domenica 12 febbraio 2012

La luna e le sue leggende



La luna fu dall’antichità un comodo calendario per gli uomini, che vagavano senza fissa dimora sulla superficie della terra. Le sue fasi ben riconoscibili consentivano di dividere il tempo in cicli costanti. Non c’è da stupirsi pertanto che la Luna compaia nei miti e nelle leggende di tutti i popoli.
In particolare la Luna compare nel mito della Triplice Dea, che è una e trina, e corrisponde alle fasi della luna crescente, piena e calante. Secondo lo studioso Robert Graves «la Luna nuova è la dea bianca della nascita e della crescita; la Luna piena, la dea rossa dell'amore e della battaglia; la Luna calante, la dea nera della morte.». Le tre sono descritte anche sotto forma di una Giovane seducente, una Madre accogliente e una Vecchia sapiente.

Vi sono poi molte credenze popolari riguardo alla luna, ad esempio rispetto al momento in cui tagliare la legna o i capelli. Così, si dice che i capelli tagliati in luna crescente crescano più belli, più forti e più sani.
La saggezza contadina insegna che la semina e il trapianto dei fiori vanno eseguiti con la luna crescente, così come la messa a dimora di siepi e arbusti. Con la luna calante vanno invece effettuate le potature delle siepi.

Brillando nell’oscurità di una luce incerta, la Luna era considerata però protettrice di entità misteriose, spesso pericolose, da cui stare alla larga. Si credeva ad esempio che nelle notti di luna piena alcuni uomini potessero trasformarsi in Licantropi.
Nelle notti senza luna, invece, da un uovo deposto da un vecchio gallo di sette anni su un mucchio di letame e covato da un rospo poteva strisciare fuori il Basilisco, che poteva ucciderti semplicemente fissandoti negli occhi.

Vi è anche una leggenda curiosa che riguarda la luna e il paese di Montebuglio, una frazione di Casale Corte Cerro. Esso si trova proprio di fronte al Mergozzolo, montagna da cui sorge le Luna. Una sera, all’osteria del paese qualcuno disse che con un po’ di accortezza la si sarebbe potuta prendere mentre spuntava dal monte.
La sera successiva partirono di buon’ora, armati di scale, uncini e corde. Discesero nella valle, attraversarono la Strona e risalirono col passo veloce dei montanari il Mergozzolo. Col fiato in gola arrivarono sulla cima… giusto per vedere che la luna era già alta in cielo. E dando la colpa alle loro scale, troppo corte, se ne tornarono scornati a casa a Montebuglio.

sabato 11 febbraio 2012

Nella Bottega del mistero vi diamo anche la Luna




Nella puntata di sabato 11 febbraio, sul tema LUNA, parleremo di dee lunari, di come si cattura la luna e della metà oscura del nostro satellite.

giovedì 9 febbraio 2012

A Siamo in Onda s'insegue la Luna!

“Luna tu parli solamente a chi e' innamorato   
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato”

Gianni Togni, Luna.

Mutevole come la luna si dice di certe persone, specie quando hanno la luna di traverso. E del resto è difficile conoscerle veramente perché ogni luna ha una metà oscura che non possiamo vedere…


C’è però solo un programma che come la luna illumina la notte radiofonica del sabato: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento che sabato 11 febbraio avrà come tema della serata proprio la LUNA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Che succede quando hai la luna per traverso?



Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



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(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di
Ele

giovedì 2 febbraio 2012

Edizione straordinaria!



Questo sabato sera Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, non verrà trasmesso a causa della concomitante diretta del Carnevale di Borgosesia.Quest’ultima avrebbe dovuto essere trasmessa venerdì sera ma è stata spostata, per cause di forza maggiore, proprio al sabato.
E poiché anche la Bottega del Mistero resterà chiusa per osservare la festività carnevalesca, ne approfitto per dirvi una cosa a proposito del Carnevale di Borgosesia. Vi ricordo che dopo il Carnevale viene… il Mercu scurot! 
Non sapete cosa sia? Andate a rileggere questo post!
Poiché il tema della serata sarebbe stato TITOLI, vi lascio comunque la foto, opera come sempre dell’amica ELE.

mercoledì 1 febbraio 2012

I giorni della Merla


L'ondata di freddo polare che in questi giorni si sta abbattendo sull'Italia, proprio quando ormai c'illudevamo di essere fuori dall'inverno, ci richiama l'antica saggezza popolare che aveva situato a fine gennaio i famigerati "giorni della merla".

Se non ricordate la storia vi rimando a questo post. Io nel frattempo tiro fuori le renne...

martedì 31 gennaio 2012

Dediche velenose

Era il 1979 e sulle scene musicali italiane usciva l’album di un giovane cantautore di Domodossola. “Alberto Fortis” s’intitolava semplicemente, prendendo il nome dall’autore e interprete. Subito fece scalpore per i testi delle canzoni incluse. 
“E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti” sono infatti le prime parole della prima canzone, una sarcastica invettiva “contro Roma”. Come se non bastasse, la seconda canzone conteneva invece una dichiarazione d’amore incondizionato verso Milano, prendendo come bersaglio un certo Vincenzo, che il cantante prometteva di uccidere, in quanto “troppo stupido  per vivere”. Vincenzo era il nome dietro cui si celava, non troppo nascostamente, Vincenzo Micocci, all’epoca direttore generale della casa discografica IT, avente sede a Roma.  
Ce n’era abbastanza per suscitare furiose polemiche e una sorta di boicottaggio contro il giovane cantante del nord, da parte delle emittenti di stato aventi sede nella capitale. L’album fu invece apprezzato e sostenuto dalle radio libere. Queste erano state autorizzate ad operare con la storica sentenza della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 che aveva rotto il monopolio della RAI. Anche il fumettista e artista Andrea Pazienza prestò la propria opera (vedi disegno di apertura) per un colorato videoclip della canzone. Non era per altro la prima dedica velenosa della storia della musica. 
L’album “A night at the opera”, che nel 1975 consacrò i Queen come una delle maggiori band del pianeta, si apre con il brano "Death on Two Legs (Dedicated to...)" scritta da Freddie Mercury contro l’ex-manager, Norman Sheffield. In quel caso però il nome non era espresso e fu lo stesso Sheffield a tradirsi, intentando una causa ai Queen. 
Nel caso di Fortis occorre dire che le canzoni nacquero dalla forte delusione provata dal giovane cantante durante il periodo trascorso a Roma in cerca di fortuna. Incompreso nella capitale da Vincenzo Micocci, solo a Milano trovò l’attenzione necessaria da parte dei discografici. In ogni caso Fortis ha sempre voluto precisare che “A voi romani” non era rivolta contro gli abitanti di Roma, quanto piuttosto contro il Potere, che aveva nella capitale la sua sede e i suoi simboli. 
L’artista gradualmente modificò anche il testo dell’altra canzone, smussando gli aspetti più polemici, per giungere a cantare "Vincenzo io ti abbraccerò", in una trasmissione televisiva del 2010, andata in onda una settimana dopo la morte di Vincenzo Micocci. Una sorta di riconciliazione postuma, a trent’anni di distanza.
  Alberto Fortis - “Milano e Vincenzo”

