venerdì 2 marzo 2012

“Ciao Elve!”: laboratori e incontri per l’8 marzo



Dall’8 al 10 marzo, in occasione del ventennale della scomparsa, Novara dedica una serie di incontri e laboratori alla scrittrice Elve Fortis de Hieronymis:una figura fondamentale nel mondo del libro per l’infanzia

La Sezione Ragazzi della Biblioteca Civica di Novara è intitolata a Elve Fortis de Hieronymis, una figura fondamentale nel mondo del libro per l’infanzia che viene ricordata con iniziative a partire dall’8 marzo 2012 in occasione del ventennale della scomparsa. Le manifestazioni sono promosse dal Comune di Novara, Assessorati alla Cultura e all’Istruzione, con il Centro Novarese di Studi Letterari e la collana “Le rane” di Interlinea all’interno del progetto “Nati per leggere”. L’attività di Elve (Cittaducale 1920-Novara 1992) è cominciata nella scuola ed è proseguita nell’editoria e nell’arte, favorendo in Italia una nuova concezione delle pubblicazioni per bambini e ragazzi. Infatti si rivolge alla creatività e al gioco educativo senza dimenticare la natura. Autrice di uno dei libri-bandiera del progetto nazionale “Nati per leggere” (Che tempo fa?, realizzato con la tecnica del collage, come Riccetto), fin dalla sua collaborazione con il “Corriere dei piccoli” Elve è stata anticipatrice dei giochi, oggi tanto in voga anche in tv, con materiali di recupero (carta, cartone, bottiglie di plastica, bicchieri di plastica, tappi, bottoni, cannucce ecc.), raccolti nel libro Così per gioco. Il suo capolavoro è I viaggi di Giac, edito la prima volta da Einaudi e oggi da Interlinea: Giac è un omino di carta di giornale, ritagliato da un bambino e abbandonato su un tavolo in una giornata di pioggia, vicino a un libro aperto. L’omino fa amicizia con un punto di nome Lino che lo accompagna in mille avventure in un mondo di punti, linee, lettere, numeri e giochi, al centro di questo libro sorprendente che avvicina i piccoli lettori all’arte e alla creatività.

giovedì 1 marzo 2012

Siamo in Onda come quando fuori piove

I tuoi quattro assi
bada bene
di un colore solo
li puoi nascondere o
giocare con chi vuoi
o farli rimanere
buoni amici come noi.

F. De Gregori   

Come Quando Fuori Piove e s’inganna il tempo giocando a carte e per ricordarsi la sequenza dei segni si impara una breve frase che c’insegna come il Cuori vale più del Quadri, questi del Fiori, mentre ultimo viene il Picche. E quando ti danno il due di quest’ultimo segno puoi ben capire che la storia è finita…

C’è però solo un programma che può offrirvi buona musica, simpatia e divertimento sia che fuori piova o che la notte sia serena: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 3 marzo avrà come tema della serata proprio COME QUANDO FUORI PIOVE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Un piccolo stratagemma che usi come pro memoria…


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



Per ascoltare Siamo in Onda:       
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia - FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia    - INTERNET in streaming su www.puntoradio.net
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La foto è una cortesia di
Ele

martedì 28 febbraio 2012

Questo può essere il paradiso o l’inferno




È un’autostrada nel deserto, quella su cui corre il viaggiatore, stanco per la notte che pesa su di lui e sul deserto circostante. Le luci di un albergo lo invitano a fermarsi per la notte. Una donna lo accoglie sulla porta e lui comprende che quel posto può essere il paradiso, o l’inferno.
E in quel luogo adorabile il viaggiatore incontra man mano particolari inquietanti, fino a scoprire che nella stanza del Padrone i prigionieri dell’albergo si sono radunati per la festa, ma nonostante il loro pugnali d’acciaio non sono in grado di uccidere la Bestia. E allora fugge, ma alla reception gli dicono che può lasciare in ogni momento la stanza, ma che non si può lasciare l’Hotel California.

È la trama della canzone più nota ed enigmatica del gruppo americano “The Eagles”, uno dei più influenti degli anni Settanta assieme a band come i Pink Floyd, i Led Zeppelin e i Queen. Costituitisi nel 1971, gli Eagles sono ancora in attività, con sonorità che spaziano dal country americano all’hard rock.
Il loro album di maggior successo resta in ogni caso proprio “Hotel California”, del 1977, con quattro hits di successo (“New Kid in Town”, “Life in the Fast Lane”, “The Last Resort” e la title track “Hotel California”).

Il testo della canzone, pervaso da un’atmosfera misteriosa e inquietante, ha sollevato numerosi interrogativi portando ad ipotesi estreme sulla natura di questo hotel. Per alcuni si tratterebbe di un manicomio, per altri di un albergo realmente esistente nel deserto, occupato da cannibali. Altri hanno evidenziato riferimenti a rituali demoniaci.
La seconda ipotesi si collegherebbe all’oscura fama della città di San Francisco, che con Londra e Torino sarebbe uno dei vertici del cosiddetto triangolo della magia nera. E del resto, in quegli anni abbondavano i santoni devoti al diavolo, a partire dal famigerato Charles Manson e la sua setta.

C’è da dire però che la band ha sempre respinto queste interpretazioni. E poiché in quegli anni i suoi componenti avevano vari problemi con l’abuso di stupefacenti “Hotel California” è piuttosto una metafora della trappola costituita da queste sostanza a cui facilmente si arriva, “per ricordare o per dimenticare”, ma da cui è difficilissimo allontanarsi.
Il testo vuole anche essere un’allegoria negativa del mito californiano del successo nel dorato mondo dello spettacolo, in particolare di quello musicale. L’apparentemente minaccioso riferimento ai coltelli d’acciaio sarebbe invece uno scherzoso omaggio alla band degli Steely Dan che a loro volta avevano citato gli Eagles in un loro brano.

Eagles – Hotel California

domenica 26 febbraio 2012

Un generale in paradiso



Questa storia potrebbe iniziare così: “Era una notte buia e tempestosa…” ma non si tratta dell’inizio del romanzo (incompiuto) di quel cane scrittore che è l’adorabile Snoopy dei Peanuts. Questa infatti è una storia vera, che vede coinvolti un generale, una contessa e un paradiso in terra.
Era una sera piovosa del giugno 1821 e un viaggiatore che da Torino andava alle Isole Borromee, giunto a Borgomanero, invece di proseguire verso Arona ordinò al cocchiere di puntare sul Lago d’Orta.

