mercoledì 9 settembre 2015

Living waters: per ricordare e progettare



Venerdì 18 settembre dalle 9.00 alle 16.30 a Pettenasco (No), sul Lago d'Orta, si tiene la conferenza "Living Waters", dedicata ai venticinque anni di bonifica del Lago d'Orta.


L'incontro, gratuito e aperto al pubblico, prevede al mattino contributi di relatori di fama internazionale, dedicati al valore dell'intervento di bonifica e alle nuove prospettive da raggiungere.


Nel pomeriggio si terrà invece una crociera sul lago, per osservare direttamente i luoghi coinvolti nelle azioni di recupero e le possibili nuove salvaguardie.



Giovedì 17 settembre alle ore 21 verranno inaugurati i lavori congressuali con lo spettacolo teatrale gratuito di Domenico Brioschi dal titolo "PH".
Prenotazione obbligatoria per il pubblico sul sito www.lagodorta.net



A questo link è possibile scaricare le foto in alta definizione.


A questo link è possibile scaricare il programma della conferenza, la locandina e le biografie dei relatori.


A questo link è possibile vedere il video realizzato dall'Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone per il progetto divulgativo Orta Reloaded.

domenica 6 settembre 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Settima parte


Mercoledì, ore 15,30

Alice Fraschini era una ragazza di ventidue anni con gli occhiali e l’aria di un cagnolino smarrito. Era carina, ma di quella bellezza che non attira gli uomini facendoli voltare per strada. Ci voleva piuttosto un segugio per scovarla, sepolta sotto maglioni troppo larghi e calzoni che si sfrangiavano sotto le suole basse delle scarpe.
Ricordava molto sua sorella Camilla, almeno a giudicare dalle foto di quando era ancora in vita. Camilla Fraschini era morta a diciassette anni un maledetto pomeriggio di tredici anni prima. Il brigadiere De Lorenzi era stato il primo intervenire sul posto e non avrebbe mai scordato l’immagine di quel corpo maciullato sull’asfalto bagnato della superstrada, dove era stato travolto dal camion che aveva cercato di fermare. L’autista olandese, condannato per omicidio colposo perché era al telefono e aveva bevuto troppo, aveva detto di essersela trovata davanti all’improvviso. Un’amica aveva riferito che Camilla si era accorta di aver dimenticato il diario ed era tornata a scuola a riprenderlo, ma nessuno era stato in grado di spiegare perché si trovasse in quel luogo, invece che sul treno successivo, o di ritrovare il diario. De Lorenzi non ci aveva dormito per giorni e quando un mese dopo era nata sua figlia non aveva esitato un istante a darle quel nome. 
Ricordava di aver visto Alice il giorno del funerale, stretta tra i genitori in prima fila. Ma la maggior parte dei bambini diventa adulta col passare del tempo. 
«Si trovava con il Mogano martedì?» chiese.
«Sì commissario» rispose mordendosi le unghie. «Eravamo a casa mia, a Domodossola, ma non stavamo facendo niente di male.»
«Maresciallo» la corresse gentilmente De Lorenzi. «Stia tranquilla, non sono suo padre. Non deve nascondermi niente.»
«Vede, a mia madre non piace che frequenti Gianni» si giustificò la ragazza. «Mio padre invece se ne frega. Non vive più con noi da dieci anni.» 
«Sua madre quindi non era in casa?»
«No, col negozio non rientra mai prima delle otto.»
«Devo desumere che il Mogano sia uscito un po’ prima delle venti da casa sua.»
«Sì, credo fossero le sette e mezza.»
«Ancora una cosa. Ha letto il romanzo giallo che Mogano ha mandato a Maccagno?»
«Gianni?» rise la ragazza. «Non ci credo, ha sempre disprezzato i giallisti!»
«Ne è sicura?»
«Sì, pensi che una volta abbiamo pure litigato perché mia sorella amava scrivere racconti gialli e mi ha proprio dato fastidio che lui parlasse male della categoria.»
«Sua sorella scriveva?»
«Sì ed era molto brava, dicevano i suoi professori, ma io non ho mai voluto leggere niente. Non so spiegarlo, è più forte di me.» 
Gli occhi si riempirono di lacrime.
«Mi scusi» disse soffiandosi il naso.
«Non deve scusarsi. Piuttosto, conserva ancora i racconti di Camilla?»
«No. Un anno fa abbiamo cambiato casa e siccome ora stiamo in un appartamento piccolo abbiamo buttato via un mucchio di roba.» 
«Giovanni Mogano l’ha aiutata a ripulire?»
«Sì, per guadagnare punti davanti a mia madre ha fatto parecchi viaggi in discarica, ma a lei continua a non piacere.»

