giovedì 15 marzo 2012

Siamo in Onda e le sue regole



Le regole sono nate per impedire ai disonesti e ai cretini di fare disastri. Ma la lotta è impari, perché i disonesti le conoscono e sanno come aggirarle, mentre i cretini vi diranno, dopo, che non le conoscevano.

C’è però solo un programma che ha una sola regola ben precisa: darvi buona musica e divertimento intelligente. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 17 marzo avrà come tema della serata proprio REGOLE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

qual è una tua regola fondamentale di vita?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele 

martedì 13 marzo 2012

La danza del ragno




In una delle terre che anticamente portavano il nome di Enotria si coltiva un vitigno il cui nome è doppiamente nero.
Il nome viene infatti dal latino “niger” (“nero” in latino”) e “mavros” (“nero” in greco antico, diventato “maru” nel dialetto). Il Negroamaro (o Negramaro), un vitigno a bacca nera che viene coltivato soprattutto nel Salento, in Puglia.

In questa terra dalla storia antichissima esisteva una tradizione antica e misteriosa. Si riteneva infatti che il morso di un ragno velenoso e di grosse dimensioni che vive da quelle parti, la tarantola, potesse indurre una malattia simile all’epilessia ma diversa da questa, chiamata appunto tarantismo.
Per curarla i malati si recavano alla chiesa di San Paolo di Galatina dove venivano curati attraverso un particolare esorcismo musicale e utilizzando l’acqua di un pozzo. Da un lato la sua acqua serviva a curare i Tarantolati; dall’altro la sua presenza benefica ha sempre preservato i galatinesi dal contagio. La scelta di San Paolo è dovuta al fatto che negli Atti degli Apostoli si dice che fu morso da una vipera senza subire alcun danno dal veleno.

I tarantolati, oltre a bere l’acqua, cominciavano a danzare al ritmo di una musica ossessiva e indiavolata, la “pizzica”, lasciandosi andare a movimenti sempre più sfrenati. E se la musica cessava cominciavano a singhiozzare e disperarsi. Quando infine vomitavano nel pozzo l’esorcismo si considerava riuscito e i malati guariti.
Alcuni ritengono che il tarantismo, oggi scomparso, fosse una forma di isteria che colpiva soprattutto le giovani donne nubili nel caldo periodo estivo. Altri ipotizzano che potesse essere innescato dal morso di un ragno, ma non quello dell’innocua (di fatto) tarantola, ma quello della più pericolosa vedova nera mediterranea o malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus). Studi recenti hanno ipotizzato tra l’altro che il ballo convulso possa favorire il rilascio di endorfine capaci di neutralizzare gli effetti del veleno di questo ragno.

La “pizzica”, come musica, è comunque sopravvissuta alla fine del tarantismo, dando vita ad una riscoperta delle tradizioni musicali salentine che ha portato a farle conoscere ad un pubblico non solo nazionale. In questo movimento vari artisti si sono fatti notare per la capacità di innovare la tradizione dando vita a sonorità moderne con radici molto antiche.
Tra questi i più famosi sono i Negramaro, che prendono il nome proprio dal vitigno, esplosi con il brano “Mentre tutto scorre”, presentato senza successo a Sanremo, ma che scalò subito le classifiche, grazie anche al fatto che il regista D’Alatri scelse varie canzoni per la colona sonora del film “La febbre” con Fabio Volo. Attualmente i Negramaro sono uno dei gruppi più apprezzati del panorama musicale italiano.

Negramaro – Sing-hiozzo

lunedì 12 marzo 2012

Presentazione Quaderni Cusiani n. 3



Sabato 17 marzo 2012, alle ore 15,30 presso la Chiesa Parrocchiale di San Maurizio d’Opaglio si terrà la presentazione dei
Quaderni Cusiani 3
Rivista dell’Associazione Cusius
Interverranno:
dott. Andrea Del Duca,
direttore Ecomuseo del Lago d’Orta e del Mottarone

dott. Giacomo Gagliardini
Presidente dell`Ente regionale di gestione dei Sacri Monti del Piemonte

