venerdì 27 febbraio 2015

L'eredità di J.R.R. Tolkien



Christopher Tolkien (n. 1924) è il terzo dei figli di Tolkien. Partecipò alle riunioni degli Inklings e contribuì con idee e consigli alla nascita del Signore degli anelli. Sue sono le mappe originali della Terra di Mezzo. 

Sempre a lui si deve l'edizione dei manoscritti e degli appunti sparsi del padre, talora contraddittori, confluiti in varie opere postume, come il "Silmarillion" (1977).

mercoledì 25 febbraio 2015

Nessuno è arrivato in città

Nessuno

Uno straniero giunge in un paese diviso da una lotta senza quartiere tra due fazioni ugualmente feroci. Lo sconosciuto, di cui nessuno conosce il vero nome, si mette al servizio di entrambe, apparentemente per un pugno di dollari. Il vero scopo del suo operare si svelerà man mano: distruggere entrambi i clan aizzandoli l’uno contro l’altro, liberando finalmente il paese oppresso dalla loro violenza.

Aggiungete la regia di Sergio Leone, la colonna sonora di Ennio Moricone, il volto impenetrabile di Clint Eastwood e un cattivo straordinario come Gian Maria Volonté e avrete tutti gli ingredienti per un film, “Per un pugno di dollari” (1964), che partito in sordina come una produzione minore divenne uno dei maggiori successi della storia del cinema western, lanciando la stagione degli “spaghetti western” che rinnovarono il genere.


domenica 22 febbraio 2015

Un occhio di sangue sulla città delle luci




Sono rimasto solo a scrutare con il mio unico occhio le vie della Ville Lumière, come uno dei tanti gargouille che l’osservano dall’alto di Notre Dame. 

Avevamo il compito di difenderla ad ogni costo, ventimila uomini per fermare l’ondata che si è abbattuta sulle spiagge della Normandia ed è dilagata all’interno spazzando ogni cosa. Un compito impossibile per degli eroi. E la maggior parte di noi non lo era. In questi quattro anni i più hanno trascorso i giorni a leggere carte e le notti a guardare ballerine. 

E ora, nell’ora suprema, con la città insorta che è diventata un’unica barricata contro di noi e i parigini ovunque a darci la caccia come a ratti, il comandante ha disatteso gli ordini e si è arreso. Ma la resa, per noi francesi che abbiamo scelto di indossare un’uniforme tedesca, significa morte. 

Abbiamo creduto alla promessa di un impero millenario e quando questo ha alzato bandiera bianca siamo restati come innamorati sedotti e disillusi da un’amante perversa e crudele. 

Io sono l’ultimo e cerco, nel mirino del mio fucile da cecchino, un’uniforme americana indossata da un ufficiale francese per aprire un occhio di sangue sulla sua fronte. In attesa dell’inevitabile fine.




Il racconto è stato scritto per il n. 26 di A6 Fanzine, il cui tema era Paris!

Durante l’occupazione nazista della Francia migliaia di uomini e donne si unirono alla Resistenza, collaborando attivamente con gli Alleati, prima e dopo lo sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944.

Molti altri però, dando ascolto al messaggio lanciato dalla radio da Philippe Pétain il 30 ottobre 1940, decisero di collaborare con i tedeschi. La loro sorte, se catturati dai partigiani, era una sola: secondo le memorie del Generale De Gaulle, furono eseguite senza processo oltre 10 mila fucilazioni.

La difesa di Parigi era stata affidata al generale tedesco Dietrich Von Choltitz. Hitler gli diede l’ordine di ridurre in cenere la città, se fosse stato costretto alla ritirata. Tra il 18 e il 25 luglio 1944, con le divisioni alleate che si avvicinavano velocemente, i parigini insorsero innalzando barricate ovunque.

Von Choltitz, comprendendo che la situazione era ormai insostenibile, decise di disattendere gli ordini di distruzione del Furher e si arrese con la sua guarnigione il 25 agosto 1944. Mentre i soldati del Generale De Gaulle seguiti dagli Anglo Americani sfilavano per le vie della città, l’estrema difesa della città fu assunta da un pugno di dannati, per lo più collaborazionisti francesi che sapevano di non avere alternative. Lo stesso De Gaulle fu bersagliato durante la sfilata per la liberazione.

