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mercoledì 10 giugno 2015

Un'elegante cacciatrice

Ieri sera, uscendo di casa per sbrigare una di quelle simpatiche occupazioni note come “portare fuori la spazzatura” ho notato in mezzo alla strada un animaletto.

“Cosa fai lì, micetto?” ho chiesto, preoccupato del possibile sopraggiungere di un’automobile.
Non che mi aspettassi una risposta naturalmente, ma rientra nella normalità parlare agli animali. I problemi casomai cominciano quando ti rispondono…

Ad ogni modo l’animaletto mi guardò in modo strano, dopodiché fece dietro front, portandosi sull’altro lato della strada. Fu allora che mi avvidi dell’errore. Quello che avevo di fronte non era un gatto, ma certamente un mustelide. Fece un po’ avanti e indietro, senza mostrare troppo timore, prima di lanciarsi di corsa per la strada verso il cancello di una vecchia fabbrica semidiroccata, dentro cui svanì.

Non avevo modo di fotografarlo, ma in seguito, controllando sul web, ho ipotizzato potesse trattarsi di una donnola, viste le piccole dimensioni e una certa eleganza che distingue questo grazioso animale dalla più grossa faina.

Proseguendo nell’opera di documentazione ho scoperto che la donnola era considerata da Brunetto Latini, il celeberrimo maestro di Dante Alighieri, il peggior nemico di una temibile creatura di cui abbiamo già avuto modo di parlare.

E pensando alle balze scoscese e pietrose che si trovano alle mie spalle ho rivolto un pensiero di riconoscenza alla piccola e graziosa donnola che pattuglia queste aspre rocce alla ricerca del suo grande avversario e della sua preda più ambita: il velenoso e pericolosissimo basilisco.



mercoledì 3 novembre 2010

Caronte e il drago


«È lì che devi cercarlo.»
La mia ricerca mi ha portato ad Orta, ad incontrare Caronte, il barcaiolo dalle mille storie d’acqua. Ed è proprio lui ad indicarmi col dito nodoso quel luogo, sull’opposta costa del lago.
«Devi sapere» mi racconta afferrandomi per un braccio «che quando San Giulio giunse su quell’isola che vedi lì davanti, la trovò rigurgitante di serpi e draghi di ogni genere. Lo sai come ci arrivò, vero? Stese il suo mantello sulle acque, perché nessun barcaiolo o pescatore era così pazzo da avvicinarsi a meno di un tiro di freccia da quello scoglio infestata, e lo utilizzò come zattera, spingendosi con il suo bastone.»
«Doveva essere davvero impermeabile quel mantello…» azzardo.
Caronte tuttavia non sembra sentirmi e, fissandomi con il viso rubizzo, continua a narrare – rapito dal suo stesso racconto – una storia che centinaia di turisti prima di me hanno già sentito.
«Quando mise piede sull’isola costruì una piccola croce con i rami dei cespugli che vi crescevano e lanciò il suo esorcismo, bandendo per sempre da quello scoglio quelle creature figlie del Demonio. E parlo, bada bene, non di comuni bisce d’acqua e nemmeno di vipere. Erano draghi e creature velenose dalla mente malvagia quelle che dimoravano laggiù. Eppure il santo – bada bene – non le distrusse, limitandosi a cacciarle e confinarle in un luogo inaccessibile. Là, sul Monte Camosino, in mezzo ad anfratti che nessuno ha mai avuto il coraggio di esplorare, si trova la tana del più pericoloso e letale di quegli esseri malvagi: il Basilisco!»
Conosco il luogo che le parole e le mani del vecchio barcaiolo mi stanno indicando. Una rupe scoscesa davvero inospitale, dove decine di neri uccelli da preda nidificano su alberi scheletrici. Lì, tra quelle rocce sempre in procinto di franare, a cui nemmeno un gatto riuscirebbe ad arrivare da terra e a cui ben pochi oserebbero approdare per via degli scogli appuntiti sotto il pelo dell’acqua, in un dedalo di scagliose fenditure che incidono i dirupi di quella montagna franosa, si nasconderebbe dunque il Basilisco.
O forse, come direbbe il Maestro, l’altro amico ortese che trova una spiegazione razionale per ogni cosa, in quell’angolo inaccessibile, uno dei pochi del lago, gli uomini fin dai tempi più antichi hanno voluto indicare il luogo dove dimora l’inconoscibile, l’irrazionale e l’inconscio, vale a dire il drago che alberga nelle nostre anime.
Lì insomma, in quel luogo dove la ragione fa fatica a farsi strada, abita quel mistero di cui abbiamo bisogno per continuare a sognare. E proprio per questo non tenterò, stavolta, di svelarlo.