venerdì 4 settembre 2015

Gli Elfi di Tolkien

Gli Elfi del Signore degli Anelli di Peter Jackson

L’idea di Tolkien, basata sullo studio delle antiche fiabe, era che gli Elfi assomigliassero molto di più ai cavalieri di Artù, che a “quella lunga sequela di fatine dei fiori e di spiritelli svolazzanti dotati di antenne che tanto mi stavano antipatici da bambino e che i miei figli, a loro volta, detestano.”



giovedì 3 settembre 2015

Abbiamo dimenticato



Abbiamo dimenticato quando i nostri avi

fuggivano dalla violenza e dalla guerra

stipando le loro misere cose

su carretti malfermi

e navi a rischio di affondare.


Abbiamo dimenticato

l’orrore e la miseria

il sapore amaro del rifiuto

il calore di un abbraccio

e il profumo di una ciotola di cibo caldo.



E ora abbiamo paura

di guardarci nello specchio

e vedere cosa siamo diventati

da quando noi

abbiamo dimenticato.

mercoledì 12 agosto 2015

Buone vacanze!



Ovunque voi siate, 
al mare o in montagna, 
in campagna o in città, 
buone vacanze!

domenica 9 agosto 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Sesta parte


Mercoledì, ore 11,30


Continuava a piovere e ormai era stata superata anche quota 197 e 73, la massima dal 1868.
Aldo Terzi portava male i suoi quaranticinque anni. Era alto, pelato, le spalle ricurve e la pancia prominente. Aveva alle spalle un passato di insegnante di lettere in un istituto alberghiero, famoso per aver le schiere di giovani che si erano distinti nelle cucine e nelle sale dei ristoranti di tutto il mondo. Si era ritirato, dopo il successo di “Tu e io per sempre”, dedicandosi interamente alla scrittura. 
«Che tragedia, povero Maccagno!»
«Lo conosceva bene?»
«Posso dire che eravamo amici».
«Quando l’ha visto l’ultima volta?»
«Credo un paio di settimane fa, ma l’ho sentito il giorno prima della sua morte.»
«Di cosa avete parlato?»
«Della difficoltà di trovare un buon romanzo giallo.»
«Non le ha parlato di Giovanni Mogano?»
«Mi ha detto di aver ricevuto un suo romanzo, ma ha convenuto con me nel ritenerlo uno scocciatore e uno sbruffone senza talento.»
«Lo conosce?»
«Ho avuto la sfortuna di incontrarlo qualche volta» fece un cenno con la mano come per allontanarne il ricordo. «Non ha mai scritto niente di buono, perché è uno di quegli istrioni della parola capaci di riempire un foglio di mille aggettivi senza dire nulla di sensato. Ha pubblicato due romanzi presso editori che stamperebbero un elenco telefonico purché lo scrittore sia disposto a pagare. Quel poco di buono che è riuscito a fare è merito di una persona a lui vicina, completamente succube del fascino di quel piccolo imbroglione.»
«Allude alla sua fidanzata?»
«Lei è molto perspicace.»
«La ringrazio, ma come fa a dirlo?»
«Alice è stata una delle mie allieve, una delle migliori, ma con un’autostima prossima allo zero. Di quelle ragazze destinate a innamorarsi dell’uomo sbagliato e a fargli da zerbino per il resto della loro esistenza, se non interviene qualche fatto esterno a salvarle. Una ragazza però di grande sensibilità artistica che cura la parte fotografica della sua presuntuosa “rivista letteraria”. L’unica cosa per cui valga la pena sfogliarla.»
«Dove si trovava martedì pomeriggio?»
«A casa a lavorare sul mio computer.»
«Ancora una domanda: ora che Maccagno è morto come immagina il suo futuro di scrittore?»
«Mi spiace doverlo dire, ma la casa editrice muore con lui. Arturo Maccagno è molto abile nella vendita, ma quanto a sensibilità editoriale lasciamo perdere. Ho idea che dovrò trovare un nuovo editore.»
Appena fu uscito, De Lorenzi prese il cellulare personale.
«Ciao Camilla, come va? Sono alle prese con un omicidio e in più c’è questo disastro dell’alluvione. Dì alla mamma che non so a che ora riuscirò tornerò a casa questa sera. Volevo chiederti un favore. Lasciami sul comodino quel libro di Terzi. Sì, proprio “Tu e io per sempre”. No, sto bene, non preoccuparti. Bacio. Ciao.»


Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4
Parte 5
Parte 6
Parte 7
Parte 8
Parte 9

venerdì 7 agosto 2015

Tolkien il vichingo

Tolkien in gioventù aveva amato recitare e ogni tanto si divertiva a smettere i panni del professore modello. 

Più di una volta corse per strada travestito da vichingo, con gran sgomento dei vicini di casa, prima di inforcare la bicicletta e avviarsi a una festa in maschera organizzata dal college. 


mercoledì 5 agosto 2015

Un misterioso predatore




E all'improvviso ti rendi conto che qualcuno ti tiene d'occhio dall'alto...

domenica 2 agosto 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Quinta parte



Mercoledì, ore 9.15

Durante l’alluvione del 1993 molti avevano accusato gli Svizzeri di aver aperto le dighe provocando la piena, ma era una leggenda, come accade per molte voci che girano sulla nazione elvetica. La verità era che nessuno aveva mai dato quell’ordine. Semplicemente una diga è un gigantesco catino. Come accade per la sopportazione in certi individui, quando è pieno smette di trattenere l’acqua e comincia a versare a valle la stessa quantità che riceve da monte. 
Quel livello era stato raggiunto nella notte e i fiumi avevano aumentato la loro portata. Pallanza era sott’acqua, ma l’inondazione aveva raggiunto anche Suna, di solito meno esposta al fenomeno. Vaste zone di Arona erano invase, con la popolazione costretta ad uscire di casa sui canotti dei Vigili del Fuoco. A Stresa la situazione stava diventando sempre più problematica. Le centinaia di turisti che giornalmente si recavano alle incantate isole del Golfo Borromeo erano scappati da tempo. Restavano i curiosi che assistevano all’evacuazione dello storico Grand Hotel des Iles Borromées che annoverava tra i suoi ospiti sovrani, presidenti e tycoon di tutto il mondo oltre a personaggi celebri come Gabriele D'Annunzio, George Bernard Shaw ed Ernest Hemingway.
Lo distolse da questi pensieri l’ingresso di Martelli con un giovane dall’aria arruffata, lo sguardo spiritato e in evidente sovrappeso. Giovanni Mogano tese la mano a De Lorenzi, che per tutta risposta gli indicò la sedia.
«Si accomodi pure».
«Ho saputo della morte di Maccagno, una vera sfiga!» 
Accavallò le gambe e prese a giocare con un foglietto di carta che aveva recuperato da una tasca dei jeans sdruciti.
«Lo conosceva bene?»
«L’ho incontrato a una presentazione letteraria qui a Stresa la settimana scorsa. Mi ha detto che stava cercando un buon romanzo giallo ambientato sul lago. Così ho mandato quello che avevo nel cassetto.»
«Ha avuto qualche riscontro?»
«Direi di sì. Lunedì pomeriggio Maccagno mi ha telefonato dicendo che il romanzo gli piaceva e che voleva parlarmi. Avevamo appuntamento proprio oggi.»
«Per quale motivo?»
«Credo volesse propormi di firmare un contratto.»
«Crede o ne è certo?»
«Per quale altro motivo avrebbe voluto vedermi?»
«Quindi lei è convinto che sarebbe diventato un collega di Aldo Terzi…»
«Non me lo nomini neppure!» fece un salto sulla sedia poggiando entrambi i piedi a terra e perdendo il foglietto. «Terzi è l’esempio vivente della decadenza della letteratura italiana. Fa cassetta, ma tutti i critici lo stroncano sui contenuti. Ho espresso il mio giudizio sulla mia rivista letteraria "Fiumi di inchiostro": un pessimo insegnante e un cattivo maestro; uno scrittore mediocre con un solo romanzo, che è un monumento alla prostituzione della penna al più becero consumismo, buono solo per un branco di adolescenti senza cervello...»
«Mia figlia lo adora…»
«Beh, non è tutta colpa loro» scrollò le spalle Mogano. «I ragazzi hanno solo modelli sbagliati. La televisione impera, la scuola arranca e la famiglia è distratta…»
De Lorenzi si domandò quali modelli avessero ispirato Mogano nei suoi vent’otto anni.
«Non è un po’ contraddittoria questa sua visione» domandò invece «con il fatto di volersi far pubblicare da Maccagno che in catalogo ha autori come Terzi?»
«Che vuole farci? È la dura legge della giungla editoriale per noi scrittori. Quanto meno Maccagno è, anzi era, uno dei pochi editori che non pretendeva di essere pagato per fare il suo lavoro.»
«Dove si trovava martedì pomeriggio tra le 16 e le 20?»
«Ero con la mia fidanzata. Poi sono tornato a casa.»
«Dovrò sentirla. Come si chiama?»
«Alice Fraschini.»