La caccia ai cecchini appostati sui tetti e in alcuni punti strategici fu l’ultimo sanguinoso atto della battaglia. 


venerdì 20 febbraio 2015

Tolkien e l'origine delle rune

Codex runicus 

L’alfabeto runico era quello anticamente utilizzato dalle popolazioni germaniche, come gli Angli e i Vichinghi. Oltre al valore fonetico, le rune erano cariche di significati magici. Secondo “Hávamál” ("La canzone di Harr, l'eccelso", in lingua norrena) il capo degli dei e il signore della magia, Odino, per impadronirsi del segreto delle rune si sacrificò a se stesso, trafiggendosi con una lancia dopo essersi impiccato a Yggdrasill, l’immenso frassino cosmico. 

Per nove intere notti rimase appeso e

“Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là."

Tolkien, che era un profondo conoscitore della materia e che nei primi anni trenta aveva creato il gruppo dei “Kolbitar” con lo scopo di leggere le antiche saghe islandesi, attinse alle rune come forma di ispirazione per la scrittura delle lingue che andava creando per il suo mondo.


mercoledì 18 febbraio 2015

Nessuno nella Bottega del Mistero


Mercoledì prossimo sarà pubblicata la seconda puntata della Bottega del Mistero. 


Il filo conduttore dell’edizione 2015 sono le Rune, ma per il mese di febbraio sono incappato in un problema di non poco conto.

La runa della fine febbraio, di cui in teoria si dovrebbe parlare, fu malauguratamente scelta dai nazisti come simbolo per le famigerate SS. Ora, sul rapporto tra l’antico spirito germanico e il nazionalsocialismo credo che il giudizio migliore sia quello espresso da Tolkien, che di antiche rune se ne intendeva.

Si potrebbe pertanto correttamente ignorare la perversione moderna del simbolo e considerarne i significati antichi. 

Credo però anche che certi utilizzi moderni, per quanto perversi, non possano né debbano essere dimenticati. Tuttavia, considerato che la fruizione di questo blog è aperta anche a lettori non parlanti italiano, non vorrei che si ingenerassero equivoci spiacevoli pubblicando quel simbolo.

Ma una soluzione elegante per uscire dall’empasse mi si è offerta. Febbraio, come ben noto, è un mese particolare, per quel suo essere il più breve dei mesi che ogni quattro anni si allunga di un giorno. 

Ebbene, secondo una tradizione difficile da verificare ma estremamente suggestiva, esisteva una venticinquesima runa, oltre alle 24 canoniche. Una runa anomala e diversa dalle altre. Era la Runa Bianca, un disco di legno senza alcuna incisione, utilizzata evidentemente solo per la divinazione e pertanto sconosciuta all’epigrafia runica.

Sarà proprio la Runa senza nome a dare il tema alla prossima puntata, che sarà pubblicata su www.illagodeimisteri.it mercoledì 25 febbraio e sarà aperta da un’immagine simbolica realizzata da Ele di Dietro l'obiettivo

Ci sarà naturalmente anche la parte musicale, dedicata a un gruppo davvero misterioso, i Gorillaz.



domenica 15 febbraio 2015

Il suo nome è leggenda

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Se vi addentrate nel Bosco Oscuro troverete liane che pendono dagli alberi scuri. Se avrete abbastanza coraggio arriverete al margine di una palude dove minacciosi teschi impalati vi invitano a tornare sui vostri passi per non finire nelle mortali sabbie mobili. 

Allora vi torneranno in mente i racconti degli indiani algonchini che abitano queste terre selvagge, sussurrati attorno ai fuochi nelle lunghe notti invernali. Parlano dello Spirito che dimora nella foresta e che impone la giustizia, senza guardare al colore della pelle, ma alle azioni degli uomini. 

Dalla regione dei Grandi Laghi ai monti Appalachi il nome di Za-gor-te-nay, lo Spirito con la Scure, è una leggenda che vola di albero in albero con la velocità dell’aquila disegnata sul suo petto. E la sua ascia di pietra colpisce come folgore ovunque qualcuno, non importa se un Mohawk del Popolo delle Cinque Nazioni o una famiglia di coloni bianchi, venga oppresso. 

Ma poiché ogni grande eroe ha bisogno di un amico che l’aiuti nelle imprese più disperate ecco che entro in scena io: Don Cico Felipe Cayetano Lopez y Martinez y Gonzalez y Rodriguez y Ramirez, per gli amici Cico. Ma, ecco, ascoltate il grido di Zagor: “AAYAAAK!”.




Questo racconto è stato scritto per il n. 25 di A6 Fanzine, dedicato al mondo dei fumetti di Sergio Bonelli.

Zagor, lo Spirito con la Scure che vive nella foresta di Darkwood col suo buffo amico messicano dal lunghissimo nome e dalla perenne fame, fu creato nel 1961 da Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta.