lunedì 30 gennaio 2012

Mille di questi post


Mille. Un numero che fece paura all’umanità nei dintorni dell’anno Mille, per il supposto avvento dell’Apocalisse. Paure delle quali i moderni risero a lungo, finché non venne l’anno Duemila e cominciarono a diffondersi moderne leggende di catastrofi imminenti. Puntualmente mai avvenute. La prossima scadenza è il 21 dicembre del 2012 ma qualcuno ha già messo le mani avanti dicendo che non accadrà nulla.
C’è poi chi sostiene che il 2012 sia un anno di crisi e di svolta, ma credo basti leggere i giornali per rendersene conto, anche senza scomodare i Maya.

Ad ogni modo, tutto questo era per dirvi che quello che state leggendo è il post numero 1000 di questo blog, varato un po’ per caso e spirito d’avventura e sopravvissuto finora agli scogli nonostante (o forse grazie) alla navigazione a vista del pilota.


domenica 29 gennaio 2012

L’arte di dirigere l’ospitalità


Nel 1492 un capitano genovese al servizio della corona di Spagna stava dirigendo una piccola flotta di navi attraverso l’Oceano Atlantico. Il 12 ottobre, dopo quasi due mesi di navigazione senza vedere terra, avvistò una costa sconosciuta, cui diede il nome di San Salvador. Cristoforo Colombo credeva di aver fatto il giro del mondo e di trovarsi in Asia. In realtà era finito alle Bahamas e di fatto aveva scoperto le Americhe, ma finché campò non volle ammetterlo.
Narra la leggenda che durante quelle lunghe settimane in mare, a dirigere la cucina ci fosse un cuoco originario del Lago d’Orta, per la precisione di Armeno. Tutto il Cusio del resto è tradizionalmente terra di cuochi, camerieri, chef, direttori d’albergo e di quanti lavorano nel settore alberghiero, ma Armeno è considerata la capitale di quanti lavorano in questo settore.

Nella prima metà del Cinquecento Carlo V d'Asburgo si trovò sulla testa le corone di Re di Spagna, Re d'Italia, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. E poiché l’impero che dirigeva aveva colonie anche nelle Americhe e in Asia si vantava che su di esso il sole non tramontasse mai.
Carlo V, secondo un’altra leggenda, aveva però una debolezza. Era molto affezionato al suo cuoco che gli preparava delicati manicaretti adatti alla sua salute cagionevole. E poiché il suo cuoco era originario di Armeno, ogni volta che questi aveva nostalgia della patria e chiedeva di poter tornare a casa per un poco, lo faceva scortare da uomini fidati con il compito di ricondurglielo sano e salvo.

Armeno però non è patria di semplici cuochi. Molti armeniesi fecero carriera e si trovarono ai vertici di strutture alberghiere importanti, incontrando strada facendo i più famosi protagonisti della storia.
Come, ad esempio, Luigino Lucchini che ancora ragazzetto lavorava come cameriere e portava tutte le mattine il mazzo di rose baccarà che la direzione dell’albergo offriva a Wallis Simpson, la donna per cui Edoardo VII d’Inghilterra aveva lasciato il trono nel 1936.

Giorgio Marzi, allora direttore dell’Hotel Royal di Courmayeur, si trovò invece ad affrontare un curioso problema. L’ascensore che doveva portare Sandro Pertini nel suo appartamento era troppo piccolo per contenere anche la scorta. Il Presidente tolse tutti dall’imbarazzo con una battuta, dicendo che si sentiva più tranquillo se l’avesse scortato da solo il giovane direttore.
Oggi ad Armeno è ancora attiva e vitale un’associazione di Alberghieri che ha anche allestito un piccolo museo dove espone orgogliosamente tanti ricordi e memorie di una vita trascorsa all’insegna del detto che a tavola, chiunque sia, per il cuoco o il cameriere, è sempre il Re.

sabato 28 gennaio 2012

Il direttore della Bottega del mistero


Nella puntata di sabato 28 gennaio, sul tema DIRETTORE, parleremo di come si diventa direttori e del difficile rapporto che molti sottoposti hanno con essi.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 26 gennaio 2012

Il direttore di Siamo in Onda!



C’è chi dirige l’orchestra e chi un albergo, chi un museo e chi una casa discografica. Ognuno con il suo carattere. Talora incompetenti e spesso con un pessimo carattere. Ma senza di loro chi dirigerebbe la baracca? Un altro Direttore…


C’è però solo un programma che dirige magistralmente per voi il divertimento del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e curiosità che sabato 28 gennaio avrà come tema della serata proprio DIRETTORE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Potendo scegliere di diventare direttore, quale incarico sceglieresti e perché?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

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martedì 24 gennaio 2012

Quando la musica incontra la tragedia

Il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, è il "Giorno della Memoria", per ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico). Nei lager nazisti furono rinchiusi milioni di ebrei e di appartenenti ad altre etnie, nell’ambito del folle progetto di “purificazione della razza” voluto da Hitler e dal regime nazista.
In quell’inferno in terra c’erano alcuni luoghi il cui nome suonava falsamente come un’oasi di pace in un deserto di morte. In realtà le “Joy Division” erano gironi d’infamia assoluta dove giovanissime donne ebree, spesso poco più che bambine, erano costrette a prostituirsi ai carcerieri nazisti.