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venerdì 31 luglio 2015

Tolkien e il Libro dei racconti perduti

Nel 1916, ancora convalescente per la “febbre di trincea” Tolkien comprò un quaderno e sulla copertina scrisse “Libro dei racconti perduti”. 

Con il cuore pieno d’amore per Edith e gli occhi dell’orrore della guerra, compose il primo racconto completo, che ruotava attorno alla “Città dai Sette Nomi, dove chiunque combatta contro Melkor può trovare speranza”. 

Il titolo era “La caduta di Gondolin”, che diventerà poi uno degli episodi del Silmarillion.

mercoledì 29 luglio 2015

Ritorno a casa



Poco meno di cinque mesi fa il fuoco irrompeva nella mia vita e nella mia casa, costringendomi a una fuga precipitosa e a un lungo esilio, peraltro trascorso in una comoda e bella abitazione sul lago d'Orta, messaci generosamente a disposizione.

Oggi, finalmente completati i lavori di recupero, si torna a casa!

Nota per gli impressionabili: non ero dentro la camicia qui sopra al momento del disastro. Tutti noi siamo rimasti illesi, fortunatamente.

domenica 26 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Quarta parte



Martedì, ore 17

Anche se la pioggia era un po’ diminuita, era stata superata la quota 196.81 fissata dalla Prefettura quale livello di esondazione generale del lago. Tutta l’area a valle della strada del Sempione era a rischio.
«Non può piovere per sempre, Maresciallo.». 
«Ma può sempre piovere troppo, Martelli. Non fare il filosofo e dammi il referto del medico, che è meglio.» 
La morte era avvenuta circa dodici ore prima del ritrovamento del cadavere. Maccagno era stato ucciso con un violento colpo alla testa inferto dall’alto verso il basso con un corpo contundente. La ferita coincideva con la base della statuetta del San Carlone, immersa nella cassetta del water, dopo essere stata accuratamente lavata. Dalla cassetta antinfortunistica del bagno mancavano i guanti di lattice, usati per manipolare l’oggetto.
Questo portava ad escludere ulteriormente che l’omicidio potesse essere opera di un ladro o di un balordo entrati per rubare e sorpresi dalla vittima. L’assenza di impronte anche nell’ufficio suggeriva inoltre che l’assassino fosse stato attento a non lasciare tracce e a cancellare quelle esistenti. 
«Notizie del Rosati?»
«È finito nei guai cinque anni fa, quando ad un controllo è risultato in possesso di pochi grammi di marijuana. Inoltre ha collezionato varie multe tra cui una per guida in stato di ebbrezza. Stiamo cercando di rintracciarlo.»
«Cosa mi dici della Zoppi?»
«Ha un appartamento di proprietà in cui vive da sola essendo separata dal marito. Ha due passioni: i gatti e il karatè. È cintura marrone e dicono che sia pure brava.»
Bussarono alla porta. 
«Maresciallo, abbiamo i tabulati telefonici» Spadaro entrò con un foglio in mano. «Nel pomeriggio di martedì sono state effettuate due lunghe chiamate dal fisso indirizzate allo studio commercialista della Maccagno Editore. Dal cellulare del Maccagno sono partite invece quattro chiamate, nessuna in entrata. La prima è alle 15.17, dura cinque minuti ed è diretta al cellulare di Maccagno Arturo. È lo stesso numero su cui l’abbiamo rintracciato. A questa stessa utenza è stata indirizzata l’ultima chiamata, alle ore 18.41, durata un minuto e 34 secondi. Il ricevente risulta agganciato ad una cella di Mantova. Alle 16.10 è stata effettuata una chiamata di otto minuti verso un numero intestato a Mogano Giovanni. Alle 16.57 il Maccagno ha fatto una telefonata di dodici minuti a Terzi Aldo.»
«Terzi è lo scrittore di punta della casa editrice» commentò De Lorenzi. «Ma dove ho sentito il nome di questo Mogano?»
Controllò i suoi appunti. 
«Ecco qua. È il nome del primo dei romanzi scartati. Aspetta, lasciami il foglio dei tabulati: voglio sentire Mogano e Terzi per capire di cosa hanno parlato con Maccagno. Spadaro, leggiti tutti i dattiloscritti già che ci sei e vedi se ci sono appunti.»