Seguirà piccolo rinfresco
 

Sommario
  • Uberto Pestalozza, Premesse allo studio dell’istituto consolare nell’ordinamento della Riviera d’Orta, di Gozzano e pieve e di Soriso.
  • Carlo Carena, L. A. Cotta, il simposio e la poesia. Cultura letteraria cusiana nel Seicento.
  • Fiorella Mattioli Carcano, Vicende istitutive e formative del Comune di Orta San Giulio tra Ottocento e Novecento.
  • Maurizio Bettoja, Il costume sulla Riviera d’Orta.
  • Francesco Ronchetti, Il culto e le feste di santa Concordia martire nel borgo di Orta.
  • Simone Riccardi, Un poco noto crocifisso del Trecento proveniente da Armeno.
  • Angelo Marzi, Modelli e tipologie dei Sacri Monti italiani.
  • Valerio Cirio, Primi risultati sui pittori Rinaldi di Armeno.
  • Tiziano Villa, Intervento di restauro dell’apparato decorativo interno alla Chiesa parrocchiale di San Maurizio d’Opaglio.
  • Marina Dell’Omo, Dipinti da lontano per la chiesa parrocchiale di Coiromonte.
  • Susanna Borlandelli, La cappella della Madonna del Rosario nella parrocchiale di Coiromonte (con aggiornamenti sull’attività dei pittori Monti e dell’intagliatore Bartolomeo Ravelli).
  • Battista Beccaria, I mulini di S. Giulio nel Medio Novarese tra Alto e Basso Medioevo. Una presenza di protoindustria “fortificata” del tempo nel “Borgomanerese”.
  • Lino Cerutti, Se non si fosse uomini si piangerebbe. Diario di guerra nei Balcani.
  • Magda Peretti, Maria Maddalena Peretti, un’imprenditrice dell’Ottocento.
  • Dorino Tuniz, Piccole cronache di un paese di montagna.
  • Gianmaria Brambilla, Lo storico Circolo Vela di Orta.
  • Silvano Ferro, In Internet una nuova metodologia che facilita le ricerche genealogiche.  Località del Verbano Cusio Ossola e del Novarese fra “I Luoghi del Metodo Ferro”.
  • Inserto fotografico di Carlo Pessina: Il paesaggio del Cusio nei dipinti.

domenica 11 marzo 2012

Un tralcio molto antico



Quando si parla di singhiozzo nelle barzellette si pensa agli ubriachi. Ma chi prese la prima, mitica sbronza? Secondo la Bibbia il patriarca Noè, sfuggito al Diluvio Universale, scese dall’Arca e cominciò a coltivare la vite. Fu il primo e poiché non conosceva gli effetti del vino ne bevve troppo e si addormentò ubriaco fradicio e mezzo nudo.
Secondo i Greci il vino giunse nella loro terra dall’oriente. Fu Dioniso, il dio straniero, a portarlo. Infatti era raffigurato con una tazza in mano ed era accompagnato da un corteo di satiri ubriachi. Nell’Odissea invece l’astuto Ulisse, consapevole degli effetti che poteva avere, per sfuggire al gigante cannibale Polifemo gli offrì tantissimo vino. E quando quello si addormentò, completamente sbronzo, lo accecò bruciandogli l’unico occhio.

Quando colonizzarono l’Italia meridionale i Greci introdussero la coltivazione della vite che attecchì così bene che quelle terre presero il nome di Enotria vale a dire “terra dove si coltiva la vite e si produce il vino”.
Alcuni studiosi ritengono però che la vite fosse già coltivata in Italia prima dell’arrivo dei Greci. Gli Etruschi la coltivavano infatti con un sistema diverso. Facevano crescere i tralci appoggiandoli agli alberi invece di sorreggerli con bastoni. Il sistema della “vite maritata”, come viene chiamato, fu introdotto dagli Etruschi anche nella Pianura Padana, dove avevano fondato dodici città (ma a parte Bologna, Mantova e Marzabotto l’ubicazione delle altre rimane misteriosa).

Poiché il clima era diverso dalle calde colline mediterranee fu necessario selezionare dei vitigni resistenti al freddo e ai climi nebbiosi della pianura. Nacque così l’antenato del Nebbiolo.
Poiché le popolazioni celtiche che vivevano dall’altra parte del fiume Po apprezzavano molto il vino impararono a loro volta a coltivare la vite. Nel frattempo vendevano i pregiati vini greci ed etruschi ai loro cugini Galli che abitavano dall’altra parte delle Alpi.

