venerdì 23 gennaio 2015

Il piccolo amico dei Tolkien

Nell’estate del 1925 un bambino di nome Michael, in vacanza con la famiglia al mare, aveva un amico inseparabile: un piccolo cagnolino giocattolo a macchie bianche nere. 


Dovendo giocare a far rimbalzare i sassi sull’acqua Michael appoggiò il cagnolino sui sassi bianchi della spiaggia. Per via del suo colore fu impossibile ritrovarlo quella sera e il giorno successivo. Poi una violentissima tempesta sconvolse la costa, con onde altissime e un vento che quella notte sembrava volersi portare via il tetto. 


Per tranquillizzare i bambini e consolare Michael per la perdita del suo adorato giocattolo, il padre, J.R.R. Tolkien, inventò la storia di un cagnolino di nome Roverandom, che in seguito divenne un delizioso racconto, illustrato coi disegni originali dello stesso Tolkien.

mercoledì 21 gennaio 2015

Riapre la bottega del mistero




Mercoledì prossimo su questo blog riaprirà la Bottega del Mistero. Come forse solo i lettori di più antica fedeltà e memoria migliore possono ricordare, questa rubrica nacque come costola del lago dei misteri sul blog di Siamo in Onda

In seguito, dal gennaio 2011 alla fine dell’ultima stagione nel giugno 2012, divenne una vera rubrica radiofonica, con interventi in diretta durante Siamo in Onda su Puntoradio, durante i quali si parlava di misteri, leggende e musica, riproposti anche su questo blog. 

Il talk show è finito, anche la radio ha cambiato nome e la Bottega ha chiuso conseguentemente i battenti. Ma poiché in magazzino erano rimaste scorte abbondanti di prodotti non deperibili ho pensato che sarebbe stato bella riaprirla.

Ragionando su quale veste darle, ho dovuto fare alcune scelte. Siamo in Onda aveva un tema settimanale. Erano argomenti molto vari, a cui la Bottega si adattava. 

Poiché mi piaceva avere un tema da seguire, per il 2015 ho scelto come filo conduttore le antiche rune nordiche. Si tratta infatti di un sistema alfabetico con ricche implicazioni magiche e misteriose, legate ad antiche leggende e alla possibilità di usare le rune per la divinazione. Tranquilli, non è mia intenzione scrivere un trattato sull’argomento, che peraltro sarebbe fuori dalle mie competenze. Ho pensato però di individuare i temi prendendo spunto dalle rune legate ai periodi dell’anno in cui il post sarà pubblicato. 

In questo viaggio non sarò solo. Riprendendo un’antica tradizione della rubrica il testo sarà accompagnato da un’immagine evocativa, legata al tema.

A realizzare l'immagine di apertura di ogni post sarà l’amica blogger Ele di "Dietro l'obiettivo" che già era stata la fotografa ufficiale della Bottega durante l’edizione radiofonica. 

La Bottega aprirà mensilmente. Usualmente l’ultimo mercoledì del mese, ma saranno possibili alcune variazioni. Il mercoledì precedente saranno annunciati il tema e l’autore musicale “ospite”, la cui canzone è idealmente collegabile ai misteri e alle leggende di cui si parla nella prima parte.

Speriamo di riuscire ancora a incuriosirvi e divertirvi, intrecciando misteri, storia, immagini e buona musica!

Il primo appuntamento è per mercoledì 28 gennaio alle ore 10. Naturalmente su www.illagodeimisteri.it. Il tema sarà “iniziazione” e gli ospiti sanno i Blink-182, gruppo pop punk della California formatosi nel 1992.


domenica 18 gennaio 2015

La marcia dei bambini

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Sento la musica nella mia camera ed un istante dopo sto inseguendo per strada le note come farfalle multicolori. Subito mi si accodano Gretel e Kurt e all’incrocio tutti i ragazzi della via dei calzolai. Quando raggiungiamo la piazza siamo ormai un centinaio. È allora che intravedo mia madre, che si ostina a dirmi qualcosa, e sento mio padre che cerca di trattenermi. Ma devo andare e seguire questa musica e non c’è forza che possa trattenermi. 

Usciamo ballando dalla porta e quando le mura di Hamelin sono già lontane scorgo, sulla sommità di una collina, la sagoma affilata come una falce del Pifferaio, vestito di un abito dai mille colori. Mi aveva fatto paura, la prima volta, quando aveva offerto al Borgomastro mio padre di liberare la città dai topi. Avevo riso, dopo, guardando quelle bestiacce seguire incantate la sua musica fuori dalla città, dentro il fiume. C’ero rimasto male, invece, quando mio padre aveva riso in faccia al suonatore, rifiutando di pagargli quello che avevano pattuito.

E ora sono qui con altri cento a marciare a ritmo di danza dietro il suo piffero. La seguiremmo ovunque anche oltre la morte fino agli inferi. Ma che importa? Questa musica è così bella!


Questa storia è stata scritta per il n. 21  di A6 Fanzine, che aveva come tema… la Musica!