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venerdì 24 luglio 2015

La sacra missione di Tolkien


Nel 1911 Tolkien e tre suoi amici con cui frequentava la King Edward’s School a Birmingham, Rob Gilson, Geoffrey Bache Smith e Christopher Wiseman fondarono una società semi segreta chiamata “T.C.,B.S.” (Tea Club, Barrovian Society). 

Il nome alludeva al fatto che le loro riunioni, in cui discutevano di mitologia e lingue antiche, libri e musica, si svolgevano ufficialmente nella sala da tè vicino alla scuola in Barrow Street e, segretamente, nella biblioteca della scuola. 

Con lo scoppio della guerra si trovarono al fronte, in compagnie diverse. Tolkien incontrò G.B. Smith prima di andare all’attacco durante la Battglia della Somme. Tornò stanchissimo, dopo aver combattuto per quasi 60 ore di fila, ma era  praticamente illeso, mentre molti suoi compagni erano stati uccisi o feriti. Nel campo di Bouzincourt trovò una lettera di G.B. Smith che lo informava che Rob Gilson era caduto il primo giorno dell’attacco con altri 19 mila, falciati dalle mitragliatrici tedesche. 

In un’altra lettera Smith gli scrisse di essere rimasto profondamente scosso dalla morte dell’amico e gli affidò un solenne impegno, una missione sacra: quelli di loro che fossero sopravvissuti avrebbero dovuto portare avanti la fiamma dei “T.C.,B.S.” e creare qualcosa di cui anche coloro cui la morte aveva impedito di farlo, avrebbero potuto essere fieri. 

Pochi mesi dopo, ancora convalescente per la “febbre di trincea” portata dai pidocchi, Tolkien apprese che anche Smith era morto per le ferite andate in cancrena.

mercoledì 22 luglio 2015

Alla corte del Dahu. Gli esseri fatati valsesiani






La mostra, allestita nella suggestiva atmosfera della Chiesa di San Carlo annessa alla Pinacoteca di Varallo, si propone di descrivere alcuni degli esseri fatati che popolavano l’immaginario delle antiche comunità valsesiane. A prendere forma attraverso dipinti e sculture, saranno ninfe, folletti, nani, gnomi, streghe, spiriti di defunti, draghi, serpenti ed altri esseri fatati che, nella percezione degli antichi abitatori della valle, popolavano montagne, alpeggi, gole, torrenti ed influenzavano la vita quotidiana dei valligiani in un rapporto fantastico e sacrale con lo spazio alpino e la magia della natura, quest’ultima illustrata per l’occasione da alcuni ‘rappresentanti’ delle collezioni naturalistiche del Museo Calderini.

