venerdì 5 settembre 2008

Lo Strona. Anno 5, n. 1 Gennaio/Marzo 1980

Numero dedicato ai Walser

Presentazione
I Walser, un popolo di montanari colonizzatori
Dal Monte Rosa all'antica Rezia
Rimella: un'isola fra le montagne
Il dialetto walser di Rimella
Le vie dei Walser attraverso il Monte Rosa
Una civiltà contadina montanara
La colonizzazione dei Walser a sud del Rosa alla luce di nuovi documenti
Origini delle colonie walser di Ornavasso e Migiandone
Pellegrinaggi vallesani all'Isola di San Giulio
Das verloure Thal: La valle perduta
L'"Unione per la cultura dei Walser"
Fondazione Arch. Enrico Monti
Comunità Montana Cusio Mottarone
Comunità Montana Valle Strona

giovedì 4 settembre 2008

Racconta il tuo mistero



Hai una storia misteriosa da raccontare? Conosci una leggenda della tua terra che desideri condividere? Conosci qualche luogo misterioso? Ami scrivere?

Se hai risposto prevalentemente sì alle domande c’è un’occasione per mettere alla prova le tue capacità! Il concorso “Racconta il tuo mistero” vuole infatti stimolare i blogger a raccontare storie “misteriose”.

Partecipare è semplicissimo (e assolutamente gratuito), basta leggere attentamente il regolamento.

Per ogni dubbio o perplessità è attivo un servizio on line che risponde via mail scrivendo a illagodeimisteri@gmail.com.

Il racconto premiato verrà letto su Puntoradio durante il talk show del sabato sera “Siamo in Onda” e il vostro Alfa invierà al vincitore o alla vincitrice un libro sul lago d’Orta. Il racconto sarà inoltre trasformato in Pillola di mistero e pubblicata su You Tube.

Attenzione però: la scadenza è vicina. Saranno infatti ammessi solo i racconti pubblicati secondo le regole del concorso, entro la mezzanotte del 13 settembre 2008.

Partecipate numerosi!

mercoledì 3 settembre 2008

Inseguendo la luna




Sembrava una normale sera quella sera a Montebuglio. Il piccolo abitato, una frazione di Casale Corte Cerro, vedeva ripetere il solito copione da parte dei frequentatori del circolo. Un bicchiere di vino, una partita a carte, una partita un bicchiere. Questa regola in realtà conosceva diverse varianti. C’era chi beveva un solo bicchiere per più partite e chi, per riequilibrare la media, più bicchieri nella stessa partita.

Ad ogni modo la tranquillità di quella sera venne scossa dall’unico uomo che non stava giocando. Se ne stava, come da un po’ di sere a quella parte, seduto a fissare il Mergozzolo. La montagna, che oggi è più nota come Mottarone, sta proprio di fronte a Montebuglio, dall’altra parte della valle.
«Eccola che sorge!» esclamò l’uomo indicando il bagliore che si alzava da dietro il monte.
«E allora?» rispose un altro che stava giocando. «È la luna che sorge…»
«Come è bella» continuò il primo. «Ed è così vicina che pare di poterla prendere… Basterebbe salire in cima al Mergozzolo.»
«Ma che dici?» rise l’altro. «Mica sta appoggiata sulla montagna!»
«Certo che no! Dovremmo avere delle scale. Delle scale lunghe e delle corde, per poterla legare. Ma si può fare, se solo riusciamo a sorprenderla mentre passa dietro la montagna.»
«Ma va là!» rispose l’altro, che come avrete capito era uno di quegli uomini che hanno smesso da tempo di sognare.
L’uomo della luna però non voleva rinunciare al suo sogno. Saltò sulla sedia e cominciò a parlare.
«Ascoltatemi tutti. Pensate come sarebbe bello avere la luna qui sopra il circolo. Vi farebbe luce mentre giocate e bevete. Si risparmierebbero le candele e poi tutti gli altri paesi ci invidierebbero un’insegna di quel genere.»
Continuò così per molto tempo, spiegando agli uomini seduti che la luna era là, pronta per essere presa se solo avessero avuto il coraggio di alzarsi e farlo. Disse loro che l’uomo non è fatto per vivere guardando a terra, ma che nelle stelle sta scritto il suo destino e al cielo deve quindi volgere il viso. Che una grande impresa va tentata anche se appare impossibile, anzi proprio perché sembra impossibile, altrimenti non sarebbe degna di essere ricordata.
Tanto parlò che alla fine un uomo si alzò in piedi e disse: «Per me va bene!»
Uno ad uno tutti gli uomini si alzarono. Tutti tranne lo scettico, che li guardava scuotendo la testa.
«Ci occorreranno scale! »
«Io porterò le corde!»
«Dovremo partire presto, per coglierla al momento giusto.»
«Saliremo da quella parte. Conosco io il sentiero. Saremo su in meno di quanto pensiate.»
Così, in preda all’euforia, gli uomini si diedero da fare per poter essere pronti la sera dopo per la più grande caccia che l’uomo avesse mai tentato. La caccia alla luna piena.

La sera successiva partirono di buon’ora, armati di scale, uncini e corde. Discesero nella valle, attraversarono la Strona e risalirono col passo veloce dei montanari il Mergozzolo. Col fiato in gola arrivarono sulla cima… giusto per vedere che la luna era già alta in cielo.
«Le nostre scale sono troppo corte.»
«E anche le corde…»
Così, scornati, se ne tornarono a Montebuglio.

