sabato 6 novembre 2010

Il re del Labirinto


C’era una volta il potente re di un’isola che, per superbia o errore, offese il dio del mare. Per vendetta un toro invincibile fu scagliato nel mezzo del suo regno e solo con grande fatica un eroe riuscì a catturarlo e trascinarlo lontano… ma questa è un’altra storia.

La regina dell’isola, infiammata d’insana passione per il toro, concepì un figlio e partorì un essere metà uomo e metà toro che si cibava di carne umana. Il re chiamò il suo migliore architetto che costruì una prigione dagli infiniti meandri per rendere impossibile la fuga. E la chiamò Labirinto. Allora il crudele sovrano ordinò ai suoi vassalli di fornire annualmente sette fanciulli e sette fanciulle da sacrificare alla bestia… ma anche questa è un’altra storia.

Un giorno un giovane principe giunse per sfidare il mostro. Era così bello e fiero che la figlia del re se ne innamorò e gli offrì il suo cuore e il suo aiuto. Gli insegnò a superare le insidie del Labirinto per mezzo di uno spago con cui segnare la via e ritrovare l’uscita. Così il principe uccise il mostro e l’innamorata lo seguì nella fuga. Finché, destandosi una mattina sulla spiaggia di un’isola straniera, si ritrovò sola perché il giovane l’aveva abbandonata… ma pure questa è un’altra storia.

Il re sospettoso rinchiuse l’architetto e suo figlio nel Labirinto. Evasero, volando con ali d’uccello, ma troppo in alto si diresse il figlio e il calore del sole sciolse la cera con cui avevano fissato le penne. Ma troppo doloroso è narrare d’un padre che assiste alla caduta del proprio figlio e d’altronde… anche questa è un'altra storia.

Il re, furioso per la fuga dell’architetto, armò la flotta e partì per muovere guerra a chiunque avesse avuto l’ardire di nasconderlo alla sua ira. Lo scovò, infine, in una lontana terra d’occidente. Il signore di quel luogo acconsentì a consegnarlo, ma le sue pietose figlie offrirono al re del Labirinto un bagno caldo, prima che ripartisse col prigioniero a loro caro. Quando fu dentro la vasca, l’architetto lo sommerse di acqua bollente e il re capì che quella volta per lui… non ci sarebbe stata un’altra storia.

La storia, una pillola di mistero scritta per Siamo in Onda e letta da Fulvio Julita, è ispirata ai miti classici che raccontano le vicende del re Minosse, della regina Pasifae, del Minotauro, nonché la storia di Teseo e Arianna e quella di Dedalo ed Icaro.

Alfa e l’Omega





Questo è l’ottocentesimo post del lago dei Misteri. Ed è dedicato a tutti gli amici che in questi ormai anni, hanno seguito con affetto le vicende in esso raccontate, preoccupandosi per le pause e fornendo contributi, commenti, consigli molto utili. Vi ringrazio davvero di cuore per la vostra presenza. Vi penso tutti e in particolare coloro che (lo so da messaggi privati che mi sono giunti) in questo momento affrontano situazioni difficili e dolorose.

Ottocento è anche un numero interessante. Nel sistema di numerazione greco il simbolo che lo rappresenta è l’ultimo dell’alfabeto, l’Omega, come l’inizio è rappresentato da Alfa. È per questo che il Cristo afferma “io sono l’Alfa e l’Omega”, che equivale a dire io sono l’inizio e la fine.

Ora, avendo scelto tempo addietro lo pseudonimo di  "Alfa" cosa devo pensare di questo post "Omega" che simboleggia la fine? E d’altro canto non è forse vero che la fine di una storia costituisce l’inizio di un’altra? Dopo 800 non c'è forse un 801? Dopo il “e vissero felici e contenti” delle fiabe, non c'è forse proprio il “vissero felici e contenti”?

Questi interrogativi misteriosi trovano una prima provvisoria risposta in una curiosissima coincidenza. Il numero otto è legato al mistero del labirinto. E siccome le cose accadono per caso, ma non è un caso che accadano come accadono, di cosa parlerà la Pillola di Mistero che ho scritto per Siamo in Onda e che sarà trasmessa questa sera? Proprio del labirinto!