domenica 19 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Terza parte


Martedì, ore 14

Arturo Maccagno era un giovane alto dall’aria simpatica. Di quelli venuti al mondo con l’arte innata di vendere bene la propria immagine e i prodotti ad essa associati.
«Povero zio» commentò «non meritava di finire così. Avete idea di chi è stato? Un ladro?»
«Non ci risulta che sia stato rubato nulla, ma su questo ci potrà aiutare lei. In questo momento, comunque, tutte le piste sono aperte. Avremmo bisogno di parlare anche con suo cugino Mauro Rosati, ma non riusciamo a rintracciarlo. Cosa ci può dire di lui?»
«Sono anni che non lo vedo.»
«Nemmeno per il funerale di sua zia?»
«Non mi piace essere ipocrita» Maccagno si appoggiò allo schienale e congiunse le punta delle dita davanti a sé. «Mia zia ha fatto delle scelte che la famiglia non ha mai condiviso e, purtroppo per lei, ne ha pagato le conseguenze. Suo marito era un violento e un alcolizzato che è morto troppo tardi per quello che mi riguarda. Al funerale andò mio zio, che peraltro si fece carico anche dei costi, dal momento che quel fannullone di mio cugino, che sta seguendo l’esempio di suo padre, non voleva pagare per seppellire sua madre.»
«Nonostante questo erediterà una parte del patrimonio.»
«So che gli ha detto di non farsi più vedere se fosse finito di nuovo nei guai, ma che altro poteva fare? Diseredarlo? In fondo mio zio era un buono.»
«Lei no?»
«Io credo che nella vita si debbano conquistare le cose. Detto questo mio zio era sano di mente e capace di intendere e di volere. Quindi liberissimo di decidere cosa fare di quanto ha costruito con le sue mani.»
«Quando ha sentito l’ultima volta suo zio?»
«Ieri pomeriggio.»
«Ha notato qualcosa di strano?»
«A dire il vero una cosa ci sarebbe. Posso dirle una cosa in via confidenziale?»
«Signor Maccagno, stiamo parlando di un omicidio!»
«Mi scusi, ma non ha a che vedere con questo. È che stavo guidando…»
«Ho capito. Martelli, non verbalizzare quello che sto per dire.»
L’appuntato smise di battere sulla tastiera.
«Allora signor Maccagno, ha ricevuto una telefonata. Non mi interessa sapere se stesse usando o meno l’auricolare. Possiamo riprendere?»
«Certo, il fatto è che dopo poco ho visto una pattuglia della polizia e ho chiuso bruscamente la telefonata.»
«La prossima volta si ricordi che è pericoloso guidare usando il cellulare. Ora riprendiamo. Che cosa le ha detto?»
«In realtà mi ha chiamato due volte mentre stavo andando a Modena. La prima per dirmi che aveva per le mani un ottimo romanzo giallo e che non vedeva l’ora di farmelo leggere. Più tardi mi ha richiamato dicendo che c’era una cosa strana di cui voleva parlarmi. Proprio in quel momento ho dovuto agganciare. Avrei voluto richiamarlo, ma ero in ritardo per la riunione. Poi mi hanno invitato a cena e mi sono dimenticato. Quando mi è venuto in mente era tardi e ho pensato fosse meglio rinviare all’indomani. Mi spiace doppiamente: non solo è stata l’ultima volta che l’ho sentito, ma forse voleva dirmi una cosa importante.»
«Ancora una cosa» gli mise davanti le fotografie dell’ufficio. «Le sembra manchi qualcosa?»
«Non saprei, detto così è difficile…» Maccagno esaminò attentamente le immagini. «Un momento! Manca una statuetta che si trovava qui, sulla libreria dietro la scrivania. C’erano due statuette e la targa, premi ricevuti dalla casa editrice e da mio zio.»
«Aveva un valore commerciale?»
«Non direi. Sono premi, non opere d’arte.»
«Potrebbe descrivermela?»
«Posso fare di più. Ho una foto scattata quattro anni fa» le dita presero a scorrere velocemente sullo schermo del cellulare. «Ecco, guardi!»
Si vedeva Giorgio Maccagno sorridente sulla riva del lago, in compagnia di un uomo alto e pelato. Reggevano una statuetta raffigurante il San Carlone in miniatura.
«Era il giorno in cui abbiamo vinto il Premio Internazionale del Lago Maggiore. Quello alla sinistra dello zio è Aldo Terzi. “Tu ed io per sempre” quell’anno fece il botto: centomila copie vendute e trattative in corso per i diritti cinematografici.»