Nel 1955 viene pubblicato "La casa delle bambole". L’autore, Yehiel De Nur, era uno scrittore israeliano di origine polacca che lo pubblicò con il nome Ka-Tzetnik 135.633, il numero tatuato sul suo braccio ad Auschwitz.
Questo libro, scandaloso per la crudezza dei contenuti, ispirò un gruppo punk inglese che nel 1978 decise di cambiare il proprio nome da “Warsaw” (omaggio alla canzone “Warszawa” di David Bowie) in “Joy Division”. La formazione definitiva, composta da Bernard Sumner (chitarra), Stephen Morris (batteria), Peter Hook (basso) e dal cantante e poeta Ian Curtis è considerata una delle più famose ed influenti rock band.

Le atmosfere gotiche e opprimenti delle loro canzoni, piene di messaggi di morte, riflettono la reale disperazione di Curtis, gravemente malato di epilessia. Il 18 maggio 1980, alla vigilia di un tour negli USA, Curtis s’impiccò. Non aveva ancora compiuto 24 anni.
Mentre i compagni di Curtis assumevano il nome “New Order”, le canzoni dei Joy Division influenzavano il ventunenne James O' Barr. Avendo perso la moglie in un incidente si era arruolato nei marines. Dopo aver letto la storia di due fidanzati uccisi a Detroit durante una rapina, realizzò un fumetto, intitolato “Il Corvo”, caratterizzato da atmosfere gotiche e pieno di riferimenti musicali, con vari capitoli intitolati proprio alle canzoni dei Joy Division.

“Il Corvo” fu pubblicato nel 1988 con notevole successo. Nel 1994 divenne un film dall’intensa colonna sonora in cui sono presenti tra gli altri i Cure e i Joy Division. Il protagonista, Eric Draven, è un cantante assassinato con la fidanzata. Un corvo lo richiama dalla tomba e gli fa da guida in una città dannata su cui sembra cadere una pioggia perenne. Finché giustizia sia fatta. Perché “non può piovere per sempre”, dice Eric in una scena famosa.
L’attore, Brandon Lee era il figlio del leggendario Bruce Lee, il maestro di arti marziali cinesi famoso per i film di kung fu, morto in circostanze misteriose nel 1973 a 33 anni. Durante le riprese de “Il Corvo” una delle armi utilizzate sul set venne caricata con pallottole vere. Brandon Lee, colpito da una di queste, morì il 31 marzo 1993 a 28 anni.

domenica 22 gennaio 2012

Ombre in movimento



Il 28 dicembre 1895 al Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi, i fratelli Louis e Auguste Lumière fecero la prima dimostrazione pubblica di una loro invenzione, un apparecchio chiamato “cinematografo” che consentiva di proiettare immagini in movimento davanti ad un pubblico numeroso.
Dopo oltre 500 cause contro varie imitazioni e, soprattutto, contro l’americano Thomas Edison, che nel 1889 aveva inventato una cinepresa ed una macchina da visione per un solo spettatore, il mercato venne comunque liberalizzato. Nel 1900 Charles Pathé acquistò dai fratelli Lumière i diritti di sfruttamento della loro invenzione diffondendo nel mondo il cinematografo.


Già nel 1896 i fratelli Lumière avevano effettuato le prime proiezioni pubbliche in Italia, diffondendo la passione per la nuova arte. Tra i primi ad essere conquistati c’era il torinese Roberto Omegna (foto), che nel 1901 lasciò il tranquillo posto da impiegato di banca per seguire il suo amore per il cinema.
Nel 1904 realizzò il primo documentario prodotto in Italia, specializzandosi in questo genere cinematografico. Nel 1906 con Arturo Ambrosio e Alfredo Gandolfi diede vita a Torino alla Ambrosio Film, una compagnia di produzione cinematografica attiva fino al 1926. E dopo la chiusura fu direttore della sezione scientifica dell’Istituto Luce realizzando oltre un centinaio di brevi documentari.


Nel 1911 Roberto Omegna realizzò un documentario dal titolo “La vita delle farfalle” su soggetto del poeta Guido Gozzano, che era suo cugino.
Il poeta, che per inciso apparteneva ad una famiglia originaria del Lago d’Orta, a sua volta era affascinato dall’arte cinematografica. E dalle belle attrici, aggiunge malignamente qualcuno.


Tra i primi documentari girati per conto della Ambrosio Film, una pellicola del 1907 ha come soggetto il Lago Maggiore. Distribuito anche in Francia con il titolo “Le Lac Majeur en che-min de fer” il film fu probabilmente girato dal treno sulla nuova linea ferroviaria Arona Baveno.
Nel 1908 fu girato “Lago Maggiore pittoresco”, da un altro pioniere della cinematografia italiana, il milanese Luca Comerio, che nel 1911 realizzò il primo reportage video dal fronte, durante la guerra di Libia.


Nel 1909 il regista Giovanni Vitrotti girò, per conto della Ambrosio Film, “Regate sul lago d'Orta” che documentava le regate svoltesi quell’anno sul lago e che contribuirono a farlo conoscere e apprezzare non solo in Italia.
Si tratta di pellicole in larga misura perdute in quanto troppo delicate per resistere al passare del tempo. Evanescenti come quelle ombre cinesi che furono le antenate del moderno cinema.

sabato 21 gennaio 2012

Ombre cinesi si allungano nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 21 gennaio, sul tema OMBRE CINESI, parleremo di come le ombre cinesi divennero una nuova arte e di come la musica possa intrecciarsi con la tragedia.
Inoltre, se non lo sapete, vi diciamo che gli inglesi chiamano le ombre cinesi “shadow play”...

