venerdì 31 luglio 2015

Tolkien e il Libro dei racconti perduti

Nel 1916, ancora convalescente per la “febbre di trincea” Tolkien comprò un quaderno e sulla copertina scrisse “Libro dei racconti perduti”. 

Con il cuore pieno d’amore per Edith e gli occhi dell’orrore della guerra, compose il primo racconto completo, che ruotava attorno alla “Città dai Sette Nomi, dove chiunque combatta contro Melkor può trovare speranza”. 

Il titolo era “La caduta di Gondolin”, che diventerà poi uno degli episodi del Silmarillion.

mercoledì 29 luglio 2015

Ritorno a casa



Poco meno di cinque mesi fa il fuoco irrompeva nella mia vita e nella mia casa, costringendomi a una fuga precipitosa e a un lungo esilio, peraltro trascorso in una comoda e bella abitazione sul lago d'Orta, messaci generosamente a disposizione.

Oggi, finalmente completati i lavori di recupero, si torna a casa!

Nota per gli impressionabili: non ero dentro la camicia qui sopra al momento del disastro. Tutti noi siamo rimasti illesi, fortunatamente.

domenica 26 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Quarta parte



Martedì, ore 17

Anche se la pioggia era un po’ diminuita, era stata superata la quota 196.81 fissata dalla Prefettura quale livello di esondazione generale del lago. Tutta l’area a valle della strada del Sempione era a rischio.
«Non può piovere per sempre, Maresciallo.». 
«Ma può sempre piovere troppo, Martelli. Non fare il filosofo e dammi il referto del medico, che è meglio.» 
La morte era avvenuta circa dodici ore prima del ritrovamento del cadavere. Maccagno era stato ucciso con un violento colpo alla testa inferto dall’alto verso il basso con un corpo contundente. La ferita coincideva con la base della statuetta del San Carlone, immersa nella cassetta del water, dopo essere stata accuratamente lavata. Dalla cassetta antinfortunistica del bagno mancavano i guanti di lattice, usati per manipolare l’oggetto.
Questo portava ad escludere ulteriormente che l’omicidio potesse essere opera di un ladro o di un balordo entrati per rubare e sorpresi dalla vittima. L’assenza di impronte anche nell’ufficio suggeriva inoltre che l’assassino fosse stato attento a non lasciare tracce e a cancellare quelle esistenti. 
«Notizie del Rosati?»
«È finito nei guai cinque anni fa, quando ad un controllo è risultato in possesso di pochi grammi di marijuana. Inoltre ha collezionato varie multe tra cui una per guida in stato di ebbrezza. Stiamo cercando di rintracciarlo.»
«Cosa mi dici della Zoppi?»
«Ha un appartamento di proprietà in cui vive da sola essendo separata dal marito. Ha due passioni: i gatti e il karatè. È cintura marrone e dicono che sia pure brava.»
Bussarono alla porta. 
«Maresciallo, abbiamo i tabulati telefonici» Spadaro entrò con un foglio in mano. «Nel pomeriggio di martedì sono state effettuate due lunghe chiamate dal fisso indirizzate allo studio commercialista della Maccagno Editore. Dal cellulare del Maccagno sono partite invece quattro chiamate, nessuna in entrata. La prima è alle 15.17, dura cinque minuti ed è diretta al cellulare di Maccagno Arturo. È lo stesso numero su cui l’abbiamo rintracciato. A questa stessa utenza è stata indirizzata l’ultima chiamata, alle ore 18.41, durata un minuto e 34 secondi. Il ricevente risulta agganciato ad una cella di Mantova. Alle 16.10 è stata effettuata una chiamata di otto minuti verso un numero intestato a Mogano Giovanni. Alle 16.57 il Maccagno ha fatto una telefonata di dodici minuti a Terzi Aldo.»
«Terzi è lo scrittore di punta della casa editrice» commentò De Lorenzi. «Ma dove ho sentito il nome di questo Mogano?»
Controllò i suoi appunti. 
«Ecco qua. È il nome del primo dei romanzi scartati. Aspetta, lasciami il foglio dei tabulati: voglio sentire Mogano e Terzi per capire di cosa hanno parlato con Maccagno. Spadaro, leggiti tutti i dattiloscritti già che ci sei e vedi se ci sono appunti.»