Dentro la carrozza che risaliva la strada tortuosa che conduceva ad Ameno, sballottato ad ogni tornante di quella strada fangosa, sedeva un uomo che guardava fuori e vedeva solo notte e nebbia. Di tanto in tanto intravedeva la sagoma scura della Torre di Buccione con le sue mura merlate. E la sua mente si accendeva di fantasiose visioni di armati di guardia sugli spalti.

Motivazione ufficiale del cambio di rotta era il desiderio di percorrere una strada diversa, come scrisse nelle sue memorie, attraversando il lago d’Orta in barca per raggiungere Omegna e di qui Baveno. Il viaggiatore però non era un personaggio qualunque e la sua decisione nascondeva un secondo fine.

L’uomo era il Barone austriaco Ludwig Von Welden, che pochi mesi prima aveva diretto la repressione contro i patrioti piemontesi. E la sua deviazione aveva a che fare con una persona conosciuta a Torino in quella occasione.

Era la nobildonna Teresa Sopransi vedova del conte Ignazio Agazzini. I due si erano incontrati a Torino e Welden aveva accettato l’invito della poco più giovane vedova di passare a trovarla, casomai fosse capitato sul Lago d’Orta.

Quello che il colonnello Welden non sapeva era che quella visita l’avrebbe colpito profondamente. La mattina successiva, aprendo la finestra della sua camera, vide davanti a sé l’imponente sagoma del Monte Rosa stagliarsi su quell’angolo di paradiso che era il lago d’Orta. E ne fu folgorato. Pochi mesi dopo scalò per primo la punta Ludovica, dandole questo nome.

Il colonnello non sapeva, forse, che la contessa faceva parte di una società segreta, il ramo femminile della Carboneria, le cui aderenti si facevano chiamare “giardiniere” e giravano con un pugnale sotto la gonna infilato nella giarrettiera. La contessa, inoltre, era l’amante di Confalonieri, uno dei capi dei cospiratori lombardi che aspiravano a liberare la loro Patria dagli austriaci.

L’anno successivo Teresa fu convocata dalla polizia austriaca. Mentre lei respingeva ogni accusa scagionando il Confalonieri, quest’ultimo fu meno abile e finì con il metterla in una situazione difficile e molto pericolosa.

Il giudice, però, dopo poche domande la liberò. E c’è chi dice che a mettere una buona parola per lei fu proprio il Welden, che tre anni dopo si dimise dall’esercito per un periodo di riposo in cui sbocciò come una rosa il tenero e passionale amore per la bella “giardiniera” italiana, che sposò a Trieste nel 1829. Un amore intenso, ma sfortunato perché Teresa morì due anni dopo.

sabato 25 febbraio 2012

Una paradisiaca Bottega del mistero



Nella puntata di sabato 25 febbraio, sul tema PARADISO parleremo di montagne incantate che sorgono da scenari paradisiaci, di generali scalatori e di giardiniere pericolose per il cuore. Nella seconda parte vi porteremo in un hotel in cui è facilissimo entrare. Un po’ meno uscirne…

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 23 febbraio 2012

Il Paradiso a Siamo in Onda



Se il Paradiso in origine era un giardino, rappresentarlo con l’immagine di una bella mela è un’idea originale. Almeno quanto il biblico peccato che vi si consumò…


C’è però solo un programma che può farvi sentire in paradiso offrendovi buona musica, simpatia e divertimento: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 25 febbraio avrà come tema della serata proprio PARADISO.


Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Che cosa ti fa sentire in paradiso?

martedì 21 febbraio 2012

Sincronicità

Era il 1983 e il gruppo inglese The Police, ormai sull’orlo della rottura dopo sei anni insieme, pubblicava il suo ultimo album. Dal pubblico e dalla critica è considerato il migliore, con brani di grande successo come “Every Breath You Take”, “King of Pain”, “Wrapped Around Your Finger” e “Tea in the Sahara”, giusto per citarne alcuni.Il titolo dell’album, “Sincronicity”, si deve all’influenza esercitata soprattutto sul leader della band, Sting (autore di 9 degli 11 brani), da una teoria formulata dallo psicanalista svizzero Carl Gustav Jung (nella foto). Quella della sincronicità, appunto, che nasce dall’incontro tra fisica e psicanalisi, ma affonda le sue radici remote nientemeno che nell’alchimia.
Inizialmente allievo di Freud, Jung aveva preso le distanze dal maestro nel 1912 fino alla rottura definitiva, sviluppando una diversa scuola di pensiero. Negli anni Trenta Jung incontrò lo scienziato austriaco Wolfgang Pauli, che nel 1945 avrebbe vinto il premio Nobel per la fisica. Dapprima suo paziente, Pauli divenne suo amico e collaboratore, consapevoli entrambi del fatto che “Pauli non capiva niente di psicologia e Jung non capiva nulla di fisica”.Poiché entrambi avevano studiato l’antica scienza dell’Alchimia concentrarono le loro ricerche sul “quarto escluso” della fisica moderna. Così integrarono la triade Tempo, Spazio e Causalità con un quarto elemento, la Sincronicità. Questa differisce dal sincronismo (ad esempio due orologi che segnano la stessa ora) in quanto sembra assumere un valore di precognizione. Come ad esempio pensare ad una persona e ricevere poco dopo una sua telefonata.
La teoria della sincronicità è per certi versi eretica rispetto alla scienza ed è considerata da molti una pseudoscienza. Eppure è stato constatato più volte uno strano fenomeno, che dal fisico austriaco prende il nome di “effetto Pauli”.Poiché i fisici si dividono tra “teorici” e “sperimentali” si dice che la semplice  presenza di un fisico teorico nei pressi di un laboratorio dove si svolgono esperimenti abbia effetti disastrosi sulle apparecchiature e talora sull’incolumità stessa delle persone. Una volta Pauli riuscì a provocare il malfunzionamento di un apparecchio scientifico semplicemente scendendo dal treno nella stessa città il tempo necessario a prendere la coincidenza.
L’album Sincronicity si ispira a questa teoria e include due brani con lo stesso titolo (“Sincronicity 1” e “Sincronicity 2”).Nel primo si descrive il fenomeno con alcuni esempi, nel secondo si narrano due storie parallele. La vita di un grigio impiegato da un lato e il risvegliarsi in un lago scozzese, di una misteriosa creatura.
 

domenica 19 febbraio 2012

Una collezione e i misteri dell'arte contemporanea


Nel 1917 un artista decise di partecipare con una propria opera a una mostra organizzata a New York dalla “Società per gli artisti indipendenti”. Le diede il nome di “Fontana” e la firmò “R. Mutt”. L’opera, un orinatoio rovesciato, venne considerato una provocazione inaccettabile e rifiutato dalla società organizzatrice. Ma venne esposto ugualmente dall’autore, tra le polemiche.
Intervenne allora l’artista francese Marcel Duchamp che difese l’opera, sostenendo che non aveva alcuna importanza il fatto che il signor Mutt l’avesse o meno realizzata con le sue mani. L’artista aveva reinventato l’oggetto capovolgendolo e dandogli un nome.