Se pensate però che il sogno che inseguivano quegli uomini fosse la folle chimera di un pazzo vi sbagliate. Perché in un modo o nell’altro essi infine riuscirono a prendere la luna. Che ancora oggi fa bella mostra di sé sull’insegna del Circolo di Montebuglio.

martedì 2 settembre 2008

Inseguendo una chimera...


Ciascuno di noi insegue un sogno, una chimera, un desiderio, un amore...

L'importante è credere che i nostri desideri prima o poi si possano realizzare.



lunedì 1 settembre 2008

Spezza la catena!


Esistono molte forme di dipendenza, fisica e psicologica: dalla droga all’alcool, dal gioco d’azzardo allo shopping compulsivo.
Poiché riteniamo che il mondo sarebbe migliore senza queste dipendenze, abbiamo deciso di aderire alla campagna per liberare l’umanità dalle catene di una delle più subdole ed odiose forme di dipendenza: la catena di Sant’Antonio.

Di cosa si tratta? Secondo Wikipedia «una catena di sant'Antonio è un sistema per propagare un messaggio inducendo il destinatario a produrne copie da spedire, a propria volta, a nuovi destinatari... Tra i metodi comunemente sfruttati dalle catene di sant'Antonio vi sono storie che manipolano le emozioni, sistemi piramidali che promettono un veloce arricchimento e l'uso della superstizione per minacciare il destinatario con sfortuna, malocchio o anche violenza fisica o morte se "rompe la catena" e rifiuta di aderire alle condizioni poste dalla lettera. È un fenomeno propagatosi anche su Internet attraverso le e-mail, malgrado diffondere questo tipo di messaggi sia una esplicita violazione della netiquette.»

D’altro canto, occorre riconoscerlo, rompere la catena provoca ansietà. E se mi succede qualcosa? Se la sfortuna comincia a perseguitarmi? Magari mi muore il canarino o il gatto impazzisce e mi devasta il divano…
Niente paura! A soccorso di coloro che proprio non ce la fanno da soli ad interrompere la catena, oggi c'è Chain Letters Anonymous!

Ricevete una mail che chiede di essere inoltrata a dieci contatti e non ve la sentite di cestinarla per timore delle conseguenze? Inviatela ai volontari di Chain Letters Anonymous che si assumeranno l’onere di sopportare in vostra vece gli strali dell’avversa sfortuna. Potete inviarla per posta elettronica ma anche per posta ordinaria (l’indirizzo lo trovate su http://www.csicop.org/chain).

Ho notato che da qualche tempo questa dipendenza si diffonde anche tra i blogger, sotto le sembianze del premio piramidale. Io ricevo un premio, ma devo a mia volta premiare altre tre
(di solito) bloggers. Sotto l’aspetto innocuo di un gioco questo è un autentico sistema piramidale che moltiplica i legami, costringendo ciascuno ad incatenare altri amici.

Per questo motivo ho deciso di dire basta! Invito i blogger a spezzare la catena! Se volete premiare qualcuno fatelo, ma senza costringerlo a premiare altri. Ciascuno faccia ciò che crede, liberamente!

Blogger, spezza la catena!

domenica 31 agosto 2008

Lettura del mese scorso: La magia




Se invece, secondo l’abitudine volgare, costoro definiscono propriamente un mago colui che, grazie al suo comunicare con gli dei immortali, ha la possibilità, mediante un incredibile potere di formule magiche, di fare tutto ciò che vuole, allora mi meraviglio proprio che non abbiano avuto paura di accusare una persona che ammettono possedere un potere così straordinario.
Apuleio, La Magia.


Quando pensiamo ai processi per stregoneria normalmente ci immaginiamo sul banco degli imputati una povera vecchia, analfabeta, custode dell’antica sapienza pagana, alle prese con un arcigno inquisitore cattolico. In alternativa il ruolo della strega è interpretato da una donna giovane e bella, che per la sua indipendenza e trasgressione delle regole di una società maschilista e bigotta è finita sul banco degli imputati.

Si tratta di un luogo comune, benché fondato su molti casi reali. Spesso erano gli uomini ad essere processati e arsi sui roghi con accuse molto simili a quelle rivolte alle streghe. In questo senso basti l’esempio dei Cavalieri Templari, contro i quali il tribunale, messo in piedi nel 1309 per la volontà di Filippo IV re di Francia di incamerare le ricchezze dell’Ordine, vomitò le accuse più infamanti, molte delle quali si ritrovano anche nei processi per stregoneria, a partire dalla partecipazione di un gatto agli oscuri rituali d’iniziazione.

Come abbiamo già avuto modo di dire i diversi elementi che compongono l’immagine della “strega” e dei suoi rituali (il sabba, il contratto con il demonio, ecc.) si svilupparono lentamente nel tempo e finirono per consolidarsi diventando “canonici” solo alla fine del medioevo, con l’inizio dell’età “moderna”. Ciò non toglie però che processi contro persone sospettate di compiere quella che potremmo definire “magia nera” siano stati intentati anche in contesti culturali molti diversi. Tanto più che molte delle argomentazioni giuridiche portate contro le streghe, risalgono al diritto romano e alla cultura classica greco romana.

