domenica 8 maggio 2011

I capelli nel mito e nella leggenda


Il filosofo tedesco Nietzsche considerava i capelli "come una leggera trama cui agganciare i propri pensieri spirituali, quasi fossero un filtro di separazione del materiale e dell'istintivo da quello che è spirito e anima". Simbolo potente per gli uomini e per le donne, elemento di fascino e di potere, i capelli compaiono in molti miti e leggende.
Gli antichi Egizi descrivevano l'idea della seduzione come una donna dai bellissimi capelli che ha preparato una trappola per uccelli. I Greci credevano che uno dei compiti di Persefone, regina del regno dei morti, fosse quello di strappare il capello che legava ciascun uomo alla vita.

Ogni cultura ha poi le sue idee in fatto di acconciature. Alcuni popoli dedicano moltissimo tempo ad esse e non sempre sono le donne le più vanitose…

Presso alcuni popoli africani le acconciature sono così elaborate che gli uomini dormono poggiando il capo su appositi reggitesta, per evitare che nel sonno possa rovinarsi. Proprio per la grande valenza simbolica, in molte culture rasare i capelli era un disonore riservato ai nemici sconfitti. Per contro i guerrieri di certe tribù indiane si radevano il capo per non offrire al nemico la possibilità di collezionare i loro scalpi.

Anche nel mondo religioso i capelli rivestono un ruolo importante.

Gli antichi sciamani o ancora oggi molti yogi non si tagliano i capelli come voto alla divinità. Al contrario i druidi celtici o i monaci cristiani si radevano parte della testa per sottolineare la loro condizione di votati.

Nella Bibbia, inoltre, si parla di un uomo dalla forza sovrumana, di nome Sansone, eroe del suo popolo nell’eterna lotta contro i popoli nemici. Le radici di questo potere stavano proprio nei suoi capelli.

Dio promette alla madre di Sansone che avrà un figlio potente e le dice: "il rasoio non passerà mai sopra la sua testa perché sarà consacrato a Dio". Quando però la bellissima Dalida, che i nemici avevano corrotto, riesce a scoprire questo segreto, per l’eroe si avvicina l’ora della fine. Sansone viene rasato di notte, mentre dorme sul grembo di Dalida e quindi incatenato e accecato. Quando però i capelli cominciano a ricrescere, Sansone riesce a mettere le mani sulle colonne portanti della casa e fa crollare l’edificio, morendo con tutti i suoi nemici.

Nelle nostre zone, invece, e in tutto l’arco alpino, c’è invece una curiosa leggenda, che riguarda un uomo dai lunghi capelli che vive nei boschi.

È una creatura schiva e timida, che trova rifugio in grotte e cavità naturali. Viene chiamato “uomo selvatico” e compare in moltissime storie. Normalmente non è cattivo. Piuttosto è scontroso, ma nel confronto con gli uomini di solito ha la peggio. Esiste anche una variante femminile, la donna selvatica. Per invidia può rubare i bambini alle mamme lasciando in cambio il proprio orribile e pelosissimo figlio. In questi casi, l’unico rimedio per farsi riconsegnare il figlio sarebbe quello di far piangere disperatamente il piccolo mostro. Il cuore di una madre, per quanto selvatica, non resiste a questo richiamo.

Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

giovedì 5 maggio 2011

Siamo in Onda vi farà rizzare i capelli in testa

Una donna che desidera cambiare vita comincia da un drastico cambio di acconciatura. Uomini siete avvisati…

Capelli, segno di fascino e bellezza per alcuni, ma anche cruccio e problema per altri.


Capelli, campo di esercitazione per i parrucchieri e per la moda, che ne decreta la lunghezza, il taglio e il colore “giusto”.


E poi, vi è mai capitato di sentire i capelli rizzarsi sulla testa?

Ed era paura, vento o elettricità?

C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può farvi rizzare i capelli sulla testa come un’elettrica scossa. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato affronta proprio il tema CAPELLI.


Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:


Che cosa vi fa rizzare i capelli in testa?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



Per ascoltare Siamo in Onda:      

- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:

- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

martedì 3 maggio 2011

Radio KAOS

Questa volta parliamo di una radio locale i cui programmi si propongono di dare spazio a quelle voci normalmente tagliate fuori dai principali canali di comunicazione: musica indipendente, nuovi programmi alternativi, politica locale, problematiche sociali delle minoranze etniche indigene e immigrate o della condizione femminile.
Questa radio ha un nome, KAOS, e una frequenza (FM 89.3), che a partire dalla città di Olympia (che conta circa 46 mila abitanti e si trova 70 km a sud ovest di Seattle) copre l’area meridionale dello stato di Washington, negli USA. Trasmette però anche in streaming tramite internet (http://kaos.evergreen.edu).
La radio nacque il 1 gennaio 1973 come una radio comunitaria non commerciale nata all’interno dell’Evergreen State College, un college universitario innovativo caratterizzato da un corso di studi interdisciplinare in cui convivono quelle che noi chiameremmo formazione scientifica ed umanistica.
La radio garantisce ad ogni membro della comunità la possibilità di partecipare alla produzione dei programmi radiofonici, contribuendo in modo innovativo. Inoltre per statuto almeno l’80% della musica trasmessa deve essere scelta tra le etichette indipendenti o autoprodotte. La varietà di musica che viene trasmessa è veramente enorme e va dal jazz al metal, dal reggae al hip hop, dal folk all’ispanico, solo per citarne alcuni esempi.
La radio è diventata un punto di riferimento fondamentale sulla scena musicale di Olympia. Celebre resta l’esibizione (la seconda in assoluto) il 17 aprile 1987 di una band alternativa destinata a scalare le classifiche pochi anni dopo, i Nirvana. 
Nel 1991 "Smells Like Teen Spirit" la traccia di apertura dell’album “Nevermind” scala le classifiche di tutto il mondo, decretando il successo della band capitanata da Kurt Cobain, voce principale e chitarrista della band fondata con il bassista Krist Novoselic. Si stima che la band abbia venduto oltre 50 milioni di album in tutto il mondo, di cui la metà negli USA.
Il titolo di “Smells Like Teen Spirit”, che è considerate una delle migliori canzoni rock di tutti i tempi, ha una strana origine, legata ad un’enigmatica scritta su un muro.
Un’amica di Cobain, cantante di una punk band femminile, scrisse con lo spray sul muro di casa "Kurt Smells Like Teen Spirit". Il cantante diede a questa scritta un’interpretazione epica e rivoluzionaria (qualcosa come “Kurt profuma di spirito adolescente”) e la scelse come titolo. Solo più tardi, con un certo imbarazzo, scoprì che ciò che la ragazza voleva dire, probabilmente per prenderlo in giro, era che Kurt aveva l’odore di un deodorante commercializzato con il nome di “Teen Spirit”…
La vita di Kurt Cobain, purtroppo, fu breve e travagliata, per via dell’incapacità di mettere ordine nel suo caos interiore senza fare ricorso alle droghe, in particolare all’eroina. Ne fu coinvolta anche sua moglie, la cantante ed attrice Courtney Love, che Cobain sposò nel 1992 e da cui ebbe una bambina. L’ammissione di aver continuato ad usare la droga nei primi tempi della gravidanza provocò anche delle conseguenze legali, con l’intervento del tribunale a tutela della bambina.
L’otto aprile 1994 Kurt Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle. La polizia, che trovò la pistola e un biglietto di addio, sentenziò che si trattava di suicidio. Un  investigatore assunto dalla moglie e altri inquirenti privati sostennero invece la tesi dell’omicidio. Si obiettò infatti che la quantità di eroina che il cantante si era appena iniettato era incompatibile con l’idea che potesse anche essersi sparato. La tesi dell’omicidio, con Cobain vittima di un complotto, pur godendo di molta popolarità sui media non è stata mai dimostrata. Anche per il leader dei Nirvana, come per molti altri cantanti, la morte rimane pertanto avvolta da un alone di mistero.

Nirvana, “Smells Like Teen Spirit”

lunedì 2 maggio 2011

Il mistero del lago scomparso




Per festeggiare insieme a voi il novecentesimo post di questo blog ospito molto volentieri il racconto di un amico, che ha voluto condividerlo con i lettori di questo blog.

