martedì 31 maggio 2011

La Waterloo svedese




Nel 1974 il Lussemburgo decise di rinunciare all’organizzazione del 19° Eurofestival, che aveva vinto nei due anni precedenti, a causa dei costi dell’organizzazione.
La crisi economica dell’anno precedente si faceva sentire anche in campo musicale. Il festival si svolse così a Brighton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra.

Sul palco, tra gli altri gruppi e cantanti, si esibì un gruppo svedese composto da due uomini e due donne. Poiché i nomi delle due donne (Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad) iniziavano per A e quelli dei due uomini per  B (Björn Ulvaeus e Benny Andersson), il gruppo scelse l’acronimo ABBA.
La canzone, intitolata “Waterloo”, parla di un amore a cui non si può resistere, che ti sconfigge e a cui non resta che arrendersi come Napoleone a Waterloo.

La canzone esplose come una bomba sullo scenario musicale internazionale, decretando il successo mondiale di questo gruppo svedese che cantava in inglese.
Si stima che gli ABBA siano il quarto gruppo nella storia della musica per numero di copie vendute e che in Svezia soltanto la casa automobilistica Volvo abbia ottenuto maggiori profitti.

Il gruppo si sciolse nel 1982 a seguito della separazione artistica e sentimentale delle due coppie  (Benny e Frida, Björn e Agnetha) e nessuna reunion è mai avvenuta, nonostante offerte di compensi vertiginosi. La vita dei componenti degli ABBA è contrassegnata da varie vicissitudini personali. In particolare quella di Anni-Frid Lyngstad (conosciuta anche come Frida) è legata alle drammatiche conseguenze di una sconfitta militare.
Durante la seconda guerra mondiale la Norvegia fu invasa dalla Germania nazista. Seguendo le folli teorie naziste sulla razza ariana, Hitler ordinò a molti suoi soldati di sposare o unirsi a donne norvegesi, che essendo alte e bionde corrispondevano ai dettami della razza ariana. I bambini nati da queste unioni sarebbero stati i “Figli di Hitler” da educare secondo i dettami del partito nazista.

Nel 1945 la Germania fu sconfitta dagli Anglo Americani e dai Russi che conquistarono Berlino. La Norvegia fu liberata, ma nel frattempo molti “Figli di Hitler” erano nati.
Purtroppo per loro, questi bambini che non avevano altra colpa che quella di essere nati da unioni politicamente scomode, furono oggetto di una vera persecuzione, avversati dalla società norvegese che li additava come bastardi per essere figli degli odiati invasori tedeschi e di traditrici della patria.

I bambini erano spesso sottratti alle madri e rinchiusi in orfanotrofi o abbandonati al loro destino. Molti di loro, a distanza di anni, ricordano con enorme sofferenza la loro infanzia.
Per questo la madre di Frida era fuggita dalla Norvegia nella neutrale Svezia. E solo dopo il successo come cantante Frida scoprì che il padre, creduto morto, viveva ancora in Germania.

ABBA, Waterloo

Da La bottega del mistero a Siamo in  Onda su Puntoradio del 28.05.2011

domenica 29 maggio 2011

Le misteriose vie dell’alfabeto



Un alfabeto è un insieme di simboli che, disposti in un modo determinato, servono a mettere per iscritto le parole di una lingua.
L’umanità nel corso dei millenni ha inventato molti alfabeti. Poiché i popoli che avevano inventato alcuni di questi alfabeti sono  scomparsi senza eredi, ora solo con grande fatica possono essere decifrati dagli studiosi.

Attualmente l’alfabeto più utilizzato al mondo è quello latino. È il nostro alfabeto, in sostanza, che deriva con qualche adattamento da quello utilizzato nell’impero romano. Le radici dell’alfabeto non sono da cercarsi a Roma, però.
L’invenzione del nostro alfabeto si deve ai Fenici, che vivevano nella zona dell’attuale Libano, circa 1050 anni prima di Cristo. Il nome delle lettere deriva da una parola che cominciava col suono rappresentato da tale lettera. La prima lettera corrispondeva ad “aleph”, che voleva dire "bue". La seconda era bet "casa". Sono lettere che troviamo anche nell’alfabeto ebraico, che deriva da quello fenicio.