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venerdì 17 luglio 2015

L'amore di Tolkien per gli alberi

Tolkien amava molto gli alberi. Un giorno incontrò una sua vicina, l’anziana signora Agnew, molto preoccupata per l’idea che il pioppo di fronte a casa potesse cadere sulla sua abitazione e distruggerla. Gentilmente riuscì a convincerla dell’assurdità di questo timore: la pianta era già stata sfrondata e potata, perciò era più facile che la casa crollasse prima dell’albero. 


Quella notte sognò la vicenda e al risveglio scrisse quello che è considerato il suo racconto più autobiografico ed era il più amato dalla famiglia, “Foglia di Niggles”, pubblicata nel volume “Albero e foglia”.

mercoledì 15 luglio 2015

A6 Fanzine 33



Per l’estate 2015 ecco il nuovo numero di A6 Fanzine, dedicato ai telefilm e alle serie tv. Ecco come lo presentano le curatrici, Isa e Sara:

“I telefilm, come noi bambini nati negli anni '70/ '80 adoriamo ancora chiamare, col passare degli anni hanno generato non solo una molteplice scelta tra trame fantasy, horror, comiche, romantiche e d'azione, ma continuano a generare stupore, sia per la creatività e sia per l'accuratezza nella realizzazione, dalla storia ai costumi.

Se in passato ci siamo emozionati con la streghetta di "Strega per amore (I Dream of Jeannie)", la piccola "Super Vichi", "The Chips" e molti altri ancora, ora i nostri telefilm/serie tv spaziano tra magnifici scenari fantastici e la realtà, tanto da chiederci talvolta se noi stessi ne siamo i protagonisti ignari.

Da "A-Team" a "Friends", da "The Walking Dead" al "Trono di Spade", passando anche per "House of Cards" e "Doctor Who", gli artisti di questo numero si sono divertiti a rivivere i loro ricordi ed a celebrare le nuove sfere delle serie tv odierne.

Un numero speciale e da collezione questo di A6 Fanzine, con una chicca speciale riguardo "Diabolik", una serie tv in lavorazione che porterà in giro per il mondo "Il Re del Terrore", grazie a una intervista a Mario Gomboli, direttore della casa editrice Astorina, che ci ha raccontato qualcosa riguardo la serie. Non perdete inoltre l'albo speciale di Diabolik, in uscita il 15 Luglio 2015. Da collezionare anche questo per essere pronti all'uscita della serie.”

Se volete scoprire di più sui contenuti e scaricarlo liberamente, seguite questo link.

All’interno trovate anche un racconto dell’Errante, dedicato a una celeberrima serie di fantascienza dei primi anni settanta…


domenica 12 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Seconda parte

Martedì, ore 10.30

Giuliana Zoppi, cinquantasette anni per un metro e settanta di altezza, due freddi occhi azzurri dietro gli occhiali da segretaria. Aveva ritrovato una composta efficienza che doveva essere il suo abito naturale.

«Sono arrivata in ufficio alle otto, come mio solito» raccontò «Ho notato che la porta era socchiusa e sono entrata. Spesso il signor Maccagno arriva alle 7,30. Voglio dire, arrivava…»

«È mai capitato che la sera facesse tardi in ufficio?»

«Il mio orario è dalle 15 alle 19. Lui normalmente si fermava per terminare di leggere i romanzi inviati dagli scrittori. Mai oltre le 20 perché a quell’ora andava a cena.»

«Chi avrebbe potuto notare il suo ritardo?»

«Nessuno. Viveva solo da quando è rimasto vedovo.»

«Ricevete tanti manoscritti?»

«Almeno una dozzina al giorno. Maccagno sosteneva che la maggior parte sono porcheria e li buttava nella scatola dopo le prime pagine.»

«E quelli interessanti?»

«Li metteva in una cartelletta per riesaminarli in seguito.»

«Aveva qualche nemico? Qualcuno che potesse desiderare la sua morte?»

«Si dice che chi ha carattere abbia un pessimo carattere. Quando s’infuriava poteva essere molto sgradevole, ma in fondo era una brava persona.»

«Parenti?»

