sabato 14 giugno 2014

L’amore ai tempi del gladio



Quando si parla dei Romani, quelli antichi intendo non quelli che popolano Roma oggi, in genere si oscilla tra due sentimenti. Ci sono quelli che esaltano la grandezza dell’Urbe, con le sue leggi  e i suoi monumenti, e quelli che sottolineano il lato sanguinario di un potere che per secoli non ebbe rivali. Eserciti di addestratissimi legionari che schiacciarono ogni resistenza da parte delle eroiche ma più deboli popolazioni confinanti. Come i Celti del nord Italia, sconfitti e oppressi dall’aquila di Roma.
Le cose, come sempre, sono più complicate e proprio per questo più interessanti. Un caso davvero intrigante è quello del vaso di Metelos, scoperto a Carcegna alla fine dell’Ottocento. Leggendo l’iscrizione che vi fu incisa si possono intravedere le tracce una storia d’amore interetnica tra il “romano” Metelos e sua moglie Asmina, che invece era di etnia celtica. 

Qui ne trovate anche una mia versione romanzata.

Se questa storia vi ha interessato, vi consiglio la lettura di un nuovo volume, dedicato a Carcegna, in cui vari autori ne analizzano la storia e le tradizioni. Tra queste cito il Cantarmarzo, che si svolgeva nottetempo alla fine di febbraio e animava la vita della comunità per qualche mese. Tra i vari articoli ce n’è anche uno mio dedicato alle origini di questo piccolo paese e agli interessanti ritrovamenti archeologici che vi furono effettuati. 

L’appuntamento è a Carcegna, nella chiesa parrocchiale, sabato 28 giugno alle 16,45.

sabato 7 giugno 2014

Piccoli draghi crescono




Di ieri sera è la segnalazione, fresca fresca, di un lancio di uova di drago per mezzo di una fionda gigante sul lungolago di Pettenasco. Un modo per inseminare il territorio con questi animali? Un'azione artistica? Non lo sappiamo, ma appena possibile vi daremo altri aggiornamenti. Nel frattempo ringrazio l'amica Paesesommerso per la notizia.

Di certo si moltiplicano gli avvistamenti di draghi. Nella foto accanto (qui devo ringraziare Giorgio Rava) potete vedere ancora quello nell'immagine di apertura. Cosa dite, non sembra volersi liberare dalla roccia per spiegare il suo volo?

Se proseguirà con questa velocità l'opera di draghizzazione del lago d'Orta un paesaggio come quella che troviamo all'Osteria di San Giulio a Lagna, opera dell'artista Giovanni Crippa, potrebbe presto diventare realtà.

Potete vedere chiaramente un'aspra costa rocciosa, quella dell'isola, su cui vari draghi attendono l'arrivo del santo. Per ascoltarlo o fare colazione? Speriamo di potervi presto aggiornare anche su questo...

sabato 31 maggio 2014

La notte delle fisiche


Vi ricordate la storia del famoso mago di Cireggio? Di lui si diceva fosse “stregone grande quanto i massimi, re addirittura dei maghi malefici, se l’indole schiva e sprezzante non gli avesse vietato di volere corte o popolo su cui dominare”. 
Capace di evocare potenze sconosciute per far apparire luci, rumori e strani effetti con cui terrotirzzava gli abitanti di quello che all'epoca era un tranquillo borgo di campagna.
Se vi siete dimenticati di lui o non conoscete la sua storia potete rileggerla qui.

Se volete rivivere di persona quelle antiche atmosfere, potete invece partecipare all'evento che stanno organizzando ad Omegna. 
Il laboratorio è basato sulla creazione di una serie di eventi magici e visionari da poter riunire in una notte estiva per far accorrere il pubblico a vedere le Fisiche. 
Queste saranno realizzate dai partecipanti al laboratorio nella forma di suoni, luci, ombre, apparizioni e atti magici. Ed è un invito a riappropriarsi della Fisica, della metamorfosi e della visione.

