sabato 12 giugno 2010

Matematici, maghi, spie e truffatori

Gli strumenti del Dr. Dee al British Museum

Le ricerche condotte sul Manoscritto Voynich suggeriscono che esso possa essere un abile falso confezionato per sembrare libro magico. Vittima dell’inganno sarebbe stato l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo (Vienna, 1552 – Praga, 1612) che con la sua passione per l’occulto richiamò a Praga maghi, astrologi, alchimisti e, naturalmente, imbroglioni di ogni risma.
Anche a seguito di questa antica presenza, ancora oggi la città boema è considerata uno dei vertici di un “triangolo” della magia bianca, i cui altri due vertici sarebbero Lione e Torino (la città piemontese è considerata, peraltro, assieme a Londra e San Francisco anche uno dei vertici del triangolo della magia nera).
A Praga nel 1584 giunse anche una singolare coppia di inglesi. Il primo era il dottor John Dee (Londra, 1527 – Mortlake, 1608) che era preceduto dalla fama di essere in possesso di facoltà straordinarie.
Matematico e astrologo, John Dee aveva avuto un ruolo durante l’attacco della cosiddetta “Invincibile Armata”, una forza d’invasione composta da 130 navi e 24.000 uomini che il re di Spagna Filippo II aveva inviato alla conquista dell’Inghilterra nel 1587. Dee, consigliere della regina Elisabetta I nelle “materie occulte”, aveva consigliato alle navi inglesi di evitare lo scontro in mare aperto. Quando un uragano di potenza inaudita, che molti all’epoca interpretarono come un fenomeno soprannaturale, distrusse quasi completamente la forza d’invasione spagnola, la sua fama di mago e astrologo crebbe al punto che alcuni gli attribuirono il merito di aver scatenato gli elementi in difesa della patria.
I compiti svolti dal dottor Dee quale “consigliere sulle materie occulte” non si limitavano all’astrologia. Grazie alla sua conoscenza nel campo della crittografia egli era in grado di far pervenire a corte delicate informazioni sotto la sembianze di innocue lettere.
Egli firmava queste missive con due O (a simboleggiare gli occhi della regina che tutto vedevano), seguiti dal numero magico 7. Se la sigla OO7 vi pare una singolare coincidenza, non siete lontani dalla verità. Molti secoli dopo, l’ex spia Jan Fleming, che conosceva bene la vita di John Dee, adottò questa cifra per indicare nei suoi romanzi James Bond, l’agente segreto al servizio di Sua Maestà.

In ogni caso Dee era effettivamente interessato all’occultismo ed era effettivamente considerato un negromante. Se l’ipotesi che la traduzione del Necronomicon dall’arabo sia da attribuire proprio a John Dee è verosimilmente falsa, è certo che invece che egli indirizzasse i suoi sforzi a stabilire un canale di comunicazione con gli angeli.
Alla porta di John Dee, in un giorno del 1582, si presentò un certo Edward Tallbot. Il suo vero nome era Edward Kelley (Inghilterra?, 1555 – Most, 1597?) e cosa avesse fatto nella sua giovinezza non è chiaro. C’è chi dice che avesse frequentato l’università, ma altri sostengono che fosse già stato esposto alla gogna come truffatore.
Kelley assicurò di essere in grado di parlare con gli angeli, guadagnandosi la fiducia incondizionata di Dee dimostrando le sue capacità attraverso una straordinaria seduta medianica . Negli anni seguenti i due si dedicarono intensamente alle conversazioni con gli angeli giungendo alla stesura di un “alfabeto enochiano” (da nome di un patriarca biblico che secondo alcuni testi apocrifi come il misterioso “Libro di Enoch” avrebbe avuto vari incontri con le creature angeliche).
Nel 1583 Dee e Kelley cominciarono un viaggio per l’Europa e furono anche a Praga, dove cercarono di accreditarsi alla corte di Rodolfo II.
La strana coppia si sciolse nel 1587, quando Kelley rivelò che gli angeli gli avevano comunicato che essi (Dee e Kelley) avrebbero dovuto condividere ogni cosa. Questo comprendeva – anche e forse soprattutto – la bellissima moglie di Dee. Non è chiaro se Dee abbia accettato o meno di eseguire gli “ordini degli angeli” riferiti da Kelley. Dai suoi diari sappiamo che poco dopo ruppe con l’ex amico tornando in Inghilterra.
Qui, come inseguito da una scia di sventura, fu accusato di stregoneria, ebbe la casa saccheggiata e derubata dei suoi libri magici, perse la moglie e i figli per la peste, morendo solo e dimenticato da tutti.
Kelley, che sosteneva di essere in grado di ricavare l’oro dai metalli vili, rimase invece in Boemia dove fu imprigionato da Rodolfo II che, prendendo sul serio le sue affermazioni, voleva costringerlo a produrre oro per lui. Dopo un primo positivo esperimento, non riuscendo probabilmente a soddisfare le richieste dell’imperatore, Kelley tentò la fuga annodando le lenzuola e calandole da una finestra del castello. Avendo sbagliato i calcoli si ritrovò a penzolare da una fune troppo corta, da cui precipitò al suolo rompendosi una gamba. Alcuni sostengono che sia morto poco dopo per la ferita. Altri che sia invece comunque riuscito a fuggire. In ogni caso di lui, dopo quell’episodio, si persero le tracce.

Vi sono forti sospetti che il Manoscritto Voynich sia stato composto e venduto a Rodolfo II proprio dai due inglesi. Il testo sarebbe stato da loro attribuito a Ruggero Bacone (Ilchester, 1214 circa – Oxford, 1294), un filosofo francescano inglese di cui ben si conosceva la passione per l’alchimia, e venduto all’imperatore Rodolfo II per 600 ducati, una somma per l’epoca consistente. Il volume sarebbe in sostanza un falso libro magico, accuratamente confezionato in un alfabeto inventato appositamente per incuriosire ed ingannare.
Come poterono però Dee e Kelley comporre un’opera complessa come il Manoscritto Voynich? Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che essi abbiano utilizzato un’invenzione di un altro straordinario personaggio a cui ho già fatto riferimento in questo post .
Girolamo Cardano (Pavia, 1501 – Roma, 1576) si definiva "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi". Di certo fu mago e scienziato, geniale matematico e astrologo ciarlatano, medico dei casi disperati e filosofo di libero pensiero. Conobbe scienziati, artisti e sovrani di tutta Europa, morendo infine, a settantacinque anni dopo una vita contrassegnata da gravi tragedie familiari.
Come matematico, Cardano diede importanti contributi allo sviluppo dell’algebra. Come scienziato inventò la serratura a combinazione, la sospensione cardanica e il giunto cardanico. Quest’ultimo è largamente applicato in meccanica e dal 1923 (con il modello Fiat Tipo 3) è utilizzato dall’industria automobilistica.
Come medico la sua fama crebbe a dismisura quando, chiamato in Scozia al capezzale del cardinale Hamilton che soffriva di asma, in breve tempo riuscì a guarirlo eliminando i cuscini di piume, la polvere a cui evidentemente era allergico e sottoponendolo ad una dieta opportuna. nel suo viaggio di ritorno si fermò a Londra, suscitando profonda impressione sulla corte inglese. Qualcuno ha ipotizzato che la figura di Prospero, ne La Tempesta (1611) di Shakespeare, sia ispirata proprio a questo “milanese” con fama di mago e astrologo.
Cardano si occupò anche di crittografia, inventando la “griglia cardanica”. Il sistema è basato sull’uso di un foglio di carta con delle aperture. Con esso si scrive il vero messaggio su un foglio sottostante, riempiendo poi gli spazi vuoti con un testo innocuo. Se chi riceve la lettera dispone di una griglia identica a quella dello scrivente può facilmente leggere l’informativa.
Alcuni anni fa Gordon Rugg ha ipotizzato l’uso di una griglia cardanica per comporre il manoscritto Voynich, dimostrando che molte delle caratteristiche compositive del testo sarebbero spiegabili alla luce di questo sistema.
L’indagine sembra decisamente inchiodare Dee e Kelley come autori della truffa, sebbene rimanga il dubbio di quale ruolo abbia realmente avuto Dee nella vicenda. Mentre è certo, infatti, che Kelley fosse un truffatore, non è chiaro se Dee fosse un complice o piuttosto una vittima anch’egli dei suoi inganni.

