giovedì 29 dicembre 2011

E infine arrivò il giorno

Ieri è nata mia figlia, una piccola bimba di poco più di 3 kg, che tende le sue manine al mondo. Dopo aver discusso a lungo se chiamarla Alfetta o Malikina abbiamo optato per Delia.
Quelli di voi che conoscono la mitologia sapranno che è l'appellativo della dea della luna, nata secondo il mito sull'isola di Delo. Quelli che conoscono la letteratura classica ricorderanno che è il nome della donna amata dal mio poeta preferito, Albio Tibullo.
In ogni caso è il nome che ci piaceva, per una bambina nata con una puntualità svizzera.

martedì 20 dicembre 2011

Una magica canzone


Ci sono musiche che emergono dal passato e attraversano i secoli conservando una straordinaria capacità di suggestione. E sanno caricarsi di nuovi significati grazie al lavoro di altri musicisti.
È il caso di un brano contenuto nel “Primo libro de' balli accomodati per cantar et sonar d'ogni sorte de instromenti” di Giorgio Mainerio, stampato a Venezia nel 1578.

L’autore è un personaggio davvero singolare. Un prete nato a Parma dalle origini misteriose. Qualcuno ha sostenuto che fosse di origine scozzese per via del cognome, che scriveva anche Mainer.
Sembra però certo che egli appartenesse invece all’antica famiglia de Maynerijs, che per inciso è molto legata al nostro territorio. Era stato infatti il podestà di Novara Jacobus de Maynerijs nel 1193-94 a promuovere la fondazione di un Borgo, che da lui prese il nome di Borgomanero.

In ogni caso è certo che il prete musicista Giorgio Mainerio si trasferì, attorno al 1560, ad Udine dove finì presto nei guai. Si mormorava infatti che si interessasse un po’ troppo di magia, negromanzia e altre scienze occulte.
E poiché si diceva che nottetempo si accompagnasse a certe donne, andando con loro nei boschi e per i campi a compiere inquietanti rituali, il tribunale dell’Inquisizione avviò delle indagini che però non giunsero ad un processo, perché prove di queste dicerie non furono trovate.

In ogni caso Giorgio Mainerio decise di cambiare aria, diventando Maestro di Cappella della Chiesa d'Aquileia nel 1578. Nello stesso anno pubblicò il suo libro dei balli in cui uno sembra essere ispirato proprio alle musiche ascoltate durante i rituali notturni a cui aveva partecipato ad Udine.
Il titolo Schiarazula Marazula si ispira ai Beneandanti e alle loro battaglie con le streghe e gli stregoni a colpi di "sciarazz" e "marazz",  canna e finocchio. Il testo originale di questo ballo non si è conservato, se pure ne aveva uno. Ma sappiamo che nel 1624 alcune donne friulane furono denunciate all’Inquisizione per aver eseguito questo ballo per invocare la pioggia.

Nel 1977 il cantautore Angelo Branduardi riprende il brano inserendolo nell’album “La pulce d’acqua” con il titolo “Ballo in fa diesis minore”.
Il testo è ispirato al tema della danza macabra che compare in molti affreschi medievali e in particolare in quelli di Clusone in cui la Morte, con una corona in testa, dirige le danze. Il testo si ispira però anche ad altre danze medievali aventi un aspetto magico rituale. Danze che si pensava fossero in grado di fermare il tempo. Cosicché la Morte stessa, incantata dalla musica, avrebbe perso il suo potere sugli uomini.

