domenica 10 maggio 2009

La mamma del Gino


Tutti abbiamo una madre. Anche i ladri ne hanno una. Pure il Gino, quindi, ha una mamma.

I lettori più fedeli immagineranno facilmente che Gino ha dato molti dispiaceri e preoccupazioni alla sua mamma. Per i nuovi lettori è bene ricordare che il Gino è un ladro il cui romanzo criminale vede come protagoniste la sfortuna e l’imbranataggine. La mamma del Gino deve così seguirlo in un’autentica via crucis che si snoda tra tribunale e galera, pronto soccorso e camera d’ospedale. Una situazione che, come comprenderete, può mettere a dura prova persino l’amore di una madre.
«Insomma, così non puoi andare avanti, Popi!»
“Popi” è il nomignolo affettuoso con cui la mamma chiama il Gino da quando aveva pochi mesi. Da allora è passata una quarantina d’anni, ma si sa che per le mamme i figli sono bambini anche a settant’anni…
«Passi più tempo in ospedale o in galera che a casa e quando sei qui è perché sei agli arresti domiciliari!»
Il Gino ascoltava i rimproveri della mamma seduto a tavola, girando mestamente il caffelatte col cucchiaio. Si sentiva sempre piccolo piccolo in quei momenti e non sapeva far altro che fissare i vortici sul pelo del latte, con un groppo in gola, sempre sul punto di sciogliersi in un pianto dirotto.
«Pensa al tuo povero papà! Per fortuna è morto prima di vedere la vergogna della nostra famiglia! Tutti i parenti ridono di noi e ci evitano, te ne rendi conto?»
Una lacrimuccia sgorgò dall’occhio del Gino, pensando ai cugini che non volevano mai portarlo con loro e talora gli davano persino falsi appuntamenti pur di non averlo tra i piedi.
«È giunto il momento di cambiare vita!»
La madre alzò per aria il mestolo, aspergendo il Gino con piccole gocce di minestra.

La mamma del Gino non era persona da parlare a vanvera, così il ragazzo s’impegnò davvero per cambiare. Avrebbe fatto ammutolire i parenti tutti, presentandosi alla guida di una fiammante fuoriserie! Allora avrebbero scordato il passato e avrebbe letto il rispetto nei loro occhi. Per ottenere tutto ciò gli sarebbe bastato quel solo, eccezionale colpo.
Per la prima volta in vita sua si mise a studiare, impegnandosi con tutte le forze, fino a far fumare il cervello. Imparò a memoria la mappa della casa, dalla porta da cui sarebbe entrato alla finestra del primo piano da cui sarebbe saltato, portando con sé la refurtiva. Alla fine, ne era sicuro, si sarebbe mosso in casa anche ad occhi chiusi. Cosa necessaria, peraltro, dal momento che avrebbe effettuato il furto la notte successiva, muovendosi agile come un gatto nell’oscurità.
Così fu. Il Gino forzò silenziosamente la porta e s’intrufolò in casa. Raggiunse i nascondigli dov’erano conservati i preziosi e riempì meticolosamente il sacco con la refurtiva. Quindi aprì la finestra e con balzo felino saltò di sotto… finendo diritto nel recinto dei pitt bull.
Le fiere bestie si videro piovere addosso dal cielo, nel cuore della notte, un gattone da ottanta chili, e reagirono. Eccome se reagirono. I proprietari della casa furono svegliati da un concerto di urla, latrati, imprecazioni, ringhi e colpi. Appena si affacciarono videro un confuso agitare di braccia, zampe e gambe che rotolava per il recinto emettendo suoni agghiaccianti.
Alla fine riuscirono ad estrarre da lì un Gino dagli abiti laceri, affidandolo alle pietose cure degli infermieri, giunti contemporaneamente ai Carabinieri per scortare l’ambulanza al Pronto Soccorso, dove il Gino fu raggiunto da una madre senza parole.
Suo figlio intrufolato nel buio della casa del più ricco industriale della città; il Popi muoversi nel buio, dopo aver studiato per ore il piano, la mappa, le combinazioni. E poi quel salto nel recinto dei cani… un recinto costruito dopo il suo sopralluogo… un recinto che, nel piano perfetto ideato da lei, non era previsto.

sabato 9 maggio 2009

Wolverine in Valle Strona



È valoroso, veloce e vorace.
Ha lunghi artigli taglienti come coltelli e denti acuminati in quella bocca mai sazia. Tende imboscate, cattura le prede, braccate, sfinite. Nemmeno le nevicate più intense possono fermarlo, perché corre sulla neve fresca senza affondare, al contrario delle sue vittime.