L’opera andò persa quando la mostra fu smantellata e due facchini buttarono nell’immondizia quello che per loro era un semplice orinatoio, ma quella che poteva sembrare una semplice provocazione diventò un caso, quando si scoprì che il signor “R. Mutt” era in realtà lo stesso Duchamp.
Se consideriamo che lo pseudonimo scelto da Duchamp, cultore di simboli alchemici, evoca la parola tedesca “mutter” (madre) e che l’oggetto esposto rovesciato ha la forma di un utero, si comprende come la sua “Fontana” fosse carica di significati. Un’opera della serie “ready made”, con cui aveva inventato l’arte concettuale contemporanea.

L’arte del Novecento è stata percorsa da numerose altre sperimentazioni artistiche che superano l’idea di arte accademica. Carriere artistiche, turbinose, provocatorie, spesso sofferte. Percorsi di ricerca che sorprendentemente trovano un punto di incontro sul lago d’Orta, nella casa studio di un pittore che a Vacciago di Ameno ha trovato il suo rifugio.
È Antonio Calderara (1903-1978) che abbandona l’arte figurativa dopo un grave lutto, la morte della figlia Gabriella a soli 10 anni, per abbracciare una nuova strada di ricerca che ha il suo interesse nella luce “che tutto invade, che tutto distrugge per essere lei sola protagonista.”

È una ricerca spirituale che lo porta ad inseguire sulle tele la sua idea di infinito. Un lavoro incompreso dai più che sembra condannarlo alla solitudine. Poco alla volta, però, alcuni amici cominciano ad accostarsi. Sono artisti che a loro volta seguono percorsi sperimentali, di avanguardia.
L’artista decide così di trasformare la sua casa studio di Vacciago in una Collezione di Arte Contemporanea, ambientandovi non solo le sue opere, ma anche quelle di altri 133 artisti, come Fontana, Manzoni, Pomodoro, Azuma per citarne solo alcuni. Calderara si spegne nel 1978, felice di dire di aver  vissuto di pittura. E lasciando a noi una straordinaria testimonianza delle principali correnti dell’arte contemporanea del Novecento.

sabato 18 febbraio 2012

Nella Bottega del mistero siamo contemporanei, anzi sincronici




Nella puntata di sabato 18 febbraio, sul tema contemporaneamente parleremo di arte contemporanea, e di misteriose teorie nate dall’incrocio alchemico di fisica e psicanalisi.


La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 16 febbraio 2012

Contemporaneamente a Siamo in Onda!




Vi sono persone in grado di fare più cose contemporaneamente. Se fossero dei computer diremmo che sono multitasking.
Ve ne sono altre in grado di eseguire una sola operazione alla volta.  Se fossero dei computer, in questo caso, diremmo che sono monotasking.

Le donne dicono che gli uomini sarebbero monotasking, mentre loro (le donne) sono multitasking.

Gli uomini pensano (ma sempre più raramente osano dirlo) che effettivamente loro (le donne) siano capaci di fare molte altre cose, mentre stanno guidando…

C’è però solo un programma che contemporaneamente vi offre buona musica, simpatia e divertimento: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di che sabato 11 febbraio avrà come tema della serata proprio CONTEMPORANEAMENTE.


Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Cosa riesci a fare contemporaneamente e con successo?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



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Vi state chiedendo cosa c’entri tutto questo con il coltello della foto (come sempre una cortesia di
Ele)?
È perché “contemporaneamente” può voler dire altre cose.
Che scoprirete ascoltando la Bottega del Mistero, a Siamo in Onda, sabato sera.

www.illagodeimisteri.it

martedì 14 febbraio 2012

Il lato oscuro della Luna



Nel 1938 a Basilea, Albert Hofmann, sintetizzò dall'acido lisergico estratto dall'ergot, un fungo parassita della segale, una sostanza chiamata LSD.
Il fungo era conosciuto dall’antichità per la sua pericolosità, in quanto responsabile di stati di allucinazione e alterazione della percezione. Si ritiene tra l’altro che esso sia alla base di alcuni racconti di voli notturni delle streghe.

Negli anni Cinquanta l'LSD venne liberamente sperimentato e divenne popolare anche per la pubblicità che diedero a questa sostanza molti intellettuali, dando vita ad una “cultura psichedelica” basata sull’alterazione ed espansione delle percezioni mediante l’uso di questa sostanza.
Nel 1967 l'LSD venne bandito in tutto il mondo per la sua pericolosità, entrando peraltro nel giro del mercato nero. Nel frattempo si contavano le vittime degli anni di libero uso.

Nel pieno della cultura psichedelica, nel 1965, nasceva una band inglese destinata, attraverso una lunghissima carriera, a diventare una delle formazioni più importanti della storia della musica.
Space rock e rock psichedelico sono gli ingredienti base dei primi anni di carriera dei Pink Floyd, una formazione costituita dal bassista George Roger Waters, dal batterista Nick Mason, dal tastierista Rick Wright e dal cantante e chitarrista Syd Barrett, che diede il nome alla band.

È “l’era del diamante pazzo”, dominata dalla personalità di Syd Barrett, purtroppo sempre più instabile anche a causa dell’uso di LSD e altre droghe. Dopo il crollo psicologico di Barret, nel 1968, è David Gilmour a sostituirlo. I Pink Floyd profondamente colpiti, dedicheranno a Barret nel 1975 l’album “Wish you were here”, che si apre con “Shine On You Crazy Diamond”.

Con l’arrivo di Gilmour i Pink Floyd abbandonano il rock psichedelico per il progressive. Una nuova fase che culminerà con la pubblicazione di un album destinato a passare alla storia (per inciso il tecnico del suono era il geniale Alan Parson).
Nel 1973 esce un concept album sulla cui copertina c’è un prisma che scinde un raggio di luce. È “The dark side of the moon” un album tra i più venduti di tutti i tempi, con 10 singoli anch’essi hit di straordinario successo. Il riferimento è alla faccia della Luna che dalla Terra non è mai visibile. Ma il significato va oltre. Chiunque ha una parte nascosta agli altri e anche a se stesso. È la parte oscura.