Angelo Branduardi – Ballo in fa diesis minore


domenica 18 dicembre 2011

Le dodici magiche notti

Il solstizio segna il giorno più lungo (a giugno) e quello più corto (a dicembre) dell’anno. Questa data era molto importante per le culture antiche che guardavano con estrema attenzione all’alternarsi delle stagioni. Individuare il momento giusto per la semina, ad esempio, poteva avere un’importanza capitale, dal momento che un errore poteva esporre al rischio di carestie.
Realizzare un calendario preciso costituisce da sempre un dovere ed una fonte di enorme prestigio per le gerarchie religiose e politiche (spesso coincidenti). Basti pensare che il "Calendario Giuliano" fu voluto da Giulio Cesare in qualità di Pontefice Massimo nel 46 a.C. e rimase in uso (nei paesi ortodossi lo è ancora) finché Papa Gregorio XIII non promulgò, nel 1582, un nuovo calendario che da lui prese il nome: è quel "Calendario Gregoriano" che noi tuttora utilizziamo.

Per questi motivi è comprensibile come i giorni del Solstizio fossero oggetto di moltissime credenze. Il solstizio invernale era circondato da particolari timori, dal momento che nessuno poteva essere certo che il sole sarebbe tornato a sorgere un  po’ più caldo ogni giorno.
Inoltre si pensava che quelle notti fossero popolate di misteriose e pericolose presenze. E che fossero scelte dalle streghe per i loro ritrovi notturni.

Da Natale all’Epifania, passando per l’ultimo dell’anno, la tradizione situa le “Magiche dodici notti”. Sono notti in cui tutto è possibile. In cui i cieli sono solcati da ogni genere di presenza. Se qualcosa di strano deve accadere potete star certi che sarà in una di queste notti.
Ad esempio, si dice che l’ultima notte dell’anno gli spiriti inquieti del morti e intere coorti di demoni si aggirino nelle tenebre, incontrando le streghe che si riuniscono per celebrare i loro sabba. Per questo motivo sarebbe necessario provocare quanto più rumore possibile per spaventarli e tenerli lontani dalle case. Da qui l’origine dei botti a Capodanno.

Contro queste orde diaboliche si ergevano però anche degli strani personaggi che potevano assumere l'aspetto di un piccolo animale o persino di una nuvola di fumo per danzare nelle radure dei boschi assieme ai compagni prima di affrontare, a colpi di rami di finocchio, epiche battaglie contro streghe e stregoni, a loro volta armati di canne di sorgo.
Questi misteriosi personaggi, chiamati “benandanti”, erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico e per questo erano detti anche  i "nati con la camicia". L’idea di questo straordinario dono è il motivo per cui li si riteneva particolarmente fortunati o privilegiati fin dalla nascita.

sabato 17 dicembre 2011

Il sole si ferma anche nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 17 dicembre, sul tema SOLSTIZIO, si parlerà delle antiche credenze che ruotavano attorno alla data potente e terribile del solstizio. E ascolteremo una canzone che forse le stesse streghe ballavano.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

venerdì 16 dicembre 2011

L'orologio conteso

Esce in questi giorni nelle librerie “ L’orologio conteso”, il nuovo libro dell'omegnese Marco Travaglini. Il volume raccoglie quattro racconti per tutte le stagioni e per tutte le età, dove si mescola la poesia dei luoghi con le storie di uomini e animali. Un cucciolo di cane, tenero come un batuffolo, fa palpitare il cuore di una ragazza.La sfida tra cani e gatti, come nelle migliori tradizioni della loro infinita competizione, si svolge in prossimità del confine svizzero, a Domodossola. Nei dintorni del lago Maggiore, invece, una gazza , per quanto lo neghi , non può nascondere la sua reputazione di “ladra” ( almeno fino a quando un colpo di fulmine cambierà le sue abitudini) e ricci e volpi, nei boschi che salgono verso la sommità del Mottarone, in una notte di luna piena, incontrano cinque strani personaggi con una lunga scala a pioli. Chi sono? Dove andranno? Ai lettori la scoperta. Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni di Sergio Morello.


