mercoledì 19 marzo 2014

Le disavventure di un compositore





Era rimasto orfano giovanissimo e fu allevato da uno zio. Aveva la passione per la musica e lo spettacolo nel sangue, un po’ meno quella per la scuola. Ma spesso seguire le proprie inclinazioni porta a risultati migliori di quelli che si sarebbe potuto ottenere seguendo una strada più canonica.
La carriera di compositore di Mario, questo era il suo nome, fu subito segnata da un incidente che avrebbe potuto costargli caro. Era il 1939 e una canzone di cui aveva scritto il testo divenne un grande successo. Poco dopo fu convocato nell’ufficio della Censura.
«Confessate voi» il lei era stato abolito per decreto «di aver scritto codesto testo?»
«Certamente.»
«Non sapete voi che a Livorno è stato affisso un foglio sulla statua in costruzione del defunto eroe del fascismo, nonché padre del genero di Duce, Costanzo Ciano, recentemente scomparso? E non sapete che il testo ivi riportato recitava: “Maramao perché sei morto?/ Pane e vin non ti bastava,/ l'insalata era nell'orto/ e una casa avevi tu”. Testo che voi avete poco fa confessato di aver scritto!»
«Ma la canzone è dedicata a un felino. Maramao è un gatto, anche se la canzone è stata scritta prendendo ispirazione da un’antica canzone popolare abruzzese “Mara maje”, che significa “Amara me”. In ogni caso ho scritto la canzone prima della morte di Ciano. Potete controllare.»
«Un gatto, dite? Andate, ma ricordate che vi tengo d’occhio…»


Passò un anno, venne un nuovo successo. E Mario fu nuovamente convocato dal Censore.
«State esagerando! Intendevate forse voi offendere Sua Eccellenza Achille Starace con i vostri versi?”
«Non capisco…»
«Ascoltate: “Ma Pippo Pippo non lo sa / che quando passa, ride tutta la città”… Tutti pensano che si tratti di una presa in giro del Segretario del Partito Fascista!»
«Ma che dite? è una bonaria presa in giro di un amico, Pippo Barzizza.»
«Un amico, dite? Andate, ma ricordate che vi tengo d’occhio...»


Passarono un paio d’anni e un nuovo successo portò Mario di nuovo davanti al Censore.
«Ora basta! La cosa non può più essere tollerata! Questa volta avete mancato di rispetto a Lui!»
«Non capisco…»
«Non avete scritto voi queste parole: “Il tamburo principal della Banda d’Affori / che comanda cinquecentocinquanta pifferi”?»
«Certamente, ma…»
«E non sapete voi che i componenti della Camera dei Fasci sono esattamente 550? E se loro sono i pifferi, chi dobbiamo pensare che sia il tamburo che li comanda?»
«Ma io non sapevo nemmeno che fossero 550! Scrivo canzonette, mica mi occupo di politica. Ho scritto cinquecentocinquanta per un’esigenza metrica del testo.»
«Un’esigenza metrica del testo, dite? Andate, ma d’ora in poi dovrete sottopormi preventivamente i testi per l’autorizzazione. E ricordate che vi tengo d’occhio...»

Per fortuna poco dopo il regime crollò in una sola notte, anche se ci furono ancora lunghi mesi di guerra.

Nel dopoguerra le cose sembrarono andare meglio. La canzone Grazie dei fiori fu cantata a Sanremo da Nilla Pizzi e divenne una hit, seguita l’anno dopo da un altro straordinario successo, sempre interpretato dalla Pizzi: Papaveri e papere.

La censura non era più quella di una volta e Mario non fu convocato da nessuna parte. Ciononostante ci fu chi vide nei versi “Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti, / e tu sei piccolina, e tu sei piccolina” un riferimento al piccolo, di statura, Amintore Fanfani, contrapposto agli alti papaveri della Democrazia Cristiana, la quale a sua volta s’impossessò dell’immagine dei papaveri, ritraendo in un manifesto elettorale una forbice democristiana nell’atto di tagliare, col voto, gli alti papaveri comunisti.

Forse per questo motivo il Mario, che per il fascismo era stato antifascista, cominciò a essere guardato con sospetto dai simpatizzanti del socialismo reale. Così Aveva una casetta piccolina in Canadà venne vista come inno di una piccolo borghese “adesione senza riserve ai principi dominanti: lavorare sodo senza discutere, tollerare illimitatamente il sopruso, e via di questo passo” come scrisse qualche critico di stretta osservanza.

Lui non se la prese, del resto riferiva divertito le sue disavventure con la censura pre bellica, e continuò a scrivere canzonette. Tra queste una per lo Zecchino d’Oro, Lettera a Pinocchio che arrivò seconda, ma divenne un grande successo nell'interpretazione che ne diede Johnny Dorelli e che fu interpretata anche da  Bing Crosby, che non fu l’unico dei grandi cantanti americani a dar voce ai suoi successi.

Il nostro, il cui nome per chi non l’ha capito era Mario Panzeri, diceva di non esser fatto per le medaglie. Una volta, invitato a Los Angeles per ritirare un premio, rinunciò all’ultimo minuto e se ne andò con la moglie sul Lago d’Orta, posto che diceva di avere sempre nel cuore, dove aveva una casetta con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà.

mercoledì 12 marzo 2014

La pietra misteriosa


Esiste un luogo, nel territorio un tempo noto come Castelli Cusiani, la cui memoria è associata a un crimine rimasto impunito. I protagonisti di questa storia, che per rispetto delle persone coinvolte e dei parenti ancora in vita non chiamerò coi loro veri nomi, si svolsero però molto tempo prima che il nome di Castelli Cusiani venisse adottato.