L’album si conclude con un brano, in cui la voce di Roger Waters enumera tutte le cose che stanno sotto il sole, in armonia. Ma tutte queste possono essere eclissate, improvvisamente, dall’ombra della luna.

Alla fine della canzone, che un battito cardiaco ricollega idealmente al primo brano dell’album, si sentono alcune misteriose parole. È la voce del portiere dei mitici studi di Abbey road, che ammonisce: “In realtà non c'è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta scura. L'unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole.”


Pink Floyd, Eclipse

domenica 12 febbraio 2012

La luna e le sue leggende



La luna fu dall’antichità un comodo calendario per gli uomini, che vagavano senza fissa dimora sulla superficie della terra. Le sue fasi ben riconoscibili consentivano di dividere il tempo in cicli costanti. Non c’è da stupirsi pertanto che la Luna compaia nei miti e nelle leggende di tutti i popoli.
In particolare la Luna compare nel mito della Triplice Dea, che è una e trina, e corrisponde alle fasi della luna crescente, piena e calante. Secondo lo studioso Robert Graves «la Luna nuova è la dea bianca della nascita e della crescita; la Luna piena, la dea rossa dell'amore e della battaglia; la Luna calante, la dea nera della morte.». Le tre sono descritte anche sotto forma di una Giovane seducente, una Madre accogliente e una Vecchia sapiente.

Vi sono poi molte credenze popolari riguardo alla luna, ad esempio rispetto al momento in cui tagliare la legna o i capelli. Così, si dice che i capelli tagliati in luna crescente crescano più belli, più forti e più sani.
La saggezza contadina insegna che la semina e il trapianto dei fiori vanno eseguiti con la luna crescente, così come la messa a dimora di siepi e arbusti. Con la luna calante vanno invece effettuate le potature delle siepi.

Brillando nell’oscurità di una luce incerta, la Luna era considerata però protettrice di entità misteriose, spesso pericolose, da cui stare alla larga. Si credeva ad esempio che nelle notti di luna piena alcuni uomini potessero trasformarsi in Licantropi.
Nelle notti senza luna, invece, da un uovo deposto da un vecchio gallo di sette anni su un mucchio di letame e covato da un rospo poteva strisciare fuori il Basilisco, che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi.

Vi è anche una leggenda curiosa che riguarda la luna e il paese di Montebuglio, una frazione di Casale Corte Cerro. Esso si trova proprio di fronte al Mergozzolo, montagna da cui sorge le Luna. Una sera, all’osteria del paese qualcuno disse che con un po’ di accortezza la si sarebbe potuta prendere mentre spuntava dal monte.
La sera successiva partirono di buon’ora, armati di scale, uncini e corde. Discesero nella valle, attraversarono la Strona e risalirono col passo veloce dei montanari il Mergozzolo. Col fiato in gola arrivarono sulla cima… giusto per vedere che la luna era già alta in cielo. E dando la colpa alle loro scale, troppo corte, se ne tornarono scornati a casa a Montebuglio.

sabato 11 febbraio 2012

Nella Bottega del mistero vi diamo anche la Luna




Nella puntata di sabato 11 febbraio, sul tema LUNA, parleremo di dee lunari, di come si cattura la luna e della metà oscura del nostro satellite.

giovedì 9 febbraio 2012

A Siamo in Onda s'insegue la Luna!

“Luna tu parli solamente a chi e' innamorato   
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato”

Gianni Togni, Luna.

Mutevole come la luna si dice di certe persone, specie quando hanno la luna di traverso. E del resto è difficile conoscerle veramente perché ogni luna ha una metà oscura che non possiamo vedere…


C’è però solo un programma che come la luna illumina la notte radiofonica del sabato: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento che sabato 11 febbraio avrà come tema della serata proprio la LUNA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Che succede quando hai la luna per traverso?



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Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



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La foto è una cortesia di
Ele

giovedì 2 febbraio 2012

Edizione straordinaria!



Questo sabato sera Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, non verrà trasmesso a causa della concomitante diretta del Carnevale di Borgosesia.Quest’ultima avrebbe dovuto essere trasmessa venerdì sera ma è stata spostata, per cause di forza maggiore, proprio al sabato.
E poiché anche la Bottega del Mistero resterà chiusa per osservare la festività carnevalesca, ne approfitto per dirvi una cosa a proposito del Carnevale di Borgosesia. Vi ricordo che dopo il Carnevale viene… il Mercu scurot! 
Non sapete cosa sia? Andate a rileggere questo post!
Poiché il tema della serata sarebbe stato TITOLI, vi lascio comunque la foto, opera come sempre dell’amica ELE.

mercoledì 1 febbraio 2012

I giorni della Merla


L'ondata di freddo polare che in questi giorni si sta abbattendo sull'Italia, proprio quando ormai c'illudevamo di essere fuori dall'inverno, ci richiama l'antica saggezza popolare che aveva situato a fine gennaio i famigerati "giorni della merla".

Se non ricordate la storia vi rimando a questo post. Io nel frattempo tiro fuori le renne...

