sabato 2 agosto 2008

Gli Incubi di Sinistrari 03



Nel secolo decimosettimo le donne erano bruciate sui roghi di tutta Europa a decine e centinaia con l’accusa di aver fornicato, ossequiato, reso culto e sottoscritto patti col demonio.
Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno, francescano riformato, scrisse il saggio Demonialità ponendosi l’obiettivo di descrivere la natura di questo peccato e mettere un po’ d’ordine nella materia.
Secondo Sinistrari, giurista finissimo dalla cultura enciclopedica, si ha demonialità in presenza di fornicazione, ossequio e culto resi al demonio, con la sottoscrizione di un patto di associazione con esso. Tale peccato, gravissimo in quanto empio e aggravato dall’apostasia, va però distinto da quello di bestialità, peccato più leggero. Il congiungimento carnale col demonio è infatti questione assai più grave di quello con gli animali, la bestialità, come sottolinea Sinistrari citando il parere di insigni giuristi.

Esiste però, secondo Sinistrari, una specie particolare di commercio carnale con esseri che non sono demoni. L'unione col vero e proprio Demonio avviene infatti nei sabba notturni dopo un patto col diavolo al cui servizio si pongono le streghe e gli stregoni, che offrono omaggio e vassallaggio "tenendo la mano su qualche libro di colore nerissimo".
Vi sono però demoni particolari che dispiegano le proprie arti per sedurre donne e uomini estranei alla stregoneria. Essi si presentano sotto forma di “succubi” (cioè “giacciono sotto”) o “incubi” (che “giacciono sopra”) e sollecitano le proprie vittime all'amplesso coi mezzi normalmente utilizzati da un innamorato travolto dalla passione: preghiere, lusinghe, lacrime, carezze, regali.

Questi esseri non vanno confusi, a parere del Sinistrari, coi demoni infernali. Essi infatti sono resistentissimi agli esorcismi, non si lasciano intimorire dalle orazioni, sono indifferenti alle reliquie consacrate e alle invocazioni. Al contrario paiono reagire a fumi e profumi.
Sinistrari suggerisce quindi di tenerli alla larga utilizzando la ruta, la centaurea e la verbena. Oppure di proteggersi con amuleti: diamante, diaspro o corallo sono molto utili. Efficacissimo per tenerli lontani dalle camere da letto, ma più complicato da preparare e verosimilmente più difficile da sopportare anche per gli umani, è l'odore di fegato di pesce posto sulla brace ardente.

Sinistrari ritiene che gli Incubi siano da tenersi ben distinti dagli angeli e dai demoni, che hanno natura puramente spirituale, e vadano invece identificati con i folletti, i satiri, i geni, gli elfi che compaiono nei miti di vari popoli.
L’unione di un incubo con una donna può generare un figlio, benché questo, creatura ibrida, risulti sterile come un mulo. Tali persone sarebbero invece particolarmente dotate sul piano spirituale o fisico, benché spesso caratterizzate da carattere collerico o malvagio. Sinistrari cita numerosi personaggi nati dall’unione di una donna con un essere sovrannaturale: a partire dai Giganti ricordati dalla Genesi; per passare a personaggi del mito come Romolo e Remo o il Mago Merlino; senza tralasciare personaggi storici come Platone, Alessandro Magno, Cesare Augusto; giungendo al grandissimo eresiarca Martino Lutero (Sinistrari scrive nel secolo delle feroci guerre tra cattolici e protestanti).

Creature razionali, dotate di natura superiore a quella dell'uomo, vivono tra noi in forma nascosta manifestandosi a loro piacimento, essendo dotate di corpo e di anima, ragion per cui possono anche convertirsi ed ottenere la salvazione eterna.
Indulgerebbero a rapporti con le femmine della specie umana (molto rari sono infatti i casi di succube desiderose di sedurre i maschi della nostra specie) per una loro debolezza, così come talora gli uomini indulgono a rapporti con gli animali. Per questo motivo spesso presi dalla vergogna decidono di sopprimere la creatura di cui si sono innamorarti, ritenendola principio e causa della loro perversione.

Sinistrari cita vari episodi per suffragare le proprie tesi, di uno dei quali sarebbe stato testimone oculare egli stesso. Storie che, naturalmente, troveranno spazio ne Il Lago dei Misteri…

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

venerdì 1 agosto 2008

Gli incubi di Sinistrari - 02

Avviso: il contenuto di questo post potrebbe offendere la sensibilità di qualcuno. Invito i minori e le persone che non desiderano essere informate su questioni sessuali a non proseguire la lettura.


Sinistrari pubblicò il trattato De delictis et poenis a Venezia nel 1700.
Benché l’epigrafe esposta ad Ameno accomuni Sinistrari a Beccaria, autore del più famoso Dei delitti e delle pene, occorre dire che la posizione dei due autori è radicalmente diversa. Se Beccaria infatti era contrario alla tortura e alla pena di morte, il Sinistrari si dilunga a discutere su quando sia ammissibile l’uso della tortura negli interrogatori di ragazzi maggiori di dieci anni, già vittime di violenze carnali.

Sinistrari è per molti versi un perfetto esempio di come una conoscenza teorica e libresca della realtà, unita ad una forzata castità possano produrre danni gravissimi. La sua attenzione alla descrizione dei crimini sessuali rasenta infatti la pornografia.