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Parte 8
Parte 9


venerdì 24 luglio 2015

La sacra missione di Tolkien


Nel 1911 Tolkien e tre suoi amici con cui frequentava la King Edward’s School a Birmingham, Rob Gilson, Geoffrey Bache Smith e Christopher Wiseman fondarono una società semi segreta chiamata “T.C.,B.S.” (Tea Club, Barrovian Society). 

Il nome alludeva al fatto che le loro riunioni, in cui discutevano di mitologia e lingue antiche, libri e musica, si svolgevano ufficialmente nella sala da tè vicino alla scuola in Barrow Street e, segretamente, nella biblioteca della scuola. 

Con lo scoppio della guerra si trovarono al fronte, in compagnie diverse. Tolkien incontrò G.B. Smith prima di andare all’attacco durante la Battglia della Somme. Tornò stanchissimo, dopo aver combattuto per quasi 60 ore di fila, ma era  praticamente illeso, mentre molti suoi compagni erano stati uccisi o feriti. Nel campo di Bouzincourt trovò una lettera di G.B. Smith che lo informava che Rob Gilson era caduto il primo giorno dell’attacco con altri 19 mila, falciati dalle mitragliatrici tedesche. 

In un’altra lettera Smith gli scrisse di essere rimasto profondamente scosso dalla morte dell’amico e gli affidò un solenne impegno, una missione sacra: quelli di loro che fossero sopravvissuti avrebbero dovuto portare avanti la fiamma dei “T.C.,B.S.” e creare qualcosa di cui anche coloro cui la morte aveva impedito di farlo, avrebbero potuto essere fieri. 

Pochi mesi dopo, ancora convalescente per la “febbre di trincea” portata dai pidocchi, Tolkien apprese che anche Smith era morto per le ferite andate in cancrena.

mercoledì 22 luglio 2015

Alla corte del Dahu. Gli esseri fatati valsesiani






La mostra, allestita nella suggestiva atmosfera della Chiesa di San Carlo annessa alla Pinacoteca di Varallo, si propone di descrivere alcuni degli esseri fatati che popolavano l’immaginario delle antiche comunità valsesiane. A prendere forma attraverso dipinti e sculture, saranno ninfe, folletti, nani, gnomi, streghe, spiriti di defunti, draghi, serpenti ed altri esseri fatati che, nella percezione degli antichi abitatori della valle, popolavano montagne, alpeggi, gole, torrenti ed influenzavano la vita quotidiana dei valligiani in un rapporto fantastico e sacrale con lo spazio alpino e la magia della natura, quest’ultima illustrata per l’occasione da alcuni ‘rappresentanti’ delle collezioni naturalistiche del Museo Calderini.