C’era dunque un giovane che aveva sedici anni e faceva l’apprendista da un sarto in un paese sulla collina. Tutte le mattine risaliva la strada e la discendeva la sera. Era una via nuova, costruita da pochi decenni per consentire il passaggio di carri e carrozze. 

Circa a metà si trovava una grande pietra, accanto a una piccola sorgente. I più anziani ricordavano che sull’altura soprastante esisteva un antico castello dei guelfi novaresi. Un giorno però erano giunti i loro nemici ghibellini che in tutto il contado andavano distruggendo le fortezze nemiche. Benché fosse costruito in cima a una roccia scoscesa il castello, non si sa se con l’inganno o il tradimento, fu preso. I suoi difensori, che si erano arresi con la promessa di aver salva la vita, furono passati a fil di spada e i loro corpi lasciati in pasto agli animali.

Una storia lugubre, che non poteva non richiamare altre ancora più inquietanti presenze. I vecchi infatti sussurravano che, nonostante l’edicola dedicata alla Madonna che vi era stata scavata, in alcune notti dell’anno attorno al masso, posto all’incrocio di tre strade, le streghe si radunassero per incontrare qualcuno di cui nessuno osava pronunciare il nome nemmeno in pieno giorno, figuriamoci quando le ombre del Monte Avigno cominciavano ad allungarsi sulla piana.

I giovani però non ascoltano mai i racconti dei vecchi, tanto più quando essi sono oscure parole intrise di superstizione. Così l’apprendista se ne tornava a casa tutte le sere con le mani in tasca fischiettando, senza temere nessuno in questo o nell’altro mondo. Così diceva, almeno.

Una sera però giunse a casa più tardi del solito e con il viso stravolto. Senza nemmeno cenare s’infilò nel letto. La mattina dopo non si alzò proprio, lamentando grandi dolori alla pancia. I suoi cominciarono a preoccuparsi, ma era gente povera e non avevano modo di pagare il dottore. Così le cose andarono sempre peggio. Arrivò la febbre e dal delirio in cui il ragazzo si dibatteva, cominciarono a emergere incerti frammenti di una possibile verità.

Un pezzo dopo l’altro, mettendo ordine tra parole sconnesse, grida e improvvisi silenzi, i suoi parenti ricostruirono l’accaduto.

Quella sera, tornando dal laboratorio, il giovane apprendista aveva visto una carrozza, ferma accanto al masso. Pensò che gli occupanti si fossero fermati per bere quell’acqua deliziosa e fece per andare oltre, ma si sentì chiamare. Vide un uomo molto elegante, con mantello, bastone e cilindro che gli sorrideva, offrendogli dei cioccolatini.

Nessuno aveva mai visto delle simili delizie da quelle parti. Come resistere a una simile offerta? Ma chi era quell'uomo misterioso? Cosa contenevano quei dolciumi? Quale era stata la contropartita per averli? Nessuno poté mai saperlo, perché il disgraziato giovane, tra atroci dolori, spirò portando con sé il suo segreto.

mercoledì 5 marzo 2014

Alla fiera del Libro per Ragazzi

Dal 24 al 27 marzo 2014 si svolgerà a Bologna la Fiera del Libro per Ragazzi. In quell'occasione i soci e scrittori dell'ICWA, Italian Children's Writer Association, hanno organizzato numerosi incontri gratuiti di promozione della letteratura giovanile, che ho il piacere di segnalarvi.

Mi farebbe piacere se chi avrà l'occasione di partecipare vorrà poi lasciare un commento su questo post.

25 marzo, martedì
11.15 Caffè degli Autori (nel passaggio tra il pad 29 e il 30)
Tavola rotonda: "La promozione del libro per ragazzi nella crisi globale "

Dalle 11.15 alle 12.00
Intervengono: 
Fanuel Hanan Diaz,  Venezuela, esperto lett. giovanile, membro  White Ravens e del Premio Andersen International

Dolores Manzano, Brasile, rappresentante Camera del libro Brasiliana

Ana Garralon, Spagna, esperta di lett. giovanile, giornalista e animatrice della lettura

Coordina:

Ermanno Detti, Italia, giornalista e scrittore, membro ICWA

25 marzo, martedì
Dalle 14.30 alle 16.30  Bottega Finzioni

Bologna, via delle Lame 114

riunione/incontro dei soci e degli interessati all'ICWA

segue rinfresco

26 marzo, mercoledì
Dalle 17 alle 18 Caffè degli Autori:  'Diversi o uguali? Specificità e convergenze nella narrazione dell'infanzia, tra Italia e Brasile'. Incontro tra scrittori italiani (ICWA ) e brasiliani

Intervengono:

per il Brasile

- Ilan Brenman, scrittore

- Angela Lago, scrittrice illustratrice e traduttrice

Per l’Italia

- Susanna Mattiangeli, scrittrice

- Pino Pace, scrittore

Coordina: Laura Walter

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.