mercoledì 6 novembre 2013

Fanno il deserto e lo chiamano pace

Questa è una storia che viene da un altro tempo e da un altro luogo. Una storia la cui eco ha attraversato i secoli ed è giunta fino a noi. 




Su una brulla montagna battuta dal vento che portava il nome di Monte Graupius si radunarono gli ultimi Caledoni liberi, relitti della sconfitta isola di Britannia. Davanti a loro stavano schierate le armate del più potente impero che sia mai sorto sotto il sole d’Europa. Alle loro spalle non c’era che la distesa fredda e tempestosa del Mare del Nord. Il più distinto per valore e nobiltà tra i diversi capi, colui che portava il nome di Calgaco, si fece avanti e tenne un discorso ai Caledoni, spronandoli alla resistenza.

«Ogni volta» gridò «ogni volta che penso alle cause della guerra e alla situazione in cui ci troviamo, nutro la grande speranza che questo giorno e la vostra unione siano per tutta la Britannia l'inizio della libertà. Perché per voi tutti che siete qui e che non sapete cosa significhi la servitù, non esiste altra terra oltre questa e neppure il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana. Per questa ragione, nel combattere, scelta gloriosa dei forti, troverà sicurezza anche il codardo. I nostri compagni che si sono battuti prima di adesso con diversa fortuna contro i romani avevano in noi l'ultima speranza di aiuto, perché noi, i più rinomati di tutta la Britannia avevamo persino gli occhi non contaminati dalla schiavitù.»
I Caledoni – i volti dipinti coi colori di guerra dei diversi clan – approvarono battendo le lance contro gli scudi.
«Noi» riprese «noi che siamo al limite estremo del mondo e della libertà, siamo stati fino a oggi protetti dall'isolamento e dall'oscurità del nome. Ora, tuttavia, si aprono i confini ultimi della Britannia e l'ignoto è un fascino. Ma dopo di noi non ci sono più altre tribù, ma soltanto scogli e onde e un flagello ancora peggiore, i romani, contro la cui prepotenza non servono come difesa neppure la sottomissione e l'umiltà.»
Aveva bene in mente la sorte degli altri Britanni, costretti alla schiavitù e oltraggiati nella proprietà, nel corpo e nell’onore. La sorte di Boudicca, la regina degli Iceni, derubata del suo regno, frustata e costretta a vedere l’oltraggio alle figlie; Boudicca che aveva guidato la sollevazione dei Britanni; Boudicca che era una donna alta e dall'aspetto terrificante, con gli occhi feroci e la voce aspra; Boudicca dalle chiome fulve che le ricadevano in gran massa sui fianchi e indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta, coperta da uno spesso mantello fermato da una spilla; Boudicca che, mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse; Boudicca, che aveva combattuto alla testa dei suoi ed era stata sconfitta ed uccisa con altri ottantamila.
«Razziatori del mondo» riprese «adesso che la loro sete di universale saccheggio ha reso esausta la terra, vanno a cercare anche in mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare.»
Infine Calgaco il Caledone, colui che i Romani consideravano un barbaro, puntò l’indice contro la superpotenza che schierava le sue perfette macchine da guerra contro pastori e contadini. Il suo divenne il dito di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo non hanno paura di condannare il cinismo della diplomazia al servizio della sete di conquista.
«Loro bramano possedere con uguale smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero. Infine, dove fanno il deserto, dicono che è la pace.»

Così parlò Calgaco il Caledone prima dell’ultima battaglia. Roma, ancora una volta, trionfò, ma le parole di Calgaco non vennero disperse dal vento dopo la disfatta. Alcuni anni più tardi Publio Cornelio Tacito le raccolse dal suocero, Gneo Giulio Agricola, il generale che aveva annientato l’ultima resistenza dei Caledoni, e le trascrisse nei suoi Annali, rendendole immortali.

L’immagine ritrae naturalmente William Wallace (1270 –1305) interpretato da Mel Gibson nel film Braveheart (1995). Wallace fu un condottiero scozzese che, oltre mille anni dopo Calgaco, guidò gli Scozzesi alla rivolta contro gli Inglesi.

mercoledì 30 ottobre 2013

Aspettando il Grande Cocomero



Linus van Pelt, uno dei bambini protagonisti dei Peanuts, è convinto che nella notte di Halloween il Grande Cocomero sorga dall'orto più sincero per elargire doni ai bambini. Ogni anno gli scrive, come a una sorta di Babbo Natale, e ogni anno cerca di convincere gli altri bambini e il cane Snoopy ad attendere con lui l’arrivo del Grande Cocomero. La sua fede tuttavia non riesce a contagiare gli amici che prima o poi lo lasciano solo per andare a praticare il tradizionale "dolcetto o scherzetto". 
Così, invariabilmente ogni anno, il Grande Cocomero non si manifesta al povero Linus cui non resta che tornarsene a casa, deluso. La sua fede, tuttavia, non si spezza e l’anno successivo potete stare certi che sarà di nuovo lì, ad aspettare il Grande Cocomero.

Non ho idea del perché nella traduzione italiana “The Great Pumpkin”, vale a dire “la Grande Zucca" sia diventata un cocomero. Farse perché all’epoca dell’arrivo dei Peanuts in Italia le zucche della festa di Halloween erano molto meno conosciuta dei cocomeri? Ad ogni modo, se condividete la fede di Linus, sarà meglio passare la notte di Halloween in un orto dove non ci siano cocomeri, ma zucche, come quello nella foto ad Ameno.

Se poi volete approfondire le sorprendenti origini di questa festa vi rimando a questo post scritto cinque anni fa ma sempre attuale.