martedì 6 luglio 2010

Il misterioso rettile dell’Ossola: la risposta della scienza.




Nei giorni scorsi, l’amica Paesesommerso (che si sta guadagnando sul campo il titolo di “informatore” ufficiale del Lago dei Misteri) mi aveva segnalato un articolo apparso su Rivista Ossolana  n. 2 del 1997 riguardante un misterioso scheletro di rettile.
Ne era seguito un post pubblicato il 29 giugno “La strana storia del serpente con gli occhiali”

Avendo deciso di andare a fondo dell’argomento, Paesesommerso ha inviato copia dell’articolo di "Rivista Ossolana" al Museo di Storia Naturale di Milano per avere maggiori informazioni.
La risposta non si è fatta attendere ed è con molto piacere che andiamo a pubblicarla, con il consenso dell’autore, il Dr. Stefano Scali.

Il parere della scienza su questi argomenti è netto, come potrete leggere. Ed è giusto che sia così. In assenza di prove certe le leggende è bene che rimangano leggende. Se poi qualcuno riuscirà a dimostrare l’esistenza di qualche nuova specie animale, credo che i primi ad essere contenti saranno proprio gli scienziati.

martedì 29 giugno 2010

La strana storia del serpente con gli occhiali

Su Rivista Ossolana  n. 2 del 1997 (alle pag. 26-27) apparve un curioso articolo a firma di Fabrizia Spertino (devo la segnalazione all'amica Paesesommerso). In esso si parlava di uno strano animale i cui resti ossei erano conservati da due distinte persone. Il primo apparteneva al signor Marco Pianzola di Domodossola ed era stato rinvenuto, una quarantina di anni prima, nella nicchia in un muro di una casa di Croceo.
Si trattava dei resti ossei di un rettile strisciante, lungo circa trenta – trentacinque centimetri, con una particolarità insolita: due corte zampette anteriori di tre centimetri di lunghezza.

Due creature simili sarebbero state trovate negli anni Novanta del secolo scorso dal signor Giuseppe Costale di Mocogna all’Alpe Lusentino e sulla montagna sopra Mocogna. Ecco come racconta l’episodio Luca di Francesco: “intorno al 1990 due escursionisti raccolgono all'alpe Lusentino delle strane ossa, la ricostruzione sommaria porta ad un animale sconosciuto della lunghezza di circa 70 cm apparentemente rettile o sauro. Nel 1991 il Sig. Giuseppe Costale, raccogliendo funghi, rimane allibito di fronte ad una bestia inclassificabile: lunga circa 70 cm si muoveva zigzagando, aveva fianchi grigio chiaro e il dorso più scuro; il muso piatto era fornito di una cresta, gli occhi e lo sguardo inquietanti….nello stesso luogo trovò ossa che avevano le stesse caratteristiche di quelle rinvenute nel 1990. I resti sono stati mostrati agli specialisti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Milano e al Museo di Scienze Naturali e i risultati della ricerca non hanno dato, per ora, una valutazione esaustiva.”

Questi ritrovamenti si intrecciano misteriosamente con una serie di avvistamenti, anche recenti,   di una creatura misteriosa che parrebbe alla base delle tante leggende sul Sarpent dai vgiài (serpente dagli occhiali), o lo Sparsòr, animale dallo sguardo ipnotico capace di ammorbare l’aria anche a distanza con un tanfo vomitevole e pestilenziale.

Alcuni ritengono ci si trovi di fronte ad un caso di criptozoologia. Il Verbano Cusio Ossola sarebbe il luogo di dimora di una specie animale ancora non definita che nei secoli avrebbe ispirato le numerose leggende sul Basilisco e altri animali affini.