I Celti avevano un loro modo di trattare il vino. Innanzitutto coltivavano la vite maritata secondo il metodo etrusco. Tracce di queste coltivazioni si vedono ancora nel Novarese, ad esempio a Carpignano Sesia.
Inoltre erano capaci di costruire botti grandi come case, come riferirono gli sbigottiti viaggiatori Romani. E poi bevevano il vino puro, come la birra che producevano da tempo immemorabile, prendendo sbronze epiche. I Romani invece tagliavano il vino con l’acqua e altre sostanze come miele, frutta e petali di fiori. E persino diacetato di piombo, detto zucchero di piombo, per addolcirlo. Un composto molto pericoloso per la salute. Dopo di che davano dei  barbari ai Celti.

sabato 10 marzo 2012

Un singhiozzo nella Bottega del mistero


Si può singhiozzare per vari motivi. Per il dolore di un pianto, per aver mangiato troppo o per eccessivo consumo di vino. Noi alla fine preferiamo questo ultimo motivo e ve ne parleremo stasera nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e delle storie che si celano dietro una canzone (nella seconda).
La puntata di sabato 10 marzo ha come tema SINGHIOZZO

giovedì 8 marzo 2012

Siamo in Onda vi fa passare il singhiozzo!


Il vino fa buon sangue, si dice. Ma troppo vino vi ha fatto venire il singhiozzo? Niente paura, bevete da un bel bicchiere d’acqua sette gocce e il singhiozzo magicamente sparirà! Dimenticavo: probabilmente sparirà anche la vostra patente, se dopo vi fanno l’alcool test al volante. E non sarà un bicchiere d’acqua a salvarvi…

C’è però solo un programma che può farvi passare il singhiozzo: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 10 marzo avrà come tema della serata proprio SINGHIOZZO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa reputi così fastidioso quanto gratuito?

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La foto è una cortesia di Ele  che di vino se ne intende…

martedì 6 marzo 2012

Quando l’estremismo sale sul palco



Nel 1975 il cantautore romano Francesco De Gregori pubblica l’album “Rimmel”, uno dei più venduti del decennio, che contiene singoli di successo (“Rimmel”, “Buonanotte fiorellino”, “Il signor Hood”).
I Settanta non sono anni facili per l’Italia. Alla contestazione studentesca iniziata nel Sessantotto aveva risposto la stagione delle bombe (da Piazza Fontana nel 1969). La crisi petrolifera del 1973, a seguito del blocco delle esportazioni di petrolio dai paesi arabi nei confronti delle nazioni occidentali che appoggiavano Israele, costringeva a piani di “austerity” che includevano il divieto della circolazione la domenica e programmi di risparmio energetico. L’’inflazione galoppava con percentuali a due zeri. Ed era solo l’inizio.


La canzone “Rimmel” contiene vari riferimenti al gioco delle carte. A partire dai quattro assi giocati dalla donna, che il cantante aveva conosciuto sventando lo scippo del suo collo di pelliccia da parte di due balordi. Ma anche il verso "come quando fuori pioveva" e il ricordo di un altro episodio vero, uno zingaro che gli predetto un futuro “vincente”.
Nel frattempo a una stagione di dure lotte sindacali si sovrapponeva una deriva estremista che portava migliaia di giovani a ricercare “l’azione politica”, anche a costo di imbracciare le armi. Non solo formazioni “rivoluzionarie” (come le “Brigate Rosse”), ma anche altri gruppi organizzati. E le ragioni della protesta finivano con l’essere coperte dal rumore dei violentissimi scontri di piazza con la polizia e gli estremisti fascisti, con uso di armi da fuoco, e con feriti e morti da entrambe le parti.


“Rimmel” fu violentemente criticato da alcuni giornalisti, come Giaime Pintor, che accusò il cantautore di aver scritto una canzonetta priva di impegno politico e zuccherosa, nello stile della famosa scrittrice di romanzi rosa, Liala.
Rimmel uscì alla vigilia degli anni più duri e violenti, in cui persino il segretario del sindacato comunista della CGIL Luciano Lama sarebbe stato duramente contestato dagli Autonomi (nel 1977) e le Brigate Rosse avrebbero rapito e assassinato il segretario della DC Aldo Moro (1978) dopo aver massacrato i cinque uomini della scorta. Nessuno poteva dirsi al sicuro.


