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domenica 9 agosto 2009

La Vipera e il Cavaliere


Come ho annunciato ieri, ecco il resoconto di Vele sull'incontro con la Villeggiante.

Era da un po’ di tempo che non rivedevo la Villeggiante, ma qualche giorno fa è rientrata nella mia vita per raccontarmi una storia incredibile. Ci siamo date appuntamento alla Feltrinelli vicino al Duomo, dopo il lavoro.

Mentre sfogliavamo i libri della sezione Fantasy, vedevo che fremeva dalla voglia di raccontarmi qualcosa… ma un qualcosa di così strano che perfino lei esitava. L’ho incoraggiata e alla fine mi ha detto:
“Vele, ti ricordi l’ultima volta che sono stata in villeggiatura? Quando ho conosciuto la vipera Cornelia?”
“Certo. Mi hai detto che vive nella stessa isola di Alfa, che ha modi distinti e che ti ha dato lo spunto per il prossimo mistero da indagare.”
“Sì, il fatto è che assomiglia al biscione dello stemma visconteo di Milano… ma ecco, devo rivelarti un’altra cosa: non era un metafora quando parlavo di modi distinti. E’ veramente un animale senziente, e parla. Solo a te posso raccontare cose simili! Non lo trovi strano, vero?”
Io ovviamente non ho battuto ciglio. A parte il fatto che sono cresciuta a pane e leggende e che incontro personaggi strani in continuazione, avevo già letto qualcosa di Cornelia nel blog di Alfa.
Così, una volta sedute sulle morbide poltrone della libreria, l’amica mi ha fatto leggere questa parte del diario rosso che tiene sempre con sé:

La Vipera Cornelia assomigliava stranamente all’immagine sullo stemma visconteo, fatta eccezione per il bambino in bocca naturalmente. Ricordavo di aver visto ad Orta questo affresco, così, non appena ho potuto mi sono recata nuovamente al lago d’Orta. Lì mi sono messa subito a cercarlo, fotografando nel frattempo quello che mi sembrava più interessante. Alla fine ho ritrovato l’affresco, su un edificio della Piazza.
Dopodiché ho deciso di tornare al rifugio di Alfa per chiedere spiegazioni. Come mi era accaduto la prima volta, mi è bastato sedermi su una barca per essere facilmente trasportata sull’isola. Lui non c’era, ma ho ritrovato Cornelia che mi ha accolto cordialmente, facendo gli onori di casa.
Le ho subito posto alcune domande:
“Signora Vipera Cornelia, potrei chiedere cosa hanno a che fare i Visconti con il Lago d’Orta?”

Arrivata a quel punto della lettura, la Villeggiante mi spiegò:
“Vedi, ho pensato di rivolgermi a lei chiamandola Signora Vipera Cornelia perché dai modi mi sembrava una vipera di alto lignaggio. Infatti mi ha trattata con molto riguardo.”
Io sorrisi: sapevo, grazie al blog di Alfa, quanto può essere suscettibile quella vipera se non trattata col dovuto rispetto; la Villeggiante aveva istintivamente trovato il canale di comunicazione migliore per rivolgersi a lei.
Proseguii con la lettura:

Lei mi rispose: “Invero la famiglia dei Visconti aveva possedimenti e castelli nella zona delle colline tra il lago Maggiore e il Lago d’Orta, come i castelli di Massino e Invorio, dove nacque Matteo I Visconti, primo Signore di Milano.”
“Molto interessante, Corn… ehm, Signora Vipera Cornelia! Mi piacerebbe, se non sono troppo indiscreta, fare luce su un altro punto: ho notato una strana somiglianza tra Lei e la vipera raffigurata sullo stemma dei Visconti. È solo una coincidenza?”
“Devi sapere, cara ragazza, che io e Sempronio discendiamo da una nobilissima e antichissima stirpe di serpenti parlanti. Un giorno una mia antenata, di nome Ginevra, si trovava in un prato, quando giunsero al galoppo numerosi cavalieri. Temendo di essere calpestata da decine di zoccoli ferrati o uccisa a colpi di lancia dagli uomini che indossavano armature di ferro, si nascose sotto una pietra. Inaspettatamente uno di quegli uomini depose il suo elmo proprio accanto alla pietra, sdraiandosi nel prato per riposare. Ginevra rimase immobile per qualche minuto, poi si affacciò per vedere se c’era modo di allontanarsi indisturbata. Si accorse tuttavia che in cielo volteggiavano degli uccelli, così, temendo anche questo nuovo pericolo, decise di scivolare dalla pietra all’elmo e da questo ad un cespuglio poco distante.
Quando fu entrata nell’elmo, tuttavia, la celata si richiuse imprigionandola. Da quella prigione arroventata dal sole cercò a lungo una via di fuga, finché, quando le sembrava di aver trovato un varco verso l’alto, l’elmo fu improvvisamente scosso e sollevato, facendola quasi cadere. Sentì che qualcosa dì metallico stava entrando dentro ed in breve si trovò schiacciata tra la cotta metallica dell’uomo e l’elmo. Quando infine riuscì a fatica a strisciare fuori, si trovò in cima ad un elmo sulla testa di un cavaliere, in groppa ad un cavallo lanciato al galoppo.
Gli altri cavalieri notarono la scena e cominciarono ad urlare, indicando nella sua direzione. Qualcuno persino mise mano alla spada, ma nessuno osò menare un fendente per paura di colpire il Cavaliere. Quest’ultimo allungò la mano, guantata di ferro, afferrandola.
Ginevra, temendo per la sua vita, si decise a parlare:
“Azzone Visconti, Signore di Milano, risparmiami, come io non ti recai danno alcuno!”.
L’uomo, sorpreso per quelle inaspettate parole, l’osservò per qualche istante, dopo di che la lanciò su un cespuglio, dove atterrò morbidamente, invece che sul prato, dove sarebbe stata uccisa orribilmente. In seguito Azzone, ricordandosi di quell’episodio, inserì la Vipera nel proprio stemma, raffigurando se stesso come un bambino che esce indenne dalla sua bocca.”

Il brano terminava qui.
“E poi?” ho chiesto.
“E poi mi sono congratulata per il coraggio dell’antenata di Cornelia, e l’ho ringraziata per il suo racconto. Ti rendi conto? Una leggenda così antica, narrata dalla discendente della Vipera Viscontea! Se vuoi, puoi usare questa parte di diario per narrare la leggenda ai lettori del tuo blog e del blog di Alfa.”
“Sì, ma una volta risolto questo mistero? Ce ne saranno altri? E tornerai al lago d’Orta?”
Lei mi ha strizzato l’occhio con quel suo fare un po’ furbetto:
“Certo che ci saranno altri misteri! E dove ci sono misteri, io sono sempre lì ad indagare… ”


Le "storie del quaderno rosso" fanno parte dei "Misteri a quattro mani" scritti da Vele ed Alfa.

mercoledì 8 aprile 2009

Il Duomo e l’isola misteriosa



Vele, un’amica di Alfa, gli ha inviato una mail.
Il poveretto, che non si è ancora ripreso dall’incredibile irruzione della Villeggiante nel suo rifugio segreto, ha lasciato a me, suo famiglio e biografo, il compito di pubblicarla. Compito che eseguo volentieri, avendo anch’io una certa responsabilità nella vicenda…



“Caro Alfa,
ieri la mia amica Villeggiante mi ha raccontato un sacco di cose interessanti. Mi ha dato il permesso di inviarti il materiale che ha raccolto nel suo quaderno, per pubblicarlo anche nel tuo blog.