Il reverendo padre, trascinato da un’ansia classificatoria che lascia stupefatti, giunse a descrivere una sodomia femminile, chiamata tribadismo, dalla più comune mollezza. Se la seconda raggruppa gli atti che potremmo far rientrare nell’omossessualità femminile, il concetto di tribadismo lascia veramente a bocca aperta.
Egli dichiara di aver appreso che il clitoride (secondo l’autore presente solo in alcune donne) può improvvisamente svilupparsi accrescendo le proprie dimensioni, ovvero presentare uno sviluppo abnorme fin dalla nascita.
Con questo strumento alcune perverse donne deporrebbero il proprio seme (l’idea di una eiaculazione femminile era radicata nella cultura dell’epoca, si ritrova ancora in romanzi del secolo XVIII, come Fanny Hill dell’inglese John Cleland, ed è tuttora oggetto di ricerca da parte di alcuni sessuologi) contro natura nel corpo di una donna o di un uomo.
Se da un lato è possibile che tale credenza derivi dalla scoperta di soggetti ermafroditi, quel che è certo è che il crimine, dopo l'interrogatorio condotto sotto tortura, aveva come pena la morte. La clemenza della giustizia dell’epoca consentiva peraltro che il rogo del colpevole o della colpevole fosse praticato solo dopo la morte per impiccagione.
Il trattato presenta altre affermazioni sorprendenti. Sinistrari rivela di aver saputo in confessione sacramentale di un uomo che utilizzava, come sistema anticoncezionale, un budello di maiale. Ligio ai suoi sillogismi, Sinistrari negava che quell’atto potesse essere considerato un vero accoppiamento, in quanto il budello separava i due corpi…

Per le descrizioni contenute nella sezione dedicata al crimine di sodomia, il trattato De delictis et poenis incappò subito nei fulmini della censura ecclesiastica che lo inserì nell’elenco dei libri proibiti. Ciò peraltro alimentò la curiosità morbosa dei lettori, che acquistavano edizioni francesi, arricchite da esplicite illustrazioni, della sezione dedicata al tribadismo.

Il Sinistrari però scrisse un’altra opera degna di ricordo, un’opera che è stata definita un “kamasutra demonologico”, in quanto descrive gli accoppiamenti con una specie particolare di folletti: gli Incubi...
A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

giovedì 31 luglio 2008

Gli incubi di Sinistrari - 1




Ludovico Maria Sinistrari nacque il 26 febbraio 1622 ad Ameno una delle principali località della Riviera di San Giulio il cui signore era il Vescovo Conte di Novara.
Dopo gli studi di lettere all’università di Pavia, nel 1647 entrò nell'Ordine dei Francescani. Uomo di cultura enciclopedica imparò da autodidatta le lingue straniere ed insegnò Filosofia e Teologia. Numerosi studenti attirati dalla sua fama giunsero da tutti i paesi d'Europa per ascoltare le sue lezioni.
Appassionato studioso di Diritto Civile e Canonico, a Roma divenne Consultore del Tribunale Supremo della Santa Inquisizione, quindi fu Vicario generale dell'Arcivescovo d'Avignone, infine Teologo presso l'Arcivescovo di Milano.
Nel 1688 scrisse il trattato Practica criminalis Minorum illustrata su ordine dei Comizi generali dei Francescani.
Morì, all'età di 69 anni, il 6 marzo 1701.


Sinistrari scrisse varie opere, ma la sua fama oggi è legata principalmente a due opere parimenti bizzarre ai nostri occhi.


A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

mercoledì 30 luglio 2008

A passeggio con l’incubo

Passeggiando una sera per le vie di Ameno per sfuggire all'afa di queste sere mi imbatto in questo cartello stradale.



Via Sinistrari. Che nome strano e per molti versi inquietante...

Portato dai miei pensieri muovo pochi passi in direzione della casa dell’insigne Lazzaro Agostino Cotta...



... dove trovo quest’altra indicazione.



LUDOVICO MARIA SINISTRARO
FRANCESCANO RIFORMATO
ESIMIO TEOLOGO VALENTE GIURESCONSULTO
PRECESSORE AL BECCARIA
NELLO INVESTIGARE I RAPPORTI
TRA IL DELITTO E LA PENA
SORTÌ I NATALI IN QUESTO COMUNE
L’ANNO 1632


Un illuminato giureconsulto parrebbe...

Perché allora il nome Sinistrari continua a risuonarmi nella testa, come se fosse collegato ad una storia da incubo?

«Gli Incubi di Sinistrari!» esclamo, mettendo in fuga il vecchio gatto che sonnecchia sotto il porticato....

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

martedì 29 luglio 2008

La vecchina e la corriera

C’era una volta una vecchina che viveva in una valle piemontese…

Una valle che prende il nome dal torrente Strona e che oggi si trova nella provincia del Verbano Cusio Ossola…
…ma che ai tempi di questa storia era in provincia di Novara. Si era infatti negli anni Trenta e la nostra vecchina, che viveva in un luogo isolato sopra Forno, di tanto in tanto scendeva al mercato di Omegna per vendere il burro e comprare con il ricavato il sale e quei pochi prodotti indispensabili.
Alla vecchina avevano insegnato fin da piccola le virtù del risparmio, così non aveva alcuna intenzione di pagare il biglietto della corriera che scendeva la valle fino ad Omegna. Non importava il prezzo, era soprattutto una questione di principio. Purtroppo se la volontà era di ferro a causa dell’età le gambe talora faticavano a portarla ad Omegna e di nuovo a casa. Erano pur sempre una quindicina di chilometri in discesa e altrettanti in salita, con la gerla piena sulle spalle, sia all’andata che al ritorno.
Così, quando proprio non ce la faceva, la vecchina si rassegnava a prendere la corriera al ritorno, quando la salita pesava maggiormente. All’andata però non si rassegnava e partiva sempre a piedi. Poi, arrivata ad un certo punto si fermava e aspettava la corriera, con uno sguardo da muovere a pena chiunque.
Compreso l’autista della corriera, naturalmente, che si fermava e la faceva salire senza farle pagare il biglietto. Altri passeggeri non erano d’accordo con quel trattamento di favore e qualcuno protestò con la direzione, che diede una lavata di capo all’autista. Il quale, la volta successiva, vide la vecchietta ferma e tirò dritto.

