mercoledì 7 agosto 2013

Dedicato a chi si mette in viaggio


"Partire è un po' morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po' di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante."

Così scriveva Edmond Haraucourt, ma partire è sovente l'unico modo per ritrovare noi stessi. A tutte le amiche e gli amici che in queti giorni si mettono in viaggio voglio dedicare il nuovissimo numero di A6 Fanzine, appena sfornato dalle vulcaniche Sara & Isa.

Lascio a loro la parola, non senza avvertirvi che c'è anche un mio raccontino, firmato Errante.

Per scaricarla basta cliccare sull'immagine.


Tempo di vacanze, di sole, di mare, di montagna e di città!

Il viaggio è qualcosa di eccezionale, fantastico ed emozionale.
Un viaggio arricchisce la mente, espande i propri orizzonti culturali ed amplifica le emozioni.

Quella magia scaturita nell'attesa della partenza, quando anche l'ultima cosuccia che credevate aver dimenticato viene messa in valigia, pronti per partire verso la meta ambita.

Un viaggio rimane scolpito indelebile nella mente, sulla pelle, negli occhi.

Questo è quello che vi racconteremo con questo numero di A6 Fanzine, augurandovi di poter viaggiare, conoscere luoghi e persone ed arricchire così la vostra persona, pronta nuovamente ad affrontare una nuova avventura.

Un numero dedicato anche a coloro che purtroppo quest'anno non potranno viaggiare, sperando di farvi sognare e scoprire i luoghi che noi stessi abbiamo visitato.

Con questo numero vi auguriamo buone vacanze!

Torneremo in autunno con numerosi progetti e naturalmente con la vostra fanza preferita!

Buone vacanze e buon viaggio!

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In questo numero:

ISACOMICS 
In Copertina - "Isa disegni a domicilio" | MusiComics - Duft Punk | "Un'avventura..." - Fumetto | Isa in Love - Però mi vuole bene | 4° di Copertina - 
SlamDunk Tenerife |

ILLUSTRAZIONI & FUMETTI 
A volte un viaggio... 
- Illustrazione e Vignetta di Alberto Corradi | Kikka e Kikko -  Fumetto di Dea Fumettista | "Si... viaggiare" - Illustrazione di Kat | Le vicende poco quotidiane di Mobu & Al in "In Viaggio" - Illustrazione di Ranghos | Autostop - Illustrazione di Umberto Buffa | Partenza - Vignetta diPulci | Illustrazione di Irene Dose | Viaggio - Striscia di Jabez White | Illustrazione di Cube |

RECENSIONI 
DISCO - "Controra", degli Almamegretta - rubrica a cura di SaDiCa | DISCO "Italiano" di La Musa - rubrica a cura di SaDiCa | FUMETTI - "Star Trek a fumetti", a cura di Stefano Avvisati | LIBRO - "Tu di che coppia sei?", a cura di Alessandro Tozzi |

RACCONTI & POESIE 

"L'ultimo viaggio" - Racconto di Errante | Poesia e scatto fotografico di Katia Picciariello |

INTERVISTE 

Marbara - rubrica a cura di SaDiCa | Twitterata con GUD - rubrica a cura di SaDiCa |

TEATRO
Il SottoTesto - "L'attore e il terribile viaggio verso l'affermazione", rubrica a cura di Fabrizio Romagnoli |

FOTO
Paris - foto di SaDiCa |

EVENTI - NEWS - RECENSIONI DAL BLOG

Narnia Fumetto, beneficienza | Lucca Comics & Games 2013 | Filippo Biagioli, Millennium | Sbam! Comics 10 | Intervista a Marco Petrella, autore di Stripbook | Kikka&Kikko, il giornalino di Dea Fumettista | Tu di che coppia sei?, la presentazione presso la libreria L'Aventure di Roma | Gelato Festival a Roma | Tu di che coppia sei?, la recensione | Io laureata, motivata, sfruttata... in stage!, la recensione | Crack!, la IX Edizione | Anticipazioni da Narnia Fumetto 8La Casati, la musa egoista, la recensione | La Sirenetta, la recensione | Inside Batman, l'intervista | Brian The Brain da Adolescente, la recensione | L'estate '79, la recensione | Orgoglio e pregiudizio, la recensione | Ritorno da Napoli Comicon 2013 | Intervista a Miguel Angel Martin, autore di Brian The Brain | Ritorno da Romics 2013 |Soy de Pueblo, la recensione | Armi di persuasione di massa, la recensione | Intervista a Raquel e Marta, le creatrici di Soy de Pueblo |  Ritorno da Cartoomics 2013

lunedì 29 luglio 2013

Per un amico che è andato avanti


Venerdì scorso se n'è andato il mio amico Aldo Maulini. Per chi non lo conosceva posso dire che era una delle persone migliori che abbia mai avuto il piacere e l'onore di frequentare. Un uomo di grande profondità e dai molteplici interessi, che spaziavano dai minerali ai bonsai, dalle scienze naturali all'archeologia, dalla speleologia all'agricoltura. 
Un uomo che ha dedicato molti anni della sua vita ad insegnare ai ragazzi nella fattoria didattica dell'Alpe Selviana - che aveva creato dal nulla, rimettendo in piedi con alcuni amici un vecchio alpeggio abbandonato - ad "essere consapevoli". Il tutto con grande umiltà e semplicità.