In ogni caso essi si trovavano sul luogo, la Boemia, nel periodo in cui il manoscritto fu venduto. Avevano il movente e le capacità per realizzare il falso manoscritto.
Anche l’attribuzione a Ruggero Bacone sembra inchiodare i due inglesi, che in maniera plausibile potevano sostenere di essere in possesso di un libro redatto alcuni secoli prima da un loro conterraneo. Che fosse complice della truffa o manovrato da Kelley, Dee poteva interpretare egregiamente il ruolo di esperto, in quanto conosceva molto bene l’opera di Ruggero Bacone.
Ciò è testimoniato dai diari di un altro grande personaggio dell’epoca, Sir Francis Bacon (Londra, 1561 – Londra, 1626), che volle conoscere Dee e che da questi fu introdotto alle idee del filosofo francescano suo quasi omonimo.

La figura di Sir Francis Bacon, tra l’altro, è legata ad una altra singolare vicenda, che si collega direttamente alla Creatura che i Menestrelli si accingono a presentare. Di questo, tuttavia, vi parlerò domani.

venerdì 11 giugno 2010

Il libro più misterioso del mondo


Esistono libri reali che non dovrebbero esistere. È il loro contenuto, infatti, a essere non solo completamente immaginario, pur essendo spacciati per testi autentici, ma profondamente nefasto.
Anche in questo caso l’elenco sarebbe lungo, mi limito perciò a citarne uno, il cui argomento è un presunto complotto ebraico per il dominio del mondo. I Protocolli dei Savi di Sion (o degli Anziani di Sion) è un libro che ha avuto, e in molti paesi e in certi ambienti ha tuttora, notevole successo. In realtà esso è un documento falso prodotto dall’Okhrana, la polizia segreta russa, in epoca zarista per screditare la comunità ebraica. Esso alimentò i sentimenti antiebraici nel mondo ed ebbe non poca influenze sulle idee naziste, con le conseguenze che tutti conosciamo. Il che ci dice, per inciso, quale nefasto potere di suggestione sulle menti deboli possano avere certi libri.


C’è poi un libro reale il cui contenuto nessuno riesce a leggere. Esso viene definito “il libro più misterioso del mondo”.
Nel 1912 i gesuiti che occupavano Villa Mondragone, essendo a corto di fondi per il restauro dell’edifico in cui aveva sede un loro collegio, decisero di vendere trenta volumi della biblioteca, costituita da alcuni volumi del Collegio Romano e da quelli della biblioteca generale dei Gesuiti, fortunosamente sottratti agli espropri dei beni ecclesiastici ordinati dal Governo italiano qualche anno prima.
L’acquirente era Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari statunitense, che in uno dei libri, scritto con caratteri incomprensibili, rinvenne una lettera di Johannes Marcus Marci (1595-1667), rettore dell'Università di Praga. La missiva del Macri, che era anche medico dell’imperatore Rodolfo II d’Asbugo, era indirizzata al gesuita tedesco Athanasius Kircher (1602-1680) con l’invito a decifrare il contenuto. Il Kircher, che abbiamo già incontrato parlando di libri introvabili, all’epoca era considerato il più grande decrittatore di testi e per primo aveva proposto un’ipotesi di interpretazione dei geroglifici egiziani.
La lettera, datata "Praga, 19 agosto 1665" (o 1666), forniva indicazioni precise sulla provenienza dell’opera. Marci l’aveva ereditata da un alchimista suo amico, che l’aveva ricevuta dallo stesso imperatore Rodolfo II, il quale l’aveva acquistata come opera di Ruggero Bacone (1214 - 1294) per l’importante somma di 600 ducati.
Il volume misura 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore ed è composto da 102 fogli di pergamena (204 pagine). È scritto a mano in un alfabeto sconosciuto, che esprime un sistema linguistico che non trova confronti in nessuna altra lingua. È inoltre riccamente illustrato con immagini a colori di piante mai viste, diagrammi astrologici, figure di donne nude, strani alambicchi e immagini varie.
Dopo il secondo conflitto mondiale, le menti che si erano cimentate nella decifrazione dei codici militari segreti tedeschi, si dilettarono a risolvere vari misteri crittografici. Nonostante ogni sforzo – immaginate quanti caffè sono stati consumati durante questa impresa – il Manoscritto Voynich, come viene chiamato, resistette ad ogni assalto.
In ogni caso vennero messi alla luce alcuni elementi che appaiono quanto meno strani. Benché non sia stato decifrato, sono state individuate da 19 a 28 lettere che compongono un vocabolario molto limitato, con parole che talora sono ripetute consecutivamente anche 4 o più volte. Si suppone che al testo abbiano lavorato più persone, eppure non vi è traccia di errori, imprecisioni o ripensamenti, cosa alquanto insolita in un manoscritto.
Ulteriori ricerche hanno permesso di stringere un cerchio sempre più stretto sulle circostanze che hanno portato alla stesura del testo e soprattutto sull’autore.

Di questo vi parlerò, naturalmente, domani…

giovedì 10 giugno 2010

I libri introvabili



Ci sono libri che non troverete nelle biblioteche, perché di essi si sono perse le tracce. Così è accaduto a molte opere dell’antichità greca e romana, di cui rimangono, talora, solo poche citazioni contenute nelle opere di altri autori. Parlo di romanzi e di poesia, ma anche di scritti di filosofi, scienziati, geografi e storici. Per queste opere possiamo solo sperare che le ricerche consentano di recuperare antichi papiri e pergamene in qualche antica biblioteca o in qualche tomba del deserto.
Le opere scritte per il pubblico dal grande filosofo Aristotele (Stagira, 384 a.C. – Calcide, 322 a.C.), ad esempio, sono andate perdute. Alla fine del secondo secolo a.C. vennero scoperte per caso in una cantina appartenente a due discepoli del Mestro alcuni manoscritti. Si trattava di dispense, realizzate per gli studenti, che lo scopritore, un certo Apellicone, portò ad Atene. Quando la città fu saccheggiata dalle truppe romane nell'84 a.C., il generale Silla li sequestrò portandoli a Roma e facendoli pubblicare. La nostra conoscenza del pensiero di questo filosofo si deve a questo fortunato caso.

Ci sono poi libri che sono davvero come l’araba fenice. Per quante biblioteche visitiate, per quanti sforzi possiate mettere in atto, non riuscirete mai a trovare quei titoli nel catalogo di una biblioteca. E qualora dovreste riuscirci il vostro entusiasmo durerà poco, giacché il vostro presunto “ritrovamento” si rivelerà alla fine l’opera di un burlone.
Quelli di cui parlo sono infatti libri inesistenti. E qui m’immagino lo stupore di alcuni di voi.
“Cosa stai dicendo? Se questi libri non esistono, perché mai dovremmo cercarli?”
Ebbene, ci sono libri che non esistono eppure sono famosissimi, al punto che molti sono pronti a giurare sulla loro esistenza, proprio come accadeva per la fenice.
Citarli tutti è assolutamente impossibile. Basti dire che esistono veri e propri cataloghi di libri introvabili. Uno dei primi è quello lasciato da Rabelais, contenente l’elenco dei 141 volumi della Biblioteca dell'Abbazia di San Vittore. Molti altri autori (ad esempio il tedesco Athanasius Kircher) fornirono altri elenchi nei secoli successivi, cosicché oggi occorrerebbe una capiente biblioteca per ospitare tutti questi volumi, se solo fosse possibile ritrovarli.
I ritrovamenti e le scoperte di libri e manoscritti di questo genere, oltretutto, si susseguono incessantemente. Recentemente, ad esempio, nel blog dell’Errante, viene descritto un “Liber lamiarum” scritto da Apollonio di Tiana, leggendario filosofo dell’antichità, cui sono attribuite varie opere a carattere alchemico.
Il più famoso, o per meglio dire famigerato, di questi libri introvabili rimane comunque il temibile Necronomicon, un pericoloso libro di magia nera scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred, che si dice sia vissuto nello Yemen nell'VIII secolo d.C. e sia morto a Damasco in circostanze a dir poco inquietanti (pare sia stato fatto a pezzi in pieno giorno da un essere invisibile).
Una copia del Necronomicon, chiusa a chiave in un armadio, dovrebbe essere conservata nella biblioteca della Miskatonic University, che si trova ad Arkham, un’antica città del Massachussetts che sorge sulle sponde del fiume Miskatonic. Per inciso, a proposito di inquietanti coincidenze, pare che l’acqua (dei mari, dei fiumi, e naturalmente dei laghi) sia particolarmente legata ai misteri…
C’è pure, occorre dirlo, chi ritiene che il Necronomicon non sia altro che un’invenzione dello scrittore Howard Phillips Lovecraft (Providence, 1890 – 1937). Tuttavia il libro viene citato in numerose opere di altri autori (alcune “edizioni” del Necronomicon sono state persino pubblicate) e in alcune pellicole cinematografiche. Al punto che taluni sospettano che l’opera possa effettivamente esistere e che Lovecraft sia stato inconsciamente spinto a citarla e utilizzarla nelle sue opere.