Laboratorio Born To Play - LA NOTTE DELLE FISICHE
a cura di Ambra Pittoni

14/15 Giugno ore 15-19
28/29 Giugno ore 15-19
Luglio (data da definire): evento notturno

Partecipazione gratuita tessera socio 10 Eur obbligatoria
info e iscrizioni : info@mastronauta.it - tel 3383227555 (h11>h13)
www.mastronauta.it

sabato 24 maggio 2014

Storia di un leprotto cortese e di un altro molto sfrontato



Ci sono luoghi dove accadono strani avvenimenti. Dove si sussurra di riti magici compiuti dopo il tramonto dalle streghe radunate in congrega sabbatica. O dove misteriosi affreschi adornano piccole chiese immerse nel verde.
Uno di questi luoghi si stende, senza alcun dubbio, tra i boschi e le colline che circondano la chiesa di San Tommaso a Briga Novarese. Un edificio sacro assolutamente da visitare. Tanto è vero che persino i giapponesi l’hanno scoperta e sempre più numerosi si recano a fotografarne gli antichi affreschi.
Ma non è della chiesa che voglio parlarvi, né tanto meno delle streghe che si trovavano lì vicino, in un luogo noto da tempo immemorabile come “prato dei morti”, forse per via di un antico cimitero pagano i cui resti ogni tanto riemergono in occasione di qualche nuova costruzione.
Il protagonista di questa storia è un cacciatore, che un giorno si mise il fucile in spalla e andò in cerca di selvaggina. Non vi andò direttamente, peraltro, perché una tappa alle osterie del paese era una prassi cui il Nostro non rinunciava mai.
Un bianchino per svegliarsi, un grappino per scaldarsi, un caffè corretto alla sambuca erano proprio quello che ci voleva per affrontare il freddo di quella mattina. Qualcuno sostiene che il bianchino non fosse solo, così come i rinforzi arrivati dopo, ma si sa come vanno queste cose nei paesi: c’è sempre qualcuno che tende ad esagerare le cose.
Ad ogni buon conto il cacciatore era entrato nel bosco, col passo più fermo che avesse, ben deciso a non tornare a casa a mani vuote. All’improvviso davanti a lui comparve, emerso da chissà dove, un leprotto che si fermò esitante proprio in mezzo alla strada. Il cacciatore mise mano al fucile, ma mentre prendeva la mira il leprotto parlò.
Ora, qualsiasi persona sana di mente sa che ai leprotti non è stato dato il dono della parola. Questo è probabilmente un bene, perché chissà quante ce ne direbbero se solo potessero parlare o se solo noi fossimo in grado di capirli. In ogni caso non dimenticate che questa storia si svolge in un luogo magico, dove la stregoneria può diventare cosa molto concreta.
Ad ogni modo il leprotto, in tono molto educato, disse queste testuali parole.
“Ti prego, nobile signore, non farmi del male. Lasciami andare per la mia strada.”
Il cacciatore trasecolò e abbassò l’arma, sentendosi mancare le gambe. Il leprotto interpretò quel gesto come una risposta affermativa e attraversò il viottolo sparendo nel fitto sottobosco.
L’uomo, appoggiato a una pianta per non cadere, mise subito mano alla fiaschetta che teneva sempre nella tasca destra, per bere una boccata di cordiale. Proprio mentre si stava pulendo la bocca con il dorso della mano, ecco che un secondo leprotto si fermò davanti a lui.
Chiunque avrebbe capito subito, da una prima occhiata, che era di una pasta ben diversa da quello che l’aveva preceduto. Aveva l’espressione sfrontata di quei monelli che si divertono a razziare ogni genere di frutto nei campi coltivati, facendosi beffe dei poveri contadini che li inseguono col rastrello senza mai riuscire ad acchiapparli.
Il leprotto si piantò davanti all’uomo e lo guardò inclinando la testa. Se avesse avuto le mani le avrebbe certamente messe sui fianchi.
 “Ora che hai fatto passare quello” disse “non vorrai mica sparare a me, vero?”
E prima che il cacciatore potesse chiudere la mascella, lo sfrontato leprotto sbuffò, come facendo spallucce, e sparì sotto il fogliame.

Ringrazio l’amico Fabio per averci raccontato questa storia.


mercoledì 21 maggio 2014

Mary Shelley e il sogno degli amori orfani


Quando si parla di “Frankenstein”, la novella capolavoro del gotico inglese, si parla della vita di Mary Shelley. Anzi, per dirla come Freud, “Frankenstein” è il romanzo familiare di Mary Shelley. 
Mary e Victor (alter ego maschile della scrittrice), due orfani di madre, due personalità attratte dal Buio e dall'ossessione di “riversare un fiume di luce sul mondo immerso dalle Tenebre”, nati entrambi da due donne rimpiante e irraggiungibili. 