Ricordo quando venne a trovarmi per dirmi, con grande serenità, che i disturbi che da alcuni mesi lo affliggevano, erano i sintomi della SLA. Una malattia che non dà scampo e che, con una velocità impressionante, lo ha privato giorno per giorno dell'uso del corpo, lasciando la mente vigile, prigioniera di un involucro sempre più fuori dal suo controllo.
Negli ultimi tempi, grazie all'uso di un visore ottico era ancora in grado di scrivere, componendo con gli occhi lettera dopo lettera. Un'operazione faticosa e lunga, che ormai padroneggiava così bene da divertirsi a scrivere in dialetto, con esiti spassosi, perché il programma era più lento di lui e non riusciva a capire altra lingua che quella in cui era programmato.
Perché Aldo, nonostante la malattia, non solo trovava ancora la voglia di ridere e scherzare, ma anche di lottare, mettendoci la faccia e praticando lo sciopero della fame, per i diritti dei malati chiedendo il rispetto delle promesse fatte dal governo e più volte rimangiate.
Ma non solo per questo ha lottato. L'ultima mail che ha scritto era rivolta ai soci dell'ecomuseo, di cui è stato uno dei fondatori nel 1997, per invitarli a non disperdere quanto è stato fatto in questi anni. Un invito a conservare i semi in questi tempi di siccità per quando saranno nuovamente propizi alla semina.

Lo voglio ricordare con una foto, scattata da suo figlio Marco, mentre rileva fotograficamente un masso coppellato da loro scoperto sopra Agrano. Tra le molte ho scelto questa perché Aldo, come ha detto l'altro suo figlio Andrea, "era un uomo pieno di interessi, ma un padre mai assente". Aver lasciato una bella famiglia è stato uno dei tanti frutti di un uomo che ha seminato bene.

Lo voglio ricordare anche con le sue stesse parole. Parole scritte pochi mesi prima di scoprirsi malato, che riassumono una filosofia di vita che merita di essere ascoltata. Perché Aldo era contemporaneamente un uomo dalle ferme convizioni e dalle scelte spesso controcorrente, ma era anche estremamente tollerante rispetto alle diverse visioni del mondo.

«Sono fermamente convinto che in un ogni granello di sabbia siano compresi tutti i principi che regolano l'universo. Quest'ottica mi accompagna anche durante tutte le esperienze che vivo con i ragazzi delle scuole da 27 anni a questa parte.
Tendo cioè ad accompagnare i miei giovani compagni di viaggio a esplorare il mondo in tutti i suoi aspetti, in modo da diventare coscienti che ne facciamo parte anche noi e in modo da diventare consapevoli che ogni nostra azione, o non azione, ha un effetto sul tutto.
Ognuno di noi può affrontare il mondo in cui vive in due modi.
Possiamo vivere la vita in modo “piatto”, superficiale, dove tutto è sempre uguale a se stesso e dove crediamo che tutti i “sani” ragionino allo stesso modo, con gli stessi valori. In quest'ottica ogni volta che qualche cosa cambia, o qualcuno esprime un modo di ragionare diverso, si tende a riportare tutto alla rassicurante “normalità”.
Se invece teniamo come riferimento la frase illuminante “L'occhio vede ciò che la mente conosce” si aprono prospettive completamente diverse. A quel punto il “tutto” di cui facciamo parte inizia a delinearsi come un insieme infinito di “paesaggi”, diversi per ognuno di noi in base alle proprie conoscenze, esperienze, età, ecc.
Ad esempio, se qualcuno, o noi stessi in un certo momento, guardiamo il mondo con un filtro verde vediamo tutto con tonalità verdi; idem se qualcun altro, o noi stessi in un momento diverso da prima, guardiamo attraverso un filtro rosso: vediamo tutto con tonalità rosse.
Nessuna delle due visuali è “sbagliata”: semplicemente è una visuale parziale del tutto.
Per tendere a farci un'idea il più completa possibile si può giocare a guardare da più filtri, un po’ come avviene ultimamente nei film 3D, sempre però rimanendo consapevoli della parzialità del risultato, per altro in continuo mutamento.»

martedì 23 luglio 2013

Un museo nel cuore di Torino

Oggi mi è capitato di visitare il Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino.

Devo dire che ho apprezzato molto l’allestimento che offre una sintesi delle importanti collezioni presenti nel museo che toccano questi argomenti: 

· Botanica
· Entomologia
· Mineralogia, Petrografia e Geologia
· Paleontologia
· Zoologia

Segnalo in particolare alcune sezioni invitandovi comunque a visitare il sito per informazioni non solo sugli orari ma anche sulle collezioni e le mostre temporanee. 

“Mineralia” espone alcuni degli esemplari di maggior pregio scientifico ed estetico delle collezioni mineralogiche del MRSN, ordinati secondo una sequenza che tradizionalmente va dalla classe costituita da materiali con composizione chimica più semplice a gruppi con composizioni e strutture sempre più complesse. Si tratta, grazie all’esibizione ciclica di splendidi esemplari, di un’esposizione costantemente “viva”, aggiornata e in tema con le varie mostre temporanee allestite presso il MRSN.

La sezione zoologica ha un patrimonio impressionante con una collezione ornitologica di almeno 25.000 reperti, una di anfibi e di rettili, con oltre 20.000 esemplari, all'interno delle quali figurano alcune centinaia di tipi. Di grande valore scientifico sono inoltre diversi reperti di animali estinti, fra cui il tilacino, l'alca impenne, l'emù nero e il macroscinco di Capo Verde, e tre celacanti, pesci arcaici del Canale di Mozambico, la cui presenza è assai rara nei musei naturalistici.

Molto interessante anche la collezione paleontologica che comprende un rinoceronte quasi completo ritrovato a Roatto (Asti), i resti di un sirenide nei pressi di Nizza Monferrato, pesci fossili a Pecetto di Valenza e Cherasco, molluschi e altri invertebrati trovati nei dintorni di Asti, nell'ovadese e, fuori dai confini regionali, a Bayeux e Caen in Francia. Tra le acquisizioni più recenti i modelli di grandi dinosauri trovati in Argentina. 

Il consiglio dunque è di andare a visitarlo, inserendolo nel percorso che include i più famosi musei della capitale piemontese.

giovedì 18 luglio 2013

Latitanza


Lo so, in questo periodo il blog sembra proprio abbandonato. Purtroppo, tra il lavoro e i vari altri impegni non riesco a trovare il tempo e, soprattutto, la testa per scrivere.

Consideratela solo una vacanza, comunque, perché il blog è destinato ad accogliere nuove storie.

