lunedì 13 dicembre 2010

L’isola del dio del fuoco e dei filosofi

Quella che sorge alla mia sinistra è la più grande isola del Mediterraneo e ha la forma di un triangolo. Per la sua posizione tra Europa ed Africa è stata da sempre terra d’incontro e di scontro tra popoli e culture: Micenei ed indigeni, Greci e Fenici, Romani e Cartaginese, Bizantini ed Arabi, Normanni e Svevi, Francesi e Spagnoli, Napoletani e Piemontesi. Da questo crogiuolo di razze, culture, è nata la Sicilia.
Nel fuoco dell’Etna, il vulcano che la sovrasta, aveva posto, secondo gli antichi, la sua officina il dio greco Efesto (o, il nome non è casuale, Vulcano, per i Romani). E i Ciclopi lo aiutavano a forgiare le micidiali saette con cui il dio Zeus abbatteva i nemici.
In una Terra forgiata dal Fuoco in mezzo all’Acqua ed è percorsa dal Vento non poteva mancare la fioritura dello Spirito. Ad Agrigento nacque Empedocle (492-430 a.C.circa), il filosofo che individuava quattro elementi  (Terra, Fuoco, Acqua ed Aria) costitutivi del cosmo. La tradizione lo dipinge non solo come filosofo, ma anche come mago, attribuendogli persino dei miracoli. D’altro canto Empedocle sembra sia stato discepolo di Telauge, un filosofo che alcune fonti ritengono figlio dello stesso Pitagora, una delle figure più misteriose e leggendarie del mondo antico.
La cerchia di iniziati che circondava Pitagora, e che aveva il suo centro nella città di Crotone, costituiva infatti una sorta di società segreta che ebbe influenza diretta anche sulla vita politica delle città greche dell’Italia meridionale e della Sicilia. Non solo. Alla scuola pitagorica, che era in contatto e rapporti con molte sette religiose dell’Egitto, della Mesopotamia e forse addirittura con i sapienti indiani e coi druidi della Gallia, aderirono anche personaggi non  greci contribuendo a diffondere le idee pitagoriche anche al di fuori dell’ambito ellenico.
Si dice inoltre che Platone (a cui abbiamo accennato ieri parlando di Atlantide), recatosi nell'Italia meridionale, abbia comperato a peso d'oro un manoscritto di Pitagora. E l’influenza del pensiero platonico sulla cultura occidentale è ben noto.
Per riconoscersi la cerchia più interna degli iniziati, vincolata al segreto sui contenuti della dottrina, utilizzava un simbolo particolare, il pentalfa (le “cinque alfa”) o pentagramma, una figura che si sviluppa secondo le regole della sezione aurea   basate sul numero φ (1,6180339887...), quel “numero della perfezione” che misteriosamente sembra avere un ruolo centrale non solo nell’arte, ma in molti aspetti della natura, dal macrocosmo al microcosmo.

domenica 12 dicembre 2010

L’Atlantide in Sardegna?

«Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (...) In tempi posteriori (...), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (...) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve.»
Platone


Un’ipotesi del giornalista Sergio Frau individuerebbe il sito della mitica Atlantide nella Sardegna, la cui civiltà sarebbe stata distrutta da uno tsunami devastante. A questa tesi, molto discussa e discutibile, è stato dato ampio risalto da parte dei mass media, grazie anche al potente amplificatore di alcune trasmissioni televisive.
Occorre però dire che per far combaciare il mito raccontato, e forse inventato, da Platone (che ne parlò nei dialoghi Timeo e Crizia) con questa teoria, si dovrebbe adattare in più punti l’interpretazione del testo, cominciando, per fare alcuni esempi, dalla collocazione delle Colonne d’Ercole, che Frau situa nel canale di Sicilia e non a Gibilterra (ma su questo punto potrebbe avere qualche ragione), alla datazione dell’evento. 
Per Platone l’impero di Atlantide sarebbe stato distrutto circa novemila anni prima del tempo in cui visse l’ateniese Solone (vissuto tra il 638 e il 558 a.C., a cui Platone ttribuisce il merito di aver portato ad Atene la notizia dell’esistenza di Atlantide, appresa durante un viaggio in Egitto), quando l'impero atlantideo  sarebbe stato al suo massimo splendore e in procinto di muovere guerra alla Grecia. 
La civiltà nuragica, che Frau ipotizza essere stata distrutta da un evento catastrofico, si è invece sviluppata tra il 1700 a.C. e l’epoca romana. Secondo gli archeologi che si occupano della Sardegna preistorica, dagli studi effettuati non si trova riscontro di un simile cataclisma, perché “gli strati di fango” rinvenuti in alcuni nuraghes della costa, risultano essere in realtà il normale accumulo di terra riscontrabile in tutti i siti archeologici in un lungo arco di tempo.