martedì 31 gennaio 2012

Dediche velenose

Era il 1979 e sulle scene musicali italiane usciva l’album di un giovane cantautore di Domodossola. “Alberto Fortis” s’intitolava semplicemente, prendendo il nome dall’autore e interprete. Subito fece scalpore per i testi delle canzoni incluse. 
“E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti” sono infatti le prime parole della prima canzone, una sarcastica invettiva “contro Roma”. Come se non bastasse, la seconda canzone conteneva invece una dichiarazione d’amore incondizionato verso Milano, prendendo come bersaglio un certo Vincenzo, che il cantante prometteva di uccidere, in quanto “troppo stupido  per vivere”. Vincenzo era il nome dietro cui si celava, non troppo nascostamente, Vincenzo Micocci, all’epoca direttore generale della casa discografica IT, avente sede a Roma.  
Ce n’era abbastanza per suscitare furiose polemiche e una sorta di boicottaggio contro il giovane cantante del nord, da parte delle emittenti di stato aventi sede nella capitale. L’album fu invece apprezzato e sostenuto dalle radio libere. Queste erano state autorizzate ad operare con la storica sentenza della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 che aveva rotto il monopolio della RAI. Anche il fumettista e artista Andrea Pazienza prestò la propria opera (vedi disegno di apertura) per un colorato videoclip della canzone. Non era per altro la prima dedica velenosa della storia della musica. 
L’album “A night at the opera”, che nel 1975 consacrò i Queen come una delle maggiori band del pianeta, si apre con il brano "Death on Two Legs (Dedicated to...)" scritta da Freddie Mercury contro l’ex-manager, Norman Sheffield. In quel caso però il nome non era espresso e fu lo stesso Sheffield a tradirsi, intentando una causa ai Queen. 
Nel caso di Fortis occorre dire che le canzoni nacquero dalla forte delusione provata dal giovane cantante durante il periodo trascorso a Roma in cerca di fortuna. Incompreso nella capitale da Vincenzo Micocci, solo a Milano trovò l’attenzione necessaria da parte dei discografici. In ogni caso Fortis ha sempre voluto precisare che “A voi romani” non era rivolta contro gli abitanti di Roma, quanto piuttosto contro il Potere, che aveva nella capitale la sua sede e i suoi simboli. 
L’artista gradualmente modificò anche il testo dell’altra canzone, smussando gli aspetti più polemici, per giungere a cantare "Vincenzo io ti abbraccerò", in una trasmissione televisiva del 2010, andata in onda una settimana dopo la morte di Vincenzo Micocci. Una sorta di riconciliazione postuma, a trent’anni di distanza.
  Alberto Fortis - “Milano e Vincenzo”

lunedì 30 gennaio 2012

Mille di questi post


Mille. Un numero che fece paura all’umanità nei dintorni dell’anno Mille, per il supposto avvento dell’Apocalisse. Paure delle quali i moderni risero a lungo, finché non venne l’anno Duemila e cominciarono a diffondersi moderne leggende di catastrofi imminenti. Puntualmente mai avvenute. La prossima scadenza è il 21 dicembre del 2012 ma qualcuno ha già messo le mani avanti dicendo che non accadrà nulla.
C’è poi chi sostiene che il 2012 sia un anno di crisi e di svolta, ma credo basti leggere i giornali per rendersene conto, anche senza scomodare i Maya.

Ad ogni modo, tutto questo era per dirvi che quello che state leggendo è il post numero 1000 di questo blog, varato un po’ per caso e spirito d’avventura e sopravvissuto finora agli scogli nonostante (o forse grazie) alla navigazione a vista del pilota.


domenica 29 gennaio 2012

L’arte di dirigere l’ospitalità


Nel 1492 un capitano genovese al servizio della corona di Spagna stava dirigendo una piccola flotta di navi attraverso l’Oceano Atlantico. Il 12 ottobre, dopo quasi due mesi di navigazione senza vedere terra, avvistò una costa sconosciuta, cui diede il nome di San Salvador. Cristoforo Colombo credeva di aver fatto il giro del mondo e di trovarsi in Asia. In realtà era finito alle Bahamas e di fatto aveva scoperto le Americhe, ma finché campò non volle ammetterlo.
Narra la leggenda che durante quelle lunghe settimane in mare, a dirigere la cucina ci fosse un cuoco originario del Lago d’Orta, per la precisione di Armeno. Tutto il Cusio del resto è tradizionalmente terra di cuochi, camerieri, chef, direttori d’albergo e di quanti lavorano nel settore alberghiero, ma Armeno è considerata la capitale di quanti lavorano in questo settore.

Nella prima metà del Cinquecento Carlo V d'Asburgo si trovò sulla testa le corone di Re di Spagna, Re d'Italia, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. E poiché l’impero che dirigeva aveva colonie anche nelle Americhe e in Asia si vantava che su di esso il sole non tramontasse mai.
Carlo V, secondo un’altra leggenda, aveva però una debolezza. Era molto affezionato al suo cuoco che gli preparava delicati manicaretti adatti alla sua salute cagionevole. E poiché il suo cuoco era originario di Armeno, ogni volta che questi aveva nostalgia della patria e chiedeva di poter tornare a casa per un poco, lo faceva scortare da uomini fidati con il compito di ricondurglielo sano e salvo.

Armeno però non è patria di semplici cuochi. Molti armeniesi fecero carriera e si trovarono ai vertici di strutture alberghiere importanti, incontrando strada facendo i più famosi protagonisti della storia.
Come, ad esempio, Luigino Lucchini che ancora ragazzetto lavorava come cameriere e portava tutte le mattine il mazzo di rose baccarà che la direzione dell’albergo offriva a Wallis Simpson, la donna per cui Edoardo VII d’Inghilterra aveva lasciato il trono nel 1936.

Giorgio Marzi, allora direttore dell’Hotel Royal di Courmayeur, si trovò invece ad affrontare un curioso problema. L’ascensore che doveva portare Sandro Pertini nel suo appartamento era troppo piccolo per contenere anche la scorta. Il Presidente tolse tutti dall’imbarazzo con una battuta, dicendo che si sentiva più tranquillo se l’avesse scortato da solo il giovane direttore.
Oggi ad Armeno è ancora attiva e vitale un’associazione di Alberghieri che ha anche allestito un piccolo museo dove espone orgogliosamente tanti ricordi e memorie di una vita trascorsa all’insegna del detto che a tavola, chiunque sia, per il cuoco o il cameriere, è sempre il Re.

sabato 28 gennaio 2012

Il direttore della Bottega del mistero


Nella puntata di sabato 28 gennaio, sul tema DIRETTORE, parleremo di come si diventa direttori e del difficile rapporto che molti sottoposti hanno con essi.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 26 gennaio 2012

Il direttore di Siamo in Onda!



C’è chi dirige l’orchestra e chi un albergo, chi un museo e chi una casa discografica. Ognuno con il suo carattere. Talora incompetenti e spesso con un pessimo carattere. Ma senza di loro chi dirigerebbe la baracca? Un altro Direttore…


C’è però solo un programma che dirige magistralmente per voi il divertimento del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e curiosità che sabato 28 gennaio avrà come tema della serata proprio DIRETTORE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Potendo scegliere di diventare direttore, quale incarico sceglieresti e perché?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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martedì 24 gennaio 2012

Quando la musica incontra la tragedia

Il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, è il "Giorno della Memoria", per ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico). Nei lager nazisti furono rinchiusi milioni di ebrei e di appartenenti ad altre etnie, nell’ambito del folle progetto di “purificazione della razza” voluto da Hitler e dal regime nazista.
In quell’inferno in terra c’erano alcuni luoghi il cui nome suonava falsamente come un’oasi di pace in un deserto di morte. In realtà le “Joy Division” erano gironi d’infamia assoluta dove giovanissime donne ebree, spesso poco più che bambine, erano costrette a prostituirsi ai carcerieri nazisti.