Oscar Taufer è uno degli autori che collaborano con Puntoradio per le "Storie di Siamo in Onda", che vi ricordo sono liberamente scaricabili da questo link.

Quello che segue è un suo racconto, intitolato “Una vita sul lago” e ambientato sul Lago di Varese, che anche noi, dalla vetta del Mottarone, possiamo ammirare.
In coda Oscar stesso vi spiegherà in quale occasione è nato.



Una vita sul lago

La luna era alta sulla strada diretta alla spiaggia.
Distinguevo le fronde degli alberi, i profili delle case, le ringhiere e superata la curva, di fronte al vecchio mulino, mi accorsi che nei gesti che da sempre ripetevo ogni mattina, qualcosa non era al suo posto. 
In fondo alla via, vicino al lago, quattro sagome scure discutevano. Erano i miei amici, ostinati figli di un mestiere iniziato tanti anni prima. Pescatori, come me, che invece di preparare le barche perdevano tempo in chiacchiere. Ero lontano per udirne le voci ma la loro agitazione era evidente e non servì raggiungerli per comprendere cosa mi aveva disorientato. Mancava il nastro di luce che da sempre la luna srotola sull'acqua, per un motivo evidente e incredibile: l'acqua non c'era più, il lago era sparito.
Mai prima d'allora si era verificato qualcosa di simile. Il mistero del lago scomparso richiamò nella zona esperti in geologia, ingegneria, idraulica, scienze naturali. Ognuno analizzava il problema dal suo punto di vista ma la spiegazione non si trovava. Nessuno capiva dove fosse finita l'acqua. Dei torrenti che scendevano dal Campo dei Fiori non restavano che letti asciutti, e le chiuse di Bardello, ridotte a inutili lamiere, arginavano soltanto l'aria. Da lì al Lago Maggiore, al posto del fiume, si allungava una via di terra e sassi.
La pista ciclabile era stata transennata e le forze dell'ordine ne presidiavano ogni metro. Un anello di metallo e uniformi impediva ai curiosi di incamminarsi su quello che era stato il fondale. Le barche giacevano nelle darsene o con la chiglia affondata nel fango, in fondo ai tubi di scarico si accumulavano liquami dall'odore insopportabile, e una distesa di pesci morti ricopriva la conca vuota.
Per un'infinità di ragioni la scomparsa del lago era un evento disastroso, ma l'unica che per me valeva qualcosa era quella affettiva. Per il resto, il tempo avrebbe aggiustato le cose. La natura e le attività degli uomini si sarebbero adattate al cambiamento e le nuove generazioni avrebbero conosciuto il lago nei libri e nei racconti degli anziani. Ma per chi aveva vissuto con i piedi su una barca e una lenza in mano era come morire.
Ero al lido di Gavirate e mi sentii mancare. Pensavo all'isolino, divenuto terraferma e perduto, fissavo Biandronno, Cassinetta, Bodio, incredulo all'idea di poterci andare a piedi anche in estate, e non solo sul ghiaccio, come faceva mio nonno. Piansi, la testa iniziò a girare e sprofondai nel buio. 
Riaprii gli occhi, ancora nel buio. Sul display le quattro e mezza. Saltai giù dal letto e schizzai sul balcone così com'ero, mutande, canottiera e cuore in gola.
La luna era alta sulla strada diretta alla spiaggia e il suo nastro di luce illuminava il lago.
Mi affrettai, gli amici mi aspettavano.
        
Il racconto è stato scritto nel 2010, in occasione della quarta edizione della manifestazione “Abbracciamo il lago”, in cui migliaia di persone, mano nella mano per i 28,9 chilometri della pista ciclabile che circonda il lago di Varese, hanno dato vita a una lunghissima catena umana.
La storia è un omaggio alle persone conosciute su quel lago da bambino, quando ancora non sapevo che mi aveva stregato. 


Oscar Taufer

domenica 1 maggio 2011

I signori del caos



L’immagine che apre oggi la Bottega del mistero è una bandiera italiana che sovrasta un caos indescrivibile. Il caos è spesso associato all’idea di confusione, ma in realtà esso ha anche una valenza più positiva. Ad esempio, per il filosofo Friedrich Nietzsche, "bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante".
Nell’antica mitologia il Caos è associato all’idea della potenza generatrice. Per gli antichi Greci, ad esempio, all’inizio era il Caos. Dal Caos si generarono la Terra, l’Inferno e persino Eros, il dio potente che impera sugli uomini e sugli dei.
Il caos come principio generatore di energia e creatività, insomma. Ed il drago ne è l’animale simbolo, perché in esso convivono e coesistono i Quattro Elementi costituenti il mondo (Aria, Acqua, Fuoco e Terra).
Nella mitologia mesopotamica è Tiamat, la madre di tutti i draghi, a rappresentare le caotiche acque del Caos primordiale. Marduk, il possente dio del tuono, affronta e sconfigge Tiamat, precipitandone la progenie agli inferi. Col corpo tagliato in due di Tiamat, Marduk crea il Cielo e la Terra, con il sangue e le ossa l’uomo, nato per servire gli dei.
L’Idra, che fu uccisa da Eracle nella palude di Lerna, era un velenosissimo drago delle paludi le cui numerose teste ricrescevano appena tagliate e potevano essere vinte solo con il fuoco.
Dietro questa leggenda si nasconde il simbolo la straordinaria vitalità della natura selvaggia che l’uomo antico faticava a dominare; il veleno che ammorba l’aria è il simbolo delle malattie tipiche delle aree paludose.
Insomma, i dissodamenti e le bonifiche mediante la costruzione di opere idrauliche, attribuite anche in altre leggende a vari eroi, hanno assunto l’aspetto della lotta contro un drago.
Il drago rappresenta il caos informe dal quale nasce la vita e che occorre domare, ordinare, razionalizzare, cioè “uccidere”, affinché la vita si sviluppi articolatamente. L’uccisore del drago è, da questo punto di vista, un eroe vincitore del caos; trionfando sulla palude, predisponendo un habitat più adatto all’uomo, si manifesta come un fondatore.
In molte leggende al drago vengono sacrificate giovani vergini che, quando sono bellissime principesse, vengono prontamente salvate da valenti cavalieri.
Si tratta probabilmente di un’eco dei tempi in cui, in onore delle divinità più temute, venivano sacrificati degli esseri umani perché le forze della natura fossero propizie agli uomini e non li tormentassero con catastrofi di ogni genere.
Anche in epoca cristiana abbiamo molti racconti di lotta con il drago.
Le leggende dei santi che nella loro vita si incontrano coi draghi sono moltissime e sono molte volte un rimando all’incontro fra il Male (inteso anche come forza avversa della Natura) rappresentato dal drago e l’uomo di Dio.
Anche dalle nostre parti abbiamo una famosa storia di un santo alle prese coi draghi.
Secondo la tradizione San Giulio, giunto nel 390 sul lago d’Orta, per costruire la sua centesima ed ultima chiesa dovette liberare l’isola che ora porta il suo nome dai numerosi draghi che vi dimoravano.
Sono storie per certi versi con una morale “animalista”. Infatti di solito il santo non uccide il drago, ma lo confina in un luogo isolato e deserto.
Questi draghi “caotici” sono considerati per certi versi anch’essi parte della natura e quindi creature di Dio che non devono essere uccise. San Giulio ad esempio confina i draghi sul Monte Camosino, una scoscesa rupe, piena di anfratti e rocce che si sbriciolano, come se nelle profondità della terra si muovesse davvero qualcosa di oscuro e molto pericoloso…

Tratto da "la bottega del mistero" a Siamo in Onda su Puntoradio del 30 aprile 2011.

La foto "Che caos!" è una cortesia di ELE.

sabato 30 aprile 2011

Il signore del Caos

Ci sono libri che sarebbe stato bene non leggere.
Ci sono porte che sarebbe stato bene non aprire.
Ci sono esseri che sarebbe stato bene non incontrare.

Ma, disgraziatamente, eravamo troppo distratti per rendercene conto.


Ecco a voi "il signore del Caos", una nuova "Pillola di mistero" scritta per "Le storie di Siamo in Onda".