Se invece pensate che queste siano storie vecchie, morte e sepolte, vi devo dire due cose. La prima è che stiamo proprio parlando di morti che escono dai luoghi dove erano sepolti, come quelli che vanno a costituire l’Armata delle Tenebre  in questo racconto.

La seconda è un fatto che mi è accaduto realmente. Stavo appunto parlando delle origini di Halloween in un ristorante della valle Strona, quando fui interrotto dal brusio che si levava da uno dei tavoli. Quando chiedemmo cosa stesse accadendo, scoprimmo che un’anziana signora, che mai aveva sentito parlare di Halloween, dei Celti, di Hellequin e della sua masnada, stava raccontando una storia. Quando era piccola sua nonna le raccomandava di non stare in mezzo alla strada la sera del giorno dei morti, perché in quelle ore sarebbero passati gli spettri in processione.

Si trattava certamente della stessa tradizione che ho raccontato qui prendendo spunto da una vecchia leggenda.

mercoledì 23 ottobre 2013

Le risaie di Noè


Un problema angustiava il Grande Tessitore. Per anni aveva lavorato nell’ombra per creare le condizioni per rendere possibile quello che migliaia di cospiratori in tutta Italia attendevano.
Aveva ottenuto l’attenzione dei Grandi d’Europa inviando i soldati del piccolo regno di cui era Primo Ministro a combattere una guerra ai confini dell’Asia. 
Aveva stretto accordi segreti con l’Imperatore dei Francesi, promettendo cessioni territoriali dopo la vittoria e dandogli un piccolo anticipo. Gli aveva infilato nel letto un’incantatrice, una sua affascinante cugina, che aveva saputo sedurre l’Imperatore e guadagnarlo alla causa del piccolo regno.
Aveva anche riarmato l’esercito, il cui nerbo era costituito da montanari e contadini perfettamente addestrati e disciplinati il cui motto era “non ti muovere”. Ed erano davvero capaci di non muoversi di un metro, di non cedere posizione nemmeno davanti alla carica della cavalleria, scaricando una scarica di fucileria dopo l’altra prima di andare all’attacco con le baionette inastate.
Tutto era pronto, insomma, salvo un piccolo dettaglio. La condizione perché la Francia scendesse in guerra a fianco del Piemonte contro l’Austria era che fosse questa la prima ad attaccare. 
Ciò presentava tre problemi. 
Innanzitutto tra l’esercito alleato francese e il Piemonte, c’erano di mezzo le Alpi, il che implicava che per alcuni giorni o settimane i Piemontesi avrebbero dovuto cavarsela da soli.
Purtroppo però la disparità di forze militari era a sfavore dei Piemontesi, che erano numericamente soverchiati dagli Austriaci e da soli sarebbero andati incontro alla sconfitta, come a Novara nel 1849. 
Infine la distanza tra il confine, il fiume Ticino, e la capitale del regno, Torino, era di un centinaio di chilometri, distanza che poteva essere percorsa in breve tempo.
Il risultato di questa equazione era uno solo: gli Austriaci avrebbero raggiunto la capitale prima dell’arrivo degli alleati. Un disastro insomma...

giovedì 17 ottobre 2013

Una solenne tirata d’orecchie

«Devo tirarti le orecchie!»
Mi apostrofò così un’amica mentre scalavamo sentieri sassosi. Sulle prime cercai di far notare che il mio compleanno era ancora lontano, ma il suo sguardo serio e, soprattutto, il drago che portava appollaiato sulla spalla m’indussero ad ascoltare il resto del discorso. Conosco bene, infatti, quel tipo di drago. E so che, benché non sia ancora in grado di parlare perché è un cucciolo, è già molto velenoso. Se aggiungete che è destinato a crescere e a diventare sempre più famelico, comprenderete meglio la mia cautela nel contraddire la sua portatrice umana.
«L’altro giorno» iniziò a spiegarmi la ragazza col drago «sono venute da me due persone. Mi hanno detto di aver scoperto il mio blog tramite il tuo e che volevano incontrarmi alla presentazione del libro che c’è stata ieri.»
Dovete sapere infatti che l’amica, mia e del drago, è una scrittrice che ha pubblicato vari racconti e recentemente un romanzo ambientato sul lago d’Orta, di cui ho parlato qui.
«Mi hanno detto, anche, che è un peccato che tu sia così latitante, ultimamente. Il blog viene aggiornato troppo poco! Ho promesso loro che ti avrei dato una bella tirata d’orecchie!»

Allora feci l’unica cosa che potevo fare in quel frangente. Spiegai  

1) che il lavoro assorbiva buona parte del mio tempo. Il che è vero, ma è palesemente una scusa fragile, perché ho sempre scritto i miei testi a casa. Così aggiunsi

2) che in realtà ero stato impegnato a scrivere dei racconti per partecipare a diversi concorsi letterari (comprese le selezioni per un talent letterario televisivo), in uno dei quali  ho persino vinto (colgo l’occasione per ringraziare gli organizzatori di GialloStresa) un soggiorno premio in una bellissima località ossolana

3) che a casa sono impegnato a (fingere di) aiutare Malikà nella Missione Impossibile di conciliare i suoi doveri di mamma e folletta lavoratrice, ma che soprattutto 

