevi dunque a seguire questo viaggio a puntate alla scoperta degli amici di Alfa.

Lago dei Misteri

domenica 25 ottobre 2009

Lavori in corso

Da Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin

Per facilitare l’orientamento dei lettori che si sono aggiunti negli ultimi tempi, riassumo in questo post le collaborazioni creative sviluppate da “Alfa dei Misteri”.

Il Lago dei Misteri è un blog di racconti, leggende, storie raccontate dagli ubriachi nelle osterie e di cialtronesche invenzioni che ruotano attorno al lago d'Orta. Talora vi potete trovare anche notizie e racconti storici, ma se cercate la Verità, qualunque sia quella che v’illudete di trovare, avete sbagliato indirizzo.

Immagini del Lago d’Orta. L’autore non è un fotografo né aspira ad esserlo, ma si diverte a raccontare in immagini un suo diario fotografico sentimentale che ha per oggetto il Cusio e i suoi vicini.

Siamo in Onda è il talk show radiofonico di Puntoradio. Va in onda, in diretta, tutti i sabati sera (dalle 21 alle 24) ed in replica il martedì sera. Ogni puntata ha un tema portante, attorno a cui ruotano gli interventi di numerosi ospiti: cantanti, attori, scrittori, ecc. Come per le passate edizioni, durante la stagione 2009/10 verranno lette alcune Pillole di Mistero scritte da Alfa. La trasmissione è ascoltabile anche in streaming su
www.Puntoradio.net

Le Pillole di Mistero sono pubblicate, oltre che su il Lago dei Misteri anche sul blog di Siamo in Onda sotto le etichette “misteri” e “leggende”.

Il Lago dei Misteri su You Tube è un canale che ospita le Pillole di Mistero video, realizzate utilizzando l’audio delle storie lette a Siamo in Onda.

La Bottega del Mistero è un piccolo spazio gestito da Alfa sul blog di Siamo in Onda. La rubrica La Bottega del mistero è pubblicata il sabato mattina e ruota attorno ai temi della puntata, trattati sotto il profilo più “misterioso”.

I Misteri a quattro mani sono una collaborazione creativa con Vele di "Colorare la vita". Le storie ruotano attorno alla figura della “Villeggiante”, una giovane indagatrice di misteri.

Alfa si aggira anche su Facebook anche attraverso un gruppo ed una pagina pubblica dedicati al Lago dei Misteri.

Parole al vento è il libro che contiene il meglio di Siamo in Onda. L'antologia di racconti è curata da Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts ed il ricavato è devoluto a favore di AGBD Arona - Associazione Genitori Bambini Down. Nel libro sono presenti alcune delle Pillole di Mistero lette durante la trasmissione.


Finito? Non proprio. Esistono altri progetti "top secret" che vengono sviluppati in un laboratorio sotterraneo sulla “Seconda Isola”. Progetti di cui non vi parlerò, almeno per il momento.
Ora, o meglio la prossima volta, vi parlerò invece degli amici di Alfa...

Lago dei Misteri.

sabato 24 ottobre 2009

Parole in Onda


L'Associazione culturale "I Menestrelli di Jorvik" organizza, con il patrocinio del Comune di Briga Novarese un laboratorio di Scrittura Creativa. Otto incontri per chi ha un libro in un cassetto o intende scriverlo.
L'appuntamento è per il giorno ii novembre 2009 alle ore 21 presso la Sala Consiliare del Comune di Briga Novarese per la presentazione del Laboratorio.

venerdì 23 ottobre 2009

Chocolat


Domani sera Siamo in Onda affronterà un tema particolarmente allettante. Qualcosa capace di far perdere la testa a uomini e, forse soprattutto, donne: il cioccolato.

Se volete approfondire l’argomento, potete gustare un antipasto domani mattina, entrando nella Bottega del Mistero, sul blog di Siamo in Onda.


Il piatto forte sarà però servito, naturalmente, sabato sera a Siamo in Onda, su Puntoradio.