È esplicitamente ispirata alla famosa fiaba il Pifferaio di Hamelin, trascritta tra gli altri dai Fratelli Grimm, ma basata su un racconto tradizionale più antico. La cosa inquietante è che quasi certamente fu ispirata a un fatto vero accaduto nella città tedesca di Hameln nel 1284. Non è chiaro cosa avvenne effettivamente in quell’anno, ma la tradizione è abbastanza concorde nel ricordare l’improvvisa partenza di un folto gruppo di bambini, che lasciarono per sempre la città…

venerdì 16 gennaio 2015

Tolkien e la magia dell’Anello a Milano



Dal 24 gennaio al 22 marzo presso WOW Spazio Fumetto - Museo del Fumetto di Milano, in Viale Campania 12, sarà aperta una grande mostra dedicata ala Terra di Mezzo. Ecco alcune notizie, che potee approfondire qui.

“Grazie alla collaborazione dei più importanti collezionisti ed esperti, come la Società Tolkieniana Italiana, DAMA Collection, il Greisinger Museum (unico museo al mondo dedicato alla Terra di Mezzo) e Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico i visitatori potranno avventurarsi in un viaggio unico che permetterà di scoprire come dalle parole si sia passati alle immagini: edizioni rare, dipinti, illustrazioni, tavole originali,fotografie, manifesti cinematografici, locandine, fotobuste, video, statue, action figures, videogames, giochi da tavolo, gadget, libri, fantastici plastici realizzati con migliaia di mattoncini LEGO e molto altro…

Sarà quindi possibile “ripercorrere la saga de “Il Signore degli Anelli”, a partire dall’intrigante figura dell’autore dei romanzi J.R.R. Tolkien fino alle fortunate trasposizioni cinematografiche di Peter Jackson, passando dall’opera dei grandi illustratori, dalle parodie, dal collezionismo e dagli altri mille mondi che compongono questa moderna mitologia fantasy.

E in più laboratori, incontri, giornate ludiche e tanti appuntamenti all’insegna del mondo tolkieniano per testimoniare come l’opera nata dall’estro di Tolkien alimenti il nostro immaginario da oltre settant’anni.”


La Magia dell'Anello

da Tolkien a Jackson 

dal romanzo al cinema passando per il fumetto,

l’illustrazione, il collezionismo, i giochi e le parodie



WOW SPAZIO FUMETTO

Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata

Viale Campania 12 – Milano

Info: 02 49524744/45 - 
 


Orari: da martedì a venerdì, ore 15.00-19.00; 
sabato e domenica, ore 15.00-20.00.
Ingresso 5 euro (ridotto 3 euro)



mercoledì 14 gennaio 2015

Lo strano inverno del Maestro




Ho scattato questa foto pochi giorni fa. La temperatura era mite e sulle montagne non c’era neve. Ottimo, se fosse aprile. Invece è gennaio. E questa cosa è strana. Troppo perché non debba sentirmi inquieto. Così ho deciso di rivolgermi a qualcuno che veramente “ne sa”. E quel qualcuno non può essere altri che lui, quell’uomo sceltissimo e immenso a cui, pur non chiamandosi Raffaele, mi rivolgo sempre in questi casi.

Il Maestro siede, immobile come il Minotauro, nel suo antro fumoso, circondato da libri che sfidano la gravità accalcandosi gli uni sugli altri in pilastri, piramidi e pinnacoli. Sorride beffardo togliendo il sigaro dalla bocca per agitarmelo sotto il naso.

“Certo che questo clima è anomalo! Ma non leggi i giornali? Non hai mai sentito parlare di effetto serra e riscaldamento globale?”

Con la gola serrata dal fumo riesco appena ad annuire, mentre tento di calcolare quante tonnellate di CO2 produca annualmente la sua dipendenza dal tabacco.

“Ad ogni modo ho capito cosa vuoi chiedermi e la risposta è chiaramente sì.”

La sinistra scatta come un cobra sfilando al volo un libro da una colonna che oscilla pericolosamente.

“Guarda qui” mi mette sotto il naso il volume. “Questo è il diario del notaio Elia Olina. Copre il periodo 1523-1560 e in esso si parla spesso di eventi eccezionali, che nessuno a memoria d’uomo ricordava. Peraltro l’Olina scriveva all’inizio di quel periodo freddo noto come “Piccola Glaciazione”, durata un paio di secoli. Nel libro troverai trombe d’aria, frane, tempeste, siccità, alluvioni, persino le locuste, oltre ad altri mali del secolo decimosesto, come la guerra e la peste.”

Mentre parla agitando il sigaro mi sembra di vederlo cavalcare assieme ai quattro Cavalieri dell’Apocalisse spargendo ogni sorta di disgrazia.

“Il livello del lago è spesso variato in modo repentino. Il problema è che la gente se lo dimentica. Se guardassero nei libri troverebbero molte notizie interessanti. Ad esempio in quest’altro, che tratta del piccolo villaggio di Imolo, a pagina 36 si parla dell’abbassamento del lago, causato dallo spurgo del fiume Nigoglia nell’anno 1758.”