Continua

mercoledì 9 giugno 2010

Libri misteriosi



Se li cercate nelle normali biblioteche probabilmente non li troverete. Se siete particolarmente fortunati, o se vi recate nelle biblioteche più prestigiose, scoprirete che si trovano dentro vetrine o in sezioni chiuse al pubblico, a cui possono avere accesso solo i custodi della biblioteca o persone munite di speciali permessi.
Quelli che sto cercando per voi sono libri antichi e rari, stampe di cui si conservano poche copie o, addirittura, eleganti codici manoscritti, riccamente illustrati da mani esperte, che li hanno resi simili ad opere d’arte.
Tra questi, un genere di libri che mi affascina particolarmente sono i Bestiari. Questa sorta di medievali enciclopedie del mondo animale intrecciava e confondeva realtà e immaginazione, conoscenze scientifiche e racconti diffusi da viaggiatori dalla fantasia sfrenata. Così, accanto al lupo, al cervo e al leone troviamo creature fantastiche come il grifone, il basilisco, il liocorno o la fenice.
Di quest’ultima – detta anche Araba Fenice per via del paese in cui si credeva vivesse pascendosi solo di incenso e altre resine odorose – si diceva che giunta al cinquecentesimo anno di vita essa, sentisse la morte avvicinarsi. Allora costruiva un nido che riempiva di cannella e altre spezie, morendo infine tra questi aromi. Secondo alcuni, il nido prendeva fuoco e dalle ceneri dell’uccello genitore, nasceva un uovo da cui risorgeva l’uccello figlio.
Naturalmente nessuno aveva mai visto una Fenice, ma in tanti giuravano sulla sua esistenza. Al punto che “essere come l’Araba Fenice” equivale ad indicare qualcosa di introvabile.
Ad esempio Pietro Metastasio (Roma, 1698 – Vienna, 1782) scriveva:

“È la fede degli amanti
come l’araba fenice:
che vi sia, ciascun lo dice,
dove sia, nessun lo sa.”
(Demetrio, atto II, scena III).

E Lorenzo Da Ponte (Ceneda, 1749 – New York, 1838) , che tra le altre cose scrisse i testi di tre capolavori assoluti di Mozart (Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte) e che di donne, per averle lungamente e variamente frequentate, doveva intendersene parecchio, precisava:

“È la fede delle femmine
come l'araba fenice,
che vi sia ciascun lo dice,
dove sia nessun lo sa.»
(Così fan tutte, Atto I)

Sto divagando, me ne rendo conto, ma quando si entra in una biblioteca può capitare di perdersi. Portate pazienza e tornate a seguirmi.

C’è una categoria di libri più inquietanti dei bestiari. Libri che, in molte biblioteche, giacciono in una sezione speciale, denominata “Inferno”, in quanto stanno tutti nei primissimi posti dell’Indice dei Libri Proibiti.
Non mi riferisco alla letteratura dedicata ad Eros, che pure abbonda in quei recessi nascosti, ma agli oscuri testi di magia. Essi si distinguono in due gruppi. Il primo è quello dei testi, detti “clavicole”, di cosiddetta “magia alta”, vale a dire quella finalizzata ad ottenere uno stadio superiore di conoscenza o illuminazione. Uno dei più famosi è La chiave di Salomone, un libro attribuito al celebre re ebreo, ma anche il Libro dei Morti degli antichi egizi potrebbe essere considerato, per certi versi , una sorta di clavicola scritta per insegnare agli uomini come superare il pericoloso viaggio nell’aldilà e raggiungere la vita eterna.
Il secondo è quello dei “grimori”, testi di “magia bassa” aventi lo scopo utilitaristico di ottenere determinati effetti (fatture, incantesimi, filtri d’amore, ecc.). Sono i classici “libri delle streghe” che compaiono in molta letteratura e finzione cinematografica, ma che esistono realmente.
Ora, di fronte alla porta dietro cui sono conservati questi volumi non posso dimenticare il monito, per nulla tranquillizzante di un sacerdote conoscitore di esorcismi: «Se quei libri contengono solo sciocchezze è inutile perdere tempo. Se sono in grado di aprire delle porte su mondi che non conosciamo è meglio starne alla larga.»
Come se non bastasse, tra i cultori di queste scienze occulte vi sono alcuni individui veramente pericolosi, come dimostrano recenti episodi di cronaca.
Pertanto preferisco fare un passo indietro e cambiare strada per accompagnarvi alla scoperta di altri libri.

Continua...

martedì 8 giugno 2010

La trama dei Menestrelli




Vi avevo avvertiti. Avevo lanciato misteriosi avvisi, sparsi qua e là tra questo blog e sul “Libro delle Facce”.
Come sempre accade in questi casi, alcuni hanno prestato ascolto, mentre altri si sono limitati a dare una lettura sbrigativa.
Eppure, mentre il mondo proseguiva la sua strada, i Menestrelli continuavano pazientemente a tessere la loro trama.
S’incontravano in luoghi profani dopo il calar del sole per intrecciare sostanze giunte da paesi lontani ad aromi soavi; per solcare i mari osservando cieli sconosciuti ai più; per ascoltare attoniti le parole della Morte, recandosi agli estremi confini del Caos per riportarne un sogno.
Ora è giunto il tempo che il loro piano venga svelato al mondo: ancora pochi giorni e la Creatura vedrà la luce.
Poiché all’evento si è prestato anche il sottoscritto, seppure con un ruolo marginale, per riempire l’attesa che ci separa dalla data fatidica, ho deciso di raccontarvi una storia.
Una storia che si allontanerà dalle sponde del Lago dei Misteri, senza mai perderle di vista. Una storia che si muove tra biblioteche, libri misteriosi, complotti per la conquista del mondo, profumi esotici e animali favolosi.

Cosa c’è, infatti, di più misterioso ed affascinante di una biblioteca? Sono certo che chi ama i libri risponderà senza esitazione che non c’è nulla di così intrigante quanto lo scivolare tra uno scaffale e l’altro, muovendosi tra migliaia di titoli che occhieggiano dai ripiani come a volervi sedurre con loro caratteri, per indurvi a prenderli in mano e sfogliarli.
Dopo questo primo incontro casuale ed estetico, si sa come vanno queste cose, la conoscenza può approfondirsi e in molti casi vi ritroverete a consumare la vostra relazione con il libro in mano, appollaiati su una scala, un davanzale o, nei casi più fortunati, seduti ad un tavolo accanto ad una finestra. E se fuori piove tanto meglio, avrete un’ulteriore scusa per non interrompere la lettura.
Ci sono naturalmente approcci più sistematici, che passano attraverso un magico strumento che risponde al nome di schedario. Far scorrere quei piccoli rettangoli di cartoncino (o nelle biblioteche più moderne ricercare i titoli e gli autori al videoterminale) è un’esperienza anch’essa. Pian piano il vostro blocchetto degli appunti si riempirà di annotazioni, segnature, collocazioni. E con quella mappa del tesoro tra le mani partirete alla ricerca, come i cavalieri della Tavola Rotonda andavano in cerca di avventure.
Non è un caso che proprio all’interno di biblioteche siano ambientate storie “misteriose”, come “La Biblioteca di Babele” di Jorge Luis Borges o il “Nome della rosa” di Umberto Eco, giusto per citare due titoli famosissimi.
In questi viaggi bibliotecari può capitare, per scelta o per caso, di imbattersi in libri misteriosi. A parte l’ovvia considerazione che ogni cosa ignota è per noi un mistero e che quindi ogni libro non letto è, a suo modo, pieno di misteri, ci sono libri che nel mistero hanno il loro argomento.
Non voglio però parlarvi di ufologia, fantasmi, o stravaganti complotti. I libri che sto cercando per voi, e di cui domani vi parlerò, sono infatti decisamente più affascinanti.
Almeno per me e mi auguro anche per voi.