Nessuno sa come sia stato possibile. Tutti erano convinti che i draghi fossero stati distrutti e che della loro razza si fosse perso il seme. Ma evidentemente si sbagliavano. 
Da qualche parte, mentre gli uomini banchettavano e ridevano, un uovo covato nell’odio, nell’avidità e nella brama di vendetta si andava lentamente sviluppando. E un giorno, all’insaputa di tutti, il drago sorse. Ma anche allora nessuno se ne accorse. Forse perché ancora non era così potente da colpire, o forse solamente perché viveva in un paese lontano. La sua esistenza divenne manifesta solo quando, dopo giorni, mesi o anni – che importa ormai? – il drago colpì. 
Chiedete alla gente: nessuno ricorda quando strisciò fuori dall’uovo e levò il suo grido per la prima volta, ma ciascuno potrà dirvi dove si trovava nel giorno e nell’ora in cui l’attacco ebbe inizio.
Ho tentato, credetemi, di descrivere la forma del drago perché vi fosse di aiuto, ma l’oscena asimmetria di quel corpo, su cui lo sguardo slitta senza riuscire a trovare un punto di equilibrio, ha reso vani gli sforzi della mia penna.
D’altronde, come ho scoperto nelle mie notti tormentate passate a sfogliare antichi testi polverosi, Ismarroth non è un semplice drago. Creature queste di poco superiori alle bestie, che passano i sessantacinque sessantaseiesimi della loro esistenza in letargo e quando si svegliano si dedicano all’abigeato o al rapimento di vergini.
Ismarroth il Dragone, la cui voce è soave come il belato di un agnello e consolante come quella di una madre, è il signore del Caos e il suo cuore è nero come l’Abisso.
Vi confesso che quando lessi il nome di Ismarroth nel Libro degli Eterni disperai di poter salvare il mio mondo dalla sua furia e la mia fede tremò come la fiamma di una candela scossa da un vento gelido.
Infine, quando tutto ormai sembrava perduto, scoprii in un armadio chiuso da sette sigilli un libro, in cui era descritto il modo per liberarci da lui.
Richiusi il portale alle sue spalle non appena lo vidi precipitare come una folgore sul vostro mondo.
Perdonatemi per quello che vi ho fatto, se potete.

giovedì 28 aprile 2011

Il caos a Siamo in Onda


Per gli antichi Greci all’inizio era il Caos. E fu dando forma alla materia che l’Universo venne generato. Dal Caos si generarono infatti la Terra, l’Inferno ed Eros che impera sugli uomini e sugli dei.
Secondo la scienza moderna tutto tende verso il caos, che è destinato ad aumentare sino alla fine del tempo.

Per il filosofo Friedrich Nietzsche "Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante".

Il caos come principio generatore di energia e creatività, insomma. Ed il drago ne è l’animale simbolo, perché in esso convivono e coesistono tutti gli elementi del Cosmo.


C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può portarvi un simpatico caos creativo, pieno di musica, racconti e allegria. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 30 affronta proprio il tema CAOS.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:
Nel grande caos che viene attribuito al nostro paese, c’è una cosa che vi rende orgogliosi di essere italiani?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it

domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua!



Oggi è Pasqua e vorrei farvi avere i miei più sinceri auguri.

Questa festa ci ricorda che un mondo migliore, in cui pace vince sull’odio e l’amore sulla sopraffazione del forte sul debole, è possibile. Ma ci ammonisce anche questo traguardo è difficile da raggiungere e passa attraverso la nostra capacità di farci carico dei problemi del mondo, almeno per la quota (la croce) che ciascuno di noi è in grado di portare.
Niente soluzioni magiche, insomma, ma una strada in salita e piena di sassi, su cui inciampare e cadere è più facile che rialzarsi. E spesso proprio chi ama di più e sceglie la via della pace è colui che soffre maggiormente, fino a dare la propria vita.
Ma oltre la fine della storia un sepolcro misteriosamente vuoto interroga le nostre speranze di un finale diverso. 


In omaggio alla tradizione culturale che ha reso celebre l'Italia nel mondo (ma che oggi in Italia non attraversa un bel periodo), ho pensato di corredare questo post con questa Crocefissione di Giotto che si trova nella Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

sabato 23 aprile 2011

Tre anni di misteri attorno al lago d’Orta


Tre anni fa, un po’ per caso, un po’ per seguire un’idea creativa che covava sotto le ceneri da molto tempo, nasceva il lago dei misteri.

Molte cose sono accadute da allora, buona parte delle quali impreviste.

Innanzitutto ho conosciuto, virtualmente e talora di persona, molte persone interessanti, con cui ho talora stabilito bei legami di amicizia.
Pur non essendo e non reputandomi uno scrittore (per potersi definire in questo modo occorre “mangiarne molta di polenta” per usare una frase, presumibilmente apocrifa ma efficace, di Vasco Rossi) ho avuto varie soddisfazioni dai racconti brevi e lunghi che ho scritto in questo periodo.
Questo post non vuole però fare il riassunto di questi tre anni, in cui non sono mancati anche momenti di crisi ed episodi negativi (anche recenti).

Vorrei invece ringraziare quanti hanno letto e apprezzato le cosette che ho scritto. Per chi scrive è sempre importante ascoltare i giudizi di chi legge. Quelli positivi ma anche quelli negativi, perché sono quelli che aiutano a crescere e migliorarsi. Anche, o forse soprattutto, se si scrive per passione.

Inoltre mi piace ricordare la collaborazione con Siamo in Onda,  il talk show del sabato sera di Puntoradio, iniziata nel 2008 poco dopo la nascita del Lago dei Misteri, che nel tempo è cresciuta. Oggi mi onoro di essere parte dello staff (volontario) di questo esperimento radiofonico unico nel suo genere.

Da gennaio di quest’anno la “bottega del mistero” la rubrica per cui scrivo i testi (con la collaborazione di Valentina, Fabio, Fulvio, Umberto, della Gabri e delle altre voci che si alternano ai microfoni) è diventato un appuntamento fisso settimanale all’interno del programma. Misteri, tradizioni, leggende e storie del territorio si confrontano sul tema della puntata con una canzone misteriosa, che diventa l’occasione per ripercorrere la storia della musica e non solo.

In questa stagione, inoltre, le “Storie di Siamo in Onda” sono diventate un elegante format, curato da Fulvio Julita e dallo staff di Siamo in Onda, che provvede a trasformare i testi scritti da numerosi autori in letture che possono essere (gratuitamente) scaricate anche in podcast da iTunes. C’è pure una classifica provvisoria, comunicata ieri dallo staff tramite Facebook  con queste parole: «Sapete quali sono i racconti più scaricati dal nostro podcast? Ve lo dico subito: al terzo posto c'è “Eva” di Irene Piana (360 download), al secondo “L'imperatore allo specchio” di Andrea Del Duca (463) e al numero uno... tataaaa... il capitano Fabio Giusti con “L'uomo del vento” (551).» E poiché la pubblicazione on line del “podcast” di questi racconti è piuttosto recente, c’è da ben sperare che questi dati aumentino. E se volete ascoltarle potete cliccare su questo link. 

Naturalmente, come i lettori più attenti ben sanno, quest’anno è accaduto un fatto che ha cambiato notevolmente questo blog. Il misterioso “Alfa dei Misteri” (“Alfonso Mistero” su Facebook) , comparso tra l’altro come personaggio di alcune storie  pubblicate su “il lago dei misteri” ha rivelato, in rapida successione, di essere (con il nome di Ottavio Errante) anche l’autore del blog http://pensieridiunerrante.blogspot.com  (con la relativa collaborazione con A6 Fanzine), per poi svelare in diretta a Siamo in Onda il suo vero nome. Anche i lettori occasionali possono scoprire da sé questo nome, sapendo che “L'imperatore allo specchio” è un mio racconto. 
Ai lettori attenti, invece, vorrei porre un quesito. Pensate che Alfa dei Misteri, in quanto personaggio, sia scomparso definitivamente? O pensate che prima o poi potrebbe tornare a fare la sua comparsa su questa pagine virtuali, magari in compagnia dei suoi amici, il Maestro, il Filosofo o, magari, la Villeggiante?
A voi la risposta…

E Buona Pasqua, naturalmente!

martedì 19 aprile 2011

Da qualche parte, sopra l’arcobaleno

“Da qualche parte sopra l'arcobaleno volano uccelli blu e i sogni che hai fatto, i sogni diventano davvero realtà. Un giorno esprimerò un desiderio su una stella cadente mi sveglierò quando le nuvole saranno lontane dietro di me, dove i problemi si fondono come gocce di limone.”