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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giovedì 19 gennaio 2012

Ombre cinesi su Siamo in Onda



C’è un’ombra sul muro questa sera. È un’ombra cangiante che muta di forma, guidata da mani invisibili che la plasmano e le danno la consistenza di coniglietto, serpente, cane o gatto. Immagini esili e impalpabili, finché terrete la luce accesa. Ma quando questa, improvvisamente,  si spegnerà vi renderete conto di quanto possa essere spessa e profonda, l’Ombra…

C’è però solo un programma che prepara per voi ombre divertenti per rallegrare il vostro sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 21 gennaio avrà come tema della serata proprio OMBRE CINESI.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa diventa magico alla luce della fantasia?


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martedì 17 gennaio 2012

La balena bianca

Nel 1969 un talentuoso musicista diciassettenne che aveva già scritto vari brani  dell’album “Gabriella Ferri”, interpretato dalla cantante romana, ottenne un’audizione dalla casa discografica RCA. Poiché i discografici non erano interessati ad un musicista isolato, decise di mettere insieme una band e presentarsi con un progetto musicale.
In questo modo, secondo la leggenda, Vittorio Nocenzi fondò il Banco di Mutuo Soccorso, una delle grandi formazioni del rock progressivo italiano, assieme alla Premiata Forneria Marconi e alle Orme.

Una band ancora in attività, nonostante vari cambi di formazione che hanno visto alternarsi oltre una ventina di musicisti.

Una formazione che allestì la sala prove in una ex stalla dei Castelli Romani "con le mangiatoie piene di amplificatori, distorsori e strumenti musicali invece del fieno per le mucche" come disse Vittorio Nocenzi in un’intervista.

Nel 1983 esce “Banco”, un album di svolta, il cui brano più importante è dedicato alla famosa Balena Bianca, creata dallo scrittore americano Herman Melville (1819-1891).

Melville pubblicò il romanzo Moby Dick nel 1851, basandosi sulla sua personale esperienza di baleniere. Per inciso, un discendente dello scrittore è il musicista e cantante americano Richard Melville Hall che ha assunto il nome d’arte di Moby in onore della famosa Balena Bianca inventata dal prozio scrittore.

Moby Dick non è però una normale balena (anzi un capodoglio) che si nutre di acciughe e altri pesci. Nel procedere della trama si comprende come essa sia qualcosa di più misterioso ed oscuro. Il testo, non a caso, è pieno di riferimenti biblici e suggestioni shakespeariane.

Così i nomi dei protagonisti (l’inquieto marinaio Ismaele e il furente capitano Achab), riecheggiano quelli di due figure “maledette” della Bibbia. Moby Dick  rappresenta invece il Leviatano, il mostro marino simbolo della potenza del Creatore.

Nella canzone del Banco, invece, Moby Dick diventa una figura femminile sfuggente e misteriosa, una regina madre che fa impazzire gli uomini, il cui unico pericolo sembra quello d’innamorarsi, prima o poi.

In un’altra intervista Nocenzi ha però voluto precisato che, nonostante la forma leggera della canzone, Moby Dick rappresenta l’utopia; è l’emblema del sogno, quell’orizzonte che s’insegue e non si raggiunge mai. Ma chi rinuncia ai propri sogni non ha futuro.

Banco – Moby Dick

domenica 15 gennaio 2012

La balena di Orta e le acciughe erranti



Nella Sacristia della Basilica di San Giulio sta appeso un osso arrivato chissà come sull’isola. Secondo alcuni sarebbe stato rinvenuto nel “Bus de l’orchera” una piccola grotta sulla penisola di Orta.
Secondo il Cotta, che scriveva alla fine del Seicento esso veniva mostrato ai “creduli curiosi” e indicato come l’osso di uno dei draghi cacciati da San Giulio.

Uno studio pubblicato nel 2007 ha dimostrato invece che si tratta di una vertebra di un esemplare giovane di Balenottera comune del Mediterraneo. (1)
E l’osso non risale ad epoche antiche. Apparteneva forse a qualche animale spiaggiato su una costa marina. Che venne macellato, come risulta dalle tracce lasciate sull’osso. Dopodiché, chissà in quale modo, la vertebra giunse sul lago d’Orta per essere spacciata come osso di drago ai “turisti” dell’epoca.

Sempre dal mare venivano però anche altre creature. In questo caso erano acciughe salate e conservate. Erano gli abitanti della Valle Maira, sul confine con la Francia, ad occuparsi della loro commercializzazione. Alla fine dell’estate, quando i lavori dei campi finivano scendevano in pianura per vendere le acciughe.
Percorrevano grandi distanze, vendendo le acciughe non solo in Piemonte, ma anche in Lombardia, spingendosi fino in Veneto ed Emilia. Uno di loro, di solito il capofamiglia, andava in Liguria a comprare la merce, spedendola poi a quello che sarebbe diventato il punto di partenza. Da qui gli altri componenti della famiglia partivano con le acciughe salate sui carretti.

Cosa spinse dei montanari abituati a vivere in quota a percorrere le pianure per vendere pesce di mare sotto sale? Si ritiene che l’origine di questa curiosa professione sia da ricercare in un’altra attività, più rischiosa.
Trovandosi nei pressi del confine erano dediti anche al contrabbando del sale, a quei tempi merce rara, costosa, e gravata da alti dazi e tasse. Così, per nasconderlo presero a coprirlo con strati di acciughe sotto sale. Rendendosi conto del business delle acciughe sotto sale decisero che era giunto il momento di riconvertire la propria attività. E divennero anciuè.

C’è da dire che nei nostri laghi si trova un pesce che è una sorta di cugino di acqua dolce dell’acciuga, l’agone, il cui nome scientifico è Alosa fallax lacustris.
A Castelletto Ticino sono stati trovati vasetti di ceramica del VII sec. a.C. usati per la preparazione del missoltino, un modo tipico dei laghi lombardi per conservare l’agone sotto sale. E sono stati trovati anche vasetti dall’età del ferro che contenevano quella che era in sostanza una sorta di pasta di acciughe salata, con tanto di nome “alausa” scritto in caratteri celtici.


(1) Pietro Gallo, Il drago d'Orta, in "Antiquarium Medionovarese", II, Arona, 2007, p. 273.

sabato 14 gennaio 2012

Si ve(n)dono acciughe e balene nella Bottega del mistero


Nella puntata di sabato 14 gennaio, sul tema ACCIUGHE E BALENE, parleremo di come una balena sia finita ad Orta e delle acciughe vagabonde. Nella seconda parte parleremo di una famosa balena bianca e dei suoi collegamenti con la musica.