Secondo alcuni però l’antico alfabeto ebraico, conservato nell’Arca dell’Alleanza  deriverebbe dal misterioso “alfabeto Watan”, che sarebbe stato inventato ad Atlantide.
Tutto quanto ha a che fare con Atlantide, tuttavia sprofonda nelle nebbie dell’incertezza, per cui lasciamo questa teoria al mito e torniamo ad Aleph e Bet, che in greco diventano Alfa e Beta, le prime due lettere, che danno il nome, appunto, all’AlfaBeto.

I Greci però non tennero per loro il segreto dell’alfabeto, ma lo diffusero tramite le colonie che avevano fondato in molte zone del Mediterraneo.
Gli Etruschi adattarono alla loro lingua l’alfabeto greco in uso nella colonia dell'isola di Ischia. E poiché i Romani all’epoca andavano a scuola dagli Etruschi adattarono l’alfabeto alla loro lingua, che era molto diversa da quella degli Etruschi.

Tramite gli Etruschi l’alfabeto arrivò anche in Italia settentrionale. Anzi, proprio nel Novarese è stata fatta una scoperta eccezionale.
A Castelletto Ticino, graffita su un bicchiere di ceramica collocato in una tomba, è stata trovata un’antica iscrizione del VI secolo a.C.. Gli abitanti della Lombardia, che commerciavano con gli Etruschi avevano imparato da loro l’alfabeto, modificandolo e adattandolo alla loro lingua. Quella scoperta a Castelletto Ticino, che è la più antica iscrizione il lingua celtica, ci dice che quel bicchiere appartenne ad una persona di nome Kosios.

Questi Celti che abitavano il nord Italia non si limitavano a commerciare con gli Etruschi, però. Essi esportavano e commerciavano prodotti verso le terre a nord delle Alpi. E con i commerci, pare si sia diffuso anche l’alfabeto.
Questa è la parte più misteriosa della storia dell’alfabeto. Esistono infatti molte somiglianze tra l’alfabeto nord italico e quello che adottarono le popolazioni germaniche.

Si tratta delle famose e misteriosissime rune, la cui invenzione è attribuita niente meno che al dio Odino.
Un’antica e tenebrosa leggenda racconta che Odino, il dio della sapienza, desiderando conoscere il segreto delle rune, sacrificò se stesso ad Odino. Rimase impiccato all’albero del mondo per nove giorni e nove notti, fino a quando cominciò a chiamare le rune. Ed esse, una ad una salirono dalle radici dell’albero. Così Odino s’impadronì del loro segreto.




Da La Bottega del mistero a Siamo in Onda su Puntoradio del 28.05.2011

sabato 28 maggio 2011

Il signore delle rune a Siamo in Onda

Questa sera a siamo in Onda verrà trasmessa l'ultima delle storie che ho scritto quest'anno per la trasmissione.

"Il signore delle rune" è il racconto di un misterioso viandante che bussa alla porta di una madre.

Ma poiché sotto le spoglie di un pellegrino a volte si nasconde Qualcuno che è molto di più di un semplice pellegrino, la storia avrà un epilogo imprevisto.

Se volete saperne di più dovrete ascoltare la trasmissione questa sera (trovate qui le istruzioni), in particolar modo dopo le 23.
Oppure pazientare qualche giorno, finché la storia verrà pubblicata su questo blog e su quello di Siamo in Onda.

giovedì 26 maggio 2011

L'alfabeto di Siamo in Onda

C’era una volta – non molto tempo fa a dire il vero – in una cittadina della nostra bella provincia, un’adolescente  che si ritrovò nel banco di fianco una nuova compagna di classe. Veniva da un paese lontano – ma non troppo distante a dire il vero – in cui era in uso un alfabeto molto diverso. Le due ragazze, come avviene facilmente a quell’età, fecero presto amicizia, diventando inseparabili.
E per confidarsi i loro piccoli grandi segreti decisero di condividere un diario. L’avrebbero scritto nell’alfabeto dell’una, che nessun altro era in grado di comprendere, ma nella lingua dell’amica italiana.
Ne nacque un diario cifrato multiculturale, simbolo della società che sta nascendo sotto i nostri occhi, troppo spesso ciechi e sordi alla realtà del nostro tempo e più in generale ad una dura verità della storia: sono gli scambi a diffondere le idee, mentre le civiltà che decidono di chiudersi agli stranieri vanno incontro, sempre, ad un’inevitabile decadenza.