 
Sono le parole di "Over the Rainbow", conosciuta anche come  "Somewhere Over the Rainbow” una canzone che fu scritta per un film, a sua volta tratto da un romanzo.

Nel 1939 Victor Fleming diresse “Il mago di Oz” che secondo alcuni è il film più visto della storia. È tratto dal romanzo “Il meraviglioso mago di Oz” pubblicato da Frank Baum nel 1900. È un film musicale che vede una sedicenne Judy Garland interpretare il ruolo della piccola orfana Dorrit. Questa  bambina (nel romanzo) del Kansas viene trasportata da un tornado eccezionale, con tutta la casa e il suo cagnolino, in un fantastico paese. Qui incontra strane creature su cui comandano quattro streghe dai grandi poteri ed un misterioso mago che domina su una meravigliosa città di smeraldo...

domenica 17 aprile 2011

Arcobaleno e leggende



Affascinante e misterioso, fenomeno durevole ed insieme effimero, l’arcobaleno è stato sempre collegato alle divinità da molte culture del mondo.
Per i cinesi l’arcobaleno era una fessura nel cielo sigillata da una divinità con pietre di sette diversi colori. I Greci credevano fosse il sentiero percorso da un messaggero che gli dei inviavano agli uomini. Per i Vichinghi l’arcobaleno era invece un ponte, che collegava la dimora degli dei e la terra degli uomini. Per gli Indù è l’arco di Indra, il dio del fulmine e del tuono.

C’è anche una curiosa leggenda che lega l’arcobaleno ai folletti.
In particolare in Irlanda si crede che un particolare folletto irlandese (il leprechaun) nasconda il suo prezioso pentolone pieno d'oro proprio alla fine di un arcobaleno.

Questa luce multicolore è anche un simbolo di speranza, dopo l’oscurità e i pericoli della tempesta.
Secondo un antico racconto biblico, quando smise di piovere e le acque cominciarono a ritirarsi, Dio stesso pose il proprio arco sulla terra per suggellare la promessa di non inviare più il Diluvio sulla Terra.

L’arcobaleno è un po’ anche il simbolo della fantasia, del saper guardare oltre le nubi. Gianni Rodari l’ha descritto così:

“Dopo la pioggia viene il sereno,
brilla in cielo l'arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.”

Gianni Rodari (Omegna il 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980) nacque sul Lago d’Orta e in questi giorni ricorre il 21° anniversario della sua morte. per ricordarlo, la cittadina di Omegna alcuni anni fa ha realizzato il Parco della Fantasia. Su una piccola altura che sovrasta la città, nota come Monte Zuoli, sono stati realizzati i "Giardini della Torta in Cielo", dal titolo di un omonimo racconto di Rodari.

Vi sono degli spazi attrezzati per il pic nic e ogni piramide che ospita i tavoli è sormontata da un arcobaleno colorato. E nelle belle giornate occorre partire la mattina presto per assicurarsi un posto a tavola su quella collina da cui si ha una delle viste più belle sul lago d’Orta!
Una cosa curiosa, che collega il luogo alla speranza, è che nelle vicinanze vi sono alcuni massi con delle coppelle incise e delle rocce levigate. Secondo un’antica tradizione si tratta di “scivoli della fertilità” su cui le donne che non riuscivano a rimanere incinta si lasciavano scivolare nella speranza di concepire un figlio.
 
 
Tratto da La Bottega del Mistero a Siamo in Onda su Puntoradio del 16.04.2011.
La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 14 aprile 2011

L'arcobaleno a Siamo in Onda

Un’antica leggenda racconta che seguendo l’arcobaleno si può trovare, nel luogo da cui esso germoglia dalla terra, una pentola piena di monete d’oro, nascoste dagli Gnomi.

Secondo un antico racconto biblico, invece, fu Dio stesso a porre il suo arco sopra la terra, a sigillo del patto che aveva fatto con l’umanità. Non ci sarebbe stato un altro Diluvio, dopo quello che aveva quasi sterminato gli esseri umani.

E ogni volta che le nubi si aprono l’arcobaleno splende davanti ai nostri occhi, portando il ricordo di quell’antica promessa e la speranza che dopo ogni momento difficile possano venire tempi migliori.


C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può portarvi  un arcobaleno di musica e allegria. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 16 affronta proprio il tema: ARCOBALENO.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

In fondo all’arcobaleno avete trovato una pentola piena di monete d’oro. Come le spendereste?



martedì 12 aprile 2011

Bisanzio

Nel 1967 un cantautore modenese praticamente sconosciuto, di nome Francesco Guccini, pubblica l'LP “Folk beat n. 1”. L’album contiene alcune canzoni già note per essere state cantate precedentemente dall’Equipe 84 (“Auschwitz” e “L'antisociale”) e dai Nomadi (“Noi non ci saremo”) oltre ad altre inedite, come “L'atomica cinese” e “In morte di S.F.”  
Quest’ultima canzone era stata scritta sull’onda dell’emozione provocata dalla notizia della morte di una cara amica della Equipe 84, che era stata comunicata alla band mentre stava per salire sul palco davanti a circa cinquantamila persone.

Poiché  Guccini aveva scritto i primi pezzi quando non era ancora iscritto alla SIAE, essi erano stati depositati da altri autori. La pubblicazione di “Folk beat n. 1”, se da un lato ebbe scarso successo commerciale, valse a Guccini la prima apparizione televisiva. 

domenica 10 aprile 2011

Storia di un mago, matematico e astrologo


Nel 1501 a Pavia una donna di 36 anni partorì un bambino. Chiara Micheria, così si chiamava, si era trasferita a Pavia da Milano per nascondere la sua gravidanza, fingendo di essere la governante di un suo padrino. Era infatti vedova e non si era risposata.

Il padre del bambino, a cui fu messo il nome di Girolamo, era Fazio Cardano, un medico e giureconsulto di 56 anni, originario di Cardano di Gallarate, appassionato di matematica e amico di Leonardo Da Vinci. Fazio indossava sempre un vestito rosso e un mantello nero. Aveva fama di mago e di alchimista, anche per la sua amicizia con un fabbro milanese, Galeazzo Rossi, che sapeva forgiare un acciaio straordinario che nessuno riusciva ad eguagliare.

venerdì 8 aprile 2011

“365 Storie Cattive” a Stresa il 16 aprile


Sabato 16 aprile 2011, ore 21
Distretto dei Laghi, corso Italia nr.18


Presentazione dell’antologia promossa e curata da Paolo Franchini, scrittore varesino, che contiene 365 storie cattive da 365 parole (al massimo) ciascuna. Scrittori già noti e affermati, giornalisti, esordienti e perfetti sconosciuti per un fine totalmente benefico: l’intero ricavato di questa antologia nera sarà devoluto ad A.I.S.EA Onlus, l’associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante (meno di 500 casi nel mondo, di cui 40 in Italia), malattia di cui è affetto Lorenzo, il nipote di Paolo Franchini.

giovedì 7 aprile 2011

La formula di Siamo in Onda

 
“Anal nathrakh,
urth vas bethud, 
dokhjel djenve”
Formula usata da Merlino 
nel  film Excalibur, 1981


 
 
 
Ci sono formule per calcolare la posizione degli astri.

Ci sono formule per risolvere le equazioni.

Ci sono formule per produrre incantesimi.

Ci sono persone che conoscono tutte queste formule.


Ma c’è una sola trasmissione radiofonica che contiene la formula del divertimento intelligente: è Siamo in oOnda, su Puntoradio, che sabato 9 affronterà il tema FORMULE.