Foto del Duomo di Milano scattata dalla Villeggiante


Ti contatterebbe lei stessa, se solo non fosse presa dai suoi mille impegni… ha un secondo lavoro per pagare l’affitto a Milano e mille hobby e corsi da seguire!
L’ho incontrata ieri in pausa pranzo, al ristorantino giapponese vicino al mio ufficio. Tra un tè verde e un maki mi ha raccontato una storia davvero incredibile.
Per completare la sua ricerca sul Duomo di Milano, il Filosofo l’ha indirizzata a te per chiedere informazioni. Peccato che non abbia saputo dirle niente dei tuoi recapiti… tranne il fatto che abiti in un’isola quasi introvabile!
La poverina, allora, ha cercato un posto tranquillo per riflettere sulla faccenda. Trattandosi di un tipino un po’ originale, come avrai notato, ha trovato il “posto tranquillo” all’interno di una barchetta abbandonata sulla riva del lago. Ora, non so cos’abbia raccontato a te, ma a me ha detto che le acque del lago si sono ingrossate improvvisamente e l’hanno trascinata sempre più al largo… fino a farla approdare su un’isola!! Qui, abbastanza confusa, ha chiesto informazioni ad un abitante del posto dall’aria un po’ stralunata. Come ben sai eri proprio tu! Appena l’ha saputo, le è passata completamente la paura e ha cominciato a porti “qualche domandina”.
Il risultato dell’inchiesta è riportato su una pagina del suo quaderno:

Ho finalmente intervistato “Alfa”. Ecco le sue parole:
«La facciata originale del Duomo di Milano era realizzata con un’alternanza di filari di marmo bianco di Candoglia e marmo verde di Oira. Lazzaro Agostino Cotta, originario di Ameno, testimonia che questo fatto costituiva motivo di notorietà per la pietra cusiana.
Nel 1682 si decise di modificare la facciata, ma fu necessario un concorso internazionale e l’intervento diretto di Napoleone per consentire il completamento della facciata in stile neogotico nel 1813.
La lunghezza dei lavori del Duomo (terminati ufficialmente solo nel 1966) del resto è proverbiale a Milano, dove l’espressione “come la fabbrica del Duomo” indica opere che si protraggono con una lentezza esasperante.»
Io: «E l’aspetto originale della facciata come poteva essere?»
Alfa: «Credo potesse assomigliare, dal punto di vista cromatico, a quella del Duomo di Monza. Tanto più che questa, agli inizi del Novecento, è stata restaurata proprio con marmo verde di Oira.»


Il Duomo di Monza (ritaglio di giornale)

Molto interessante: Z. sarebbe felice di me, perché…

La pagina del quaderno si interrompe qui e non ho il permesso di pubblicare oltre. Inoltre, per non rivelarmi chi è “Z.”, la Villeggiante ha cambiato abilmente argomento, raccontandomi di aver conosciuto una vipera “dai modi molto distinti” che tu chiami Cornelia. L’incontro, mi ha detto, le ha dato lo spunto per il prossimo mistero da indagare.
Con questo ti saluto. Sono proprio curiosa di vedere l’evolversi della vicenda! Stammi bene,
Vele”.


Mistero a quattro mani scritto da Vele ed Alfa.

