La principale malattia dell'uomo è la curiosità irrequieta delle cose che non può sapere. Blaise Pascal
Questo è un blog di racconti, leggende, storie raccontate dagli ubriachi nelle osterie e di cialtronesche invenzioni che ruotano attorno al lago d'Orta. Se cercate la Verità, qualunque sia quella che v’illudete di trovare, avete sbagliato indirizzo.
venerdì 30 settembre 2011
giovedì 29 settembre 2011
domenica 11 settembre 2011
giovedì 8 settembre 2011
Alla ricerca di Alfa. 9 – Per le vie di Ameno
Qui tra la vie di un piccolo paese dal nome Ameno è cominciata l’avventura di Alfa. E ora che questo indagatore dei misteri del lago d’Orta ha fatto perdere le sue tracce, ho pensato di tornare in questo luogo, dove ogni strada gronda storia.
Come la chiesa in centro al paese , in cui un grande dipinto raffigura niente di meno che il concilio di Trento cui parteciparono degli amenesi. O il grande Palazzo Tornielli, che il Conte lasciò alla comunità di Ameno come sede municipale quando decise di trasferirsi nella grande villa neogotica che costruì per lui l’architetto Nigra, sulla cima del Monte Oro. O il parco di fronte al palazzo Tornielli, recentemente restaurato grazie al finanziamento di vari enti, e restituito all’antico splendore, con le sue quinte murarie dipinte.
O il grande palazzo Solaroli, che fu la residenza del Principe di Sirdhanah e la Begum, sua consorte.
E poi, scendendo lungo la via mi fermo davanti alla casa che fu di Lazzaro Agostino Cotta che alla fine del Seicento già si rendeva conto dell’importanza di salvare le antichità e le testimonianze del passato. E invece fu letteralmente buttato fuori dalla basilica dell’Isola da un canonico che guidava scavi forsennati e dissennati alla ricerca di sacre reliquie. Ma il Cotta raccolse le testimonianze che poté da antichi documenti e manufatti, componendo la più antica storia del lago d’Orta. E la sua Corografia della Riviera di San Giulio, resta, a tre secoli di distanza un’opera fondamentale.
O quel suo parente, quel Ludovico Maria Sinistrari cui è intitolata una via e che scrisse manuali di pratica criminale che all’epoca in cui visse furono autentici best seller. Appassionato studioso di Diritto Civile e Canonico, a Roma divenne Consultore del Tribunale Supremo della Santa Inquisizione, quindi fu Vicario generale dell'Arcivescovo d'Avignone, infine Teologo presso l'Arcivescovo di Milano. Nel 1688 scrisse il trattato Practica criminalis Minorum illustrata su ordine dei Comizi generali dei Francescani. Nel Sinistrari 1700 a Venezia pubblicò il trattato De delictis et poenis in cui si lanciò in una descrizione del tribadismo così accurata e particolareggiata da rasentare la pornografia.
Ma il libro per molti versi più sconvolgente e controverso è quello in cui il Sinistrari parla degli Incubi e dei commerci carnali che queste creature, che si fanno beffe degli esorcismi, intrattengono con le donne (o con gli uomini, sotto forma di Succubi) della razza umana. Portando oltretutto una testimonianza personale sull’argomento.
E qui, tra giuristi e storici, conti e principi, Incubi e Succubi termina la prima parte del viaggio dell’Errante, mentre le tracce di Alfa si fanno sempre più labili e sembrano svanire nel sogno.
Come la chiesa in centro al paese , in cui un grande dipinto raffigura niente di meno che il concilio di Trento cui parteciparono degli amenesi. O il grande Palazzo Tornielli, che il Conte lasciò alla comunità di Ameno come sede municipale quando decise di trasferirsi nella grande villa neogotica che costruì per lui l’architetto Nigra, sulla cima del Monte Oro. O il parco di fronte al palazzo Tornielli, recentemente restaurato grazie al finanziamento di vari enti, e restituito all’antico splendore, con le sue quinte murarie dipinte.
O il grande palazzo Solaroli, che fu la residenza del Principe di Sirdhanah e la Begum, sua consorte.
E poi, scendendo lungo la via mi fermo davanti alla casa che fu di Lazzaro Agostino Cotta che alla fine del Seicento già si rendeva conto dell’importanza di salvare le antichità e le testimonianze del passato. E invece fu letteralmente buttato fuori dalla basilica dell’Isola da un canonico che guidava scavi forsennati e dissennati alla ricerca di sacre reliquie. Ma il Cotta raccolse le testimonianze che poté da antichi documenti e manufatti, componendo la più antica storia del lago d’Orta. E la sua Corografia della Riviera di San Giulio, resta, a tre secoli di distanza un’opera fondamentale.
O quel suo parente, quel Ludovico Maria Sinistrari cui è intitolata una via e che scrisse manuali di pratica criminale che all’epoca in cui visse furono autentici best seller. Appassionato studioso di Diritto Civile e Canonico, a Roma divenne Consultore del Tribunale Supremo della Santa Inquisizione, quindi fu Vicario generale dell'Arcivescovo d'Avignone, infine Teologo presso l'Arcivescovo di Milano. Nel 1688 scrisse il trattato Practica criminalis Minorum illustrata su ordine dei Comizi generali dei Francescani. Nel Sinistrari 1700 a Venezia pubblicò il trattato De delictis et poenis in cui si lanciò in una descrizione del tribadismo così accurata e particolareggiata da rasentare la pornografia.
Ma il libro per molti versi più sconvolgente e controverso è quello in cui il Sinistrari parla degli Incubi e dei commerci carnali che queste creature, che si fanno beffe degli esorcismi, intrattengono con le donne (o con gli uomini, sotto forma di Succubi) della razza umana. Portando oltretutto una testimonianza personale sull’argomento.
E qui, tra giuristi e storici, conti e principi, Incubi e Succubi termina la prima parte del viaggio dell’Errante, mentre le tracce di Alfa si fanno sempre più labili e sembrano svanire nel sogno.
O nell’incubo.
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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".
Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.
Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.