E in un labirinto strano si trova effettivamente il lago dei misteri in questo momento. Con enormi difficoltà, vi confesso, riesco a portarlo ancora avanti, rubando i minuti al sonno, essendo ormai le ore del giorno affollate da altri pensieri. Non si tratta di una situazione che possa durare in eterno, naturalmente. Ma spiritualmente mi trovo dentro un labirinto di cui è difficile trovare l’uscita.

Scrutando le acque calme e silenziose del lago dei misteri ho intravisto un’idea galleggiare pigramente sotto la superficie trasparente. Tuttavia per ora è presto parlarne. Sono certo però che nei prossimi cento post, se mi riuscirà di scriverli, troverete, tra le altre cose, alcune novità che potrebbero cambiare per sempre questo blog.

L’immagine in apertura è di Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972), uno dei miei artisti preferiti.

venerdì 5 novembre 2010

I labirinti di Siamo in Onda


Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio è giunta alla sua quarta puntata e siamo certi che scorrerà come sempre felicemente, senza perdersi in un labirinto.

LABIRINTO infatti è il misteriosissimo tema della puntata e proprio per questo non poteva mancare una “pillola di mistero”, la prima de il Lago dei Misteri per questa nuova serie.

Il racconto – che sarà letto in trasmissione e pubblicato su questo blog domani sera in contemporanea – ha il titolo “il re del labirinto” e ci condurrà a scoprire alcuni dei miti più antichi d'Europa tra edifici misteriosi, creature mostruose, amanti, tradimenti e inganni.

Si vocifera anche di una presenza di Alfa in trasmissione, ma molto dipende dal fatto che riesca ad uscire dal labirinto per raggiungere la radio. Staremo a vedere o meglio ad ascoltare.

Come sempre in studio si suonerà ottima musica dal vivo. Sarà ospite non solo un grande artista ma un vero amico di Siamo in Onda, che ha condiviso sin dagli inizi questo progetto che cresce stagione dopo stagione nei contenuti e negli ascolti: Mario Ermini Burghiner e la sua band, i Mazaròch.

Ovviamente non poteva mancare l’ormai classica domanda ai lettori:
vi siete persi in una città che non conoscete e non capite la lingua dei suoi abitanti. Cosa fate per ritornare a casa?

Dateci le vostre indicazioni per uscire dal labirinto inviando un sms oppure scrivetelo su Facebook o mandate una mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:
FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)



mercoledì 3 novembre 2010

Caronte e il drago


«È lì che devi cercarlo.»
La mia ricerca mi ha portato ad Orta, ad incontrare Caronte, il barcaiolo dalle mille storie d’acqua. Ed è proprio lui ad indicarmi col dito nodoso quel luogo, sull’opposta costa del lago.
«Devi sapere» mi racconta afferrandomi per un braccio «che quando San Giulio giunse su quell’isola che vedi lì davanti, la trovò rigurgitante di serpi e draghi di ogni genere. Lo sai come ci arrivò, vero? Stese il suo mantello sulle acque, perché nessun barcaiolo o pescatore era così pazzo da avvicinarsi a meno di un tiro di freccia da quello scoglio infestata, e lo utilizzò come zattera, spingendosi con il suo bastone.»
«Doveva essere davvero impermeabile quel mantello…» azzardo.
Caronte tuttavia non sembra sentirmi e, fissandomi con il viso rubizzo, continua a narrare – rapito dal suo stesso racconto – una storia che centinaia di turisti prima di me hanno già sentito.
«Quando mise piede sull’isola costruì una piccola croce con i rami dei cespugli che vi crescevano e lanciò il suo esorcismo, bandendo per sempre da quello scoglio quelle creature figlie del Demonio. E parlo, bada bene, non di comuni bisce d’acqua e nemmeno di vipere. Erano draghi e creature velenose dalla mente malvagia quelle che dimoravano laggiù. Eppure il santo – bada bene – non le distrusse, limitandosi a cacciarle e confinarle in un luogo inaccessibile. Là, sul Monte Camosino, in mezzo ad anfratti che nessuno ha mai avuto il coraggio di esplorare, si trova la tana del più pericoloso e letale di quegli esseri malvagi: il Basilisco!»
Conosco il luogo che le parole e le mani del vecchio barcaiolo mi stanno indicando. Una rupe scoscesa davvero inospitale, dove decine di neri uccelli da preda nidificano su alberi scheletrici. Lì, tra quelle rocce sempre in procinto di franare, a cui nemmeno un gatto riuscirebbe ad arrivare da terra e a cui ben pochi oserebbero approdare per via degli scogli appuntiti sotto il pelo dell’acqua, in un dedalo di scagliose fenditure che incidono i dirupi di quella montagna franosa, si nasconderebbe dunque il Basilisco.
O forse, come direbbe il Maestro, l’altro amico ortese che trova una spiegazione razionale per ogni cosa, in quell’angolo inaccessibile, uno dei pochi del lago, gli uomini fin dai tempi più antichi hanno voluto indicare il luogo dove dimora l’inconoscibile, l’irrazionale e l’inconscio, vale a dire il drago che alberga nelle nostre anime.
Lì insomma, in quel luogo dove la ragione fa fatica a farsi strada, abita quel mistero di cui abbiamo bisogno per continuare a sognare. E proprio per questo non tenterò, stavolta, di svelarlo.

