sabato 12 maggio 2012

Il frutto proibito della dea dell’amore



Al principio fu una mela. Secondo la tradizione nel giardino dell’Eden cresceva una pianta proibita, l’albero del Bene e del Male. Ma su consiglio del serpente, Eva colse il frutto proibito e lo diede ad Adamo.
Quando il primo uomo addentò il frutto scopri che si trattava di una mela cotogna, frutto praticamente immangiabile da crudo. Così gli rimase nel gozzo e ancora oggi gli uomini hanno il “pomo d’Adamo” in gola.

La mela cotogna non smise di far danni anche con il passare dei millenni. Durante una delle mitiche feste che si tenevano sull’Olimpo la dea Discordia gettò una di queste mele, con la scritta “alla più bella” in mezzo ad un terzetto di dee. Le tre, i cui nomi erano Atena, Era e Afrodite cominciarono subito ad accapigliarsi su chi dovesse prendere la mela.
E siccome non ne venivano a capo scelsero come giudice Paride, il principe di una città di nome Troia. Tutte e tre, nessuna esclusa, cercarono di corrompere il giovane. Afrodite, che era la dea dell’amore, giocò però la carta segreta, promettendo a Paride l’amore della donna più bella del mondo, Elena. Afrodite vinse la gara, ma le due sconfitte si vendicarono scatenando la guerra contro la città di Troia, finché di essa non rimasero che rovine.

Le cotogne erano considerate pregiatissime e sacre alla dea dell’amore, Afrodite. Una leggenda racconta che crescessero solo su un albero in un giardino nel lontano occidente, custodite da un drago e dalle tre Esperidi. Queste erano le tre figlie del titanico gigante Atlante, che reggeva il cielo sulle spalle. L’eroe Ercole riuscì a convincere il gigante a prendere le mele. In cambio egli avrebbe sostenuto per un po’ il cielo al suo posto.
Quando Atlante tornò con le mele, però, disse che non ci pensava affatto a riprendersi quel fardello. Ercole, vistosi ingannato, disse che se doveva sostenere il cielo per mille anni avrebbe dovuto sistemarselo meglio sulle spalle e che per farlo avrebbe avuto bisogno di una mano. Atlante depose a terra le mele, sollevò il cielo ed Ercole fuggì come una lepre con le mele, lasciandogli reggere la volta celeste.

Ma qual era il segreto di queste immangiabili mele? Al fatto che, una volta cotte, esse diventano dolcissime e ottime e oltretutto possono essere conservate a lungo, specialmente se cotte nel miele, secondo una ricetta in uso presso i Greci e i Romani. All’epoca infatti, non esistendo lo zucchero, non era possibile preparare la marmellata nel modo in cui siamo abituati.
Infatti “marmellata” viene dal prortoghese “marmelo” che è il nome della mela cotogna. E in Piemonte fin dal medioevo si produce una Mostarda d'Uva o Cognà che ha la consistenza di una confettura, colorazione scura ed sapore dolce. Si prepara con mosto d'uva cotto, con l’aggiunta di mele cotogne e altri frutti autunnali. Era usata sia come mostarda per accompagnare il bollito misto o come marmellata per insaporire la polenta e persino la neve.

La marmellata della Bottega del mistero



Ci sono frutti che possono cambiare per sempre le sorti degli uomini e degli dei. Ci sono incontri, in certe città misteriose che possono quanto meno movimentarla.


Se volete scoprire di cosa stiamo parlando non avete che da seguirci questa sera nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e di quelle che si celano dietro una canzone (nella seconda).

La puntata di sabato 12 maggio ha come tema MARMELLATA


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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

La musica che funge da sottofondo alla rubrica radiofonica è di Alessandro Ponti.

venerdì 11 maggio 2012

A Siamo in onda, con le mani nella marmellata


La chiamiamo marmellata, per consuetudine, ma senza saperlo violiamo una direttiva comunitaria del 1982. Da allora infatti è vietato chiamare “marmellata” qualsiasi preparazione non ottenuta con gli agrumi. Questo per via della famosa “marmalade” anglosassone, che indica la sola marmellata di arancia.

In ogni caso noi ci mangiamo una bella fetta di pane con la marmellata fatta dalla mamma, come quella nella foto. E poi ci mettiamo in ascolto di  Siamo in Onda, che sabato 12 maggio avrà come tema della serata proprio MARMELLATA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

quando siete stati colti con le mani nella marmellata?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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mercoledì 9 maggio 2012

Anna Lavatelli e il festival che vale un Perù

Vi ho segnalato qualche settimana fa un evento che si è svolto ad Alessandria dedicato alla letteratura per ragazzi.
Nell’ambito dell’iniziativa Librinfesta 2012 organizzato da Il Contastorie  dal 17 al 21 aprile, uno spazio importante è stato dato ad una scrittrice delle nostre zone, Anna Lavatelli.

Per chi non la conoscesse, Anna Lavatelli, che è nata a Cameri, è una scrittrice italiana specializzata in letteratura per bambini. I suoi romanzi spaziano attraverso vari generi ed entrano (e qui c’è il secondo motivo di interesse da parte di questo blog) nei temi del fantastico, alle leggende e ai misteri, di vario genere.
Anna, vi rimando a Wikipedia per una sua breve biografia, ad un certo punto ha incontrato sulla sua strada il Sud America nella persona di un peruviano, incontrato per caso a Milano. E poiché certi incontri “casuali” sembrano piuttosto l’opera di un disegno provvidenziale, Anna e Julio César si sono sposati. Da questo amore è nato, oltre a due belle figlie, un interesse per la cultura peruviana.