lunedì 2 marzo 2009

Un difficile pomeriggio per il Filosofo


E’ un Filosofo dall’aria provata quello che mi accoglie nella sua bottega. Non faccio in tempo a togliermi il cappello, che inizia a sfogarsi.
«Accidenti alla tua idea di raccontare di me nel tuo blog!» esclama. «Da quando hai iniziato, il numero di personaggi strampalati che frequentano questo posto è decisamente aumentato!»
«Cosa ti è accaduto?» sorrido. «Un cacciatore di vampiri? O era un sensitivo in contatto con entità aliene?»
«Macché! Quelli almeno li riconosco al primo sguardo» scrolla le spalle «e so come liquidarli. Quella che è venuta oggi, invece, sembrava una normale ragazza milanese. Per quanto possa essere normale una ragazza milanese, chiaramente…»
Il Filosofo non è misogino. Solamente, come ho già avuto modo di dire, ha una relazione sentimentale che sarebbe un eufemismo definire “complicata”. Così, alle volte, ha delle uscite un po’ rudi…
«All’apparenza normale, quindi…» lo esorto a continuare.
«Sì. La classica ragazza in jeans e scarpe da ginnastica, come se ne vedono tante, ma questa era normale solo all’apparenza. Come prima cosa mi si è piantata davanti e fissandomi mi ha detto: “Ho elementi per dire che ci sono collegamenti interessanti tra questa zona e Milano. Lei cosa ne pensa?” Poi si è messa a guardarmi in silenzio con gli occhioni sgranati sotto la frangetta, in attesa di una risposta.»
«Non si può certo definire una domanda semplice» ridacchio «di elementi interessanti me ne vengono in mente a dozzine…»
«Infatti!» esclama il Filosofo. «Le stavo parlando degli antichi confini della Riviera d’Orta e del Ducato di Milano, dei Visconti e del Duomo e dei barconi che viaggiavano ad ufo, quando mi ha veramente spiazzato.»
«Cosa ha fatto?» Domando incuriosito.
«Non riuscivo a crederci: ha tirato fuori un grande quadernone, con la copertina rossa e un sacco di foto, schizzi e post it che spuntavano ovunque dalle pagine e ha iniziato a prendere appunti su tutte le cose che dicevo. A quel punto ho cominciato a sudare freddo. Mi sentivo teso come se fossi ad un colloquio di lavoro. Mentre terminavo di farfugliare qualcosa mi ha chiesto di precisare in che modo fosse coinvolto il Duomo.»
«Ma chi era?» domando divertito. «Una poliziotta?»
«Non lo so! ma mi sembrava davvero un’inquisitrice… A quel punto ho cercato di liberarmi di lei rispondendo il più laconicamente possibile. Così le ho detto, evasivo, che i rapporti con il Lago d’Orta riguardavano la facciata antica del Duomo. Ma lei, cocciuta, mi ha chiesto: "in che modo si differenziava dalla facciata attuale?"»
«Benedetta ragazza» rido «voleva una lezione di storia dell’arte?».
«Di più! Voleva un giudizio estetico. Infatti mi ha chiesto subito dopo se preferivo la facciata chiara in marmo di Candoglia o quella antica in alternanza col marmo nero di Oira…»
«E tu cosa preferivi?»
«A quel punto ho guardato l’ora e ho detto che dovevo chiudere. Per fortuna mancava davvero poco, così l’ho sospinta verso la porta e l’ho cacciata fuori.»
«Mi deludi» scuoto la testa. «Trattare così una gentile turista… chissà come ci sarà rimasta male…»
«Per prima cosa» il Filosofo solleva l’indice verso il soffitto «quella non era una turista, ma una villeggiante: mi ha detto infatti di avere una casa da queste parti, ma non ho capito dove. Secondo, quella ragazza mi mette veramente a disagio con tutte le sue domande. Terzo, non si è minimamente offesa. Anzi, non ha proprio capito di essere stata cacciata fuori, quella! Mi ha ringraziato per la gentilezza e tutta allegra mi ha detto che tornerà di sicuro a trovarmi. Lei e quel suo benedetto quaderno rosso!»
«Un momento!» lo interrompo «Ricordi le parole della Maga? “Vedo il rosso salire da Oriente, portando per voi molte domande. Il lago dei Misteri sarà diverso, dopo.” Ti ricordi quanto ci siamo preoccupati?»
«Oh no!» esclama il Filosofo. «Oltre a Caronte coi suoi racconti etilici; oltre al Maestro coi suoi dannati sigari; oltre alla Maga con le sue strane visioni… d’ora in poi mi toccherà anche la Villeggiante, con le sue domande a mitraglia! Per non parlare di te e dei tuoi misteri, naturalmente! Ma sai cosa faccio?»
Scuoto la testa, ma già un brivido mi percorre la schiena.
«La prossima volta, come metterà piede nella mia bottega, spedirò la Villeggiante dritta dritta da te!»

Mentre attendo che il rosso ciclone di domande proveniente da Milano si abbatta su di me, non posso fare a meno di pormi e di porre a voi, miei lettori, alcune domande.

Chi è, in realtà, la Villeggiante?
Quale oscuro piano si cela dietro le sue, apparentemente innocue, domande?
Ma soprattutto, questo è il primo racconto contrassegnato con l’etichetta "Misteri a quattro mani"…
Cosa ne pensate?


La risposta a queste domande sarà pubblicata domani sera…

Nota: questo "Mistero a quattro mani" è stato ideato e scritto da Alfa e Vele.

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Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.