Mi sventola davanti un agile volumetto fresco fresco di stampa

“E non è finita! Il Cotta nella sua “Corografia della Riviera di San Giulio” loda la previdenza degli statuti trecenteschi che regolavano la coltivazione di mandorli e olive, che ai suoi tempi nessuno poteva coltivare, essendo il clima troppo freddo. E se poi andiamo indietro nel tempo posso dirti che sto leggendo un libro in cui si mette in relazione la caduta di Troia e delle grandi civiltà del Mediterraneo, attorno al 1200 a.C. con un periodo di grandi siccità e carestie che mise in moto orde di popoli affamati.”

Prima che attacchi a parlare delle glaciazioni, argomento che so affascinarlo terribilmente, e inizi a descrivermi dettagliatamente ogni singola morena che testimonia la massiccia avanzata dei ghiacci anche sul lago d’Orta, riesco a farmi venire in mente un impegno urgente e me la do a gambe.

Nella piazza tiro una boccata d’aria fresca e osservo la ferita sulla montagna di fronte, traccia ancora visibile della grande frana dell'alluvione di novembre.

domenica 11 gennaio 2015

Notturno ladro di sospiri




Mi piace contemplarti mentre dormi e osservare le tue labbra rosse stringere parole silenziose. Dormi, fanciulla, dormi e che il tuo riposo non cessi per tutta la notte.

Dormi fino a quando il sole giungerà a illuminare i tuoi riccioli d’oro e la tua pelle chiara. Questo è il tempo che mi è concesso e canterò per te tutta la notte per non farti svegliare.

Scalerò silenzioso il tuo letto – non destarti piccola – percorrendo leggero il tuo petto.

Dormi mentre accosto le mie labbra alle tue inebriandomi dei tuoi respiri. Li coglierò uno a uno come fiori colorati, sommandoli l’uno all’altro per farne un tesoro più prezioso di quello che gli gnomi nascondono alla radice dell’arcobaleno.

Sogni inquieti agitano la tua mente, strappandoti gemiti sempre più flebili. Dormi, fanciulla, dormi e sempre più profondo sia il tuo oblio. 

Dormi mentre i respiri diventano sospiri sempre più fiochi. Li ruberò uno ad uno, tornando a trovarti notte dopo notte, finché ne resterà uno solo, l’ultimo e il più prelibato, quello che gli Incubi della mia razza raccontano ancora, dopo secoli, ai loro nipoti e apprendisti.


Il racconto è stato scritto per il n. 20 di A6 Fanzine, dedicato "al mondo dei folletti, delle fate, degli gnomi e tutto l'emisfero fantastico che ha costellato la nostra infanzia".
Il protagonista della storia è un tipo particolare di Incubo, che adora rubare il fiato durante il sonno.


venerdì 9 gennaio 2015

Tolkien e Beowulf


“Beowulf” è il più lungo poema anglosassone e uno dei più antichi giunto fino a noi. Tolkien, che lo amava e conosceva molto bene, dedicò due saggi all’opera: “Beowulf: mostri e critici” e “Tradurre Beowulf”. Recentemente è stata pubblicata la traduzione del Beowulf curata dallo stesso Tolkien. 

Nel “Beowulf” si racconta della mortale lotta tra l’eroico re dei Geati, Beowulf appunto, e un mostruoso drago volante sputafuoco, uscito dal tumulo in cui da secoli faceva la guardia a un antico tesoro dopo che un ladro l’aveva disturbato.

mercoledì 7 gennaio 2015

Omaggio, involontario, alle donne



Alcune gentili lettrici ieri hanno vissuto momenti di malumore per via di tutta una serie di auguri piovuti improvvisamente, ma non inaspettatamente, da parte di maschi più o meno vicini.

“Ma come? Ti dimentichi del nostro anniversario e mi fai gli auguri il giorno della Befana?!?”

Vorrei tranquillizzare le gentili lettrici, ricordando loro ciò che ci insegnano le antiche leggende.

Esse raccontano che nella Donna vi sono tre Dee: la Fanciulla, la Donna e la Vecchia, che incarnano il ciclo, anche mensile, della vita femminile. O se vogliamo i ruoli di Figlia, Madre e Nonna. Ognuna ha i suoi lati positivi: la Vecchia, in particolare, è la saggia portatrice di sapienze antiche. 

Pertanto quando gli uomini fanno gli auguri alle “Befane” stanno, per lo più inconsapevolmente occorre dirlo, augurando vita lunga e celebrano la saggezza antica implicita e presente già nella Figlia. 

La festa della Befana del resto è allegra e carnascialesca e si presta agli scherzi. La Vecchia lo sa e dall’alto della sua scopa sorride benevola.


domenica 4 gennaio 2015

Ali spezzate

Domani ricorre il primo anniversario della mia caduta agli inferi. Udendo il volo dei corvi che gracchiano sopra le nostre teste da questo pozzo di dolore in cui mi trovo, circondato da una miriade di altri disgraziati, non posso non pensare, con un misto di nostalgia e rimpianto, a quel cielo da cui precipitai lentamente, appeso ad un fragile ombrello di seta bianca. 