Se volete (i commenti saranno letti in diretta) potete rispondere anche a questo quesito:

Come riuscite a non avere sensi di colpa dopo aver divorato una tavoletta di cioccolato?

mercoledì 21 ottobre 2009

La vera storia del Duca decollato - Parte 2



Prima parte

Nelle fiabe dopo il matrimonio inizia il “e vissero felici e contenti”. Nella vita reale le cose, in genere, vanno diversamente.
Dopo aver sposato Teodolinda ed essere diventato Re, Agilulfo si trovò a dover affrontare parecchi problemi. Il primo e più serio era la fedeltà dei Duchi. Molti di essi, infatti, non erano affatto contenti della scelta della Regina Teodolinda e, più o meno apertamente, gli si opponevano. Due in particolare erano i Duchi ribelli: Gaydulf di Bergamo e Meynulf, duca dell'isola di San Giulio. Il primo si era insediato nell’Isola Comacina, impadronendosi del tesoro ivi accumulato dall’Impero, con cui il Duca stesso aveva stretto accordi segreti.
Agilulfo lo sconfisse e lo perdonò, ma il duca si ribellò di nuovo. Ancora una volta il re lo sconfisse e lo perdonò, ma quando il Duca si ribellò la terza volta, l’ira del re fu così grande e il suo cuore si riempì di tale sdegno che la testa del Duca rotolò nella polvere.
Meynulf si era invece insediato sull’Isola di San Giulio, un piccolo scoglio nel lago d’Orta, nella diocesi di Novara, che il Vescovo aveva fortificato un secolo prima per farne il rifugio ideale in caso di pericolo. Più astuto di Gaydulf, non si era apertamente ribellato al Re, ma correva voce che nel suo sicuro rifugio, circondato dalle acque del lago, tramasse insidie contro il Re e la Regina.
Allora si fece avanti un consigliere, uno di quegli uomini che ci sono sempre in queste storie, anche se il loro nome non appare mai sui libri. Chiese la parola e, appena l’ebbe ricevuta, iniziò a parlare.
Meynulf occupava un ducato chiave per la sicurezza del regno, poiché giungeva ai piedi delle Alpi attraverso le quali i Franchi erano già discesi in Italia. Proprio Meynulf avrebbe dovuto fermare l’invasione avvenuta ai tempi del re Autari. Inspiegabilmente, invece, i Franchi erano transitati senza che nessuno tentasse di contrastarli.
Allora si era parlato di codardia e il Duca si era giustificato con l’impossibilità di sbarrare il passo alle soverchianti forze d’Oltralpe con i pochi uomini a sua disposizione. Mentre il consigliere parlava, nella mente di tutti apparve invece chiaro che il mancato intervento di Meynulf doveva essere, necessariamente, doloso. Aveva spalancato le porte della Longobardia al nemico sperando di essere ricompensato dal Re franco Childelberto. Non aveva importanza se il prezzo fossero terre o oro. Quel comportamento aveva un solo nome: fellonia! E, ad aggravare la situazione, il pericolo era tuttora grande, perché il regno non poteva dirsi al sicuro finché il custode delle porte delle Alpi fosse stato pronto a spalancarle al nemico.
Quelle parole convinsero il Re che fosse necessario agire immediatamente. Un drappello di guardie scortò il boia reale sino al lago di San Giulio e da qui all’isola. Il Duca ascoltò in silenzio i messi leggere l’atto di accusa per alto tradimento e la sentenza, che non poteva essere che una: la morte. Si guardò attorno e lesse lo sgomento sul volto dei suoi, consapevoli che un atto di aperta ribellione avrebbe scatenato una guerra che non avrebbero mai potuto vincere. Meynulf si alzò e dicendo, forse, “muoia uno solo per la salvezza di molti” offrì il collo al carnefice.

Undici secoli dopo, durante gli scavi nella basilica del Santo Giulio, venne rinvenuto un sarcofago, con la scritta “Meynulf” e i resti di uno scheletro senza testa. Per ironia della storia, il sarcofago del Duca traditore, venne trasformato in una cassetta per l’elemosina all’ingresso laterale della chiesa, dove si trova tuttora.