Fantasie? È possibile, naturalmente, ma non dimentichiamo che fino a pochi anni fa si riteneva una creatura leggendaria, frutto della fantasia di marinai pieni di fantasia e di alcol, anche il calamaro gigante. Gli eventi hanno invece dimostrato che questa mostruosa creatura che vive negli abissi più profondi ed è la preda dei capodogli con cui ingaggia lotte furibonde,  esiste realmente.

Chissà se un giorno anche il misterioso rettile con le zampe dell’Ossola avrà il suo posto nei manuali di zoologia. Del resto un “serpente con le zampe” esiste veramente: è un Anfisbena che si chiama Ajolote e vive in California. 

domenica 16 maggio 2010

Il piccolo signore della vendetta


I suoi antenati tiranneggiavano la Terra, al tempo in cui i nostri si nascondevano timidamente tra i cespugli. Erano i tempi in cui Terribili Lucertole si aggiravano tra gigantesche felci in forma d’albero. Quelle immense montagne di carne attiravano la vorace attenzione dei più famelici occhi che abbiano mai cercato preda. Improvvise, sbucando dalla foresta più fitta, scattavano zanne capaci di strappare un quintale di carne con un solo terribile morso. Subito dopo il crudele Tirannosauro cantava al sole il suo trionfo.
Ma venne il tempo della decadenza anche per l’impero del Re dei dinosauri. Si dice che una luce intensa abbia solcato il cielo, sollevando una fiammata ed un tuono oltre la linea dell’orizzonte. L’immensa nube di polvere che si alzò dal cratere provocò una lunghissima gelida notte, che svuotò la Terra dai suoi giganteschi padroni. Allora i nostri progenitori uscirono fuori dalle loro tane sotterranee e, passo dopo passo, colonizzarono il pianeta.
La discendenza del sangue del Tiranno, tuttavia, non si è estinta. Si è ridotta, questo sì, e trasformata, come se la catastrofe avvenuta milioni di anni fa avesse plasmato quelle cellule, quelle ossa e quella carne, trasformandola in un modello in scala ridotta e apparentemente innocua. Guardatelo con più attenzione, tuttavia. Osservate le sue zampe robuste e gli artigli e quella bocca i cui denti si sono saldati un solo, fiero becco. Guardatelo, mentre passeggia per il cortile e scruta l’orizzonte in cerca di preda o di avversari da aggredire selvaggiamente.
Non è facile crederlo, lo so, ma il re del cortile, quel gallo che passeggia superbo nell’aia è l’erede del grande Tiranno vissuto al tempo dei dinosauri. Come un decaduto erede di una famiglia un tempo nobile, esso si aggira con l’animo pieno di risentimento contro la sorte della sua stirpe.
Immagino stiate sorridendo della sua tronfia arroganza. Vi consiglio di non farlo. Quando i lunghi inverni si trascorrevano nelle stalle raccontando molte varie storie, di tanto in tanto prendeva la parola un vecchio, che nella sua saggezza aveva imparato a fare economia di parole. Quando parlava tutti tacevano e le sue erano storie che entravano nell’anima, scavando un solco profondo.
Egli raccontava che nelle notti di tempesta un gallo di sette anni, roso dal desiderio di vendetta, poteva deporre un solo maledetto uovo su un mucchio di letame. Un rospo, uscito dalle tenebre, l’avrebbe covato fino alla schiusa. Ne sarebbe strisciato fuori un piccolo serpente dalla testa di gallo.
Basilisco, ovvero re dei rettili, questo era il nome di questo piccolo ma pericolosissimo drago, capace di ucciderti col solo potere del suo sguardo.

sabato 15 maggio 2010

Dinosauri e draghi nella nuova Bottega del Mistero

Un drago araldico


Come vi avevo anticipato la Bottega del Mistero, il piccolo spazio gestito dal vostro Alfa nell’ambito del blog di Siamo in Onda, ha finalmente traslocato.

Apre oggi ad un nuovo indirizzo la Bottega del Mistero sul nuovo blog di Siamo in Onda http://www.puntoradio.net/siamoinonda

Nuove funzionalità e una nuova grafica per un blog sempre più pregno di contenuti.