Quello da cui è tratta la lettura del mese è proprio un processo “per stregoneria” molto più antico e diverso da quelli cui siamo comunemente abituati. Vediamo dunque di capire con chi abbiamo a che fare.


IL PROCESSO
1) Il processo si svolse nel 158 - 159 d.C. a Sabrata, città della costa africana ad una quarantina di miglia da Oea, l’attuale Tripoli, città in cui risiedeva Lucio Apuleio, l’imputato.
2) Apuleio fu accusato di essere dedito alle arti magiche inaspettatamente, mentre stava sostenendo un’altra causa, intentata per motivi non chiari da altre persone contro la moglie.
3) Il giudice, data la gravità delle accuse, istruì subito un processo che si tenne poche settimane dopo.

IL GIUDICE
1) Se l’accusa è sostenuta dagli avvocati della parte avversa, ovviamente intenzionati a veder condannato Apuleio, il giudizio era affidato ad una parte terza, il proconsole d’Africa.
2) Claudio Massimo fu proconsole della Provincia d’Africa nel 158 - 159 d.C., essendo imperatore Antonino Pio, uno dei migliori imperatori della storia di Roma.
3) Il giudice si dimostra imparziale e concede ad accusa e difesa il tempo previsto dalle leggi romane, misurato con una clessidra, per esporre le proprie argomentazioni.

L’ACCUSA
1) Apuleio era accusato di essere dedito alle arti magiche, una pratica vietata fin dai tempi arcaici di Roma con pene severe. Con quelle avrebbe indotto Pudentilla, una ricca vedova a sposarlo. L'accusa di omicidio, mediante incantesimi, di uno dei due figli della donna, in sede processuale non venne sostenuta per l'evidente indimostrabilità del fatto.
2) Nelle “Leggi delle 12 tavole”, una (l’ottava) condannava “qui malum carmen incantassit… qui fruges excantassit...” (“Chi avrà pronunciato un maleficio… chi avrà incantato le messi…”) e proibiva di “alienam segetem pellicere” (“attirare nel proprio campo con incantesimi le messi altrui”).
3) Una legge successiva, la lex Cornelia promulgata da Silla (81 a.C.), condannava a morte “qui artibus odiosis, tam venenis quam susurris magicis homines occiderunt” (“coloro che con arti odiose, sia veleni che formule magiche, uccisero degli uomini”).
4) Tali accuse non erano quindi di lieve entità, tanto più che la condanna a morte degli incantatori era eseguita nel circo con lo sbranamento da parte delle belve, ovvero mediante la più orribile e ignominiosa delle esecuzioni, la crocifissione.


L’IMPUTATO.
1) Non si tratta di una donna, come si è detto, bensì di un uomo. Lucio Apuleio è anzi, a detta dei suoi accusatori, un giovane di bell’aspetto capace di affascinare, grazie a questo e ai suoi oscuri incantesimi, una ricca e matura vedova, Pudentilla, convincendola a nuove nozze.
2) È uno straniero, un avventuriero secondo l’accusa, nativo di Madaura, una città dell’interno al confine tra Numidia e Getulia, terre famose per gli oscuri rituali magici praticati dalla popolazione.
3) Apuleio non è affatto un analfabeta. È anzi un brillante oratore, uno dei migliori conferenzieri della sua epoca, un maestro di retorica e un filosofo.
4) L’imputato è (come del resto il giudice e gli stessi accusatori) un pagano, che rivendica fieramente la propria devozione agli dei. Di Apuleio resta anzi un’altra opera, L’asino d’oro, in cui irride una donna che crede in un unico dio.

LA DIFESA
1) Apuleio non è una vittima inerme e indifesa contro le accuse che gli vengono mosse. L’Apologia, nota anche come La magia è anzi il testo dell’orazione difensiva da lui stesso pronunciata davanti al giudice. In essa, da giocoliere delle parole qual è smonta punto per punto le accuse degli avversari, ritorcendole contro di loro e dimostrando che il vero motivo dell’accusa erano le mire degli accusatori sul cospicuo patrimonio della moglie di Apuleio.
2) Apuleio non nega di essere un mago, ma sottolinea la distinzione tra una magia cattiva ed una nobile, praticata dai sapienti, dai sacerdoti e dai filosofi. Sottolinea come i “Maghi” fossero in Persia dei sacerdoti e dei sapienti degni di ogni onore. Rivendica di essere un filosofo, indagatore della natura nei suoi molti aspetti.
3) Egli ammette persino di essere stato iniziato a culti misterici, cosa che la legge del tempo non vietava. Da Le Metamorfosi, l’opera più famosa di Apuleio, sappiamo che i misteri a cui era iniziato erano quelli della dea Iside.

LA SENTENZA
1) Al termine del processo Apuleio venne assolto. Troppo labili erano le prove portate contro di lui; troppo poco accorta l’accusa sostenuta da avvocati di provincia; troppo abile la difesa di Apuleio, uno dei più brillanti oratori della sua epoca.
2) Nonostante l’assoluzione, l’idea che Apuleio fosse realmente un mago sopravvisse alla sua morte, sostenuta proprio dalle sue opere. Oltre a La magia, egli scrisse infatti Le Metamorfosi, ovvero l’Asino d’Oro, l’unico romanzo latino conservatosi integralmente (l’altro, il Satiricon di Petronio è lacunoso), un’opera dove la magia e la stregoneria hanno un ruolo centrale nelle vicende del protagonista, il povero Lucio trasformato in asino (da qui il titolo) per un incantesimo.
3) La fama e il mito di Apuleio mago cresceranno al punto da farne, nella polemica che nel IV secolo vide frontalmente contrapposti paganesimo e cristianesimo, quasi una figura alternativa al Cristo, capace anch’egli di fare miracoli.