C’è anche una domanda posta agli ascoltatori: 

Qual'è la vostra personale formula della felicità?

mercoledì 6 aprile 2011

Restauri ad Ameno

Diocesi di Novara
Parrocchia di Maria Vergine Assunta in Ameno
Soprintendenza ai Beni storici artistici e etnoantropologici del Piemonte
Comune di Ameno
Associazione storica Cusius

presentano

l’inaugurazione dei restauri effettuati, anche grazie al generoso contributo di alcuni sponsor,
nella Parrocchiale e negli oratori di S. Bernardino e del SS. Crocifisso

Sabato 16 aprile 2011, alle ore 15
presso lo spazio museale del Comune di Ameno



Programma:

Saluto del Sindaco, del Parroco e del Direttore dell’ufficio Beni culturali della Diocesi di Novara

Fiorella Mattioli Carcano, storico del Cristianesimo, presidente Associazione storica Cusius
Il culto mariano e il culto dei santi in Ameno

Valeria Moratti, Soprintendenza ai Beni storici artistici e etnoantropologici del Piemonte-
Tiziano Villa, restauratore
I restauri del coro e della prima campata della Parrocchiale

Federico Barberi, restauratore –
Paolo Colombo, architetto
Il restauro dell’affresco nel coro di S. Bernardino e i problemi inerenti al recupero dell’edificio

Valeria Moratti - Maurizio
Guidotti Sottini, restauratore
Il restauro della chiesa del Crocifisso

Visita ai tre luoghi restaurati


Seguirà rinfresco

martedì 5 aprile 2011

Lo spettacolo deve continuare



“Lo spettacolo deve continuare. Mi si spezza il cuore. Il trucco si sta sciogliendo, ma io continuo a sorridere. Non mi arrenderò mai. Lo spettacolo deve continuare.” 
Il palcoscenico è una grande finzione, un trucco che vede complice lo spettatore, che dimentica di trovarsi davanti ad un palco con degli attori e s’immerge nella storia, sia essa recitata o cantata. E il trucco, o la maschera, dell’attore è solo una parte di questa finzione. Che può essere molto dolorosa per chi sta sul palco.
Il 14 ottobre 1991 veniva pubblicato “Innuendo” l’ultimo album dei Queen nella formazione storica, consolidatasi nel 1971 con l’entrata nel gruppo del bassista John Deacon, accanto ai fondatori Freddy Mercury, Brian May e Roger Taylor.

lunedì 4 aprile 2011

PREMIO LETTERARIO ANNUALE “SARA SANNA”

BANDO DI CONCORSO

L’Amministrazione Comunale con il patrocinio della Provincia di Varese bandisce la prima edizione del Premio Letterario “Sara Sanna”.

Tema del Premio

Il tema del Premio consiste nella creazione di un racconto inedito (ovvero mai veicolato attraverso internet, non pubblicato in un volume o sulle pagine di un giornale, né su upporto digitale).
L’argomento di questa edizione è “Frammenti di luce”



Modalità di partecipazione

La partecipazione al Premio è totalmente gratuita e aperta agli alunni della Scuola Media Superiore e comunque di età compresa tra i 14 e i 20 anni.
Ogni autore può partecipare con una sola opera.
Le produzioni devono consistere in un testo scritto redatto in italiano, che si
connoti come racconto, della lunghezza massima di circa 6.000 battute, spazi inclusi.


Modalità di presentazione degli elaborati

I testi devono essere realizzati al computer in formato word corpo 12, colore nero e devono essere consegnati o spediti esclusivamente stampati su carta entro le ore 12.00 del giorno 16 maggio 2011.
Per le opere inviate a mezzo posta fa fede la data del timbro postale.
I racconti, corredati dal titolo, dovranno essere inviati in unica copia, anonimi.
In una seconda busta verranno indicati: titolo dell’opera, nome e cognome dell’autore, indirizzo, c.a.p., città, provincia e recapito telefonico, fax e/o e-mail.
All’esterno della busta deve essere indicato solo il titolo dell’opera.
Per gli autori minorenni, è necessaria la firma autorizzazione dei genitori o di chi esercita la patria potestà.
Le opere e la busta con i dati dell’autore devono essere racchiuse nella busta d’invio e inviate o consegnate personalmente al seguente indirizzo:

Segreteria del Comune di Golasecca
Premio Letterario “Sara Sanna”
Piazza Libertà, 3
21010 Golasecca (VA)


Composizione della giuria

La giuria è composta da 5 membri scelti tra insegnanti, autori e/o esperti del settore.

Premi

Al vincitore sarà assegnato un premio pari a € 300,00.
La proclamazione Ufficiale del vincitore e la cerimonia pubblica di premiazione si svolgeranno in data 18 giugno 2011 presso la Sede Polifunzionale per Attività Culturali – Piazza Libertà n.3 , Golasecca.
La graduatoria sarà pubblicata sul sito internet del Comune di Golasecca.


Trattamento dati personali

Ai sensi del D.Lgs. 196/2003 si dichiara che il trattamento dei dati personali dei partecipanti al concorso è finalizzato esclusivamente alla gestione del premio stesso e all’invio agli interessanti dei bandi degli anni successivi.

Informazioni

Il presente bando e il regolamento completo del concorso sono disponibili sul
sito internet del Comune di Golasecca www.comune.golasecca.va.it

Ulteriori informazioni possono essere richieste alla Segreteria del concorso:
tel. 0331-958850 – mail: segreteria@comune.golasecca.va.it


Golasecca, 23 marzo 2011.

domenica 3 aprile 2011

Antichi trucchi




“Resta di stucco… è un barbatrucco!” dicono i tenerissimi Barbapapà.
“È immorale che i pollastri si tengano i loro soldi”, gli risponde cinicamente un giocatore molto meno tenero ma sicuramente parimenti esperto in fatto di trucchi che porta l’esplicito nome di Jack Cinqueassi.
Insomma, i trucchi sono ovunque. E del resto attorno ad uno dei trucchi più famosi della storia è nata la prima letteratura europea.
Omero racconta di come i Greci, per conquistare la città di Troia, che assediavano vanamente da dieci lunghissimi anni, decisero di costruire, su consiglio dell’astuto Ulisse, un grande cavallo di legno e di lasciarlo davanti alla città prima di levare le tende. Un disertore greco, catturato dai Troiani, rivelò inoltre che il cavallo era un sacrificio agli dei e che avrebbe reso inespugnabile la città, se solo fosse stato portato al suo interno. I Troiani, contenti, portarono il cavallo dentro le mura, ma quella notte i Greci uscirono dal ventre vuoto del cavallo di legno e aprirono le porte ai compagni. Che sciamarono all’interno e distrussero la città fino alle fondamenta.
Quello del cavallo di Troia forse non fu il primo, ma certamente non fu l’ultimo trucco utilizzato nelle guerre.

venerdì 1 aprile 2011

Un fossile vivente nel Lago d’Orta


È di ieri la notizia, riportata su molti quotidiani, di una straordinaria scoperta scientifica effettuata nel lago d’Orta. Un pescatore di profondità ha visto abboccare al suo amo un pesce mai visto prima.
Incuriosito, ha contattato  l’istituto ittico di Verbania ottenendo una risposta a dir poco sorprendente.

giovedì 31 marzo 2011

I trucchi di Siamo in Onda


“Venghino signori venghino.
Non c’è trucco non c’è inganno.
Più gente entra più bestie si vedono.”


Chi non è rimasto a bocca aperta osservando le mani abili del mago creare illusioni, estraendo nastri e conigli dal cappello?
E non ha riso e pianto guardando la maschera inquietante del clown nascosta da un trucco che modifica i lineamenti?
E quante volte avete pensato di essere vittima dell’abile trucco di qualcuno?

C’è però una sola trasmissione radiofonica che si mette il trucco ogni sabato sera per offrirvi tre ore di divertimento senza trucchi: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio. Sabato 2 aprile, la trasmissione verterà sul tema: TRUCCHI.


Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:

Abracadabra: cosa vorreste far sparire?


mercoledì 30 marzo 2011

Scarpe scamosciate blu

Ci sono canzoni o libri che paiono essere scritti nel destino. E il destino bussò più volte alla porta di Carl Perkins. Carl Lee Perkins era nato a Tiptonville, Tennessee, il 9 aprile 1932, ma la famiglia si era trasferita subito nella Lake County, una zona di coltivazione di cotone. La famiglia di Carl era l’unica di bianchi in un paese abitato solo da neri. E quando Uncle John, gli regalò una chitarra insegnandogli i primi accordi Carl cominciò a suonare il blues rurale nero.
Il secondo appuntamento col destino avvenne alla fine del 1955, quando un amico gli parlò di un altro nero. Si trattava in questo caso del ricordo di un aviatore incontrato durante il servizio militare in Germania. Per fare dell’umorismo egli si riferiva alle sue scarpe regolamentari chiamandole le sue "scarpe di camoscio blu". L’amico propose a Perkins di scriverci sopra una canzone, ma il cantante rifiutò, dicendo “come posso scrivere una canzone su delle scarpe?”
Poche sere dopo, il 4 dicembre 1955 mentre stava suonando al Jackson club Perkins notò una coppia che stava ballando vicino al palco. Il ragazzo, un tipo coi capelli pieni di brillantina, continuava ad urlare ad alta voce alla sua dama: "Non calpestare le mie scamosciate!"
Perkins guardò dal palco e vide che il tizio indossava esattamente delle scarpe scamosciate di colore blu. Quella notte, colpito dal fatto che un tizio che aveva accanto una ragazza così carina non riuscisse a pensare ad altro che alle proprie scarpe, Perkins non riusciva a prendere sonno. Così si alzò e cominciò a scrivere la canzone. La mattina entrò in una cabina telefonica per cantarla via telefono a Sam Phillips, il geniale produttore della Sun che aveva già lanciato Elvis Presley, Roy Orbison, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash.
La canzone uscì il 1 gennaio 1956. Due mesi dopo il pezzo era primo nelle classifiche rhythm’n’blues, in quelle country e in quelle pop, vendendo oltre un milione di dischi. Una cosa che non si era mai vista prima. La strada del successo sembrava trionfale, fino a che il destino non tornò a bussare, il 23 marzo 1956.
Quel giorno, poco dopo l’alba, mentre erano diretti in auto a New York per partecipare ad uno show televisivo Perkins e i suoi fratelli andarono a sbattere contro un autocarro carambolando dentro una pozza d’acqua. L’autista dell’autocarro morì nell’incidente, mentre i musicisti riportarono varie fratture. Perkins fu salvato dall’annegamento, ma rimase incosciente per un giorno intero. Quando rientrò dalla convalescenza, Perkins si convinse che il momento magico era già alla fine. Le altre sue canzoni non riuscivano a raggiungere il successo di quella straordinaria hit. Ne seguì una rapida discesa agli inferi per il musicista, con la bottiglia che lo trascinava sempre più a fondo.
Nel 1960 Elvis Presley incise una cover del pezzo, che aveva già interpretato in vari show televisivi fin dal 1956, contribuendo a farlo conoscere, riscuotendo un enorme successo e confermando la straordinaria potenza di questa canzone trascinante. Presley aveva deciso di incidere il brano anche per aiutare Perkins a risollevarsi grazie ai diritti che gli sarebbero spettati come autore.
Non fu però il denaro ad aiutare il musicista. Nel 1963 quattro ragazzi di Liverpool decisero di incidere alcuni brani scritti da Perkins che li avevano particolarmente ispirati nella loro formazione musicale. L’omaggio dei Beatles fece ritrovare a Perkins la voglia di suonare e scrivere. Continuò a farlo fino al 19 gennaio 1998, quando si spense per un cancro alla gola.
Elvis Presley l’aveva preceduto. Il 16 agosto 1977 era stato trovato morto nel bagno della sua villa a Graceland. Le cause della morte sono state a lungo al centro di ipotesi stravaganti e misteriose
Secondo alcuni Elvis in realtà non sarebbe morto, ma si sarebbe volontariamente allontanato dopo un’abile messa in scena. Ancora oggi decine di sedicenti ricercatori e associazioni elencano i numerosi possibili avvistamenti di Elvis, mentre circolano le teorie più inverosimili su di lui. Tra le più originali citiamo quelle che parlano di un suo inserimento nel programma di protezione dei testimoni da parte del FBI; di un suo ruolo nell’omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy; e persino quella di un’origine aliena del cantante.

Blue Suede Shoes, Elvis Presley

lunedì 28 marzo 2011

Ai piedi dell’umanità




"Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe" recita un antico proverbio dei nativi americani. “Scarpe grosse, cervello fino” gli fa eco un proverbio nostrano. Mentre Luciana Litizzetto raccomanda: “Ma quali rose rosse, per conquistare le donne occorrono mazzi di scarpe!”
Comodità, valore simbolico e moda coesistono in questi accessori così preziosi (e spesso costosi). Ma quando sono nate le scarpe?
Per lungo tempo l’umanità camminò a piedi scalzi. Laetoli, una località situata 45 km a sud della gola di Olduvai in Tanzania, è un sito preistorico di grande importanza, per la scoperta di impronte fossili di ominidi bipedi. Sulla soffice cenere eruttata da un vulcano 3,7 milioni di anni camminarono lasciando le loro impronte delle creature appartenenti ad una razza che i paleontologi hanno denominata Australopithecus afarensis. La pioggia caduta subito dopo all'eruzione favorì la cementificazione della cenere, che nel tempo si è trasformata in uno strato di roccia tufacea.

Le tracce vanno tutte nella stessa direzione, spesso sovrapponendosi. È stato ipotizzato che facessero parte tutti della stesso gruppo famigliare.
Dalla lunghezza delle impronte e dalla distanza è stato possibile calcolare che si trattasse di due individui adulti e un piccolo. Si tratta delle prime tracce lasciate da una famiglia di nostri progenitori. E tutti camminavano a piedi nudi.

Scarpe sono però state trovate nelle tombe egiziane, conservate grazie al clima arido del deserto. Normalmente, infatti, essendo realizzate in materiale organico (pelle, tessuto, legno, ecc) normalmente nelle sepolture le calzature si dissolvono, lasciando solo raramente delle tracce.
In ogni caso nell’antico Egitto le persone generalmente giravano a piedi nudi. I ricchi si facevano accompagnare da un servo che trasportava i sandali che avrebbero indossato al momento di entrare in casa dei loro ospiti. Alla corte del Faraone esisteva addirittura un incarico specifico, quello di “porta-sandali del re”. Le donne in ogni caso, pare non portassero mai le scarpe.

In Egitto quanto meno non avevano il problema del freddo. In Europa le scarpe erano certamente più diffuse, soprattutto d’inverno, per prevenire il rischio di congelamento.
Una scoperta eccezionale ha consentito di ritrovare un esempio reale di scarpe in uso sulle montagne all’incirca 3300 anni prima di Cristo. Nel 1991 nell’alta Val Senales, fu rinvenuto un cadavere mummificato immerso nel ghiaccio. Le straordinarie condizioni ambientali hanno permesso la conservazione non solo dei tessuti molli del corpo, ma anche di buona parte del vestiario. Tra le altre cose c’erano anche dei resti che sono risultati essere delle vere scarpe, indossate da un antico montanaro.

Erano scarpe adatte ad affrontare il freddo della montagna.
La suola era in pelle d’orso, con il pelo rivolto all’interno. Sul bordo c’era una stringa di cuoio che teneva ferma una rete realizzata intrecciando corde realizzate con le fibra del tiglio. All’internoi della rete veniva messa della paglia secca per tenere caldo il piede (un sistema utilizzato in Russia durante la guerra dai soldati russi). Sopra la rete c’era una tomaia in pelle di lupo, cucita alla suola. Una stringa di pelle applicata di traverso sotto la suola permetteva un’ottima tenuta sul terreno di montagna. Qualche difficoltà c’era in caso di pioggia o neve, invece, perché non erano scarpe a tenuta impermeabile.

Del resto anche molte delle nostre scarpe, in caso di pioggia o neve, s’inzupperebbero d’acqua.
Effettivamente l’uomo del Similaun, come è chiamato (è esposto a Bolzano nel museo archeologico), morì tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate. E il fatto che sia stato vittima di un omicidio (all’interno del corpo si trova una punta di freccia) fa supporre che il nevaio in cui venne trovato sia stato il suo ultimo rifugio, al termine di una disperata fuga.


Da La bottega del mistero di Siamo in onda su Puntoradio

foto Marta Rizzato

domenica 27 marzo 2011

Misteri nei musei del Cusio


Quanti misteri si nascondono nei musei?
Quanti segreti si celano in un bicchiere d'acqua?

Se volete scoprirlo vi segnalo questa iniziativa.