Il tema della puntata di stasera di Siamo in Onda è “dinosauri”, argomento ricco di misteri.
Nel primo articolo di questa nuova versione della Bottega del Mistero (ma trovate comunque tutti i post già pubblicati) si parla di queste misteriose e gigantesche creature che di tanto in tanto fanno la loro comparsa dalle sabbie del tempo sotto forma di ossa o impronte fossili.

Poiché questo genere di ritrovamenti è sempre avvenuto, un tempo si tendeva ad interpretare queste testimonianze come la prova dell’esistenza di creature leggendarie.
Quando veniva scoperto uno scheletro, o magari un insieme di ossa di più animali estinti, la fantasia correva ad immaginare draghi ed altre creature fantastiche. E quando si rinvenivano orme di passi non umani impresse nella roccia, se ne attribuiva al Diavolo l’origine.

Nelle notti attorno ai fuochi o nelle stalle veniva però data un’altra spiegazione dei rapporti tra dinosauri e draghi, in particolar modo il temutissimo Basilisco di cui abbiamo già parlato.
Ma dovrete aspettare questa sera, poco dopo le 23 per scoprirlo, ascoltando la Pillola di Mistero e le testimonianze dei misteriosi ospiti invitati alla trasmissione.
Come fare? Accendendo la radio ovvero il pc per ascoltare in streaming su www.puntoradio.net

sabato 31 ottobre 2009

Un incontro fatale

C’era un uomo di San Maurizio d’Opaglio che lavorava nelle cave di granito di Alzo. Le sue forti braccia picchiavano tutto il giorno sui cunei di ferro, per staccare lastre di pietra dagli immensi blocchi, strappati con le mine alla montagna.
Per andare al lavoro percorreva a piedi l’antica strada che passava tra i boschi, accanto alla cascata. Un luogo di precipizi e paludi, di quelli da attraversare rapidamente, con passo veloce e senza guardarsi troppo attorno.
Circolavano strane storie su quel posto. Si diceva che un tempo vi si radunassero le streghe, finché il Vescovo non aveva ordinato che fosse distrutta la pietra maledetta attorno a cui adoravano il demonio.
Eppure, nonostante l’esorcismo, il luogo conservava una fama sinistra. Si mormorava di strane presenze. Ombre che apparivano nella nebbia, urla disumane, strani animali che si manifestavano improvvisamente per scomparire nel bosco.
Uno in particolare aveva una terribile fama. Si sussurrava, infatti, che il luogo fosse infestato dal pericolosissimo Basilisco. Era un rettile dalla testa di gatto sormontata da una cresta rossa a corona, che lo faceva somigliare ad un gallo.
Una mano empia aveva forse deposto su un mucchio di letame un uovo di un vecchio gallo di sette anni e l’aveva fatto covare da un rospo. In una notte senza luna dall’uovo era strisciato fuori il Basilisco, il mostro che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi…
Ma l’uomo non era tipo da ascoltare le sciocche superstizioni biascicate delle vecchie. Così, come sempre, se ne andava di buon passo verso Alzo, con gli scarponi chiodati ai piedi e un grosso bastone dalla punta di ferro in mano, fischiettando un’arrogante canzone.
Nei pressi della palude udì un fischio imprevisto e sinistro. Si voltò e vide ad un metro di distanza il Basilisco. Allora, senza perdere tempo e senza guardarlo negli occhi, alzò il bastone e lo colpì violentemente. Quindi si allontanò di corsa, troppo spaventato per voltarsi indietro.
Fu quello, forse, il suo errore. Il Basilisco non è mostro che possa essere ucciso con una bastonata, per quanto forte sia il colpo. Ferito, scivolò lentamente nella tana avvolgendosi nelle proprie spire. Nell’oscurità cominciò a covare il proprio risentimento. Perché per il Basilisco, come per tutti gli esseri della stirpe dei draghi, la vendetta è più di un dovere: è un destino.
Mentre nel suo corpo immobile la ferita rimarginava, la mente si accaniva senza tregua sull’immagine di colui che aveva osato colpirlo. Infine, esattamente un anno dopo, scivolò fuori e si mise in attesa tra le rocce.
Quella sera, come ogni sera prima di quella e nessuna in seguito, l’uomo ritornava a casa dal lavoro. Quando fu alla palude il Basilisco, con un solo dolorosissimo sguardo, gli strappò l’anima dal petto.