Quando infine la corriera arrivò ad Omegna la vecchina era già al mercato. Non perché avesse le ali. La corriera però aveva bucato una gomma e così, tra una cosa e l’altra, la vecchina era arrivata prima.
Qualche tempo dopo l’autista vide nuovamente la vecchina ferma e ancora proseguì senza fermarsi. Il motore, poco dopo, si guastò e dovette andare a cercare un telefono per chiamare i soccorsi che portassero la corriera all’officina di Omegna. La vecchina nel frattempo era già arrivata al mercato e vendeva i suoi prodotti…
La cosa cominciò a ripetersi con tale inesorabile puntualità da diventare leggenda. Una mattina l’autista decise di provare e fece salire la vecchina. Gratis, naturalmente. La corriera arrivò ad Omegna in perfetto orario.
Da quel giorno più nessuno osò dire una parola contro quella, apparentemente, fragile vecchina.

lunedì 28 luglio 2008

La vecchina e i leoni



C’era una volta una vecchina che viveva in una valle piemontese…

Una valle che prende il nome dal torrente Strona, ma poiché di Strona ce n’è più di una, è bene specificare che la valle in cui abitava si trova nella provincia di Verbania…

Ooops, scusate ogni tanto mi scappa!

Devo precisare, a beneficio dei lettori che seguono questo blog da varie parti d’Italia e del mondo, che gli autoctoni, in specie i cusiani e gli ossolani si offendono molto se la provincia è chiamata col nome del capoluogo. Poiché ci tengo a mantenere sane relazioni sociali debbo precisare che il nome della provincia è "Verbano Cusio Ossola".

Questo nonostante la targa sia “VB”. La quale, badate bene, non indica Vibo Valentia. Lo sottolineo perché da un errore banale possono derivare conseguenze serie. Alcuni anni or sono la Gazzetta Ufficiale scambiò VB (Verbania, ovvero Verbano Cusio Ossola) con VV (Vibo Valentia, appunto). Il risultato fu che all’apertura delle liste per l’iscrizione degli insegnanti nel neonato Provveditorato agli Studi della provincia di Verbania, si presentarono migliaia (!) di aspiranti insegnanti dal Mezzogiorno.
Ora, se coltivi il sogno del posto fisso nella scuola, ti sei fatto un migliaio di chilometri di viaggio, hai prenotato l’albergo e sei in coda da ore davanti allo sportello, l’ultima cosa che vuoi sentirti dire è: “Guardate che la Gazzetta Ufficiale ha sbagliato. VB è Verbania non Vibo…”
Venne fuori una mezza rivoluzione, con i Carabinieri costretti a difendere gli impiegati dal linciaggio.
Racconto l’episodio a beneficio degli studenti, perché studino queste benedette provincie, se ancora a scuola le insegnano, ché poi potrebbero finire col fare, non dico i concorsi come insegnante, ma gli impiegati alla Gazzetta Ufficiale.

Verbano Cusio Ossola. Come si arrivò ad un nome così lungo? È presto detto: circa quindici anni fa gli abitanti del nord della provincia di Novara decisero che non era conveniente dover andare fino a Novara per ogni pratica di competenza provinciale. Nacque così la secessione del nord, che volle costituirsi in Provincia con un proprio Presidente, Assessori, Consiglieri e i necessari uffici burocratici per far funzionare la macchina provinciale.
Gli ossolani, da buoni montanari, vengono generalmente considerati gente dura, così cominciarono immediatamente a impuntarsi sul fatto che la nuova Provincia non potesse chiamarsi semplicemente “Verbania” (che sta, appunto sul Verbano) e pretesero la menzione dell’Ossola. Naturalmente i Cusiani si sentirono discriminati e chiesero che allora non si omettesse nemmeno il Cusio. Dopo alcuni tentativi cacofonici ne scaturì il nome attuale. Questa almeno è la versione che circola sul Cusio. È possibile che in Ossola circoli una versione alternativa in cui sono i Cusiani a fare la parte dei capatosta, mentre quelli del Verbano considerano probabilmente entrambi dei protervi rompiscatole.

Come in ogni secessione che si rispetti, ci fu una contro secessione da parte dei comuni che sarebbero stati i più meridionali della nuova provincia. Una parte della popolazione propose di farli diventare invece i più settentrionali della nuova (e ridotta) Provincia di Novara.
Poiché le popolazioni del Cusio non sono sanguigne come quelle di altri parti del mondo e soprattutto hanno la fortuna di vivere in uno stato democratico, la questione fu sancita ai bussolotti. Con le urne e le schede, intendo.
Fu così che il lago d’Orta e il lago Maggiore vennero segati a metà. Il Verbano c’era abituato: se sei diviso tra svizzeri (per quanto ticinesi) e italiani (per quanto lombardi e piemontesi), puoi sopportare che questi ultimi si dividano ulteriormente.
Ma il povero Cusio, dopo tanti anni di ritrovata unità, tornò ad essere diviso come ai tempi della Riviera di San Giulio, con Omegna che se ne andava per i fatti suoi.

A complicare le cose ci si misero le ripicche. La provincia di Novara, che prima si vantava di andare “dal Riso al Rosa” stampò una stizzita mappa della nuova provincia indicando, oltre il confine settentrionale “Hic sunt leones”: terra incognita, dove circolano i leoni.
La provincia del nord restituì la cortesia alla prima occasione propizia. Questa volta, si può dire, con alcune ragioni, dal momento che a sud i leoni ci sono davvero: al Safari Park di Pombia, che è in Provincia di Novara, per quanto vicina alla Lombardia.
Alcuni cusiani, stanchi di questa situazione, hanno pensato bene di risolvere salomonicamente la questione mettendo i leoni sia a nord di Gravellona Toce (VB) che a sud di Gozzano (NO). I cusiani, del resto, sono noti nel mondo per lo spirito d'iniziativa...