Continua

lunedì 7 giugno 2010

Eclissi Sonora: il gran finale di Siamo in Onda

GRAN FINALE DI SIAMO IN ONDA, IL LIVE SHOW DI PUNTORADIO!

Suoneranno dal vivo
Clan Mamacè, Conga Kit, Eeko, Egin, Esteban Diaz, Fabrizio Naso Trabucco, Goss, Ilaria Pastore, Maria Olivero, Mario Ermini Burghiner, Officine Finistere.

Presentano Fabio Giusti, William Facchinetti Kerdudo, Umberto Spantaconi con il cast di Siamo in onda (Puntoradio).

ARONA - SABATO 12 GIUGNO 2010
LUNGOLAGO (Largo Alpini d’Italia - zona Imbarcadero)
e in diretta su FM e streaming su www.puntoradio.net

Il tema della serata è: la valigia.
La domanda posta ai lettori è:
Cosa non può mancare nella valigia delle vacanze?

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21.)

domenica 6 giugno 2010

La Dama e la Strega


Ricordate la Dama del lago?
Qualcuno ha pensato che fosse solo un altro personaggio del mio blog. Almeno finché non ha sentito la sua voce in diretta su Puntoradio raccontare di un incontro con il terribile Basilisco.
Ebbene, la Dama ha inviato questo altro suo racconto, che per inciso mi ha fornito anche la spiegazione di quella furibonda tempesta scoppiata improvvisamente sul lago un pomeriggio di tarda estate dell’anno scorso.


«Come ricorderai la Maga ti ha parlato di una strega nera con cui ho avuto a che fare. Ho deciso di raccontarti qualcosa sul mio incontro con lei. Vivevo tranquilla sul mio lago, il lupo ed il gatto al mio fianco, la bambina a tenere compagnia alla mia solitudine. Un giorno, all'improvviso, sentii freddo. Un freddo pungente, che veniva da dentro, che mi attanagliava le ossa e le viscere.
“Che strano” pensai “siamo in piena estate, come posso sentire un tale gelo?”
Temevo di essermi ammalata... ma io non mi ammalo mai: vuoi per l'uso sapiente che faccio di erbe e piante, vuoi per i miei poteri.
Mentre facevo tali considerazioni tra me e me, vidi un buffo ometto avvicinarsi alla mia casa; sembrava cercare qualcosa, o qualcuno... si aggirava e scrutava, annusava, toccava, spostava... il suo atteggiamento infastidì parecchio il lupo, che gli si piazzò immediatamente davanti, ringhiando e mostrando i denti.
Il gatto, dal canto suo, mi disse apertamente "non mi piace questo tipo: non mi sembra pericoloso, ma si porta dietro una scia di male".
Come sai bene il gatto raramente concede la sua voce e quando lo fa non lo fa con leggerezza.
Non feci in tempo a soppesare le parole del gatto che apparve una vecchia ed orribile donna. Di colpo mi prese un terrore mai provato. Sentii che quella che avevo davanti non era un'innocua vecchina e mi preparai ad affrontare una situazione che non avevo mai affrontato. Sarei stata all'altezza? Sarei riuscita a reggere un confronto, anzi, uno scontro, con questa malefica strega? Sì perché, avrai capito, quella che avevo davanti era una strega. Ma non una strega come me: io mi limito ad usare i poteri che la natura e le fate mi hanno dato, mescolandoli ad una centenaria saggezza tramandatami dai miei Maestri. Lei era ben altro. Era una strega nera. Nera nell'anima, nera nelle viscere, nera come una notte senza luna in una gelida notte d'inverno.
Quello che successe non oso descrivertelo nei dettagli, perché sto male all'idea di tali ricordi; un male non solamente emotivo, ma anche fisico. Ti dico che fu uno scontro arduo: la strega cercò di annientarmi usando i suoi poteri malefici. Tutt'intorno si fece il silenzio, la luce calò, come durante un'eclissi. Il lago divenne grigio ed immobile. Il tempo sembrò fermarsi, e forse si fermò davvero. Non vedevo più nulla se non lei, le cavità vuote dei suoi occhi, al posto delle pupille delle orribili fiamme. Per poco non mi sconfisse. Lo ammetto. Non sono così forte da poter reggere contro un tale potere. Se sono ancora qui per raccontarti questa storia lo devo alla bambina ed al suo fatato popolo. Essi accorsero in mio aiuto ed insieme affrontammo quel demonio, ricacciandola da dove era venuta.
Prima di scomparire però (insieme al buffo ometto che le faceva da servitore) mi giurò che sarebbe tornata per terminare ciò che aveva iniziato.
Ecco, ora sai il perché del mio esilio. Se sono lontana dal mio lago è per proteggere me stessa, il lupo ed il gatto, ma soprattutto quanti vivono attorno al lago: se la strega tornasse e scatenasse la sua furie per distruggermi, ne andrebbe di tutti coloro che sono nei paraggi.»


La Dama ha concluso la sua lettera promettendo che la prossima volta racconterà una storia di tutt’altra natura. Devo dire che ho accolto queste ultime parole con un certo sollievo. L’idea che un nuovo, definitivo scontro, tra la Strega nera e la Dama possa sconvolgere le placide rive del Lago d’Orta è di quelle che non lasciano dormire la notte.
Né me, né i miei lettori, credo.

sabato 5 giugno 2010

venerdì 4 giugno 2010

Viaggiatori radiofonici alla fiera di Arona


La penultima puntata, la trentatreesima di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio si terrà anche sabato sera alla 48° Fiera del Lago Maggiore ad Arona.
Ospite della trasmissione sarà un grande amico di Siamo in Onda e di Puntoradio: Daniele Fortunato accompagnato da Luciano Ancora.

Il tema della puntata sarà Ulisse e la domanda è di quelle opportune, alle soglie del periodo estivo:

Quale viaggio vorresti intraprendere?

Ditecelo su questo blog o inviando un sms oppure scrivetelo via mail.

Come ogni settimana, ci saranno anche gli amici scrittori e attori e potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
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Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21.)

mercoledì 2 giugno 2010

La leggenda del cioccolato


Narra la leggenda che un giorno il Serpente Piumato, il grande dio bianco che aveva insegnato agli uomini a costruire i templi e coltivare la terra, fu indotto con l’inganno a bere una pozione avvelenata. Egli cadde malato e, per cercare la guarigione, decise di partire per una terra lontana.
Prima di partire, però, volle lasciare agli uomini il suo ultimo dono. Egli regalò loro il cibo degli dei, dicendo che si chiamava "xocolatl" e insegnando come doveva essere coltivato.
Quindi, promettendo che un giorno sarebbe tornato, salì su una nave che lo condusse oltre l’orizzonte, verso il tramonto.
Quando fu scomparso alla loro vista, gli uomini in sua memoria coltivarono la pianta, traendone una bevanda amara che, arricchita col peperoncino, era il complemento dei loro pasti. Lo "xocolatl" dava energia e i guerrieri lo bevevano in abbondanza prima di scendere in battaglia.
Un giorno dal mare occidentale giunse una strana nave. Su di essa stava un uomo dalla pelle chiara, accompagnato da uomini alti e dalla fluente barba, con il corpo e la testa ricoperti da lucenti scaglie di serpente, su cui svettavano piume meravigliose.
Allora il Re pensò che la profezia si stesse compiendo e che il Serpente Piumato fosse ritornato. Così gli mandò in dono lo "xocolatl" e oro ed argento e gemme preziose, invitandolo a riprendere possesso del suo regno.
Cortès e i suoi guerrieri spagnoli riempirono subito i forzieri coi preziosi, ma apprezzarono molto anche lo "xocolatl", che però preferirono far bollire e bere caldo. Quindi, pieni di energia, marciarono su Mexico per conquistarlo e depredarlo dei suoi tesori.
Fu così che lo "xocolatl" giunse in Europa, assieme agli altri tesori delle Americhe.