domenica 19 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Terza parte


Martedì, ore 14

Arturo Maccagno era un giovane alto dall’aria simpatica. Di quelli venuti al mondo con l’arte innata di vendere bene la propria immagine e i prodotti ad essa associati.
«Povero zio» commentò «non meritava di finire così. Avete idea di chi è stato? Un ladro?»
«Non ci risulta che sia stato rubato nulla, ma su questo ci potrà aiutare lei. In questo momento, comunque, tutte le piste sono aperte. Avremmo bisogno di parlare anche con suo cugino Mauro Rosati, ma non riusciamo a rintracciarlo. Cosa ci può dire di lui?»
«Sono anni che non lo vedo.»
«Nemmeno per il funerale di sua zia?»
«Non mi piace essere ipocrita» Maccagno si appoggiò allo schienale e congiunse le punta delle dita davanti a sé. «Mia zia ha fatto delle scelte che la famiglia non ha mai condiviso e, purtroppo per lei, ne ha pagato le conseguenze. Suo marito era un violento e un alcolizzato che è morto troppo tardi per quello che mi riguarda. Al funerale andò mio zio, che peraltro si fece carico anche dei costi, dal momento che quel fannullone di mio cugino, che sta seguendo l’esempio di suo padre, non voleva pagare per seppellire sua madre.»
«Nonostante questo erediterà una parte del patrimonio.»
«So che gli ha detto di non farsi più vedere se fosse finito di nuovo nei guai, ma che altro poteva fare? Diseredarlo? In fondo mio zio era un buono.»
«Lei no?»
«Io credo che nella vita si debbano conquistare le cose. Detto questo mio zio era sano di mente e capace di intendere e di volere. Quindi liberissimo di decidere cosa fare di quanto ha costruito con le sue mani.»
«Quando ha sentito l’ultima volta suo zio?»
«Ieri pomeriggio.»
«Ha notato qualcosa di strano?»
«A dire il vero una cosa ci sarebbe. Posso dirle una cosa in via confidenziale?»
«Signor Maccagno, stiamo parlando di un omicidio!»
«Mi scusi, ma non ha a che vedere con questo. È che stavo guidando…»
«Ho capito. Martelli, non verbalizzare quello che sto per dire.»
L’appuntato smise di battere sulla tastiera.
«Allora signor Maccagno, ha ricevuto una telefonata. Non mi interessa sapere se stesse usando o meno l’auricolare. Possiamo riprendere?»
«Certo, il fatto è che dopo poco ho visto una pattuglia della polizia e ho chiuso bruscamente la telefonata.»
«La prossima volta si ricordi che è pericoloso guidare usando il cellulare. Ora riprendiamo. Che cosa le ha detto?»
«In realtà mi ha chiamato due volte mentre stavo andando a Modena. La prima per dirmi che aveva per le mani un ottimo romanzo giallo e che non vedeva l’ora di farmelo leggere. Più tardi mi ha richiamato dicendo che c’era una cosa strana di cui voleva parlarmi. Proprio in quel momento ho dovuto agganciare. Avrei voluto richiamarlo, ma ero in ritardo per la riunione. Poi mi hanno invitato a cena e mi sono dimenticato. Quando mi è venuto in mente era tardi e ho pensato fosse meglio rinviare all’indomani. Mi spiace doppiamente: non solo è stata l’ultima volta che l’ho sentito, ma forse voleva dirmi una cosa importante.»
«Ancora una cosa» gli mise davanti le fotografie dell’ufficio. «Le sembra manchi qualcosa?»
«Non saprei, detto così è difficile…» Maccagno esaminò attentamente le immagini. «Un momento! Manca una statuetta che si trovava qui, sulla libreria dietro la scrivania. C’erano due statuette e la targa, premi ricevuti dalla casa editrice e da mio zio.»
«Aveva un valore commerciale?»
«Non direi. Sono premi, non opere d’arte.»
«Potrebbe descrivermela?»
«Posso fare di più. Ho una foto scattata quattro anni fa» le dita presero a scorrere velocemente sullo schermo del cellulare. «Ecco, guardi!»
Si vedeva Giorgio Maccagno sorridente sulla riva del lago, in compagnia di un uomo alto e pelato. Reggevano una statuetta raffigurante il San Carlone in miniatura.
«Era il giorno in cui abbiamo vinto il Premio Internazionale del Lago Maggiore. Quello alla sinistra dello zio è Aldo Terzi. “Tu ed io per sempre” quell’anno fece il botto: centomila copie vendute e trattative in corso per i diritti cinematografici.»


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venerdì 17 luglio 2015

L'amore di Tolkien per gli alberi

Tolkien amava molto gli alberi. Un giorno incontrò una sua vicina, l’anziana signora Agnew, molto preoccupata per l’idea che il pioppo di fronte a casa potesse cadere sulla sua abitazione e distruggerla. Gentilmente riuscì a convincerla dell’assurdità di questo timore: la pianta era già stata sfrondata e potata, perciò era più facile che la casa crollasse prima dell’albero. 


Quella notte sognò la vicenda e al risveglio scrisse quello che è considerato il suo racconto più autobiografico ed era il più amato dalla famiglia, “Foglia di Niggles”, pubblicata nel volume “Albero e foglia”.

mercoledì 15 luglio 2015

A6 Fanzine 33



Per l’estate 2015 ecco il nuovo numero di A6 Fanzine, dedicato ai telefilm e alle serie tv. Ecco come lo presentano le curatrici, Isa e Sara:

“I telefilm, come noi bambini nati negli anni '70/ '80 adoriamo ancora chiamare, col passare degli anni hanno generato non solo una molteplice scelta tra trame fantasy, horror, comiche, romantiche e d'azione, ma continuano a generare stupore, sia per la creatività e sia per l'accuratezza nella realizzazione, dalla storia ai costumi.

Se in passato ci siamo emozionati con la streghetta di "Strega per amore (I Dream of Jeannie)", la piccola "Super Vichi", "The Chips" e molti altri ancora, ora i nostri telefilm/serie tv spaziano tra magnifici scenari fantastici e la realtà, tanto da chiederci talvolta se noi stessi ne siamo i protagonisti ignari.