“E’ leggendo questi racconti che emerge la policroma vena poetica di Travaglini “, scrive il pittore Giorgio Rava nella sua presentazione. “Questa spazia nel mondo della favola e in quella favolosa dimensione perduta della gente di un tempo; quella gente semplice a cui Marco è sempre stato legato e di cui ha assorbito come una spugna le storie, le vite stesse, i modi di essere, e accanto agli umani ecco la conoscenza del mondo animale, di quegli animali che spesso – si veda La curva dei persici – popolano i suoi racconti , animali che assumono quasi dimensioni umane, con vizi e virtù”.

giovedì 15 dicembre 2011

Il solstizio a Siamo in Onda!




Il solstizio è quel momento dell’anno un cui pare che il sole fermi il suo cammino per riprenderlo poi tornando indietro. È un moto apparente, naturalmente, ma talora le apparenze hanno più sostanza della realtà così per molto tempo i due solstizi, d’estate e d’inverno, furono guardati con grande attenzione dagli esseri umani. Nessuna legge infatti, sembrava poter garantire, specialmente d’inverno, che il sole sarebbe realmente tornato indietro.

C’è però solo un programma che ferma il tempo per voi nel sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 17 dicembre avrà come tema della serata proprio SOLSTIZIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Quali sono stati i tuoi momenti di massimo e minimo splendore?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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La foto è una cortesia di Ele

martedì 13 dicembre 2011

La maledizione del rock colpisce ancora




Una vedova tatuata che canta senza peli sulla lingua con la voce di una diva nera degli anni quaranta, mescolando soul, jazz e hip hop. Un video girato in bianco e nero in cui la cantante depone una rosa bianca su una tomba su cui appare la scritta “Riposa in pace, cuore di Amy Winehouse”.
Questo è il video di “Back to black”, la canzone che da il titolo al secondo album della cantautrice inglese Amy Winehouse, pubblicato nel 2006. Un album che ne decreta il successo mondiale, ma esplicita fin dal primo singolo estratto “rehab” tutto il malessere di una ragazza arrivata presto al successo ma incapace di uscire da un nero e drammatico tunnel fatto di alcol, droga e disordini alimentari.

Difficoltà presto evidenti anche al pubblico in un susseguirsi di immagini scandalose, arresti, ricoveri e problemi nell’esibirsi dal vivo a causa delle sue condizioni di salute. Il 18 giugno 2011 appare per l’ultima volta in pubblico a Belgrado, visibilmente ubriaca. Al punto da dover annullare l'intero tour europeo.
Il 23 luglio 2011 una guardia del corpo trova il cadavere della ragazza nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square. L’autopsia non rivela tracce di droga, ma alcol in una quantità da non poter stabilire se sia causa diretta della morte. Amy non ha ancora compiuto 28 anni.

Con la sua morte, avvenuta a 27 anni, Amy Winehouse è entrata in quella leggenda nera che sembra colpire con particolare accanimento i cantanti: la maledizione del 27. Una serie di morti improvvise e anomale che accomuna molti artisti morti a 27 anni ed entrati a far parte di quello che è chiamato, in maniera un po’ macabra, il “Club del 27”.
La prima vittima fu il geniale polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones annegato in piscina nel 1969 a 27 anni d’età. Il coroner attribuì la morte all’abuso di droghe, ma anni dopo la fidanzata, Anna Wohlin, sostenne in un libro che Brian era stato assassinato dal costruttore della sua villa, il quale avrebbe confessato l’omicidio in punto di morte.

Il 18 settembre 1970, probabilmente soffocato dal suo vomito dopo un cocktail di alcool e tranquillanti, moriva il chitarrista statunitense Jimi Hendrix, reduce da alcuni disastrosi concerti.
Anche in questo caso si è parlato di omicidio, accusando il manager del musicista (morto a sua volta in un incidente aereo) con cui Hendrix intendeva tagliare i ponti, e persino la CIA, che forse voleva punirlo per aver eseguito l’anno precedente al festival di Woodstock l’inno nazionale statunitense in maniera volutamente distorta, in un’esecuzione passata alla storia.