Attualmente, se navigate sul Cusio, da Omegna a Orta o da Pella ad Omegna, vi capiterà ad un certo punto di incontrare un gradino nell’acqua. Ecco, quello è il confine tra la Provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. Talora, per quanto vi sforziate, non vi sarà in alcun modo possibile superarlo e dovrete tornarvene da dove siete venuti, con le pive nel sacco.
Alcuni cusiani, gente intraprendente come si è detto, stanno progettando un ponte per scavalcare il gradino, ma attualmente si discute se debba partire da Pella o piuttosto da Orta...

La nostra vecchina però, di tutto questo era ignara, essendo vissuta molto tempo prima di questi fatti…

domenica 27 luglio 2008

La vecchina e il torrente



C’era una volta una vecchina che viveva in una valle piemontese…

Una valle che prendeva, e tuttora prende, il nome dal torrente che la discende tutta, saltellando e caracollando di roccia in roccia da quel ragazzaccio cattivo e dispettoso che è. Il suo nome, del torrente intendo, è Strona, voce che si vuol far derivare da un’antica parola celtica, la stessa che sta alla base dell’inglese “stream”.
E di rumore lo Strona ne fa davvero tanto, scendendo a perdifiato da Campello Monti fin giù ad Omegna. Lì il monello pare sul punto di gettarsi nel lago d’Orta, ma con un repentino cambio di direzione, complice un affioramento roccioso, punta decisamente verso nord, verso le Alpi. In questo modo il birbante, invece di comportarsi da virtuoso affluente del lago, costringe le stesse acque del lago a confluire nelle sue, attraverso il brevissimo canale chiamato Nigoglia.
E siccome era ed è veramente un briccone, un giorno decise di non poter sopportare più l’idea di essere affluente del Verbano.
«Come!» esclamò. «Ho rifiutato d’affluir nel Cusio, dove sarei stato il maggiore degli affluenti e ora mi ritrovo ad essere il minore degli affluenti del Maggiore?»
Come avrete capito il disgraziato amava esibirsi in ignobili bisticci di parole. E ci rideva pure di gusto, il ribaldo, che subito dopo prese a fare il matto a più non posso. Tanto disse, tanto fece, che riuscì a fare un’altra capriola.
E così, per il puro gusto di far dispetto ai geografi, gli riuscì di diventare, a poche centinaia di metri dal Lago Maggiore, l’ultimo affluente del Toce, anzi della Toce.
Sì perché i nomi dei fiumi, da queste parti, si considerano femminili, all’uso celtico: la Toce, la Sesia e naturalmente anche la Strona.
Che così riuscì a fare il suo ultimo, almeno per ora, scherzo: cambiare sesso.

sabato 26 luglio 2008

Censimento dei cunicoli - 2

Aggiorno il censimento dei cunicoli con una notizia pubblicata da Mario Bottini su Lo Strona nel 1980 (n. 2).
A Cireggio, fino al 1928 comune autonomo e di seguito frazione di Omegna, esisteva un pozzo asciutto, in cui si poteva scendere grazie a robuste sbarre di ferro che fungevano da scala. Dal fondo del pozzo cominciava una galleria che conduceva a Casa Zanni, nel centro di Omegna, vicino al Carrobbio.

venerdì 25 luglio 2008

Il libro delle Fantapagine

Due bibliotecari custodiscono nei loro scaffali un libro di fiabe unico al mondo: un libro dotato di volontà propria che possiede lo straordinario potere di inghiottire e di far vivere nelle sue pagine, chiunque incautamente gli si avvicini.
Camillo e Gelsomino verranno rapiti dal libro e trasportati nel mondo delle fiabe: geni, streghe, draghi, fate ed orchi abitano le contrade di questo mondo e con loro Camillo e Gelsomino vivono straordinarie avventure prima di ritrovare la strada per la realtà.

L'intero spettacolo gravita intorno ad un grosso libro sulle cui pagine prendono vita, agiscono, parlano e si muovono figure bidimensionali; ogni pagina rappresenta un ambiente, che sull'orma dei libri animati si articola con spessori e tridimensionalità.

Lo spettacolo si apre in numerose storie parallele e si può concludere con ben ventotto finali differenti: la narrazione del racconto viene di volta in volta decisa dagli spettatori, che, pagina dopo pagina, stabiliscono il proseguimento ed il finale della fiaba.



TEATRI ANDANTI 2008 - IL CARROZZONE DEGLI ANDANTI

Lunedì 28 luglio 2008 - Ore 21.15 - INVORIO

IL MELARANCIO
Il libro delle Fantapagine, di Gimmi Basilotta con Marina Berro e Gimmi Basilotta
regia a cura della Compagnia
scenografie di Giorgio Ricci
costumi di Osvaldo Montalbano
musiche di Franco Olivero

giovedì 24 luglio 2008

Io e il mistero. Alfa risponde.

1. Hai letto qualche libro fantasy? Parecchi.

2. Il tuo animale? Il leopardo, ma non vorrei possederne uno.

3. Conosci Lovecraft? Ho letto alcune storie.

4. Hai mai conosciuto una strega? Almeno un paio. Con una ho parlato a lungo.

5. La tua pianta? Il tasso.

6. Hai mai partecipato ad un sabba? No, non mi interessa!

7. Hai scritto o raccontato una storia del mistero/fantasy? Ovviamente si.

8. Hai mai sentito la voce di spiriti malvagi? Per fortuna no.

9. Mai baciato un rospo? Sono banale: preferisco le ragazze carine...

10. La tua pietra? Cristallo di rocca.

11. Hai sognato di essere la principessa/il principe di una fiaba? Non ricordo… attualmente sono il mago buono.

12. Hai mai partecipato ad una seduta spiritica? Da piccolo. Crescendo ho smesso di giocare con i bicchieri…

13. Il tuo metallo? Oricalco.

14. Hai visitato qualche luogo misterioso? Parecchi.

15. Credi in Babbo Natale? Da piccolino ci credevo.

16. Hai mai visto un fantasma? No.

17. Hai avuto rapporti sessuali con gli alieni o altre strane creature? Ci ho provato… ma mi hanno dato un due di picche galattico.