ALCUNE CONCLUSIONI
1) L’accusa di stregoneria o di magia poteva colpire, ben prima della nascita dell’inquisizione, personaggi in qualche modo ai margini della società. Uno straniero come Apuleio, dedito a strane ed incomprensibili ricerche, poteva essere accusato trovando nell’opinione pubblica orecchie pronte a prestar fede alle accuse.
2) Apuleio fu abile ma anche fortunato. Se (un'ipotesi per assurdo, naturalmente) il suo accusatore e giudice fosse stato un inquisitore e l’interrogatorio fosse stato condotto sotto tortura sarebbe infatti senz’altro finito sul rogo. Egli poté invece difendersi davanti ad un giudice imparziale, che tutto era tranne un fanatico.
3) Nonostante la sua abile difesa, i dubbi che le accuse rivoltegli non fossero del tutto infondate rimangono ancora oggi. Le sue ricerche sui determinati pesci effettivamente impiegati negli incantesimi, gli strani esperimenti condotti su uno schiavo e una donna, gli oggetti che teneva celati in un fazzoletto accanto al focolare e che giustificava coi rituali misterici cui era iniziato, le sue opere letterarie fanno pensare ad una conoscenza più approfondita della magia di quello che lo stesso Apuleio voglia far credere nell’autodifesa.
4) L’autodifesa di Apuleio è peraltro un documento interessante perché mostra come all’apogeo dell’impero romano si andassero diffondendo superstizioni e convinzioni irrazionali, mentre la cultura scientifica cominciava inesorabilmente a regredire. Segnali questi di una società che, per quanto ricca e pacifica, si sentiva in balia di forze oscure e imperscrutabili contro le quali solo le arti magiche potevano qualcosa. Presagio questo di un’insicurezza ormai incombente, che si manifesterà in modo traumatico una decina di anni dopo con la grande invasione che porterà un’orda di migliaia di barbari a sfondare il confine e giungere ad assediare Aquileia, dando avvio ad una lunghissima fase di guerre interne ed esterne.

Claudio Moreschini (a cura di), Apuleio. La magia, Milano, BUR, 1990.

sabato 30 agosto 2008

Il Mago di Cireggio

Erano in sette, ma qualcuno dice fossero otto. Forse non erano giovani, ma di certo si ritenevano coraggiosi. A ben vedere mettersi in sette contro un solo uomo, per di più anziano, non è certo una gran prova di coraggio. Anzi, possiamo dirlo chiaramente: è una gran vigliaccata. Non fosse che la loro vittima era tutt’altro che un uomo qualsiasi, ma nientemeno che il Mago di Cireggio, contro le cui fisiche né il prete, né i carabinieri avevano potuto alcunché. 

Strana storia e tenebrosa è quella del Tensi, passato alla storia nelle osterie e nelle chiacchiere di paese come il Mago di Cireggio. L’uomo, come suggerisce il cognome, era forse originario dell’alta Valle Strona, ma risiedeva a Cireggio, comune indipendente a quei tempi e oggi frazione di Omegna. A dire il vero il Tensi non risiedeva esattamente a Cireggio. Si era scelto una posizione intermedia tra il piccolo nucleo abitato sull’altipiano, che allora non era stato ancora selvaggiamente occupato dall’edilizia popolare ed era coperto da campi e prati, e il sottostante borgo di Omegna. Attorno alla sua dimora, in regione Parogno, vi erano poche altre costruzioni: una casa detta “Algeri”, una cappella dedicata alla Vergine, la piccola torre di un roccolo di caccia e un pozzo. Vale la pena di spendere qualche parola sul pozzo, perché anch’esso non era un comune pozzo. All’interno era infatti munito di solide sbarre di ferro che consentivano di scendere passo a passo fino al fondo, dove non c’era acqua, bensì un cunicolo che conduceva nelle viscere della collina giù fino ad Omegna, dove sorgeva la casa Zanni, nella via del Carrobbio. 

Il fatto non deve stupire, perché poco distante vi erano – e queste ancora vi sono – le rovine di un antico castello che difendeva il borgo di Omegna, l’antica Vemenia. Inoltre, si dice che Cireggio sia costruito su qualcosa che assomiglia ad un immenso gruviera. Una antica frana, composta dai massi che cadevano – e ancora cadono – dal soprastante monte Castellazzo. Un terreno strano, quindi, ricco di pietre tra le quali vi sono dei vuoti. Piccoli buchi, nella maggior parte, ma sufficienti perché l’aria possa soffiare fuori calda d’inverno e fredda d’estate. Spazi talora sufficienti, forse, a consentire il passaggio occulto di una persona da casa a casa. La scienza del Tensi non era però limitata solo ai misteri del sottosuolo. “Stregone grande quanto i massimi, re addirittura dei maghi malefici, se l’indole schiva e sprezzante non gli avesse vietato di volere corte o popolo su cui dominare” lo definì Mario Bottini su Lo Strona (n. 2. 1980). 