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giovedì 12 gennaio 2012

Acciughe e balene a Siamo in Onda!



Troppo grassa o troppo magra? Quante volte capita di sentirsi così? Possibile che non ci sia mai una giusta via di mezzo? Sono questi gli interrogativi che sorgono sovente davanti allo specchio. Quale consiglio possiamo darvi? Non rompetelo, ne ricavereste solo sette anni di disgrazie…


C’è però solo un programma che diverte grandi e piccoli: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 7 gennaio avrà come tema della serata proprio ACCIUGHE E BALENE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Dovendo scegliere: meglio magri come un chiodo oppure decisamente in carne?




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mercoledì 11 gennaio 2012

La cura



“Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.” È il testo di una delle canzoni più belle e misteriose di Franco Battiato.
Un testo dal significato volutamente aperto ed enigmatico che fa pensare ad una dichiarazione d’amore, ma potrebbe essere anche una sorta di preghiera al contrario, rivolta dal Creatore alla sua amata creatura.

Il cantautore siciliano si è accostato a queste tematiche al termine del suo periodo sperimentale negli anni settanta. In quel periodo Battiato era annoverato tra i cantanti dello space rock, un sottogenere del rock progressivo con testi e musiche (caratterizzati da suoni distorti di chitarra elettrica e di sintetizzatori), che richiamano atmosfere fantascientifiche e che ha tra i principali interpreti internazionali gruppi come i Pink Floyd.
L’album che segna la svolta artistica è “L'era del cinghiale bianco”, pubblicato nel 1979, che all’epoca non ebbe grande successo. Grazie al successo dei successivi album pop come “Patriots” del 1980 e soprattutto,“ La voce del padrone” del 1981, venne decisamente rivalutato.

Il brano centrale dell’album “L'era del cinghiale bianco” è “Il Re del Mondo”, riproposta nel 1985 nell’album “Mondi lontanissimi”. Si ispira al mito del regno sotterraneo di Agarthi e nel titolo cita esplicitamente un’opera del francese René Guénon, scrittore e studioso dell’esoterismo.
Battiato ci ha del resto abituato a testi di notevole profondità, pieni di riferimenti alle filosofie orientali, con particolare attenzione ai dervisci danzanti e alla corrente mistica islamica del sufismo, ma non mancano riferimenti ad altre dottrine misteriche ed esoteriche.

Benché Battiato resti uno dei cantautori italiani pop di maggiore successo, apprezzato anche all’estero, soprattutto in Europa e nei paesi ispanici, si è cimentato anche in progetti di musica colta. Con successo coltiva una  parallela passione per la pittura, avendo prodotto circa ottanta opere con lo pseudonimo di Süphan Barzani.
L’album “L’imboscata”  è il secondo  scritto in collaborazione con Manlio Sgalambro, che dal 1994 collabora a gran parte dei progetti di Battiato. Sgalambro è un filosofo autodidatta siciliano che considera un mistero il fatto che i propri libri abbiano avuto così tanto successo e siano stati tradotti in varie lingue.

domenica 8 gennaio 2012

Viaggio al centro della terra


Vi sono strane storie che raccontano di misteriosi cunicoli che s’inoltrerebbero nel sottosuolo collegando luoghi carichi di leggende.  Così, ad esempio si racconta di un prete che un giorno entrò nelle grotte di Sambughetto, nella Valle Strona, e vi vagò per giorni finché uscì in un punto molto più a valle.
Nelle grotte si riteneva vivessero misteriosi esseri femminili. Secondo la tradizione queste creature uscivano dalle grotte di notte e lanciavano una corda fino al campanile di Sambughetto. Sul filo si esibivano in acrobazie degne dei migliori equilibristi. E poiché nelle cavità si trovavano resti di animali di dimensioni e aspetto mai visto nacque l’idea che potesse trattarsi dei pasti delle streghe.


Invece a Cireggio, frazione di Omegna, esisteva un pozzo asciutto, in cui si poteva scendere grazie a robuste sbarre di ferro che fungevano da scala. Dal fondo del pozzo cominciava una galleria che conduceva a Casa Zanni, nel centro di Omegna, vicino al Carrobbio.
Si dice inoltre che un cunicolo unisse il castello di Vergano Sopra con quello di Borgomanero, mentre altri simili collegherebbero la Torre di Invorio al Castello di Massino Visconti e la basilica di S. Giuliano nel Castello di Gozzano alla torre di Buccione.
  
Alcuni sussurrano però che molti cunicoli si collegherebbero ad una rete di passaggi molto più antica, scavata prima che la nostra specie apparisse sul pianeta. Gallerie che porterebbero in luoghi segreti, difesi da trabocchetti e parole d’ordine stabilite all’alba del mondo, in lingue non umane. Luoghi nel ventre della terra in cui sarebbero custoditi tesori inimmaginabili e oggetti capaci di donare al possessore virtù, forza, ricchezza.
Esistono anche teorie più complesse e affascinanti. Secondo alcuni studiosi di teorie esoteriche, nascosto nel cuore dell’Asia si troverebbe l’accesso della mitica Agharti, “l’inaccessibile”, il regno sotterraneo in cui trovarono rifugio gli abitanti dell’Età dell’Oro, per sfuggire alla corruzione del Male.