Qui, in questo luogo cintato dove si accalca la disperazione e la dignità dell’uomo è quotidianamente umiliata, rivedo le fiamme ardere sulle ali spezzate del compagno di mille acrobatiche evoluzioni. Quanto ero libero, padrone dei miei gesti, dei miei movimenti leggeri oltre le montagne e le nubi, sulle spalle del vento, in quell’ieri felice così lontano dal disperato oggi in cui mi trovo! 

Ora che l’aria gelida del nord serve solo ad aumentare il nostro tormento, penetrando nelle baracche, facendo rabbrividire persino i pidocchi che si rintanano a legioni nelle divise lacere; ora che ogni passo è sorvegliato da occhi e mani armate; ora che tutto è limitato, rinchiuso e proibito da carcerieri il cui unico piacere sembra essere quello di umiliare e ferire le loro vittime, la nostalgia di quel volo perduto diviene tagliente come la lama del carnefice. 

Quando però il dolore esaurisce anche le lacrime; quando la sofferenza giunge al limite del baratro; quando la morte comincia a sembrarmi amica, allora, di nascosto, riprendo a solcare il cielo. 

Lo faccio di sera, alla luce incerta della luna, su piccoli pezzi di carta rubata dove capita. Sono brevi versi, i miei, frammenti di libertà scritti intingendo una preziosa penna nera nel mio stesso sangue. Un sistema doloroso, certo, ma mentre scrivo e dispiego le ali in un volo che nessuna contraerea potrà mai abbattere torno a essere, nuovamente, un uomo libero.


Il racconto parla di un pilota abbattuto col suo aereo e fatto prigioniero. Fu scritto per una rivista che si sperava avesse ali grandi, capaci di portarla molto in alto, e invece...

sabato 3 gennaio 2015

Buon compleanno, Professor Tolkien!


Tolkien nacque il 3 gennaio 1892 in Sudafrica a Bloemfontein, che all’epoca era capitale dello Stato Libero dell’Orange. 

Gli fu imposto il nome John, ma ci fu una discussione sul secondo: il padre avrebbe voluto chiamarlo Reuel, che tradizionalmente era stato dato a molti membri della famiglia Tolkien e che significa "amico di Dio" in ebraico. 

La madre preferiva Ronald, che alla fine fu aggiunto come secondo, mentre Reuel divenne il terzo. 

Ronald e non John, fu il nome con cui lo chiamarono sempre i genitori prima e la moglie in seguito.

venerdì 2 gennaio 2015

Un tè con Tolkien

Ho amato il Signore degli Anelli da quando mio fratello lo raccontò durante un lungo viaggio in macchina. L’ho letto e riletto allargando gradualmente il cerchio alle numerose opere postume di J.R.R. Tolkien. Nonostante questo non mi reputo un esperto tolkeniano. Tuttavia la curiosità mi ha spinto a cercare aneddoti della vita di quello che è, piaccia o meno, uno degli scrittori più influenti del Ventesimo secolo.


La narrativa fantastica deve moltissimo al professore inglese di filologia anglosassone, che si diede il compito di subcreare un’epica e una mitologia che fino a quel momento non esistevano.

Ho pensato di riunire sotto l’etichetta “Tolkien” una serie di brevi pillole sulla sua vita e le fonti di ispirazione delle sue opere. Certamente i lettori più appassionanti conosceranno buona parte di queste notizie e anzi se vorranno potranno integrarle nei commenti. 

Nello scrivere queste “pillole” ho pensato principalmente a un pubblico poco esperto. Il successo dei film commerciali diretti da Peter Jackson, più o meno liberamente ispirati all’opera di Tolkien, ha infatti attirato verso questo universo immaginario schiere di nuovi appassionati che spesso diventano lettori. Qui potranno trovare alcuni spunti di approfondimento.

Le “pillole” saranno pubblicate, senza un ordine preciso, ogni venerdì alle 17, l’ora del tè inglese, almeno secondo una mitologia ben radicata. Gradualmente provvederò a creare un indice aggiornando questa pagina in modo da consentire una ricerca in ordine cronologico. In ogni caso sotto l’etichetta “Tolkien” potrete trovare tutto quello che sull’argomento è pubblicato nel blog.

La partenza sarà, eccezionalmente, domani, compleanno di J.R.R. Tolkien.

Un’ultima cosa, prima di metterci in viaggio. Oltre alla mia passione, cosa lega Tolkien al lago dei misteri? A quanto ne so il professore inglese non visitò mai il lago d’Orta, tuttavia è noto che in gioventù compì un lungo viaggio a piedi attraverso la Svizzera che lo portò ai piedi delle Alpi italiane. Ebbene, mi piace immaginare che lo spirito della sua fantasia, riempito dalla bellezza dei luoghi, abbia scavalcato d’un balzo le alte cime coperte da nevi perenni del Monte Rosa e sia planato su ali leggere sulla superficie del nostro piccolo laghetto, prima di spiccare il volo verso la Terra di Mezzo.




mercoledì 31 dicembre 2014

Buon anno!



Il 2014 si chiude oggi e domani inizia un nuovo anno. Tradizionalmente si dà enfasi a quello che dovrebbe essere un normale alternarsi del giorno e della notte.
Il calendario però è una cosa seria, come ho già avuto modo di scrivere. Pertanto è bene adeguarsi a questo rito.