«Due nipoti. Arturo Maccagno lavora con noi per la parte commerciale. Il padre era deceduto dieci anni fa in un incidente stradale, la madre morì sei mesi dopo. Anche per questo l’aveva preso a lavorare qui. L’altro si chiama Mauro Rosati e vive a Roma. È il figlio di una sorella di Maccagno, morta a Roma l’anno scorso di tumore. »

«Ha notato qualche cosa strana successa negli ultimi giorni?»

«Forse non ha importanza, ma una cosa c’è. Ieri pomeriggio sono stata molto impegnata al telefono col commercialista. In una pausa Maccagno è uscito e mi ha chiesto chi fosse l’autore di un manoscritto. Di solito chi li manda aggiunge una lettera di presentazione. Questo invece era accompagnato solo dal biglietto “Spero sia di Suo gradimento. Cordialmente. Bien”.»

«Si ricorda che ora fosse?»

«Attorno alle 16. Comunque non dopo le 17 perché sono uscita due ore prima per castrare Bob.»

«Prego?»

«Bob è appena arrivato. Siccome ci sono altri gatti continuava a urinare in casa.»

«Gli ha dato il benvenuto insomma» sorrise De Lorenzi. «Quando vengono svuotati i cestini?»

«Normalmente il sabato mattina. Viene la donna e cambia il sacchetto. Qualche volta ci penso io, se è necessario. Perché?»

«Perché oggi è mercoledì e non c’è nessun sacchetto nel cestino.»

«Strano, io non l’ho toccato questa settimana.»



Parte 7
Parte 8
Parte 9


venerdì 10 luglio 2015

Tolkien e lo Spirito della Montagna



Un mistero aleggia attorno a questa cartolina che riproduce un dipinto di Josef Madlener (1881-1697) dal titolo “Der Berggeist” (Lo spirito della montagna) che ritrae le Torri del Vajolet, sulle Dolomiti. 
Tolkien vi scrisse a mano sul retro “ispirazione per Gandalf” e a lungo si è creduto che la cartolina fosse stata acquistata durante il viaggio in Svizzera del 1911. Tuttavia la figlia di Madlener dimostrò che il dipinto fu realizzato solo attorno al 1925 e in seguito utilizzato per realizzare delle cartoline natalizie.
Come e quando Tolkien ne sia entrato in possesso rimane un enigma.

mercoledì 8 luglio 2015

Piccola storia di un cactus



C’era una volta un piccolo cactus. O per meglio dire c’era una volta una grande famiglia di piccoli cactus che ebbe la ventura di abitare sul balcone di un personaggio decisamente negato per la coltivazione e, a sua maggior colpa, inclinato invece a una inconcludente meditazione filosofica.

Poiché difficilmente le disgrazie vengono da sole, un giorno avvenne che un evento del tutto fortuito costringesse l’inadempiente annaffiatore del cactus ad allontanarsi dalla già scarsa cura della sua piantina.

Solo e dimenticato da tutti il piccolo cactus dovette arrangiarsi con quello che passava il convento. Piccole gocce di pioggia rimbalzate oltre i limiti, qualche acquazzone un po’ più forte e un po’ più di stravento del solito. Piccole cose, insomma, capaci di far perdere la speranza a qualsiasi cactus. Ma il nostro era di quelli duri a morire. Di quelli per intenderci simili a quei gattini intirizziti che ti si presentano alla porta con in corpo le poche energie necessarie a emettere un flebile miagolio, ma che passato qualche mese, ben pasciuti e cresciuti, diventano delle teppe di prim’ordine, dei veri gattacci di quartiere che per quante volte i ragazzacci tentino di affogarli loro sono sempre lì a grattare alla porta. Mentre non sempre lo stesso si può dire dei ragazzacci…

Potete quindi immaginare la sorpresa del nostro padrone di casa quando un giorno, rimesso piede sul balcone dopo quattro mesi, vide accanto alla famigliola di cactus raggrinzita dalla siccità, ma di cui già conosceva la capacità di recupero, un’altra piantina grassa che aveva data per morta nell’autunno precedente.

Immediatamente, sopraffatto da una gioia difficile da comprendere a chi non l’abbia mai provata, il nostro corse a prendere dell’acqua con cui annaffiare tutte le piante.

E il suo piccolo gesto d’affetto fu ancora una volta ricambiato dal cactus, che in breve cominciò a rinverdire. Accanto alla sua ritrovata amica. 

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.