Dilania e scompare.
Solo branchi numerosi di lupi affamati osano affrontare una creatura capace, si dice, di tenere testa persino ad un orso.
Gli americani lo chiamano Wolverine, ma il suo vero nome è Gulo gulo, cioè Ghiottone. Perché è la voracità il demone di questa bestia.
Ci fu un tempo, un tempo di ghiaccio e di neve, un tempo che nessuno di noi ha mai visto. Il Lago d’Orta, spillo in un mondo morso dal gelo, non era che un solo ghiacciaio in lento movimento. In quel tempo la Valle Strona era il territorio di caccia che gli artigli del Ghiottone difendevano da qualsiasi rivale.

Oggi il Ghiottone vive solo nell’Artico, ma di questo cacciatore antico resta un osso pietrificato, rinvenuto nelle grotte di Sambughetto. Grotte in cui le streghe, si sussurrava, consumavano i propri sinistri banchetti…

Vi prenderemo per la gola


Voi cittadini mi chiamaste Ciacco

Per la dannosa colpa della gola,

come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.

Dante Alighieri, Inferno, VI, 52-54.


Secondo Dante il simpatico e gioviale Ciacco finì all’inferno per colpa del suo vizietto. Si dice, infatti, che la gola sia un vizio che non finisce mai, ed è quel vizio che cresce sempre più quanto l’uomo (o la donna) invecchia…

Stasera proprio di questo vizio si parlerà a Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio. Dalle 21 alle 24 musica, commenti, film, racconti ed interventi sul tema della golosità.

Anche la Pillola di Mistero affronterà questo tema, parlando di una bestia vorace e letale. Una bestia i cui artigli sono entrati nella leggenda e hanno dato il nome ad un supereroe: Wolverine.

E ora, come sempre, vi lascio con la domanda posta dallo staff di Siamo in Onda, ricordando che i commenti migliori saranno letti in diretta (la trasmissione è ascoltabile anche in streaming su www.puntoradio.mobi):

Qual è l’ ultimo peccato di gola che avete commesso?

Ingolosito dal tema, farò una strappo alla regola, rivelando che l’ultimo peccato l’ho commesso per una sacher…

venerdì 8 maggio 2009

Carlo Lucarelli a Novara


Dopo il rinvio, a causa di problemi di salute dell’ospite, dell’appuntamento già fissato ad aprile ecco finalmente arrivare a Novara, per chiudere il festival “Scrittori & Giovani”, l’attesissimo Carlo Lucarelli.

Carlo Lucarelli, giallista, autore televisivo e sceneggiatore è considerato il fondatore del nuovo noir italiano.

Lunedì 11 maggio Novara – Aula Magna Facoltà di Economia – Via Perrone,22 – ore 21. “Scrittori & Giovani” – Incontro con Carlo Lucarelli. Introduce Gian Luca Favetto.

"Scrittori&Giovani" è un progetto di Regione Piemonte e Provincia di Novara, a cura di Interlinea.

Per informazioni:
URP Provincia di Novara: 0321.378230 oppure 0321.378305
Ufficio stampa Interlinea: 0321.612571
www.myspace.com/scrittoriegiovani

giovedì 7 maggio 2009

Gli Statuti della Repubblica di Soriso 1494 - 1817

CONFERENZA a Gozzano

Comune di Gozzano - Biblioteca A. Mazzetti
in collaborazione con il Comune di Soriso

GIOVEDI` 7 MAGGIO ORE 21.00 Palazzo Comunale - Sala degli Stemmi
CONFERENZA

AMBIENTAZIONE E COMMENTI AGLI STATUTI DELLA REPUBBLICA DI SORISO 1494 - 1817

Intervengono
Felice Monti - Sindaco di Soriso
Avv. Ezio Maria Valle - autore della ricerca storica

Ezio Maria Valle originario di Borgomanero si è laureato in Legge nel 1959 all'Università Cattolica di Milano discutendo una tesi sulla storia di Soriso e gli Statuti della Repubblica di Soriso. In questi ultimi anni ha rivisto e integrato il testo della tesi con l`intenzione di darla alla stampa. Vive a Milano dove svolge l`atività di avvocato penalista.
La ricerca parte dalle origini di Soriso sulla base della documentazione disponibile, ripercorre il Medioevo e l'appartenenza alla Riviera di San Giulio sotto il dominio dei Vescovi Conti, fino al 1817. Si sofferma poi a commentare di Statuti emanati tra il 1494 e il 1817.

Fonte: Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone

mercoledì 6 maggio 2009

Cosa leggono gli scrittori: Giuseppe Lupo


Nell'ambito degli incontri "Cosa leggono gli scrittori" si è svolto ieri sera un interessante incontro con Giuseppe Lupo.