L’identificazione di Atlantide con la Sardegna sembra insomma avere fragili basi d’argilla e dopo il clamore iniziale, l'ipotesi sta forse già scivolando verso l'oblio. 
Del resto Platone era un autentico maestro nell’inventare di sana pianta dei miti che potevano supportare le sue tesi filosofiche. E da straordinario narratore qual era i suoi racconti hanno saputo superare le barriere del tempo, arrivando a stimolare l’immaginazione di molti moderni. 
Così, in questo lungo viaggio che è appena iniziato, incontreremo nuovamente l’irraggiungibile e misteriosa Atlantide…  

sabato 11 dicembre 2010

Misteri della Sardegna

È una terra antica e piena di misteri l’isola che costeggio nel mio viaggio verso sud. Con le spiagge meravigliose e l’interno selvaggio, i misteriosi monumenti che la punteggiano e tradizioni antichissime ancora vive, la Sardegna è un vero scrigno di tesori.

Pensate ai nuraghes, straordinarie costruzioni in pietra a secco della Sardegna preistorica; alle “domus de janas”  (le “case delle fate”), antiche tombe megalitiche cariche di leggende; ai pozzi sacri ; o alle straordinarie figure del folklore, come i mammutones e gli issoadores .

Vi renderete conto che per descrivere tutto questo non basta un post del mio blog. Perciò, se desiderate approfondire questi temi vi consiglio il blog della mia amica Claudia Zedda, Kalaris Web Blog, dove potrete trovare moltissime informazioni su questa straordinaria terra.

La mia nave va di fretta oggi, ma domani avrò il tempo di rivolgere ancora uno sguardo a questa straordinaria terra su cui, prima o poi, spero di poter mettere piede.

venerdì 10 dicembre 2010

Siamo in Onda e i suoi sosia



Si crede che ciascuno di noi abbia almeno un sosia, una persona assolutamente identica o quanto meno molto simile. Se poi siete tra quelli che vengono considerati “famosi” certamente ci saranno persone che faranno di tutto per assomigliarvi, dal trucco al parrucco. Perché essere i sosia di qualcuno può persino diventare un mestiere.
Pare ad esempio che l'ex dittatore iracheno Saddam Hussein, per timore di attentati in occasione delle sue apparizioni pubbliche e per sviare i servizi segreti dei paesi nemici, utilizzasse non uno, ma addirittura quattro diversi sosia…

Al tema “sosia” è dedicata la nona puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio. Su questo tema si cimenteranno due scrittrici coi loro racconti: Perry e Sara.
E non mancherà la buona musica, come sempre, per una trasmissione che… non ha uguali!

C’è anche una domanda posta agli ascoltatori:  Incontrate un vostro sosia perfetto che si rende disponibile a fare qualunque cosa al vostro posto: cosa gli chiedereste di fare?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:   
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960    

 Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La cultura non ci mangia



“Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia.”  Giulio Tremonti

La nave va, perdendo di vista la costa. Tuttavia, mentre dirige verso sud mi sembra di vedere lo stivale italiano accompagnarmi nel mio viaggio. Laggiù, da qualche parte ad oriente, si stende la Toscana, la culla della lingua che parlo. Lì vive Antonio, un altro dei miei amici blogger, che prima o poi riuscirò spero ad incontrare. Nel frattempo vi consiglio comunque di visitare il suo blog  http://zenzeroguru.blogspot.com in cui scrive brevi ma intensi racconti.
La nave va e nel mentre riempio il mio tempo di pensieri. Che cosa sarà mai quest’Italia che mi ha dato i natali e che mi accingo (non ancora, non subito, ma presto) a lasciare? Cosa la distingue dagli altri paesi?
Una cosa mi viene in mente subito: il cibo. Tendenzialmente non sono nazionalista, ma di una cosa sono sicuro. Puoi girare quanto vuoi, ma non mangerai mai bene come in Italia. Non nego che negli altri paesi ci siano singoli piatti molto buoni. Ma la varietà e la qualità della cucina italiana non hanno, oggettivamente, pari.
Lasciamo perdere l’Inghilterra, dove il mio stomaco chiedeva clemenza ogni giorno. Nella capitale della grande Francia, tanto per fare un esempio, può capitare di imbattersi (a dire il vero fu Malikà ad avere la malaugurata idea di ordinarla) in una salsiccia pestilenziale che la stessa cameriera riconosce essere immangiabile. Inconvenienti che da noi ti capitano solo se li vai a cercare apposta. Ciò che rende unica la cucina italiana è la cultura (del gusto, degli abbinamenti, degli ingredienti) che l’accompagna.
Già, cultura. Perché a dispetto di quello che credono alcuni, cultura non vuol dire solo scuola, libri, cinema, teatri o musei. Quelli sono una parte, molto importante peraltro, di ciò che potremmo chiamare cultura individuale. Un individuo forma la propria mente in base a quanto apprende attraverso una serie di incontri, di persone e di strumenti, come ad esempio libri, cinema, teatri o musei.
La cultura però, se la consideriamo da un punto di vista antropologico, è qualcosa di più complesso e vasto. Essa è “l’insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo”. È in sostanza una cultura collettiva, che costituisce l’identità culturale di una comunità, più o meno estesa.
Queste due accezioni del termine “cultura” nella realtà non sono antitetiche, in quanto la cultura collettiva è il risultato di una somma, niente affatto algebrica, di culture individuali. Così, se i singoli individui imparano che imbrogliare, corrompere, rubare, uccidere è sbagliato (anche dalla scuola, dai libri, dal cinema, dai teatri o dai musei) questi comportamenti saranno considerati devianti dalla società e combattuti dai singoli individui.
Senza cultura sono invece gli istinti primordiali a prendere il sopravvento. Rubare, imbrogliare, corrompere, violentare, uccidere e finanche cibarsi di carne umana diventano allora opzioni possibili per appagare i bisogni.
Sosteniamola, perché senza cultura richiamo di finire noi dentro il panino...

giovedì 9 dicembre 2010

Amicizia felina



Se dovessi individuare l’Elemento che meglio la rappresenta sceglierei ARIA.
Perché è in essa che si muove, leggera e notturna sui tetti, con lo sguardo rivolto in alto. Cammina con passo felino e con la coda ti solletica il naso, costringendoti a levare lo sguardo alle stelle.
Alle stelle del cinema, quelle vere, quelle che hanno partecipato a quei film indimenticabili che sa descrivere con una naturalezza che riesce sempre a sorprenderti. I suoi post richiamano alla tua attenzione film che hai già visto o pellicole che ti sono sfuggite. In entrambi i casi riescono a fornirti un nuovo punto di vista, un motivo per guardare o rivedere quel film.
Ma Felinità, così la mia amica firma i post sul suo blog  http://felinita.blogspot.com, non limita i suoi interessi al cinema.
Con leggero tocco felino, usando la coda come un pennello, dipinge ritratti stupendi di famosi artisti offrendo anche in questo caso spunti interessanti per rileggere la loro opera. 
Naturalmente la misteriosa Felinità non esaurisce i propri interessi in questi argomenti, ma lascio a voi il piacere di scoprire il suo blog, se ancora non lo conoscete. Per me ormai è tempo, dopo un forte miagolio di saluto, di lasciare la città.

Prima però non posso non ricordare che a Genova si aggira  un altro  personaggio singolare. Bacci Pagano (cito Wikipedia) “è un investigatore privato genovese, ironico e disilluso, amante della musica di Mozart, del buon vino e della buona tavola oltre che delle donne (fra le quali Mara, la sua compagna psicologa, che lo definisce analfabeta dei sentimenti, giudizio che Bacci ripete sovente a se stesso). Viaggia su una Vespa amaranto e non porta le mutande”. Secondo Bruno Morchio, lo scrittore che lo ha creato, Bacci Pagano starebbe sempre dalla parte dei perdenti perché “figlio di un operaio genoano e comunista”. 

Infine, se volete scoprire questa Genova popolare e misteriosa, vi consiglio il ricchissimo sito http://www.creuzadema.net che già dal titolo richiama una famosissima canzone del cantore di Genova, Fabrizio De André.