La leggenda dell'origine del cioccolato è stata proposta nella Bottega del mistero il 24 ottobre scorso.

martedì 1 giugno 2010

Le pose dei morti


Un lettore ha avuto la bontà di segnalarmi un errore contenuto in questo post.

Effettivamente quando scrissi il racconto, una mia libera interpretazione di una storia tramandata per vera, parlai delle “pose dei morti” come di “catafalchi” costruiti lungo il percorso, per poter sostare e riposare un poco, prima di riprendere la marcia.

Il lettore, che si chiama Marco Reis e che ha scritto un libro dal titolo “Il Mistero di Besso. Tra Cogne e Campiglia le radici di un popolo”, Editore Lampi di Stampa (collana TuttiAUTORI), 2006 fornisce una spiegazione molto interessante di queste “pose”. Vi riporto le sue parole.

«La faccenda in realtà è ancor più interessante: le ‘pose’ non sono semplicemente un punto di riposo, e non sono disseminate lungo i percorsi (“vie dei morti”). Si trovano normalmente in un solo punto della “via”: al limitare del paese in cui i morti dovevano tornare.
La faccenda infatti funzionava così: se da un centro si partiva per “colonizzare” una vallata o un alpeggio vicino (inizialmente magari solo stagionalmente, poi, spesso, in modo stabile), era lì, nella… patria di origine, che bisognava ritornare da morti; più precisamente ancora: nella terra consacrata della propria comunità. Per questo le normali vie di comunicazione (itinerari delle mandrie, sentieri commerciali e di collegamento…) vengono anche chiamate “vie dei morti” quando segnano questo genere di legame profondo tra due località.
Giunti nei pressi del centro di arrivo, ecco che si ‘posava’ il morto per una sorta di rito di accoglienza (e, direi, anche di purificazione): in quel punto –nella ‘posa’- il prete e i valligiani andavano ad accogliere il defunto che tornava, e da lì si muoveva tutti per il luogo di sepoltura. Da lì si faceva il funerale vero e proprio, insomma. Pensa che in qualche luogo (conosco il caso di Cogne), magari senza saperlo, si ripete il rito della ‘posa’: oggi passa per una normale benedizione della bara, in realtà la cerimonia ha queste radici profonde.
Va da sé che nei periodi invernali, con i passi chiusi dalla neve, non restava che aspettare: si portava allora il morto più in alto possibile a… frollare nella neve. E poi col disgelo si completava il tragitto.
La cosa è interessante dal punto di vista della antropologia alpina perché, appunto, indica (a ritroso) i percorsi di colonizzazione. Così, dunque se da Campello/Kampel si riportavano i morti a Rimella, questo indica che Rimella era la comunità di origine di quella gente di là dal colle.
Naturalmente di solito questo vale finché nella nuova comunità non ci si stabilizza per lungo tempo, e soprattutto finché nella nuova comunità non si insedia una parrocchia e dunque la terra consacrata per le sepolture.»

Marco mi invita anche, e io ben lieto mi presto, a lanciare una sorta di censimento delle “pose dei morti”

«Potrebbe essere interessante se tu, parlando delle pose nel tuo blog, incoraggiassi a scoprirne altre. Di regola sono scomparse e dimenticate dai più, ma a volte resta il toponimo (“La posa”) o un minimo di memoria tra gli anziani. La posa di Campello, se non ricordo male, è appena a valle della frazione di San Gottardo. Non so in che condizioni sia ora, ma era bellissima, ben fatta con un lastrone orizzontale, e praticamente intatta.»

Perciò, se avete informazioni su questi elementi fatevi avanti e… segnalate!

lunedì 31 maggio 2010

Storie di cani e di gatti, di streghe e stregoni


Quante volte avete incontrato di notte, sul bordo della strada, un cane o, più probabilmente, un gatto. Nessuna casa nei paraggi, solo boschi ed oscurità.
“Cosa potrà mai fare un animale domestico in questo posto?” vi sarete chiesti, immaginando un randagio o ad un animale abbandonato.
Nella maggior parte dei casi avrete centrato la verità, dal momento che purtroppo sono ancora molti, troppi, i criminali che abbandonano quelli che per alcuni mesi erano stati loro compagni di vita. Eppure, in alcuni rarissimi casi, la realtà è ben diversa.

Aveva bevuto e si era tirato praticamente finito ballando al ritmo house sparato a palla. Non andava nemmeno troppo forte, in realtà, perché a malapena riusciva a tenere gli occhi aperti. Ad un certo punto, improvvisamente, vide davanti ai fari un cane nero in corsa.
Cercò di frenare, ma l’urto era inevitabile. La macchina sbandò paurosamente e per poco non finì fuori strada. Non scese nemmeno dalla macchina per controllare come stesse l’animale, ma appena si fu ripreso dallo spavento cercò d’ingranare la marcia. Quella però non voleva proprio saperne di entrare.
Faceva caldo quella sera ed il giovane guidava con il finestrino abbassato. Così non la vide arrivare, ma sentì chiaramente la mano che gli artigliava la spalla e lo scuoteva violentemente. Si girò e vide, a pochi centimetri dal suo volto, lo sguardo insanguinato e feroce di un uomo dalla testa di lupo.
Allora il giovane urlò e spalancò gli occhi.
Di fronte a lui c’erano i volti di due carabinieri che gli intimavano di alzarsi, vestirsi e seguirli.
Lo portarono via in manette, passando davanti al SUV che aveva posteggiato davanti a casa. La parte anteriore era visibilmente ammaccata e c’erano tracce di sangue sul paraurti. Mancava la targa, che era in mano ad uno dei carabinieri. Era stata trovata sul luogo dell’incidente che era costato la vita al prete del paese vicino.

Il giovane non lo sapeva, né lo sapevano i Carabinieri e al giudice non importava, ma si racconta che le streghe, per lo più vecchie donne, e gli stregoni, per lo più preti, possano praticare la “fisica”; che siano in grado di suscitare visioni; e che possano trasformarsi in cani ed in gatti per aggirarsi nelle tenebre a molestare le persone, rimanendo vittima, talora, dei loro stessi imbrogli.

domenica 30 maggio 2010

Parlate locali del Verbano Cusio Ossola e Alto Novarese



Ancora a proposito di parlate locali, vi segnalo questa importante iniziativa.

La Compagnia dij Pastor – associazione cusiana per lo studio e la valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale tradizionale – in collaborazione con la città di Omegna e il comune di Pieve Vergonte, nel quadro della Fèsta dal Solstizi d’Istà 2010, propone PARLATE LOCALI DEL VERBANO CUSIO OSSOLA E ALTO NOVARESE – TESTIMONIANZE DI RICERCATORI E APPASSIONATI.
Un’occasione per fare il punto sui ‘lavori in corso’ nel campo della conservazione e valorizzazione della cultura tradizionale e delle parlate locali, tra dialetti e lingue regionali.

L’evento si svolgerà a Pieve Vergonte, centro culturale Mario Massari, via Massari 1, sabato 12 giugno 2010 con inizio alle 15.

Dopo il saluto delle autorità sono previsti gli interventi di Albina Malerba, direttrice della Ca dë Studi Piemontèis – Centro Studi Piemontesi di Torino, Massimo M. Bonini, presidente della Compagnia dij Pastor e di Ecomuseo Cusius, Silvano Ragozza, ricercatore ossolano, Gianfranco Pavesi, dell’Academia dal Risón, Fabrizio Morea, presidente di Pro Senectute.

Seguiranno le testimonianze portate da ricercatori e appassionati provenienti da tutta la zona. Hanno sin ora assicurato la loro presenza il circolo culturale La Marenca di Oggebbio, la Pro Loco di Quarna Sopra, il gruppo Nuarés, gli Amici della Torre di Varzo e vari appassionati a titolo personale. Moderatore dell’incontro sarà il noto giornalista e scrittore vigezzino Benito Mazzi.

L’iniziativa è patrocinata da Ecomuseo Cusius del Lago d’Orta e Mottarone e dalla Provincia del Verbano Cusio Ossola; analogo sostegno è stato chiesto alla Regione Piemonte.

Sabato 19 giugno la manifestazione si sposterà a Omegna, località Monte Zuoli – Giardini della Torta in Cielo, dove, alle ore 21, verrà acceso il Falò del Solstizio, con accompagnamento di musica tradizionale.