Il paese sudamericano, pieno di leggende, luoghi misteriosi e storie leggendarie offre moltissimo materiale ad una scrittrice come Anna, capace di trasformarlo in bellissime storie per i ragazzi. Così nel 2005 ha vinto il Premio Andersen come migliore autrice italiana dell'anno con “Bimbabel” ( Ed. Interlinea).

Ad Alessandria Anna ha presentato un suo libro “Aston e la ricetta perfetta” che è “un romanzo ambientato in Perù, il cui protagonista è Gaston, un ragazzo sfortunato: i suoi genitori sono misteriosamente scomparsi ed è finito in orfanatrofio. Il solo ricordo della sua famiglia è legato alla cucina di sua madre, che gli ha trasmesso la passione per il buon cibo.”

Ma Anna Lavatelli non si è fermata a questo e ha organizzato un evento all’interno del festival, dedicato al Perù, che è quello di cui vi avevo parlato. Volete sapere come è andata? Ecco una breve sintesi.
“Librinfesta, il festival della letteratura per bambini e ragazzi di Alessandria, è giunto quest’anno alla  IX edizione. Il programma fittissimo di eventi ha visto, lungo la settimana dal 17 al 21 aprile, alternarsi in attività con il pubblico personalità del mondo della cultura, accolte negli stand della Galleria San Lorenzo folti gruppi di studenti, insegnanti e famiglie intere. 
L’evento più atteso del festival è stata senza dubbio la due-giorni dedicata al Perù e alla sua letteratura infantile. La realizzazione di questo gemellaggio letterario è stata possibile grazie alla collaborazione fornita dal Consolato Peruviano di Torino, dalla consulenza scientifica della scrittrice Anna Lavatelli e dal coordinamento di Lisa Devincenzi.

Scrittore invitato d’onore è stato Javier Arévalo, una delle voci più apprezzate nel mondo della letteratura peruviana, insieme a Ana Ponce, residente a Torino, organizzatrice di progetti interculturali, e Anna Lavatelli, un’autrice ‘tra i due mondi’.
Bella la cerimonia di apertura dell’evento nel palazzo di città, alla presenza delle autorità di Alessandria e dalla console Liliana Gomez, con le bandiere, gli inni nazionali e lo scambio dei doni. Molto animata la due-giorni peruviana, con incontri bilingui, interviste e occasioni per l’incontro e lo scambio culturale, grazie alla presenza di testi in lingua spagnola inviati dalle principali case editrici peruviane (Alfaguara, Santillana, Norma, SMPerù, Recreo, San Marcos) e la proiezione di documenti filmati sulle attività  di promozione alla lettura (Manuel Herran, Programa Academico del Libro, Universidad Ricardo Palma, Pepe Cabana Koiachi, Proyecto kamishibai, Lina Valderrama  ‘Alex no le tiene miedo a nada’ un ejemplo de Plan Lector).
Negli incontri con le classi elementari e medie Javier Arevalo ha presentato il suo ultimo libro ‘Yo creo que mi papà le teme a la oscuridad’ e Anna Lavatelli il romanzo appena pubblicato da Giunti ‘Gastón e la ricetta perfetta’, ambientato in Amazzonia.
Bellezza del racconto e molte emozioni anche nella serata organizzata dal CAI di Alessandria, in cui  la guida peruviana Edgar Roca ha ripercorso le tappe dell’impresa che nel 2008 ha portato una spedizione alessandrina a battezzare una cima della Cordillera Blanca col nome di ‘Cumbre Alessandria’.
Non potevano mancare, a conclusione degli eventi, le degustazioni di prodotti enogastronomici e la cena peruviana. Perché anche il cibo racconta storie meravigliose ed è depositario da sempre di conoscenze e di cultura, essendo uno dei massimi facilitatori di incontro tra i popoli.”

martedì 8 maggio 2012

Evanescenti atmosfere gotiche

Una città gotica e notturna. Un volo d’uccello che ci porta dentro una finestra aperta dove una ragazza dorme sonni agitati. E poi lei che precipita nel vuoto dopo una vertiginosa passeggiata sui davanzali di un grattacielo battuto da venti impetuosi, in uno svolazzare di tende e veli. Ma è la realtà o si tratta di un sogno?
Con questo video nel 2003 si presentarono sulla scena mondiale gli Evanescence. Il brano è tratto dalla colonna sonora del film Daredevil con Ben Affleck nei panni del supereroe e Jennifer Garner nel ruolo (molto apprezzato) della sua antagonista/amata, la micidiale ninja Elektra. Un supereroe americano che grazie alla penna di Frank Miller, che lo ha preso in mano nel 1979 e ridisegnato in versione dark, è considerato uno dei personaggi più autentici e crudeli della Marvel.