In quel regno sotterraneo, costituito da cunicoli ramificati in tutto il mondo,  splende una luce perenne capace di far germogliare le messi, sfamando la popolazione di quel regno di eletti. Al centro di essa si trova la capitale, Shambhalla, la "Città di Smeraldo", nel cui palazzo reale prega incessantemente il Re del Mondo, che governa per una delle 14 ere dall’inizio dei tempi. La nostra sarebbe quella del Cinghiale Bianco.
Il Re del Mondo parla direttamente con Dio, ascoltandone il volere per rivelarlo agli uomini. I suoi misteriosi emissari, sfruttando passaggi segreti, sono in grado di recapitare direttamente ai potenti della Terra lettere il cui contenuto è sempre rimasto avvolto dal massimo segreto… 

sabato 7 gennaio 2012

Il pianeta segreto nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 7 gennaio, sul tema PIANETA, torneremo sui misteriosi cunicoli che collegano la superficie a misteriosi regni sotterranei, i cui sovrani compaiono anche nelle canzoni di un noto cantautore italiano…

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio,  nella prima parte, e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


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mercoledì 4 gennaio 2012

I pianeti di Siamo in Onda



Negli ultimi anni le ricerche astronomiche hanno confermato quella che era considerata un’affascinante teoria, o un ipotesi buona per romanzi e film di fantascienza. Attorno alle innumerevoli stelle che esistono nell’universo ruotano pianeti aventi dimensioni e caratteristiche simili a quelli del sistema solare, assieme ad altri anche molto diversi. Alcuni, si presume, potrebbero avere le caratteristiche idonee per accogliere la vita.
Se volete andare a dare un’occhiata di persona dovete solo dotarvi di un’astronave capace di viaggiare alla velocità della luce e armarvi di tanta pazienza, dal momento che la maggior parte di questi mondi dista da noi decine se non centinaia di anni luce.


C’è però solo un programma che vi offre svariati mondi di divertimento radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 7 gennaio avrà come tema della serata proprio PIANETA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa rappresenta per te un altro pianeta?



Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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giovedì 29 dicembre 2011

E infine arrivò il giorno

Ieri è nata mia figlia, una piccola bimba di poco più di 3 kg, che tende le sue manine al mondo. Dopo aver discusso a lungo se chiamarla Alfetta o Malikina abbiamo optato per Delia.
Quelli di voi che conoscono la mitologia sapranno che è l'appellativo della dea della luna, nata secondo il mito sull'isola di Delo. Quelli che conoscono la letteratura classica ricorderanno che è il nome della donna amata dal mio poeta preferito, Albio Tibullo.
In ogni caso è il nome che ci piaceva, per una bambina nata con una puntualità svizzera.

martedì 20 dicembre 2011

Una magica canzone


Ci sono musiche che emergono dal passato e attraversano i secoli conservando una straordinaria capacità di suggestione. E sanno caricarsi di nuovi significati grazie al lavoro di altri musicisti.
È il caso di un brano contenuto nel “Primo libro de' balli accomodati per cantar et sonar d'ogni sorte de instromenti” di Giorgio Mainerio, stampato a Venezia nel 1578.

L’autore è un personaggio davvero singolare. Un prete nato a Parma dalle origini misteriose. Qualcuno ha sostenuto che fosse di origine scozzese per via del cognome, che scriveva anche Mainer.
Sembra però certo che egli appartenesse invece all’antica famiglia de Maynerijs, che per inciso è molto legata al nostro territorio. Era stato infatti il podestà di Novara Jacobus de Maynerijs nel 1193-94 a promuovere la fondazione di un Borgo, che da lui prese il nome di Borgomanero.

In ogni caso è certo che il prete musicista Giorgio Mainerio si trasferì, attorno al 1560, ad Udine dove finì presto nei guai. Si mormorava infatti che si interessasse un po’ troppo di magia, negromanzia e altre scienze occulte.
E poiché si diceva che nottetempo si accompagnasse a certe donne, andando con loro nei boschi e per i campi a compiere inquietanti rituali, il tribunale dell’Inquisizione avviò delle indagini che però non giunsero ad un processo, perché prove di queste dicerie non furono trovate.

In ogni caso Giorgio Mainerio decise di cambiare aria, diventando Maestro di Cappella della Chiesa d'Aquileia nel 1578. Nello stesso anno pubblicò il suo libro dei balli in cui uno sembra essere ispirato proprio alle musiche ascoltate durante i rituali notturni a cui aveva partecipato ad Udine.
Il titolo Schiarazula Marazula si ispira ai Beneandanti e alle loro battaglie con le streghe e gli stregoni a colpi di "sciarazz" e "marazz",  canna e finocchio. Il testo originale di questo ballo non si è conservato, se pure ne aveva uno. Ma sappiamo che nel 1624 alcune donne friulane furono denunciate all’Inquisizione per aver eseguito questo ballo per invocare la pioggia.

Nel 1977 il cantautore Angelo Branduardi riprende il brano inserendolo nell’album “La pulce d’acqua” con il titolo “Ballo in fa diesis minore”.
Il testo è ispirato al tema della danza macabra che compare in molti affreschi medievali e in particolare in quelli di Clusone in cui la Morte, con una corona in testa, dirige le danze. Il testo si ispira però anche ad altre danze medievali aventi un aspetto magico rituale. Danze che si pensava fossero in grado di fermare il tempo. Cosicché la Morte stessa, incantata dalla musica, avrebbe perso il suo potere sugli uomini.

Angelo Branduardi – Ballo in fa diesis minore


domenica 18 dicembre 2011

Le dodici magiche notti

Il solstizio segna il giorno più lungo (a giugno) e quello più corto (a dicembre) dell’anno. Questa data era molto importante per le culture antiche che guardavano con estrema attenzione all’alternarsi delle stagioni. Individuare il momento giusto per la semina, ad esempio, poteva avere un’importanza capitale, dal momento che un errore poteva esporre al rischio di carestie.
Realizzare un calendario preciso costituisce da sempre un dovere ed una fonte di enorme prestigio per le gerarchie religiose e politiche (spesso coincidenti). Basti pensare che il "Calendario Giuliano" fu voluto da Giulio Cesare in qualità di Pontefice Massimo nel 46 a.C. e rimase in uso (nei paesi ortodossi lo è ancora) finché Papa Gregorio XIII non promulgò, nel 1582, un nuovo calendario che da lui prese il nome: è quel "Calendario Gregoriano" che noi tuttora utilizziamo.

Per questi motivi è comprensibile come i giorni del Solstizio fossero oggetto di moltissime credenze. Il solstizio invernale era circondato da particolari timori, dal momento che nessuno poteva essere certo che il sole sarebbe tornato a sorgere un  po’ più caldo ogni giorno.
Inoltre si pensava che quelle notti fossero popolate di misteriose e pericolose presenze. E che fossero scelte dalle streghe per i loro ritrovi notturni.