mercoledì 8 dicembre 2010

I misteri di Genova


Genova ti accoglie, come dice una famosa canzone, coi suoi svincoli micidiali. Così, dopo aver percorso la soprelevata, è con un certo sollievo e non senza una certa difficoltà, che posteggio dalle parti della Fiera la macchina presa a prestito e mi inoltro per i vicoli, che da queste parti chiamano caruggi o carruggi (non ho ben capito quale sia il termine giusto, ma sono certo che qualcuno dei miei dotti lettori saprà risolvere il dubbio).
Solo allora comincio ad apprezzare questa città di mare, con le montagne che t’incalzano alle spalle quasi a volerti spingere verso il porto. È così che devono essersi sentiti i genovesi, fin dal tempo in cui Cartaginese, Greci, Etruschi e Romani facevano la fila per poter venire a commerciare nel più grande emporio delle genti dell’antica Liguria.
Duri montanari e ottimi mercenari, ma soprattutto marinai e pirati in un’epoca in cui la distinzione era molto sottile e stava più nella bandiera che sventolava sulla nave all’orizzonte che nella mano ugualmente pronta a scambiare denaro o sciabolate.
Da alcune ricerche che feci tempo addietro, da Genova verrebbero addirittura due mie antenate, una Mariola Spinola vissuta nel Quattrocento e una Argentina Grimaldi, vissuta un paio di secoli prima. Così almeno dice un albero genealogico che ho fortunosamente raccordato a quello di un mio antenato appartenente ad un casato dell’Appennino ligure. Sia vero o meno, devo aver preso dal ramo montano della famiglia, perché il desiderio di imbarcarmi non l’ho mai sentito, anche se presto dovrò farlo.
In ogni caso persino io non posso non restare affascinato dal mare che sbatte sulle rocce lì di fronte a me. E comprendo la fierezza dei Genovesi che a lungo difesero la loro autonoma repubblica, finché le diplomazie restauratrici post napoleoniche pensarono che era meglio non ridare la libertà ad uno Stato in cui si trovava quel Banco di San Giorgio (la prima vera banca moderna) con  cui gran parte dei sovrani d’Europa era indebitata fino al collo...

Girando per i carruggi, dalle parti di Vico dei Librai dicono possa capitare di imbattersi in una vecchina che domanda la direzione per andare a casa. E che quando gliela si indica lei se ne vada scomparendo attraverso un muro, perché in realtà la sua casa fu rasa al suolo da un bombardamento durante la guerra e lei morì quel giorno. Secondo altri, un giovane che le domandò qualche spicciolo si trovò tra le mani una banconota fuori corso da decenni.

Ma non è per cercare la Vecchina di vico dei Librai, che sono sceso a Genova. È un’altra la persona che cerco, ma per trovarla il mio sguardo dovrà spingersi verso l’alto…


Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4

martedì 7 dicembre 2010

Io, i misteri delle ferrovie ed una sfera di cristallo

Scendo sul binario settimo della stazione di una città di pianura, gelida d’inverno ed arroventata d’estate. All’orizzonte, puntato come un dito al cielo, vedo la cupola ardita costruita da un architetto della mia terra.

Passando davanti all’ufficio informazioni mi torna in mente un fatto curioso accaduto alcuni anni fa. Mi trovavo nella necessità di prendere un treno diretto ad occidente. Purtroppo, non appena messo piede in stazione l’altoparlante annunciò che il mio treno era in ritardo.
Guardando l’orario mi sorsero alcuni dubbi.
Era meglio attendere il mio treno, in ritardo di 50 minuti, e arrivare dopo un’ora o prendere  l’Intercity (puntuale) che sarebbe arrivato tra 40 minuti giungendo a destinazione in 40 minuti? Inoltre, per poter salire su questo secondo treno avrei dovuto acquistare un supplemento rapido, ma l’Intercity avrebbe realmente superato il mio treno ritardatario? O avrebbe accumulato a sua volta un ritardo pari o proporzionale a quello del treno che lo precedeva? 

Così, come un improvvisato Furio Zoccano, portai alla biglietteria le mie domande. Dopo aver fatto la mia brava coda, il bigliettaio, senza scomporsi di una virgola, mi disse di rivolgermi all’ufficio informazioni. Poiché grazie alle ferrovie avevo almeno quaranta minuti da impiegare in qualche modo, decisi di usufruire di questo servizio.
La signora che sedeva nell’ufficio informazioni mi accolse con un gentile sorriso, mostrandosi davvero lieta di poter aiutare un viaggiatore in difficoltà giunto a interrompere il tranquillo tran tran della sua vita lavorativa. Così incoraggiato, formulai per la seconda volta la mia domandina.
La signora mi ascoltò attentamente, quindi alzò gli occhi al cielo e allargando le braccia esclamò: «E come facciamo a saperlo noi? Non abbiamo mica la sfera di cristallo!»
A quel punto, poiché mi rimaneva una mezzora abbondante e il sorriso della signora mi aveva messo di buon umore, decisi di andare a fondo di quel mistero. Come poteva un ufficio informazioni non conoscere quelle informazioni?
In soccorso della signora giunse un collega che sorridendo mi fornì una spiegazione molto semplice. Tutti i movimenti, mi disse, erano stabiliti dalla Centrale Operativa, che non informava gli uffici informazione delle variazioni decise in tempo reale.