A presto!

sabato 22 giugno 2013

Divagazioni su alberi e selvatici


Oggi pomeriggio presso lo spazio AGLAIA ARTS AND CRAFTS in via Manfredi 11 a Omegna discuteremo con alcuni amici di selvatiche creature dei boschi. Niente a che vedere con la caccia, tengo a precisare, anche se alcune di queste creature sono effettivamente oggetto di una caccia scientifica tesa a dimostrarne l'esistenza.

Dallo Yeti al Popobawa, passando per il mito antichissimo di Enkidu, attraversando i terreni misteriosi e intriganti della leggenda e del folklore.


“DIVAGAZIONI SU ALBERI E SELVATICI” sarà una conferenza-racconto con Paolo Crosa Lenz, scrittore, membro del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) e interventi di Massimo Bonini, esperto di dialetto locale, Igor Cavagliotti, dottore agronomo e forestale,  Andrea Del Duca, direttore dell’Ecomuseo Cusius che si terrà sabato 22 giugno alle ore 16 presso la sede della mostra.



La mostra

Titolo mostra: Alberi&selvatici
Opere di: Giovanni Crippa, Renato Luparia, Guido Omezzolli, Gregorio Piazza, Nadia Presotto, Roberto Ripamonti
Tecnica: scultura, pittura, fotografia
Luogo: AGLAIA ARTS AND CRAFTS via Manfredi 11, Omegna
Periodo: 15 giugno- 13 luglio 2013
Inaugurazione: sabato 15 giugno ore 17.30
Apertura: da giovedì a sabato dalle 16.30 alle 19.30 
Patrocinio: Comune di Omegna, Ecomuseo Cusius
Informazioni: 0323 62836- 349 3568546 – mail: laboratorigranerolo@lagodorta.net

La mostra riunisce espressioni artistiche diverse, accomunate però dalla trattazione di uno stesso tema. Due scultori (Crippa e Omezzolli), tre pittori (Piazza, Presotto e Ripamonti) e un fotografo (Renato Luparia)rappresentano e divagano su boschi, cortecce, “uomini selvatici”. La stele in gres si affianca allora alla tela bituminosa da cui spunta il volto amico di un folletto, il cerchio celtico evoca riti antichi, forse nei boschi intorno al lago, la radica diventa delicata espressione materica, le stampe propongono filari e maestosi alberi delle colline piemontesi.

martedì 18 giugno 2013

L'Alpe delle Streghe


I lettori più fedeli di questo blog si ricorderanno certamente di questo post pubblicato quasi due anni fa. Molte cose sono accadute da allora, ma questa è un’altra storia. Quello che importa ora è che la storia dell’alpe delle streghe ha un seguito. 

All’epoca fu l’amica Wally a raccontare all’Errante di questo alpeggio dalla fama sinistra e dal nome inquietante di Alpe delle Streghe, nonché della leggenda che avvolgeva quel luogo e la vecchia che l’abitava. Una spaventosa megera, capace di mutare forma e assumere quella di animali dal pelo nero come la notte, che ingaggiò un terribile duello di magia col parroco, venendo infine sconfitta. Di lei più nulla si seppe e l’alpe cadde in rovina.
Ora un’altra amica è tornata sul posto e ha raccontato a me (che nel frattempo sono tornato, ma anche questa è un’altra storia) ciò che ha scoperto. L’amica, che chiameremo Paesesommerso (il cui blog vi consiglio), e già in passato ci ha dato ottime dritte, mi ha scritto queste parole.

«Ho parlato con una signora che, quando era molto piccola andava all’alpeggio del bisnonno in compagnia delle mucche e della nonna. Quando passavano vicino all’Alpe delle Streghe la nonna la stringeva forte a sé e le diceva di non aver paura qualsiasi cosa fosse successa. Lei però non ricorda che sia mai capitato qualcosa anche perché passavano molto velocemente, quasi di corsa. Sostiene inoltre di aver sempre sentito dire che in quella casa c'era la "fisica" o si faceva "la fisica". Mi ha detto inoltre che i bambini che tentavano di bere il latte che vi si produceva non ci riuscivano perché quando prendevano in mano la scodella la trovavano piena di aghi. 
Incuriosita sono andata a vedere di persona le rovine dell’alpe. Mentre ero lì c'era uno strano silenzio poi, all'improvviso si è sentito un verso d'uccello che non avevo mai sentito prima, ma chi era con me sostiene di non aver sentito nulla.
Ho scattato anche una foto. Sul momento non ho notato nulla. Solo arrivata a casa ho visto quel gatto nero…»

A questo punto è necessario andare ad esaminare meglio l’immagine di apertura. Qui si vede bene il gatto nero. 


Ma è un gatto reale? O un’illusione? Guardiamo meglio.


Non è un vero gatto. Si tratta di uno squarcio nel tetto dalla strana forma, con i riflessi di quella che ha l’aria di essere una foglia a creare l’effetto molto inquietante di due occhi luminosi che ci ossevano dall’interno di un gatto di tenebra, entro cui si vede una strana croce con due segni incrociati.


Pubblico un dettaglio alla massima risoluzione disponibile del Gatto di Tenebra. Se ne avete il coraggio, potete provare a scrutare le sue misteriose profondità…



giovedì 13 giugno 2013

Venite a prendere un aperitivo a Stresa?