4) è impossibile avvicinarsi al PC prima di una certa ora, perché come ti siedi ecco materializzarsi dal nulla di fianco al tuo gomito una testolina che grida
«CATONE!»
che tradotto dal bimbese di mia figlia all’italiano standard suona pressappoco così
«Voglio sentire le mie canzoni preferite su you tube e se non me le farai ascoltare subito ripeterò enne volte la mia richiesta e se non basterà inizierò ad allungare le mani verso la tastiera e se questo ancora non ti avrà convinto mi metterò a piangere.»
Comprenderete che non si può far piangere una bimba che vuole solo essere presa in braccio per ascoltare le sue canzoni del cuore che, per la cronaca, sono "POTOTATO" ("The lion sleeps tonight") “LEONE” (“Il cerchio della vita” da “Il re leone”  ), CIUNCA (“lo stretto indispensabile” da “Il libro della giungla”  ) e “CAVALLO BALLA” (“La danza del regno” da “Rapunzel”). 
Così prima dell’ora della nanna della bimba al computer non si riesce proprio a lavorare e dopo di questa si avvicina pericolosamente l’ora del sonno per chi a quel punto dovrebbe scrivere. 

Aggiunsi anche alcune classiche, come

«C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette!»

scuse che di solito funzionano sempre con le ragazze, anche se sono armate di mitra. Almeno nei film. Purtroppo per me non eravamo a Hollywood e la ragazza non aveva un mitra, ma un drago puntato a pochi centimetri dalla mia faccia. Una creatura, aggiungo, dalla cui gola proveniva un brontolio minaccioso. Un verso che diceva tutto e nulla di buono prometteva.
Come tutti sanno, i draghi sono maestri dell’inganno, per cui fregarne uno è come cercare di vincere al Superenalotto. Si dice che qualcuno ci riesca, di tanto in tanto, ma del fortunato, guarda caso, non c’è mai traccia.
A quel punto avrei potuto forse raccontare la verità pura e semplice. Purtroppo, come diceva Oscar Wilde, "la verità è raramente pura e mai semplice". Nel mio caso poi sarebbe sembrata il parto della fantasia di un poeta ebbro d’idromele, così chinai le testa e tacqui.

Il risultato lo vedete. Non mi riferisco all’immagine iniziale, anche se confesso che un tantino male le orecchie mi fanno ancora, quanto al presente post che è un modo per tener fede alla promessa di scrivere con maggior frequenza. Diciamo settimanale? Va bene, diciamolo.

Un’ultima cosa: per gli scettici, che abbondano sempre in ogni parte del mondo, la ragazza aveva veramente un drago sulla spalla. Guardate qui, se non mi credete… 

venerdì 11 ottobre 2013

Un amico di spirito



Caronte è un tipo di spirito. Non mi riferisco alle sue battute, che di solito sono monotematiche e di dubbio gusto, e nemmeno ai due simpatici baffoni che stanno tra il sorriso sornione e l’occhietto furbo. È il perenne grado alcolico all’interno del suo sistema vitale che lo rende molto simile a una di quelle bottiglie di liquore con percentuali a due cifre.
La sua giornata si apre col bianchino delle sette e si chiude – dopo una serie di bianchi, rossi, aperitivi, rovinati e grappe varie – a un’ora variabile della sera quando si avvia traballante verso casa o, nei casi estremi, quando la moglie viene a prenderselo con la carriola.
È pertanto un mistero, per me, come possa dirigere la sua barca infallibilmente e senza incidenti. Certo, c’è la storia di quel poeta tedesco con cui ebbe una collisione una sera dello scorso inverno, ma occorre dire che anche l’altro, quando lo ripescarono dall’acqua, era palesemente così su di giri che non si poté mai stabilire con esattezza chi avesse urtato chi e di chi fosse stata la precedenza.
Anzi in quell’occasione il pubblico dei bar di Orta si divise in due accese fazioni contrapposte. Non esattamente alla pari, dovrei aggiungere, perché da una parte c’era Caronte con tutti gli ortesi, per una volta incredibilmente uniti in un partito solo, dall’altra stava il solo Günther che proclamava, in un sincretismo urlato di termini nord e sud alpini, che era lui dalla parte giusta. D’altro canto, anche questo occorre dirlo, è un antico malvezzo dei poeti vedere sé stessi contrapposti al mondo intero, perché questo si ostina a non tributare loro il riconoscimento che senza dubbio alcuno meritano.
Ad ogni modo, se la vostra idea di divertimento coincide con quella di Caronte, potete raggiungerlo nel bar di Orta dove staziona quasi permanentemente. 
Se però poi fate la fine del povero Silvestro – che trovai una mattina sopra la scatola e che dopo qualche ora era riuscito, non saprei dire come e apparentemente senza aiuto, a rimettersi (quasi) in piedi – non lamentatevi: io vi avevo avvertito.



mercoledì 7 agosto 2013

Dedicato a chi si mette in viaggio


"Partire è un po' morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po' di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante."

Così scriveva Edmond Haraucourt, ma partire è sovente l'unico modo per ritrovare noi stessi. A tutte le amiche e gli amici che in queti giorni si mettono in viaggio voglio dedicare il nuovissimo numero di A6 Fanzine, appena sfornato dalle vulcaniche Sara & Isa.

Lascio a loro la parola, non senza avvertirvi che c'è anche un mio raccontino, firmato Errante.

Per scaricarla basta cliccare sull'immagine.


Tempo di vacanze, di sole, di mare, di montagna e di città!

Il viaggio è qualcosa di eccezionale, fantastico ed emozionale.
Un viaggio arricchisce la mente, espande i propri orizzonti culturali ed amplifica le emozioni.

Quella magia scaturita nell'attesa della partenza, quando anche l'ultima cosuccia che credevate aver dimenticato viene messa in valigia, pronti per partire verso la meta ambita.