Mi trattenni dal chiedere quale genere di informazioni dispensasse normalmente l’Ufficio Informazioni e me ne andai ridacchiando, contento quanto meno di aver ingannato il tempo dell’attesa. Vi confesso di non ricordare quale treno presi, alla fine.

Oggi però, forse per caso e forse no, ho deciso di proseguire il mio viaggio verso sud con un altro mezzo… 

Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4

lunedì 6 dicembre 2010

Riflessioni di un blogger su un treno del secolo passato

Mentre il treno mi porta lontano dal lago dei misteri osservo dal finestrino le dolci colline del lago d’Orta (il tratto Omegna - Gozzano della linea Novara - Domodossola offre panorami meravigliosi ed è un vero peccato che le ferrovie italiane stiano facendo di tutto per trasformarlo in una tratta per soli treni merci) e il pensiero va al trascorrere del tempo.
Quando nacque mio nonno, il mezzo più veloce per spostarsi era il treno a vapore. Quando morì, l’uomo era già andato in orbita e si accingeva a mettere piede sulla Luna. Detto per inciso tutto ciò non entusiasmò mio nonno, che non prese mai la patente. Anzi, una volta che si mise alla guida di un sidecar andò largo in una curva, direttamente in strike contro i tavolini di un bar. Naturalmente non prese mai l’aereo, sostenendo che se la natura l’avesse voluto far volare l’avrebbe munito di un paio di ali. Ciononostante si muoveva parecchio e da giovane fu persino commesso viaggiatore.
Quando nacqui io l’uomo stava per mettere piede sulla Luna e molto oltre non è andato. Anzi oggi alcuni dubitano persino (a torto , come potete leggere qui) che l’abbia fatto. E se confronto gli orari dei treni di oggi con quelli di un secolo fa, su molte linee mi accorgo che il progresso è minimo.
Con questo non voglio negare che ci siano stati dei progressi, ma solo sottolineare come essi siano stati rivoluzionari in altri campi.
Il primo computer che entrò in casa nostra, il VIC-20 della Commodore (qualcuno lo ricorderà, credo, perché fu il primo ad essere venduto in più di un milione di esemplari) aveva una memoria ROM di circa 20 kB contenente sistema operativo e interprete BASIC e una memoria RAM di 5 kB, di cui 3,5 kB disponibili per la programmazione in BASIC. Costava circa 200.000 lire. Ora ho in tasca una chiavetta USB da 16 GB (non delle più avanzate, dunque) che costa meno di 30 euro. Fate voi i conti di quanti VIC-20 equivalenti mi sto portando dietro…
Un altro esempio. Circa quindici anni fa, dovendo redigere il bollettino autogestito di un’associazione dovevamo impaginarlo in word, stamparlo, fotocopiarlo e distribuirlo per posta o manualmente in una cinquantina di copie. Adesso posso tenere un blog, come effettivamente faccio, che mi consente di pubblicare in tempo reale gli argomenti di cui desidero parlare, e dialogare con altre persone a distanza di decine, centinaia e persino migliaia di chilometri di distanza. Persone che certamente non avrei mai incontrato con il vecchio sistema.
Connettendo il mio blog a Facebook posso ulteriormente condividere le informazioni, facendole apparire sulla bacheca dei miei contatti virtuali, che possono interagire con me in tempo reale.
Detto altrimenti, il semplice atto di leggere queste righe, che lo facciate dal blog o tramite Facebook, ancora pochi anni fa non sarebbe stato possibile. Le implicazioni di ciò sono evidentemente enormi, se ci pensate.
Quanto sta accadendo in questi ultimi giorni, coi servizi segreti di mezzo mondo impegnati a dare la caccia ad un uomo e a tentare di bloccare i siti che ripropongono i documenti da lui pubblicati, è qualcosa che sarebbe stato impensabile quindici anni fa.
Oggi gli studenti iraniani, e quelli italiani seppure in condizioni diverse, sono in grado di comunicare a tutto il mondo le ragioni della loro protesta tramite la rete. Venti anni fa gli studenti della Pantera dovevano occupare gli uffici delle università per mettere le mani sui fax e tenersi in contatto con le altre facoltà occupate. Oggi è possibile salire sul tetto di un monumento e tenersi in contatto tramite i cellulari connessi alla rete.
Un grande potere, ovviamente, comporta sempre anche una grande responsabilità e l’uso di internet non fa eccezione, ma il treno corre veloce e sono già quasi arrivato alla prossima fermata, perciò vi risparmio la tirata moraleggiante sui rischi della rete. Tanto sono certo che l’avete già sentita…


domenica 5 dicembre 2010

Di nuovo in viaggio



“Non mi assomiglia per niente!” Johnny Stecchino

È cominciato con una stasi improvvisa. Le acque del lago dei misteri, che per molto tempo non avevano mai cessato di sciabordare sulla riva della Seconda Isola, si sono fatte improvvisamente calme, immobili, al punto che solo il volo degli insetti creava piccole turbolenze sul pelo dell’acqua.
Sono rimasto a lungo ad osservare questo fenomeno, cercando di capire cosa potesse significare prima di rendermi conto che il lago stava cercando di dirmi qualcosa.