lunedì 1 novembre 2010

Ognissanti, la festa dei morti e le origini di Halloween


In questi giorni infuria la polemica su Halloween, alternativamente descritta come “festa commerciale importata” o come “festa pagana”. E c’è chi è giunto ad invocare l’esposizione delle immagini dei santi e dei beati come risposta alle zucche pagane.

Senza voler prendere posizione nella polemica (ma vi confesso che mi piacerebbe vedere altrettanto sacro sdegno nei confronti di celebrazioni pagane molto più inquietanti, come certe cerimonie sedicenti cattoliche gestite dalla mafia e dalla camorra) non posso non notare che si tratta di una polemica antica che si intreccia proprio con la storia delle feste che si celebrano in questi giorni.

Poiché ne ho già parlato vi invito a rileggere il post.

sabato 30 ottobre 2010

Dietro la maschera


Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero (Oscar Wilde)



Terza puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio.

Il tema saranno le maschere, con una domanda curiosa: 
se una maschera potesse conferirvi non solo l'aspetto, ma gli stessi pensieri di un personaggio, quale sarebbe?

Siamo sempre molto curiosi di saperlo quindi diteci quali sono le vostre maschere inviando un sms oppure scrivendolo su facebook o via mail o ancora su questo blog. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione. http://www.facebook.com/profile.php?id=100000113029142
Sarà ospite in studio Maria Olivero, con le sue straordinarie canzoni. Sarà accompagnata per l'occasione dai Giò DeSfàa e i Fiö de la Serva.


Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it


Per ascoltarci:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net


Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960


Buon Ascolto...


(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

sabato 23 ottobre 2010

Di che vizio siete?


Gli ospiti musicali della seconda puntata di Siamo in Onda (sabato 23 dalle ore 21), il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio, sono degli amici che sono stati nel nostro talk show preferito altre volte nelle passate edizioni ottenendo sempre un grande successo. 

Il tema della puntata è, come sempre intrigante:
Quale vizio o cattiva abitudine non sapreste rinunciare?
Siamo curiosi di saperlo quindi diteci i vostri vizi e abitudini irrinunciabili inviando un sms oppure scrivetelo su facebook bacheca o via mail o ancora in questo blog. 
Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog  www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

giovedì 21 ottobre 2010

Parole al vento ad Invorio


Saranno "parole al vento" presso la biblioteca comunale di invorio, venerdì 22 ottobre alle ore 21.


PAROLE AL VENTO
Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio, il libro di racconti curato da Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts con la collaborazione di venticinque autori.

Ci sarà Laura Lampugnani della Compagnia Teatrale La Corte dei Miracoli a dare voce alle storie.
E poi la musica e i poetici versi del cantautore ossolano Mario Ermini Burghiner.

Seguirà rinfresco.
È un'iniziativa a favore di AGBD Arona Associazione Genitori Bambini Down.