18. Il tuo colore? Rosso.

19. Hai mai visto un UFO? Una volta ho creduto di vederne uno, ma mi sbagliavo.

20. Il tuo segno nell’oroscopo cinese? Scimmia.

21. Hai mai visto una creatura del Piccolo Popolo (elfo, gnomo, folletto, fata, ecc.)? Solo sotto forma di scultura.

22. Chi è Bilbo Baggins? Uno che vive in una comoda caverna...

23. Segno zodiacale? Acquario.

24. Sei stato/a rapito/a dagli alieni? No.

25. Quale personaggio fantastico (elfo, gnomo, orco, folletto, ecc.) ti rappresenta meglio? Lo hobbit.

26. Ti hanno mai fatto una fattura? Si… l’idraulico!

27. Hai mai guardato un film horror? Si, ma non mi appassionano.

28. Ti hanno letto la mano? Si, ma preferisco leggerla.

29. Ti hanno raccontato una storia del mistero o una leggenda? Si, certo.

30. Ti sei mai curato/a con le erbe? Qualche tisana, quando ho la tosse.

31. Ultimo libro letto? Firmino.

32. Fatti una domanda e datti una risposta. Hai risposto seriamente? Sì e no…

33. C’era una volta… un re, che disse alla sua schiava, raccontami una storia e la schiava cominciò…

Festival dell'oralità popolare

Festival Internazionale dell’oralità popolare
TORINO 25•26•27 Luglio 2008

Alla sua terza edizione il Festival Internazionale dell’Oralità Popolare contagia l’intera città di Torino, affermandosi come il più grande raduno della Cultura Orale in Italia. Oltre duecento i cantori ed i poeti della cultura popolare; e poi musica, danza, teatro, lezioni a cielo aperto, incontri….
Le Piazze Carignano, San Carlo, Carlo Alberto, le Vie Cesare Battisti e Accademia delle Scienze, il Cortile di Palazzo Carignano, diventeranno una vera e propria Cittadella dell’Oralità Popolare, dove la cultura “volatile” verrà sviscerata e proposta in tutte le sue forme.

Torino, dopo l’esperienza delle Olimpiadi 2006, diventerà nuovamente il luogo dell’accoglienza, in cui i cantori ed i musicisti italiani incontreranno i loro omologhi del Brasile, Stati Uniti, Marocco, Iran, Egitto….
Da non perdere gli incontri con Enzo Moscato, Emilio Jona ed Ugo Gregoretti, le Cattedre Ambulanti di Cultura Popolare con i docenti di Antropologia Culturale italiani, il sound degli Almamegretta ed i progetti speciali del Festival: I Sud del Mondo con Tony Esposito ed il Festival della Notte della Taranta e Mescolanza.

Quando la tradizione incontra la modernità. Quest’ultimo vedrà sul palco due proposte artistiche molto particolari: la collaborazione fra i piemontesi Mau Mau ed il napoletano Giovanni Coffarelli che, con la sua Paranza di giovani, rappresenta quel filo mai interrotto delle voci della terra; e l’incontro tra i canti di monda di 26 Mondine della Bassa Modenese e la musica elettronica dei Fiamma Fumana.

INGRESSO LIBERO A TUTTA LA MANIFESTAZIONE
Per info: COMITATO FESTIVAL DELLE PROVINCE via Piave 15 Torino 011 4338865 info@festivaldelleprovince.it
visitate il sito http://www.festivaldelleprovince.it

mercoledì 23 luglio 2008

Io e il mistero

L’estate è il periodo migliore per leggere e compilare questionari. Il Lago dei Misteri vi regala un nuovissimo ed esclusivo meme dal titolo “Io e il mistero”.

Partecipare è semplicissimo: copiate il meme sul vostro sito e rispondete alle domande. Ne uscirà il vostro personale rapporto col mistero (presto scoprirete il mio).

Io e il mistero


1. Hai letto qualche libro fantasy?

2. Il tuo animale?

3. Conosci Lovecraft?

4. Hai mai conosciuto una strega?

5. La tua pianta?

6. Hai mai partecipato ad un sabba?

7. Hai scritto o raccontato una storia del mistero/fantasy?

8. Hai mai sentito la voce di spiriti malvagi?

9. Mai baciato un rospo?

10. La tua pietra?

11. Hai sognato di essere la principessa/il principe di una fiaba?

12. Hai mai partecipato ad una seduta spiritica?

13. Il tuo metallo?

14. Hai visitato qualche luogo misterioso?

15. Credi in Babbo Natale?

16. Hai mai visto un fantasma?

17. Hai avuto rapporti sessuali con gli alieni o altre strane creature?

18. Il tuo colore?

19. Hai mai visto un UFO?

20. Il tuo segno nell’oroscopo cinese?

21. Hai mai visto una creatura del Piccolo Popolo (elfo, gnomo, folletto, fata, ecc.)?

22. Chi è Bilbo Baggins?

23. Segno zodiacale?

24. Sei stato/a rapito/a dagli alieni?

25. Quale personaggio fantastico (elfo, gnomo, orco, folletto, ecc.) ti rappresenta meglio?

26. Ti hanno mai fatto una fattura?

27. Hai mai guardato un film horror?

28. Ti hanno letto la mano?

29. Ti hanno raccontato una storia del mistero o una leggenda?

30. Ti sei mai curato/a con le erbe?

31. Ultimo libro letto?

32. Fatti una domanda e datti una risposta.

33. C’era una volta…

I partecipanti potranno vincere un premio.
Se vuoi tentare la sorte non devi far altro che seguire queste 5 semplicissime regole:

1. Copia il meme sul tuo blog/sito.
2. Rispondi a tutte le domande.
3. Trascrivi di seguito anche le regole del concorso.
4. Vieni a trovarmi su http://illagodeimisteri.blogspot.com e lascia un commento indicando il link della pagina in cui hai pubblicato il tuo meme compilato (in modo che possa saperlo e venire a leggerlo!).
5. Gli autori/le autrici dei due migliori profili (a mio insindacabile giudizio) compilati entro la mezzanotte del giorno 08/08/08 verranno invitati a far parte della Giuria che presiederà il premio “Racconta il tuo mistero”, il cui lancio è imminente.