Di certo attorno alla figura del Tensi giravano dicerie terribili. Si parlava del suo sadismo, manifestatosi in età precocissima. Del suo carattere scontroso e ostile, specie d’inverno quando faceva freddo. La sua stessa figura sembrava disegnata apposta per mettere paura: robusto, alto sebbene un po’ curvo di spalle, col sigaro piantato perennemente in bocca. Ce lo immaginiamo vestito di nero, girovagare per il paese studiando qualche sua diavoleria, quando non era impegnato nei suoi passatempi. Allevatore di polli e api, si diceva che il suo fosse un gioco, perché nessuno lo aveva mai visto lavorare veramente, benché vivesse agiatamente. Il suo miele, si diceva, aveva effetti portentosi. E le sue galline erano di una razza mai vista prima, buona per le uova e ottima da mangiare. Segreti gelosamente conservati dal Tensi, che per evitare che qualcuno potesse rubargli la razza vendeva le uova solo dopo averle forate per rimescolare il tuorlo e uccidere così l’eventuale embrione fecondato. Poi richiudeva in modo invisibile il guscio con la cera delle sue api e se ne andava al mercato ferocemente contento a vendere le uova. 

Fin qui nulla di strano, direte voi, a parte un comportamento un po’ eccentrico. Così la pensavano forse anche i giovani della casa detta Algeri, che avevano preso l’abitudine di salire sul roccolo per cantare e fare musica. Il roccolo tuttavia aveva il difetto di essere era troppo vicino alla casa del Tensi, perché ciò non lo irritasse profondamente. Alcuni dicono per invidia della felicità altrui, altri per il fastidio di avere vicini così rumorosi. Fatto sta che una sera, mentre i giovani cantavano, l’aria attorno al roccolo venne invasa da una strana nebbia all’interno della quale cominciarono ad apparire spettri, ombre, pietre volanti e bagliori, accompagnati da cigolii, stridori e rumori come se le porte dell’inferno si stessero aprendo e un’orda di demoni volesse sortire dal pozzo poco distante. Tale fisica, come subito fu chiamata, venne subito attribuita dalla voce popolare al Mago. Il quale non negò, rincarando anzi la dose. Dopo la conquista della torre, abbandonata per lo spavento dai giovani, ad essere colpito dalla fisica fu un confinante, che aveva un terreno su cui il Tensi aveva messo gli occhi. Alla fine l’uomo, spaventato dal fantasma che si aggirava nottetempo, benché i più cinici sostenessero che sotto il lenzuolo si muovesse proprio il Tensi, gli vendette (o meglio svendette) il campo. 

Non per questo le fisiche del Mago attorno al roccolo finirono. Forse ci aveva preso gusto, anche perché ormai la gente veniva nelle notti di primavera e d’estate a vedere quelle meraviglie. Le più volte se ne tornavano a casa con le pive nel sacco, mentre il Mago li spiava ridendo. Altre volte però potevano osservare atterriti gli spettri e le rocce che si spaccavano, volavano e sembravano precipitare loro addosso, senza mai però toccare il suolo. Mentre il Mago li spiava ridendo, naturalmente. Intervenne il prete. Intervennero i Carabinieri. Il Tensi non negava e non smentiva. Si dichiarava estraneo a tutto e la sera dopo ricominciava a fare le sue diavolerie. Fu così che i sette che abbiamo incontrato all’inizio di questa storia decisero di dargli una lezione. Forse indossavano la camicia nera, che era di moda nel novecentoventiquattro e il Tensi, col suo caratteraccio li aveva sfidati. O forse no e c’era della ruggine per altri motivi. Fatto sta che gli diedero addosso, sette contro uno come abbiamo detto, lasciandolo pieno di botte. Il Mago sopravvisse, ma la fisica cessò, magicamente come era cominciata. 

Qualcuno, di quelli che a posteriori sanno trovare la spiegazione razionale ad ogni cosa, sostiene che il povero Tensi fosse solamente dotato di lanterne magiche con cui proiettava, su vapori che suscitava combinando chissà quali elementi, le immagini di oggetti che ai rustici abitanti del primo dopoguerra sembravano manifestazioni magiche. Questa voce tuttavia non riuscì comunque a scalfire la fama di grande Mago attribuita dal popolo al Tensi di Cireggio.

venerdì 29 agosto 2008

Gli Incubi di Sinistrari 05




Come si è detto il trattato "De la démonialité et des animaux incubes et succubes", fu pubblicato nel 1875 a Parigi da Isidore Liseux (1835-1894).

Il 20 aprile 1905 l'Intermédiaire des chercheurs et curieu si poneva però queste domande : "Isidore Liseux a publié, comme inédit en 1875, un manuscrit intitulé De Daemonialitate et incubis et succubis, par le R. P. Ludovicus Maria Sinistrarius de Ameno (XVIIe siècle).
Cet ouvrage est-il authentique? Liseux était excellent latiniste et capable d'inventer de toutes pièces un pareil traité. Un peu plus tard, il a publié sous le titre Callipygia, un "Jugement de Pâris" en vers latins qui est une évidente supercherie.
Qu'est devenu le manuscrit attribué au P. Sinistrari? Liseux est mort de misère, dans une mansarde de la rue Bonaparte et on a retrouvé neuf sous dans sa poche. Qu'avait-on fait de sa bibliothèque?
Dans la préface de son édition, il prétend que le manuscrit original figure au catalogue de la vente Seymour (Londres, 1871) sous le n° 145. Est-ce exact ?"