La band statunitense degli Evanescence si è costituita nel 1995 con una formazione variabile. La figura leader è quella di Amy Lee voce dalla tonalità di mezzo soprano e musicista. Suona infatti il pianoforte, la chitarra e l’arpa. Ha scritto anche tutte le canzoni della band.
Soprattutto agli inizi la band fu influenzata dalle sonorità del gothic, un genere musicale, diviso in vari sottogeneri, in cui predominano le tastiere, che creano la cosiddetta “base spettrale”. Caratteristica è anche la contrapposizione tra la voce femminile eterea e quella maschile dura, tipica dell’heavy metal. Un modo per riproporre l’incontro fiabesco tra la Bella e la Bestia.

Il gothic è anche un’importante sottocultura giovanile. I cultori adorano i dettagli dark come l’uso del nero per lo smalto, il make up e i vestiti, pieni di borchie, croci e catene.
Il movimento romantic gothic è una moda, diffusasi soprattutto in Scandinavia e Olanda, fatta di corsetti, gonne lunghe e vestiti che si ispirano alle atmosfere vittoriane dell’Inghilterra Ottocentesca e alla letteratura gotica di quegli anni. Non a caso in quei paesi operano molte band gothic.

Le atmosfere “gotiche” sono diventate quasi un luogo comune per i generi horror e noir. Con un’influenza reciproca sul fumetto, l’illustrazione (famose quelle degli spagnoli Luis Royo e Victoria Francés) e il cinema. Una delle prime canzoni goth è “Bela Lugosi is Dead” dei Bauhaus, dedicata a Bela Lugosi, uno dei più celebri interpreti di Dracula sullo schermo.
La canzone è contenuta nella colonna sonora del film “Miriam si sveglia a mezzanotte” (1983) con Catherine Deneuve, David Bowie e Susan Sarandon. Quest’ultima aveva avuto già un incontro con le atmosfere gotiche nel film tratto dal musical “The Rocky Horror Picture Show” (1973), dove la classica trama horror degli automobilisti in panne costretti ad accettare ospitalità per la notte in un’inquietante dimora è rivisitata in chiave rock e trasgressiva.

Evanescence – Bring me to life

domenica 6 maggio 2012

Quando un romanzo apre un’epoca



Nel 1764 in Inghilterra veniva pubblicato il romanzo "Il Castello di Otranto”. La storia era presentata come la traduzione ad opera del gentiluomo William Marshal di un manoscritto originale italiano, scritto nel 1529 da Onofrio Muralto, Vescovo della Chiesa di San Nicola di Otranto.
Visto il grande successo ottenuto, il vero autore decise di venire allo scoperto, mettendo da parte la sua identità misteriosa. Era Horace Walpole (1717 – 1797), 4º Conte di Orford. Il suo romanzo,  "Il Castello di Otranto”,  è considerato il primo romanzo “gotico” della storia della letteratura. Storie ambientate in antiche e misteriose abitazioni, su cui gravano sinistre maledizioni, infestate da fantasmi e altre terrificanti presenze.

Walpole non si limitò a scrivere, ma dedicò buona parte della sua vita a trasformare la villa di Strawberry Hill, che aveva comprato nel 1750, in un castello neogotico. In questo modo diede vita a un genere architettonico, basato sulla ripresa di elementi tipici dell’architettura medievale.
Una delle caratteristiche è l’abbondante uso di finestre nelle facciate. Le finestre di vetro erano già conosciute in epoca romana, ma con la fine dell’impero e la scarsità di materiali erano cadute in disuso. Con l’architettura gotica medievale furono nuovamente introdotte le grandi vetrate per creare effetti di luce all’interno degli edifici.

La dama al davanzale, si presume in attesa del cavaliere, è un tema caro anche ai pittori Preraffaelliti. Le loro immagini, assieme all’architettura neogotica, ebbero grande importanza nella costruzione dell’idea che noi abbiamo del medioevo.
Il successo di questo stile fu grande, specialmente in Inghilterra. Nel 1834 il Palazzo di Westminster, sede del Parlamento inglese, fu distrutto quasi completamente da un incendio. E fu ricostruito proprio sulla base di un progetto architettonico neogotico.

Anche in Italia non mancano esempi di questo stile architettonico. Uno dei più curati è il borgo medievale di Torino, costruito per ospitare l'Esposizione internazionale del 1884.
Al progetto partecipò tra gli altri l’architetto Carlo Nigra, che raccolse un’importantissima documentazione sui castelli del Piemonte, effettuando i rilievi dei meglio conservati, anche sul territorio novarese.

Carlo Nigra fu molto attivo anche sul lago d’Orta (aveva una villa a Miasino),  dove realizzò vari progetti, come la facciata della chiesa di Miasino o Villa Monte Oro ad Ameno.
Sempre ad Ameno si trova il giardino di Palazzo Tornielli (nella foto) che è un interessante esempio di giardino neogotico, con tanto di torre e finestre dipinte sul muro che lo circonda come una grande quinta teatrale. Recentemente è stato restaurato e riportato al suo antico splendore.

sabato 5 maggio 2012

Al davanzale della Bottega del mistero



Ci sono romanzi che possono segnare un’epoca e avviare un nuovo modimento culturale, influenzando l’immaginario collettivo per secoli.

Se volete scoprire di quale romanzo stiamo parlando non avete che da seguirci questa sera nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e di quelle che si celano dietro una canzone (nella seconda).

La puntata di sabato 5 maggio ha come tema DAVANZALE


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La foto è una cortesia di ELE.