Un viaggio rimane scolpito indelebile nella mente, sulla pelle, negli occhi.

Questo è quello che vi racconteremo con questo numero di A6 Fanzine, augurandovi di poter viaggiare, conoscere luoghi e persone ed arricchire così la vostra persona, pronta nuovamente ad affrontare una nuova avventura.

Un numero dedicato anche a coloro che purtroppo quest'anno non potranno viaggiare, sperando di farvi sognare e scoprire i luoghi che noi stessi abbiamo visitato.

Con questo numero vi auguriamo buone vacanze!

Torneremo in autunno con numerosi progetti e naturalmente con la vostra fanza preferita!

Buone vacanze e buon viaggio!

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In questo numero:

ISACOMICS 
In Copertina - "Isa disegni a domicilio" | MusiComics - Duft Punk | "Un'avventura..." - Fumetto | Isa in Love - Però mi vuole bene | 4° di Copertina - 
SlamDunk Tenerife |

ILLUSTRAZIONI & FUMETTI 
A volte un viaggio... 
- Illustrazione e Vignetta di Alberto Corradi | Kikka e Kikko -  Fumetto di Dea Fumettista | "Si... viaggiare" - Illustrazione di Kat | Le vicende poco quotidiane di Mobu & Al in "In Viaggio" - Illustrazione di Ranghos | Autostop - Illustrazione di Umberto Buffa | Partenza - Vignetta diPulci | Illustrazione di Irene Dose | Viaggio - Striscia di Jabez White | Illustrazione di Cube |

RECENSIONI 
DISCO - "Controra", degli Almamegretta - rubrica a cura di SaDiCa | DISCO "Italiano" di La Musa - rubrica a cura di SaDiCa | FUMETTI - "Star Trek a fumetti", a cura di Stefano Avvisati | LIBRO - "Tu di che coppia sei?", a cura di Alessandro Tozzi |

RACCONTI & POESIE 

"L'ultimo viaggio" - Racconto di Errante | Poesia e scatto fotografico di Katia Picciariello |

INTERVISTE 

Marbara - rubrica a cura di SaDiCa | Twitterata con GUD - rubrica a cura di SaDiCa |

TEATRO
Il SottoTesto - "L'attore e il terribile viaggio verso l'affermazione", rubrica a cura di Fabrizio Romagnoli |

FOTO
Paris - foto di SaDiCa |

EVENTI - NEWS - RECENSIONI DAL BLOG

Narnia Fumetto, beneficienza | Lucca Comics & Games 2013 | Filippo Biagioli, Millennium | Sbam! Comics 10 | Intervista a Marco Petrella, autore di Stripbook | Kikka&Kikko, il giornalino di Dea Fumettista | Tu di che coppia sei?, la presentazione presso la libreria L'Aventure di Roma | Gelato Festival a Roma | Tu di che coppia sei?, la recensione | Io laureata, motivata, sfruttata... in stage!, la recensione | Crack!, la IX Edizione | Anticipazioni da Narnia Fumetto 8La Casati, la musa egoista, la recensione | La Sirenetta, la recensione | Inside Batman, l'intervista | Brian The Brain da Adolescente, la recensione | L'estate '79, la recensione | Orgoglio e pregiudizio, la recensione | Ritorno da Napoli Comicon 2013 | Intervista a Miguel Angel Martin, autore di Brian The Brain | Ritorno da Romics 2013 |Soy de Pueblo, la recensione | Armi di persuasione di massa, la recensione | Intervista a Raquel e Marta, le creatrici di Soy de Pueblo |  Ritorno da Cartoomics 2013

lunedì 29 luglio 2013

Per un amico che è andato avanti


Venerdì scorso se n'è andato il mio amico Aldo Maulini. Per chi non lo conosceva posso dire che era una delle persone migliori che abbia mai avuto il piacere e l'onore di frequentare. Un uomo di grande profondità e dai molteplici interessi, che spaziavano dai minerali ai bonsai, dalle scienze naturali all'archeologia, dalla speleologia all'agricoltura. 
Un uomo che ha dedicato molti anni della sua vita ad insegnare ai ragazzi nella fattoria didattica dell'Alpe Selviana - che aveva creato dal nulla, rimettendo in piedi con alcuni amici un vecchio alpeggio abbandonato - ad "essere consapevoli". Il tutto con grande umiltà e semplicità.

Ricordo quando venne a trovarmi per dirmi, con grande serenità, che i disturbi che da alcuni mesi lo affliggevano, erano i sintomi della SLA. Una malattia che non dà scampo e che, con una velocità impressionante, lo ha privato giorno per giorno dell'uso del corpo, lasciando la mente vigile, prigioniera di un involucro sempre più fuori dal suo controllo.
Negli ultimi tempi, grazie all'uso di un visore ottico era ancora in grado di scrivere, componendo con gli occhi lettera dopo lettera. Un'operazione faticosa e lunga, che ormai padroneggiava così bene da divertirsi a scrivere in dialetto, con esiti spassosi, perché il programma era più lento di lui e non riusciva a capire altra lingua che quella in cui era programmato.
Perché Aldo, nonostante la malattia, non solo trovava ancora la voglia di ridere e scherzare, ma anche di lottare, mettendoci la faccia e praticando lo sciopero della fame, per i diritti dei malati chiedendo il rispetto delle promesse fatte dal governo e più volte rimangiate.
Ma non solo per questo ha lottato. L'ultima mail che ha scritto era rivolta ai soci dell'ecomuseo, di cui è stato uno dei fondatori nel 1997, per invitarli a non disperdere quanto è stato fatto in questi anni. Un invito a conservare i semi in questi tempi di siccità per quando saranno nuovamente propizi alla semina.