Così ad esempio, i Romani impararono a leggere e a scrivere dagli Etruschi, gli Etruschi dai Greci, i Greci dai Fenici e questi ultimi probabilmente dagli Egiziani. Se riuscite a leggere quello che trovate su questa pagina, dovete dire grazie anche a questi antichi e lontani – ma non così tanto a dire il vero – popoli.


C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera vi insegna l’alfabeto della musica e del divertimento intelligente. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 28, in diretta dalla Fiera di Arona, affronta proprio il tema ALFABETO.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

Per che cosa usereste un alfabeto segreto che solo voi o pochi altri conoscete?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE, esperta di misteriosi alfabeti.

martedì 24 maggio 2011

Samarcanda


Ci sono ritardi che ci possono cambiare la vita e ci sono appuntamenti con il destino a cui non è possibile arrivare in ritardo. Ci sono città e luoghi che per la loro posizione sembrano destinate ad essere luogo di incontri, di appuntamenti e, conseguentemente, di ritardi. Il nome di queste città è risuonato per secoli nei racconti dei viaggiatori.
Samarcanda nel terzo secolo prima di Cristo era una città fiorente, che da secoli controllava una via commerciale importantissima. Situata nell’attuale Uzbekistan, era una sosta obbligata per le carovane che dal medio oriente muovevano verso oriente. E che a Samarcanda si incontravano con quelle che partivano da un impero lontano e ricchissimo, che i suoi abitanti chiamavano “La terra di mezzo”.
Non stiamo parlando della terra degli Hobbit e degli altri personaggi del “Signore degli anelli”, il celebre romanzo fantasy di Tolkien, ma di un regno reale, la Cina.
A quel tempo, secoli prima che alcuni monaci cristiani riuscissero a rubarne il segreto, la Cina era l’unico paese al mondo a conoscere il modo di produrre la seta. E i suoi tessuti, portati a dorso di cammello per migliaia di chilometri, arrivavano fino alla corte degli imperatori romani.
Nell’anno 329 prima di Cristo, tuttavia, Roma era ancora una piccola città la cui influenza era limitata alla parte centrale dell’Italia. In quell’anno, tuttavia, Maracanda (questo era il nome datole dai Greci) aprì le porte e si arrese senza combattere ad un altro conquistatore occidentale.
Alessandro era il re di un piccolo regno semibarbarico ai confini settentrionali della Grecia. Aveva ventisei anni, era stato allievo del grande filosofo Aristotele ed era già una leggenda per i suoi contemporanei. Con poche migliaia di soldati aveva sbaragliato l’immenso esercito del Re dei Re, che dalla Persia (l’attuale Iran) comandava sul più vasto impero di quell’epoca. Senza mai fermarsi, Alessandro in dieci anni conquistò un immenso impero che andava dall’Egitto all’India, diffondendo ovunque la cultura greca.
Alessandro, che era sopravvissuto a mille pericoli, attorno ai trent’anni divenne molto sospettoso e cominciò a consultare freneticamente gli oracoli per conoscere il suo destino.
Si circondò di indovini e di sedicenti maghi che gli assicuravano una vita lunga e felice. E lo convincevano di essere figlio del dio Zeus, unitosi a sua madre sotto forma di aquila. Invece, dopo una cena in cui ancora una volta aveva ecceduto col vino, mori improvvisamente a Babilonia, pochi giorni dopo il suo ingresso nella città, a soli 30 anni, mentre progettava nuove conquiste.
Di un appuntamento con il destino parla anche una canzone che nel 1977 fece conoscere al grande pubblico il cantautore Roberto Vecchioni, segnando l’inizio di una carriera che dura tutt’ora e che ha fatto del cantautore uno dei più importanti della musica italiana.
Vecchioni stesso ha raccontato che la canzone nacque a seguito della morte di suo padre, portato via da un destino beffardo. L’ispirazione venne da un’antica favola orientale presente nella tradizione islamica ed ebraica, trovata nel libro “Appuntamento a Samara”.  Si narra di un soldato che, tornato nella capitale alla fine della guerra, si unisce ai festeggiamenti. Proprio allora, però, tra la folla vede una “nera signora” che lo guarda con occhi cattivi. E comprendendo che della Morte si tratta, decide di fuggirla. Per questo implora sovrano di dargli un cavallo veloce che lo possa portare nella lontana città di Samarcanda dove, pensa, certamente sarà al sicuro. Ma le cose andranno un po’ diversamente.