martedì 20 ottobre 2009

La vera storia del Duca decollato - Parte 1


Correva l’Anno del Signore cinquecentonovanta e il Duca di Torino Agilulfo, appartenente al potente clan degli Anawas, cavalcava verso il palazzo reale, mentre le foglie cominciavano a cadere dagli alberi.
Il Re Autari era morto. Morto in circostanza poco chiare, probabilmente avvelenato in una congiura di palazzo. Del resto anche il padre di Autari, Clefi, aveva conosciuto lo stesso destino. Sedici anni prima era stato sgozzato da una guardia del corpo assieme alla moglie Masane. Non si era mai capito esattamente chi fosse il mandante dell’attentato. Alcuni sospettavano l’Esarca di Ravenna, ma i principali indiziati erano in realtà gli stessi Duchi longobardi, che mal sopportavano il dominio di uno solo tra loro. In effetti alla morte del Re era seguito un decennio durante il quale nessuno aveva indossato la Corona Ferrea e i Duchi avevano governato ciascuno per conto proprio.

Il regno però era debole e diviso e i Greci da sud ed i Franchi da nord stavano organizzando la controffensiva per cacciare gli Uomini dalle lunghe barbe dall’Italia. Così i Duchi si erano riuniti e avevano deciso di porre sul trono come Re Autari, figlio di Clefi.
Allora, finalmente, l’Italia era parsa rifiorire e un cronista dell’epoca poteva scrivere: “C'era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c'erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c'erano furti, non c'erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore.”
Ora però Autari era morto e il timore di una nuova anarchia si andavano diffondendo. Pochi mesi prima, a fatica re Autari aveva respinto una poderosa invasione dei Franchi, che avevano valicato le Alpi ed erano dilagati verso il Veneto. Per fortuna un’esondazione dell’Adige aveva quasi distrutto l’esercito invasore. Le malattie, il caldo avevano fatto il resto, così che Autari aveva potuto sconfiggere ad Asti una colonna di Franchi, costringendo alla pace il Re Childelberto. Ma ora che il Re era morto chi avrebbe difeso il Regno? E se un Re doveva sedere sul trono, chi mai avrebbe potuto essere?
Autari non aveva avuto figli, benché la Regina Teodolinda fosse incinta di alcuni mesi. Il regno però necessitava di un Re capace di tenere a bada i Duchi e condurre l’esercito in battaglia, non di un neonato dal sesso incerto! Così i Duchi avevano deciso: per evitare ogni disputa sarebbe stata la saggia Regina a decidere chi sarebbe stato Re.
Il Duca Agilulfo entrò nel Palazzo come gli altri Duchi e andò ad omaggiare la Regina, baciandole la mano.
Teodolinda lo guardò, sorrise e gli chiese: “Perché mi baci la mano, quando hai il diritto di baciarmi sulla bocca?”
Così, con quelle semplici parole, Agilulfo divenne Re e sposò Teodolinda poche settimane dopo.

Seconda parte

lunedì 19 ottobre 2009

Vuoi giocare?


Conosci una leggenda o un mito?

Hai mai visitato o vorresti visitare un luogo misterioso
(“misterioso” non necessariamente perché vi siano fantasmi o alieni: il mistero può essere anche quella particolare atmosfera che aleggia tra l’aria ed il profumo dell’erba)?
Hai vissuto o sentito raccontare qualche vicenda misteriosa?

Ti appassionano le creature del mistero?

Se hai risposto si ad almeno una di queste domande e hai un blog potresti partecipare al concorso racconta il tuo mistero! Per le info vedi qui!


Affrettati, però, c’è tempo sino al 31 ottobre!

venerdì 16 ottobre 2009

Cani e gatti a Siamo in Onda


Domani sera nel talk show radiofonico Siamo in Onda, su Puntoradio, si parlerà di "cani e gatti". L'argomento è stuzzicante, anche per un indagatore di misteri come il sottoscritto.
Basti pensare che il gatto è il famiglio ideale delle streghe
e che il cane è parente prossimo del lupo, altro animale spesso presente nelle fiabe e nelle leggende.
Così domani anche la Bottega del mistero sul blog di Siamo In Onda si occuperà di cani e gatti con una storia inedita, che vi invito a leggere.