Come già, più volte, mi è successo in passato devo partire. Come già ho avuto modo di scrivere una fase di questo blog è giunta alla fine  Prima che possa iniziare la nuova è necessario compiere un viaggio, oltre le barriere del tempo e dello spazio, che mi porti in terre lontane ad incontrare vecchi e nuovi amici.
Così, indossati nuovi abiti da viaggio, ho lasciato le rive del lago dei misteri per errare sui tortuosi sentieri del web. Non so esattamente dove mi porterà il andare, ma sono certo che quando tornerò le cose, per me e per i lettori, non saranno più quelle di prima, anche se questo sarà forse solo un passo verso altri cambiamenti…



Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4

venerdì 3 dicembre 2010

La follia di Siamo in Onda

Tra gli Arcani Maggiori dei Tarocchi c’è una carta che non ha un numero o per meglio dire corrisponde al numero 0. È il “Matto” che  rappresenta il caos, dal quale tutto inizia e a cui il tutto ritorna per poi poter ricominciare. Il Matto è il giullare, l’unico che può insolentire l’Imperatore e i suoi cortigiani, dicendo la verità ridendo e irridendo. Il Matto, figura doppia, è il Genio, ma è anche la Follia, che non a caso spesso vanno a braccetto.

Alla follia è dedicata l’ottava puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio che vedrà la partecipazione di una band che diffonderà nei nostri studi e nell'etere il ritmo e il sound della bossanova: gli Obrigado!

Il tema della puntata è, come dicevo, la Follia. E la domanda posta agli ascoltatori è:  
se doveste vincere un'importate somma alla lotteria, quale sarebbe la vostra prima follia? 
E ancora... quali follie avete fatto, nella vita?

Dite le vostre follie inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

 Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

giovedì 2 dicembre 2010

L’albatro


“Il poeta assomiglia al principe dei nembi” dice Baudelaire.

E come l’albatro, il grande uccello dei mari del sud, è inafferrabile mentre spiega le sue ali nel cielo, ma diventa goffo e impacciato quando si ritrova a terra o, peggio, sul ponte di una nave in balia di marinai che ne deridono le inutili ali spropositate e le zampe minuscole.
Da questa metafora della poesia ispirata all’albatro prende le mosse il terzo numero di Arabica Fenice, dal titolo “Albatros”. Il tema viene variamente declinato, ripreso e sovvertito dai Menestrelli di Jorvik.

Come sempre, trovare l’Arabica Fenice non è mai semplice. Si sussurra che domenica 5 dicembre ci possa essere una presentazione presso la biblioteca di Borgo Ticino, ma la cosa è come sempre avvolta nel mistero più fitto. La cosa migliore per mettere le mani sulle poche copie stampate di Arabica è contattare uno dei Menestrelli  e tentare di corromperlo. Per farsi consegnare una copia di frodo o per farsi rivelare l’ora esatta della presentazione.

Se però con la corruzione ve la cavate male, o semplicemente siete troppo pigri per tentarla, vi posso agevolare rivelandovi il contenuto di una mail segreta sfuggita a Wikileaks ma non a Il lago dei Misteri.

Ecco il testo in cui si allude al misterioso incontro di presentazione del terzo numero di Arabica Fenice.:

«Per prepararci a trascorrere le vacanze invernali in compagnia di belle letture;
Per prepararci a celebrare la ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia nell’anno che verrà;
Vi invitiamo a due pomeriggi impedibili:

Domenica 5 dicembre, ore 15.30

Incontro con i poeti novaresi Nadia Butini e Aldo Ferraris e con la redazione della giovane rivista L’ARABICA FENICE

Aldo Ferraris è nato a Novara dove risiede. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia. Collabora a riviste letterarie nazionali e partecipa a letture ed incontri pubblici.
Nadia Butini, nata a Parigi vive a Novara. E’ insegnante, giornalista e critica letteraria.
Arabica Fenice non è una rivista come le altre. É figlia del giovane gruppo I menestrelli di Jorvik e si trova, nei bar, nei caffè, nei pub...