Domani pomeriggio (e poi nei giorni successivi) si rinnova il ciclo degli aperitivi letterari a Stresa. Qui trovate il programma completo.
Se siete in zona e vi va di fare un salto domani verso le 18 ci sarò anch'io, per fare quattro chiacchiere con l'amica Antonella che presenterà il suo romanzo, "La roccia nel cuore" ambientato sul lago d'Orta.

lunedì 10 giugno 2013

Filosofia del cactus


Lo ammetto: non ho pollici verdi. Sarà perché il mio ideale di verde è un giardino in cui le piante crescono in  modo anarchico; o piuttosto per la mia incapacità di prendermi cura con una continuità accettabile di qualsiasi creatura vegetale (e ultimamente anche di questo blog). Fatto sta che a casa mia le piante sono destinate a morire. Persino le piante grasse fanno una brutta fine, perché se non è la penuria d’acqua è il gelo a terminare le loro stentate esistenze.
Ciononostante sul mio balcone vive, anzi dovrei dire prospera, un cactus. A voler essere precisi, la pianta in questione ha un nome e certamente anche un cognome scientifico. Essi però mi sono ignoti (eventuali pareri esperti saranno assai graditi) e così colmo la mia ignoranza con una sola parola. 
Il mio cactus è in realtà un’intera famiglia di piantine spinose. Nonostante mi ricordi solo di tanto in tanto di dare loro acqua e mi decida a trasferirle in garage solo quando la temperatura esterna scende sotto i –10° C diurni per dimenticarli là sotto fino alla primavera (non senza aver  deposto una palla di neve nel vaso, di solito); nonostante tutto questo, dicevo, essi non solo vivono, ma prosperano e si moltiplicano. 
Basta un bicchiere d’acqua ogni tanto per vedere quei bastoncelli rinsecchiti aumentare di volume in maniera evidente nel giro di poche ore, come stiracchiandosi dopo un lungo sonno. Ma il beneamato cactus non si limita ad ingrossarsi. Si allunga e trasforma una sua estremità in un’apparentemente innocente pallina che dopo qualche esitazione si stacca dalla pianta madre. Il piccolo colono, se cade su una superficie terrosa, inizia immediatamente a mettere radici e nel giro di poco tempo eccolo diventato una nuova piantina che va aggiungersi alle altre.
Devo confessare che l’indole di questa piccola tenace creatura mi ha conquistato. Per quanto questo non abbia comportato alcun miglioramento nella mia capacità di giardinaggio, in qualche modo mi prendo cura del mio cactus. Principalmente facendogli molti complimenti per la sua capacità di resistere alla mia inettitudine.
E lui mi risponde senza parlare fornendomi argomenti su cui riflettere. 
Non posso non pensare, infatti, che sia di quelle creature dall’aspetto apparentemente insignificante di fronte all’elegante bellezza di certe delicatissime piante. Eppure lui vive mentre esse giacciono da tempo rinsecchite dopo un’effimera stagione di splendore. 
Esso mi ricorda che, per quanto la vita sia difficile, per quanto le delusioni, gli abbandoni, i tradimenti, le cadute siano molto più frequenti degli attimi di felicità, questi sono come gocce d’acqua preziosa che vanno assorbite e conservate con cura dentro di noi per i tempi difficili. 
E quando il momento è propizio bisogna sapersi aprire e fiorire, come fa lui regalando a me (e soprattutto a se stesso), dei magnifici fiori colorati.

lunedì 22 aprile 2013

La giornata del drago




Il 23 aprile è la Giornata del drago, per cui questa è a tutti gli effetti la settimana del drago. Per celebrarla adeguatamente ho pensato di raccogliere un po’ delle cose che ho scritto negli anni (il 24 aprile questo blog ne compie ben cinque) su queste misteriose creature. 





C’è anche una Pillola di dragonologia con alcuni interessanti e utili consigli nel caso voleste intraprendere la professione di allevatori di draghi


Di questo drago qualche tempo fa si è occupata anche la trasmissione “Mistero”, con risultati un po’ discutibili a dire il vero.

Ben prima di “Mistero” era venuto a trovarci il famoso detective dell’impossibile, Martin Mystère in una ormai classica storia ambientata sul lago d'Orta.


Vi propongo anche tre racconti:
Il Signore del caos dedicato al dragone Ismarroth, di cui forse sentirete ancora parlare.

La veridica storia del drago dell’isola è la seconda storia, da cui è tratto il disegno di ELE che tra l’altro ha realizzato anche il logo della Giornata del Drago.

Un incontro fatale è l'ultimo, in cui si parla del Basilisco che notoriamente è il più temibile dei draghi.

Qui potete trovare qualche informazione su questa terribile creatura.

A proposito del Basilisco abbiamo testimonianze sconvolgenti dal nostro territorio, corredate dal parere della Signora degli animali.

Quando si parla di draghi naturalmente non si possono dimenticare i loro nemici. Ecco la storia di San Giorgio.

In fondo il 23 aprile è, anche, la sua festa…

mercoledì 17 aprile 2013

La roccia nel cuore




Sul lago d’Orta una piccola comunità è sconvolta dal suicidio di un adolescente. Due sole persone dubitano che le cose siano proprio come sembrano: un compagno del ragazzo morto e il nuovo parroco del paese. Due opposti modi di vedere il mondo stretti in un’inedita alleanza per svelare un mistero che va infittendosi quando nella basilica vicina sparisce il teschio di un santo. Sulle orme di Fred Vargas, un romanzo d’esordio con qualche tono di giallo dove le digressioni contano quanto gli indizi. Dove la descrizione della realtà, nei suoi risvolti di attualità sociale, si mescola all’immaginario in una geografia costruita tanto su luoghi reali fedelmente descritti quanto sulle loro leggende.

Questa è la trama de "La roccia nel cuore" il romanzo scritto dall'amica Antonella Mecenero. Un romanzo che avrò il piacere di presentare di persona il 30 aprile prossimo alla Fabbrica di Carta a Villadossola, alle 18,30.

Antonella Mecenero

La roccia nel cuore
Interlinea, pp. 180, euro 15
Collana "Gli Aironi"
isbn 978-88-8212-904-0

domenica 14 aprile 2013

Giallo Stresa 2013


A Stresa tornano le iniziative legate alla letteratura gialla, con la seconda edizione del premio Giallostresa per un racconto inedito di genere giallo o noir di lunghezza compresa tra le 15'000 e le 30'000 battute da inviare entro venerdì 24 maggio 2013. 
Forte del successo dello scorso anno che aveva visto la partecipazione di ottantuno racconti, quest’anno l’ambientazione viene estesa alla sponda piemontese del lago Maggiore e alle località limitrofe ai laghi della provincia VCO.