INGRESSO GRATUITO
Se l'idea vi stuzzica... fate girare la voce.

Il sito di Parole al vento è http://www.parolealvento.it/

Il blog di Siamo in onda è http://siamoinonda.blogspot.com/



Lettereratura e caffé


L`associazione culturale Menestrelli di Jorvik in occasione della presentazione della rivista letteraria Arabica Fenice organizza:


Caffè e letteratura
Serate di degustazione di cocktail a base di caffè con letture di racconti inediti.

Attraverso l`assaggio di deliziosi cocktail, alcolici e analcolici, a base di caffè verrà proposto un ideale giro del mondo, dal Messico alla Russia, passando dal Marocco e dall`Italia. Ad accompagnare le bevande, letture di racconti di giovani scrittori che ne riprendono il gusto e ne esaltano l`aroma.


Giovedì 21 ottobre ore 21.00
presso Meltin`Pop, via Roma 78 - Arona


Giovedì 28 ottobre ore 21.30
presso l`Esattoria, via Paleocapa, Arona


Per informazioni: menestrelli.jorvik@gmail.com

giovedì 14 ottobre 2010

Al via la quarta stagione di Siamo in Onda

Il team di Siamo in Onda è pronto per ripartire  e vi aspetta nel suo salotto sulle frequenze di Puntoradio.
La prima puntata della quarta stagione verrà trasmessa, rigorosamente in diretta, sabato 16 ottobre 2010 alle ore 21 su Puntoradio.
E come nelle passate stagioni, una parte importante del programma  del talk show del sabato sera di Puntoradio, è dedicata agli artisti musicali.
Il primo ospite di questa stagione è un nuovo amico, un grande cantante che ha partecipato all'ultimo festival di Sanremo nella sezione "Nuove Generazioni" arrivando in finale tra i primi quattro: LUCA MARINO.

Come consuetudine, ogni puntata ha un tema. Quello di sabato sera è il ghiaccio.
E la domanda posta agli ascoltatori è intrigante: 

Qual è la vostra tattica per rompere il ghiaccio con una persona che vi piace? 

Confessate le vostre tattiche inviando un sms oppure scrivetelo via mail o sulla bacheca del profilo Siamoinonda Puntoradio su Facebook. Se volete potete lasciare un commento anche su questo blog.
Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it

All'interno del programma sono previsti anche alcuni brani degli amici scrittori di Siamo in Onda, letti dallo staff del programma. Tra qualche settimana sarà possibile ascoltare anche la prima pillola di mistero della quarta stagione. Una pillola che affonda le radici in uno dei miti più antichi del continente europeo...


Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

domenica 10 ottobre 2010

sabato 9 ottobre 2010

Il dio dall’ascia di pietra



Nella mitologia greca e romana il dio supremo, il re degli dei, era il dio del tuono. Zeus per i Greci, Giove per i Romani. Anche i Celti e i Germani adoravano un dio del fulmine, ma non era il dio supremo. La divinità più importante per questi popoli nordici era infatti il corrispondente del dio Mercurio, Lug per i Celti, Odino o Wotan per i Germani.
A tutte queste divinità erano collegati simboli, oggetti, piante e animali sacri. Così, senza avventurarci in un trattato sulle religioni pagane senza pretesa quindi di esaurire l’argomento, possiamo citare ad esempio l’aquila sacra a Giove, le folgori che i ciclopi forgiavano per Zeus, il cinghiale di Lug e i due corvi (Huginn e Muninn, i cui nomi significano “pensiero” e “memoria”) di Odino.
Il dio del tuono (ma non solo del tuono, naturalmente, dal momento che le divinità pagane riassumevano sempre in sé molti aspetti delle forze naturali del cosmo) per i Celti era Taranis, il cui simbolo era la ruota cosmica. Quella, per intenderci, che è sopravvissuta come “croce celtica” nelle isole britanniche.
I norreni, gli abitanti della Scandinavia appartenenti alla grande famiglia dei popoli germanici, chiamavano Thor il dio del tuono e lo consideravano figlio di Odino. Se quest’ultimo era il dio della guerra, dei morti e della magia, Thor il rosso era il dio più amato dai guerrieri vichinghi, il campione sempre pronto a gettarsi nella lotta contro i giganti.
La forza di Thor era moltiplicata dal possesso di tre oggetti magici. Egli possedeva guanti di ferro e una cintura capace di raddoppiare la forza di chi la indossava. Soprattutto, però, egli impugnava un’arma micidiale, che il dio poteva impugnare per colpire i nemici, ma che poteva anche scagliare, sapendo che essa sarebbe tornata sempre nelle sue mani. Il suo nome era Mjöllnir, era conosciuta colme il “martello di Thor” ed era di fatto una mazza dalla testa di pietra.
In questa straordinaria arma era riassunto il potere del tuono e del fulmine che atterrava i nemici. E se pensiamo alla credenza secondo la quale le asce in pietra di epoca neolitica erano considerate “pietre del fulmine” (e lo furono sino al Settecento), ci rendiamo conto di quanto il passato sia molto più prossimo di quanto normalmente riteniamo.
Un’ultima curiosità, a conferma di quanto sopra detto. Il dio Thor e il suo fedele “martello” compaiono in vari fumetti moderni. In particolare un Thor supereroe è stato creato da Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni) e pubblicato dalla Marvel Comics.