Lo voglio ricordare con una foto, scattata da suo figlio Marco, mentre rileva fotograficamente un masso coppellato da loro scoperto sopra Agrano. Tra le molte ho scelto questa perché Aldo, come ha detto l'altro suo figlio Andrea, "era un uomo pieno di interessi, ma un padre mai assente". Aver lasciato una bella famiglia è stato uno dei tanti frutti di un uomo che ha seminato bene.

Lo voglio ricordare anche con le sue stesse parole. Parole scritte pochi mesi prima di scoprirsi malato, che riassumono una filosofia di vita che merita di essere ascoltata. Perché Aldo era contemporaneamente un uomo dalle ferme convizioni e dalle scelte spesso controcorrente, ma era anche estremamente tollerante rispetto alle diverse visioni del mondo.

«Sono fermamente convinto che in un ogni granello di sabbia siano compresi tutti i principi che regolano l'universo. Quest'ottica mi accompagna anche durante tutte le esperienze che vivo con i ragazzi delle scuole da 27 anni a questa parte.
Tendo cioè ad accompagnare i miei giovani compagni di viaggio a esplorare il mondo in tutti i suoi aspetti, in modo da diventare coscienti che ne facciamo parte anche noi e in modo da diventare consapevoli che ogni nostra azione, o non azione, ha un effetto sul tutto.
Ognuno di noi può affrontare il mondo in cui vive in due modi.
Possiamo vivere la vita in modo “piatto”, superficiale, dove tutto è sempre uguale a se stesso e dove crediamo che tutti i “sani” ragionino allo stesso modo, con gli stessi valori. In quest'ottica ogni volta che qualche cosa cambia, o qualcuno esprime un modo di ragionare diverso, si tende a riportare tutto alla rassicurante “normalità”.
Se invece teniamo come riferimento la frase illuminante “L'occhio vede ciò che la mente conosce” si aprono prospettive completamente diverse. A quel punto il “tutto” di cui facciamo parte inizia a delinearsi come un insieme infinito di “paesaggi”, diversi per ognuno di noi in base alle proprie conoscenze, esperienze, età, ecc.
Ad esempio, se qualcuno, o noi stessi in un certo momento, guardiamo il mondo con un filtro verde vediamo tutto con tonalità verdi; idem se qualcun altro, o noi stessi in un momento diverso da prima, guardiamo attraverso un filtro rosso: vediamo tutto con tonalità rosse.
Nessuna delle due visuali è “sbagliata”: semplicemente è una visuale parziale del tutto.
Per tendere a farci un'idea il più completa possibile si può giocare a guardare da più filtri, un po’ come avviene ultimamente nei film 3D, sempre però rimanendo consapevoli della parzialità del risultato, per altro in continuo mutamento.»

martedì 23 luglio 2013

Un museo nel cuore di Torino

Oggi mi è capitato di visitare il Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino.

Devo dire che ho apprezzato molto l’allestimento che offre una sintesi delle importanti collezioni presenti nel museo che toccano questi argomenti: 

· Botanica
· Entomologia
· Mineralogia, Petrografia e Geologia
· Paleontologia
· Zoologia

Segnalo in particolare alcune sezioni invitandovi comunque a visitare il sito per informazioni non solo sugli orari ma anche sulle collezioni e le mostre temporanee. 

“Mineralia” espone alcuni degli esemplari di maggior pregio scientifico ed estetico delle collezioni mineralogiche del MRSN, ordinati secondo una sequenza che tradizionalmente va dalla classe costituita da materiali con composizione chimica più semplice a gruppi con composizioni e strutture sempre più complesse. Si tratta, grazie all’esibizione ciclica di splendidi esemplari, di un’esposizione costantemente “viva”, aggiornata e in tema con le varie mostre temporanee allestite presso il MRSN.

La sezione zoologica ha un patrimonio impressionante con una collezione ornitologica di almeno 25.000 reperti, una di anfibi e di rettili, con oltre 20.000 esemplari, all'interno delle quali figurano alcune centinaia di tipi. Di grande valore scientifico sono inoltre diversi reperti di animali estinti, fra cui il tilacino, l'alca impenne, l'emù nero e il macroscinco di Capo Verde, e tre celacanti, pesci arcaici del Canale di Mozambico, la cui presenza è assai rara nei musei naturalistici.

Molto interessante anche la collezione paleontologica che comprende un rinoceronte quasi completo ritrovato a Roatto (Asti), i resti di un sirenide nei pressi di Nizza Monferrato, pesci fossili a Pecetto di Valenza e Cherasco, molluschi e altri invertebrati trovati nei dintorni di Asti, nell'ovadese e, fuori dai confini regionali, a Bayeux e Caen in Francia. Tra le acquisizioni più recenti i modelli di grandi dinosauri trovati in Argentina. 

Il consiglio dunque è di andare a visitarlo, inserendolo nel percorso che include i più famosi musei della capitale piemontese.

giovedì 18 luglio 2013

Latitanza


Lo so, in questo periodo il blog sembra proprio abbandonato. Purtroppo, tra il lavoro e i vari altri impegni non riesco a trovare il tempo e, soprattutto, la testa per scrivere.

Consideratela solo una vacanza, comunque, perché il blog è destinato ad accogliere nuove storie.