Per maggiori informazioni: http://giallostresa.jimdo.com

lunedì 1 aprile 2013

L'Orchera di Orta ha origini aliene?

Questo è ciò che si chiedono alcuni studiosi indipendenti analizzando l'osso conservato nella sacristia della basilica di San Giulio. Tradizionalmente ritenuto l'osso di uno dei draghi cacciati dal santo egineta, il reperto è stato recentemente analizzato dall'equipe guidata dal professor Pietro Scepe dell'Istituto di Criptozoologia e Tecnologia Umanoide dello Spazio (ICTUS).
"L'osso non ha alcun punto di contatto con quelli degli animali terrestri. Si tratta di un'ulteriore conferma di una tesi che sostengo da tempo" ha dichiarato il professore piuttosto emozionato "che la comunità scientifica ha cercato inutilmente di tenere nascosta. Ora finalmente la verità viene a galla."
Ulteriori aggiornamenti si attendono dal convegno internazionale che il professo Scepe intende organizzare per il mese di maggio a Pettenasco.
Stay tuned.

sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua con coniglietto



Nel 1682 Georg Franck von Frankenau pubblicò il "De ovis paschalibus" ("A proposito delle uova pasquali") in cui riportava un'antica tradizione dell'Alsazia secondo cui una Lepre Pasquale portava delle Uova Pasquali in occasione di questa festa.

Le lepri, come i conigli, sono considerati fin dall'antichità simbolo di fertilità. Chi vive in campagna osserva nel periodo primaverile le forsennate danze amorose di questi simpatici animali, scatenati nei corteggiamenti sui prati. 

Questo antico simbolo di fertilità e di rinascita della natura si fuse con la tradizione cristiana. Poiché le uova erano vietate in Quaresima, il giorno di Pasqua se ne faceva invece largo consumo ed erano regalate sode ai bambini perché ne mangiassero. Esse venivano colorate di rosso per ricordare il sangue versato da Cristo durante la passione. Da qui la tradizione del coniglietto pasquale che porta le uova variamente colorate.

Buona Pasqua!


domenica 24 marzo 2013

La lingua piemontese e i misteri dei rubinettai



La "COMPAGNIA DIJ PASTOR", Associazione per lo studio, la conservazione e la diffusione del patrimonio linguistico e culturale tradizionale nei territori del Verbano Cusio Ossola e del Novarese ha organizzato il nuovo corso di lingua piemontese nelle varianti del Verbano Cusio Ossola e Alto Novarese.



Il corso è realizzato in collaborazione con Ca dë Studi Piemontèis – Centro Studi Piemontesi - Torino e vedrà una puntata anche al Museo del Rubinetto, il 19 aprile quando racconterò le misteriose origini del distretto industriale del rubinetto, uno dei più attivi contribuenti allexport commerciale del nostro paese.


La partecipazione al corso è gratuita, ad esclusione della cena del 30 maggio; gli interessati possono presentarsi direttamente agli incontri.
Per informazioni Compagnia dij Pastor, tel. 347 08 50 177 - 0323 60975 - 334 24 60 473 - fax 0323 691048 compagniadijpastor@alice.it - http://compagniadijpastor.ilcannocchiale.it

lunedì 11 marzo 2013

Nasce l'ICWA, l'associazione degli scrittori italiani per l'infanzia




In occasione della cinquantesima edizione dell'annuale Fiera del Libro per Ragazzi che si terrà a Bologna dal 25 al 28 marzo 2013, verrà presentata - mercoledì 27 marzo alle 11.30, presso la Sala Ronda - l'ICWA (Italian Children's Writers Association), la prima associazione nata al fine di collaborare alla promozione in Italia e nel mondo della letteratura junior e degli autori italiani per l'infanzia e l’adolescenza. Seppur diversi e decisamente eterogenei per anzianità editoriale, tematiche, stile, i 50 iscritti rappresentano ampiamente la letteratura italiana contemporanea per bambini e ragazzi a livello nazionale e internazionale. Tra di loro vi sono i vincitori dell’Andersen italiano o del Bancarellino, scrittori pluripremiati e giovani emergenti.

L'ICWA - fondata nell'ottobre 2012 - si prefigge principalmente tre obiettivi:
1. collaborare a un’apertura - in termini culturali e di mercato - internazionale più ampia e significativa della letteratura italiana per l'infanzia; 
2. stabilire un dialogo proficuo con gli editori italiani per valorizzare, in modo più incisivo,anche all’estero, la nostra letteratura per ragazzi orientando le scelte verso proposte che possano essere rappresentative della ricchezza della produzione editoriale nostrana;
3. invertire la tendenza (tutta italiana) secondo la quale la letteratura per l'infanzia apparterrebbe a una cultura di serie B. Tale orientamento ha reso di fatto invisibile la produzione letteraria dedicata ai bambini e ai ragazzi. 

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.icwa.it


domenica 3 marzo 2013

La Giornata del Drago



Il 23 aprile, festa di San Giorgio, si svolgerà la prima “Giornata del Drago”.


 Perché il drago rappresenta la potenza della fantasia narrativa, delle saghe e delle leggende ed è sano e opportuno coltivare queste virtù; ma anche la forza selvaggia e primordiale della natura che dobbiamo tutelare, ma l’elenco dei motivi è in continuo aggiornamento e se volete potete contribuire.


Volete aderire anche voi in qualche modo? Qui trovate tutte le modalità per farlo

domenica 24 febbraio 2013

I misteri del lago d'Orta a Treninblu: il podcast




Per chi l'ha visto e per chi non c'era e per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera. 
Ivano Fossati

Volevate proprio ascoltare i misteri del lago d’Orta a Treniblu su Bluradio, lunedì 18 febbraio, ma avevate altro da fare oppure all’ultimo ve ne siete scordati? Ho quello che fa per voi. Sul sito di Bluradio è possibile scaricare il podcast della trasmissione.