In altri termini il sospetto avanzato da l'Intermédiaire era che Liseux (eccellente latinista noto per altre "burle") avesse attribuito a Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno, personaggio realmente esistito, un’opera falsa da lui stesso composta.
Molti critici sono attualmente convinti che l’opera sia proprio un falso, orchestrato dal
“Bibliofilo Jacob”, al secolo Paul Lacroix (1882-1935), e preparato da Isidore Liseux. Un falso abilmente costruito per sollucherare il palato dei lettori della fine dell'Ottocento con le numerose descrizioni di incontri erotici tra incubi e donne.

D’altro canto Lisieux editò nel 1883, otto anni dopo il De la démonialité, anche un’altra opera di Sinistrari, il trattato De la Sodomie et particulièrement de la Sodomie des Femmes distinguée du Tribadisme. Il quale sarebbe un estratto del De delictis et poenis edito a Venezia nel 1700 e messo all’Indice dei Libri proibiti nel 1704 e nel 1709, per essere pubblicato nelle Opere complete di Sinistrari a Roma nel 1754.

La Demonialità è dunque opera autentica o un abilissimo falso?

Il mistero sull’opera di Sinistrari, dunque, rimane e s'infittisce…

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

giovedì 28 agosto 2008

Allevatori di draghi a Novara

Densa di contraddizioni è la sapienza di un drago.
Da Il Derakolion.

Sui draghi vi sono pareri discordanti. Alcuni li ritengono creature intelligenti ed astute, dotate d’indole naturalmente malvagia. Altri sottolineano l’arcana sapienza e potenza dei draghi, creature in intima vicinanza con le forze della natura selvaggia.
Consiglio a chi volesse approfondire questi argomenti di scaricare gli atti del convegno “Da San Giulio a San Giorgio Draghi e Basilischi dalle Alpi alla Cina”. Il convegno fu organizzato alcuni anni fa dall’Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone a Casale Corte Cerro in occasione dei festeggiamenti patronali in onore di San Giorgio, personaggio che incontrò realmente un drago, almeno secondo la leggenda.

A proposito di draghi mi piace riportare due citazioni che riguardano queste creature. Traggo la prima dal blog dell’amica Tenar, che la utilizza per definire il proprio profilo personale (il motivo di questa scelta è un mistero che solo l’interessata potrebbe svelare…). È un brano scritto da Ursula K. Le Guin, autrice fantasy molto apprezzata:
«Spiegami: cos'è un signore dei draghi?»
«Uno con il quale i draghi parlano. Non significa la capacità di dominare i draghi. I draghi non hanno padroni. Con un drago, il problema è sempre lo stesso: ti parlerà o ti divorerà? Se puoi essere certo che farà la prima cosa e non la seconda, allora sei un signore dei draghi.»

La seconda è tratta da un’intervista a J.R.R. Tolkien uno degli autori cui si deve la nascita del “fantasy”, rivisitazione moderna del genere fantastico, le cui nobilissime radici affondano nelle tavolette mesopotamiche che raccontano i miti di Gilgamesh, Maarduk e compagnia.
Parlando di draghi, l’autore della saga del Signore degli Anelli disse:
«Desidero i draghi con un desiderio profondo. Naturalmente poiché ho un corpo timido non desidero averli come vicini. Ma il mondo che conteneva anche solo l’idea del drago Fafnir era più ricco e più bello del nostro, qualunque fosse il prezzo del pericolo.»

Dopo queste divagazioni dragoniche segnalo agli appassionati di draghi che il 14 settembre, nell’ambito dei festeggiamenti di Nova Aria, la "prima festa celtica di Novara", Francesca D'Amato proporrà un breve corso di Dragologia applicata, consigliando piccoli trucchi per aspiranti allevatori di draghi.
Per non far mancare nulla agli appassionati del fantastico, Francesca spiegherà anche come si duella con una bacchetta magica. Gli operatori magici che non intendono rinunciare alla classe in nome della praticità e che amano circondarsi di oggetti di alto artigianato, troveranno inoltre alcuni esempi della collezione autunno-inverno per la strega e il mago contemporanei.

Nella speranza di non vedere il novarese infestato da un’orda di draghi allevati da maldestri apprendisti, vorrei chiudere questo post con un’ultima citazione tratta da un libro arcano che da mesi vado faticosamente trascrivendo dall’originale gondauniano.
Il libro è denominato Il Derakolion, ma è conosciuto anche come La sapienza del drago:

Non c'è nessuna regola per un drago al di fuori di questa: non avere regole.

mercoledì 27 agosto 2008

Lo Strona. Anno 4, n. 4 Ottobre/Dicembre 1979

Ricordi e fantasie tra Nigoglia e Mottarone
Ancora sulle Memorie del Presbiterio
Un grande collezionista omegnese, G.B. Finazzi, e la sua raccolta di autografi
Antichi diritti di pascolo in valle Strona
Il pittoresco viaggio del Rev. King
Da Piedimulera a Omegna, ottobre 1855
Invito al Mottarone (versante cusiano)
Faldella e il Verbano
Stresiana
Il triangolo del rubinetto
Fonti per la storia del Vergante
La strada alta di valle Strona
Fantasmi e fisiche a Sovazza e Coiromonte
Le usanze del carnevale nel Cusio
I Walser di Ornavasso in sette secoli di lavoro
Dal cimitero di Campello un messaggio di vita