Nel 1955 viene pubblicato "La casa delle bambole". L’autore, Yehiel De Nur, era uno scrittore israeliano di origine polacca che lo pubblicò con il nome Ka-Tzetnik 135.633, il numero tatuato sul suo braccio ad Auschwitz.
Questo libro, scandaloso per la crudezza dei contenuti, ispirò un gruppo punk inglese che nel 1978 decise di cambiare il proprio nome da “Warsaw” (omaggio alla canzone “Warszawa” di David Bowie) in “Joy Division”. La formazione definitiva, composta da Bernard Sumner (chitarra), Stephen Morris (batteria), Peter Hook (basso) e dal cantante e poeta Ian Curtis è considerata una delle più famose ed influenti rock band.

Le atmosfere gotiche e opprimenti delle loro canzoni, piene di messaggi di morte, riflettono la reale disperazione di Curtis, gravemente malato di epilessia. Il 18 maggio 1980, alla vigilia di un tour negli USA, Curtis s’impiccò. Non aveva ancora compiuto 24 anni.
Mentre i compagni di Curtis assumevano il nome “New Order”, le canzoni dei Joy Division influenzavano il ventunenne James O' Barr. Avendo perso la moglie in un incidente si era arruolato nei marines. Dopo aver letto la storia di due fidanzati uccisi a Detroit durante una rapina, realizzò un fumetto, intitolato “Il Corvo”, caratterizzato da atmosfere gotiche e pieno di riferimenti musicali, con vari capitoli intitolati proprio alle canzoni dei Joy Division.

“Il Corvo” fu pubblicato nel 1988 con notevole successo. Nel 1994 divenne un film dall’intensa colonna sonora in cui sono presenti tra gli altri i Cure e i Joy Division. Il protagonista, Eric Draven, è un cantante assassinato con la fidanzata. Un corvo lo richiama dalla tomba e gli fa da guida in una città dannata su cui sembra cadere una pioggia perenne. Finché giustizia sia fatta. Perché “non può piovere per sempre”, dice Eric in una scena famosa.
L’attore, Brandon Lee era il figlio del leggendario Bruce Lee, il maestro di arti marziali cinesi famoso per i film di kung fu, morto in circostanze misteriose nel 1973 a 33 anni. Durante le riprese de “Il Corvo” una delle armi utilizzate sul set venne caricata con pallottole vere. Brandon Lee, colpito da una di queste, morì il 31 marzo 1993 a 28 anni.

domenica 22 gennaio 2012

Ombre in movimento



Il 28 dicembre 1895 al Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi, i fratelli Louis e Auguste Lumière fecero la prima dimostrazione pubblica di una loro invenzione, un apparecchio chiamato “cinematografo” che consentiva di proiettare immagini in movimento davanti ad un pubblico numeroso.
Dopo oltre 500 cause contro varie imitazioni e, soprattutto, contro l’americano Thomas Edison, che nel 1889 aveva inventato una cinepresa ed una macchina da visione per un solo spettatore, il mercato venne comunque liberalizzato. Nel 1900 Charles Pathé acquistò dai fratelli Lumière i diritti di sfruttamento della loro invenzione diffondendo nel mondo il cinematografo.


Già nel 1896 i fratelli Lumière avevano effettuato le prime proiezioni pubbliche in Italia, diffondendo la passione per la nuova arte. Tra i primi ad essere conquistati c’era il torinese Roberto Omegna (foto), che nel 1901 lasciò il tranquillo posto da impiegato di banca per seguire il suo amore per il cinema.
Nel 1904 realizzò il primo documentario prodotto in Italia, specializzandosi in questo genere cinematografico. Nel 1906 con Arturo Ambrosio e Alfredo Gandolfi diede vita a Torino alla Ambrosio Film, una compagnia di produzione cinematografica attiva fino al 1926. E dopo la chiusura fu direttore della sezione scientifica dell’Istituto Luce realizzando oltre un centinaio di brevi documentari.


Nel 1911 Roberto Omegna realizzò un documentario dal titolo “La vita delle farfalle” su soggetto del poeta Guido Gozzano, che era suo cugino.
Il poeta, che per inciso apparteneva ad una famiglia originaria del Lago d’Orta, a sua volta era affascinato dall’arte cinematografica. E dalle belle attrici, aggiunge malignamente qualcuno.


Tra i primi documentari girati per conto della Ambrosio Film, una pellicola del 1907 ha come soggetto il Lago Maggiore. Distribuito anche in Francia con il titolo “Le Lac Majeur en che-min de fer” il film fu probabilmente girato dal treno sulla nuova linea ferroviaria Arona Baveno.
Nel 1908 fu girato “Lago Maggiore pittoresco”, da un altro pioniere della cinematografia italiana, il milanese Luca Comerio, che nel 1911 realizzò il primo reportage video dal fronte, durante la guerra di Libia.


Nel 1909 il regista Giovanni Vitrotti girò, per conto della Ambrosio Film, “Regate sul lago d'Orta” che documentava le regate svoltesi quell’anno sul lago e che contribuirono a farlo conoscere e apprezzare non solo in Italia.
Si tratta di pellicole in larga misura perdute in quanto troppo delicate per resistere al passare del tempo. Evanescenti come quelle ombre cinesi che furono le antenate del moderno cinema.

sabato 21 gennaio 2012

Ombre cinesi si allungano nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 21 gennaio, sul tema OMBRE CINESI, parleremo di come le ombre cinesi divennero una nuova arte e di come la musica possa intrecciarsi con la tragedia.
Inoltre, se non lo sapete, vi diciamo che gli inglesi chiamano le ombre cinesi “shadow play”...

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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giovedì 19 gennaio 2012

Ombre cinesi su Siamo in Onda



C’è un’ombra sul muro questa sera. È un’ombra cangiante che muta di forma, guidata da mani invisibili che la plasmano e le danno la consistenza di coniglietto, serpente, cane o gatto. Immagini esili e impalpabili, finché terrete la luce accesa. Ma quando questa, improvvisamente,  si spegnerà vi renderete conto di quanto possa essere spessa e profonda, l’Ombra…

C’è però solo un programma che prepara per voi ombre divertenti per rallegrare il vostro sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 21 gennaio avrà come tema della serata proprio OMBRE CINESI.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa diventa magico alla luce della fantasia?