Il mio omaggio non poteva andare che a Zagor, il primo fumetto “adulto” che abbia letto dopo Topolino e il Corriere dei Piccoli. La storia era “La pista del west” e la ricordo bene snodarsi tra nevi, Mormoni e cannibali. Correva l’anno 1980… 



venerdì 13 febbraio 2015

Tolkien nell'inferno della Somme


Nel 1915, all’età di 24 anni, Tolkien si arruolò nell’esercito britannico prendendo parte alla Prima Guerra Mondiale (1914-1918). La sua esperienza fu breve ma tragica. 

Tolkien, che serviva come ufficiale nell’Undicesimo reggimento dei Fucilieri del Lancashire, perse al fronte due dei suoi migliori amici e altri compagni di studi. 

Nel 1916 prese parte alla Battaglia della Somme. Per cinque mesi un armata di 118 divisioni francesi e britanniche tentò di sfondare le linee fortificate nemiche, difese da oltre 60 divisioni tedesche. Alla fine gli Alleati erano avanzati al massimo di 8 km. Ma nella terra di nessuno disseminata di cadaveri, nelle fosse lasciate dalle bombe e riempite dalla pioggia e dal fango erano caduti centinaia di migliaia di soldati di entrambe le parti. 

Tolkien, ammalatosi dopo tre mesi nel fango delle trincee, fu rimpatriato. Convalescente nel letto di ospedale scrisse la “Caduta di Gondolin”. Più tardi, nel “Signore deli Anelli” descrisse le Paludi Morte, ubicate a nord-est del Morannon, dove un fetore soffocante stagnava nell'aria immobile sopra le acque che ospitano i corpi dei combattenti.

mercoledì 11 febbraio 2015

Cronaca nera


La domenica prima del Carnevale dovrebbe essere un momento di festa, invece una discussione tra conoscenti è sfociata in una drammatica rissa, che ha coinvolto numerose persone. 

Ad avere la peggio è stato Bartolomeo Tartagna. Gravemente ferito, le sue condizioni sono apparse subito estremamente gravi, tanto che nonostante i soccorsi si è spento poco dopo. 

Colpito alla gola anche Gaudenzio Fortis, ma benché la ferita potesse avere conseguenze più gravi, è stato fortunatamente giudicato fuori pericolo.

A dare il via alla collutazione pare sia stato lo stesso Bartolomeno Tartagna, ben conosciuto in paese come uomo squilibrato, violento e facinoroso.

Testimone del fatto il notaio ortese Elia Olina, che ne lasciò notizia nel suo diario, nella cronaca dell’anno 1546. Egli aggiunse che il “suddetto Bartolomeo… da vivo non combinò che mali, procurandosi così la morte. Era odiato da quasi tutti i rivieraschi e anche dai suoi familiari.”

Sempre Olina ci informa che negli stessi giorni, per intercessione di suo padre Giovanni e di altri amici, fu fatta la pace tra gli uomini di Armeno e quelli di Miasino.

Con buona pace di quanti rimpiangono costantemente il buon tempo antico, quando non c’era internet a rovinare la gioventù…

domenica 8 febbraio 2015

Il mago

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Quello di cui vi parlerò oggi è un artista veramente prodigioso. Lavora giorno e notte in tutta la città. Lo potreste incontrare lungo i marciapiedi del Corso come nei vialetti dei Giardini Pubblici, nei vicoli della città vecchia o sull’argine. Ovunque, con maestria insuperata, applicherà la sua arte con una costanza sorprendente. 

La sua creatività, tuttavia, non si limita alle strade cittadine. L’esercita infatti anche nelle veloci carrozze della metropolitana, sui traballanti tram di superficie, negli eleganti bar del centro, nei costosi negozi alla moda presi d’assalto dai turisti e nelle affollate sale dei cinema del centro. Persino all’Opera il sabato sera o la domenica mattina nella Cattedrale.

Gli amici del Bar lo chiamano “il Mago”. E lo salutano con rispetto quando fa il suo ingresso, sempre elegantemente vestito. 

Il Mago è una vera leggenda e molti lo cercano ovunque. Ma, se vi è venuta la curiosità di vederlo all’opera, devo avvertirvi che è quasi impossibile trovarlo. Non preoccupatevi, però, prima o poi sarà lui a trovare voi. E non sarà neppure necessario mettere mano al portafogli per allungargli una monetina. Sarà lui a servirsi, sfilandovelo da sotto il naso.