Da Natale all’Epifania, passando per l’ultimo dell’anno, la tradizione situa le “Magiche dodici notti”. Sono notti in cui tutto è possibile. In cui i cieli sono solcati da ogni genere di presenza. Se qualcosa di strano deve accadere potete star certi che sarà in una di queste notti.
Ad esempio, si dice che l’ultima notte dell’anno gli spiriti inquieti del morti e intere coorti di demoni si aggirino nelle tenebre, incontrando le streghe che si riuniscono per celebrare i loro sabba. Per questo motivo sarebbe necessario provocare quanto più rumore possibile per spaventarli e tenerli lontani dalle case. Da qui l’origine dei botti a Capodanno.

Contro queste orde diaboliche si ergevano però anche degli strani personaggi che potevano assumere l'aspetto di un piccolo animale o persino di una nuvola di fumo per danzare nelle radure dei boschi assieme ai compagni prima di affrontare, a colpi di rami di finocchio, epiche battaglie contro streghe e stregoni, a loro volta armati di canne di sorgo.
Questi misteriosi personaggi, chiamati “benandanti”, erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico e per questo erano detti anche  i "nati con la camicia". L’idea di questo straordinario dono è il motivo per cui li si riteneva particolarmente fortunati o privilegiati fin dalla nascita.

sabato 17 dicembre 2011

Il sole si ferma anche nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 17 dicembre, sul tema SOLSTIZIO, si parlerà delle antiche credenze che ruotavano attorno alla data potente e terribile del solstizio. E ascolteremo una canzone che forse le stesse streghe ballavano.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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venerdì 16 dicembre 2011

L'orologio conteso

Esce in questi giorni nelle librerie “ L’orologio conteso”, il nuovo libro dell'omegnese Marco Travaglini. Il volume raccoglie quattro racconti per tutte le stagioni e per tutte le età, dove si mescola la poesia dei luoghi con le storie di uomini e animali. Un cucciolo di cane, tenero come un batuffolo, fa palpitare il cuore di una ragazza.La sfida tra cani e gatti, come nelle migliori tradizioni della loro infinita competizione, si svolge in prossimità del confine svizzero, a Domodossola. Nei dintorni del lago Maggiore, invece, una gazza , per quanto lo neghi , non può nascondere la sua reputazione di “ladra” ( almeno fino a quando un colpo di fulmine cambierà le sue abitudini) e ricci e volpi, nei boschi che salgono verso la sommità del Mottarone, in una notte di luna piena, incontrano cinque strani personaggi con una lunga scala a pioli. Chi sono? Dove andranno? Ai lettori la scoperta. Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni di Sergio Morello.


“E’ leggendo questi racconti che emerge la policroma vena poetica di Travaglini “, scrive il pittore Giorgio Rava nella sua presentazione. “Questa spazia nel mondo della favola e in quella favolosa dimensione perduta della gente di un tempo; quella gente semplice a cui Marco è sempre stato legato e di cui ha assorbito come una spugna le storie, le vite stesse, i modi di essere, e accanto agli umani ecco la conoscenza del mondo animale, di quegli animali che spesso – si veda La curva dei persici – popolano i suoi racconti , animali che assumono quasi dimensioni umane, con vizi e virtù”.

giovedì 15 dicembre 2011

Il solstizio a Siamo in Onda!




Il solstizio è quel momento dell’anno un cui pare che il sole fermi il suo cammino per riprenderlo poi tornando indietro. È un moto apparente, naturalmente, ma talora le apparenze hanno più sostanza della realtà così per molto tempo i due solstizi, d’estate e d’inverno, furono guardati con grande attenzione dagli esseri umani. Nessuna legge infatti, sembrava poter garantire, specialmente d’inverno, che il sole sarebbe realmente tornato indietro.

C’è però solo un programma che ferma il tempo per voi nel sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 17 dicembre avrà come tema della serata proprio SOLSTIZIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Quali sono stati i tuoi momenti di massimo e minimo splendore?


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martedì 13 dicembre 2011

La maledizione del rock colpisce ancora




Una vedova tatuata che canta senza peli sulla lingua con la voce di una diva nera degli anni quaranta, mescolando soul, jazz e hip hop. Un video girato in bianco e nero in cui la cantante depone una rosa bianca su una tomba su cui appare la scritta “Riposa in pace, cuore di Amy Winehouse”.
Questo è il video di “Back to black”, la canzone che da il titolo al secondo album della cantautrice inglese Amy Winehouse, pubblicato nel 2006. Un album che ne decreta il successo mondiale, ma esplicita fin dal primo singolo estratto “rehab” tutto il malessere di una ragazza arrivata presto al successo ma incapace di uscire da un nero e drammatico tunnel fatto di alcol, droga e disordini alimentari.

Difficoltà presto evidenti anche al pubblico in un susseguirsi di immagini scandalose, arresti, ricoveri e problemi nell’esibirsi dal vivo a causa delle sue condizioni di salute. Il 18 giugno 2011 appare per l’ultima volta in pubblico a Belgrado, visibilmente ubriaca. Al punto da dover annullare l'intero tour europeo.
Il 23 luglio 2011 una guardia del corpo trova il cadavere della ragazza nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square. L’autopsia non rivela tracce di droga, ma alcol in una quantità da non poter stabilire se sia causa diretta della morte. Amy non ha ancora compiuto 28 anni.

Con la sua morte, avvenuta a 27 anni, Amy Winehouse è entrata in quella leggenda nera che sembra colpire con particolare accanimento i cantanti: la maledizione del 27. Una serie di morti improvvise e anomale che accomuna molti artisti morti a 27 anni ed entrati a far parte di quello che è chiamato, in maniera un po’ macabra, il “Club del 27”.
La prima vittima fu il geniale polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones annegato in piscina nel 1969 a 27 anni d’età. Il coroner attribuì la morte all’abuso di droghe, ma anni dopo la fidanzata, Anna Wohlin, sostenne in un libro che Brian era stato assassinato dal costruttore della sua villa, il quale avrebbe confessato l’omicidio in punto di morte.