La musica che funge da sottofondo alla rubrica radiofonica è un regalo di Alessandro Ponti.

venerdì 4 maggio 2012

Il davanzale di Siamo in Onda



No, non stiamo parlando della Viola, la focosa soubrette che movimenta le serate di Siamo in Onda, ma del tema della prossima puntata che sabato 28 aprile avrà come tema della serata proprio DAVANZALE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Che cosa ti piace mostrare agli altri di te?


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Ele

martedì 1 maggio 2012

La sicurezza nella musica


Dal 15 al 18 agosto 1969 a Bethel un paese dello stato di New York si svolse una delle più famose manifestazioni di musica rock. L'evento prese il nome da un'altra città da cui era partita l'idea di organizzare una "tre giorni di pace e musica" con decine di artisti famosi, dagli Who a Santana, da Jimi Hendrix a Joe Cocker (nella foto), giusto per citarne alcuni.
Il nome del festival è, naturalmente, Woodstock. La scelta cadde su Bethel dopo che le autorità di Walkill avevano proibito di svolgere la manifestazione nella località originale. Infine l'allevatore Max Yasgur di Bethel affittò i suoi pascoli alla "Woodstock Ventures".

La notizia si sparse rapidamente. Grazie ad una soffiata dei camerieri fu annunciata dalla radio locale prima che gli organizzatori avessero lasciato il ristorante in cui si erano accordati con Yasgur.
L'organizzazione aveva dichiarato di voler ospitare 50 mila spettatori, pensando di vendere almeno 150-200 mila biglietti. Invece alla fine sulla fattoria di Yasgur si riversarono 500 mila giovani hippie che agli occhi degli abitanti di Bethel apparivano come un'orda di cappelloni drogati.

Poiché non esistevano servizi sufficienti, né posteggi per ospitare una tale massa di persone e auto la situazione sembrava sul punto di precipitare. Il governatore dello stato di New York voleva mandare 10 mila uomini della Guardia Nazionale per restaurare l'ordine. Ma l'organizzazione riuscì a convincerlo che avrebbe garantito la sicurezza del festival coi propri mezzi.
Per cominciare, temendo violenze, l'ingresso fu reso gratuito. Per questo la Woodstock Ventures ebbe una perdita secca. Quando furono aperti i cancelli una folla enorme invase la fattoria accampandosi come poteva e dedicandosi agli "ideali" del movimento: sesso, droga & rock'n'roll. A cui si aggiunse un quarto elemento, inaspettatamente portato dalla pioggia: il fango.

Nonostante i disagi e le code interminabili per l'acqua e per i bagni insufficienti, i danni furono contenuti. Vi furono due soli morti. Uno per overdose e l'altro per un incidente provocato da un trattore.
Il segreto fu quello di un servizio di sicurezza basato sulla persuasione. Si consigliava alle persone di fare una cosa piuttosto che un'altra e non si vietava nulla, soprattutto non si facevano rispettare le leggi più violate, quelle relative alla droga e al nudismo, largamente praticati.

Si vide quanto questi aspetti organizzativi fossero importanti il 6 dicembre 1969 ad Altamont, quando i Rolling Stones organizzarono un concerto gratuito che coinvolse altri musicisti.
Gli organizzatori affidarono la sicurezza agli Hell's Angels in cambio di 500 dollari in casse di birra. Il risultato furono risse continue, e quattro morti, tra  cui un diciottenne accoltellato dagli Hell's Angels mentre tentava di estrarre una pistola a pochi metri dal palco. Fu ad Altamont che il movimento hippy vide morire l'illusione di un mondo nuovo fatto di pace, amore e musica.

Joe Cocker - With a little help from my friends

domenica 29 aprile 2012

Care vecchie lire



Gli scudi furono inventati in epoca molto antica per proteggere i guerrieri dal lancio di pietre e frecce nemiche. In origine erano dei telai di legno su cui erano fissate pelli di animali. Già le armate del Faraone, nell'antico egitto utilizzavano questo tipo di armamento.
Sempre a proposito di Egiziani una leggenda racconta che quando i Persiani invasero l'Egitto, legarono dei gatti agli scudi. Poiché erano animali sacri per gli Egiziani, questi si rifiutarono di tirare sui nemici. Che così vinsero la battaglia e conquistarono il paese.

Secondo il mito la dea greca Atena su proprio scudo portava invece la testa della Medusa, una mostruosa creatura infernale che poteva tramutare in pietra chiunque la guardasse.
Sugli scudi però, normalmente, non si attaccavo animali vivi, né teste infernali ma si dipingevano i simboli dei guerrieri. I loro stemmi araldici, insomma, che potevano riprodurre oggetti, edifici e anche animali. Gli scudi divennero così emblema delle diverse casate, che li raffiguravano ovunque.

Uno dei più famosi è quello dei Visconti, famiglia destinata ad imporre la propria autorità sulla città di Milano e creare un ducato che occupava la Lombardia occidentale e il Novarese. il loro simbolo era una Vipera avente in bocca una figura umana viva.
Secondo una leggenda Azzone Visconti si era addormentato su un prato, dopo essersi tolto il suo grande elmo di acciaio. Quando si svegliò lo rimise e salì a cavallo. Allora i suoi uomini videro una vipera uscire dall'elmo. Azzone afferrò la vipera con la mano guantata d'acciaio e se la tolse dalla testa. Ma per ringraziarla di non avergli recato alcun male la mise nel proprio stemma, raffigurando se stesso come un bambino che esce indenne dalla sua bocca.