Da "A-Team" a "Friends", da "The Walking Dead" al "Trono di Spade", passando anche per "House of Cards" e "Doctor Who", gli artisti di questo numero si sono divertiti a rivivere i loro ricordi ed a celebrare le nuove sfere delle serie tv odierne.

Un numero speciale e da collezione questo di A6 Fanzine, con una chicca speciale riguardo "Diabolik", una serie tv in lavorazione che porterà in giro per il mondo "Il Re del Terrore", grazie a una intervista a Mario Gomboli, direttore della casa editrice Astorina, che ci ha raccontato qualcosa riguardo la serie. Non perdete inoltre l'albo speciale di Diabolik, in uscita il 15 Luglio 2015. Da collezionare anche questo per essere pronti all'uscita della serie.”

Se volete scoprire di più sui contenuti e scaricarlo liberamente, seguite questo link.

All’interno trovate anche un racconto dell’Errante, dedicato a una celeberrima serie di fantascienza dei primi anni settanta…


domenica 12 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Seconda parte

Martedì, ore 10.30

Giuliana Zoppi, cinquantasette anni per un metro e settanta di altezza, due freddi occhi azzurri dietro gli occhiali da segretaria. Aveva ritrovato una composta efficienza che doveva essere il suo abito naturale.

«Sono arrivata in ufficio alle otto, come mio solito» raccontò «Ho notato che la porta era socchiusa e sono entrata. Spesso il signor Maccagno arriva alle 7,30. Voglio dire, arrivava…»

«È mai capitato che la sera facesse tardi in ufficio?»

«Il mio orario è dalle 15 alle 19. Lui normalmente si fermava per terminare di leggere i romanzi inviati dagli scrittori. Mai oltre le 20 perché a quell’ora andava a cena.»

«Chi avrebbe potuto notare il suo ritardo?»

«Nessuno. Viveva solo da quando è rimasto vedovo.»

«Ricevete tanti manoscritti?»

«Almeno una dozzina al giorno. Maccagno sosteneva che la maggior parte sono porcheria e li buttava nella scatola dopo le prime pagine.»

«E quelli interessanti?»

«Li metteva in una cartelletta per riesaminarli in seguito.»

«Aveva qualche nemico? Qualcuno che potesse desiderare la sua morte?»

«Si dice che chi ha carattere abbia un pessimo carattere. Quando s’infuriava poteva essere molto sgradevole, ma in fondo era una brava persona.»

«Parenti?»

«Due nipoti. Arturo Maccagno lavora con noi per la parte commerciale. Il padre era deceduto dieci anni fa in un incidente stradale, la madre morì sei mesi dopo. Anche per questo l’aveva preso a lavorare qui. L’altro si chiama Mauro Rosati e vive a Roma. È il figlio di una sorella di Maccagno, morta a Roma l’anno scorso di tumore. »

«Ha notato qualche cosa strana successa negli ultimi giorni?»

«Forse non ha importanza, ma una cosa c’è. Ieri pomeriggio sono stata molto impegnata al telefono col commercialista. In una pausa Maccagno è uscito e mi ha chiesto chi fosse l’autore di un manoscritto. Di solito chi li manda aggiunge una lettera di presentazione. Questo invece era accompagnato solo dal biglietto “Spero sia di Suo gradimento. Cordialmente. Bien”.»

«Si ricorda che ora fosse?»

«Attorno alle 16. Comunque non dopo le 17 perché sono uscita due ore prima per castrare Bob.»

«Prego?»

«Bob è appena arrivato. Siccome ci sono altri gatti continuava a urinare in casa.»

«Gli ha dato il benvenuto insomma» sorrise De Lorenzi. «Quando vengono svuotati i cestini?»

«Normalmente il sabato mattina. Viene la donna e cambia il sacchetto. Qualche volta ci penso io, se è necessario. Perché?»

«Perché oggi è mercoledì e non c’è nessun sacchetto nel cestino.»

«Strano, io non l’ho toccato questa settimana.»