In luogo dei bilanci quest'anno vi lascio con una sola parola: "selfie". Si tratta della parola dell'anno, anche se non saprei dirvi chi l'abbia deciso.

Non so cosa pensiate voi dei "selfie", ma io nel dubbio mi adeguo con la foto di apertura. Naturalmente avrei potuto scegliere quella scattata da un altro animale, visto che questa moda ha contagiato anche loro, ma questo è l'ultimo arrivato e ha un'aria simpatica. Il quadro sullo sfondo, poi, raffigura un lago che mi è particolarmente caro...

A tutti voi gli auguri per un buon 2015!



mercoledì 24 dicembre 2014

Buone feste!






Con questo breve video che raccoglie una serie di scene della Natività dalle chiese del Cusio, accompagnate dalla vocina di Delia, che ci ricorda che per sentire lo spirito del Natale dobbiamo tornare tutti un po' bambini, voglio augurarvi Buone Feste!

domenica 21 dicembre 2014

Attenzione, questo post contiene spoiler!




Pertanto, se non volete sapere cosa accadrà sul lago dei misteri nel 2015 non leggetelo!

Premesso che non c’è nulla di certo sotto il sole tranne il fatto che non possiamo prevedere il futuro, vorrei darvi alcune anticipazioni sulla programmazione del blog il prossimo anno.

La prima è che i post settimanali saliranno dagli attuali due a tre. Siamo ancora lontani dai bei tempi in cui si postava una volta al giorno, ma è già un passo avanti. Oltre al post del mercoledì, in genere a tema libero, e a quello domenicale, dedicato ai racconti d’archivio (ma con eccezioni, come quella che state leggendo), ne troverete uno nuovo il venerdì. Con la differenza che i primi sono programmati per le 10, mentre questo uscirà alle 5 p.m, vale a dire l’ora del tè per gli inglesi. È infatti britannico il personaggio di cui andremo a parlare, tributandogli una serie di piccoli post che col lago d’Orta non hanno molto a che fare, ma con il mondo dell’immaginario parecchio.
Di lui è stato scritto che rappresenta per la narrativa favolosa del Novecento quello che i fratelli Grimm furono per quella dell’Ottocento. Non saprei dire se il paragone regga, ma poiché questo blog si occupa di leggende e creature fantastiche, da venerdì 2 gennaio troverete alcune brevi notizie riguardanti John Ronald Reuel Tolkien. 
Non preoccupatevi, non vi annoierò con interminabili scene di battaglia (e con questo ho già espresso la mia opinione sull’ultima trilogica fatica del regista Peter Jackson). Saranno pillole sulla vita e le opere del Professore che amava la pipa, la buona birra e le belle storie.

La seconda è che stiamo lavorando alla riapertura della Bottega del Mistero. Tra il gennaio 2011 e il giugno 2012 la Bottega fu una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda. La trasmissione purtroppo non c’è più, ma a breve potrete di nuovo conoscere i segreti delle canzoni più misteriose e i loro collegamenti con i misteri del nostro lago. Dove? Naturalmente su questo blog!

Infine, con un certo grado di probabilità, verrà data una risposta a una serie di interrogativi rimasti aperti riguardanti la storia del misterioso Alfa e della sua scomparsa. Niente che metta a repentaglio la sicurezza dell’universo, almeno spero, ma la storia necessita di essere conclusa.

Avremo comunque modo di riparlarne. Per ora vi auguro buone feste! 


mercoledì 17 dicembre 2014

La misteriosa fine della “Benedetto Brin”



La “Benedetto Brin” apparteneva alla classe di corazzate “Regina Margherita”, ideata dall’ingegnere, generale, ispettore del Genio Navale e deputato Benedetto Brin (Torino 1833 – Roma 1898) che nella seconda metà dell’Ottocento diede grande impulso alla marina militare italiana al punto che alla sua morte su 202 unità in servizio nella Regia Marina, ben 141 erano state ordinate o progettate da lui. Con la morte del Generale Brin il progetto fu portato avanti e modificato dal generale Ruggero Alfredo Micheli (Volterra 1847 – Roma 1919) direttore del cantiere di Castellammare di Stabia, dove la nave fu varata e ultimata il 1° settembre 1905.

La “Benedetto Brin” partecipò alle operazioni militati della guerra contro la Turchia per la conquista della Libia, prendendo parte all’attacco su Tripoli che portò alla presa della città. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale, nel 1915, era l'unità di bandiera del contrammiraglio barone Ernesto Rubin de Cervin ed era comandata dal capitano di vascello Gino Fara Forni, nato a Pettenasco, sul lago d’Orta nel 1867.

Alle otto del mattino del 27 settembre del 1915 molte persone si radunarono come al solito sulla banchina del Viale Regina Margherita di Brindisi per assistere all’emozionante cerimonia dell’alzabandiera da parte delle navi ormeggiate nell’avamporto, tra il canale Pigolati e Forte a Mare. Si trattava delle corazzate “Dante Alighieri”, “Nino Bixio”, “Emanuele Filiberto” e “Benedetto Brin”. Nel porto erano inoltre presenti altre navi francesi, inglesi ed italiane. Mentre gli equipaggi erano radunati per la cerimonia e venivano suonati gli inni, improvvisamente, la “Benedetto Brin” esplose.