Un'introduzione storica a cura della dott.ssa Piera Mazzone e uno spettacolo per scoprire come la favola nera dell'autrice inglese sia portatrice di tutti i lati oscuri dell'Ottocento, dal miraggio dell'elettricità, vista come porta per l'Infinito al Mesmerismo, dai terrori pre-Vittoriani del Nulla al potere oscuro dei desideri. “Frankenstein” parte come il canto di gloria della Scienza per trasformarsi in un desolato pianto di figli ripudiati e padri assenti, perché il Dolore, la Ricerca di un senso e il Desiderio accomunano l'uomo del XIX secolo quanto quello odierno. 

Venerdì 23 maggio 2014 alle ore 10:50 e alle ore 13:20, presso il l'aula Magna del Liceo Artistico "F. Casorati" di Romagnano Sesia,  l'Ass.Cult. "Mano d'Opera" presenta 

“L'Ottocento Gotico: Mary Shelley&Victor Frankenstein - Il sogno degli amori orfani"

Uno spettacolo teatrale di e con Francesca Pastorino&Graziano Giacometti. Introduzione storica a cura della Dott.ssa Piera Mazzone 

mercoledì 14 maggio 2014

Il codice misterioso

I romanzi e i film sono pieni di codici misteriosi, annotazioni segrete e indecifrabili. La risoluzione dell’enigma diventa, naturalmente, la chiave di volta della storia.
Accade però che dei codici siano realmente decifrati. E questo avviene per opera di un novarese, come in questo caso, questo blog non può non occuparsene.

Il 24 aprile 2014 la biblioteca dell’università di Chicago lanciò un concorso per la decifrazione di alcune note scritte sui margini di una copia dell’Odissea stampata da Aldo Manuzio nel 1504. Il manoscritto era stato donato dal collezionista Michael C. Lang che, desiderando venire a capo di quel mistero, sponsorizzò anche il concorso.

Daniele Metilli, 31 anni, originario di Borgomanero (Novara), è uno studente del corso di laurea di Informatica umanistica dell'Università di Pisa, già laureato in Ingegneria informatica al Politecnico di Milano e allievo del primo anno della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell'Archivio di Stato di Milano. Vede il concorso e accetta la sfida.

In collaborazione con la graphic designer Giulia Accetta, Metili ha riconosciuto in quegli enigmatici segni un sistema stenografico diffuso in Francia nell'Ottocento. Cercando su internet, che sempre più se lo si sa usare è una risorsa preziosa, ha trovato una tabella con un codice che sembrava identico. Si tratta di un sistema inventato da Jean Félicité Coulon de Thévenot (1754-1813) nel tardo Settecento, e a lungo in uso nell'Ottocento.

Le misteriose parole sono quindi annotazioni in francese scritte a mano mentre il testo veniva tradotto dal greco. Una data, 25 aprile 1854, ha pure aiutato a chiare la datazione. Compreso questo Metili e Accetta hanno impiegato poche ore per arrivare per primi alla risoluzione dell’enigma,  vincendo il premio.

Potete leggere qui la ricerca di Metili.



mercoledì 7 maggio 2014

Un altro drago casalese


Dopo il drago del Getzemani, il cui mistero è ancora irrisolto, ecco un altro drago a Casale Corte Cerro. In questo caso però la storia è nota. L'opera "San Giorgio e il drago" è stata realizzata dall'artista Giovanni Crippa nel 2003 in occasione dei festeggiamenti patronali di San Giorgio.
In quell'occasione si tenne anche un convegno dal titolo “Da San Giulio a San Giorgio Draghi e Basilischi dalle Alpi alla Cina” i cui atti sono disponibili qui. Trovate il mio contributo anche qui.
Nel pannello si vede il santo afferrare il drago per la coda, come a volerlo invitare a spostarsi da un'altra parte, non certo ucciderlo. Una versione animalista di una classica leggenda sui draghi.

mercoledì 30 aprile 2014

Il misterioso drago del Getzemani



Un misterioso drago è comparso dalle parti del Getzemani a Casale Corte Cerro. Gli esperti, da me intereplllati, al momento nulla hanno saputo dirmi circa l'origine di questa creatura. La vedete nelle foto dell'amica Silvia, che ringrazio per la segnalazione. Silvia ha un bel blog dedicato al lago d'Orta, che vi consiglio caldamente.