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Parte 9


venerdì 10 luglio 2015

Tolkien e lo Spirito della Montagna



Un mistero aleggia attorno a questa cartolina che riproduce un dipinto di Josef Madlener (1881-1697) dal titolo “Der Berggeist” (Lo spirito della montagna) che ritrae le Torri del Vajolet, sulle Dolomiti. 
Tolkien vi scrisse a mano sul retro “ispirazione per Gandalf” e a lungo si è creduto che la cartolina fosse stata acquistata durante il viaggio in Svizzera del 1911. Tuttavia la figlia di Madlener dimostrò che il dipinto fu realizzato solo attorno al 1925 e in seguito utilizzato per realizzare delle cartoline natalizie.
Come e quando Tolkien ne sia entrato in possesso rimane un enigma.

mercoledì 8 luglio 2015

Piccola storia di un cactus



C’era una volta un piccolo cactus. O per meglio dire c’era una volta una grande famiglia di piccoli cactus che ebbe la ventura di abitare sul balcone di un personaggio decisamente negato per la coltivazione e, a sua maggior colpa, inclinato invece a una inconcludente meditazione filosofica.

Poiché difficilmente le disgrazie vengono da sole, un giorno avvenne che un evento del tutto fortuito costringesse l’inadempiente annaffiatore del cactus ad allontanarsi dalla già scarsa cura della sua piantina.

Solo e dimenticato da tutti il piccolo cactus dovette arrangiarsi con quello che passava il convento. Piccole gocce di pioggia rimbalzate oltre i limiti, qualche acquazzone un po’ più forte e un po’ più di stravento del solito. Piccole cose, insomma, capaci di far perdere la speranza a qualsiasi cactus. Ma il nostro era di quelli duri a morire. Di quelli per intenderci simili a quei gattini intirizziti che ti si presentano alla porta con in corpo le poche energie necessarie a emettere un flebile miagolio, ma che passato qualche mese, ben pasciuti e cresciuti, diventano delle teppe di prim’ordine, dei veri gattacci di quartiere che per quante volte i ragazzacci tentino di affogarli loro sono sempre lì a grattare alla porta. Mentre non sempre lo stesso si può dire dei ragazzacci…

Potete quindi immaginare la sorpresa del nostro padrone di casa quando un giorno, rimesso piede sul balcone dopo quattro mesi, vide accanto alla famigliola di cactus raggrinzita dalla siccità, ma di cui già conosceva la capacità di recupero, un’altra piantina grassa che aveva data per morta nell’autunno precedente.

Immediatamente, sopraffatto da una gioia difficile da comprendere a chi non l’abbia mai provata, il nostro corse a prendere dell’acqua con cui annaffiare tutte le piante.

E il suo piccolo gesto d’affetto fu ancora una volta ricambiato dal cactus, che in breve cominciò a rinverdire. Accanto alla sua ritrovata amica. 

domenica 5 luglio 2015

Quota 200. Un racconto giallo. Prima parte



Martedì, ore 8.00


Da settantadue ore le nuvole scaricavano pioggia sul Lago Maggiore. Quota 195, che segna il livello di guardia, era stata superata la sera precedente, ma era il ritmo con cui il livello dell’acqua cresceva a mettere paura: 170 centimetri al giorno non si erano mai visti, nemmeno durante l’alluvione del 1993. A quel ritmo l’indomani avrebbe superato la quota 197,55 registrata nel 2000. E in 48 ore avrebbe raggiunto quota 200 registrata il 4 ottobre 1868, quando due terzi di Stresa erano stati inondati. 

Rivolse un pensiero al "Regolamento sulle Uniformi per l'Arma dei Carabinieri" che vietava l’uso dell’ombrello ai militari in divisa, senza distogliere gli occhi dalla piena silenziosa che cresceva ogni minuto. 

In quel momento squillò il cellulare.

«Maresciallo De Lorenzi» era la voce del brigadiere Spadaro. «Dovrebbe venire subito. Abbiamo un morto.»

«Annegamento?»

«Nossignore, omicidio.»

«Avete identificato la vittima?»

«È Giorgio Maccagno.»

«L’editore? Dove vi trovate?»

«La segretaria ha trovato il cadavere in ufficio e ci ha chiamati. Gli hanno fracassato il cranio.»

«Arrivo.»

Diede un’ultima occhiata al livello del lago, fece un cenno di saluto ai volontari della protezione civile che monitoravano la situazione e salì in macchina. 

«Andiamo Martelli» disse al giovane appuntato alla guida. «Qualcuno ha pensato che questo fosse il tempo giusto per uccidere.»

Negli uffici della Maccagno Editore trovarono Spadaro con una donna bionda, molto magra, seduta su una sedia, che si stava soffiando il naso con un fazzoletto. Il brigadiere lo salutò. 