La devastazione provocata dall’onda d’urto fu immane. Senza calcolare i danni materiali, nella tragedia morirono 456 uomini su 943 d’equipaggio, precisamente, 433 marinai e 23 ufficiali, tra i quali lo stesso contrammiraglio Ernesto Rubin de Cervin.

Le cause della sciagura furono immediatamente oggetto di indagini, ma il mistero ancora aleggia attorno a questa nave e alle vittime della sua distruzione.

Quasi immediatamente venne esclusa la possibilità che l’esplosione fosse stata causata da un sottomarino nemico, in quanto l’entrata del porto era sbarrata con una rete metallica verticale tenuta tesa da galleggianti e strettamente sorvegliata. La propaganda ufficiale parlò di “vile attentato del nemico”, opera di sabotatori, ma i risultati dell’inchiesta vennero tenuti secretati “per non dare vantaggi al nemico”. 

In particolar modo non venne reso pubblico un rapporto che un anno prima proprio il capitano Gino Fara Forni aveva inviato a mezzo lettera alla Divisione Generale di Artiglieria ed Armamenti del Ministero della Marina a Roma. In esso denunciava una “deficienza di ventilazione e di refrigerazione della “Santabarbara” che faceva salire oltre il limite di sicurezza la temperatura interna. Il locale, dove erano immagazzinati materiali altamente pericolosi e infiammabili quali esplosivi, munizioni e gas, era oltretutto ubicato, con un’infelice scelta progettuale, proprio accanto alla sala dei motori e delle macchine. 

Nonostante fosse consapevole dei rischi il capitano Fara Forni era rimasto al suo posto, attendendo forse un intervento del Ministero che non vi fu. Morì con gli altri, al comando della propria nave, come nella migliore tradizione marinara.

domenica 14 dicembre 2014

Come ebbe inizio

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In quei tempi l’eco della Rivoluzione infiammava gli animi europei, scavando nelle coscienze un solco tra l’auspicio di un nuovo ordine e il timore per la perdita dell’antico. Voci autorevoli si levavano a difesa di quest’ultimo, invitando gli uomini a restare fedeli ai vecchi costumi e alle antice tradizioni.

Fu allora che una donna cresciuta nella povertà, da cui si era emancipata studiando da autodidatta; una donna che traduceva i testi dei filosofi, ma che non aveva esitato a definire le idee sulle donne di Rousseau “una vera sciocchezza”; quella donna dicevo, prese carta e penna e scrisse un libro.

Scrisse che le donne hanno gli stessi diritti fondamentali degli uomini; che sono essenziali per la crescita della nazione in cui vivono; che devono ricevere un'educazione adeguata; che non devono essere considerate un semplice ornamento della vita degli uomini e che, se non sono spinte dalla società a concentrare ogni loro cura solo sull’aspetto esteriore, possono raggiungere altri traguardi sociali e culturali.

L’anno era il 1792. Il libro era la “rivendicazione dei diritti della donna”. Quella donna era Mary Wollstonecraft e con lei iniziò il movimento di emancipazione femminile.


Il racconto è stato scritto per il n. 19 di A6 Fanzine. Lo potete scaricare liberamente qui.

Il tema era l’emancipazione femminile e così l’Errante ha deciso di andare alle radici. La figura di Mary Wollstonecraft era già apparsa su questo blog. La figlia, Mary Wollstonecraft Godwin, fu autrice di un romanzo fondamentale per il filone fantastico: “Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno”. Quest’ultimo nacque come una sfida tra amici (e che amici) durante la "lunga gelida estate". Trovate tutta la vicenda qui


mercoledì 10 dicembre 2014

La fiera delle fate


Qualche settimana fa, venni invitato ad esporre degli oggetti in una fiera dedicata all’acqua. 

Delle gentili ragazze dai lunghi capelli biondi mi accolsero e mi mostrarono dove collocare i preziosi reperti, fornendomi tutto ciò di cui potevo avere bisogno, mentre attorno a me sorgevano come funghi gli stand dedicati alle leggende e alle storie sull’acqua.

Al termine del periodo concordato mi recai a ritirare i miei pezzi. E qui cominciò a sorgere un aspetto inquietante. Cominciai a notare qualcosa di strano quando entrai in segreteria. Non c’era nessuno e, nonostante ripetute chiamate, nessuno si presentava. Poco male pensai, tanto ho le chiavi delle vetrine. Così mi misi a smontare e a portare via. Dopo il primo viaggio, però, buttai un occhio in segreteria e vidi un ragazzo.

“C’è la signora A.C.?” domandai.

Lui scosse la testa, cercò, scartabellò, controllò sui registri e fece qualche telefonata, dopodiché mi disse che non c’era nessuno con quel nome lì. Provai a fare altri nomi, descrivere, spiegare, ma nessuno sapeva nulla. 