Leggende e tradizioni a Campello Monti

La Walsergemeinschaft Kampel/Gruppo Walser Campello Monti, con il patrocinio dell'Ecomuseo Cusius vi invita alla 16a Giornata di Studio “CAMPELLO E I WALSER” che si terrà Sabato 26 Luglio 2008 con inizio alle ore 9,30 presso la Chiesa Parrocchiale di Campello Monti.

Interventi :
Rinaldi Paglino Manuela, La genesi storica delle leggende.
Elena Wetzel, Le leggende dell’area Walser di Campello Monti.
Carlo Alessandro Pisoni, Una inedita relazione di fine Seicento sui passi dei Walser tra Alta Sesia e "Valdagosta".
Valerio Cirio, Architettura Rurale Walser dell'Alta Valle Sesia in alcune "nuove" antiche immagini di fine Seicento.
Roberto Bellosta, Le comunità Walser dell'Alta Valsesia e la difesa dei valichi alpini. Le vicende politico-militari degli anni '90 del Seicento nelle carte del fondo Museo don Pietro Calderini di Varallo.

Alle ore 16 danze etniche e popolari con animazione a cura di Adriano Piretti.

Alle ore 21 “serata sotto il tiglio”, con distribuzione di vin brulé per tutti

E’ gradita la partecipazione in costume di rappresentanti delle Comunità Walser.

Attenzione : Il pranzo sarà curato dalla Locanda “alla Vetta del Capezzone”. Prenotazione obbligatoria, “citando Convegno Walser”, telefonando allo: 0323/88 51 13. I posti sono assai limitati e pertanto è indispensabile la prenotazione entro il 23 Luglio 2008. Costo : € 25,00

martedì 22 luglio 2008

Indiani nel Cusio 02

LE FAVOLE DEL PANCATANTRA a Gozzano

TEATRI ANDANTI 2008 DAL MONDO

Venerdì 25 luglio 2008
IL MUTAMENTO ZONA CASTALIA

Ore 21.15 - GOZZANO

Drammaturgia e regia di Giordano V. Amato

Con Eliana Amato Cantone
Musiche composte ed eseguite dal vivo da Giulio Berutto
Scene e costumi di Francesca Tortora
Produzione Il Mutamento Zona Castalia


Il Pañcatantra che significa letteralmente “cinque parti” fu scritto probabilmente nel Kashmir nel secondo secolo a.C. sulla base di racconti molto più antichi. Le traduzioni del Pañcatantra iniziano molto presto. Nel Medio Evo diventa uno dei libri più conosciuti e tradotti al mondo, tanto che una traduzione tedesca di favole di animali, realizzata nel 1481 risulta essere uno dei primi libri stampati in Europa.
Come le Mille e una Notte anche il Pañcatantra si svolge su un’ossatura prestabilita: quella di un re che dispera di istruire i suoi due giovani eredi alquanto ottusi. Finalmente un giorno un saggio Brahamano s’impegna ad insegnare ai due ragazzi tutto il niti in sei mesi. L’insegnamento del niti avviene per mezzo di favole abilmente intrecciate l’una all’altra, senza soluzione di continuità.
Nella nostra trasposizione, agita da un’attrice ed un musicista, il linguaggio è opportunamente attualizzato, ma nel rispetto del contenuto pedagogico e sapienziale originale. Lo spettacolo è caratterizzato da un’originale interazione tra musica, voce e azione. Questi elementi concorrono equamente alla creazione di un’opera rivolta a tutti, agile e dalle esigenze tecniche essenziali.


Per maggiori informazioni:
Teatro delle Selve
Via Carmine 5, Vacciago - 28010 AMENO (NO)
Sede Operativa: SPAZIOTEATRO SELVE - Via Zanotti, 26 - 28010 PELLA (NO)
P. Iva 01695070035
www.teatrodelleselve.it
info@teatrodelleselve.it
Tel + Fax: +39 0322 96 97 06
Cell. +39 339 66 16 179

lunedì 21 luglio 2008

Indiani sul Cusio 01

Grazie al Teatro delle Selve due appuntamenti con i misteri, le tradizioni e i miti dell'India.

Martedì 22 luglio, alle 21,15, nella Piazza Motta di Pella, torna eccezionalmente a Teatri Andanti 2008 il Kathakali, la danza sacra indiana del Kerala.