Il 2 aprile 1976, durante un concerto al Palalido di Milano alcuni studenti della sinistra extraparlamentare salirono sul palco e dopo aver ripetutamente interrotto il concerto leggendo dei comunicati, inscenarono un “processo” contro il cantautore accusandolo, in sostanza, di arricchirsi con la musica.
De Gregori fu duramente colpito da quell’episodio e meditò addirittura di ritirarsi dalle scene. Tornerà sul palco solo due anni dopo in un concerto allo Stadio Flaminio di Roma con Lucio Dalla, con cui aveva già collaborato in “Rimmel” (“Pablo”) e con cui inizierà nel 1979 una fortunata tournée che segnò il ritorno dei concerti pubblici in Italia dopo un periodo di stop a questi eventi causato proprio dal “processo” del Palalido.


De Gregori - Rimmel


La foto è una cortesia di ELE.

domenica 4 marzo 2012

Un tavolo verde sul lago


Un gruppo di uomini si ritrova furtivamente di sera in una casa sul lago, cercando di fare il meno rumore possibile. Tende vengono tirate per riparare l’interno da sguardi indiscreti. Cassetti vengono aperti per estrarne misteriosi oggetti avvolti in carta di giornale. Ed ecco che un panno verde viene steso sul tavolo e le carte fanno la loro comparsa. È l’inizio di un famoso film, girato quasi integralmente sul Lago d’Orta.
Si tratta di “il piatto piange” del 1974, un film di Paolo Nuzzi tratto dal primo e più famoso dei romanzi di Pietro Chiara. Originalmente ambientato a Luino, il film fu girato sul lago d’Orta per ragioni tecniche, ed è solo uno dei tanti realizzati sulle sponde del lago.

sabato 3 marzo 2012

Come quando fuori piove e si trova rifugio nella Bottega del mistero



Questa sera parleremo di uomini che s’incontrano di nascosto per riunioni misteriosissime, di scrittori e dei loro amori, di cantanti e fanatici.

Dove? Ma naturalmente nella bottega del mistero, la rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e delle storie che si celano talora dietro una canzone (nella seconda). La puntata di sabato 3 marzo ha come tema COME QUANDO FUORI PIOVE


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venerdì 2 marzo 2012

“Ciao Elve!”: laboratori e incontri per l’8 marzo



Dall’8 al 10 marzo, in occasione del ventennale della scomparsa, Novara dedica una serie di incontri e laboratori alla scrittrice Elve Fortis de Hieronymis:una figura fondamentale nel mondo del libro per l’infanzia

La Sezione Ragazzi della Biblioteca Civica di Novara è intitolata a Elve Fortis de Hieronymis, una figura fondamentale nel mondo del libro per l’infanzia che viene ricordata con iniziative a partire dall’8 marzo 2012 in occasione del ventennale della scomparsa. Le manifestazioni sono promosse dal Comune di Novara, Assessorati alla Cultura e all’Istruzione, con il Centro Novarese di Studi Letterari e la collana “Le rane” di Interlinea all’interno del progetto “Nati per leggere”. L’attività di Elve (Cittaducale 1920-Novara 1992) è cominciata nella scuola ed è proseguita nell’editoria e nell’arte, favorendo in Italia una nuova concezione delle pubblicazioni per bambini e ragazzi. Infatti si rivolge alla creatività e al gioco educativo senza dimenticare la natura. Autrice di uno dei libri-bandiera del progetto nazionale “Nati per leggere” (Che tempo fa?, realizzato con la tecnica del collage, come Riccetto), fin dalla sua collaborazione con il “Corriere dei piccoli” Elve è stata anticipatrice dei giochi, oggi tanto in voga anche in tv, con materiali di recupero (carta, cartone, bottiglie di plastica, bicchieri di plastica, tappi, bottoni, cannucce ecc.), raccolti nel libro Così per gioco. Il suo capolavoro è I viaggi di Giac, edito la prima volta da Einaudi e oggi da Interlinea: Giac è un omino di carta di giornale, ritagliato da un bambino e abbandonato su un tavolo in una giornata di pioggia, vicino a un libro aperto. L’omino fa amicizia con un punto di nome Lino che lo accompagna in mille avventure in un mondo di punti, linee, lettere, numeri e giochi, al centro di questo libro sorprendente che avvicina i piccoli lettori all’arte e alla creatività.

giovedì 1 marzo 2012

Siamo in Onda come quando fuori piove

I tuoi quattro assi
bada bene
di un colore solo
li puoi nascondere o
giocare con chi vuoi
o farli rimanere
buoni amici come noi.