A presto!

sabato 22 giugno 2013

Divagazioni su alberi e selvatici


Oggi pomeriggio presso lo spazio AGLAIA ARTS AND CRAFTS in via Manfredi 11 a Omegna discuteremo con alcuni amici di selvatiche creature dei boschi. Niente a che vedere con la caccia, tengo a precisare, anche se alcune di queste creature sono effettivamente oggetto di una caccia scientifica tesa a dimostrarne l'esistenza.

Dallo Yeti al Popobawa, passando per il mito antichissimo di Enkidu, attraversando i terreni misteriosi e intriganti della leggenda e del folklore.


“DIVAGAZIONI SU ALBERI E SELVATICI” sarà una conferenza-racconto con Paolo Crosa Lenz, scrittore, membro del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e interventi di Massimo Bonini, esperto di dialetto locale, Igor Cavagliotti, dottore agronomo e forestale,  Andrea Del Duca, direttore dell’Ecomuseo Cusius che si terrà sabato 22 giugno alle ore 16 presso la sede della mostra.



La mostra

Titolo mostra: Alberi&selvatici
Opere di: Giovanni Crippa, Renato Luparia, Guido Omezzolli, Gregorio Piazza, Nadia Presotto, Roberto Ripamonti
Tecnica: scultura, pittura, fotografia
Luogo: AGLAIA ARTS AND CRAFTS via Manfredi 11, Omegna
Periodo: 15 giugno- 13 luglio 2013
Inaugurazione: sabato 15 giugno ore 17.30
Apertura: da giovedì a sabato dalle 16.30 alle 19.30 
Patrocinio: Comune di Omegna, Ecomuseo Cusius
Informazioni: 0323 62836- 349 3568546 – mail: laboratorigranerolo@lagodorta.net

La mostra riunisce espressioni artistiche diverse, accomunate però dalla trattazione di uno stesso tema. Due scultori (Crippa e Omezzolli), tre pittori (Piazza, Presotto e Ripamonti) e un fotografo (Renato Luparia)rappresentano e divagano su boschi, cortecce, “uomini selvatici”. La stele in gres si affianca allora alla tela bituminosa da cui spunta il volto amico di un folletto, il cerchio celtico evoca riti antichi, forse nei boschi intorno al lago, la radica diventa delicata espressione materica, le stampe propongono filari e maestosi alberi delle colline piemontesi.

martedì 18 giugno 2013

L'Alpe delle Streghe


I lettori più fedeli di questo blog si ricorderanno certamente di questo post pubblicato quasi due anni fa. Molte cose sono accadute da allora, ma questa è un’altra storia. Quello che importa ora è che la storia dell’alpe delle streghe ha un seguito. 

All’epoca fu l’amica Wally a raccontare all’Errante di questo alpeggio dalla fama sinistra e dal nome inquietante di Alpe delle Streghe, nonché della leggenda che avvolgeva quel luogo e la vecchia che l’abitava. Una spaventosa megera, capace di mutare forma e assumere quella di animali dal pelo nero come la notte, che ingaggiò un terribile duello di magia col parroco, venendo infine sconfitta. Di lei più nulla si seppe e l’alpe cadde in rovina.
Ora un’altra amica è tornata sul posto e ha raccontato a me (che nel frattempo sono tornato, ma anche questa è un’altra storia) ciò che ha scoperto. L’amica, che chiameremo Paesesommerso (il cui blog vi consiglio), e già in passato ci ha dato ottime dritte, mi ha scritto queste parole.

«Ho parlato con una signora che, quando era molto piccola andava all’alpeggio del bisnonno in compagnia delle mucche e della nonna. Quando passavano vicino all’Alpe delle Streghe la nonna la stringeva forte a sé e le diceva di non aver paura qualsiasi cosa fosse successa. Lei però non ricorda che sia mai capitato qualcosa anche perché passavano molto velocemente, quasi di corsa. Sostiene inoltre di aver sempre sentito dire che in quella casa c'era la "fisica" o si faceva "la fisica". Mi ha detto inoltre che i bambini che tentavano di bere il latte che vi si produceva non ci riuscivano perché quando prendevano in mano la scodella la trovavano piena di aghi. 
Incuriosita sono andata a vedere di persona le rovine dell’alpe. Mentre ero lì c'era uno strano silenzio poi, all'improvviso si è sentito un verso d'uccello che non avevo mai sentito prima, ma chi era con me sostiene di non aver sentito nulla.
Ho scattato anche una foto. Sul momento non ho notato nulla. Solo arrivata a casa ho visto quel gatto nero…»

A questo punto è necessario andare ad esaminare meglio l’immagine di apertura. Qui si vede bene il gatto nero. 


Ma è un gatto reale? O un’illusione? Guardiamo meglio.


Non è un vero gatto. Si tratta di uno squarcio nel tetto dalla strana forma, con i riflessi di quella che ha l’aria di essere una foglia a creare l’effetto molto inquietante di due occhi luminosi che ci ossevano dall’interno di un gatto di tenebra, entro cui si vede una strana croce con due segni incrociati.


Pubblico un dettaglio alla massima risoluzione disponibile del Gatto di Tenebra. Se ne avete il coraggio, potete provare a scrutare le sue misteriose profondità…



giovedì 13 giugno 2013

Venite a prendere un aperitivo a Stresa?