Che cos'è il Kathakali?
Il Kathakali è una forma espressiva di teatro-danza indiano. Originaria dello stato indiano del sud del Kerala, circa 500 anni fa. È considerata una delle più antiche forme di danza dell'India.
È una combinazione spettacolare di teatro, danza, musica e rituali. I personaggi con i volti dipinti di colori accesi e con costumi elaborati rimandano alle storia epiche indù, tratte dal Mahabharatha e dal Ramayana. Il Kathakali viene danzato da soli uomini che recitano anche le parti femminili.
Un attore di Kathakali, per prepararsi alla rappresentazione, adopera tecniche di concentrazione, abilità e attitudine fisica, tramite un addestramento basato sulla Kalaripayattu, antica arte marziale del Kerala. I percussionisti, i cantanti, gli artisti del trucco ed i costumisti completano l'insieme di esperti altamente addestrati che affiancano le esibizioni di Kathakali. Il Kathakali è considerata una combinazione armoniosa di cinque forme d'arte: Letteratura (Sahithyam), Musica (Sangeetham), Pittura (Chithram), Arte drammatica (Natyam), Danza (Nritham)


Una delle più prestigiose compagnie indiane porterà in scena a Pella, unica data italiana assieme a quella di Milano, uno spettacolo imperdibile e ricco di fascino. Un gruppo di attori e danzatori indiani metterà in scena un incredibile spettacolo di Kathakali, la danza-teatro indiana, tradizionale nello stato del Kerala.
"Abbiamo colto al volo un'opportunità offerta dell'Ambasciata Indiana di Roma, che ha organizzato la tournèe del gruppo - spiega il direttore artistico del Teatro delle Selve Franco Acquaviva -. Quella di Pella è la seconda e unica data italiana, assieme a quella di Milano". Il gruppo, i Kalamandalam Kutti n Raman and Troupe di Nuova Delhi, costituito da 8 persone, attori, danzatori, truccatori e musicisti, è uno dei più prestigiosi e celebrati in India e nel mondo per le performances di Kathakali tradizionale, guidato da Kalamandalam Kutti n Raman, 46 anni, praticante di Kathakali dall'età di 13 e vincitore di prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo (Canada, Asia e Stati Uniti).
"Nella scorsa edizione di Teatri Andanti abbiamo già portato uno spettacolo di Kathakali nel bosco - spiega Acquaviva - ottenendo un responso entusiastico da parte del pubblico, e siamo ben felici di poterlo riproporre anche quest'anno, portando sul Lago d'Orta per la prima volta in assoluto il lavoro di una delle migliori compagnie mondiali. Il Kathakali è un'espressione artistica completa, che utilizza un linguaggio molto raffinato e che chiede di essere attori a 360 gradi, in grado di cantare, ballare e muoversi con un costume pesantissimo e ingombrante. Per gli spettatori, il fascino offerto dai costumi tradizionali e le movenze particolarissime e speciali degli interpreti costituiscono uno spettacolo unico e da non perdere".

Lo spettacolo è ad ingresso gratuito.

Per info:
Teatro delle Selve
Tel. 0322 96 97 96 - 339 661 61 79
Ufficio Stampa - Alessia Zacchei tel. 347 03 54 750

Sentinella nella notte



Fatela voi la guardia, di notte, nel bosco, con tutti i compagni che dormono.
Certo, ti hanno dato un’arma. Capirai… un moschetto che si è fatto onore nella guerra di Libia, nella Grande Guerra, in quella d’Etiopia e naturalmente anche in quella di Spagna. Un’arma vecchia, degna di Carlo Codega insomma, mentre i tedeschi, e talora i fascisti, hanno armi nuove, che sparano a raffica.
E poi nel bosco, di notte, ci sono mille rumori. È incredibile quanti animali decidano di andare in giro a quell’ora! Se poi vieni dalla città e la montagna l’hai vista qualche volta ai tempi in cui andavi in vacanza, tutto ti pare spaventoso. Tanto più che i compagni si divertono a raccontarti storie delle più strane creature che pare si aggirino tutte su quei monti….

«Cosa fai a casa? Vieni in montagna con noi, a fare il partigiano» mi avevano detto.
E così, stanco di nascondermi ai tedeschi, ai fascisti, alle spie, avevo deciso di andare, quando ormai speravo che la guerra fosse finita. Tre anni di guerra, di cui due in Jugoslavia, coi partigiani slavi sempre pronti a farti la pelle e ora mi ritrovavo a fare il partigiano, su per i monti dell’Ossola, con la responsabilità dei compagni che russavano nella baita e i tedeschi che potevano salire dal sentiero…
Dei passi!
Non c’erano dubbi, quelli erano passi…
Un passo, due passi. Un passo, due passi.
Accidenti, sono in due!
Che faccio, sono vicini…
Metti il colpo in canna e fai come ti hanno insegnato.
«Chi va là? Fermi o sparo!»
A dire il vero mi avevano detto un’altra cosa.
«Se gridi: “chi va là? fermi o sparo!” quelli ti sparano prima che tu abbia finito la seconda frase. Perciò, tu spari. Poi gridi e spari il secondo colpo in aria.»
Ma quelli erano metodi che non mi sentivo di applicare…
Quelli, nel frattempo, non hanno risposto e continuavano a salire.
Un passo, due passi. Un passo, due passi...

BAM, BAM.
Due colpi.
Qualcosa che rotola a terra come un corpo morto.
Un brevissimo silenzio.
Urla che arrivano dalla baita, coi partigiani che schizzano fuori da tutte le parti, con l’arma in una mano e la cintura dei calzoni nell’altra.
Si va a vedere.
Niente tedeschi. Niente fascisti.
Potremmo definirlo “fuoco amico”, ma a questo punto è meglio chiamarlo, semplicemente, “pranzo”.
"Domani tapelucco" dice il cuoco.
Povero asino, vittima innocente della guerra…

domenica 20 luglio 2008

I paesi di mezzo



I “paesi di mezzo” non si trovano nell’incantato mondo di Tolkien, come si potrebbe ingenuamente credere, bensì sul Lago d’Orta. Paesi di mezzo sono le frazioni di Boleto, Artò, Centonara e Piana dei Monti, dal 1928 unificate nel comune di Madonna del Sasso. Di mezzo, perché situate a 6/700 metri di altezza. Paesi non più pianura, ma già in odor di montagna potremmo dire.