Qui sopra vedete il drago in tutto il suo splendore. Se ne conoscete la storia siete invitati a raccontarcela, perché qui siamo curiosi come gatti!




mercoledì 23 aprile 2014

Oggi si parla di draghi


Vi ricordo che oggi è la Giornata del Drago. L'occasione giusta per parlare di draghi e per farlo abbiamo scelto uno dei luoghi migliori: Orta San Giulio, dove è conservata una delle rarissime reliquie di drago esistenti.

Volete saperne di più? Venite oggi alle 16 a Orta per l'evento "Il drago Etilico". Parleremo di draghi e altre amenità.

lunedì 14 aprile 2014

Il drago Etilico


Mercoledì 23 aprile alle ore 16, a Orta San Giulio (NO) presso il Bar In La Rosa, Piazzale Prarondo, si svolgerà “Il drago Etilico”, una chiacchierata sui draghi tra Alfonso Mistero, mente del blog illagodeimisteri.it, e il Maestro Giorgio Rava, artista e scrittore che si è occupato variamente di draghi. Un dialogo semiserio che si allargherà e coinvolgerà altri amici appassionati di creature leggendarie presenti in sala. 
“Il drago Etilico” è un modo per ricordare, davanti a un bicchiere di vino queste creature che secondo la leggenda un tempo vivevano sull’isola nel lago d’Orta. L’evento si svolge in occasione della Giornata del Drago 2014, che cade ogni anno il 23 aprile. La data è stata scelta dagli organizzatori perché è la festa di San Giorgio, che senza un drago non sarebbe diventato famoso e probabilmente neanche santo. È anche la giornata dei libri, unico habitat incontaminato nel quale è ancora comune osservare dei draghi in libertà. 

L’iniziativa gode del patrocinio dell’Ecomuseo del lago d’Orta e Mottarone che ha messo a disposizione alcune delle “mappe fantastiche” disegnate da Giorgio Rava e la carta dei draghi d’Italia realizzata da Francesca D’Amato, scrittrice e allevatrice di draghi. La piccola mostra sarà visibile presso il Bar In La Rosa fino al 5 maggio.

Il drago Etilico. Una chiacchierata sui draghi
tra Alfonso Mistero e il Maestro Giorgio Rava (e altri amici)

Mercoledì 23 aprile 2014, ore 16
Bar In La Rosa, Piazzale Prarondo
Orta San Giulio (NO)

Per arrivare: alla rotonda di Orta San Giulio procedere verso il centro storico, entrare nell’area posteggi e tenere la destra. Il bar In la Rosa dispone sul retro di un ampio parcheggio privato completamente gratuito. 

mercoledì 9 aprile 2014

Torna la giornata del drago



Un anno fa alcune menti un po’ folli e molto affamate di tutto ciò che riguarda i draghi partorirono l’idea di una giornata dedicata ai draghi
Ne scaturirono varie iniziative di cui da conto questo blog
Nel 2014 si replica, per cui se volete aderire, proporre un evento o prendere parte anche solo in maniera virtuale vi conviene leggere questo post

Buona giornata del drago!


PS Volete sapere a cosa serviva il drago riprodotto nella foto di D. M. Valle? 

martedì 1 aprile 2014

Lavorare nell’arte contemporanea. A pagamento


“Ami l’arte? Vorresti lavorare in un’atmosfera elettrizzante a contatto coi maggiori artisti della scena contemporanea internazionale? Abbiamo il lavoro che fa per te!

Chi siamo? La Fondazione Errante ha sede a Pregallo, un paese favoloso sul Lago d’Orta, e in questi anni ha organizzato decine di esposizioni che hanno coinvolto artisti provenienti da ogni angolo della terra per sperimentare e condividere le nuove tendenze delle arti visive, plastiche e visuali. 
Cosa proponiamo? Il lavoro coinvolge tutti gli aspetti dell’organizzazione di una mostra: dal contatto con gli artisti, alla gestione degli spazi, alla redazione di testi, all’allestimento vero e proprio. La presenza richiesta è full time, ma occorre prevedere anche l’impegno di alcuni fine settimana in occasione dei vernissage.
Il costo? Con soli duecento euro mensili puoi assicurarti il privilegio di essere al centro delle più moderne tendenze artistiche.”

Sta suscitando un certo scalpore questo annuncio per la selezione di posti di lavoro a pagamento. Per cercare di capirne di più ho deciso di intervistare Ottavio Errante, Presidente della Fondazione.