Il 18 settembre 1970, probabilmente soffocato dal suo vomito dopo un cocktail di alcool e tranquillanti, moriva il chitarrista statunitense Jimi Hendrix, reduce da alcuni disastrosi concerti.
Anche in questo caso si è parlato di omicidio, accusando il manager del musicista (morto a sua volta in un incidente aereo) con cui Hendrix intendeva tagliare i ponti, e persino la CIA, che forse voleva punirlo per aver eseguito l’anno precedente al festival di Woodstock l’inno nazionale statunitense in maniera volutamente distorta, in un’esecuzione passata alla storia.

Sempre nel 1970 moriva la cantante statunitense Janes Joplin stroncata da un’overdose di eroina. Mentre nel 1971 fu la volta del “Re Lucertola”, Jim Morrison il front man dei Doors, morto a Parigi in circostanze mai chiarite.
Nel 1994 la maledizione colpì Kurt Cobain dei Nirvana (ne abbiamo parlato qui). Questi però sono soli i più famosi, dal momento che il “Club del 27” comprende altri 29 artisti più o meno noti, inclusa Amy Winehouse, tutti tragicamente morti a 27 anni. Per molti di essi, girarono voci mai pienamente verificate, di misteriose circostanze e di morti sospette.


Amy Whineouse – Back to black

Il disegno di apertura è una dedica dell'amica Isabella Ferrante (http://isacomics.blogspot.com), una delle due autrici di A6 Fanzine, alla cantante inglese recentemente scomparsa.

lunedì 12 dicembre 2011

Ho perso l'Orco

Ho perso l’orco” è il titolo di una mostra che durerà fino al 18 dicembre nelle sale del Forum di Omegna.
La mostra è un viaggio itinerante tra leggende, racconti e tradizioni dal mondo e illustrate da Agua, giovane artista di Varese.
Le sculture sono in cartapesta giapponese e ritraggono i personaggi dell’Enciclopedia delle favole di Gianni Rodari.

La mostra è ad ingresso gratuito.

per info:
Fondazione Museo Arti e Industria di Omegna
Parco Pasquale Maulini 1 - Omegna (Vb)
tel. +39.0323.86.61.41
fax. +39.0323.86.70.27
mail fondmaio@forumomegna.org

domenica 11 dicembre 2011

L'arte antica del tatuaggio

L’usanza di praticare dei tatuaggi è molto antica anche se difficile datarla con precisione dal momento che normalmente i tessuti corporei non sopravvivono al processo di decomposizione. Ci sono peraltro prove dell’usanza di decorare il corpo già in epoche molto remote. E allora come oggi esistevano tatuaggi permanenti ed altri temporanei.
 
Nelle palafitte italiane (per inciso la prima ad essere scoperta in Italia fu quella di Mercurago, ad Arona) si trovano abbastanza frequentemente delle tavolette d’argilla cotta con dei misteriosi segni impressi. Sono interpretate come stampi usati dagli abitanti di questi villaggi costruiti sulle rive dei laghi, per imprimere sul corpo delle pitture vegetali. 
Esistono delle prove indirette di questa pratica, una sorta di straordinaria istantanea di questo genere dei decorazioni corporali. Nelle pitture rupestri del Sahara, datate al VI-V millennio a.C., sono rappresentati personaggi con i corpi dipinti. Una testimonianza ancora più straordinaria è costituita dal ritrovamento della mummia dell’uomo del Similaun, scoperta in un nevaio ad alta quota nella Val Senales venti anni fa. Sulla schiena e sulle gambe sono stati individuati dei tatuaggi, in corrispondenza di patologie dolorose, rilevate dalle analisi radiologiche. Si presume pertanto che avessero scopi curativi. Erano ottenuti incidendo la pelle e sfregando le ferite con polvere di carbone di legna inumidito. Con l’avvento del Cristianesimo l’uso del tatuaggio venne vietato in ossequio alla tradizione ebraica che condannava questa pratica. E forse anche per timore di quanto è scritto nel libro dell’Apocalisse. In esso si narra infatti del marchio, forse proprio un tatuaggio, che la Bestia alleata di Satana, il Dragone antico, imprimerà negli ultimi tempi sulla mano destra e sulla fronte di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi. E senza quel marchio nessuno potrà comprare o vendere. Furono i viaggi e le esplorazioni a far tornare in Europa l’interesse per i tatuaggi, nonostante lo scetticismo o l’avversione delle classi dominanti. Il celebre medico Cesare Lombroso elaborò alla fine dell’Ottocento una teoria ai suoi tempi molto popolare benché oggi sia relegata tra le curiosità pseudoscientifiche. Tra i vari indizi per individuare “l’indole criminale”, oltre alla forma della testa e altre amenità del genere, egli indicava anche la presenza di tatuaggi. Negli stessi anni però i resoconti dei viaggiatori facevano rinascere l’interesse per i tatuaggi. E tra gli esploratori non possiamo non ricordarne alcuni della nostra zona. Viaggiatori come il novarese Ugo Ferrandi che esplorò la Somalia nell’Ottocento. Come Guido Boggiani, fotografo omegnese morto in Sud America in circostanze misteriose nel 1902, che ci ha lasciato meravigliose fotografie degli indigeni del Paraguay e dei loro tatuaggi, come quella che compare in apertura. O come Maurizio Leigheb che negli ultimi decenni ha avvicinato e documentato decine di popoli in Africa, Asia e Sud America.

www.illagodeimisteri.it

sabato 10 dicembre 2011

Nella Bottega del mistero si fanno anche tatuaggi




Nella puntata di sabato 10 dicembre, sul tema TATUAGGI, si parlerà dell’antica arte del tatuaggio e dei suoi significati. Nella seconda parte, dedicata ad una canzone, parleremo di una cantante tatuata e di un’incredibile serie di coincidenze diventate una nera leggenda…


La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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La foto è una cortesia di Ele che per questa foto si è avvalsa della collaborazione tecnica dello Smilzo, mentre Andrea dei Buzz ha gentilmente messo a disposizione il tatuaggio.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.