Parte 3 - Il dio dall’ascia di pietra


venerdì 8 ottobre 2010

Le pietre del fulmine


Se avete letto la breve storia di ieri (e se non lo avete fatto potete recuperare seguendo questo link) probabilmente vi sarete chiesti cosa potesse aver trovato il patriarca.

Vi dico subito che quanto narrato, seppur fantasioso nella forma, corrisponde effettivamente ad una pratica un tempo realmente diffusa nelle campagne di tutta Europa. Di tanto in tanto erano rinvenuti degli strani oggetti conosciuti con il nome di “pietre del fulmine”. Di cosa si trattava? Cosa erano? E soprattutto, qual era la loro origine?

giovedì 7 ottobre 2010

La pietra del fulmine

La zappa affondava nel terreno ritmicamente, rovesciando zolle di terra che avrebbero accolto i semi di un nuovo raccolto. La schiena curva del contadino proiettava un arco d’ombra, come quello di una vecchia quercia, sul terriccio umido in cui si muovevano i minuscoli lavoranti che donavano  la fertilità al suolo.
Mentre lombrichi, larve e altri minuscoli insetti cercavano riparo dalla luce del sole si udì il tipico rumore di quando il ferro incontra la pietra. Il contadino sbuffò e con un paio di colpi portò alla luce la cosa che si frapponeva al prosieguo del suo lavoro.
Quando la vide i suoi occhi si riempirono di meraviglia e il suo cuore di gioia, perché quella era davvero una giornata fortunata. Con un misto di riverenza e timore la prese in mano, la pulì dalla terra e la ripose nella tasca.
Quando giunse a casa radunò i figli e i nipoti nell’aia e quando il piccolo cerchio l’ebbe attorniato, il patriarca parlò.
«Vi ho insegnato molti modi per tenere lontana la folgore. Ci sono preghiere da recitare e erbe speciali specie se raccolte nella notte di San Giovanni. Oggi però ho trovato un talismano raro e  potente di cui mi parlò mio nonno, molto tempo fa.»
Un mormorio di stupore si diffuse a quelle parole.
«Ecco la pietra del fulmine!» sollevò con entrambe le mani la lucida pietra verde verso il cielo. «La seppellirò sotto il focolare e nessuno di voi dovrà mai muoverla. Essa ci proteggerà dal fuoco che cade dal cielo, perché da esso è stata generata!»