“Pagare per lavorare? Come nasce questa idea?”
“Dopo aver visto svariati annunci di lavoro per stagisti, ma anche per personale a tempo determinato estremamente qualificato, per i quali non erano previsti né rimborsi, né buoni pasto. È un segnale. Il mondo del lavoro sta cambiando. Se ci sono persone disponibili a lavorare gratuitamente per poter imparare un mestiere e nonostante questo i posti di lavoro sono sempre meno, allora vuol dire che siamo di fronte a una rivoluzione copernicana. Un tempo era il lavoro a cercare la manodopera, ora è esattamente il contrario. Applicando la legge del mercato, ne consegue che il rapporto domanda offerta si è invertito. Il lavoro è diventato una merce rara. Chi ce l’ha lo tiene stretto e sono omai maturi i tempi perché  per chi non ce l’ha sia disposto a pagare per farsi un’esperienza. Che è poi quella che viene richiesta persino agli apprendisti, come si vede dai tanti cartelli che si vedono in giro. 
Tendenze che non poteva non intercettare la nostra Fondazione, che negli anni ha organizzato mostre ed eventi che hanno fatto e fanno discutere, scuotono le coscienze e lasciano il segno, come "ItticaMente" del poetronico artista statunitense Obed Marsh, o "Alosa fallax" della scultrice iperbolica cilena Inés Inocentada, giusto per citarne alcune.
Certamente molto diverse dalle mostre di plastica, tranquillizzanti e ipocrite, che si vendono nei supermercati omologanti della pseudo cultura e della pseudo arte contemporanea!

Se volete saperne di più o mandare il vostro CV potete contattare la Fondazione a questo indirizzo mail: ottavio.errante.at.gmail.com

mercoledì 19 marzo 2014

Le disavventure di un compositore





Era rimasto orfano giovanissimo e fu allevato da uno zio. Aveva la passione per la musica e lo spettacolo nel sangue, un po’ meno quella per la scuola. Ma spesso seguire le proprie inclinazioni porta a risultati migliori di quelli che si sarebbe potuto ottenere seguendo una strada più canonica.
La carriera di compositore di Mario, questo era il suo nome, fu subito segnata da un incidente che avrebbe potuto costargli caro. Era il 1939 e una canzone di cui aveva scritto il testo divenne un grande successo. Poco dopo fu convocato nell’ufficio della Censura.
«Confessate voi» il lei era stato abolito per decreto «di aver scritto codesto testo?»
«Certamente.»
«Non sapete voi che a Livorno è stato affisso un foglio sulla statua in costruzione del defunto eroe del fascismo, nonché padre del genero di Duce, Costanzo Ciano, recentemente scomparso? E non sapete che il testo ivi riportato recitava: “Maramao perché sei morto?/ Pane e vin non ti bastava,/ l'insalata era nell'orto/ e una casa avevi tu”. Testo che voi avete poco fa confessato di aver scritto!»
«Ma la canzone è dedicata a un felino. Maramao è un gatto, anche se la canzone è stata scritta prendendo ispirazione da un’antica canzone popolare abruzzese “Mara maje”, che significa “Amara me”. In ogni caso ho scritto la canzone prima della morte di Ciano. Potete controllare.»
«Un gatto, dite? Andate, ma ricordate che vi tengo d’occhio…»


Passò un anno, venne un nuovo successo. E Mario fu nuovamente convocato dal Censore.
«State esagerando! Intendevate forse voi offendere Sua Eccellenza Achille Starace con i vostri versi?”
«Non capisco…»
«Ascoltate: “Ma Pippo Pippo non lo sa / che quando passa, ride tutta la città”… Tutti pensano che si tratti di una presa in giro del Segretario del Partito Fascista!»
«Ma che dite? è una bonaria presa in giro di un amico, Pippo Barzizza.»
«Un amico, dite? Andate, ma ricordate che vi tengo d’occhio...»


Passarono un paio d’anni e un nuovo successo portò Mario di nuovo davanti al Censore.
«Ora basta! La cosa non può più essere tollerata! Questa volta avete mancato di rispetto a Lui!»
«Non capisco…»
«Non avete scritto voi queste parole: “Il tamburo principal della Banda d’Affori / che comanda cinquecentocinquanta pifferi”?»
«Certamente, ma…»
«E non sapete voi che i componenti della Camera dei Fasci sono esattamente 550? E se loro sono i pifferi, chi dobbiamo pensare che sia il tamburo che li comanda?»
«Ma io non sapevo nemmeno che fossero 550! Scrivo canzonette, mica mi occupo di politica. Ho scritto cinquecentocinquanta per un’esigenza metrica del testo.»
«Un’esigenza metrica del testo, dite? Andate, ma d’ora in poi dovrete sottopormi preventivamente i testi per l’autorizzazione. E ricordate che vi tengo d’occhio...»