Il racconto è stato scritto per il n. 24 di A6 Fanzine, dedicato agli Artisti di strada. È anche un omaggio a certi famosi personaggi della commedia italiana.


venerdì 6 febbraio 2015

Tolkien, il nobile spirito del nord e il nazismo

C. Tolkien fu pilota della RAF 
Quando “Lo Hobbbit” venne pubblicato in Germania, negli anni Trenta, l’editore domandò a Tolkien, sulla base delle leggi naziste, l’obbligatoria dichiarazione di non essere di razza ebraica. Tolkien rispose sarcastico che “era spiacente di non avere antenati ebraici”. 

Il professore era disgustato da Hitler e dal nazismo. In una lettera al figlio Christopher, che durante la seconda guerra mondiale fu pilota dalla RAF, scrisse che odiava quel “dannato piccolo ignorante di Hitler” che aveva rovinato, pervertito e reso per sempre odioso quel “nobile spirito del nord” che Tolkien aveva sempre amato e cercato di presentare nella giusta luce. 

Aggiunse anche che per i sentimenti che provava, per la sua guerra personale contro il nazismo, sarebbe stato un soldato migliore a 49 anni rispetto a quando, ventiduenne, aveva combattuto nella prima guerra mondiale.


mercoledì 4 febbraio 2015

Morte e rinascita di un lago: il caso dell'Orta



Fino al 1926 il lago d'Orta era uno dei più pescosi d'Italia. A seguito del'apertura di una fabbrica di seta artificiale, la Bemberg, le sue acque furono inquinate dagli scarichi dei processi cuproammoniacali utilizzati per la produzione.
In breve tempo il plancton cominciò a morire, provocando la scomparsa dei pesci. A questo si aggiunsero gli scarichi delle rubinetterie (cromo, nichel) e l'acidificazione delle acque dovuta all'effetto combinato di immissioni inquinanti e terreni poco colacarei, non in grado quindi di neutralizzare l'acidificazione.

Il lago d'orta divenne un lago morto, una pozza d'acqua in cui "nemmeno un'anguilla tenterebbe di sopravvivere", come scriveva Montale nel 1975, in "sul lago d'Orta".


Ci provò Rodari a far rinascere il lago con la fantasia, inventandosi uno strano Ragioniere Pesce supereroe, ma lo scrittore originario di Omegna non vide il suo sogno trasformarsi in realtà alla fine degli anni Ottanta.

A 25 anni di distanza un video racconta questa bella storia di successo tutta italiana.



domenica 1 febbraio 2015

Lettera trovata su una spiaggia di Normandia

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Gentilissima Miss Grable, permettetemi di chiamarvi Betty. In fondo è così tanto tempo che vi guardo che mi sembra una vita. In effetti voi non sapete chi sono, ma io conosco voi. 

Lasciate che mi presenti. Mi chiamo John R. Hughey, caporal maggiore del 16° reggimento della 1° divisione di fanteria dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Ne avrete certo sentito parlare come del “Grande Uno Rosso”, per via del nostro distintivo. In ogni caso, Miss Betty, non è di questo che volevo parlarvi. 

Vedete, siete stata con me in Africa e poi in Sicilia e mi avete sempre portato fortuna. Voglio dire, la vostra foto era nel mio armadietto, quando ne ho avuto uno, e poi mi ha seguito sempre nello zaino, avvolta in una tela cerata per evitare che l’acqua potesse bagnarla. Che è molto facile finire sott’acqua, sapete, quando si deve saltare giù dai mezzi da sbarco e avanzare verso la spiaggia sotto il fuoco nemico. 

Insomma, Miss Betty, volevo dirvi che presto (non so nemmeno se farò in tempo a spedire questa lettera prima di partire) vi porterò in Francia, perché stiamo per sbarcare per liberarla dai nazisti. E presto, spero, vi offrirò una coppa di champagne a Parigi. 

Vi invio un bacio. J.R.




Il racconto è stato scritto per il n. 23 di A6 Fanzine, che aveva come tema “Pin up”. Betty Grable era un’attrice, ballerina e cantante statunitense molto famosa negli anni Quaranta. Nel 1944 fu la protagonista di “Pin Up Girl”, film che lanciò il termine.

Il "Grande Uno Rosso" è la Prima divisione di Fanteria degli USA. Durante la seconda guerra mondiale partecipò agli sbarchi in nord Africa e in Sicilia, quindi fu inviata in Inghilterra. Il 6 giugno 1944 prese parte allo sbarco in Normandia, ad “Omaha Beach”. Le perdite quel giorno furono elevatissime. Il 16° reggimento, che faceva parte della seconda ondata di attacco, ebbe un migliaio di morti.

Il caporal maggiore John R. Hughey è un personaggio di fantasia. Il racconto vuol essere un omaggio alle migliaia di giovani che diedero la vita per combattere il nazifascismo.









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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.