Questa storia si basa su un’antica tradizione, largamente diffusa nelle campagne europee fino al XVIII secolo. Se volete conoscere la sorprendente storia della pietra trovata dal patriarca, dovrete tornare a farmi visita a questo blog domani…


Parte 3 - Il dio dall’ascia di pietra

sabato 2 ottobre 2010

Un pulmino e non sono solo parole


Sempre a proposito di iniziative benefiche, negli scorsi giorni l’amico Fulvio Julita ha pubblicato le foto del pulmino acquistato anche con i proventi della vendita del libro “Parole al vento”  che contiene una selezione dei migliori pezzi (tra i quali anche alcune Pillole di Mistero) trasmessi da Siamo in Onda  fino al giugno 2009.
Il pulmino è stato acquistato da AGBD ARONA - Associazione Genitori Bambini Down – che lo utilizzerà per accompagnare i ragazzi nei luoghi dove si svolgono attività utili al loro percorso di crescita e integrazione.

lunedì 27 settembre 2010

365 storie cattive



Immaginate un pallido scrittore di storie cattive chino sul suo computer.
Immaginate che nel cuore della notte quest’uomo concepisca un’impresa e che dalle pallide luci dei monitor lanci una sfida cattivissima: scrivere una storia cattiva in un massimo di 365 parole.
Immaginate che per portarla a termine decida di riunire attorno a sé una schiera di scrittori e che non si accontenti di un numero qualsiasi ma ne cerchi esattamente 365.
Allora vedrete accumularsi, nelle settimane e nei mesi, le storie veramente cattive di autori noti e sconosciuti, fino ad arrivare ad averne esattamente 365, pronte per essere raccolte in un volume e pubblicate.

Cosa può aver spinto il nostro pallido scrittore varesino, che al secolo si chiama Paolo Franchini (ed è una vecchia conoscenza di questo blog), a lanciarsi in questa ennesima folle idea?

Un fatto tanto semplice quanto importante. Il nipote di Paolo si chiama Lorenzo ed è una delle (quasi) 500 persone al mondo a cui è stata diagnosticata l’Emiplegia Alternante. Si tratta (cito Paolo) “di una malattia neurologica infantile molto rara, le cui cause sono ancora del tutto sconosciute e per la quale non esiste una cura risolutiva”.

Come purtroppo accade in questi casi, l’industria farmaceutica non ha interesse a sviluppare costose ricerche per cercare le cause e la possibile cura di una malattia con così pochi pazienti. Per questo motivo i familiari dei bambini hanno deciso di organizzarsi autonomamente, fondando un’associazione, “A.I.S.EA Onlus”   www.aiseaonlus.org, per scambiarsi informazioni, attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e raccogliere risorse per lo studio della malattia.

Per questo motivo Paolo Franchini ha deciso di pubblicare un libro contenente 365 storie cattive, scritte da 365 autori in un massimo 365 parole. Tutti gli autori, anche i più famosi, hanno rinunciato a qualsiasi compenso, sapendo che il ricavato delle loro storie cattive andrà a sostegno di una buona causa.

Non so esattamente quando uscirà il libro, che sarà pubblicato con il sistema del print on demand. Sono certo però che uscirà prima di Natale. Sono altrettanto certo che molti di voi non si faranno scappare questa occasione per compiere una buona azione.

Un’ultima cosa. Di fronte a tutto questo il fatto che tra i 365 autori ci sia anche il vostro Alfa, concedetemelo, è davvero un piccolo dettaglio.

mercoledì 22 settembre 2010

L’aquila dalle ali spezzate



Il 23 settembre 1910 un monoplano Blériot XI, spinto da un motore rotativo a pistoni da 50 CV si schiantò al suolo nei pressi di Domodossola. Da dove veniva e cosa faceva sopra la città ossolana?