Per fortuna poco dopo il regime crollò in una sola notte, anche se ci furono ancora lunghi mesi di guerra.

Nel dopoguerra le cose sembrarono andare meglio. La canzone Grazie dei fiori fu cantata a Sanremo da Nilla Pizzi e divenne una hit, seguita l’anno dopo da un altro straordinario successo, sempre interpretato dalla Pizzi: Papaveri e papere.

La censura non era più quella di una volta e Mario non fu convocato da nessuna parte. Ciononostante ci fu chi vide nei versi “Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti, / e tu sei piccolina, e tu sei piccolina” un riferimento al piccolo, di statura, Amintore Fanfani, contrapposto agli alti papaveri della Democrazia Cristiana, la quale a sua volta s’impossessò dell’immagine dei papaveri, ritraendo in un manifesto elettorale una forbice democristiana nell’atto di tagliare, col voto, gli alti papaveri comunisti.

Forse per questo motivo il Mario, che per il fascismo era stato antifascista, cominciò a essere guardato con sospetto dai simpatizzanti del socialismo reale. Così Aveva una casetta piccolina in Canadà venne vista come inno di una piccolo borghese “adesione senza riserve ai principi dominanti: lavorare sodo senza discutere, tollerare illimitatamente il sopruso, e via di questo passo” come scrisse qualche critico di stretta osservanza.

Lui non se la prese, del resto riferiva divertito le sue disavventure con la censura pre bellica, e continuò a scrivere canzonette. Tra queste una per lo Zecchino d’Oro, Lettera a Pinocchio che arrivò seconda, ma divenne un grande successo nell'interpretazione che ne diede Johnny Dorelli e che fu interpretata anche da  Bing Crosby, che non fu l’unico dei grandi cantanti americani a dar voce ai suoi successi.

Il nostro, il cui nome per chi non l’ha capito era Mario Panzeri, diceva di non esser fatto per le medaglie. Una volta, invitato a Los Angeles per ritirare un premio, rinunciò all’ultimo minuto e se ne andò con la moglie sul Lago d’Orta, posto che diceva di avere sempre nel cuore, dove aveva una casetta con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà.

mercoledì 12 marzo 2014

La pietra misteriosa


Esiste un luogo, nel territorio un tempo noto come Castelli Cusiani, la cui memoria è associata a un crimine rimasto impunito. I protagonisti di questa storia, che per rispetto delle persone coinvolte e dei parenti ancora in vita non chiamerò coi loro veri nomi, si svolsero però molto tempo prima che il nome di Castelli Cusiani venisse adottato.

C’era dunque un giovane che aveva sedici anni e faceva l’apprendista da un sarto in un paese sulla collina. Tutte le mattine risaliva la strada e la discendeva la sera. Era una via nuova, costruita da pochi decenni per consentire il passaggio di carri e carrozze. 

Circa a metà si trovava una grande pietra, accanto a una piccola sorgente. I più anziani ricordavano che sull’altura soprastante esisteva un antico castello dei guelfi novaresi. Un giorno però erano giunti i loro nemici ghibellini che in tutto il contado andavano distruggendo le fortezze nemiche. Benché fosse costruito in cima a una roccia scoscesa il castello, non si sa se con l’inganno o il tradimento, fu preso. I suoi difensori, che si erano arresi con la promessa di aver salva la vita, furono passati a fil di spada e i loro corpi lasciati in pasto agli animali.

Una storia lugubre, che non poteva non richiamare altre ancora più inquietanti presenze. I vecchi infatti sussurravano che, nonostante l’edicola dedicata alla Madonna che vi era stata scavata, in alcune notti dell’anno attorno al masso, posto all’incrocio di tre strade, le streghe si radunassero per incontrare qualcuno di cui nessuno osava pronunciare il nome nemmeno in pieno giorno, figuriamoci quando le ombre del Monte Avigno cominciavano ad allungarsi sulla piana.

I giovani però non ascoltano mai i racconti dei vecchi, tanto più quando essi sono oscure parole intrise di superstizione. Così l’apprendista se ne tornava a casa tutte le sere con le mani in tasca fischiettando, senza temere nessuno in questo o nell’altro mondo. Così diceva, almeno.