Poiché i signori usavano i loro scudi nobiliari per contrassegnare le monete che coniavano per i propri stati, si diffuse un tipo di moneta chiamata scudo.
Queste monete, d'argento o d'oro, furono introdotte nel Medioevo in Francia e rimasero in uso negli stati italiani fino all'arrivo di Napoleone. In Lombardia uno scudo valeva sei lire austriache. Sempre sei lire, ma piemontesi, valeva lo scudo dei Savoia.

Nella foto si vede uno scudo d'oro di Milano dei tempi di Filippo II (1554-1598) con la vipera viscontea.

Quando Napoleone invase l'Italia impose una nuova moneta, la "lira italiana", divisa in 100 centesimi, al posto delle precedenti lire degli stati regionali. E naturalmente degli scudi. Quando Napoleone fu sconfitto tornarono i vecchi sovrani con l'idea di restaurare l'ordine antico.
Ma poiché la nuova lira divisa in centesimi risultava comoda i Savoia la mantennero. Il popolo, per non confondere la nuova lira "straniera" con le vecchie lire precedenti, prese a chiamarla "franco". Questo uso continuò quando il Piemonte impose la Lira a tutta l'Italia unificata e durò fino all'introduzione dell'euro.

sabato 28 aprile 2012

Lo scudo della bottega del mistero

Volete sapere cosa hanno in comune una vipera e una moneta preziosa? Volete scoprire il segreto del successo di uno storico evento musicale?

Non avete che da seguirci questa sera nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e di quelle che si celano dietro una canzone (nella seconda).

La puntata di sabato 28 aprile ha come tema, appunto, SCUDO

Questa sera, oltretutto sveleremochi è il misterioso autore delle misteriose musiche che da qualche mese accompagnano e fanno da sottofondo alla rubrica la Bottega del mistero all'interno del programma. Per cui non perdete la trasmissione!


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giovedì 26 aprile 2012

Lo scudo di Siamo in Onda

Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...
Francesco Guccini, Don Chisciotte

Un cavaliere senza macchia e senza paura lascia la sua fortezza sicura, costruita sulla roccia incrollabile per mettersi in viaggio. La sua meta è l'ignoto e la sua missione è combattere il male, in tutte le sue forme.
Ma nessun cavaliere senza macchia e senza paura può affrontare il male se non ha con sé il suo cavallo, il suo scudo e soprattutto il suo scudiero. Colui si occupa di lucidargli le armi e soprattutto che gli prepara il pranzo e la cena tutti i santi giorni...


C’è però solo un programma radiofonico capace di proteggervi dalla noia del sabato sera facendovi  scudo con il buonumore e la buona musica, unita al divertimento intelligente. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 28 aprile avrà come tema della serata proprio SCUDO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

A chi ti rivolgi quando hai bisogno di protezione?

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martedì 24 aprile 2012

L'eccentricità balla sui tacchi

Nel 2008 esplode il successo travolgente di un album dal titolo bene augurante, "The Fame". È l'opera prima di una giovane cantante statunitense (il cui padre, Joseph Germanotta, ha origini italoamericane) che fin da piccola ha mostrato un talento precoce.
Dopo aver scritto la prima ballata per pianoforte a 13 anni, Stefani a 17 anni riesce a ottenere l'ammissione anticipata alla prestigiosa Tisch School of the Arts presso la New York University. Una delle 20 persone al mondo ad esserci riuscita.

Nel frattempo per mantenersi in modo indipendente comincia a lavorare come cameriera e spogliarellista in un bar dove vi sono spettacoli di burlesque. Traumatizzando, per inciso, il padre che la vede in azione.
Lì mette a punto l'idea di coniugare musica, arte, moda, sesso e celebrità, mentre dal punto di vista musicale l'idea vincente si rivela quella di coniugare la musica pop e rock con la dance, vestendo il tutto con un'immagine artisticamente innovativa e stravagante.

Gli artisti di riferimento sono certamente Madonna e Michael Jackson, capaci di imporre non solo la propria musica ma anche un'immagine molto forte. Ma la giovane cantante è affascinata soprattutto da altri modelli che arrivano da oltre oceano, dall'Inghilterra degli anni Settanta.
A ispirarla infatti sono David Bowie, il Duca Bianco i cui show erano pieni di meraviglie, e Freddy Mercury, il front man dei Queen. Mercury negli anni Settanta aveva saputo coniugare un talento vocale unico a un'immagine elaborata, indossando costumi appositamernte disegnati da stilisti e dando vita a veri e propri spettacoli teatrali sul palco, incantando il pubblico con un'immagine androgina e barocca.

Proprio in omaggio ad una canzone dei Queen, "Radio ga ga", la giovane Stefani Germanotta decide di dare al proprio personaggio il nome di Lady Gaga a cui il successo arride nel 2008 con l'uscita dell'album "The Fame".
L'apprezzamento del pubblico in tutto il mondo è tale da spingerla a lanciare pochi mesi dopo un secondo album "The Fame Monster" che, in alcuni paesi come l'Italia finisce con l'assorbire anche il primo in un ricco album doppio.