Ci sono storici che hanno dedicato buona parte dell’attività alla ricerca della storia delle classi popolari tra Otto e Novecento. Il lavoro del cusiano Filippo Colombara (autore di numerose altre pubblicazioni di cui voglio citare Uomini di ferriera, dedicato al lavoro degli operai di Omegna; e Pietre Bianche, sugli scalpellini delle cave di Alzo) è un ottimo esempio di come le fonti orali, incrociate con lo studio dei documenti di archivio, possano fornire informazioni preziose per la ricostruzione della vita quotidiana.

Il libro, Paesi di Mezzo, edito nel 1993 dall’Istituto Ernesto de Martino, contiene un intero capitolo (Fascinazioni e storie di paura, pagg. 139-157) dedicato ai misteri dei Paesi di Mezzo. Alcune delle testimonianze trascritte da Colombara sono alla base dei racconti (con l’eccezione de “La testa”) sui “misteri della fisica” pubblicati negli scorsi giorni.

Consiglio la lettura del libretto (190 pagine in formato tascabile) a chiunque voglia approfondire lo studio, non solo dei misteri, ma anche dei tanti aspetti della vita quotidiana nel Cusio che emergono dalla viva voce dei protagonisti.

sabato 19 luglio 2008

Strani incontri nella notte



L’uomo se ne tornava alla sua cascina poco prima di mezzanotte, dopo aver passato buona parte della sera all’osteria. Improvvisamente vide un uomo sbucare dal bosco, con un gerlo in spalla. Fece per salutarlo, ma le parole gli si gelarono in gola quando riconobbe il Lino, che era morto dieci anni prima.
Ancora sconcertato riprese il cammino, finché raggiunse una zona pianeggiante nel bosco. Qui cominciò a sentire dei rumori come di piante che cadevano, nonostante non ci fosse nemmeno un alito di vento e non si vedesse nulla.
Spaventato accelerò il passo, fino all’alpe successiva. Davanti all’ingresso vide un carro, con sopra una cassa da morto, con sopra quattro ceri accesi.
In preda allo spavento si mise a correre, finché raggiunse il cancello della sua cascina. Come fece per aprirlo, però, vide due ceri accesi.
La vista gli si era oscurata ed era caduto svenuto.

Così, quanto meno, raccontò l’uomo la sera successiva all’osteria, guadagnandosi una bevuta gratuita.

venerdì 18 luglio 2008

Il carretto e il muretto



Un uomo di Boleto portava le pietre delle cave di granito col carro. I buoi conoscevano così bene la strada che spesso l’uomo dormiva, soprattutto alla sera quando rientrava a casa stanco per la lunga giornata.
Poiché all’epoca nessuno aveva nemmeno immaginato l’etilometro e la patente a punti (per un carretto poi!) l’uomo era solito fare prima una lunga pausa all’osteria.
«Un bicchiere di vino. Raso.»
Raso voleva dire pieno fino all’orlo. E quando si diceva orlo si intendeva quello in cima al bicchiere, non quello un centimetro sotto! Doveva essere pieno al punto da fare fatica a non versarne nemmeno una goccia, quando lo si portava la prima volta alla bocca. Il che era anche un ottimo sistema per controllare quanto avevi bevuto e soprattutto quanto potevi ancora bere. Perché di bicchieri rasi ne andavano giù parecchi prima che i buoi potessero rimettersi in marcia.
La maggior parte delle volte l’uomo aveva il sonno così conciliato dal vino da svegliarsi davanti alla porta di casa, più spesso per i rimbrotti della moglie che per naturale soprassalto di lucidità.
Quella sera però si svegliò perché i buoi si erano arrestati, ma emettevano un verso strano. Davanti a loro c’era un muretto che sbarrava la strada. E non c’era spazio per girare, perché sui lati c’erano altri muri e piante.
Allora l’uomo, afferrò la livera, la leva di ferro che usava per spostare le pietre e scese dal carro.
Patapim, patapam, in breve cominciò a menare botte e a smontare il muro, finché aprì un varco nel muretto sufficiente a passare, lui, i buoi e il carretto.
Il giorno dopo, si dice, incontrò il prete, che zoppicava.
«Come sta, don?» gli chiese.
«Eh, così, così…»
«La prossima volta, se non vuole zoppicare, se ne stia a casa di notte…»

giovedì 17 luglio 2008

La pecora



Un giovane andava tutte le sere a trovare la fidanzata.
Un bel giorno, lungo la strada, vide una pecora che belava e lo fissava, quasi invitandolo a seguirla.
Le prime volte non gli diede peso, ma dopo alcune sere provò ad avvicinarsi. La pecora si lasciava accarezzare e anzi quasi pareva gli si strusciasse addosso, belando dolcemente.
Così, dopo alcune sere, decise di prenderla e portarla a casa da sua madre. La pecora però non lo seguiva mai se lui si allontanava. Trascinarla a braccia era impossibile, così una sera salì portando con sé una corda. Però, non appena fece per avvicinarsi, la pecora spiccò un gran balzo, saltando il muretto di pietra e scomparendo nel bosco.
La sera seguente, perché la pecora non si accorgesse della trappola, prese un rosario grosso, con la corda robusta e se lo mise in tasca. Quando la pecora si lasciò accarezzare, strusciandogli addosso, gli passò attorno al collo il rosario e con quella la trattenne. Quindi se ne tornò a casa con la pecora, chiudendola nel gabbiotto del maiale.
Il mattino dopo disse alla madre: «Ti ho portato a casa una pecora».
La madre, che lo conosceva bene, gli rispose: «Una pecora a casa! Ma smettila di fare il balordo!»
Il figlio insisteva: «È vero ti dico! L’ho chiusa nel gabbiotto del maiale!»
La madre, per levargli quella fissazione, lo seguì fino al gabbiotto, sospirando. Quando aprirono la porta si mise una mano sulla bocca, per non urlare.
Dentro c’era una donna nuda. Era una vecchia di loro conoscenza, che faceva sempre tanti complimenti al giovane…

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.