F. De Gregori   

Come Quando Fuori Piove e s’inganna il tempo giocando a carte e per ricordarsi la sequenza dei segni si impara una breve frase che c’insegna come il Cuori vale più del Quadri, questi del Fiori, mentre ultimo viene il Picche. E quando ti danno il due di quest’ultimo segno puoi ben capire che la storia è finita…

C’è però solo un programma che può offrirvi buona musica, simpatia e divertimento sia che fuori piova o che la notte sia serena: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 3 marzo avrà come tema della serata proprio COME QUANDO FUORI PIOVE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Un piccolo stratagemma che usi come pro memoria…


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La foto è una cortesia di
Ele

martedì 28 febbraio 2012

Questo può essere il paradiso o l’inferno




È un’autostrada nel deserto, quella su cui corre il viaggiatore, stanco per la notte che pesa su di lui e sul deserto circostante. Le luci di un albergo lo invitano a fermarsi per la notte. Una donna lo accoglie sulla porta e lui comprende che quel posto può essere il paradiso, o l’inferno.
E in quel luogo adorabile il viaggiatore incontra man mano particolari inquietanti, fino a scoprire che nella stanza del Padrone i prigionieri dell’albergo si sono radunati per la festa, ma nonostante il loro pugnali d’acciaio non sono in grado di uccidere la Bestia. E allora fugge, ma alla reception gli dicono che può lasciare in ogni momento la stanza, ma che non si può lasciare l’Hotel California.

È la trama della canzone più nota ed enigmatica del gruppo americano “The Eagles”, uno dei più influenti degli anni Settanta assieme a band come i Pink Floyd, i Led Zeppelin e i Queen. Costituitisi nel 1971, gli Eagles sono ancora in attività, con sonorità che spaziano dal country americano all’hard rock.
Il loro album di maggior successo resta in ogni caso proprio “Hotel California”, del 1977, con quattro hits di successo (“New Kid in Town”, “Life in the Fast Lane”, “The Last Resort” e la title track “Hotel California”).

Il testo della canzone, pervaso da un’atmosfera misteriosa e inquietante, ha sollevato numerosi interrogativi portando ad ipotesi estreme sulla natura di questo hotel. Per alcuni si tratterebbe di un manicomio, per altri di un albergo realmente esistente nel deserto, occupato da cannibali. Altri hanno evidenziato riferimenti a rituali demoniaci.
La seconda ipotesi si collegherebbe all’oscura fama della città di San Francisco, che con Londra e Torino sarebbe uno dei vertici del cosiddetto triangolo della magia nera. E del resto, in quegli anni abbondavano i santoni devoti al diavolo, a partire dal famigerato Charles Manson e la sua setta.

C’è da dire però che la band ha sempre respinto queste interpretazioni. E poiché in quegli anni i suoi componenti avevano vari problemi con l’abuso di stupefacenti “Hotel California” è piuttosto una metafora della trappola costituita da queste sostanza a cui facilmente si arriva, “per ricordare o per dimenticare”, ma da cui è difficilissimo allontanarsi.
Il testo vuole anche essere un’allegoria negativa del mito californiano del successo nel dorato mondo dello spettacolo, in particolare di quello musicale. L’apparentemente minaccioso riferimento ai coltelli d’acciaio sarebbe invece uno scherzoso omaggio alla band degli Steely Dan che a loro volta avevano citato gli Eagles in un loro brano.

Eagles – Hotel California

domenica 26 febbraio 2012

Un generale in paradiso



Questa storia potrebbe iniziare così: “Era una notte buia e tempestosa…” ma non si tratta dell’inizio del romanzo (incompiuto) di quel cane scrittore che è l’adorabile Snoopy dei Peanuts. Questa infatti è una storia vera, che vede coinvolti un generale, una contessa e un paradiso in terra.
Era una sera piovosa del giugno 1821 e un viaggiatore che da Torino andava alle Isole Borromee, giunto a Borgomanero, invece di proseguire verso Arona ordinò al cocchiere di puntare sul Lago d’Orta.

Dentro la carrozza che risaliva la strada tortuosa che conduceva ad Ameno, sballottato ad ogni tornante di quella strada fangosa, sedeva un uomo che guardava fuori e vedeva solo notte e nebbia. Di tanto in tanto intravedeva la sagoma scura della Torre di Buccione con le sue mura merlate. E la sua mente si accendeva di fantasiose visioni di armati di guardia sugli spalti.

Motivazione ufficiale del cambio di rotta era il desiderio di percorrere una strada diversa, come scrisse nelle sue memorie, attraversando il lago d’Orta in barca per raggiungere Omegna e di qui Baveno. Il viaggiatore però non era un personaggio qualunque e la sua decisione nascondeva un secondo fine.