Sempre nel 1970 moriva la cantante statunitense Janes Joplin stroncata da un’overdose di eroina. Mentre nel 1971 fu la volta del “Re Lucertola”, Jim Morrison il front man dei Doors, morto a Parigi in circostanze mai chiarite.
Nel 1994 la maledizione colpì Kurt Cobain dei Nirvana (ne abbiamo parlato qui). Questi però sono soli i più famosi, dal momento che il “Club del 27” comprende altri 29 artisti più o meno noti, inclusa Amy Winehouse, tutti tragicamente morti a 27 anni. Per molti di essi, girarono voci mai pienamente verificate, di misteriose circostanze e di morti sospette.


Amy Whineouse – Back to black

Il disegno di apertura è una dedica dell'amica Isabella Ferrante (http://isacomics.blogspot.com), una delle due autrici di A6 Fanzine, alla cantante inglese recentemente scomparsa.

lunedì 12 dicembre 2011

Ho perso l'Orco

Ho perso l’orco” è il titolo di una mostra che durerà fino al 18 dicembre nelle sale del Forum di Omegna.
La mostra è un viaggio itinerante tra leggende, racconti e tradizioni dal mondo e illustrate da Agua, giovane artista di Varese.
Le sculture sono in cartapesta giapponese e ritraggono i personaggi dell’Enciclopedia delle favole di Gianni Rodari.

La mostra è ad ingresso gratuito.

per info:
Fondazione Museo Arti e Industria di Omegna
Parco Pasquale Maulini 1 - Omegna (Vb)
tel. +39.0323.86.61.41
fax. +39.0323.86.70.27
mail fondmaio@forumomegna.org

domenica 11 dicembre 2011

L'arte antica del tatuaggio

L’usanza di praticare dei tatuaggi è molto antica anche se difficile datarla con precisione dal momento che normalmente i tessuti corporei non sopravvivono al processo di decomposizione. Ci sono peraltro prove dell’usanza di decorare il corpo già in epoche molto remote. E allora come oggi esistevano tatuaggi permanenti ed altri temporanei.
 
Nelle palafitte italiane (per inciso la prima ad essere scoperta in Italia fu quella di Mercurago, ad Arona) si trovano abbastanza frequentemente delle tavolette d’argilla cotta con dei misteriosi segni impressi. Sono interpretate come stampi usati dagli abitanti di questi villaggi costruiti sulle rive dei laghi, per imprimere sul corpo delle pitture vegetali. 
Esistono delle prove indirette di questa pratica, una sorta di straordinaria istantanea di questo genere dei decorazioni corporali. Nelle pitture rupestri del Sahara, datate al VI-V millennio a.C., sono rappresentati personaggi con i corpi dipinti. Una testimonianza ancora più straordinaria è costituita dal ritrovamento della mummia dell’uomo del Similaun, scoperta in un nevaio ad alta quota nella Val Senales venti anni fa. Sulla schiena e sulle gambe sono stati individuati dei tatuaggi, in corrispondenza di patologie dolorose, rilevate dalle analisi radiologiche. Si presume pertanto che avessero scopi curativi. Erano ottenuti incidendo la pelle e sfregando le ferite con polvere di carbone di legna inumidito. Con l’avvento del Cristianesimo l’uso del tatuaggio venne vietato in ossequio alla tradizione ebraica che condannava questa pratica. E forse anche per timore di quanto è scritto nel libro dell’Apocalisse. In esso si narra infatti del marchio, forse proprio un tatuaggio, che la Bestia alleata di Satana, il Dragone antico, imprimerà negli ultimi tempi sulla mano destra e sulla fronte di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi. E senza quel marchio nessuno potrà comprare o vendere. Furono i viaggi e le esplorazioni a far tornare in Europa l’interesse per i tatuaggi, nonostante lo scetticismo o l’avversione delle classi dominanti. Il celebre medico Cesare Lombroso elaborò alla fine dell’Ottocento una teoria ai suoi tempi molto popolare benché oggi sia relegata tra le curiosità pseudoscientifiche. Tra i vari indizi per individuare “l’indole criminale”, oltre alla forma della testa e altre amenità del genere, egli indicava anche la presenza di tatuaggi. Negli stessi anni però i resoconti dei viaggiatori facevano rinascere l’interesse per i tatuaggi. E tra gli esploratori non possiamo non ricordarne alcuni della nostra zona. Viaggiatori come il novarese Ugo Ferrandi che esplorò la Somalia nell’Ottocento. Come Guido Boggiani, fotografo omegnese morto in Sud America in circostanze misteriose nel 1902, che ci ha lasciato meravigliose fotografie degli indigeni del Paraguay e dei loro tatuaggi, come quella che compare in apertura. O come Maurizio Leigheb che negli ultimi decenni ha avvicinato e documentato decine di popoli in Africa, Asia e Sud America.