E poiché per ogni star non possono mancare le leggende mentre Lady Gaga si esibisce su scarpe dall'incredibile tacco 30, indossando costumi disegnati per lei dallo stilista inglese Alexander McQueen, si diffondono strane voci sulla sua identità.
Comincia infatti a circolare la voce che in realtà sia un uomo. Dicerie alle quali la cantante reagisce con un'abile smentita che sembra soprattutto voler alimentare la curiosità morbosa dei media. Si dichiara infatti ermafrodita, aggiungendo però che sono cose di cui preferisce non parlare in pubblico...

Lady Gaga – Poker face

lunedì 23 aprile 2012

Quattro anni fa...




Nasceva questo blog. Da allora siamo arrivati a 1053 post, il numero dei lettori è cresciuto continuamente come quello delle persone che grazie a questo sito ho potuto conoscere, virtualmente e nel mondo reale.

Non voglio ripetermi, per cui vi rimando a quanto scrissi un anno fa per una sintesi di quanto è accaduto. Vi segnalo però due cose che riguardano il futuro. 
La prima è che la redazione preannuncia novità importanti per quanto riguarda le Storie di Siamo in Onda. 
La seconda è che presto daremo risposta ad uno dei misteri di questo blog la cui soluzione impegna le menti raffinate dei lettori che lo seguono con attenzione: dove era finito Alfa e come mai è ricomparso all'improvviso?
C'è una storia dietro questo, una storia che presto vi sveleremo. E uso il noi non come plurale maiestatico, ma perché effettivamente ricorrerò all'aiuto di un'altra penna per raccontarvelo...

A proposito delle Storie di Siamo in Onda ecco un breve riassunto dei racconti scritti per Puntoradio e scaricabili in podcast da iTunes. Se volete potete ascoltarli o scaricarli dai link sotto indicati.
 
6 dicembre 2010
Ci sono storie che prendono il lettore per mano e lo accompagnano lungo percorsi tortuosi, spingendolo verso ripide discese per poi riafferrarlo bruscamente, un attimo prima del precipizio. La storia che vi stiamo per raccontare è una di queste. E nell'ascoltarla qualcuno di voi sarà così bravo da individuare parecchi riferimenti mitologici.
Voce narrante: Fulvio Julita
download  Labirinto_Alfa.mp3
 
21 marzo 2011
Denaro, sesso, potere: gli ingredienti della vicenda che vi stiamo per raccontare s’incastrano uno nell’altro in maniera tanto precisa da dare forma ad una perfetta storia di fantasia. Eppure qualche piccolo dubbio continuerà a bussare alla vostra mente. E se fosse tutto vero?
Voci narranti di Fulvio Julita, Rossana Girotto e Fabio Giusti
download  Specchi_Alfa.mp3


9 maggio 2011
Per chi tra voi soffre di nostalgia - la nostalgia dei tempi andati - abbiamo una storia che si ispira ad una vicenda ascoltata dalle parti di Madonna del Sasso, sul lago d’Orta.
Voce narrante William Facchinetti Kerdudo.
download  Fuoco_Alfa.mp3

29 agosto 2011
La storia che vi stiamo per raccontare è un viaggio indietro nel tempo, in un epoca in cui scienza e magia erano una sola materia. O così almeno pensava la gente. E in quell’epoca tanto remota, se aveste chiesto alla gente chi fosse il più grande mago della regione, vi avrebbero indicato tutti lo stesso uomo: Mastro Girolamo.
Voce narrante di Fabio Giusti
download: Formule_Alfa.mp3


15 settembre 2011
Sfogliando le pagine di antichi libri di magia potreste scoprire tante cose sul conto dei draghi: chi sono, come vivono e soprattutto come liberarsi di loro. Ce n’è uno in particolare di cui dovreste avere paura. È il protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.
Voce narrante di Fabio Giusti
download: Caos_ADelDUca.mp3


14 ottobre 2011
Dai secoli più bui del medioevo ecco un’antica leggenda rivisitata da Andrea Del Duca. È una storia che ci parla della nascita di un misterioso alfabeto, usato dai popoli germanici per la scrittura. E per oscuri rituali di magia. 
Voci narranti di Laura Cafici e Fabio Giusti
download: Alfabeto_ADelDuca.mp3
 

29 Novembre 2011
Se un insistente ronzio da qualche tempo assedia la vostra mente, avete due possibilità: ignorarlo oppure cercarne la causa. In ogni caso ciò che vi aspetta non sarà molto diverso da quanto è successo al protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.
Voce narrante di Fulvio Julita
download: Mosche_ADelDuca.mp3
 

Ricordo che tutte le altre storie (sono 100 ad oggi) scritte dagli autori che collaborano con la trasmissione possono essere scaricate anche da http://siamoinonda.libsyn.com

domenica 22 aprile 2012

L'arte di attaccare i tacchi



Marilyn Monroe una volta disse “non so chi abbia inventato le scarpe con i tacchi alti, ma tutti gli uomini gli devono molto”. In effetti non è certo chi abbia inventato questo sottile strumento per accrescere il fascino, ma di certo sappiamo che il problema dell'altezza, non solo per le donne, è antico.
I Romani non conoscevano l'uso del tacco e le loro calzature erano tutte basse, con l'eccezione di alcune che avevano sotto la suola quelle che noi chiameremmo zeppe. Un sistema antico, usato non tanto per uso estetico, quanto per consentire di camminare su terreni e strade fangose senza affondare sino alla caviglia.