PS
Oggi e domani si vota, ricordatevene, sennò poi non avrete il diritto di lamentarvi del prossimo Governo...

domenica 17 febbraio 2013

Treninblu per il lago dei misteri



Domani sera, lunedì 18 febbraio, alle ore 21 a Treniblu su Bluradio andrà in onda lo speciale dedicato ai misteri del lago d’Orta già previsto la settimana scorsa e rinviato causa neve.

Due ore dedicate alle leggende, ai luoghi misteriosi e alle creature fantastiche che popolano (o infestano se preferite) il Cusio, almeno a dare ascolto a certi racconti. 

Il tutto condito con buona musica e alcune storie raccontate dalla voce di Anna Olivero del Teatro delle Selve.

Per ulteriori informazioni seguiteci sulla nostra pagina Facebook


mercoledì 13 febbraio 2013

Il fantastico mondo di Tolkien su A6 Fanzine


Ecco a voi, fresco di pubblicazione, il nuovo numero di A6 Fanzine, la rivista curata dalle amiche romane Isa e Sara. Come ricorderete ogni numero ha un tema e l'ultimo, come si può facilmente capire fdalla copertina, è Tolkien.

Ecco cosa scrivono le nostre amiche: 

"La magia scaturita dalla mente del professor J.R.R. Tolkien è viva più che mai.
Attraverso le sue opere, il suo estro fantasioso ed epico e l'universo concepito popolato di straordinarie creature, Tolkien ha contagiato milioni di persone, estasiate dalla narrazione, dagli scontri epici e naturalmente anche da storie d'amore senza tempo.
Un meraviglioso mondo (ri)scoperto dalle nuove generazioni grazie anche alle pellicole cinematografiche realizzate dal regista Peter Jackson.
Un mondo fantastico, seppur molto simile al nostro. Nei libri di Tolkien troviamo diverse chiavi di lettura che ci riportano ai nostri giorni, come l'amore per gli alberi e l'ambiente, le mostruose guerre per l'indipendenza e la libertà e le creature un pò folli che vivono in un mondo di sogni e di favole, poichè la realtà è sin troppo dura per le persone più sensibili.
J.R.R. Tolkien ha conosciuto l'orrore della guerra vivendola sulla propria pelle, ha vissuto in un'epoca in cui l'ambiente -ed in special modo gli alberi- iniziava ad essere minacciato dalle prime industrie distruggendo il verde delle colline inglesi, ha vissuto un profondo amore per sua moglie e l'ha reso immortale paragonandolo a quello di Beren e Lúthien, due suoi personaggi, forse i più memorabili per quanto concerne le storie d'amore nell'universo Tolkeniano.


Forse questo numero 28 è uno dei pochissimi numeri monotematici in cui abbiamo veramente trovato uno spunto comune per ogni artista ed arte trattata: sia per quanto concerne la musica, la poesia, i racconti, le fotografie e naturalemente i fumetti.

Un omaggio sentito e dovuto, per ogni avventura vissuta da Bilbo alla ricerca del tesoro, temendo l'oscurità con Gandalf, freneticamente cercando invano l'anello con Gollum, seguendo i passi di Frodo e Sam sul monte Fato, combattendo a fianco di Aragorn, Legolas e Gimli, immergendoci nelle miniere di Moria, saltellando con Tom Bombadil nel bosco, vivendo un amore tormentato ma forte come quello di Beren e Lúthien, sormontando i rami di Barbalbero, ammirando estasiati gli Elfi e lottando per la libertà della Terra di Mezzo."


Da questo link potete scaricare liberamente il pdf di A6 Fanzine, mentre sul blog http://a6fanzine.blogspot.it trovate tutti i link dei numeri precedenti e le diverse possibilità di sfogliare la rivista.



Un'ultima cosa: c'è anche un mio raccontino, firmato "Errante", dedicato al genio di uno degli autori che amo. 



Davvero grazie, professor Tolkien.




PS

Ottavio Errante è partito per un lungo viaggio e ha chiuso il suo blog. Tornerà prima o poi, non preoccupatevi.

lunedì 11 febbraio 2013

sabato 9 febbraio 2013

I misteri cusiani in radio



Il meteo segnala allarmato come sia in arrivo "The Big Snow" sull’Italia a partire da lunedì. Se azzeccherà o meno la previsione potremo dirlo solo allora. In ogni caso se la sera di lunedì 11 febbraio preferite starvene al calduccio a casa, magari avvolti una bella coperta, e soprattutto se non sapete cosa fare, vi do un consiglio.

Lunedì sera sarò in radio, su Blu Radio per la precisione,  a parlare dei misteri del lago d’Orta e delle terre che lo circondano. Il programma si chiama TRENINBLU – un magazine di attualità locale, musica e cultura condotto da Maurizio Romerio – e va in onda tutti i lunedì in diretta dalle 21.00 alle 23.00.

Sul sito www.bluradio.it potete trovare le frequenze, ma comunque la radio è ascoltabile anche in streaming. C’è anche una pagina Facebook  dove potrete fare delle domande, se volete.

E se già siete su Facebook vi ricordo la pagina del lago dei misteri dove potete trovare immagini, link, notizie e altri contenuti sul nostro bel lago.

martedì 29 gennaio 2013

Una storia d'amore dalle nebbie del passato


Vi ricordate la storia d'amore tra Metelos e Asmina? Ebbene, l'antico vaso ha colpito ancora, suscitando la voglia di raccontarne i retroscena all'amica Luisella che ha scritto questo racconto/articolo, tutto da godere, per Ecorisveglio. 

Devo dire che sono molto contento che il nostro lago continui a scatenare la fantasia dei narratori!


domenica 27 gennaio 2013

Il drago di metallo sull'isola del santo


Sull’Isola di San Giulio si trova un enigmatico oggetto metallico dalla forma di drago. Cosa ci fa un drago all’interno di uno dei luoghi più sacri e antichi della Chiesa novarese? Di cosa si tratta? Quali oscuri misteri nasconde?