L’uomo era il Barone austriaco Ludwig Von Welden, che pochi mesi prima aveva diretto la repressione contro i patrioti piemontesi. E la sua deviazione aveva a che fare con una persona conosciuta a Torino in quella occasione.

Era la nobildonna Teresa Sopransi vedova del conte Ignazio Agazzini. I due si erano incontrati a Torino e Welden aveva accettato l’invito della poco più giovane vedova di passare a trovarla, casomai fosse capitato sul Lago d’Orta.

Quello che il colonnello Welden non sapeva era che quella visita l’avrebbe colpito profondamente. La mattina successiva, aprendo la finestra della sua camera, vide davanti a sé l’imponente sagoma del Monte Rosa stagliarsi su quell’angolo di paradiso che era il lago d’Orta. E ne fu folgorato. Pochi mesi dopo scalò per primo la punta Ludovica, dandole questo nome.

Il colonnello non sapeva, forse, che la contessa faceva parte di una società segreta, il ramo femminile della Carboneria, le cui aderenti si facevano chiamare “giardiniere” e giravano con un pugnale sotto la gonna infilato nella giarrettiera. La contessa, inoltre, era l’amante di Confalonieri, uno dei capi dei cospiratori lombardi che aspiravano a liberare la loro Patria dagli austriaci.

L’anno successivo Teresa fu convocata dalla polizia austriaca. Mentre lei respingeva ogni accusa scagionando il Confalonieri, quest’ultimo fu meno abile e finì con il metterla in una situazione difficile e molto pericolosa.

Il giudice, però, dopo poche domande la liberò. E c’è chi dice che a mettere una buona parola per lei fu proprio il Welden, che tre anni dopo si dimise dall’esercito per un periodo di riposo in cui sbocciò come una rosa il tenero e passionale amore per la bella “giardiniera” italiana, che sposò a Trieste nel 1829. Un amore intenso, ma sfortunato perché Teresa morì due anni dopo.

sabato 25 febbraio 2012

Una paradisiaca Bottega del mistero



Nella puntata di sabato 25 febbraio, sul tema PARADISO parleremo di montagne incantate che sorgono da scenari paradisiaci, di generali scalatori e di giardiniere pericolose per il cuore. Nella seconda parte vi porteremo in un hotel in cui è facilissimo entrare. Un po’ meno uscirne…

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda  su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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giovedì 23 febbraio 2012

Il Paradiso a Siamo in Onda



Se il Paradiso in origine era un giardino, rappresentarlo con l’immagine di una bella mela è un’idea originale. Almeno quanto il biblico peccato che vi si consumò…


C’è però solo un programma che può farvi sentire in paradiso offrendovi buona musica, simpatia e divertimento: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 25 febbraio avrà come tema della serata proprio PARADISO.


Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Che cosa ti fa sentire in paradiso?

martedì 21 febbraio 2012

Sincronicità

Era il 1983 e il gruppo inglese The Police, ormai sull’orlo della rottura dopo sei anni insieme, pubblicava il suo ultimo album. Dal pubblico e dalla critica è considerato il migliore, con brani di grande successo come “Every Breath You Take”, “King of Pain”, “Wrapped Around Your Finger” e “Tea in the Sahara”, giusto per citarne alcuni.Il titolo dell’album, “Sincronicity”, si deve all’influenza esercitata soprattutto sul leader della band, Sting (autore di 9 degli 11 brani), da una teoria formulata dallo psicanalista svizzero Carl Gustav Jung (nella foto). Quella della sincronicità, appunto, che nasce dall’incontro tra fisica e psicanalisi, ma affonda le sue radici remote nientemeno che nell’alchimia.
Inizialmente allievo di Freud, Jung aveva preso le distanze dal maestro nel 1912 fino alla rottura definitiva, sviluppando una diversa scuola di pensiero. Negli anni Trenta Jung incontrò lo scienziato austriaco Wolfgang Pauli, che nel 1945 avrebbe vinto il premio Nobel per la fisica. Dapprima suo paziente, Pauli divenne suo amico e collaboratore, consapevoli entrambi del fatto che “Pauli non capiva niente di psicologia e Jung non capiva nulla di fisica”.Poiché entrambi avevano studiato l’antica scienza dell’Alchimia concentrarono le loro ricerche sul “quarto escluso” della fisica moderna. Così integrarono la triade Tempo, Spazio e Causalità con un quarto elemento, la Sincronicità. Questa differisce dal sincronismo (ad esempio due orologi che segnano la stessa ora) in quanto sembra assumere un valore di precognizione. Come ad esempio pensare ad una persona e ricevere poco dopo una sua telefonata.
La teoria della sincronicità è per certi versi eretica rispetto alla scienza ed è considerata da molti una pseudoscienza. Eppure è stato constatato più volte uno strano fenomeno, che dal fisico austriaco prende il nome di “effetto Pauli”.Poiché i fisici si dividono tra “teorici” e “sperimentali” si dice che la semplice  presenza di un fisico teorico nei pressi di un laboratorio dove si svolgono esperimenti abbia effetti disastrosi sulle apparecchiature e talora sull’incolumità stessa delle persone. Una volta Pauli riuscì a provocare il malfunzionamento di un apparecchio scientifico semplicemente scendendo dal treno nella stessa città il tempo necessario a prendere la coincidenza.
L’album Sincronicity si ispira a questa teoria e include due brani con lo stesso titolo (“Sincronicity 1” e “Sincronicity 2”).Nel primo si descrive il fenomeno con alcuni esempi, nel secondo si narrano due storie parallele. La vita di un grigio impiegato da un lato e il risvegliarsi in un lago scozzese, di una misteriosa creatura.
 