Roberto Vecchioni, Samarcanda.

domenica 22 maggio 2011

L’invenzione del ritardo



Per essere ufficialmente in ritardo è necessario che chi ci aspetta abbia un orologio o un altro strumento per misurare il tempo. Vi sfidiamo infatti a dire che qualcuno è in ritardo guardando il sole. A meno che il nostro ritardatario non arrivi dopo il tramonto, chiaro. Quindi, è ora di dire che la colpa dei nostri ritardi è dell’orologio!
L’uomo ha inventato molti modi di misurare il tempo. Il sistema più semplice e antico fu inventato dai Cinesi 5000 anni fa, un semplice palo verticale. Osservando l’ombra sul terreno era possibile misurare il passare del tempo.

Oltre alle ore del giorno vennero inventati anche sistemi per calcolare il trascorrere dei giorni nel corso dell’anno. Era infatti necessario conoscere con esattezza i periodi dell’anno in cui procedere alla semina. Ed il tutto era regolato da complessi rituali.
Per farlo vennero costruiti sistemi straordinari. Uno di questi era, secondo molti studiosi,  quello che si trova a Stonehenge, in Inghilterra. Tra i 4500 e 4000 anni fa una serie di pietre di dimensioni colossali venne trasportata per oltre 200 km per costruire una complicata serie di allineamenti e circoli. Osservando il sorgere del sole e di determinate stelle era possibile determinare con esattezza il giorno.

La fama di questo luogo fu grande nell’antichità. Secondo una leggenda esso sarebbe addirittura legato alla figura di Artù e del mago Merlino.
Merlino avrebbe fatto trasportare il complesso in Inghilterra dall’Irlanda, dove era stato costruito dai giganti con pietre portate dall’Africa. Uther Pendragon, il padre di Artù, sarebbe sepolto proprio all’interno del circolo di pietre.

Pur senza raggiungere la complessità di Stonehenge, su molti antichi edifici del nostro territorio si vedono delle meridiane.
Apparentemente sono realizzazioni semplici, in realtà sono sistemi di misurazione estremamente complessi. Per realizzarli è infatti necessario conoscere le coordinate e altri dati riferiti al luogo specifico. E anche il muro deve essere perfettamente a piombo.

Una cosa interessante è che le ore, quando erano misurate con le meridiane, non erano sempre uguali.
In genere si usava una suddivisione del tempo in cui l'ora era la dodicesima parte del giorno, dall'alba al tramonto. Perciò l’ora era più lunga d'estate e più corta d'inverno. Inoltre, a causa della rotazione terrestre, il mezzogiorno, per fare un esempio, arrivava a Milano prima che a Torino.

Ovviamente in un’epoca in cui ci si muoveva a piedi o a cavallo nessuno si accorgeva del problema. Ma quando si cominciò a viaggiare con navi più veloci o, peggio ancora coi treni, il problema divenne sempre più evidente.
Poiché gli orari ferroviari dovevano essere omogenei per tutta la tratta si adottò un sistema orario basato sull’orologio meccanico e sul sistema dei fusi orari, che fu introdotto in America settentrionale dal 1883.

Quando si parla di orologi si pensa immediatamente alla Svizzera. Eppure c’è una storia di orologi legata alla nostra zona.
Dalla fine dell’Ottocento e per circa 80 anni ad Arona si sviluppò una fiorente attività di lavorazione di pietre preziose. Le “pietrine” erano utilizzate per i meccanismi di precisione degli orologi, perché per la loro durezza resistevano all’usura meglio del metallo. Negli anni Sessanta del secolo scorso erano oltre 600 le persone impiegate in questa lavorazione.