Giuseppe Lupo nasce ad Atella, insegna letteratura contemporanea presso l’Università Cattolica, sede di Brescia. Predilige il genere del romanzo storicoantropologico con proiezioni epico-picaresche e, sul versante saggistico, le intersezioni tra la letteratura italiana del Novecento e i linguaggi dell’espressività moderna.
Dopo aver vinto nel 1988 il Premio Teramo con un racconto inedito, ha esordito nella narrativa con il romanzo L’americano di Celenne (Marsilio 2000), con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto e il Premio Mondello, e nel 2002, in Francia, il Festival du premier roman.
Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto (Marsilio 2004) e La carovana Zanardelli (Marsilio 2008), con il quale ha vinto il Premio Grinzane Cavour - Fondazione Carical 2008 ed il Premio Carlo Levi 2008.

martedì 5 maggio 2009

Rotaie nella brughiera

Il Filosofo mi ha raccontato il suo incontro con un treno fantasma sulla sponda occidentale del Lago dOrta, nelle brughiere che fino a pochi anni fa si estendevano tra Pogno e San Maurizio d'Opaglio....




Pillola di Mistero letta a Siamo in Onda il 28 marzo 2009 sul tema "treno".

lunedì 4 maggio 2009

Tre giovani scrittori si raccontano a Puntoradio

Gianluca Morozzi, Heman Zed ed Elisa Genghini:
tre giovani scrittori si raccontano a Puntoradio
Venerdì 8 maggio dalle 21 (in replica alle 22 e alle 23)

Sarà una serata speciale quella di venerdì 8 maggio su Puntoradio. Dalle ore 21 (con replica alle 22 e alle 23), puntata speciale del talk-show Siamo in Onda con tre scrittori ospiti degli studi radiofonici. Gianluca Morozzi, Heman Zed ed Elisa Genghini, tre nomi emergenti della narrativa italiana, racconteranno di loro, dei loro libri e del loro mondo. Una chiacchierata informale condotta da Mario Favini, Fabio Giusti e Fulvio Julita, oltre alle altre voci di Puntoradio.

Gianluca Morozzi, autore di una decina di libri tradotti in tutta Europa e pubblicati in Italia da Guanda, TEA e Fernandel, parlerà del suo ultimo e divertente romanzo, Colui che gli dei vogliono distruggere, ma anche di musica e di fumetti, oltre che del film che Sunflower ha tratto dal suo best-seller Blackout, e che nei prossimi mesi sarà distribuito da Universal nelle sale italiane.

Heman Zed racconterà di La cortina di marzapane e La Zolfa (i suoi romanzi editi da Il Maestrale), della sua multiforme esperienza di vita e della sua partecipazione a progetti multimediali no-profit nelle carceri.

Elisa Genghini, autrice di Zucca Gialla (Eumeswil editore) e Volevo sposare Kurt Cobain (Coniglio editore), parlerà dei suoi libri, ambientati tra reality show, musica e giovani, ma anche della sua esperienza di cantautrice. Elisa, infatti, suona e canta negli Elymania, e proprio due canzoni gruppo bolognese faranno da cornice all’intervista.
Tre scrittori fuori dagli schemi, capaci di abbinare ad un indiscusso talento letterario una spontaneità e un’ironia che regaleranno agli ascoltatori ben più delle canoniche quattro risate.
Le frequenze in FM di Puntoradio sono 96.30 (Novara, Verbania, Vercelli, Biella, Pavia, Milano, Varese, Alessandria e Torino), 96.00 e 93.50 (Borgosesia e Valsesia), mentre in streaming, è possibile ascoltare tutta la programmazione in tempo reale all’indirizzo www.puntoradio.net.

domenica 3 maggio 2009

Misteri delle tenebre



Cala il sole, si allungano le ombre e improvvisamente, quelli che sembravano panorami, edifici, stanze deserte cominciano a riempirsi d'inquietanti presenze...

Sono là fuori. Volano, camminano, scivolano, strisciano nell'oscurità. Sono rapide, silenziose, invisibili. Sono le Creature della Notte, esseri che hanno voltato per sempre le spalle alla Luce.
Mentre la sentinella anela con tutta la sua anima l’aurora, per loro l’alba è presagio di sventura. La notte è il mondo in cui si muovono, senza vedere mai il sole, anzi, detestandolo. La luce infatti le ferisce e più spesso le uccide, pietrificandole, incenerendole, disintegrandole. Perché è la tenebra ad alimentare la loro condizione di non morte.
Nell’ombra spiano. Nelle tenebre vivono. Nella notte colpiscono. Hanno denti, artigli, zanne, per ferire e lacerare. Per succhiare e divorare la vita di cui sono privi.
Sono le creature della notte. Vampiri, streghe, mannari, orchi, incubi, troll, lamie… e decine di altre creature dall’aspetto terrificante o, a renderlo ancora più inquietante, non definibile.
Come quello dell’uomo nero, che si annida negli armadi o sotto il letto, in attesa di ghermirvi non appena avrete preso sonno.
E ora, buona notte…

sabato 2 maggio 2009

La Notte

Non posso camminare pei sobborghi nella solitudine della notte, senza pensare che questa ci piace perché sopprime i particolari oziosi, come il ricordo.