Sabato 11 dicembre, ore 17.30

Presentazione del nuovo Calendario comunale “Borgo Ticino nella storia 1861 - 2011”

Biblioteca Comunale di Borgo Ticino, Via Cagnago 2, Tel 0321 90582
»



mercoledì 1 dicembre 2010

La Curva dei persici


Le vie del web sono misteriose. Così mi è giunta la segnalazione di questo libro che propongo alla vostra attenzione.


A metà dicembre sarà nelle librerie “La Curva dei persici” , il nuovo libro di Marco Travaglini.
Trentuno capitoli, tanti quanti i giorni della maggior parte dei mesi, per raccontare le storie di un gruppo di amici e di un luogo molto speciale, sul lago d’Orta: la “Curva dei persici”, appunto. Un luogo immaginario, sospeso nel tempo, dove la vita scorre  tra grandi e piccoli avvenimenti. Il lago di cui si racconta, quel Cusio che si distende da Gozzano a Omegna, battuto dal vento fresco delle Alpi, si offre come uno sfondo attivo, capace d’interagire con i personaggi, riflettendone gli stati d’animo.
Questi amici e le loro avventure, frutto gli uni e le altre della fantasia di Travaglini,  assistono al cambiamento di colore delle acque o al transito dei battelli, al nascere e al morire di una stagione, alle piogge invernali e  al comparire della neve sui monti, alle giornate di vento che non mancano mai.
Amano, soffrono, si sostengono gli uni con gli altri. Rivivono, nelle storie, le osterie fumose e il set del film “La banca di Monate” che venne girato a Omegna, l’immaginario di vecchie trasmissioni televisive in bianco e nero come il Musichiere e Lascia o raddoppia?, pescatori di anguille e arcigni guardapesca, operai in pensione e vecchi professori che amano citare Gianni Rodari.
Sono una piccola folla, i personaggi che vivono tra le pagine de La Curva dei persici; una folla discreta, che sa divertirsi e  far festa senza per questo  essere chiassosa.

“Il titolo del libro mi è stato suggerito dal quadro che compare in copertina che, per l'appunto, s'intitola "La curva dei Persici" ed è stato dipinto da un medico omegnese che si diletta - con successo - con i pennelli: il dott. Mauro Rossi”, confida Travaglini.

venerdì 26 novembre 2010

I nodi della memoria di Siamo in Onda


C’era una volta nella città di Gordio, un nodo avvolto dalla leggenda. Era intricato in modo così complesso che si diceva che chi fosse riuscito a scioglierlo avrebbe conquistato l’Asia. Molti saggi si cimentarono nell’impresa, ma fallirono. Poi giunse un giovane e ambizioso re. Essendo anch’egli sul punto di fallire mise mano alla spada e tagliò in due il nodo sciogliendolo. Di lì a poco, Alessandro Re di Macedonia avrebbe conquistato l’Asia.

Sabato andrà in onda una nuova puntata, la 7°, di Siamo in Onda il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio.
In studio un nuovo amico, Lorenzo Bertocchini, bravissimo cantautore varesino.
Il tema della puntata è Nodi e la domanda è:
C'è qualche nodo al fazzoletto che non avete mai slegato?

Se vi ricordate quale ditelo inviando un sms oppure scrivetelo in bacheca o via mail. Le rispote più belle saranno lette in trasmissione.
Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

martedì 23 novembre 2010

Un villaggio elfico a Bolzano Novarese

Immaginate di andare un giorno, diciamo domenica prossima, a Bolzano Novarese. In questo simpatico paese – che porta il nome della più nota località altoatesina ma che sorge invece poco distante dalla riva del Lago d’Orta, nel Novarese – potreste scoprire cose che raramente avete visto.
Inoltrandovi tra le cento bancarelle che dall’alba fino al tramonto riempiranno come d’incanto le vie del centro storico, potreste imbattervi infatti, nientemeno che in un villaggio elfico!
Avete capito bene, bambini, proprio un villaggio elfico!
«E come è fatto di grazia» mi chiederete «un villaggio elfico?»
«Santi numi, bambini» vi risponderò «come si può descrivere un villaggio elfico a chi non l’ha mai visto? Se volete saperlo dovrete proprio recarvi a Bolzano Novarese domenica 28 novembre 2010 e cercare tra le cento bancarelle il villaggio popolato dai simpatici elfi. Ma dovrete coprirvi bene, perché un’ondata di freddo si abbatterà sull’Italia in quei giorni, per mettere alla prova la vostra costanza. Solo i più coraggiosi e i più audaci riusciranno a vederlo!»
Così vi direi, cari bambini, grandi e piccini, se mi chiedeste come è fatto un villaggio elfico. E siccome lo spirito del Natale si avvicina voglio essere buono. Se desiderate saperne di più di questo villaggio elfico che si materializzerà d’incanto solo in questa specialissima domenica, potete contattare la Pro loco “Bolzano Insieme”  di Bolzano Novarese al numero 348.0480680