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martedì 17 gennaio 2012

La balena bianca

Nel 1969 un talentuoso musicista diciassettenne che aveva già scritto vari brani  dell’album “Gabriella Ferri”, interpretato dalla cantante romana, ottenne un’audizione dalla casa discografica RCA. Poiché i discografici non erano interessati ad un musicista isolato, decise di mettere insieme una band e presentarsi con un progetto musicale.
In questo modo, secondo la leggenda, Vittorio Nocenzi fondò il Banco di Mutuo Soccorso, una delle grandi formazioni del rock progressivo italiano, assieme alla Premiata Forneria Marconi e alle Orme.

Una band ancora in attività, nonostante vari cambi di formazione che hanno visto alternarsi oltre una ventina di musicisti.

Una formazione che allestì la sala prove in una ex stalla dei Castelli Romani "con le mangiatoie piene di amplificatori, distorsori e strumenti musicali invece del fieno per le mucche" come disse Vittorio Nocenzi in un’intervista.

Nel 1983 esce “Banco”, un album di svolta, il cui brano più importante è dedicato alla famosa Balena Bianca, creata dallo scrittore americano Herman Melville (1819-1891).

Melville pubblicò il romanzo Moby Dick nel 1851, basandosi sulla sua personale esperienza di baleniere. Per inciso, un discendente dello scrittore è il musicista e cantante americano Richard Melville Hall che ha assunto il nome d’arte di Moby in onore della famosa Balena Bianca inventata dal prozio scrittore.

Moby Dick non è però una normale balena (anzi un capodoglio) che si nutre di acciughe e altri pesci. Nel procedere della trama si comprende come essa sia qualcosa di più misterioso ed oscuro. Il testo, non a caso, è pieno di riferimenti biblici e suggestioni shakespeariane.

Così i nomi dei protagonisti (l’inquieto marinaio Ismaele e il furente capitano Achab), riecheggiano quelli di due figure “maledette” della Bibbia. Moby Dick  rappresenta invece il Leviatano, il mostro marino simbolo della potenza del Creatore.

Nella canzone del Banco, invece, Moby Dick diventa una figura femminile sfuggente e misteriosa, una regina madre che fa impazzire gli uomini, il cui unico pericolo sembra quello d’innamorarsi, prima o poi.

In un’altra intervista Nocenzi ha però voluto precisato che, nonostante la forma leggera della canzone, Moby Dick rappresenta l’utopia; è l’emblema del sogno, quell’orizzonte che s’insegue e non si raggiunge mai. Ma chi rinuncia ai propri sogni non ha futuro.

Banco – Moby Dick

domenica 15 gennaio 2012

La balena di Orta e le acciughe erranti



Nella Sacristia della Basilica di San Giulio sta appeso un osso arrivato chissà come sull’isola. Secondo alcuni sarebbe stato rinvenuto nel “Bus de l’orchera” una piccola grotta sulla penisola di Orta.
Secondo il Cotta, che scriveva alla fine del Seicento esso veniva mostrato ai “creduli curiosi” e indicato come l’osso di uno dei draghi cacciati da San Giulio.

Uno studio pubblicato nel 2007 ha dimostrato invece che si tratta di una vertebra di un esemplare giovane di Balenottera comune del Mediterraneo. (1)
E l’osso non risale ad epoche antiche. Apparteneva forse a qualche animale spiaggiato su una costa marina. Che venne macellato, come risulta dalle tracce lasciate sull’osso. Dopodiché, chissà in quale modo, la vertebra giunse sul lago d’Orta per essere spacciata come osso di drago ai “turisti” dell’epoca.

Sempre dal mare venivano però anche altre creature. In questo caso erano acciughe salate e conservate. Erano gli abitanti della Valle Maira, sul confine con la Francia, ad occuparsi della loro commercializzazione. Alla fine dell’estate, quando i lavori dei campi finivano scendevano in pianura per vendere le acciughe.
Percorrevano grandi distanze, vendendo le acciughe non solo in Piemonte, ma anche in Lombardia, spingendosi fino in Veneto ed Emilia. Uno di loro, di solito il capofamiglia, andava in Liguria a comprare la merce, spedendola poi a quello che sarebbe diventato il punto di partenza. Da qui gli altri componenti della famiglia partivano con le acciughe salate sui carretti.

Cosa spinse dei montanari abituati a vivere in quota a percorrere le pianure per vendere pesce di mare sotto sale? Si ritiene che l’origine di questa curiosa professione sia da ricercare in un’altra attività, più rischiosa.
Trovandosi nei pressi del confine erano dediti anche al contrabbando del sale, a quei tempi merce rara, costosa, e gravata da alti dazi e tasse. Così, per nasconderlo presero a coprirlo con strati di acciughe sotto sale. Rendendosi conto del business delle acciughe sotto sale decisero che era giunto il momento di riconvertire la propria attività. E divennero anciuè.

C’è da dire che nei nostri laghi si trova un pesce che è una sorta di cugino di acqua dolce dell’acciuga, l’agone, il cui nome scientifico è Alosa fallax lacustris.
A Castelletto Ticino sono stati trovati vasetti di ceramica del VII sec. a.C. usati per la preparazione del missoltino, un modo tipico dei laghi lombardi per conservare l’agone sotto sale. E sono stati trovati anche vasetti dall’età del ferro che contenevano quella che era in sostanza una sorta di pasta di acciughe salata, con tanto di nome “alausa” scritto in caratteri celtici.


(1) Pietro Gallo, Il drago d'Orta, in "Antiquarium Medionovarese", II, Arona, 2007, p. 273.

sabato 14 gennaio 2012

Si ve(n)dono acciughe e balene nella Bottega del mistero


Nella puntata di sabato 14 gennaio, sul tema ACCIUGHE E BALENE, parleremo di come una balena sia finita ad Orta e delle acciughe vagabonde. Nella seconda parte parleremo di una famosa balena bianca e dei suoi collegamenti con la musica.

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giovedì 12 gennaio 2012

Acciughe e balene a Siamo in Onda!



Troppo grassa o troppo magra? Quante volte capita di sentirsi così? Possibile che non ci sia mai una giusta via di mezzo? Sono questi gli interrogativi che sorgono sovente davanti allo specchio. Quale consiglio possiamo darvi? Non rompetelo, ne ricavereste solo sette anni di disgrazie…


C’è però solo un programma che diverte grandi e piccoli: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 7 gennaio avrà come tema della serata proprio ACCIUGHE E BALENE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Dovendo scegliere: meglio magri come un chiodo oppure decisamente in carne?