Le prime attestazioni certe di scarpe coi tacchi risalgono al Cinquecento. C'è chi sostiene, ma non è chiaro su quali basi, che la misteriosa Monna Lisa immortalata nella Gioconda da Leonardo da Vinci indossasse scarpe col tacco per aumentare il proprio fascino.
Il primo uso di una scarpa col tacco è attestata in Francia pochi anni dopo. La quattordicenne Caterina de’ Medici nel 1533 andò in sposa al Duca di Orleans che divenne in seguito Re di Francia. Essendo bassa di statura e temendo la concorrenza della favorita del re, la fascinosa Diana di Poitiers, decise di utilizzare l'arma segreta che aveva portato dall'Italia.


In un ricevimento indossò delle eleganti scarpe con tacco di sette centimetri, suscitando grande entusiasmo ed ammirazione da parte della corte e lanciando la nuova moda, che si diffuse tra gli aristocratici.
Per inciso, Caterina non si limitò ad insegnare l'eleganza dei tacchi ai francesi, ma non fidandosi della cucina d'Oltralpe portò con sé molti cuochi italiani. I quali crearono le basi della tanto celebrata cucina francese.


A proposito di lavoratori italiani emigranti abbiamo già parlato di quelli partiti dal Cusio per praticare i più svariati mestieri in varie parti d'Italia e d'Europa. Un ruolo importante tra questi avevano i conciapelle e i calzolai.
Come i lusciat del Vergante giravano di paese in paese costruendo e vendendo ombrelli, i ciabattini cusiani erano in grado non solo di riparare, ma soprattutto di costruire su misura scarpe per tutti i piedi e tutte le tasche.


Così una colonia di calzolai delle Quarne, due paesi sopra Omegna, si formò a Castellania che oggi è il più piccolo comune della provincia di Alessandria. Tra questi spiccavano i membri di una famiglia largamente rappresentata a Quarna, quella dei Coppi.
E uno dei loro discendenti, come hanno scoperto i ricercatori del Museo di Storia Quarnese, fu il leggendario ciclista Fausto Coppi. La professione di ciabattino non era però limitata alle Quarne. A Soriso e Gargallo molti esercitavano questa attività (che continua ancora oggi) e a Soriso esiste un piccolo museo che raccoglie gli strumenti di questa professione.

sabato 21 aprile 2012

La Bottega del mistero mette a posto anche i tacchi



Vi piacciono le scarpe coi tacchi? Volete sapere di più sulla storia di questo affascinante elemento della scarpa? Volete scoprire i segreti di una cantante dai tacchi vertiginosi?


Non avete che da seguirci questa sera nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e di quelle che si celano dietro una canzone (nella seconda).

La puntata di sabato 14 aprile ha come tema, appunto, TACCHI


Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 19 aprile 2012

Siamo in Onda mette i tacchi



Tì che te tacchet i tacc, taccum a mì i me tacc! Mì taccat i tacc a tì? Taccheti tì i tò tacc, tì che te tacchet i tacc!
Tu che attacchi i tacchi, attaccami i tacchi! Io attaccare i tacchi a te? Attaccateli tu i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi!
(scioglilingua milanese)

Si dice che Madame de Pompadour fosse "una ragazza ben educata, saggia, amabile, piena di grazia e di talento, nata con del buon senso e del buon cuore". Aveva anche una vera passione per lo champagne e si dice che la forma della coppa in cui si beve questo vino prezioso sia modellata proprio sulla forma del suo seno.
Con queste premesse non poteva non sentirsi destinata a grandi amori, cosa che puntualmente avvenne. Divenne infatti l'amante del Re di Francia Luigi XV e la donna francese più potente del XVIII secolo. E poiché era una ragazza saggia e voleva ben figurare si fece realizzare delle scarpe con eleganti tacchi a spillo, lanciando anche questa moda.



C’è però solo un programma radiofonico elegante come una scarpa coi tacchi e pieno di buona musica e divertimento intelligente. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 21 aprile avrà come tema della serata proprio TACCHI.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

se doveste paragonare un tacco alla vostro modo di essere, come sarebbe e perché?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:       
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La foto è una cortesia di Ele

martedì 17 aprile 2012

Ragazzi selvaggi

Agli inizi degli anni Ottanta un centinaio di ragazzi della Milano bene, uniti dalla frequentazione degli stessi licei privati e delle medesime località di vacanza e animati dal desiderio di godersi la vita lasciando alle spalle la cupa stagione degli anni di piombo, presero a ritrovarsi nei pressi del bar "Al panino" in Piazza Liberty, nel centro della città.
Nascevano in questo modo i Paninari, moda e movimento all'insegna dell'edonismo, del divertimento spensierato e dell'ostentazione ossessiva di capi di abbigliamento griffati. Un movimento che in breve supererà l'ambito di una sottocultura milanese per diventare un fenomeno di costume capace di superare le frontiere nazionali.