www.illagodeimisteri.it

sabato 10 dicembre 2011

Nella Bottega del mistero si fanno anche tatuaggi




Nella puntata di sabato 10 dicembre, sul tema TATUAGGI, si parlerà dell’antica arte del tatuaggio e dei suoi significati. Nella seconda parte, dedicata ad una canzone, parleremo di una cantante tatuata e di un’incredibile serie di coincidenze diventate una nera leggenda…


La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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La foto è una cortesia di Ele che per questa foto si è avvalsa della collaborazione tecnica dello Smilzo, mentre Andrea dei Buzz ha gentilmente messo a disposizione il tatuaggio.

giovedì 8 dicembre 2011

I tatuaggi di Siamo in Onda!



L’uso di tatuare la pelle è antico e largamente diffuso nel mondo. Ci sono persona così tatuate da aver ben pochi centimetri quadrati di pelle ancora libera. Il fascino del tatuaggio risiede probabilmente nel suo essere permanente. Perché, più di un diamante, un tatuaggio è per sempre. Ricordatevelo, prima di farvi tatuare addosso il nome del vostro amore di oggi.


C’è però solo un programma che ha tatuata addosso la ricetta del divertimento dalla noia del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 10 dicembre avrà come tema della serata proprio TATUAGGIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa vi fareste tatuare e perché?


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mercoledì 7 dicembre 2011

Monte Mesma. Storia, ambiente, arte, spiritualità di una terra alta del Cusio

Sabato 17 dicembre 2011 alle ore 15,30 al convento francescano di Monte Mesma verrà presentato il volume "Monte Mesma. Storia, ambiente, arte, spiritualità di una terra alta del Cusio.

Seguirà piccolo concerto in attesa del Natale dei Chonos enseble, a conclusione rinfresco.

Il volume,  curato da Fiorella Mattioli Carcano e Gabriele Trivellin, è così composto:
Padre Gabriele Trivellin o.f.m., Nel cuore di Monte Mesma
Andrea Del Duca, Il Monte Mesma d’Ameno e gli scavi di Giulio Decio
Daniela Fornara, Il Castrum di Mesma e il Borgo Mesimella
Pier Giorgio Longo, Alle origini del Convento di San Francesco sul Monte Mesma
Fiorella Mattioli Carcano, Vicende storiche del complesso conventuale di Mesma
Padre Franco Valente o.f.m., L’antica biblioteca di Mesma
Carlo Carena, Fra Ludovico Maria Sinistrari di Ameno, o.f.m.
Fiorella Mattioli Carcano, San Giuseppe M. Gambaro, frate di Mesma, martire in Cina
Cesare Carcano, L’ambiente del Monte Mesma
Marina Dell’Omo, Note sull’arredo figurativo della chiesa e del convento
Susanna Borlandelli, Apparati lignei nella chiesa del convento
Valerio Cirio, Edicole e Viae Crucis di Monte Mesma
William A. Stuart, Una passeggiata sul Monte Mesma
Paola Primon, Antonio Fallati, Suggestioni di Monte Mesma – immagini fotografiche