«La signora Giuliana Zoppi ha effettuato la scoperta.»

«Sono desolato signora Zoppi» annuì De Lorenzi. «L’appuntato Martelli l’accompagnerà in caserma per raccogliere la sua deposizione. Più tardi dovrò farle alcune domande.»

L’ufficio di Maccagno era arredato con sobria eleganza. Oltre a varie librerie piene di volumi c’erano un tavolo da riunione e una scrivania. Su questa giaceva il cadavere, seduto sulla poltroncina girevole, con la testa leggermente reclinata sul lato destro sotto cui stavano gli occhiali da lettura. Il sangue fuoriuscito dalla ferita si era sparso sul piano, cadendo a gocce sul pavimento. Il braccio sinistro pendeva rigido lungo il fianco, il destro era ripiegato sotto il busto.

Sul piano, oltre allo schermo del computer, la tastiera e il mouse c’erano alcune penne e una cartelletta di cartone azzurra con la scritta “interessanti”. De Lorenzi girò attorno alla scrivania. Sul pavimento c’era una scatola di cartone piena di fogli. Sul primo stava scritto “Omicidio a chiare lettere, di Giovanni Mogano”. Il cestino invece era vuoto.

Sulla libreria retrostante oltre ai libri si trovavano pochi oggetti. Un gatto ombrellaio, premio ai benemeriti del Vergante, e una targa della Camera di Commercio per il cinquantesimo di attività.

«Giorgio Maccagno» il brigadiere lesse gli appunti «nato a Verbania il 22 aprile 1953. Iniziò l’attività nella libreria del padre, in seguito diventata una piccola casa editrice.»

«Non troppo piccola» osservò De Lorenzi. «Quanto meno dopo il successo di quel romanzo per adolescenti. Mia figlia Camilla lo adora.»

«Piccola ma agguerrita. Hanno anche una serie gialla e libri di storia locale.»

In quel momento entrò il medico. 

«Lo lascio a lei, dottor Mastrangeli: mi faccia avere il referto quanto prima. Spadaro, torno in caserma mentre voi completate i rilievi.»



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venerdì 3 luglio 2015

Tolkien e le Alpi

Nelle vacanze estive del 1911 Tolkien compì un lungo viaggio a piedi attraverso le montagne svizzere da Interlaken a Zermatt. Abituato ai paesaggi collinari inglesi, la visione delle nevi perenni del Silberhorn colpì profondamente la sua immaginazione e divenne il Silvertine (Celebdil) della Terra di Mezzo dove Gandalf combatté il Balrog nella Battaglia dei due picchi. 

Più in generale, in una lettera del 1968, Tolkien indicava quell’esperienza come fonte d’ispirazione per l’attraversamento delle Montagne Nebbiose da parte di Bilbo.

mercoledì 1 luglio 2015

Gatti e magie del lago d’Orta




Maurizio Leigheb, personaggio e artista versatile, giornalista, scrittore e reporter, ha acquistato fama soprattutto come esploratore, etnologo e documentarista televisivo, autore di oltre 100 cortometraggi per la Rai e Canale 5. 

Fin da ragazzo ha dimostrato anche una spiccata attitudine per il disegno e la pittura. Figlio d’arte (il nonno era un famoso attore comico del teatro dell’800 che si dilettava di pittura, mentre il padre, oltre che medico, era un apprezzato caricaturista, pittore e scultore), ha cominciato a dipingere quando era molto giovane, frequentando lo studio di noti artisti italiani come Luigi Bartolini e Filippo Usellini, e partecipando a varie collettive. 

Della sua produzione pittorica sono soprattutto da ricordare la personale allestita ad Orta nel 1969, dedicata agli incontri e ricordi dei suoi lunghi viaggi in Oriente, presentata dallo scrittore Sebastiano Vassalli, candidato al premio Nobel per la letteratura, e la recente mostra di successo “Insula”, al palazzo del Broletto di Novara (settembre-ottobre 2014), presentata dal critico Raul Capra e dallo stesso Vassalli.

Con quest’ultima mostra ha iniziato il nuovo e originale ciclo pittorico dedicato all’isola di S. Giulio e al Lago d’Orta, luogo incantato della sua infanzia, alle sue genti e ai suoi gatti, che propone e sviluppa anche in questa esposizione.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.