domenica 19 febbraio 2012

Una collezione e i misteri dell'arte contemporanea


Nel 1917 un artista decise di partecipare con una propria opera a una mostra organizzata a New York dalla “Società per gli artisti indipendenti”. Le diede il nome di “Fontana” e la firmò “R. Mutt”. L’opera, un orinatoio rovesciato, venne considerato una provocazione inaccettabile e rifiutato dalla società organizzatrice. Ma venne esposto ugualmente dall’autore, tra le polemiche.
Intervenne allora l’artista francese Marcel Duchamp che difese l’opera, sostenendo che non aveva alcuna importanza il fatto che il signor Mutt l’avesse o meno realizzata con le sue mani. L’artista aveva reinventato l’oggetto capovolgendolo e dandogli un nome.

L’opera andò persa quando la mostra fu smantellata e due facchini buttarono nell’immondizia quello che per loro era un semplice orinatoio, ma quella che poteva sembrare una semplice provocazione diventò un caso, quando si scoprì che il signor “R. Mutt” era in realtà lo stesso Duchamp.
Se consideriamo che lo pseudonimo scelto da Duchamp, cultore di simboli alchemici, evoca la parola tedesca “mutter” (madre) e che l’oggetto esposto rovesciato ha la forma di un utero, si comprende come la sua “Fontana” fosse carica di significati. Un’opera della serie “ready made”, con cui aveva inventato l’arte concettuale contemporanea.

L’arte del Novecento è stata percorsa da numerose altre sperimentazioni artistiche che superano l’idea di arte accademica. Carriere artistiche, turbinose, provocatorie, spesso sofferte. Percorsi di ricerca che sorprendentemente trovano un punto di incontro sul lago d’Orta, nella casa studio di un pittore che a Vacciago di Ameno ha trovato il suo rifugio.
È Antonio Calderara (1903-1978) che abbandona l’arte figurativa dopo un grave lutto, la morte della figlia Gabriella a soli 10 anni, per abbracciare una nuova strada di ricerca che ha il suo interesse nella luce “che tutto invade, che tutto distrugge per essere lei sola protagonista.”

È una ricerca spirituale che lo porta ad inseguire sulle tele la sua idea di infinito. Un lavoro incompreso dai più che sembra condannarlo alla solitudine. Poco alla volta, però, alcuni amici cominciano ad accostarsi. Sono artisti che a loro volta seguono percorsi sperimentali, di avanguardia.
L’artista decide così di trasformare la sua casa studio di Vacciago in una Collezione di Arte Contemporanea, ambientandovi non solo le sue opere, ma anche quelle di altri 133 artisti, come Fontana, Manzoni, Pomodoro, Azuma per citarne solo alcuni. Calderara si spegne nel 1978, felice di dire di aver  vissuto di pittura. E lasciando a noi una straordinaria testimonianza delle principali correnti dell’arte contemporanea del Novecento.

sabato 18 febbraio 2012

Nella Bottega del mistero siamo contemporanei, anzi sincronici




Nella puntata di sabato 18 febbraio, sul tema contemporaneamente parleremo di arte contemporanea, e di misteriose teorie nate dall’incrocio alchemico di fisica e psicanalisi.