Domenica 27 marzo 2011
San Maurizio d`Opaglio

Dalle ore 15.00 alle ore 17.30 Museo del Rubinetto e della sua tecnologia a San Maurizio d'Opaglio

SCOPERTE IN UN BICCHIER D`ACQUA


Giornata al museo giocando con i pannelli didattici dedicati al mondo dell`acqua e del suo utilizzo. Tanti esperimenti e giochi per scoprire divertendosi le caratteristiche e le proprietà dell`acqua

Ore 17.30 - TEATRO DEGLI SCALPELLINI

QUI IL SATELLITE NON PASSA

Con: Franco Acquaviva e Domenico Brioschi

Testo e regia: Franco Acquaviva

Coproduzione Teatro delle Selve e La Finestra sul Lago

PEZZI DA ECOMUSEO

Con: Domenico Brioschi

Testo e regia: Domenico Brioschi

Seguirà aperitivo con prodotti locali.

Ingresso e partecipazione alle iniziative gratuiti

PER INFO: 032389622, www.lagodorta.net

giovedì 24 marzo 2011

Le scarpe di Siamo in Onda



"Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe". proverbio indiano

Ma quali rose rosse, per conquistare le donne occorrerebbero mazzi di scarpe secondo Luciana Litizzetto. Prendete nota, uomini…

Ma se volete sapere tutto delle scarpe non dovete perdere Puntoradio. Perché c’è solo una trasmissione radiofonica a cui nessuno riesce a fare le scarpe: è Siamo in Onda, che sabato 26 avrà come tema proprio le SCARPE.

Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:
Giudicate una persona dalle scarpe che indossa? E cosa racconterebbero di voi le vostre scarpe?

venerdì 18 marzo 2011

Se Jonah incontra la Fenice


Vi ricordate di Jonah Martini? Ne avevo parlato in questo post recensendo la storia “In nomine patris” ambientata sul lago d’Orta.
Ebbene, pochi giorni fa è uscita la seconda avventura di questo intrigante ex prete diventato agente speciale del Vaticano per venire a capo di misteri che sconfinano nel miracoloso.

Per gli appassionati domani ci sarà un’occasione impedibile per incontrare lo sceneggiatore Alex Crippa, ideatore di Jonah. L’Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone organizza infatti (a Pettenasco, in via Fara 7/a, alle ore 16) l’evento “Lago motore di storie” in cui si incontreranno da un lato lo sceneggiatore lecchese, che parlerà della genesi del suo personaggio e degli sviluppi successivi; dall’altro saranno presenti i Menestrelli di Jorvik che presenteranno Arabica Fenice e alcuni racconti inediti ispirati al Lago d’Orta, scritti appositamente per l’occasione.

Quando ci sono di mezzo i Menestrelli non è mai possibile dire cosa succederà esattamente. Di certo ne vedremo, e ne ascolteremo, delle belle!

Per maggiori informazioni sull'evento vi rimando a questo link.

giovedì 17 marzo 2011

W l’Italia!



In questa giornata dedicata ai 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, diventata data simbolo del lungo processo che portò alla nascita dell’Italia come nazione europea, ho voluto cercare alcune storie che fossero motivazioni non retoriche per festeggiare anche su questo blog.
Non si tratta, ci tengo a precisarlo, delle motivazioni più importanti o degne di nota, ma di alcune storie,  spunti personali che mi piace ricordare. E la loro importanza sta solo nel fatto di essere alcune delle moltissime storie che avrei potuto prendere, perché in fondo quello che conta è ricordare che quando parliamo della storia dell’Italia parliamo della nostra storia, nel bene e nel male, con le sue luci e le sue ombre, gli slanci appassionati e le contraddizioni.

Devo la prima storia a Vittorio, un mio amico e parente (il suo bisnonno e il mio trisavolo erano fratelli), che ha pubblicato una “Una storia di briganti e di bovari per l’annessione plebiscitaria dello Stato Pontificio” su http://www.setino.it/incontri-11.htm
Vi consiglio di leggerla, perché è una storia antica, ma vera, che si svolge tra paludi e briganti, coi quali i due fratelli (il mio trisavolo è quello che si esibisce, suo malgrado, nella prova di forza con l’asino) devono trovare un modus vivendi, così come con la malaria e i tanti guai di chi viveva in una zona bellissima, ma difficile.

La seconda storia  si lega alla figura di un lombardo per metà cusiano che si trovò a vivere un’incredibile avventura da “agente segreto di Cavour” nelle prime fasi della seconda guerra d’Indipendenza. Innocente Decio, questo il suo nome, svolse infatti una delicata missione per portare armi ai patrioti lombardi che a quei tempi complottavano per liberare la loro patria dagli austriaci.
È bene ricordare, per inciso, che l’illuminato governo austriaco cui talora si fa riferimento oggi, fu illuminato sì, ma nel Settecento. Nell’Ottocento, dopo che i Francesi di Napoleone avevano esportato in tutta Europa, Italia compresa, le idee della Rivoluzione il governo straniero del Lombardo Veneto divenne un ottuso e dispotico regime poliziesco che discriminava e guardava con sospetto i sudditi Italiani.
Ad ogni modo, di Innocente Decio parlerò domani sera (18 marzo) in una conferenza a Robecco sul Naviglio, presso il municipio, alle ore 21. Se abitate da quelle parti sarà l’occasione per incontrarci. Con Innocente Decio ricorderò anche la figura del figlio, Giulio Decio, che fu Ispettore Onorario alle antichità per la Riviera di San Giulio. Egli si adoperò per tutta la vita per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale della patria, portando alla luce le necropoli dell’età del Ferro di Ameno e segnalando moltissimi altri ritrovamenti sul Lago d’Orta (e non solo) che senza la sua opera sarebbero andati persi per sempre.

La terza storia è quella della bandiera Nazionale Italiana. Essa fu istituita la prima volta (a testimonianza di quanto lungo e sofferto fu il processo di unificazione) dal Senato provvisorio di Bologna il 18 ottobre 1796, in un documento in cui si legge: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso."
Essa era stata ideata da due studenti dell'Università di Bologna, Luigi Zamboni di Bologna e Giambattista De Rolandis di Castell'Alfero (Asti), che nell'autunno del 1794, ispirandosi alla bandiera della Rivoluzione Francese, avevano unito il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza per significare “Giustizia Eguaglianza Libertà”. Con questa bandiera sognavano di dare nuovamente l’indipendenza alla città di Bologna, liberandola dall’occupazione da parte dello Stato Pontificio, e accendere così la miccia della riscossa nazionale. Scoperti, furono arrestati, crudelmente torturati e uccisi. Avevano entrambi poco più di vent’anni.
L’adozione formale del tricolore si deve però a Giuseppe Compagnoni. Questo “padre del tricolore” fu un personaggio che ebbe una davvero una vicenda singolare. Nato nel 1776 aveva indossato l’abito talare e, come componente del Tribunale dell’Inquisizione nel 1791 aveva accusato di negromanzia il celebre e misterioso conte di Cagliostro, un mago, alchimista, massone, guaritore e imbroglione che ebbe grande fama nel Settecento. Accusato di eresia il conte fu rinchiuso in un’angusta cella della fortezza di San Leo, dalla cui minuscola finestra poteva godere della vista della sola chiesa di fronte. Mentre Cagliostro languiva dolorosamente in quel carcere (morì nel 1795), per protesta contro le torture inferte dal Tribunale dell'Inquisizione ai detenuti (tra i quali c’erano anche De Rolandis e Zamboni), Compagnoni abiurava (1794) i voti sacerdotali e abbracciava le idee illuministe. Con l’arrivo delle truppe francesi aderì alla repubblica Cispadana di cui fu deputato. Su sua proposta il tricolore divenne la bandiera della Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797.

Per parlare di queste e di altre storie sarò in piazza a Novara, con lo staff di Siamo in Onda, sabato 19 dalle 21 alle 24. Vi consiglio di monitorare il blog di Siamo in Onda e il sito di Puntoradio per avere maggiori informazioni sul programma completo di questa lunga diretta radiofonica novarese che celebrerà i 150 anni dell’Unità d’Italia.

mercoledì 16 marzo 2011

Effetto Apple per Siamo in Onda

Poi ti capita di aprire la posta e trovare la mail di un amico, che dice più o meno questo:

«Condivido con voi gli sviluppi della mail di qualche giorno fa del responsabile Podcast Europa di Apple. Da ieri le Storie di Siamo In Onda sono nella prima pagina dei Podcast di Apple, non più tra le novità degne di nota ma tra gli Impedibili. Insomma, siamo tra Beppe Grillo e Luciana Littizzetto! Il primo effetto è stato un picco di scaricamenti delle Storie nella sola giornata di ieri: 124 download in 24 ore!»