Iniziai a pensare che fosse già un miracolo ritrovare i miei oggetti, così lo lasciai alla sua occupazione (che confesso di non aver capito) e mi affrettai a recuperare fino all’ultimo pezzo. Prima di partire provai di nuovo a chiedere, ma nessuno sapeva nulla. Era come se la fiera non fosse stata nemmeno organizzata da loro. 

Perplesso me ne tornai verso casa, incappando in un vero e proprio diluvio, giusto per stare in tema.

L’indomani, roso dalla curiosità, mandai una mail scherzosa alla ragazza con cui avevo sempre parlato, domandandole se per caso avessi parlato con un ectoplasma, ma non ebbi risposta. Qualche giorno dopo ricevetti una strana mail di ringraziamento per la partecipazione.

A destare il mio stupore non fu tanto il contenuto quanto un aspetto davvero insolito. So che può sembrare incredibile e so anche che nessuno di voi mi crederà, ma quando aprii l’allegato dal pc si sprigionò un profumo particolare e assolutamente inconfondibile per chiunque l’abbia già sentito: Profumo di fata n. 5.

Naturalmente mi rendo conto che questa vicenda solleva molti più interrogativi di quanti ne spieghi. Innanzitutto se la fiera era stata organizzata veramente dalle fate, come mai non ho avvertito il loro profumo quando le ho incontrate di persona? E ancora, quando in precedenza mi era capitato di annusarlo, prima di allora?

Questo però è un segreto che si collega al misterioso viaggio che feci molto tempo addietro e che vide persino l’Errante mettersi sulle tracce di Alfa.

Un enigma però che, ancora per qualche tempo, resterà tale…


Per la foto voglio ringraziare AlevBlack - Valentina Simonetti

Mua: Neminziel
Photo&edit: Gianluca Quinto
Model: AlevBlack - Valentina Simonetti





domenica 7 dicembre 2014

Una storia molto cattiva



Boston 1952 

Ricordo che, un giorno, Solange mi chiese se credessi in Dio. 

Delle donne della mia vita – così mi piace chiamarle per quanto fugaci meteore siano state nella mia esistenza – conservo intensi frammenti di memoria: le lacrime di Charlotte – la prima – mentre le mostravo l’anello; i capelli biondi di Margot; il coraggio della giovane Dolores; e le mille domande di Solange.

Risposi affermativamente, argomentando con dotti sillogismi teologici, retaggio dei miei studi seminariali, ma mentivo. Tutt’al più posso ammettere l’ipotesi di un capriccioso Monsieur Chance che distribuisce le carte, lasciando a noi il cruccio di come giocarle, sebbene talora parrebbe volerci suggerire la giocata migliore.

Come nel caso della sorella di Margot. Ho sempre avuto cura di sceglierle orfane, vedove e possibilmente senza troppi conoscenti, oltre che benestanti, ça va sans dire. Margot tuttavia mi aveva mentito – da buona borghese se ne vergognava – tacendo di una gemella, adottata come lei, ma da un’altra famiglia. Josephine, invece, si era ficcata in quella testolina bionda l’idea di ritrovare la sorella. A furia di fare domande era riuscita a trovare una traccia, un biglietto – dimenticato in un abito affidato ad una sarta e mai ritirato – in cui Margot aveva appuntato il mio recapito. 

Ingannai Solange come tutte le altre. Simulare una fede è il modo migliore per sviare sospetti. Pensare che un criminale sia riconoscibile dall’aspetto o dalle sordide abitudini è senza dubbio più rassicurante che sospettare lo sia il gentiluomo che ti porge la destra tra i banchi di una chiesa. 

Le dissi che era partita per gli Stati Uniti dopo la rottura del nostro fidanzamento. Parlò di una sensazione negativa, come se alla gemella fosse accaduto qualcosa di molto grave. Mi offrii gentilmente di aiutarla nella ricerca e domandai se avesse già informato la polizia o qualcun altro.

No, se davvero esistesse Dio, o una qualsiasi forma di Giustizia sotto il Cielo, io sarei morto o in galera per i miei crimini e Josephine non sarebbe sepolta nella cantina insieme alle altre. 

Invece Monsieur Chance mi aveva suggerito di cambiare nome e paese. Così, in quell’aprile del Novecentododici – oggi così lontano – m’imbarcai sul modernissimo transatlantico “Titanic”, sfolgorante di donne romantiche, per incominciare la mia nuova vita oltreoceano.



Questo racconto è stato scritto per l'antologia 365 storie cattive. Il libro contiene 365 storie cattive, scritte da 365 autori in un massimo 365 parole. Il tutto per una buona causa.