Jorge Luis Borges, Nuova confutazione del tempo, da Altre inquisizioni.



Al tramonto le certezze che portiamo con noi di giorno svaniscono lentamente tra ombre che si allungano inghiottendo le cose. La notte cancella i confini delle cose, nasconde i dettagli e favorisce i sogni. È la notte il tempo ideale della fiaba, della leggenda, del mistero…

Stasera a Siamo in Onda si parla della notte. Senza voler rubare il mestiere ai bravissimi amici di Puntoradio, vorrei proporvi tre suggestioni musicali sul tema.


Iniziamo con Luciano Ligabue, Certe Notti.




Più divertita e scanzonata è la visione di Rino Gaetano, con Gianna




Voglio infine proporvi un brano tratto dal Flauto Magico di Mozart, opera in cui l’elemento magico fiabesco si dipana nel corso di una notte incantata.
Alla "Regina della Notte", uno dei personaggi dell’opera, è affidato la celeberrima “Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen”, monologo cantato dalla dea dopo un tempestoso dialogo con la figlia Pamina.




Se la musica (o Erika Miklosa) vi piace, se vi è parsa una canzone d’amore, se non conoscete il tedesco, leggete la traduzione (da brivido) del testo…


La vendetta dell'inferno ribolle nel mio cuore

morte e disperazione m'infiamman tutt'intorno

Se Sarastro non patisce le pene della morte

Tu non sei più mia figlia

Sii per sempre ripudiata, per sempre abbandonata,

distrutti sian per te tutti i legami naturali,

se Sarastro non impallidirà a causa tua!

Udite, dei della vendetta - udite il giuramento di una Madre!


Per concludere vi lascio con la domanda posta dallo staff di Siamo in Onda:

Qual è il tuo ultimo pensiero prima di addormentarti?

venerdì 1 maggio 2009

Conferenza: Da Golasecca a Parigi: G. de Mortillet, le prime ricerche al Monsorino


Nell’ambito delle manifestazioni collegate alla mostra archeologica L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino (www.albadellacitta.it), il Comune di Castelletto Sopra Ticino – Assessorato alla Cultura e il Gruppo Storico Archeologico Castellettese organizzano, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, una conferenza dal titolo


Da Golasecca a Parigi: G. de Mortillet, le prime ricerche al Monsorino

venerdì 1° maggio - ore 20.30

Sala Polivalente “Albino Calletti” (Parco Comunale “G. Sibilia”)
Castelletto Sopra Ticino (No)


Ospite della serata è la Dottoressa Veronica Cicolani, che attualmente opera presso il MAN - Musée d’Archéologie Nationale (Musée des Antiquités nationales) di Saint-Germain-en-Laye (Parigi), in particolare nella cura di una grande mostra sul ruolo europeo della cultura di Golasecca (Passeurs des Alpes. La culture de Golasecca dans le circuit européen des échanges -VIIIe-Ve s. av. J.-C.) la cui inaugurazione è prevista per il 24/11/2009.

La Dottoressa Veronica Cicolani si è laureata all’Università di Bologna (sede di Ravenna) in Conservazione dei Beni Culturali (indirizzo archeologico) ed ha poi proseguito brillantemente gli studi nell’ambito dell’archeologia protostorica con una borsa di studio all’Ecole Normale Supérieure (ULM) di Parigi. Dopo aver tenuto anche alcuni corsi all’Università di Tours, sta completando presso la stessa sede la sua tesi di dottorato sui ritrovamenti di reperti golasecchiani in contesti protostorici transalpini. Nello stesso tempo opera presso il MAN - Musée d’Archéologie Nationale (Musée des Antiquités nationales) di Saint-Germain-en-Laye presso Parigi, in particolare nella cura di una grande mostra sul ruolo europeo della cultura di Golasecca (Passeurs des Alpes. La culture de Golasecca dans le circuit européen des échanges -VIIIe-Ve s. av. J.-C.) la cui inaugurazione è prevista per il 24/11/2009.