Da La Bottega del mistero a "Siamo in onda su Puntoradio del 21 maggio 2011

La foto, che è stata consegnata puntualmente, è una cortesia di ELE

giovedì 19 maggio 2011

I ritardi di Siamo in Onda


Ci sono ritardi che possono farci perdere il treno della vita…
Ed altri che possono salvarcela.

E ci sono appuntamenti con il destino fatale a cui non si può arrivare in ritardo, nemmeno volendo.

C’è solo un programma radiofonico che il sabato sera non è mai in ritardo. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 21 affronta proprio il tema RITARDI.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

C’è stato un ritardo che, come nel film Sliding Doors, ha cambiato qualcosa di importante nella vostra vita?

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La foto è una cortesia di ELE, che è stata puntualissima nell’inviarcela.

martedì 17 maggio 2011

La scatola musicale e le criminose filastrocche per bambini


Nell'aprile del 1972 cinque giovani musicisti inglesi praticamente sconosciuti in Italia arrivarono nella cittadina di Feltre, in provincia di Belluno, su uno scassatissimo furgone Volkswagen. Si esibirono su un palco realizzato con tavole di legno e riparato da fogli di cellophane, davanti a circa duecento persone.
Ad un certo punto uno dei cinque, truccato e con la testa rasata, cominciò a sbattere con forza l'asta del microfono sulla rete che separava i musicisti dai ragazzi che assistevano, spaventandone parecchi. La canzone era intitolata "The musical box", il cantante si chiamava Peter Gabriel, la band era quella dei Genesis e quello era solo l’inizio di una carriera straordinaria che continua tuttora.
Il brano è contenuto nel terzo album dei Genesis, il primo inciso nella formazione storica, e segnò la consacrazione definitiva dei Genesis in Europa.
Il titolo di questo concept album è “Nursery Cryme” allude alle filastrocche inglesi per bambini (“nursery rhymes”), aggiungendo una “c” iniziale che rimanda invece alla parola “crime” (crimine).
Non a caso il testo della canzone "The musical box", che apre l’album, è incentrato su una storia dal sapore vittoriano, in cui una bambina che gioca a  croquet decapita “con grazia" un amichetto.
È una storia misteriosa che sfiora i temi della morte, della reincarnazione e dell'amore sensuale, in cui un fantasma appare e scompare grazie ad una musical box, un prezioso carillon da cui escono le note di Old King Cole, un’antica filastrocca per bambini.
I Genesis, band costituitisi nel 1969 e tuttora attiva, seppure con vari cambiamenti di organico, furono negli anni settanta tra i principali esponenti del rock progressivo, assieme a gruppi che hanno fatto la storia della musica.
Parliamo di gruppi come Yes, King Crimson, Emerson, Lake & Palmer, Jethro Tull, solo per citare alcuni di quelli che ebbero grande influenza su moltissimi cantanti e band dell’epoca. Nonostante la complessità della musica e la lunghezza delle canzoni in quegli anni il “progressive rock” riempiva infatti gli stadi riscuotendo successi di critica e di pubblico. Per molti aspetti richiama la musica classica, pur essendo suonato con gli strumenti tipici del rock.
La formazione dei Genesis non solo ha subito numerose variazioni negli anni. Una carriera che ha visto anche pause di riflessione, abbandoni e ritorni. Dalla “scatola magica” dei Genesis sono usciti personaggi del calibro di Peter Gabriel, Steve Hackett, Mike Rutherford e Phil Collins che in momenti diversi hanno iniziato importanti carriere solistiche, divergenti o parallele da quelle della band.
Una carriera veramente monumentale, con pezzi che meriterebbero di essere minutamente analizzati per la ricchezza degli elementi che contengono, sia dal punto di vista musicale che dei riferimenti culturali. Nel 1986, dopo una pausa di riflessione durata tre anni, i Genesis tornarono con l’album “Invisible touch”, che concludeva con successo la mutazione verso un genere musicale più legato ai tempi.