Dicono i curatori dell'opera,
Fiorella Mattioli Carcano e Gabriele Trivellin:
"Il Mesma è uno spazio di rara suggestione, dove s’intrecciano in un discorso armonico natura, storia, arte e soprattutto spiritualità, letta anche nel senso di sacralità. Una sacralità che nasce dal luogo, segnato da antiche presenze e nel tempo vissuto come luogo di vita e di memoria. Dai sepolcreti, al poderoso castello, da pascolo, a fondazione francescana.
Dentro questi momenti si snoda una storia fatta di uomini, che diversamente hanno fruito e “pensato” questo luogo, e di manufatti correlati a questa fruizione/ideazione.
La storiografia relativa a Mesma ha fondamento nell’opera del Cotta Mesima Illustrata, l’appassionato storico di vicende cusiane, nipote del famoso francescano Ludovico Sinistrari, che raccoglie notizie nodali sulle vicende di fondazione del convento e sui primi settan’anni di vita del complesso. Scrivendo in epoca ancor
molto vicina ai fatti quello che egli definisce “un divertimento estivo”, ci consegna un testo che, grazie all’edizione che ne fece padre Manni nel 1945, ci permette di avere una storia del complesso francescano minoritico e anche un raro spaccato di vita della Riviera nel Seicento: un testo che può essere letto sotto differenti angolazioni. Quest’opera, rimasta manoscritta nella biblioteca di Mesma, venne certo vista da chi  tra Ottocento e primo Novecento si è occupato del luogo, sostanzialmente: A. Fara, La Riviera di San Giulio, Orta e Gozzano; P.G. Botero, Il Monte Mesma  nella Riviera di Orta e i Padri Riformati di San Francesco; W. A. Stuart, Sketches of the Riviera and lake of Orta; A. Rusconi, Il Lago d’Orta e la sua Riviera; e soprattutto G. Pagani, Notizie storiche del Convento di Mesima dalle sue origini ai nostri giorni del 1912.
Benché il Mesma sia stato trattato successivamente all’interno di pregevoli opere non ha più avuto un testo che lo trattasse sistematicamente, quindi a un secolo dal saggio del Pagani, abbiamo ritenuto utile dedicare una pubblicazione a questo luogo, ricco di storia e di umanità. Abbiamo così  scelto di predisporre un libro che, per la prima volta, studi tutti gli aspetti relativi a Mesma. La realizzazione del progetto deve un sentito ringraziamento agli studiosi che, con generosità, hanno aderito alla richiesta, mettendo a disposizione le loro competenze per predisporre testi preziosi e scientificamente importanti, saggi con cui viene riletto tutto il tema di Mesma, che giungono a fornire approfondimenti mirati, supportati da quanto finora noto, ma soprattutto rivisitandolo alla luce di successive indagini archivistiche, bibliografiche, territoriali. Alla serie dei saggi abbiamo voluto aggiungere la parte dedicata a Mesma in Sketches of the Riviera and lake of Orta, edito nel 1867 in inglese, dandone per la prima volta la traduzione italiana. Il libro si conclude con una serie di immagini fotografiche con cui Paola Primon e Antonio Fallati hanno colto le “suggestioni” di Mesma.

Questo libro è dedicato e consegnato a chi ama, per vari motivi, ma con eguale intensità questo luogo di raro fascino, terra alta sul Cusio."

martedì 6 dicembre 2011

Novantanove palloncini oltre il Muro


Nella seconda metà del XX secolo la città simbolo della contrapposizione tra il blocco sovietico e quello occidentale fu la ex capitale della Germania sconfitta nel 1945, divisa e occupata dalle potenze vincitrici. I settori di occupazione inglese, francese e americano andarono a costituire Berlino Ovest, un’enclave completamente circondata dalla parte Est, inclusa invece nel blocco comunista.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, per fermare l’incessante fuga dei cittadini di Berlino Est verso la parte Ovest, il governo comunista tedesco diede avvio alla costruzione della “Barriera di protezione antifascista”, come era definita dalla propaganda. Nella realtà dei fatti il Muro di Berlino era una infinita barriera di blocchi di cemento, filo spinato e guardie armate che cingeva in una gigantesca gabbia a cielo aperto milioni di persone.