Per informazioni
Compagnia dij Pastor
c/o Massimo M. Bonini 334 2460473
http://compagniadijpastor.ilcannocchiale.it
compagniadijpastor@alice.it

sabato 29 maggio 2010

Se Dracula parla lombardo



Recentemente è stato presentata la prima traduzione in dialetto lombardo occidentale del celeberrimo “Dracula” di Bram Stoker.

Il traduttore è Lorenz Banfi (al secolo Lorenzo Banfi), già fondatore dell’Associazione Terra Insubre e autore di una traduzione de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry in dialetto lombardo.


Questa volta Banfi si è cimentato nella difficile operazione di far parlare il Principe della Notte in lombardo, anche mescolando i vari dialetti per rendere più efficacemente gli slang parlati dalle diverse classi sociali nell’opera originale.

L’intento è quello di continuare a trattare il dialetto come una lingua viva.

Uno dei limiti di molti appassionati di dialetto, oltre ad indulgere in una rievocazione eccessivamente nostalgica (e talora francamente stucchevole) “del bel tempo andato”, è infatti quella di impegnare le energie in una sorta di musealizzazione della lingua. Lo scrivere dizionari e grammatiche, se non è accompagnato da un uso reale, equivale a fossilizzare e mettere in vetrina una lingua morta.

Perciò, al di là dei risultati (ma non ho avuto modo di leggere la traduzione di Banfi, per cui mi astengo da ogni giudizio di merito), credo che operazioni come questa possano essere utili per fare in modo che le persone, in particolar modo i giovani, continuino a leggere e parlare il dialetto. E tradurre in una parlata locale le vicende di un non morto può essere un modo di riaffermare la vitalità di questa lingua.

In ogni caso, vi confesso, sono curioso di leggere la traduzione in dialetto (la immagino) delle terribili parole pronunciate dal Vampiro per antonomasia, “the blood is life” (il sangue è la vita)…


A proposito di leggende e dialetto, vi consiglio di ascoltare questa canzone di Davide Van De Sfroos, dedicata alla mitica figura di Guglielmo Tell e del suo meno celebre figlio...


venerdì 28 maggio 2010

Il sole alla radio




Per la trentaduesima puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio si trasferisce alla 48° Fiera del Lago Maggiore ad Arona. E per festeggiare questo "trasloco" non poteva mancare un grande amico di Siamo in Onda e della città di Arona: il grande Fabrizio "Naso" Trabucco!

Il tema della puntata sarà Girasoli:

E la domanda posta agli ascoltatori è: Qual è il vostro sole?

Ditelo su questo blog, oppure inviando un sms oppure scrivetelo su facebook o via mail.

Naturalmente, come ogni settimana, ci saranno anche gli scrittori e attori e potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
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- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
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Buon Ascolto!

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21.)

mercoledì 26 maggio 2010

Inconfessabili moventi


Un delitto al giorno... "Un mese di ordinaria follia" è il sottotitolo. Siamo angosciati da delitti incomprensibili, dove il movente è inconsistente, "futile" secondo il magistrato... ma se andiamo a guardarci bene ci si accorge che c'è di più... Non ascoltate la TV, leggete (uno al giorno, non di più, tanto da far passare un mese di 31 giorni) questi delitti scatenati da inconfessabili moventi... Il mese è passato: angosciati? Se anche solo un po', è sintomo di un sano sentimento. Ma non è questo il punto. La domanda chiave da farsi è: "Per chi ho fatto il tifo?" Per gli assassini! Sarà meglio che cominciate a sorbirvi almeno qualche camomilla e a lasciare a casa corpi contundenti. Se invece avete fatto il tifo per le vittime, guardatevi le spalle: qualcuno potrebbe sorprendervi...
(INCONFESSABILI MOVENTI).

Un'uggiosa quaresima a Viareggio. È calma solo apparente: un incontro inatteso innesca una spirale di eventi, sempre più inquietanti, che porta Corto, lo skipper protagonista della vicenda, sulla scena di un efferato delitto: nonostante - per un ingaggio imprevisto - sia prossimo a salpare, si farà coinvolgere da un amico poliziotto in un'indagine parallela. Il desiderio di scoprire il complesso intrigo, lo costringerà a continuare l'indagine anche da bordo, cercheranno indizi in un paesino della Catalogna, scena di un altro delitto che pare opera della stessa mano. Inizia così un percorso tra i siti storici della costa spagnola, destinato a concludersi nel patio degli aranci di Siviglia, sotto la Giralda.
(L'ORO DEGLI ARANCI)


Inconfessabili moventi è un incontro/spettacolo con lo scrittore Oscar Montani che si svolgerà venerdì 4 giugno 2010 (18.30 - 20.30) presso la Libreria Les Visionnaires - Borgomanero, Via Caneto 17 - tel. 0322.83570.

Reading: Maura Parachini
Special guest: Letizia Peruccelli
Suggestioni musicali: Valerio Del Ponte, Massimo Marini

martedì 25 maggio 2010

Case inquietanti e maledette





Il motel gestito da Norman Bates in Psyco (1960) di Alfred Hitchcock

Ci sono case piccole ed altre grandi. Alcune sono lussuosissime ed altre sembrano restare in piedi per miracolo. Ci sono case da sogno ed altre da incubo.

Vedete la vostra casa come un sicuro rifugio? Ebbene, oggi parleremo di case da cui, chi è entrato, non vede l’ora di fuggire. Case in cui ci sono soffitte polverose, in cui le ragnatele sono però l’ultimo dei problemi; dove le stanze sono tutte accessibili, tranne una, la cui porta è meglio non aprire; con cantine simili a labirinti in cui potreste perdere l’orientamento e trovarvi in luoghi che vanno oltre ogni orrore immaginabile.

Case così abbondano nei film e nei libri. Dimore piene di correnti d’aria, sinistramente infestate da spettri, come quelle descritte da Nathaniel Hawthorne in “La casa dai sette frontoni” (1851) o da Henry James in “Giro di vite” (1898) o da Guy de Maupassant in “L’Horla” (1887).
Assolutamente da evitare anche la “Casa delle streghe” di Lovecraft o il motel di “Psycho” (Robert Bloch, 1960). E se volete andare all’Overlook Hotel (“Shining”, di Stephen King, 1977) non fermatevi assolutamente oltre l’autunno. L’albergo, costruito su un cimitero indiano, è dotato di una personalità maligna, che si alimenta delle anime dei morti con violenza entro le sue mura: una lunga serie di omicidi e suicidi che ha riempito quelle vecchie mura di fantasmi. Andatevene alla chiusura della stagione estiva o l’Albergo tenterà con ogni mezzo di impadronirsi della vostra mente, come accadde allo scrittore alcolizzato Jack Torrance (interpretato sullo schermo da Jack Nicholson).




Jack Nicholson in Shining (1980) di Stanely Kubrik

Un ultimo consiglio (che spero non sia l’ultimo cui non prestate ascolto): se vi recate in uno chalet di montagna e trovate la registrazione della voce di un archeologo che dice di aver trovate una copia del malefico Necronomicon, datevela a gambe il più in fretta possibile, sempre che non sia già troppo tardi per lasciare "La Casa"…



Il n. 112 di Ocean Avenue ad Amityville

Dimore maledette, tuttavia, non esistono solo nei libri o nei film. Al n. 112 di Ocean Avenue nella città di Amityville, nello stato di New York, nel 1924 fu costruita una casa in stile coloniale olandese. Nel 1974 essa fu teatro di una spaventosa strage familiare. L’anno seguente, la famiglia che aveva deciso di abitarla fuggì in preda al panico, dopo che una serie di rumori, voci e apparizioni avevano attirato esperti del paranormale, sedicenti vampirologhi e strani personaggi. La storia ispirò anche un romanzo horror “Orrore ad Amityville” (1977) di Jay Anson e una pellicola di successo, due anni più tardi. È da notare però che la casa fu abitata in seguito da altre persone, che non registrarono altri fenomeni, salvo un’inquietante processione di curiosi. Molti ritengono che la vicenda sia una truffa.