sabato 20 novembre 2010

Le radici di Siamo in Onda

 
La sesta puntata di Siamo in Onda, il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio vedrà la partecipazione di due gruppi esordienti ai nostri microfoni. Saranno con noi i "The Kor" e i "Black Roses".
La parola chiave della serata sarà RADICI.
Lo staff vi propone un gioco: proviamo a scoprire le nostre radici e immaginare chi eravamo in una vita precedente.
Raccontateci il vostro "ipotetico passato" inviandoci un sms oppure scrivetelo su Facebook o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.
Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog all'indirizzo www.siamoinonda.it

Per ascoltarci:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

martedì 16 novembre 2010

Dove trovare l’Arabica Fenice


In molti mi hanno chiesto dove sia possibile trovare l’Arabica Fenice. Devo dirvi che, a imitazione del mitologico uccello, non è facile avvistare copie cartacee della rivista. I pochi possessori le conservano gelosamente e quelle rare copie che vengono liberate normalmente trovano immediatamente un nido nella libreria di qualche appassionato.


Ricordo che ad oggi sono usciti i seguenti numeri:

1 – Caffè e libertà.
2 – Moda e morte.


Se lo desiderate potete lasciare le vostre opinioni sulla rivista anche su questo blog.

La suggestiva immagine di apertura è tratta da Arabica Fenice n. 2 -  Moda e Morte

domenica 14 novembre 2010

Post per un’amica che non c’è più



Questo è uno di quei post che non si vorrebbe mai scrivere. Purtroppo capita che a volte amici blogger scompaiano senza farsi più sentire. Nascosti dietro l’anonimato non è facile sapere cosa si nasconda dietro la loro improvvisa sparizione.

Nel caso di Gianna, la simpatica dj delle Canarie che è stata per lungo tempo assidua frequentatrice di questo blog, purtroppo il motivo è drammatico. Una lettrice, che ringrazio, mi ha avvisato che sul blog Il Faro è apparsa la notizia della sua morte, avvenuta alcuni mesi fa.

Non mi resta che associarmi al dolore per la scomparsa di Gianna, che tempo fa mi aveva lasciato un ultimo messaggio dal letto di un ospedale.

Conserverò il ricordo del suo sorriso e delle belle immagini delle sue isole, che questa abitante delle Canarie innamorata della vita e dell’Italia, come lei stessa si definiva, postava sul blog "Cosas che me gustan". 

sabato 13 novembre 2010

Le misure contano a Siamo in Onda



La nuova puntata, la 5° del salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio, vede la partecipazione dei Pentagrami, band piemontese i cui brani parlano di gente comune e storie semplici senza tralasciare riflessioni sulla vita e riferimenti alla storia locale.
Qual è la vostra misura di cui andate più orgogliosi?
Come avrete sicuramente capito il tema della puntata è misure, quindi dateci le vostre misure cui andate più orgogliosi inviando un sms oppure scrivetelo in bacheca o via mail.
Le risposte più belle saranno in trasmissione.
Naturalmente potrete trovare le foto della serata su facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...

(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

lunedì 8 novembre 2010

Per voi 365 storie cattive

È stato finalmente pubblicato il volume 365 storie cattive. Si tratta di 365 racconti scritti da 365 autori in un massimo di 365 parole. Si tratta di scrittori affermati che hanno accettato di comparire assieme a esordienti di belle speranze e a perfetti sconosciuti.
 

Tra quelli dei perfetti sconosciuti contenuti nell’antologia – acquistabile on line  –  c’è anche un mio racconto, molto cattivo, dal titolo Boston 1952 (e vi consiglio di rileggere il titolo, quando sarete arrivati alla fine della storia). 
Lo trovate anche nell’anteprima disponibile on line, ma in questo caso vi chiedo davvero di comprare il libro, perché il fine è totalmente benefico: l'intero ricavato di questa antologia nera, promossa e curata dallo scrittore Paolo Franchini, sarà devoluto ad A.I.S.EA Onlus, l'associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante (meno di 500 casi nel mondo, di cui 40 in Italia).
Per essere ancora più chiari gli autori del racconto non riceveranno un centesimo, pertanto considerate questa una pubblicità sociale. Oltretutto vi potrebbe risolvere qualche problema in vista del Natale…

Post più popolari

"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.