Si stima che oltre 200 persone abbiano perso la vita nel tentativo di superare il Muro. L’unica cosa che riusciva facilmente a superare le sbarre di quella prigione era la musica dei concerti organizzati nella parte Ovest.

Proprio durante un concerto a Berlino Ovest dei Rolling Stones un chitarrista tedesco, Carlo Karges vide alcuni palloncini, liberati per aria in segno di festa, ammassarsi in una forma che poteva ricordare un’astronave.

Immaginò che il vento li portasse dall’altra parte del Muro; che l’aviazione dell’Est si alzasse per fermare l’invasione e che questo scatenasse la reazione dell’Ovest, portando alla Terza Guerra Mondiale.

La canzone scritta da Karges nel 1983, affidata alla cantante tedesca Nena, conobbe il successo mondiale e divenne una delle canzoni in lingua tedesca più famose. Furono eseguite varie cover di questa canzone contro la guerra e contro un Muro che non poteva durare in eterno.

Un muro contro cui la musica occidentale agì come un fiume sotterraneo, contribuendo a corrodere le basi del consenso dall’altra parte.

Nella notte del 9 novembre 1989 dopo settimane di manifestazioni in tutta l’Europa dell’Est centinaia di migliaia di persone si affollarono davanti ai varchi chiedendo pacificamente e semplicemente di passare “dall’altra parte”, anche solo per poche ore per guardare le vetrine dei negozi della parte Ovest. Gli agenti di guardia al Muro, lasciati senza ordini dai loro comandanti, dopo qualche esitazione decisero di aprire il confine. Con questo semplice gesto aprirono una falla che portò al definitivo crollo del blocco comunista.

Proprio pochi mesi prima dell’apertura del Muro, Roger Waters dei Pink Floyd aveva detto in un’intervista  che l’opera rock The Wall si sarebbe potuto eseguire dal vivo solo dopo la caduta del Muro.

Così, nemmeno un anno dopo, il 21 luglio 1990 nella Berlino finalmente riunificata si svolgeva il grandioso concerto The Wall, cui assistettero oltre 350 mila spettatori, venuti ad ascoltare, tra gli altri, Bryan Adams, Cindy Lauper, Ute Lemper, Joni Mitchell, Van Morrison, Sinead O'Connor e gli Scorpions. E i palloncini poterono volare in un cielo senza gabbie.

lunedì 5 dicembre 2011

Twergi, Svaina e Bazilisk fiabe e leggende del folklore insubre



Segnaliamo l'evento Ornavassese "La Grotta di Babbo Natale"  con la mostra ideata da Roberto Corbella dal titolo: Twergi, Svaina e Bazilisk: fiabe e leggende del folklore insubre.

La mostra a pannelli, situata in P.zza XXIV Maggio presso la Sala Cinema Teatro comunale di Ornavasso, ideata e prodotta da Terra Insubre e Roberto Corbella, autore di numerose pubblicazioni dedicate alle tradizioni e alla cultura rurale popolare prealpina e alpina, prende in esame le figure più singolari, ormai quasi dimenticate, del folklore dell’Insubria, la regione storica compresa fra lo spartiacque alpino centrale e il Po, il Sesia e l’Adda.
L’Ossola riveste un ruolo del tutto particolare in questo ambito grazie al suo ricchissimo patrimonio storico-culturale.
Dalla Gioebia ai Fulett, diciotto personaggi sono descritti con le loro storie ed un’interessante sezione che approfondisce i contenuti  antropologici ed etnografici.
La mostra sara' visibile nei giorni : 3-4-6-7-8-9-10-11-17 e 18 Dicembre 2011 dalle ore 10 alle ore 18.
Per qualsiasi informazione sull'evento :