Harry Price (1881-1948)

Il “Borley Rectory”, una sinistra costruzione che si ergeva isolata nelle campagne dell’Essex, venne definita “la casa più infestata dell’Inghilterra” da Harry Price, un celebre “detective dell’occulto” che operò nella prima metà del Novecento. Alla casa, piena di stanze, finestre murate e ali aggiunte in epoche diverse, pareva non mancare proprio nulla: rumori di cavalli fantasma al galoppo, mormorii, materializzazioni, scritte sulle pareti. In una delle camere appariva una creatura definita “la Forma Nera” che tra le altre cose emanava un fetore insopportabile. La casa fu distrutta nel 1939 da uno degli inspiegabili incendi che vi scoppiavano senza apparente motivo.


Ca' Dario a Venezia

Anche in Italia non mancano case che si sono guadagnate una reputazione sinistra. Ca’ Dario è un antico palazzo che si affaccia sul Canal Grande, all'imbocco del Rio delle Torreselle. La sua bellezza colpì l’inglese John Ruskin e il pittore francese Claude Monet, che lo ritrasse in una serie di dipinti.
Ca’ Dario, tuttavia, ha una terribile fama. Si dice infatti che molti dei suoi proprietari abbiano avuto una tragica fine. La figlia del mercante Giovanni Dario, che ne commissionò la costruzione (si dice su un antico cimitero templare) nel 1479, si suicidò in seguito al fallimento economico del marito, Giacomo Barbaro, che a sua volta morì assassinato. Il nipote, Vincenzo, fu ucciso a Creta.
L’ultimo discendente della casata dei Barbaro vendette la casa ad un mercante armeno di gioielli, che appena prese possesso della casa fece bancarotta. Il palazzo fu acquistato da un inglese, che vi si suicidò assieme al suo amante, dopo che la loro relazione era stata scoperta. Subentrò un americano, che a sua volta fu accusato di omosessualità e dovette fuggire in Messico, dove il suo compagno si suicidò.
Nel 1964 le trattative per la vendita al tenore Del Monaco si interruppero quando lo stesso fu vittima di un gravissimo incidente stradale mentre si stava recando a Venezia per chiudere l’affare. Il Conte che a quel punto acquistò il palazzo venne trovato morto, con la testa fracassata da un vaso. L’assassino, un marinaio diciottenne che viveva con lui, fuggì a Londra e fu a sua volta assassinato.
Cristopher «Kit» Lambert, manager della band inglese “The Who”, morì sempre a Londra, poco tempo dopo aver comprato il palazzo: era caduto dalle scale, si disse, ma qualcuno parlò di suicidio.
Ca’ Dario fu allora comprata da un affarista veneziano, che finì quasi subito in bancarotta, mentre la sorella, che viveva con lui, morì in uno strano incidente d’auto.
Alla fine degli anni Ottanta, il finanziere Raul Gardini comprò la casa. Nel 1993, travolto dalla tempesta giudiziaria di “Mani Pulite”, morì suicida in circostanze mai del tutto chiarite. Quattordici anni dopo, nel 2007, il gruppo Ferruzzi riuscì finalmente a vendere Ca’ Dario ad una multinazionale americana. Poco dopo scoppiò la bolla immobiliare e iniziò la crisi economica…



Il post è tratto dalla Bottega del Mistero, la mia rubrica sul blog di Siamo in Onda. Ve ne riproporrò prossimamente alcuni post.

Vi lascio con un'ultima immagine. Raffigura una casa che sorge dalle parti del Lago d'Orta. Mi era stata segnalata come "inquietante" nella sua enigmatica simmetria.




Dopo aver scattato la foto ho avuto la netta impressione che la tendina al primo piano si muovesse...

lunedì 24 maggio 2010

Tutti insieme nei boschi della torta in cielo… inseguendo la fantasia




Parte a Omegna un calendario di animazioni primaverili/estive in compagnia degli animatori del Parco della Fantasia, delle guide naturalistiche del Verbano Cusio Ossola e dell’associazione Benessere e buonumore: proposte per famiglie. bambini, genitori e nonni interessati a trascorrere insieme una giornata all’insegna della creatività e della favola all’aria aperta.
Attraverso percorsi emotivi e di orientamento cercheremo di entrare nello spirito della favola con un approccio naturalistico e di esplorazione del territorio, sul magico sfondo del parco naturalistico de “I giardini della torta in cielo”, un pittoresco balcone che si affaccia sul lago d’Orta.
Un percorso a tappe, un gioco da 007 con indizi, porterà piccoli e grandi a ricostruire una ricetta fantastica, il cui risultato è tutto da scoprire; una ricetta particolare… elaborata in una cucina extraterrestre, dove non si mangia, ma si gusta un sano divertimento; i piccoli esploratori dovranno prendersi cura dei genitori guidandoli nel percorso creativo che si cercherà di vivere.
“La torta in cielo”, titolo di una famosa opera rodariana sarà il risultato del miscuglio di esperienze che la giornata andrà a proporre, ognuna delle quali vissuta in modo diverso grazie alla messa in gioco della plurisensorialità: scoprire il territorio e le sue bellezze con “gli occhi” dei 5 sensi.

L'iniziativa si svolge per 5 domeniche: 18 Aprile, 30 maggio, 27 giugno, 25 luglio, 22 agosto.

Per informazioni e prenotazione rivolgersi al nr. 0323/887233 o 0323/866141,
www.rodariparcofantasia.it ; parcorodari@comune.omegna.vb.it;
benessere-buonumore@alice.it;
Per maggiori informazioni chiamare il numero 0323/866141
mauro.caldera@comune.omegna.vb.it

domenica 23 maggio 2010

Guzon al me paes, la mea sgent

Sabato 29 maggio 2010 alleo ore 17.00, a Gozzano, presso la sala consiliare nel Palazzo Comunale si terrà la presentazione del libro ”Guzon al me paes, la mea sgent” ("Gozzano il mio paese, la mia gente" N.d.A.), raccolta di poesie dialettali di Gian Paolo Martinoli.
All’incontro, organizzato dal Comune di gozzano - assessorato alla cultura e dalla Biblioteca Pubblica “A. Mazzetti” interverrà il prof. Francesco Ruga e il complesso musicaldialettale “Dui e meza”.
Gli organizzatori promettono altre piacevoli sorprese…

sabato 22 maggio 2010

Un sacerdote che scriveva musica


L'Associazione Culturale Musicale Cantori di San Cipriano e l’Associazione Storica CUSIUS organizzano due interessanti incontri dal titolo “Carlo Giuseppe Novarina (1712-1790) un sacerdote che scriveva musica”

Giovedì 27 maggio 2010, ore 21, Sala Consiliare Comune di Orta San Giulio, Conferenza storico-musicale. Relatori: Fiorella Mattioli Carcano e Alessio Lucchini

Domenica 6 giugno 2010 ore 16, Chiesa di Santa Maria Assunta-Orta. Meditazione letterario-musicale. Coro: Cantori di San Cipriano.Direzione Roberta Gravina. Organo Alessio Lucchini.

venerdì 21 maggio 2010

Fantasia


La prossima puntata di Siamo in Onda ha come tema la fantasia.

Credo sia superfluo dire cosa rappresenti la fantasia per un blog come questo, che galoppa sfrenatamente sui pascoli erbosi dell'immaginazione.


E per voi? Quanto peso ha la fantasia nella quotidianità?


Ricordo le coordinate per ascoltare Siamo in Onda

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(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21.)

giovedì 20 maggio 2010

Tempi duri per i nani da giardino


Che questi siano tempi duri per tutti, lo sappiamo e lo ripetiamo tutti i giorni. Ci sono persone nate per creare ed altre che si direbbe siano state concepite al solo scopo dii distruggere. In questi tempi si direbbe che la bilancia pesi, purtroppo, a favore di questi ultimi. Molti – troppi – cervelli, trascorrono le loro giornate ad escogitare modi sempre nuovi per rendere la vita più complicata agli altri.
Così nemmeno nel mondo della fiaba si può più stare tranquilli. Ha cominciato il F.L.N.G., nel 1995. “Fronte di Liberazione Nani da Giardino” si chiamano e dalla Francia il movimento si è diffuso a macchia d’olio, con tanto di siti internet che inneggiano alla missione di questo gruppo di attivisti, pronto a sfidare la legge, invadendo le proprietà private allo scopo di (cito) “liberare le statuette di gesso, catturate e imprigionate nelle ville dei ricchi (e non) e "abbandonarli" in spazi liberi, aperti, più consoni”.
Così da un lato il F.L.N.G. continua la sua opera di “liberazione di esserini che hanno il compito di aiutare la Natura a non essere trasformata e modificata ad immagine dell'uomo.” Dall’altro i proprietari delle villette, disperati, si rivolgono alle forze dell’ordine per fermare questi furti, veri e propri “rapimenti di nanetti” che gettano nella costernazione e nella disperazione grandi e piccoli, improvvisamente privati di questi teneri personaggi che magari da anni vivevano nei loro giardini.