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mercoledì 11 gennaio 2012

La cura



“Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.” È il testo di una delle canzoni più belle e misteriose di Franco Battiato.
Un testo dal significato volutamente aperto ed enigmatico che fa pensare ad una dichiarazione d’amore, ma potrebbe essere anche una sorta di preghiera al contrario, rivolta dal Creatore alla sua amata creatura.

Il cantautore siciliano si è accostato a queste tematiche al termine del suo periodo sperimentale negli anni settanta. In quel periodo Battiato era annoverato tra i cantanti dello space rock, un sottogenere del rock progressivo con testi e musiche (caratterizzati da suoni distorti di chitarra elettrica e di sintetizzatori), che richiamano atmosfere fantascientifiche e che ha tra i principali interpreti internazionali gruppi come i Pink Floyd.
L’album che segna la svolta artistica è “L'era del cinghiale bianco”, pubblicato nel 1979, che all’epoca non ebbe grande successo. Grazie al successo dei successivi album pop come “Patriots” del 1980 e soprattutto,“ La voce del padrone” del 1981, venne decisamente rivalutato.

Il brano centrale dell’album “L'era del cinghiale bianco” è “Il Re del Mondo”, riproposta nel 1985 nell’album “Mondi lontanissimi”. Si ispira al mito del regno sotterraneo di Agarthi e nel titolo cita esplicitamente un’opera del francese René Guénon, scrittore e studioso dell’esoterismo.
Battiato ci ha del resto abituato a testi di notevole profondità, pieni di riferimenti alle filosofie orientali, con particolare attenzione ai dervisci danzanti e alla corrente mistica islamica del sufismo, ma non mancano riferimenti ad altre dottrine misteriche ed esoteriche.

Benché Battiato resti uno dei cantautori italiani pop di maggiore successo, apprezzato anche all’estero, soprattutto in Europa e nei paesi ispanici, si è cimentato anche in progetti di musica colta. Con successo coltiva una  parallela passione per la pittura, avendo prodotto circa ottanta opere con lo pseudonimo di Süphan Barzani.
L’album “L’imboscata”  è il secondo  scritto in collaborazione con Manlio Sgalambro, che dal 1994 collabora a gran parte dei progetti di Battiato. Sgalambro è un filosofo autodidatta siciliano che considera un mistero il fatto che i propri libri abbiano avuto così tanto successo e siano stati tradotti in varie lingue.

domenica 8 gennaio 2012

Viaggio al centro della terra


Vi sono strane storie che raccontano di misteriosi cunicoli che s’inoltrerebbero nel sottosuolo collegando luoghi carichi di leggende.  Così, ad esempio si racconta di un prete che un giorno entrò nelle grotte di Sambughetto, nella Valle Strona, e vi vagò per giorni finché uscì in un punto molto più a valle.
Nelle grotte si riteneva vivessero misteriosi esseri femminili. Secondo la tradizione queste creature uscivano dalle grotte di notte e lanciavano una corda fino al campanile di Sambughetto. Sul filo si esibivano in acrobazie degne dei migliori equilibristi. E poiché nelle cavità si trovavano resti di animali di dimensioni e aspetto mai visto nacque l’idea che potesse trattarsi dei pasti delle streghe.


Invece a Cireggio, frazione di Omegna, esisteva un pozzo asciutto, in cui si poteva scendere grazie a robuste sbarre di ferro che fungevano da scala. Dal fondo del pozzo cominciava una galleria che conduceva a Casa Zanni, nel centro di Omegna, vicino al Carrobbio.
Si dice inoltre che un cunicolo unisse il castello di Vergano Sopra con quello di Borgomanero, mentre altri simili collegherebbero la Torre di Invorio al Castello di Massino Visconti e la basilica di S. Giuliano nel Castello di Gozzano alla torre di Buccione.
  
Alcuni sussurrano però che molti cunicoli si collegherebbero ad una rete di passaggi molto più antica, scavata prima che la nostra specie apparisse sul pianeta. Gallerie che porterebbero in luoghi segreti, difesi da trabocchetti e parole d’ordine stabilite all’alba del mondo, in lingue non umane. Luoghi nel ventre della terra in cui sarebbero custoditi tesori inimmaginabili e oggetti capaci di donare al possessore virtù, forza, ricchezza.
Esistono anche teorie più complesse e affascinanti. Secondo alcuni studiosi di teorie esoteriche, nascosto nel cuore dell’Asia si troverebbe l’accesso della mitica Agharti, “l’inaccessibile”, il regno sotterraneo in cui trovarono rifugio gli abitanti dell’Età dell’Oro, per sfuggire alla corruzione del Male.


In quel regno sotterraneo, costituito da cunicoli ramificati in tutto il mondo,  splende una luce perenne capace di far germogliare le messi, sfamando la popolazione di quel regno di eletti. Al centro di essa si trova la capitale, Shambhalla, la "Città di Smeraldo", nel cui palazzo reale prega incessantemente il Re del Mondo, che governa per una delle 14 ere dall’inizio dei tempi. La nostra sarebbe quella del Cinghiale Bianco.
Il Re del Mondo parla direttamente con Dio, ascoltandone il volere per rivelarlo agli uomini. I suoi misteriosi emissari, sfruttando passaggi segreti, sono in grado di recapitare direttamente ai potenti della Terra lettere il cui contenuto è sempre rimasto avvolto dal massimo segreto… 

sabato 7 gennaio 2012

Il pianeta segreto nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 7 gennaio, sul tema PIANETA, torneremo sui misteriosi cunicoli che collegano la superficie a misteriosi regni sotterranei, i cui sovrani compaiono anche nelle canzoni di un noto cantautore italiano…

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mercoledì 4 gennaio 2012

I pianeti di Siamo in Onda



Negli ultimi anni le ricerche astronomiche hanno confermato quella che era considerata un’affascinante teoria, o un ipotesi buona per romanzi e film di fantascienza. Attorno alle innumerevoli stelle che esistono nell’universo ruotano pianeti aventi dimensioni e caratteristiche simili a quelli del sistema solare, assieme ad altri anche molto diversi. Alcuni, si presume, potrebbero avere le caratteristiche idonee per accogliere la vita.
Se volete andare a dare un’occhiata di persona dovete solo dotarvi di un’astronave capace di viaggiare alla velocità della luce e armarvi di tanta pazienza, dal momento che la maggior parte di questi mondi dista da noi decine se non centinaia di anni luce.


C’è però solo un programma che vi offre svariati mondi di divertimento radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 7 gennaio avrà come tema della serata proprio PIANETA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa rappresenta per te un altro pianeta?



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Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.