venerdì 18 settembre 2009

Il Basilisco nell’orto

«Ero andata nell’orto dietro casa, quella mattina. Mi servivano un po’ di pomodori e dell’insalata da preparare al mio nipotino. Gli piacciono la lattuga fresca e i pomodori con la mozzarella, così quando viene a casa dalla scuola glieli faccio sempre trovare sulla tavola. Sua mamma, del resto, povera donna, lavora in fabbrica e ha solo un’ora di pausa. Non ha certo il tempo di preparargli da mangiare. Del resto noi nonne serviamo anche a questo no? Se non ci fossimo noi, alle volte, mi chiedo come farebbero…»
Le parole di quella simpatica nonnina mi tornano in mente, fuoriuscendo da un ripostiglio ben serrato, chissà perché, nella mia memoria.
«Avevo già raccolto i pomodori e così mi chinai per raccogliere l’insalata. Fu allora che lo vidi. In mezzo alle piantine stava questa vipera… che però non era una vipera! Aveva la testa… una testa che non era come quella di una vipera… era come quella di un gatto! E mi fissava con quei suoi occhi, mi fissava e non smetteva di fissarmi ed io non riuscivo a muovermi e lo fissavo, come se i miei occhi fossero legati a quelli della bestia. E mi sentivo sempre più debole e la testa cominciava a girarmi, ma io non riuscivo né a muovermi, né ad alzarmi, né a staccare gli occhi.»
Sono quasi certo che la nonnina fosse ancora molto spaventata mentre raccontava lo strano incontro nell'orto dietro casa, a poche centinaia di metri dal centro di San Maurizio d'Opaglio.
«Poi, non so dire come o quando, mi accorsi che la bestia era scomparsa. Mi trascinai verso casa, quasi priva di forze e mi stesi sul letto. Fu il mio nipotino a svegliarmi. Aveva suonato e suonato il campanello, poi aveva scavalcato il cancello per venire a cercarmi. Gli dico sempre di non farlo, perché quel cancello ha le punte e potrebbe farsi male cadendo, ma lui lo fa apposta, quando non me ne accorgo, a salirci sopra... Venne accanto al letto a scuotermi e dopo un po’ mi svegliai, quasi priva di forze. Ci misi un paio di giorni a riprendermi del tutto e forse, se non fosse venuto lui a svegliarmi, non sarei qui a raccontarla…»
Questo è il racconto che mi fece la nonnina, molti anni fa, quando ero ragazzo e non mi occupavo ancora di misteri. Almeno credo, perché ora che ho terminato di scrivere, non sono più così certo di aver sentito il racconto da lei… Fu forse suo nipote a raccontarmi la storia… o forse neppure, fu piuttosto mia madre a raccontarmi la strana avventura della nonna di quel mio amichetto… O forse devo pensare di aver sognato tutto? O, piuttosto, attribuire al contagio dello sguardo velenoso del sinistro basilisco questa contagiosa nebbia che sale dai labirinti della memoria ad oscurare il ricordo, confondendo fantasia e realtà…