Nel 1986 i Pet Shop Boys, un duo inglese di musica pop elettronica, si trova a Milano ed entra in contatto con il movimento, dedicandogli una canzone dal titolo "Paninaro". Nel frattempo la rivista italiana "Il paninaro" arriva a tirare 100 mila copie diffondendo in tutta Italia l'ideologia, se così possiamo chiamarla, di un movimento per sua natura anti ideologico e disimpegnato.
Contemporaneamente il comico genovese Enzo Braschi interpretava il personaggio del Paninaro nella trasmissione televisiva cult di quegli anni, Drive In. Un programma che interpretava pienamente l'edonismo degli anni Ottanta, in cui si stava affermando la televisione commerciale che aveva la sua capitale nella "Milano da bere", celebrata in un famoso spot pubblicitario.

Nei suoi interventi televisivi Enzo Braschi canticchiava malamente quella che divenne la canzone simbolo dei paninari. Era "Wild boys" dei Duran Duran, il gruppo inglese New Romantic che in quegli stessi anni stava conoscendo un successo travolgente.
L'idea della canzone fu del direttore video dei Duran Duran, Russell Mulcahy, che sognava di trarre un film dal romanzo di William Burroughs "The Wild Boys. A book of the dead". La band avrebbe dovuto realizzare la colonna sonora del film, ma il progetto non fu attuato. Forse anche perché Mulcahy fu impegnato nella regia del film "Highlander, l'ultimo immortale" (1986) con la colonna sonora composta dai Queen. Rimane il video, ispirato per l'ambientazione e i costumi ad un altro film di quegli anni "Mad Max, oltre la sfera del tuono" (1985).

I Ragazzi Selvaggi di Burroughs è un romanzo scritto nel 1971 e ambientato nel 1988 in un mondo dominato dal totalitarismo. I ragazzi formano una tribù di guerriglieri che combatte contro lo stato di polizia, che dipinge come debosciato e drogato chiunque sia in opposizione al potere.
Secondo alcuni il romanzo sarebbe una versione anti utopica di Peter Pan, dove i protagonisti hanno perso l'innocenza dei bambini per conquistarne una nuova, selvaggia, istintiva e priva di qualsiasi tipo di inibizione. Un romanzo eccessivo e controverso, come del resto fu la vita dello scrittore.

Duran Duran, Wild boys

domenica 15 aprile 2012

Ci voleva coraggio per certo pane



Un tempo c'era un luogo a cui tutti dovevano recarsi ed era il mulino. Lì si macinavano i cereali, ma anche le castagne, per farne farina. E poiché tutti dovevano andarci era lì che si concentrava buona parte delle tasse. La tassa sul diritto di uso delle acque che azionavano i mulini nel medioevo era insomma l'equivalente delle accise sulla benzina oggi.
Sul lago d'Orta il primo mulino viene citato nel paese di Pettenasco poco dopo l'anno Mille, nel 1039. In quell'anno il Vescovo cedette il diritto di riscuotere le tasse ai canonici dell'isola di San Giulio, che appartenevano tutti alle famiglie più ricche e possedevano anche tutti i mulini del borgomanerese.

Il pane costituiva il cibo principale della povera gente, soprattutto prima che dall'Oriente arrivasse il riso e dall'America il mais e la patata. Oltre ai cereali era coltivato intensamente anche il castagno che era considerato l'albero del pane, perché le castagne potevano essere macinate ricavandone farina.
In ogni caso quando la siccità o le piogge eccessive rovinavano i raccolti di cereali, compresa la segale che era normalmente coltivata dalle nostre parti per l'alimentazione di base, era la fame. Molte rivolte popolari cominciarono proprio con l'assalto ai forni da parte del popolo affamato. La più famosa divenne la Rivoluzione Francese, che cambiò il destino dell'Europa.

Poiché in genere la farina era grezza e di pessima qualità ed era difficile conservarla, veniva macinata e cotta subito tutta assieme. Il pane così prodotto poteva durare per molto tempo, anche mesi.
Ad un certo punto però diventava così duro che nemmeno i denti mossi dalla fame riuscivano ad averne ragione. E così le buone massaie s'inventarono un modo per renderlo ancora commestibile.

Nulla andava sprecato così il pane raffermo era riutilizzato per preparare zuppe calde, come il pancotto. Il pane era cotto nell'acqua o nel brodo di gallina e condito con burro, sale e formaggio grattuggiato.
Il pane, macerato nel latte e condito con uova, uva secca e altri ingredienti dolci (solo in seguito venne aggiunto il cioccolato e lo zucchero) poteva diventare anche un'ottima torta, la torta del pane e latte, che ha molte varianti locali. Una per ogni paese potremmo dire.

Erede di queste tradizioni di arricchimento del pane con vari ingredienti è anche un pane speciale che viene preparato dalle monache dell'Isola di San Giulio solo un giorno all'anno, il 31 gennaio, festa del santo.
Si tratta del Pane di San Giulio. Pasta morbida, uvetta, noci, scorza d'arancia sono gli ingredienti, ma la misteriosa ricetta è gelosamente tenuta segreta dalle monache benedettine in un monastero di clausura a cui pochissimi possono accedere.

sabato 14 aprile 2012

La Bottega del mistero vi offre un panino



Dagli antichi mulini medievali alle ricette per preparare squisiti dolci a base di pane. E andremo alle origini di mucchio selvaggio di adoratori dei panini…

Dove? Quando? Naturalmente  questa sera nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e di quelle che si celano dietro una canzone (nella seconda).

La puntata di sabato 14 aprile ha come tema, appunto, PANINO


Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

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