Nella sua relazione richiamerà il rapporto che lega la cultura di Golasecca al museo parigino soprattutto attraverso l’opera di uno dei suoi padri, Gabriel de Mortillet (Meylan 1821 - Saint-Germain-en-Laye 1898), primo sistematizzatore della cronologia preistorica europea. Questi fu esule in Italia a seguito del suo esilio dalla Francia per la partecipazione ai moti del 1848, conobbe l’ambiente dei primi studiosi italiani di preistoria (in particolar modo Bartolomeo Gastaldi a Torino e Giovanni Capellini a Bologna) e contribuì alla nascita delle discipline preistoriche nel nostro paese. Poco prima del suo rientro in Francia (1864) eseguì alcune ricerche e scavi presso Golasecca sulle orme dell’abate Giani: in questa occasione (1865) indagò e rilevò i primi circoli di pietre del Monsorino di Golasecca (da lui citato come loc. Malvai presso Sesto Calende), riconoscendone il carattere di tombe attribuibili a Celti della prima età del Ferro e dandone anche una immediata notizia su una rivista d’attualità tipica dell’epoca, il “Magasin Pittoresque”, in riposta ad un critica avanzata da H. Martin sui monumenti megalitici celtici in Europa.
Attraverso diversi canali e collezioni e soprattutto grazie agli scavi effettuati nel mese di giugno del 1873 da Alexandre Bertrand a Galiasco, grazie all’aiuto di Paolo Guazzoni braccio destro di P. Castelfranco, il materiale della cultura di Golasecca continuò ad essere raccolto nel XIX secolo al Musée des Antiquités nationales, che oggi vanta una consistente raccolta, poco esposta al pubblico e destinata ad essere valorizzata proprio nella prossima mostra. Fu in effetti il riconoscimento del carattere “celtico” della cultura da parte di Gabriel de Mortillet e difesa anche da Alexandre Bertrand direttore dell’odierno Museo d’Archeologia nazionale di Saint-Germain-en-Laye che stimolò l’attenzione costante del museo parigino ai ritrovamenti, anche per l’interesse nazionale verso la problematica delle origini dei Celti. Oggi una più articolata visione delle dinamiche della protostoria europea restituisce un ruolo ancora più importante alla cultura di Golasecca, che si configura anche nella prospettiva dei ricercatori francesi come uno dei mediatori di quel processo di interrelazione tra le culture mediterranee e le popolazioni dell’Europa centro-occidentale che ha costituito le prime basi della costruzione della cultura europea.


Per informazioni:
Anna Maria Locarno
ODT & Associati
Tel: 335.7603449
Email: info@odt-associati.it

giovedì 30 aprile 2009

Beltane


Un rito le cui radici si perdono nella notte dei tempi si svolge in tutta Europa tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio. Situata a metà strada tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate, questa festa segnava l’inizio dell’estate e diventava l’occasione per celebrare la vita e l’amore. Forse per questo ancora oggi l’usanza di sposarsi a maggio è molto radicata.

I Celti chiamavano questa festa Beltane (gli irlandesi Beltaine), che è ricordata assieme a Samonios / Samain (1 novembre), Imbolc (1 febbraio) e Lughnasad (1 agosto) tra le grandi festività dell’anno celtico sul calendario di Coligny .

I druidi onoravano il dio Belanos (dio della luce) e la sua compagna Belisama (dea del fuoco) accendendo grandi falò, tra cui facevano passare il bestiame, in particolare i bovini, per purificarlo. Saltare il falò era segno di vitalità ed auspicio di buona sorte anche per gli esseri umani.
Anche le api erano collegate a questa festa, che era perciò allietata da grandi bevute di idromele, una bevanda alcolica ricavata dalla fermentazione di questa sostanza.

Un’usanza collegata alla festa, che nella tradizione italiana è nota come Calendimaggio, è quella dell’albero o del palo di maggio. Era tradizione abbellire gli alberi con nastri che erano usati dai ragazzi e dalle ragazze per tessere balli attorno alla pianta, chiaro simbolo di fertilità.
Per la “sfrenatezza” di questa usanza, che vedevano maschi e femmine accostarsi, scherzare e corteggiarsi, la Chiesa tentò in tutti i modi di sradicarla, proibendola e scagliando pesantissimi anatemi sui partecipanti.

Ciò che non può essere celebrato apertamente finisce però, inevitabilmente, per essere praticato di nascosto. Nella tradizione germanica questa notte è chiamata la Walpurgisnacht (la notte di Walpurga), che è con Samain (Halloween) è una delle notti in cui le streghe celebrano i sabba maggiori.
Santa Walpurga in realtà non aveva nulla a che fare con le streghe, essendo la badessa nel monastero tedesco di Heidenheim, morta nel 777. Poiché la traslazione delle sue spoglie nella città di Eichstätt avvenne il 1 maggio 870, le due feste finirono con l’incontrarsi e sovrapporsi nell’immaginario popolare. In ogni caso Santa Walpurga è considerata santa protettrice contro le streghe. Se doveste incontrarne, questa notte, ricordatevi di lei.