Merito senza dubbio di Fulvio Julita e della squadra di Siamo in Onda  che lavora per tradurre i racconti scritti dagli autori in brani ascoltabili alla radio e scaricabili da internet. E questa mi sembra l’occasione per ringraziare lui e gli altri (lettori, tecnici, ecc.) pubblicamente.


PS
Se cercate una mia storia tra quelle finora pubblicate, ad oggi trovate “il re del labirinto” , racconto trasmesso il 6 novembre 2010.

martedì 15 marzo 2011

Il menestrello ed il bandito



Nel 1970 Fabrizio De André pubblica il suo quarto album dal titolo “La buona novella”. Si tratta di un concept album in cui tutte le canzoni ruotano attorno a temi evangelici. L’album nasce da un’idea del paroliere Roberto Dané, ispirato alla lettura dei Vangeli apocrifi (in particolare, del “Protovangelo di Giacomo” e del “Vangelo arabo dell'infanzia”).
I Vangeli apocrifi sono una serie di testi che parlano della vita di Gesù, presentando spesso un carattere magico-fiabesco. Inoltre sono caratterizzati da una conoscenza molto approssimativa degli usi e costumi giudaici e spesso contengono errori di natura storica o geografica che li rendono documenti di scarso il valore storico. Per questi e altri motivi sono esclusi dal canone della Bibbia e non vengono letti durante le celebrazioni cristiane. Solo una parte dei vangeli apocrifi, tuttavia, è stata dichiarata eretica.

Altri, in particolare i vangeli apocrifi dell'infanzia hanno costituito una ricca fonte di ispirazione per molte raffigurazioni artistiche anche all’interno delle chiese, come per molte tradizioni consolidate.
Così, ad esempio, la tradizione del bue e dell’asinello nella grotta di Betlemme deriva dal “Vangelo dello pseudo-Matteo”; mentre il nome dei tre re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre deriva dal “Vangelo armeno dell'infanzia”. Il “Protovangelo di Giacomo” narra invece della nascita miracolosa di Maria, della sua infanzia al tempio di Gerusalemme e del matrimonio miracoloso con Giuseppe. Tutti elementi non presenti nei vangeli canonici.

Nel 1970 Fabrizio De André pubblica anche un 45 giri, “Il pescatore”/”Marcia nuziale”. La canzone del lato A, pur non essendo direttamente collegata al concept album “La buona novella” presenta elementi di vicinanza ideale. Un vecchio pescatore sta dormendo sulla spiaggia, quando viene svegliato da un assassino in fuga. Il vecchio, senza chiedere nulla, versa il vino e spezza il pane a chi dice di avere sete e fame. Semplici gesti, che dicono molto della visione della vita del cantautore genovese. Più tardi, invece lo stesso pescatore negherà con un sonno profondo ogni informazione ai gendarmi.
Il decennio successivo porterà De André ad avere effettivamente a che fare con banditi e gendarmi. Mentre gli ambienti della sinistra extraparlamentare criticavano duramente il cantante “borghese” De André, i servizi segreti lo spiarono per circa un decennio, sospettandolo di essere un simpatizzante delle Brigate Rosse. Anche l’acquisto di un terreno in Gallura da parte della sua compagna, Dori Grezzi, fu interpretato come il possibile indizio della creazione di un campo di addestramento per i terroristi.

Sempre in Sardegna De André ebbe modo, suo malgrado, di incontrare dei veri banditi. La sera del 27 agosto 1979, il cantante e la sua compagna furono rapiti dall'anonima sequestri sarda.
Vennero tenuti prigionieri per quattro mesi sulle montagne di Pattada, e liberati solo dietro il pagamento del riscatto. Al processo De André, coerentemente a quanto spesso aveva cantato, perdonò i suoi carcerieri, che in fondo erano degli emarginati, ma non i mandanti che erano invece persone economicamente agiate.

A proposito di pane e fornai, il brano “il Pescatore” fu riarrangiato dalla PFM (Premiata Forneria Marconi) nel 1979.
Si tratta di una versione eseguita anche in occasione del concerto svoltosi nel 2000, ad un anno dalla morte di De Andrè, al Teatro Carlo Felice di Genova. Vi presero parte molti nomi noti della musica italiana e ne fu tratto un CD i cui proventi sono stati destinati a progetti per l’infanzia avviati dalla Fondazione Fabrizio De André.

Fabrizio De André, il Pescatore.

Tratto da "la bottega del mistero" a Siamo in Onda su Puntoradio del 12.03.2011

lunedì 14 marzo 2011

Mistero sul Lago d’Orta


Forse la cosa vi sorprenderà, ma non sono un fan della trasmissione “Mistero” di Italia 1. Vedere sprazzi di realtà annegati in un racconto che ha un formato pseudo scientifico mi annoia parecchio e mi irrita altrettanto.

La settimana scorsa, tuttavia, "Mistero" è venuto sul lago d’Orta con un servizio dedicato ai draghi. Così non ho potuto, per dovere professionale, diciamo così, non vedere il video, che trovate a questo link 

Evidentemente non ha senso entrare nel merito delle affermazioni di un servizio costruito sulla filosofia “a noi piace pensare che…”, tuttavia, visto che si parla del lago d’Orta e di San Giulio, vorrei  soffermarmi su alcune affermazioni un po’ troppo fantasiose.

Il “drago” del lago d’Orta. Secondo la tradizione sull’isola esistevano molti draghi, non uno solo. E nelle raffigurazioni sono presentati più come grossi serpenti che come mostri immensi.

San Giulio santo e “guerriero”. Da quanto sappiamo, san Giulio (che secondo la tradizione venne sul Lago d’Orta alla fine del IV secolo), non era un guerriero, ma piuttosto un esorcista, oltre che un valente costruttore di chiese. Il suo compito era quello di distruggere i luoghi di culto pagani e costruire al loro posto delle chiese cristiane.

La vertebra del drago. Nella Sacristia della Basilica sta appeso un osso arrivato chissà come sull’isola. Secondo alcuni sarebbe stato rinvenuto nel “Bus de l’orchera” una piccola grotta sulla penisola di Orta. Così ne parla il Cotta, che scrive alla fine del Seicento: «Tra i progenitori di quella razza pensano alcuni che si ritrovassero bestie di corporatura uguale ad un uomo, e ne deducono l’argomento dalla proporzione di un osso (questo è un nodo del dorso) il quale appeso al cielo della sagrestia, si mostra a’ creduli curiosi, con asserirglielo avanzo di quei brutti animali.»
Secondo uno studio pubblicato nel 2007 su Antiquarium medionovarese si tratta di una vertebra di Balenottera comune del Mediterraneo. Un individuo giovane, probabilmente spiaggiatosi, e macellato, come risulta dalle tracce lasciate sull’osso. Anche le dimensioni sono ridotte (circa 25 x 30 cm), non certo il metro di cui si parla nel servizio.

I legami con il Loch Ness. Ad un certo punto nel servizio si dice che il lago di Santa Croce (ma il discorso varrebbe anche per il lago d’Orta) avrebbe un legame con il famoso Loch Ness per essersi formato alla fine dell’era glaciale. Caratteristica questa condivisa con migliaia di altri laghi di origine glaciale, peraltro…

I pescatori del lago d’Orta giurano di aver visto affiorare qualcosa dal lago. Sebbene i pescatori non siano, notoriamente, tra i testimoni più attendibili quando si tratta di cose venute fuori dall'acqua (soprattutto dopo qualche bicchierino)  vorrei aggiungere in questo caso  la testimonianza di Caronte, evidentemente sfuggita alla redazione di Mistero.

Più in generale, se avete interesse ad approfondire la questione dei draghi del lago d’Orta, vi rimando ad una serie di post scritti tempo addietro.

L’aspetto a mio avviso più inquietante del servizio, però, è ciò che non viene detto. Il Lago di Santa Croce è sbarrato da una diga, costruita nel 1913, da una società successivamente acquisita dalla SADE. La stessa, per intenderci, che costruì la diga del Vajont.

Forse, piuttosto che attribuire i tremori ai draghi, sarebbe meglio cercare di capire, con una certa urgenza, cosa stia succedendo esattamente nelle profondità della terra, sotto quel lago…

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.