Lo Strona. Anno 4, n. 3 Luglio/Settembre 1979

Vittoria Sincero, Campello, come un presagio, p. 2
Paolo Sibilla, La coscienza della comune origine nei rapporti fra Campello e Rimella, p. 3
Andreaina Griseri, Cavalleri in valle Strona, p. 8
Beatrice Canestro Chiovenda, Il ritratto del "Nob. Jo.es a Praetositis" dipinto da Giorgio Bonola, p. 14
Sergio Zoppi, Orta ricorda, p. 18
Invito al Mottarone (versante occidentale), p. 19
Marziano Guglielminetti, Per Orta romantica, p. 25
Davide Bertolotti, Riviera d'Orta, 1819, p. 26
Mario Bertolani, L'oro in valle Strona, p. 28
Mario Bottini, Fantasmi e fisiche ad Armeno, p. 31
Giovanni Ragazzoni, Alla riscoperta delle macchiette perdute: i fratelli Gnazzi, p. 33
Teresio Valsesia, "Le selve piantate da Adamo": il disboscamento della val Grande, p. 37
Natale Ciocca Vasino, I briganti ed altre leggende pastorali di Quarna Sopra, p. 41
Giuseppe Buschini, Il Mont Ber e Santa Cristina, p. 43
Sergio Ghilardi, Claudio Trovenzi, I geologi sul Mottarone e nella valle Strona: un bilancio, p. 44
pasquale Maulini, La valle della Resistenza, p. 46
Piero Fornara, La lotta di liberazione in valle Strona, p. 47
Emiliano Bertone, Pietro Chiovenda, Cronache, p. 48

Lo Strona. Anno 4, n. 2 Aprile/ Giugno 1979

Sul lago d'Orta
L'Accademia di S. Luca di Corconio
Don Eraldo é qui
Variazioni in tono minore su "Ossola di pietra"
Michelangelo Morelli di Luzzogno
La preghiera del Caduto
Paolo Monti: trentanni di fotografia
"La materia si sottrae al nulla che con il movimento verso una forma"
Una leggenda cusiana
La Madonna del Sasso
Il "Presidente della Repubblica di Boleto"
Alla riscoperta delle macchiette perdute: la Nila Pattoni
Gli spiriti dei morti in vecchie leggende e tradizioni del Cusio
Anche il Vergante ha il suo soldato di Napoleone
Gli omini in ferro battuto di Attilio De Bernardi a Quarna
Recensioni
Cronache della Comunità Montana "valle Strona"

martedì 26 agosto 2008

Lo Strona. Anno 4, n. 1 Gennaio / Marzo 1979

Ricordo di Mario Bonfantini
Gli anni di Corconio
Sulle origini della Signoria Vescovile nella Riviera d'Orta
Notizie bio-bibliografiche su Mario Bonfantini
Antiche villeggiature sul lago
D'Annunzio, il lago Maggiore e il lago di Mergozzo
La Fondazione Enrico Monti
Il gergo dei palai della Valle Strona
Nostalgia e battelli
Carpugnino
Soprannomi e nomignoli
L'agrifoglio
I geologi sul Mottarone e nella valle Storna
Recensioni
I problemi degli anziani e la Comunità Montana "Cusio - Mottarone"
Cronache della Valle Strona

lunedì 25 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 4 Ottobre/Dicembre 1978

Piero Chiara, Giovan Pietro Olina, autore dell'Uccelliera, p. 2
Maria Luisa Giartosio de Courten, Un problema geografico in una poesia di Robert Browning, p. 5
Giulio Bedoni, Calderara, pittore di luce in riva al lago d'Orta, p. 9
Pietro Chivenda, Giovan Battista Guglianetti detto il Romano, p. 15
Teresio Valsesia, Il Mottarone, p. 18
Ernesto Wetzel, Gravellona, 1900: la crociera, p. 23
Mario Botini, Intrecci: "Vespri", p. 29
Giovanni Ragazzoni, Alla riscoperta delle macchiette perdute: Figurine ortesi di un tempo che fu, p. 31
Giorgio Cecchetti, 2 agosto '44 a Quarna Sotto, p. 35
Vittorio Grassi, La comunità di Gignese nel XVI secolo, p. 37
Massimo M. Bonini, 75 detti popolari cusiani e valstronesi, p. 40
Ferdinando Bossich, Manifestazioni di dissesto in valle Strona, p. 43
Comunità Montana "Cusio-Mottarone": relazione agro-zootecnica, p. 45
Libero G. Diaceri, La "Comunità": un cammino da continuare, p. 47

domenica 24 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 3 Luglio/Settembre 1978