Domani pomeriggio (e poi nei giorni successivi) si rinnova il ciclo degli aperitivi letterari a Stresa. Qui trovate il programma completo.
Se siete in zona e vi va di fare un salto domani verso le 18 ci sarò anch'io, per fare quattro chiacchiere con l'amica Antonella che presenterà il suo romanzo, "La roccia nel cuore" ambientato sul lago d'Orta.

lunedì 10 giugno 2013

Filosofia del cactus


Lo ammetto: non ho pollici verdi. Sarà perché il mio ideale di verde è un giardino in cui le piante crescono in  modo anarchico; o piuttosto per la mia incapacità di prendermi cura con una continuità accettabile di qualsiasi creatura vegetale (e ultimamente anche di questo blog). Fatto sta che a casa mia le piante sono destinate a morire. Persino le piante grasse fanno una brutta fine, perché se non è la penuria d’acqua è il gelo a terminare le loro stentate esistenze.
Ciononostante sul mio balcone vive, anzi dovrei dire prospera, un cactus. A voler essere precisi, la pianta in questione ha un nome e certamente anche un cognome scientifico. Essi però mi sono ignoti (eventuali pareri esperti saranno assai graditi) e così colmo la mia ignoranza con una sola parola. 
Il mio cactus è in realtà un’intera famiglia di piantine spinose. Nonostante mi ricordi solo di tanto in tanto di dare loro acqua e mi decida a trasferirle in garage solo quando la temperatura esterna scende sotto i –10° C diurni per dimenticarli là sotto fino alla primavera (non senza aver  deposto una palla di neve nel vaso, di solito); nonostante tutto questo, dicevo, essi non solo vivono, ma prosperano e si moltiplicano. 
Basta un bicchiere d’acqua ogni tanto per vedere quei bastoncelli rinsecchiti aumentare di volume in maniera evidente nel giro di poche ore, come stiracchiandosi dopo un lungo sonno. Ma il beneamato cactus non si limita ad ingrossarsi. Si allunga e trasforma una sua estremità in un’apparentemente innocente pallina che dopo qualche esitazione si stacca dalla pianta madre. Il piccolo colono, se cade su una superficie terrosa, inizia immediatamente a mettere radici e nel giro di poco tempo eccolo diventato una nuova piantina che va aggiungersi alle altre.
Devo confessare che l’indole di questa piccola tenace creatura mi ha conquistato. Per quanto questo non abbia comportato alcun miglioramento nella mia capacità di giardinaggio, in qualche modo mi prendo cura del mio cactus. Principalmente facendogli molti complimenti per la sua capacità di resistere alla mia inettitudine.
E lui mi risponde senza parlare fornendomi argomenti su cui riflettere. 
Non posso non pensare, infatti, che sia di quelle creature dall’aspetto apparentemente insignificante di fronte all’elegante bellezza di certe delicatissime piante. Eppure lui vive mentre esse giacciono da tempo rinsecchite dopo un’effimera stagione di splendore. 
Esso mi ricorda che, per quanto la vita sia difficile, per quanto le delusioni, gli abbandoni, i tradimenti, le cadute siano molto più frequenti degli attimi di felicità, questi sono come gocce d’acqua preziosa che vanno assorbite e conservate con cura dentro di noi per i tempi difficili. 
E quando il momento è propizio bisogna sapersi aprire e fiorire, come fa lui regalando a me (e soprattutto a se stesso), dei magnifici fiori colorati.

lunedì 22 aprile 2013

La giornata del drago




Il 23 aprile è la Giornata del drago, per cui questa è a tutti gli effetti la settimana del drago. Per celebrarla adeguatamente ho pensato di raccogliere un po’ delle cose che ho scritto negli anni (il 24 aprile questo blog ne compie ben cinque) su queste misteriose creature. 





C’è anche una Pillola di dragonologia con alcuni interessanti e utili consigli nel caso voleste intraprendere la professione di allevatori di draghi


Di questo drago qualche tempo fa si è occupata anche la trasmissione “Mistero”, con risultati un po’ discutibili a dire il vero.

Ben prima di “Mistero” era venuto a trovarci il famoso detective dell’impossibile, Martin Mystère in una ormai classica storia ambientata sul lago d'Orta.


Vi propongo anche tre racconti:
Il Signore del caos dedicato al dragone Ismarroth, di cui forse sentirete ancora parlare.

La veridica storia del drago dell’isola è la seconda storia, da cui è tratto il disegno di ELE che tra l’altro ha realizzato anche il logo della Giornata del Drago.

Un incontro fatale è l'ultimo, in cui si parla del Basilisco che notoriamente è il più temibile dei draghi.

Qui potete trovare qualche informazione su questa terribile creatura.

A proposito del Basilisco abbiamo testimonianze sconvolgenti dal nostro territorio, corredate dal parere della Signora degli animali.

Quando si parla di draghi naturalmente non si possono dimenticare i loro nemici. Ecco la storia di San Giorgio.

In fondo il 23 aprile è, anche, la sua festa…

mercoledì 17 aprile 2013

La roccia nel cuore




Sul lago d’Orta una piccola comunità è sconvolta dal suicidio di un adolescente. Due sole persone dubitano che le cose siano proprio come sembrano: un compagno del ragazzo morto e il nuovo parroco del paese. Due opposti modi di vedere il mondo stretti in un’inedita alleanza per svelare un mistero che va infittendosi quando nella basilica vicina sparisce il teschio di un santo. Sulle orme di Fred Vargas, un romanzo d’esordio con qualche tono di giallo dove le digressioni contano quanto gli indizi. Dove la descrizione della realtà, nei suoi risvolti di attualità sociale, si mescola all’immaginario in una geografia costruita tanto su luoghi reali fedelmente descritti quanto sulle loro leggende.

Questa è la trama de "La roccia nel cuore" il romanzo scritto dall'amica Antonella Mecenero. Un romanzo che avrò il piacere di presentare di persona il 30 aprile prossimo alla Fabbrica di Carta a Villadossola, alle 18,30.