La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 16 febbraio 2012

Contemporaneamente a Siamo in Onda!




Vi sono persone in grado di fare più cose contemporaneamente. Se fossero dei computer diremmo che sono multitasking.
Ve ne sono altre in grado di eseguire una sola operazione alla volta.  Se fossero dei computer, in questo caso, diremmo che sono monotasking.

Le donne dicono che gli uomini sarebbero monotasking, mentre loro (le donne) sono multitasking.

Gli uomini pensano (ma sempre più raramente osano dirlo) che effettivamente loro (le donne) siano capaci di fare molte altre cose, mentre stanno guidando…

C’è però solo un programma che contemporaneamente vi offre buona musica, simpatia e divertimento: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di che sabato 11 febbraio avrà come tema della serata proprio CONTEMPORANEAMENTE.


Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:


Cosa riesci a fare contemporaneamente e con successo?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



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 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

Vi state chiedendo cosa c’entri tutto questo con il coltello della foto (come sempre una cortesia di
Ele)?
È perché “contemporaneamente” può voler dire altre cose.
Che scoprirete ascoltando la Bottega del Mistero, a Siamo in Onda, sabato sera.

www.illagodeimisteri.it

martedì 14 febbraio 2012

Il lato oscuro della Luna



Nel 1938 a Basilea, Albert Hofmann, sintetizzò dall'acido lisergico estratto dall'ergot, un fungo parassita della segale, una sostanza chiamata LSD.
Il fungo era conosciuto dall’antichità per la sua pericolosità, in quanto responsabile di stati di allucinazione e alterazione della percezione. Si ritiene tra l’altro che esso sia alla base di alcuni racconti di voli notturni delle streghe.

Negli anni Cinquanta l'LSD venne liberamente sperimentato e divenne popolare anche per la pubblicità che diedero a questa sostanza molti intellettuali, dando vita ad una “cultura psichedelica” basata sull’alterazione ed espansione delle percezioni mediante l’uso di questa sostanza.
Nel 1967 l'LSD venne bandito in tutto il mondo per la sua pericolosità, entrando peraltro nel giro del mercato nero. Nel frattempo si contavano le vittime degli anni di libero uso.

Nel pieno della cultura psichedelica, nel 1965, nasceva una band inglese destinata, attraverso una lunghissima carriera, a diventare una delle formazioni più importanti della storia della musica.
Space rock e rock psichedelico sono gli ingredienti base dei primi anni di carriera dei Pink Floyd, una formazione costituita dal bassista George Roger Waters, dal batterista Nick Mason, dal tastierista Rick Wright e dal cantante e chitarrista Syd Barrett, che diede il nome alla band.

È “l’era del diamante pazzo”, dominata dalla personalità di Syd Barrett, purtroppo sempre più instabile anche a causa dell’uso di LSD e altre droghe. Dopo il crollo psicologico di Barret, nel 1968, è David Gilmour a sostituirlo. I Pink Floyd profondamente colpiti, dedicheranno a Barret nel 1975 l’album “Wish you were here”, che si apre con “Shine On You Crazy Diamond”.

Con l’arrivo di Gilmour i Pink Floyd abbandonano il rock psichedelico per il progressive. Una nuova fase che culminerà con la pubblicazione di un album destinato a passare alla storia (per inciso il tecnico del suono era il geniale Alan Parson).
Nel 1973 esce un concept album sulla cui copertina c’è un prisma che scinde un raggio di luce. È “The dark side of the moon” un album tra i più venduti di tutti i tempi, con 10 singoli anch’essi hit di straordinario successo. Il riferimento è alla faccia della Luna che dalla Terra non è mai visibile. Ma il significato va oltre. Chiunque ha una parte nascosta agli altri e anche a se stesso. È la parte oscura.

L’album si conclude con un brano, in cui la voce di Roger Waters enumera tutte le cose che stanno sotto il sole, in armonia. Ma tutte queste possono essere eclissate, improvvisamente, dall’ombra della luna.

Alla fine della canzone, che un battito cardiaco ricollega idealmente al primo brano dell’album, si sentono alcune misteriose parole. È la voce del portiere dei mitici studi di Abbey road, che ammonisce: “In realtà non c'è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta scura. L'unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole.”


Pink Floyd, Eclipse

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.