Segnalo, in chiusura, che il sito www.puntoradio.net, su cui è possibile ascoltare in streaming la trasmissione, è stato completamente rinnovato.

mercoledì 14 ottobre 2009

Il mistero svelato del roditore dalle lunghe orecchie



















Grazie ad Anna B. il mistero del Ronfo è stato svelato. L'illustratrice varesina ci ha svelato, tra l'altro che il Ronfo fu galeotto nella sua storia d'amore. Considerata la propensione dei ronfi a mettersi nei guai e ad uscirne sempre indenni per un'incredibile serie di circostanze fortuite, credo che questo sia un ottimo auspicio. per lei ed il suo ragazzo. Almeno lo spero...

Le notizie sui ronfi, se volete approfondire l'argomento, si trovano su alcuni siti che ho recentemente scoperto in rete.

Innanzitutto il sito di Adriano Carnevali http://www.adrianocarnevali.it dove potete trovare anche le storie dei ronfi scritte e disegnate da questo bravissimo artista amatissimo da una generazione di ragazzi (di allora, ehm).

Ai ronfi è dedicato anche il sito http://ronfi.diconet.org dove potete trovare addirittura una Encicloronfopedia.

Infine, la descrizione del ronfo fatta dallo stesso Carnevali è tratta da questo altro sito.

Non mi resta che salutarvi, con un appello: se qualcuno ha notizie di Ercolino Pestamusi mi soccorra! Tra Malikà e Favoloso ora non ho più pace!

lunedì 12 ottobre 2009

Un nuovo mistero per Malikà








Malikà è tornata all'attacco con un nuovo enigma che, dopo quello su Ercolino Pestamusi, mi sembra decisamente più semplice.
Ricordo benissimo questo tenero personaggio e i suoi altrettanto morbidi amici.
E voi?

giovedì 8 ottobre 2009

Alle volte (per fortuna) ritornano…

Dopo alcuni giorni di forzata lontananza riesco a tornare al Lago dei Misteri. Vorrei innanzitutto ringraziare tutti i lettori che mi hanno lasciato dei commenti, scritto e finanche telefonato.

Grazie a tutti davvero!

Voglio inoltre rassicurarvi. Sto bene e inizio a vedere la luce in fondo al tunnel. Confidando nel fatto che non sia quella di un treno in arrivo, dovrei trovare nuovamente il tempo, nel giro di qualche giorno, per dedicarmi al blog. Nell’attesa vi parlerò di uno dei progetti cui sto lavorando nel mio laboratorio segreto, nel cuore roccioso della Seconda Isola.
Dopo mesi d’attesa sta finalmente per tornare Siamo in Onda , il pirotecnico talk show di Puntoradio. Le trasmissioni in diretta riprenderanno sabato 10 Ottobre, dalle 21,00 alle 24,00 (in replica il martedì successivo).
L’edizione 2009 – 2010 porta delle novità. La redazione ha deciso di distribuire i racconti dei diversi autori in maniera più uniforme. Pertanto abbiamo concordato un calendario di uscite con dei veri e propri turni. Le “Pillole di Mistero” radiofoniche seguiranno questa logica e diverranno pertanto più rade rispetto alle edizioni passate.
In compenso, e qui sta la sorpresa, il Lago dei Misteri aprirà una propria “filiale” sul blog di Siamo in Onda.
Si tratta di una vera e propria “Bottega del Mistero” gestita dal vostro Alfa che aprirà i battenti sabato 10 ottobre. In queste ore sto finendo di tinteggiare le pareti e di arredare il locale secondo le indicazioni fornite da Malikà, arredatrice d’interni professionista.
Per visitarla non avrete che da seguire questo link

giovedì 1 ottobre 2009

Pausa di riflessione


Ci sono momenti nella vita in cui il vento soffia così forte da rendere necessario cercare un riparo sicuro dove attendere che la tempesta si plachi.
Uno di questi è giunto, mio malgrado.
Ci sono situazioni che devono essere affrontate e nodi che stanno venendo al pettine. Questioni queste che richiedono un impegno pressoché totale da parte mia.
Per questi motivi sono costretto a sospendere le pubblicazioni sul blog. Solo per il tempo necessario a gettare fuori l’acqua e riparare l’imbarcazione. Almeno lo spero…
I vostri commenti continueranno ad essere moderati, ma difficilmente riuscirò a rispondere puntualmente. Ve ne domando scusa in anticipo.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.