mercoledì 29 aprile 2009

Il codice Bonola




Giorgio Bonola (1657-1700) pittore, collezionista e mercante di quadri, nato a Corconio, negli ultimi decenni del ’600 compose un manoscritto, corredandolo da una raccolta di antichi disegni di pittori italiani di varie epoche. Alla sua morte il codice fu smembrato dagli eredi e ritenuto a lungo disperso.
Nel 2002 è stata rintracciata la seconda parte dell’album presso il Museo di Santiago del Cile, che ora viene riproposto nel catalogo “I disegni del Codice Bonola del Museo Nazionale di Belle Arti di Santiago del Cile”

Il volume sarà presentato sabato 2 maggio 2009, alle ore 16 a Villa Nigra, Miasino. In caso di maltempo la presentazione avverrà presso la Sala Polivalente del Comune di Miasino (edificio scolastico).

Interverranno:
S.E. Ambasciatore dott. Bernardino Osio, Segretario Generale Dell’unione Latina.
S.E. Ambasciatore dott. Uberto Pestalozza
Professor Carlo Carena
I Curatori Del Volume

Seguirà Rinfresco


I disegni del Codice Bonola del Museo Nazionale di Belle Arti di Santiago del Cile” a cura di Giulio Bora, Maria Teresa Caracciolo e Simonetta Prosperi Valenti Rodinò. Contributi di Francesca Bianchi Janetti, Giulio Bora, Maria Teresa Caracciolo, Silvia Colombo, Philippe Costamagna, Filippo Maria Ferro, Justyna Guze e Simonetta Prosperi Valenti Rodinò.


Fonte: Associazione Cusius
Info: associazione.cusius@libero.it
Su Facebook


martedì 28 aprile 2009

“Le favole dell’oca” all’Aquila nei campi degli sfollati.

Un rassegna teatrale rivolta alle persone colpite dal sisma

Domenica 26 aprile il Teatro delle Selve si è spostato all’Aquila per dare un contributo concreto e pratico alla ricostruzione morale e culturale della città colpita dal sisma.

L’Aquila infatti è sede di una prestigiosa Università che agli studi teatrali ha dato e continua a dare il meglio di quanto si produce oggi in Italia in fatto di ricerca storiografica sullo spettacolo (all’Aquila insegnano infatti due nomi importanti come quelli di Ferdinando Taviani e di Mirella Schino - massima studiosa italiana di Eleonora Duse).

Non solo, ma all’Aquila, dopo il sisma, tutti i gruppi teatrali della città si sono raggruppati sotto l’unica sigla di “Artisti Aquilani” e lavorano ininterrottamente, sia in città che in provincia, nei vari campi allestiti dalla Protezione Civile, proponendo interventi di clown, di teatro di strada, di teatro e di musica, che portano alla popolazione attendata un po’ di sollievo e di allegria, ma soprattutto tengono desta la voglia di incontrarsi e aprirsi agli altri, cosa non meno importante, ora, della ricostruzione fisica della città.

E’ possibile seguire momento per momento lo svolgersi della loro intensa attività sul documentatissimo sito www.artistiaquilani.com.

Il Teatro delle Selve è stato chiamato a contribuire con un proprio spettacolo al programma di interventi artistici in corso nei campi degli sfollati, di concorso con gli altri Enti teatrali della città (Teatro Stabile dell’Abruzzo e L’Uovo, Teatro Stabile d’Innovazione).

Nel suo comunicato il Teatro delle Selve sottolinea quanto sia importante far seguire alle opere di ricostruzione materiale della città e dei paesi, anche momenti che siano di stimolo per una ripresa della vita culturale e civile di quei territori. In questo senso il teatro può svolgere una funzione operativa diretta ed efficace.


SPAZIOTEATRO SELVE
R.M. SUL LAGO D'ORTA
Direzione: Teatro delle Selve
P E L L A - L a g o d' O r t a (No)
sede operativa: v. Zanotti 26 - 28010 Pella
sede legale: v. Carmine 5 - 28010 Ameno
0322 969706 - 339 6616179
www.teatrodelleselve.it