Una sera però giunse a casa più tardi del solito e con il viso stravolto. Senza nemmeno cenare s’infilò nel letto. La mattina dopo non si alzò proprio, lamentando grandi dolori alla pancia. I suoi cominciarono a preoccuparsi, ma era gente povera e non avevano modo di pagare il dottore. Così le cose andarono sempre peggio. Arrivò la febbre e dal delirio in cui il ragazzo si dibatteva, cominciarono a emergere incerti frammenti di una possibile verità.

Un pezzo dopo l’altro, mettendo ordine tra parole sconnesse, grida e improvvisi silenzi, i suoi parenti ricostruirono l’accaduto.

Quella sera, tornando dal laboratorio, il giovane apprendista aveva visto una carrozza, ferma accanto al masso. Pensò che gli occupanti si fossero fermati per bere quell’acqua deliziosa e fece per andare oltre, ma si sentì chiamare. Vide un uomo molto elegante, con mantello, bastone e cilindro che gli sorrideva, offrendogli dei cioccolatini.

Nessuno aveva mai visto delle simili delizie da quelle parti. Come resistere a una simile offerta? Ma chi era quell'uomo misterioso? Cosa contenevano quei dolciumi? Quale era stata la contropartita per averli? Nessuno poté mai saperlo, perché il disgraziato giovane, tra atroci dolori, spirò portando con sé il suo segreto.

mercoledì 5 marzo 2014

Alla fiera del Libro per Ragazzi

Dal 24 al 27 marzo 2014 si svolgerà a Bologna la Fiera del Libro per Ragazzi. In quell'occasione i soci e scrittori dell'ICWA, Italian Children's Writer Association, hanno organizzato numerosi incontri gratuiti di promozione della letteratura giovanile, che ho il piacere di segnalarvi.

Mi farebbe piacere se chi avrà l'occasione di partecipare vorrà poi lasciare un commento su questo post.

25 marzo, martedì
11.15 Caffè degli Autori (nel passaggio tra il pad 29 e il 30)
Tavola rotonda: "La promozione del libro per ragazzi nella crisi globale "

Dalle 11.15 alle 12.00
Intervengono: 
Fanuel Hanan Diaz,  Venezuela, esperto lett. giovanile, membro  White Ravens e del Premio Andersen International

Dolores Manzano, Brasile, rappresentante Camera del libro Brasiliana

Ana Garralon, Spagna, esperta di lett. giovanile, giornalista e animatrice della lettura

Coordina:

Ermanno Detti, Italia, giornalista e scrittore, membro ICWA

25 marzo, martedì
Dalle 14.30 alle 16.30  Bottega Finzioni

Bologna, via delle Lame 114

riunione/incontro dei soci e degli interessati all'ICWA

segue rinfresco

26 marzo, mercoledì
Dalle 17 alle 18 Caffè degli Autori:  'Diversi o uguali? Specificità e convergenze nella narrazione dell'infanzia, tra Italia e Brasile'. Incontro tra scrittori italiani (ICWA ) e brasiliani

Intervengono:

per il Brasile

- Ilan Brenman, scrittore

- Angela Lago, scrittrice illustratrice e traduttrice

Per l’Italia

- Susanna Mattiangeli, scrittrice

- Pino Pace, scrittore

Coordina: Laura Walter

mercoledì 26 febbraio 2014

La catastrofe possibile

Tra tanti catastrofismi più o meno improbabili che circolano oggi, viene generalmente poco considerato uno dei principali agenti naturali che influiscono sul clima, il vulcanismo. Forse ciò accade perché su di esso i comportamenti umani non hanno alcuna influenza e pertanto non è possibile mobilitare le persone attraverso campagne di sensibilizzazione? 

In ogni caso c’è un bell’articolo online che spiega cosa accadde a metà del VI secolo d.C. 