Poiché a noi piacciono i misteri, ma soprattutto capire qual è la storia vera che si cela dietro essi, siamo andati a sentire il parere di un’autentica esperta, Fiorella Mattioli, che ne ha parlato alcuni anni fa un convegno dal titolo “Da San Giulio a San Giorgio. Draghi e Basilischi dalle Alpi alla Cina” 

Il ricordo di Satana che poi alla fine la Chiesa deve ridurre all’impotenza – perché l’Apocalisse stessa ci dice che alla fine dei tempi la donna vestita di sole lo schiaccerà definitivamente (ecco tra l’altro il ruolo della Madonna come grande sauroctona, insieme alle sante Marta, Cristina di Bolsena, Margherita d’Antiochia, ma quante altre donne scacciatrici di draghi!) – prende forma in un attrezzo liturgico usato durante le rogazioni, cioè l’antichissimo rito, che vede le sue origini nel V secolo nella diocesi di Vienne in Francia, atto a invocare Dio, la Vergine e i Santi con formule propiziatorie e richieste di liberazione da ogni tipo di male, affinché proteggano il territorio e le campagne e qui con scopi soprattutto propiziatori per la fertilità, ma anche di liberazione.
Chiamato anche “uccellaccio”, il drago delle rogazioni, che si può trovare anche all’isola di San Giulio, aveva una specifica funzione all’interno dell’apparato liturgico, che comunque sempre è un grande apparato scenico. 
Il drago veniva utilizzato appunto nelle rogazioni, cerimonie propiziatorie della natura che venivano fatte proprio in primavera, nel periodo tra san Giorgio e san Marco, in cui si richiedeva l’intervento di tutte le potenze perché ci fossero buoni raccolti, piogge opportune e si impetrava affinché “a peste, bello, malo, libera nos Domino” (“dalla peste, dalla guerra e dal male liberaci o Signore”, ndr). 
Questi riti svolti in forma processionale duravano tre giorni ed erano sempre accompagnati dal drago processionale, che veniva collocato in tre punti diversi della processione e in tre situazioni diverse.
Il primo giorno se ne andava baldanzoso, a capo della processione, con la famosa coda dritta e la bocca piena di fiori (a Parigi addirittura venivano buttati dolci e fiori nella bocca di questo drago che era in vimini, mentre i nostri sono di metallo). 
Il secondo giorno era collocato a metà della processione, ed aveva un aspetto meno fiero, procedendo con la coda allineata al corpo, adorno di pochi fiori L’ultimo giorno, quello del trionfo di Cristo sulle forze del male, il drago chiudeva il corteo, con la coda a penzoloni, l’aspetto mogio e la bocca aperta priva di fiori.

Se volete leggere tutto l’articolo e gli altri interventi di quel convegno potete trovarli qui

La foto è di Daniele Maria Valle che l’ha voluta condividere con noi su Facebook 



sabato 5 gennaio 2013

Audiostorie




Tra il 2010 e il 2012, per la quarta e la quinta stagione della trasmissione Siamo in Onda, ho scritto alcune delle Storie di Siamo in Onda. Potete ascoltarle cliccando sul titolo.


Ci sono storie che prendono il lettore per mano e lo accompagnano lungo percorsi tortuosi, spingendolo verso ripide discese per poi riafferrarlo bruscamente, un attimo prima del precipizio. La storia che vi stiamo per raccontare è una di queste. E nell'ascoltarla qualcuno di voi sarà così bravo da individuare parecchi riferimenti mitologici.
Voce narrante: Fulvio Julita
 


Denaro, sesso, potere: gli ingredienti della vicenda che vi stiamo per raccontare s’incastrano uno nell’altro in maniera tanto precisa da dare forma ad una perfetta storia di fantasia. Eppure qualche piccolo dubbio continuerà a bussare alla vostra mente. E se fosse tutto vero?
Voci narranti di Fulvio Julita, Rossana Girotto e Fabio Giusti


Per chi tra voi soffre di nostalgia - la nostalgia dei tempi andati - abbiamo una storia che si ispira ad una vicenda ascoltata dalle parti di Madonna del Sasso, sul lago d’Orta. 
Voce narrante William Facchinetti Kerdudo.


Sfogliando le pagine di antichi libri di magia potreste scoprire tante cose sul conto dei draghi: chi sono, come vivono e soprattutto come liberarsi di loro. Ce n’è uno in particolare di cui dovreste avere paura. È il protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.
Voce narrante di Fabio Giusti


Dai secoli più bui del medioevo ecco un’antica leggenda rivisitata da Andrea Del Duca. È una storia che ci parla della nascita di un misterioso alfabeto, usato dai popoli germanici per la scrittura. E per oscuri rituali di magia. 
Voci narranti di Laura Cafici e Fabio Giusti


Se un insistente ronzio da qualche tempo assedia la vostra mente, avete due possibilità: ignorarlo oppure cercarne la causa. In ogni caso ciò che vi aspetta non sarà molto diverso da quanto è successo al protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.
Voce narrante di Fulvio Julita



Hidebehind – o Nascondidietro, come potremmo tradurre il suo nome – è una creatura misteriosa, un animale leggendario, un mostro, che inquieta il sonno di generazioni di americani, compreso quello di un uomo, un emigrante italiano, in fuga dal proprio passato. Quell’uomo è il protagonista della storia che vi stiamo per raccontare.
Voce narrante di Fulvio Julita


La storia che vi stiamo per raccontare è un viaggio indietro nel tempo, in un epoca in cui scienza e magia erano una sola materia. O così almeno pensava la gente. E in quell’epoca tanto remota, se aveste chiesto alla gente chi fosse il più grande mago della regione, vi avrebbero indicato tutti lo stesso uomo: Mastro Girolamo.
Voce narrante di Fabio Giusti


L'incontro tra due culture molto diverse è sempre problematico. Ma cosa succede quando ad incontrarsi sono mondi diversi? Scopritelo nella storia che vi stiamo per raccontare.
Voce narrante di Fulvio Julita 



lunedì 31 dicembre 2012

Auguri!