Qualcuno si è pure inventato un antifurto da attaccare al nanetto preferito. In caso di furto, il meccanismo si attiverebbe immediatamente e una voce registrata comincerebbe ad urlare a gran voce: “Aiuuuutoooo! Aiuuuutoooo! Mi vogliono rapire!”

I risultati più eclatanti derivano, in ogni caso, dall’indefessa azione delle Forze dell’Ordine, sempre pronte ad intervenire quando si infrange la legge. Così due attiviste del F.L.N.G. sono state colte in flagrante e arrestate per furto.

Ad aggravare una situazione già tesa è sorto un altro movimento, anche più agguerrito del F.L.N.G. Se il primo predica la “liberazione” dei nanetti, il K.A.N.G. (Klub Anti Nani da Giardino) propugna infatti l’eliminazione fisica dei “nanazzi” e persino dei "cugini dei nanazzzi ,vale a dire i Babbo Natale rampicanti "che spuntano come funghi dopo la pioggia nelle settimane che precedono il Natale.

Come succede, anche la politica, alla fine, ha cominciato ad occuparsi di questo grave problema. Il sindaco di un comune campano – il cui nome “Furore” (è il nome del paese, non del Sindaco) pare profetico – si è scagliato contro una gravissima “alterazione dell'ambiente naturale".
Abusi edilizi? Cementificazione selvaggia? Immondizia per le strade? Macché! Furore è un paese tranquillissimo e ordinatissimo, una sorta di Svizzera trapiantata in Campania, se non fosse per un drammatico problema. Secondo uno studio dell’Università Federico II di Napoli i nanetti da giardino provocherebbero una grave “alterazione dell'ambiente naturale”. La conseguenza? Un’ordinanza del sindaco per “abbattere” questo scempio selvaggio.

La notizia non solo ha sollevato stupore ma ha finito con il sollevare l’indignazione di alcuni. Una “pasionaria” già si dichiara “pronta a tutto” pur di difendere Biancaneve e gli adorati Sette Nani...

E voi, cosa ne pensate? Vi piacciono quei simpatici nanetti in giardino? O li detestate con tutte le vostre forze?


Nota legale: penetrare nelle proprietà private per asportare cose è un reato secondo la legge italiana. Che si tratti di mobili, casseforti o nanetti da giardino non cambia la sostanza: di furto si tratta.

mercoledì 19 maggio 2010

Il bosco fatato di Cossogno


Un simpatico evento che vi metterà in contatto con il mondo incantato di gnomi, fate e folletti


Il programma

10.30 si apre la porta del Bosco Fatato e gia' si diffonde un'atmosfera magica
11.30 arrivo delle Fate... Maghi etc. della Corte fatata di Vognarello, danze... spettacoli e intrattenimento per grandi e piccoli.......
12.30 tutti al pranzo fatato a cura del G.S. Cossognese
14.00 SORPRESONA che non vi possiamo svelare.......
15.30 esibizione delle ginnaste della A.S. Ritmica VCO ...."Butterfly..."
16.30 Concorso di gnomi...fate... folletti in miniatura aperto a tutti i bambini e alle famiglie con sfilata e premiazione.
Concorso..... disegna il "tuo bosco fatato" porta il tuo disegno.... oppure lo farai con noi....


Per tutta la durata della festa funzionerà' un ottimo posto di ristoro a cura di Gnomi e Folletti.
Sara' presente il mago Guerrino con i suoi boscaioli all'opera.....
A tutte le persone che interverranno sarà' distribuito un amuleto portafortuna...... da non perdere....
Saranno presenti i mercatini di Creatisti VCO
Punto truccabimbi...
Sara' presente A.S. "La Roccia Ranch" con i suoi pony fatati.... disponibili per i bambini per brevi passeggiate....
Ed infine lo spazio bimbi a cura di "Los Viajeros" con laboratori di giocoleria e sculture di palloncini........


INFO E PRENOTAZIONE PRANZO
346-5757839 DEBORA

347-1407474 NORA

martedì 18 maggio 2010

Stresa, un aperitivo con … edizione 2010

Elena Mora e Luisa Ciuni

Tornano gli aperitivi di Stresa, incontri con scrittori nei caffè all’ora dell’aperitivo, quest’anno alla domenica mattina alle 11.00.
Un’idea per trascorrere una domenica diversa abbinando l’incontro letterario alla visita a luoghi incantevoli quali le isole Borromee o semplicemente passeggiando sul lungolago e perdendosi nelle stradine caratteristiche del centro.
La rassegna è all’insegna del giallo del noir e del mistero declinato in vari modi, negli ambienti musicali di Federico Bianchessi (Un tetto alla Scala - Zecchini) e di Carlo Bellora (Filippo Manfredi, la biografia e l’opera strumentale – Zecchini) , nei tragici destini di due principesse, Grace e Diana entrambe perite in incidenti automobilistici dalle dinamiche ancora oscure descritti da Elena Mora e Luisa Ciuni in Grace e Diana. I destini gemelli di due principesse tra fiaba e tragedia (Cairo), nella Genova dei tempi di guerra e dei carrugi di Bacci Pagano di Rossoamaro (Garzanti) con cui Bruno Morchio ha vinto il premio Azzeccagarbugli 2009, nella Brianza segreta di Monza delle delizie (Fratelli Frlli) di Sergio Paoli e nelle opere di Paolo Roversi, che lo scorso novembre aveva tenuto un corso di scrittura presso la Biblioteca di Stresa, ambientate nella Bassa mantovana sua terra d’origine: il noir L’uomo della pianura (Mursia) con protagonista l’hacker detective Enrico Radeschi e il giallo ambientale PesceMangiaCane (Ed.Ambiente, collana Verdenero).
Ospite della rassegna sarà anche la casa editrice svizzera Todaro con sede a Lugano che presenta tre autori, le esordienti Marina Visentin con il noir Biancaneve ispirato a un fatto di cronaca e Paola Sironi, che vive tra l’hinterland milanese e Omegna, autrice di Bevo Grappa, accompagnate da Giuseppe Battarino che ha dimestichezza con il noir anche nella professione perché è g.i.p. al Tribunale di Varese dove ha ambientato Sentieri Invisibili.
La rassegna è organizzata da Ambretta Sampietro con la collaborazione della scrittrice Lilli Luini e della Libreria Leone, con il patrocinio del Comune di Stresa, della Pro Loco e di MilanoNera media partner.

Domenica 16 maggio ore 11.00
Bar Jolly Via Principe Tomaso
Federico Bianchessi e Carlo Bellora
Un tetto alla Scala di Federico Bianchessi (Zecchini)
Filippo Manfredi, la biografia e l’opera strumentale di Carlo Bellora (Zecchini)
Carlo Bellora al violino e Roberto Passerini al clavicembalo

Domenica 23 maggio ore 11.00
Bar Jolly Via Principe Tomaso
Elena Mora
Grace e Diana.I destini gemelli di due principesse tra fiaba e tragedia (Cairo) di Elena Mora e Luisa Ciuni

Domenica 30 maggio ore 11.00
Caffè Bolongaro Piazza Matteotti
Bruno Morchio e Sergio Paoli
Rossoamaro di Bruno Morchio (Garzanti)
Monza delle delizie di Sergio Paoli (Fratelli Frilli)

Domenica 6 giugno ore 11.00
Caffè El Gato Negro Via Principessa Margherita
Marina Visentin Paola Sironi Giuseppe Battarino
Biancaneve di Marina Visentin (Todaro)
Bevo grappa di Paola Sironi (Todaro)
Sentieri Invisibili di Giuseppe Battarino (Todaro)

Domenica 13 giugno ore 11.00
Caffè El Gato Negro Via Principessa Margherita
Paolo Roversi
L’uomo della pianura (Mursia) - PesceMangiaCane (Ed.Ambiente, collana Verdenero)
Letture dell’attore e regista Sergio Scorzillo

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Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.