Qui invece trovate una serie di racconti su ciò che successe in seguito a quella che finora è stata considerata la più grande eruzione della storia. Preistoria? Niente affatto, correva l’anno 1815… 

mercoledì 19 febbraio 2014

Di calamari giganti, bovini d’acqua e pesci primaverili



Ormai sul lago d’Orta non si parla d’altro. Negli uffici commerciali, nelle fabbriche di rubinetti, nelle aule scolastiche la domanda è una sola: “hai sentito del calamaro gigante?”
La questione è fresca, anzi freschissima, dal momento che il mostruoso animale sarebbe stato non solo pescato, ma poi rigettato nelle chiare, fresche e dolci acque del bacino cusiano. Come sempre succede in questi casi, fioriscono le ipotesi, i commenti e le prese di posizione, che vanno dall’incredulità (“ ma siamo sicuri??”) all’ironia (“possibile che non possa farmi una nuotata che arriva un rompiballe a guastarmi la mia mezz'ora di relax? colpa ne ho se sono un ragazzo tentacolare!!!”), all’indignazione. Perché c’è chi l’ha presa male, molto male, e insorge contro questo modo di promuovere il lago d’Orta spargendo “bufale pazzesche” (ed è il termine più riferibile).

mercoledì 12 febbraio 2014

All you need is love... and A6 Fanzine!


Cliccando sulla copertina potete scaricare il nuovo numero.

"We all live in a yellow submarine
Yellow submarine, yellow submarine!"

A6 Fanzine soprattutto vive!

Le due vulcaniche amiche romane, Isa e Sara, annunciano così l'uscita del nuovo numero, il trentesimo, di A6 Fanzine.

"Ebbene si, con questo numero festeggiamo assieme ai Beatles, una delle band mito del rock di tutti i tempi, il numero 30!

Un traguardo forse inaspettato anche per me ed Isa che, numero dopo numero, vediamo crescere A6 Fanzine, rinnovandosi, sia nei tratti fumettistici che nei contenuti, scandagliando con il nostro sottomarino il panorama della Nona Arte e della cultura underground, alla ricerca di nuovi talenti ed entusiasmanti storie da raccontarvi!

Naturale, quindi, per noi festeggiare con i Beatles e le loro canzoni.

Il trentesimo numero è dedicato alla loro musica: un inno colorato, vitale e sensazionale, mistico e sconvolgente, fantasioso e sognante, lisergico e romantico, rivoluzionario e futurista, ove gli artisti presenti in questo numero, ispirati dalle canzoni che da oltre quarant'anni sembrano essere la colonna sonora della nostra vita, tramutano le sensazioni in pensieri e disegni, tra amori, passioni, colpi di testa e follie, attuate in nome del sacro fuoco dell'arte!

La Beatlesmania non si è mai arrestata e anzi prosegue nel mietere proseliti in tutte le parti del mondo.

A6 Fanzine cerca, attraverso gli artisti ospitati in questo numero, di carpire quegli spunti emozionali scaturiti dalle note dei "Fab Four" di Liverpool, il quartetto che fa ancora sognare e scalpitare i cuori delle persone con i loro innumerevoli successi.

Dagli esordi scanzonati di "Please Please Me" e "A Hard Day's Night", per poi passare ad un sound più ricercato come in "Rubber Soul" e "Revolver", per poi esplodere nella psichedelia di "Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band", per proseguire infine su un percorso più maturo e consapevole con "Abbey Road" e "Let It Be", i Beatles sono e resteranno una delle band più amate ed imitate di sempre, camaleontici ma al contempo inconfondibili nel loro sound.

Un percorso che, in maniera ben più modesta s'intende, somiglia a quello della nostra cara fanzine, non trovate?

In attesa di vedere nascere delle nuove star del firmamento musicale, che possano vantare una fama come quella dei Beatles, vi invitiamo a leggere A6 Fanzine e a festeggiare con noi questo traguardo.

Molto presto festeggeremo tutti insieme per un evento che stiamo organizzando qui a Roma!"


Seguendo questo link trovate l'indice del numero trenta. Vi avverto che c'è anche un racconto dell'Errante, affettuosamente dedicato a tutti i fan dei Beatles.

mercoledì 5 febbraio 2014

Le luci del Filosofo


Molto tempo è passato da quando andai a trovare il Filosofo. Alcuni di voi probabilmente si chiederanno persino chi sia questo personaggio. Un mio amico, posso rispondervi, che ha una ben strana bottega ad Orta. O forse dovrei dire aveva una bottega, dal momento che l'ultima volta che vi sono entrato c'era una graziosa ragazza intenta a distribuire informazioni al suo posto.
Non dispero di incontrarlo nuovamente, ma nel frattempo voglio riproporvi un vecchio post legato a una festa appena conclusa, la Candelora.

Ringrazio per la foto "fuoco" l'amica Sara Di Carlo, del blog Metropolitain Girl che vi consiglio di leggere.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.