domenica 26 aprile 2009

Sorpresa

Diventa famoso www.incopertina.com


Ieri sera ho pensato di fare un'improvvisata a Siamo in Onda, cosa che non mi capitava da un po' di tempo.
Lo Staff di di Siamo in Onda ha deciso di ricambiare la sorpresa, ponendomi in diretta una serie di domande non preparate, complice anche l'occasione del primo anno di vita de Il lago dei Misteri.
Si è così parlato della mia amica Maga, della quale ho descritto la casa piccina, nascosta tra i boschi sulle colline che circondano il lago. Qui prepara le sue tisane, cura gli animali e soprattutto parla con le creature del Piccolo Popolo...
Abbiamo ricordato inoltre Francesca D'Amato, che non esito a definire una delle maggiori esperte mondiali di Dragonologia. Francesca insegna ad allevare i draghi prendendoli da piccoli (farlo quando sono grandi è praticamente impossibile). Ne ho approfittato per lanciare un appello, raccomandando di non abbandonare MAI gli animali presi da cuccioli. Tanto meno i draghi, che abbandonati lungo le strade creerebbero inevitabili problemi al traffico.
Lo scatenato Fulvio, che mi ha "interrogato" con una serie di domande incalzanti, è riuscito alla fine a strapparmi un piccolo "scoop".
Ho infatti rivelato qualcosa di più sulla fantomatica "seconda isola" del lago d'Orta, promettendo che prima o poi pubblicherò una mappa che la raffigura. Ricordo ai nuovi lettori che alla seconda isola non si giunge con normali barche (come avviene per la bellissima Isola di San Giulio) e che difficilmente troverete un barcaiolo disposto a portarvici...
Una bella serata, come sempre, quella a Siamo in Onda, con la presenza di tanti ospiti in studio e in diretta telefonica. Se volete riascoltare la puntata in replica, non vi resta che sintonizzarvi su Puntoradio (anche in streaming su www.puntoradio.mobi) martedì 28 aprile (21.00-24.00).
Potrete ascoltare la pillola di mistero "Vento di libertà", l'intervista e le risposte di Malikà e Pupottina alla domanda "Se dico libertà a cosa pensi?" tra le ore 23.35 e le 23.45 circa.

sabato 25 aprile 2009

Vento di libertà


Uscivano dai boschi, scendevano dalle montagne e marciavano sulle città. Quelli che per mesi erano stati invisibili come fantasmi e micidiali come lupi, acquistavano ora un volto. Erano ex soldati, ma anche studenti, ferrovieri, operai, telefonisti...
Uomini e donne, giovani e anziani. Occupavano fabbriche e ponti, impianti elettrici e uffici pubblici per impedire che si facesse terra bruciata. Omegna, Gozzano, Borgomanero e poi giù, fino a Milano, obiettivo e simbolo di quei giorni.
Qualcuno cercò di fermarli, ma ci sono momenti nella storia in cui si alza un vento a cui non ci si può più opporre. Come non si può fermare il crescere dell’erba. O il ritorno della primavera dopo un lungo inverno. Così era in quei giorni d’aprile, quando un’armata dilagava nella Pianura Padana, un’altra stringeva la capitale dell’impero del male in un cerchio di fuoco e ovunque si alzava la bandiera dell’insurrezione.
Arrendersi o morire. La maggior parte scelse la prima strada. Qualcuno preferì la seconda o la trovò suo malgrado. Perché erano giorni d’ira quelli, di rabbia e dolore a lungo compresso.
Giorni di sangue e morte, ma anche di gioia e festa. Perché la libertà è come l’aria: non ti accorgi di averne bisogno finché non ti senti soffocare, ma allora lotti con tutte le tue forze per tornare a respirare.

Libertà

Hai un bel dar da mangiare al lupo: lui guarda sempre verso la foresta.
Ivan Turgenev, Memorie di un cacciatore.


Questa sera a Siamo in Onda si parla di libertà. Anche la Pillola di Mistero verterà su questo tema. Vi racconterò una storia del recente passato, perché dimenticare, spesso, può essere molto pericoloso…

Libertà, libertà... parola sempre sulla bocca di tutti, talora a sproposito. Ma cosa sarà poi la libertà?
Dite la vostra, rispondendo alla domanda dello staff di Siamo in Onda:

Se dico libertà a cosa pensi?

venerdì 24 aprile 2009

Un anno di blog


Esattamente un anno fa nasceva http://illagodeimisteri.blogspot.com. Non so a quanti interessi, ma tra le tante storie raccontate, credo possa essere utile raccontarvi oggi la storia di questo blog.

La gestazione di questo blog non è stata cosa rapida, essendo durata poco più di nove mesi, il tempo necessario perché l’idea prendesse forma. Nel giugno del 2007 pubblicai alcuni post sul mio primo blog, che oggi è chiuso ai lettori . Seguì una lunga pausa, che mi servì a sviluppare l’idea de Il lago dei misteri. Nel settembre 2007 pubblicai un primo post (riproposto qui ) in cui esprimevo la volontà di raccontare le storie meno note e più misteriose riguardanti il Lago d’Orta.
Seguirono vari post (tredici dei quali compaiono sotto l’etichetta ripescati ) finché non mi decisi ad aprire questo blog.