Rileggendo oggi il racconto, nasce qualche inquietante interrogativo. Josephine, la determinata sorella di Margot, non compare nell'elenco delle vittime fornito all'inizio dal misterioso assassino. Quante furono quindi realmente le donne assassinate sul suolo francese? Forse solo individuando la terribile cantina si potrebbe avere una risposta a questa domanda.
Ma soprattutto, poiché questa sorta di confessione fu scritta nel 1952 a Boston, quando il Novecentododici era ormai un ricordo lontano, quante furono le vittime di questo sconosciuto e impunito serial killer sul suolo americano?

mercoledì 3 dicembre 2014

Pitagorici cusiani




Transitavo tranquillo pensando ai fatti miei, quando all’improvviso mi si parò dinnanzi una struttura che non poté non attirare la mia attenzione, non tanto per le dimensioni, peraltro notevoli, quanto per la forma. Come potete vedere chiaramente dalla foto, presso la rotonda di Orta sono apparse due stelle, poste parallelamente e orientate rispettivamente verso sud e verso nord.


“Cosa c’è di strano?” domanderà forse qualche lettore “il Natale si avvicina, per non parlare dell’arte contemporanea un po’ eccentrica che sovente abbellisce le rotonde…”

Arte contemporanea, certo… il Natale, può essere… però mi permetto di far osservare che mancano le luminarie e, a parte questo, vi invito ad osservare attentamente la figura. Al centro della “stella” compare inequivocabilmente un pentagono rovesciato.

Pertanto quella che abbiamo di fronte non è una stella natalizia, ma un Pentalfa. Ma, a parte la simpatia istintiva che Alfa può provare per un tale nome, di cosa stiamo parlando? 

Per prima cosa v’invito a dimenticare tutto ciò che vi hanno detto sui diavoli e sulle streghe (anche se, per pura coincidenza, i miei informatori mi dicono che l’incrocio dove ora sorge la rotonda era un tempo luogo d’incontro delle streghe di Orta, ma questa è un’altra storia…).

Dobbiamo andare molto indietro, sei secoli prima del primo e più famoso Natale che festeggeremo prossimamente. Qualcuno fa risalire l’origine del Pentalfa agli Egizi, dove compare nel geroglifico che indicava la stella Sirio, la più importante perché era sulla sua levata che si basava il calendario egizio. In ogni caso è indubbio che la grande affermazione del simbolo sia legata alla figura di un filosofo che dovrebbe certamente comparire nella top ten delle persone più influenti della storia, qualora qualcuno avesse voglia di scriverla. 

Sto parlando, naturalmente, di Pitagora. Figura insieme storica e leggendaria è impossibile proporne qui più di qualche cenno.

Normalmente lo si studia a scuola per il teorema che porta il suo nome. Geometria, roba noiosa, dirà qualcuno. Quello che non si dice di Pitagora a scuola, perché lo si è dimenticato, o lo si è voluto dimenticare, è tutto il resto.

Pitagora “praticò la ricerca più di tutti gli altri uomini”, viaggiò e visitò terre lontane, giungendo fino in India per studiare la filosofia orientale; fu il primo in Occidente a praticare e propugnare il vegetarianismo, a credere che anche gli animali avessero un’anima e nella reincarnazione; inventò la scala musicale; elaborò (lui o la sua scuola) una teoria eliocentrica che faceva della Terra un pianeta come gli altri circa duemila anni prima di Keplero, che peraltro al pensiero pitagorico s’ispirò esplicitamente.

Non lasciò libri scritti, ma fondò a Crotone una scuola iniziatica da cui si generò un movimento che era insieme matematico, filosofico, religioso, politico, artistico, misterico ed esoterico. Un pensiero forte, in larga misura trasmesso solo agli iniziati, che influenzò potentemente filosofi come Platone (nota per quelli che "la filosofia che roba noiosa!": Platone è il primo che parlò di Atlantide), per fare un solo esempio, a cui la cultura occidentale deve tantissimo. 

Ebbene il simbolo di questo movimento, che studiava la magia dei numeri e la traduceva in azione, era proprio il Pentalfa. Pitagora lo chiamò così perché può essere descritto come 5 alfa (A) intersecate tra loro. Egli comprese che questa figura, che può essere disegnata dentro un pentagono regolare e a sua volta contenere un numero infinito di pentagoni e Pentalfa più piccoli, si basa su un rapporto matematico noto come “sezione aurea”. 

Si tratta di un “rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due”. Il valore di questo rapporto è approssimativamente 1,6180 (ma la sequenza dei numeri decimali continua all'infinito e ricorre misteriosamente in molti aspetti della natura. Inoltre è il "rapporto della bellezza", in quanto ai nostri occhi un’opera architettonica (ma anche un volto) che rispetti la “divina proporzione” appare irresistibilmente bello. 

Il Pentalfa, usato come simbolo di riconoscimento tra gli adepti della setta, indicava anche i cinque elementi fondamentali: Aria, Terra, Fuoco, Acqua e l’Idea. Il simbolo, proprio per i profondi significati che poteva esprimere, in seguito fu ripreso e utilizzato da molte altre correnti di pensiero filosofico, magico e iniziatico come, per citare la più famosa, la Massoneria (anche in questo caso si tratta di coincidenze, evidentemente).

Ora il Pentalfa è apparso a Orta. Perché e a quale scopo? Col vostro aiuto forse verremo a capo anche di questo mistero...


Aggiornamento del 10 dicembre.
Il Pentalfa è stato "rivestito". Un buon modo per augurarvi buone feste, non credete?



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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.