Il giovane aviatore (e unico passeggero) alla guida del mezzo si chiamava Jorge Antonio Chávez Dartnell, ma era noto come Geo Chávez. Era nato a Parigi ventitré anni prima da facoltosi genitori peruviani emigrati in Francia a causa della Guerra del Pacifico (1879-1884) persa dal Perù contro il Cile.
Laureato in ingegneria, Chávez aveva scoperto la passione per il volo, che andava proprio in quegli anni muovendo i suoi primi passi pionieristici. Preso il brevetto nel febbraio del 1910, Chávez aveva partecipato a varie competizioni europee, stabilendo il record di volo in altezza, raggiungendo la strabiliante (per l’epoca) quota di 2652 m s.l.m.
Nel settembre dello stesso anno partì per Briga, in Svizzera, con l’obiettivo di essere il primo trasvolatore delle Alpi. Un primo tentativo effettuato da Chávez il 19 settembre fallì per colpa delle avverse condizioni metereologiche. Il 23 le condizioni migliorarono e l’aviatore poté superare i 2200 metri di quota del Sempione, ma il monoplano Blériot XI, della stessa serie di quello con cui Louis Blériot aveva attraversato per primo la Manica l’anno precedente, incontrò fortissime turbolenze sopra i ghiacciai del Fletschhorn e le rocce del Pizzo d'Albione.
Giunto a Domodossola, ormai in fase di atterraggio, la rottura di un’ala fece precipitare a terra l’apparecchio da venti metri d’altezza. Il pilota, gravemente ferito, fu portato all’ospedale della città, ma morì quattro giorni dopo sussurrando all’amico Juan Bielovucic Cavalié “In alto… Sempre più in alto…”

In questi giorni si succedono le manifestazioni per ricordare l’eroico e sfortunato Geo Chávez, il primo trasvolatore delle Alpi. C’è anche un sito dove potete trovare altre informazioni http://www.ilvolodichavez.com/

martedì 21 settembre 2010

Arabica Fenice al Meltin'Pop

Giovedì 23 settembre 2010 alle ore 21.00 si terrà presso il circolo MELTIN' POP, via Roma 78/80, Arona la presentazione di Arabica Fenice, la nuova rivista letteraria Free Press dell'Associazione Culturale Menestrelli di Jorvik.

Ogni numero di Arabica Fenice affronta, attraverso saggi e racconti, un tema specifico che, dalla letteratura del passato ci porta a ragionare sulla nostra attualità.

Saranno distribuiti durante la serata il numero 1, "Caffé e Libertà" e il numero 2, "Moda e Morte".


sabato 18 settembre 2010

Loca sancta fra Piemonte e Lombardia


CONVEGNO DI STUDI
Loca sancta fra Piemonte e Lombardia. Letteratura e rappresentazione iconografica 8 e 9 ottobre 2010, Convento Monte Mesma, Ameno.

Programma:
Venerdì 8 ottobre ore 15,30

Presiede Prof. GABRIELE TRIVELLIN
Ministro provinciale dei Frati Minori del Piemonte
Saluto delle Autorità
Dott. FIORELLA MATTIOLI CARCANO
Presidente Associazione Storica Cusius

Introduzione

Prof. CARLO CARENA
I luoghi di culto sul Lago d’Orta a fine Seicento, dal IV libro ms. della Corografia di L.A. Cotta

Prof. ANTONIO CICERI O.F.M.
I loca sancta nell’agiografia francescana dei primi secoli

Prof.. LORENZO MONDO
Clemente Rebora alla Sacra di San Michele

Miasino, Chiesa Parrocchiale ore 21
Concerto con inediti di C. G. NOVARINA (1712-1790) eseguite dai CANTORI DI S. CIPRIANO
direzione ROBERTA GIAVINA, all’organo ALESSIO LUCCHINI

Sabato 9 ottobre ore 9, 45

Presiede Prof. EDOARDO VILLATA
Università Cattolica di Milano

Prof. VITTORIO NATALE
L’immagine di Oropa fra teatro barocco e sublime alpino

DOTT. ANNALISA ALBUZZI
Da Milano al Piemonte: i miracoli di san Carlo Borromeo tra letteratura e iconografia

Pausa

DOTT. CHIARA TANZI
Poesia e mistica nella Lombardia francese: la meditatio in “hebdomoda olivarum” di Lancino Curzio

DOTT. GIOVANNA VIRGILIO
Il caso dei santuari mariani di Mandello Lario e Limonta. Strategie devozionali e fortuna letteraria.


Sabato 9 ottobre ore 15

TAVOLA ROTONDA: Scrittori di fronte al sacro
Presiede. Ambasciatore UBERTO PESTALOZZA
Direttivo Associazione Storica Cusius

ROBERTO CICALA
BRUNA DELL’AGNESE
MARTA MORAZZONI
ROBERTO MUSSAPI

Post più popolari

"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.