La nascita de Il Lago dei Misteri ha segnato senza dubbio una svolta. Grazie alla “vedetta cusiana”, Fabio di Orta Blog, è iniziata la collaborazione con lo staff di Siamo in Onda. La prima Pillola di Mistero è stata “la leggenda della dama di ghiaccio” a cui altre “pillole” sono seguite nel 2008 e nel 2009. Buona parte di esse sono state trasformate in video, disponibili anche su You Tube .

Le storie de il Lago dei Misteri sono venute un po’ alla volta, senza un piano preciso. Assunta l’identità di “Alfa” ho “incontrato” alcuni curiosi personaggi . Alcuni li ho cercati, aggirandomi per le osterie o salendo le colline. Altri hanno semplicemente bussato alla mia porta e non ho potuto fare altro che aprire loro. Sarebbe stato scortese non farlo e, in alcuni casi, pericoloso…

Il 2009 ha portato il Lago dei misteri anche su Facebook e ha visto l’inizio della collaborazione con Vele di Colorare la vita per i Misteri a quattro mani.


Per festeggiare mi sembra giusto cominciare a… dare i numeri (so cosa pensano alcuni, ma non raccolgo l’insinuazione…).

Un anno di lago dei misteri in cifre:

Post pubblicati: 420
Pillole di mistero video : 19
Commenti dei lettori: 1808
Lettori iscritti: 50
Blog linkati: 78
Visite (Google Analytics): 10.778
Pagine visualizzate: 81.237
Pagine per visita: 7,54
Tempo sul sito: 00:02:36
Visitatori unici: 7582
Parole chiave maggiormente utilizzate sui motori di ricerca:
Sinistrari (242 - 6,44%); misteri (99 - 2,64%); il lago dei misteri (52 - 1,38%); illagodeimisteri (41 - 1,09%), Margherita Pusterla (36 - 0,96%)

Naturalmente, come già ho avuto il piacere di fare in occasione del quattrocentesimo post , ringrazio tutti per la collaborazione e per la vostra costanza.

giovedì 23 aprile 2009

San Giorgio e il drago



Il vescovo di Genova, Jacopo da Varagine, narra nella Legenda Aurea (scritta tra il 1260 e il 1298), di un fatto straordinario, avvenuto nella città di Selem, in Libia.

Accanto alla città di Selem si trovava una grande palude. I temerari che osavano avvicinarsi ad essa morivano, a causa delle esalazioni di un drago che vi dimorava.
Pe placare la bestia gli abitanti cominciarono ad offrirgli due pecore al giorno, ma la fame del mostro era tale che presto le pecore cominciarono a scarseggiare. Così si decise di offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte.
Un giorno la sorte maligna toccò la giovane figlia del re, che cercò di salvare la principessa Silene offrendo il suo patrimonio e metà del regno. Gli abitanti però, che tanti lutti avevano già dovuto patire rifiutarono sdegnati l’offerta e pretesero che Silene fosse sacrificata. La giovane principessa si avviò dignitosamente verso lo stagno per essere offerta in olocausto al drago.
Proprio in quel momento passò da quelle parti un giovane cavaliere di nome Giorgio, che conosciuto quanto stava per accadere mise la propria lancia al servizio della principessa.
Coraggiosamente Giorgio sfidò il drago. Questi, reagì immediatamente alla provocazione e tra il ribollire delle acque uscì dalla palude, sprizzando fuoco e fumo dalle narici per raccogliere la sfida.
Giorgio tuttavia non arretrò e trafisse la bestia con la lancia, ferendola e gettandola a terra.
Infine disse alla principessa Silene di non deporre il timore e di avvolgere la propria cintura al collo del drago. Questo, vistosi vinto dal cavaliere, prese a seguirla verso la città docile come un cagnolino.
La comparsa della strana coppia davanti alla porta della città gettò nel panico gli abitanti, ma Giorgio intervenne nuovamente tranquillizzandoli.
«Deponete ogni timore poiché Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Immediatamente il re e la popolazione si convertirono alla fede in Cristo. Il cavaliere, quindi, uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.

La leggenda di San Giorgio nacque al tempo al tempo delle Crociate. Alcuni ritengono che l’iconografia del santo che abbatte il drago derivi da un'immagine di Costantino il Grande, in cui l’imperatore schiacciava col piede un drago, simbolo del «nemico del genere umano».
Essa ebbe particolare fortuna nel periodo medioevale in quanto coniugava vari elementi dell’immaginario cavalleresco: lotta contro il male, salvataggio della fanciulla, servizio ad un re da parte di un cavaliere errante, difesa della fede.

Tra i tanti paesi che oggi onorano San Giorgio, voglio ricordare Casale Corte Cerro, in cui partono oggi i festeggiamenti patronali, con un ricco programma di eventi che trovate qui in allegato.




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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.