Carlo Carena, Il lago d'Orta in un romanzo dell'Ottocento, p. 2
Luigi Rossi, Cecchetti ai Balletti Russi, p. 6
Teresio Valsesia, Il Mottarone, p. 10
Nino Bazzetta de Vemenia, Leggende del lago d'Orta, p. 15
Gerardo Melloni, Il tratto valstronese dell' "Alta via delle Alpi Ossolane", p. 19
Omaggio al costume, p. 23
Mario Bottini, Intrecci: "A frate porcello", p. 29
Alberto de Giuli, Vittorio Grassi, I ritrovamenti archeologici del Vergante, p. 31
Lino Cerutti, I miracoli di San Gottardo, p. 34
Giovanni Solaro, La scomparsa di Finazzi, p. 37
Eugenio Manni, Quando a Massino trionfava l'ulivo, p. 40
Luigi Arioli, Visita ad un rudere, p. 42
Giuseppe Bosio, I cavatori del marmo, p. 45
Emiliano Bertone, Comunità Montana "Cusio-Mottarone", p. 47
Libero G. Diaceri, Comunità Montana "Valle Strona", p. 48

sabato 23 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 2 Aprile-Giugno 1978

Cara valle dello Strona
Ricordo di Livio
Notizie sparse sui walser del Monte Rosa
Il Mottarone
Un artigiano della val Strona negli anni del risorgimento: Pietro Guglielminetti
Appunti per una storia dell'artigianato della valle Strona
Sulle acque del lago
Intrecci: "Paniscia e polenta"
Giochi, rime e filastrocche nella tradizione popolare cusiana
Note storiche sul "Castellaccio" ed il paese di Quarna Sopra
Tradizioni e usanze di Coiromonte
Carlo Casanova a Quarna
Riflessioni sulla montagna
Cronache della Comunità Montana Cusio-Mottarone
Cronache della Comunità Montana della valle Strona

venerdì 22 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 1 Gennaio/Marzo 1978

Gianni Rodari, Il ragioniere - pesce del Cusio, p. 2
Marziano Guglielminetti, Ernesto Ragazzoni, il poeta del lago d'Orta, p. 6
Ernesto Ragazzoni, Il mio vecchio lago, p. 8
Teresio Valsesia, "Di vecchio panno verde, il Mottarone", p. 10
Pietro Chiovenda, Francesco Guglianetti e il suo tempo, p. 16
Enrico Rizzi, "La spartizione", p. 20
Lino Cerutti, Immagini di vecchi mercati, p. 25
Mario Bottini, Intrecci: "Alpi e cascine - II° parte", p. 31
Luigi Arioli, La cajascia di Germano, p. 33
Giorgio Cecchetti, Alla riscoperta delle macchiette perdute: il Balèla, p. 37
Massimo M. Bonini, Leggende di Montebuglio, p. 39
Giuseppe Buschini, Giuseppe Bosio, Angelo Taglione, Poesie in dialetto, p. 41
Emiliano Bertone, Vittoria Sincero, Lorenzo Del Boca, Recensioni, p. 43
Emiliano Bertone, Comunità Montana "Cusio-Mottarone": lettera del Presidente, p. 45
Francesco Rondena, Cronache della "Cusio - Mottarone", p. 46
Comunità Montana "Valle Strona": calendario delle manifestazioni 1978, p. 47
Francesco Rondena, Cronache della "Valle Strona", p. 48

giovedì 21 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 4 Ottobre/Dicembre 1977

Numero dedicato ai canti popolari del Cusio

Alessandro Marco Maderna, Presentazione, p. 2
Fausto Melloni, "Viva la Vita", p. 4
Roberto Leydi, Una ricerca in prospettiva, p. 6
Massimo Bonini, Alberto Fantoni, Raccolta di canti popolari del Cusio:
Il calendario popolare, p. 8
L'amore e il matrimonio, p. 11.
L'osteria e il campanile, p. 16.
"Donna lombarda": le ballate, p. 18.
Canti politici. La resistenza, p. 21.
Il lavoro e l'alpeggio, p. 23.
Ninne nanne e rime infantili, p. 27
Lino Cerutti, Riti e canti popolari religiosi, p. 30.

mercoledì 20 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 3 Luglio/Settembre 1977

Marziano Guglielminetti, Il romanzo della valle Strona, p. 2
Beatrice Canestro Chiovenda, Il pittore"Aloysius Realis Florentinus" in valle Strona, p. 4
Claudio Albertini, Alberto De Giuli, Dalla preistoria al tardo impero nel Cusio, p. 7
Lino Cerutti, 'L bocc d'la famm, p. 10
Ferdinando Viglieno-Cossalino, Paolo Monti, Sulla collina d'Orta, un gran "teatro romano", p. 13
Mario Bottini, Intrecci: "Alpi e cascine - I° parte", p. 19
Lady H. Cole, "A lady's tour" nel Cusio, l'anno 1858
Enrico Rizzi, A proposito di lupi e di preti, p. 25
Luigi Rondolini, Latifoglie di montagna, p. 28
Giuseppe Bosio, Giovanni Battista Mattazzi, sergente di Napoleone, p. 30
Emiliano Bertone, Comunità Montana del Cusio-Mottarone: appunti sul piano stralcio, p. 31

martedì 19 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 2 Aprile/Giugno 1977

L'ombrello e gli ombrellai
3 agosto '44 all'Alpe Cipollina
Piatti tipici del Cusio e dell'Ossola
Tra i ricordi di un medico di montagna
Donne di montagna
Intrecci: "Lavori di donne"
Minerali e rocce della valle Strona
Divagazioni notturne
'L mulin 'd Carulina
Proverbi per ogni stagione
Pettenasco, terra di memorie antiche
Maciola bela
Cronache della Comunità "Cusio-Mottarone"
Cronache della Comunità "Valle Strona"

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.