giovedì 17 settembre 2009

La Signora e il basilisco

«Il Basilisco vive ancora in queste zone, specialmente nelle valli più profonde e inaccessibili».
La voce della Signora degli Animali non ha incertezze. «Ho sentito varie persone raccontare il loro incontro con questa pericolosa creatura. Un’altra tazza di te al gelsomino?»
Annuisco e prendo un altro biscotto. Non resisto ai biscotti…
«La cosa non è strana, del resto» continua la signora «se si pensa ai mostruosi rettili che un tempo vivevano sull’isola e che furono cacciati dal Santo Giulio. Esiliati sul Monte Camosino, si dice, luogo pieno di anfratti, frane e cavità da cui gli uomini si tengono alla larga.»
«Il mio amico Bunin» osservo «mi ha raccontato che a Casale Corte Cerro si narra di una creatura molto simile al Basilisco. È l'Asspär, mitico animale con corpo di serpente, ali da pippistrello e testa di gatto. Vivrebbe nella forra del rio Gaggiolo, sotto le rocce che sostengono la cappella della Torigiä, luogo magico e spaventoso, teatro di battaglie e di miracoli...»
«La cosa divertente è che il basilisco vive a poche centinaia di metri dalle più moderne industrie» osserva la Signora. «A Casale sopra le industrie che producono pentole, posate e caffettiere. A San Maurizio d'Opaglio poco distante dalle rubinetterie.»
«Questa mi giunge nuova…»
«Davvero» annuisce con forza. «Un mio amico mi ha raccontato, proprio ieri, che la valletta del torrente Scarpia nella parte alta era abitata dal basilisco. Due persone lo hanno visto negli anni 40.
Una delle due persone è una donna anziana, ancora vivente, che ha raccontato di essere "basita" per due giorni dopo averlo visto.»
A vantaggio dei lettori che non lo conoscono dirò che il torrente Scarpia o Lagna, ha un corso superiore ed uno inferiore. A metà attraversa il paese di San Maurizio d’Opaglio, capitale italiana delle industrie che producono rubinetti e valvolame. Lì vive, non per niente, il mio amico Rubinettaio. Tre ponti scavalcano il torrente in paese. Un tempo ce n’era un quarto, ferroviario, ma la linea Gozzano alzo venne chiusa nel 1922 e il ponte, di ferro, smantellato.
Nella parte inferiore il torrente prende il nome della frazione Lagna, almeno sulle mappe IGM, e le sue acque risentono dell’attraversamento del paese, benché negli ultimi anni siano stati posti severi limiti agli scarichi industriali e civili.
Nella parte superiore, oltre il vecchio mulino, il torrente s’inoltra in una stretta valle disabitata. Si narra anche di una miniera abbandonata, in quel luogo, ma da decenni essa è ridotta ad una pericolante galleria in cui è estremamente pericoloso entrare. In realtà non è una vera miniera, ma piuttosto un saggio di scavo. Probabilmente qualcuno compì delle ricerche agli inizi del Novecento, abbandonandole allorquando si rese conto che di oro non vi era traccia.
Se c’è un luogo in cui il Basilisco, o l'Asspär, potrebbe vivere indisturbato, questo è certamente uno di quelli. Del resto si tratta di un animale di piccole dimensioni, non certo un drago di quelli delle saghe fantasy. Un animale difficile da incontrare, per fortuna.
«Naturalmente» commento «nessun ostacolo fisico gli impedirebbe di scendere a valle e passeggiare tranquillamente per le vie di San Maurizio d’Opaglio, se solo lo volesse...»
In quel momento, un cassetto ben riposto nella mia memoria si aprì…

Ma, se volete sapere cosa ne uscì dovrete pazientare fino a domani…

mercoledì 16 settembre 2009

Il basilisco


Una creatura tanto enigmatica quanto pericolosa si aggirerebbe nel Verbano, nel Cusio e nell’Ossola. Ne parla, con cognizione di causa avendo scritto un libro su questo argomento (per approfondimenti seguite questo link) Daniela Piolini, scrittrice già citata su questo blog.

La figura del basilisco, il letale “Re dei rettili”, compare nei testi dei naturalisti fin dall’antichità. Ne parlava già Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale, situandolo nei deserti africani. Sarebbe stato lo stesso basilisco a creare attorno a sé il deserto, in quanto il suo semplice sguardo era in grado di tramutare in cenere qualsiasi essere vivente. Un potere venefico inversamente proporzionale alle dimensioni della bestia, stimate attorno ai venti centimetri di lunghezza.
Pare tuttavia che nel Verbano Cusio Ossola, e più in generale nelle vallate alpine, viva una versione “in minore” del temibile “Re dei rettili” (“Basilisco” viene dal greco “basileus” “re”). Non in grado, forse, di creare il deserto, ma certamente capace di uccidere o mettere a rischio di chi abbia la sventura di fissarlo negli occhi...
Di alcuni di questi avvistamenti vi parlerò nei prossimi giorni, con l’auspicio che altre segnalazioni giungano dai lettori.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.