Antonella Mecenero

La roccia nel cuore
Interlinea, pp. 180, euro 15
Collana "Gli Aironi"
isbn 978-88-8212-904-0

domenica 14 aprile 2013

Giallo Stresa 2013


A Stresa tornano le iniziative legate alla letteratura gialla, con la seconda edizione del premio Giallostresa per un racconto inedito di genere giallo o noir di lunghezza compresa tra le 15'000 e le 30'000 battute da inviare entro venerdì 24 maggio 2013. 
Forte del successo dello scorso anno che aveva visto la partecipazione di ottantuno racconti, quest’anno l’ambientazione viene estesa alla sponda piemontese del lago Maggiore e alle località limitrofe ai laghi della provincia VCO.

Per maggiori informazioni: http://giallostresa.jimdo.com

lunedì 1 aprile 2013

L'Orchera di Orta ha origini aliene?

Questo è ciò che si chiedono alcuni studiosi indipendenti analizzando l'osso conservato nella sacristia della basilica di San Giulio. Tradizionalmente ritenuto l'osso di uno dei draghi cacciati dal santo egineta, il reperto è stato recentemente analizzato dall'equipe guidata dal professor Pietro Scepe dell'Istituto di Criptozoologia e Tecnologia Umanoide dello Spazio (ICTUS).
"L'osso non ha alcun punto di contatto con quelli degli animali terrestri. Si tratta di un'ulteriore conferma di una tesi che sostengo da tempo" ha dichiarato il professore piuttosto emozionato "che la comunità scientifica ha cercato inutilmente di tenere nascosta. Ora finalmente la verità viene a galla."
Ulteriori aggiornamenti si attendono dal convegno internazionale che il professo Scepe intende organizzare per il mese di maggio a Pettenasco.
Stay tuned.

sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua con coniglietto



Nel 1682 Georg Franck von Frankenau pubblicò il "De ovis paschalibus" ("A proposito delle uova pasquali") in cui riportava un'antica tradizione dell'Alsazia secondo cui una Lepre Pasquale portava delle Uova Pasquali in occasione di questa festa.

Le lepri, come i conigli, sono considerati fin dall'antichità simbolo di fertilità. Chi vive in campagna osserva nel periodo primaverile le forsennate danze amorose di questi simpatici animali, scatenati nei corteggiamenti sui prati. 

Questo antico simbolo di fertilità e di rinascita della natura si fuse con la tradizione cristiana. Poiché le uova erano vietate in Quaresima, il giorno di Pasqua se ne faceva invece largo consumo ed erano regalate sode ai bambini perché ne mangiassero. Esse venivano colorate di rosso per ricordare il sangue versato da Cristo durante la passione. Da qui la tradizione del coniglietto pasquale che porta le uova variamente colorate.

Buona Pasqua!


domenica 24 marzo 2013

La lingua piemontese e i misteri dei rubinettai



La "COMPAGNIA DIJ PASTOR", Associazione per lo studio, la conservazione e la diffusione del patrimonio linguistico e culturale tradizionale nei territori del Verbano Cusio Ossola e del Novarese ha organizzato il nuovo corso di lingua piemontese nelle varianti del Verbano Cusio Ossola e Alto Novarese.



Il corso è realizzato in collaborazione con Ca dë Studi Piemontèis – Centro Studi Piemontesi - Torino e vedrà una puntata anche al Museo del Rubinetto, il 19 aprile quando racconterò le misteriose origini del distretto industriale del rubinetto, uno dei più attivi contribuenti allexport commerciale del nostro paese.


La partecipazione al corso è gratuita, ad esclusione della cena del 30 maggio; gli interessati possono presentarsi direttamente agli incontri.
Per informazioni Compagnia dij Pastor, tel. 347 08 50 177 - 0323 60975 - 334 24 60 473 - fax 0323 691048 compagniadijpastor@alice.it - http://compagniadijpastor.ilcannocchiale.it

lunedì 11 marzo 2013

Nasce l'ICWA, l'associazione degli scrittori italiani per l'infanzia




In occasione della cinquantesima edizione dell'annuale Fiera del Libro per Ragazzi che si terrà a Bologna dal 25 al 28 marzo 2013, verrà presentata - mercoledì 27 marzo alle 11.30, presso la Sala Ronda - l'ICWA (Italian Children's Writers Association), la prima associazione nata al fine di collaborare alla promozione in Italia e nel mondo della letteratura junior e degli autori italiani per l'infanzia e l’adolescenza. Seppur diversi e decisamente eterogenei per anzianità editoriale, tematiche, stile, i 50 iscritti rappresentano ampiamente la letteratura italiana contemporanea per bambini e ragazzi a livello nazionale e internazionale. Tra di loro vi sono i vincitori dell’Andersen italiano o del Bancarellino, scrittori pluripremiati e giovani emergenti.

L'ICWA - fondata nell'ottobre 2012 - si prefigge principalmente tre obiettivi:
1. collaborare a un’apertura - in termini culturali e di mercato - internazionale più ampia e significativa della letteratura italiana per l'infanzia; 
2. stabilire un dialogo proficuo con gli editori italiani per valorizzare, in modo più incisivo,anche all’estero, la nostra letteratura per ragazzi orientando le scelte verso proposte che possano essere rappresentative della ricchezza della produzione editoriale nostrana;
3. invertire la tendenza (tutta italiana) secondo la quale la letteratura per l'infanzia apparterrebbe a una cultura di serie B. Tale orientamento ha reso di fatto invisibile la produzione letteraria dedicata ai bambini e ai ragazzi. 

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.icwa.it


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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.