L'alba di un nuovo giorno sta per sorgere. 
Un nuovo anno sta per iniziare.
I profeti di sciagura, sedicenti interpreti dei Maya, si sono dissolti come vampiri all'alba del 22 dicembre.

Non sono notizie da prima pagina (anche se molti  telegiornali con esse riempiranno l'edizione di oggi e quella di domani), sono d'accordo con voi.

Ma voglio augurarvi lo stesso un buon 2013.

giovedì 20 dicembre 2012

Il giorno prima della fine del mondo



Ricordo che anni fa ci raccontavano di come gli uomini attorno all’anno Mille fossero stati presi dall’oscuro timore di una imminente fine del mondo. Ne parlavano con un sorriso di compatimento per gente che viveva nei “secoli bui” dominati dall’ignoranza e la superstizione.

Eravamo però negli anni Settanta e in televisione furoreggiavano telefilm come “Spazio 1999” e si pensava che nel Duemila l’umanità avrebbe avuto a disposizione impensabili strumenti tecnologici, avrebbe dialogato con computer intelligenti e sarebbe partita per colonizzare lo spazio.

Le cose sono andate un po’ diversamente, come sappiamo. Abbiamo internet e la connessione globale, ma poche donne portano i capelli viola. Nessuna, che io sappia, le aderentissime divise di maglia metallica delle bellissime ragazze che costituivano il reparto scelto di stanza permanente su Base Luna. A dire il vero non ho mai capito per quale motivo occorresse superare un concorso di bellezza per far parte di questo corpo speciale di stanza sul nostro satellite, ma all’epoca ero troppo giovane per interessarmi di queste cose ed ero molto più affascinato dagli UFO che sbucavano ruotando dallo spazio profondo per conquistare la Terra, in un altro telefilm di successo. Ma non divaghiamo.

Non erano anni facili i Settanta, c’è da dire. Tra la crisi economica e il terrorismo che insanguinava le strade e le piazze c’era poco da stare allegri. Oltretutto ci trovavamo in mezzo a due superpotenze che si guardavano in cagnesco con il dito pronto a schiacciare il pulsante dell’Apocalisse Atomica. Eppure, salvo qualche setta di mattoidi, nessuno parlava di fine del mondo. 

Superato il giro di boa dell’anno Duemila, coi suoi timori millenaristici, sono arrivati i Maya, o quanto meno la loro interpretazione apocrifa. Domani, 21 dicembre 2012 finirà il mondo. Anzi no, ha corretto qualcuno, la data è sbagliata e forse va spostata alla primavera del 2013. Anzi no, non si tratta di fine del mondo ma dell’inizio di una nuova era di maggiore consapevolezza ha precisato qualcun altro, forse temendo di essere smentito dagli eventi come è successo ai tanti profeti di sventura che nei secoli hanno predicato l’imminente fine del mondo.

Ovviamente non so cosa accadrà domani, perché nessuno conosce il futuro. Certamente da alcuni anni, dal 2001 almeno (o forse in quell’anno ce ne siamo drammaticamente resi conto), stiamo assistendo se non alla fine del mondo alla fine di un mondo, il nostro. La società occidentale è in piena decadenza, economica e spirituale. Le energie che l’hanno sostenuta e fatta crescere sembrano averla abbandonata ed essere migrate in altri continenti.

La fine di una storia è però sempre l’inizio di un’altra. I Maya parlavano di cicli storici che si rinnovavano. Al di là del sistema di calcolo adottato, su cui si potrebbe discutere a lungo, in quello avevano ragione. Cosa accadrà da domani lo sapremo solo vivendo, per citare una famosa canzone. Molto, in ogni caso, dipenderà da noi e dalla nostra volontà di rendere il mondo un posto migliore in cui abitare.  



venerdì 7 dicembre 2012

Come una maledizione



«Si trova là, nel lago!» 
La donna indica un punto imprecisato tra la riva e l’isola di San Giulio. L’acqua è immobile, come è frequente nelle fredde mattine invernali, ma io so che sotto la superficie a specchio del lago d’Orta si muove un mondo che ben pochi conoscono. Pesci in gran numero, di varie specie, forme e dimensioni, compresi alcuni alieni che da qualche tempo vi si sono insediati, colonizzando il nuovo mondo grazie ai loro esoscheletri robusti come corazze e ad un set di armi da far invidia a Predator.
Non ci sono solo animali là sotto però. Mi hanno parlato di fondali che improvvisamente si muovono, lasciando scoperti larghi tratti di roccia in cui appaiono incongrui fori. Come se qualcuno si fosse messo a bucare la roccia, ma a profondità incompatibili con tutto quello che sappiamo della storia del lago. Mi hanno mostrato le foto di rocce che sembrano rozzi idoli scolpiti, ma anche questo è ovviamente impossibile. E mi hanno raccontato questa storia, che ho voluto verificare di persona.
«La pietra è là davanti» ripete la donna. «E c’è una scritta su di essa.»
Mi chiedo chi possa aver avuto l’idea di incidere una scritta immergendosi a vari metri di profondità. O ci fu un tempo in cui il lago era sensibilmente più basso di oggi? O forse qualcuno l’ha gettata in acqua?
«Quando mi vedrete, piangerete».
Questo è ciò che sta scritto in quella rozza lapide forse neppure sbozzata. Cosa significhi nessuno lo sa. Non è dato nemmeno sapere in che lingua sia incisa: italiano, latino, celtico o forse etrusco? E se così fosse non si comprende come la donna, che non è un archeologa, potrebbe averla decifrata. 
Del resto i sub che l’hanno cercata non hanno trovato nulla a parte un altro strano masso pieno di chiodi, dicono.
Ma si sa, questo è il lago dei misteri. E conserva molto bene i suoi tanti segreti.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.