domenica 4 dicembre 2011

Una misteriosa gabbia




Secondo la tradizione alla fine del IV secolo giunse sul lago d’Orta un prete greco di nome Giulio. Il suo scopo era evangelizzare quelle terre, convertendo i pagani al cristianesimo. E per farlo si spinse fin sull’isola che sorge in mezzo al lago per costruirvi la sua centesima ed ultima chiesa.
Sempre secondo la leggenda, quello scoglio deserto non era completamente disabitato. Vi dimoravano infatti draghi, vipere e altre bestie immonde. Per cacciarle il sant’uomo sarebbe ricorso ad un esorcismo, utilizzando peraltro anche dei pani per convincerli a lasciare per sempre l’isolotto.

In ricordo di quell’episodio ancora oggi le monache benedettine che vivono sull’isola preparano un pane speciale in occasione della festa del santo, il 31 gennaio di ogni anno. Ma c’è un’altra tradizione, molto più oscura e misteriosa, originata da quell’antico esorcismo…

In un luogo nascosto della basilica si trova una gabbia. Qui venivano rinchiusi coloro che giungevano sull’isola per implorare di essere liberati dai demoni che li possedevano. Le sbarre servivano a contenere la furia che squassava i loro corpi, moltiplicandone le forze.

È una storia oscura, ai confini della realtà, in cui è difficile distinguere, soprattutto per quanto avveniva nei secoli passati, tra auto suggestione, problemi psichici e fenomeni soprannaturali.

Si tramanda ad esempio la vicenda della nobile Antonia che dalla Francia fece un lungo viaggio in Italia per poter essere liberata dai suoi demoni. Essa passò di santuario in santuario cercando sollievo al suo tormento. Si recò all’isola di San Giulio, poi sulla tomba di san Giminiano a Modena, su quella di San Pietro a Roma, quindi a Loreto. Solo qui fu infine liberata dal suo male, il 16 luglio del 1489.

All’interno della Basilica di San Giulio si trova un’altra testimonianza che ci restituisce la cronaca di un evento lasciato da un testimone oculare.

Su uno degli affreschi all’interno della basilica si trova un graffito, datato 27 agosto 1533. Un uomo, evidentemente ancora fortemente impressionato da quello a cui aveva appena assistito, decise di lasciare incisa sull’intonaco dipinto la propria testimonianza. Quel giorno infatti il vescovo Arcimboldo,  per grazia di San Giulio, guarì un’ossessa, liberandola dal suo demone.

sabato 3 dicembre 2011

In gabbia nella Bottega del mistero.



Nella puntata di sabato 3 dicembre, sul tema GABBIA, si parlerà di un’inquietante gabbia conservata sull’Isola di San Giulio. Nella seconda parte, dedicata ad una canzone, ascolteremo invece di una gabbia senza soffitto in cui volano allegri palloncini capaci di scatenare un tremendo conflitto mondiale.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

Per ascoltare Siamo in Onda:
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960

Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 1 dicembre 2011

Nella gabbia di Siamo in Onda!



Le gabbie servono a rinchiudere gli animali (o gli esseri umani) pericolosi. Ma una gabbia può essere anche un indispensabile rifugio per proteggervi dalle bestie feroci o da altri pericoli.
Una “gabbia di Faraday” ad esempio è una struttura “in grado di isolare l'ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno, per quanto intenso questo possa essere”. Un’ottima difesa contro i fulmini ad esempio.

C’è però solo un programma che prepara per voi una gabbia di divertimento per proteggervi dalla noia del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 3 dicembre avrà come tema della serata proprio GABBIA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Chi o che cosa vi fa sentire in gabbia?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La foto è una cortesia di Ele

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.