Genesis, "Land of confusion"

La foto di apertura è una cortesia di ELE, che non ha rotto alcuna scatola nel realizzarla...

domenica 15 maggio 2011

Una sorpresa spumeggiante dove meno te l’aspetti

Immaginate una scatola dove sia possibile collocare degli oggetti e far loro superare il trascorrere del tempo. Immaginate di riaprire dopo millenni una di queste scatole e trovare, coperti dalla polvere accumulatasi nei secoli, oggetti che raccontano la storia di una persona, di una famiglia o di un popolo.
Non stiamo parlando di una magica macchina del tempo. Parliamo, anche se a molti di voi parrà strano (e alcuni staranno facendo gli scongiuri), di tombe. Ma per gli archeologi esse sono straordinarie occasioni per aprire uno squarcio sugli usi i costumi e la vita materiale di persone vissute centinaia o  migliaia di anni fa.

venerdì 13 maggio 2011

La scatola magica di Siamo in Onda

 
 


I programmi televisivi del sabato sera vi hanno rotto le scatole?
O sono stati i vostri amici che vi propongono insulse uscite nei soliti posti?
Vorreste trovare una scatola magica piena di musica, emozioni e storie?

Abbiamo quello che fa per voi!

Perché c’è solo un programma radiofonico che il sabato sera non vi rompe le scatole. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato 14 affronta proprio il tema SCATOLE.

Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:

C’è un oggetto contenuto in una vecchia scatola che non siete mai riusciti a buttare?


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La foto di apertura è una cortesia di ELE, che non ha rotto alcuna scatola nel realizzarla...

martedì 10 maggio 2011

I capelloni della musica



Negli anni Sessanta del Novecento si affermò quello che per molto tempo parve un binomio indissolubile. Chi faceva musica appartenente ai generi nuovi, come il rock, non poteva non avere i capelli lunghi. E i giovani che suonavano o seguivano questi generi musicali erano soprannominati dai benpensanti in modo ironico e dispregiativo “capelloni”.
Quella dei capelli lunghi in alcuni paesi divenne una vera ossessione, come in Italia. Probabilmente perché veniva infranto un tabù italico, quello di apparire effeminati portando i capelli lunghi. Così, mentre la TV di Stato dedicava lunghi servizi ironici ai “capelloni”, le band rispondevano con numerose canzoni “di protesta” in cui rivendicavano il diritto al capello lungo.
Invece il famoso episodio di Sansone ha generato un’altra moda, o forse dovremmo dire un altro modo di intendere il capello lungo.

Esiste un antico testo etiope del IV secolo d.C. (in Etiopia Cristianesimo ed ebraismo si diffusero precocemente) chiamato “Kebra Nagast” (“La Gloria dei Re”). In esso si parla dell’incontro tra il biblico re Salomone e la mitica Regina di Saba. Una parte è dedicata anche alla nascita di Sansone e al dono della forza collegata ai capelli. Questo libro ha ispirato un movimento, che è insieme religioso e politico, sviluppatosi in Giamaica negli anni trenta del Novecento. I seguaci del rastafarianesimo, conosciuti in tutto il mondo dagli anni Ottanta come “rasta” grazie a Bob Marley e alla musica reggae, tra gli altri impegni alla purezza talora si astengono anche dal taglio dei capelli e dal pettine, generando la tipica pettinatura a trecce, i cosiddetti dreadlocks.
Anche negli USA, comunque, la “guerra dei capelli” raggiunse momenti di grande tensione, con ragazzi cacciati dalle scuole per via della lunghezza della chioma, mentre subivano violenti attacchi da una parte dei media conservatori.

I capelli lunghi divennero uno dei simboli del movimento hippie che si sviluppò in quegli anni diffondendo idee dirompenti e oltraggiose per una larga parte della società americana: pacifismo fino alla renitenza alla leva, rifiuto del principio di autorità, libertà sessuale, uso di droghe e rock psichedelico.
Fu in quegli anni che due attori americani, James Rado e Gerome Ragni, rimasero folgorati da un quadro intitolato “Hair” visto in una mostra al Whitney Museum. Il quadro, che consisteva in un pettine e poche ciocche di capelli su una tela vuota, li ispirò per il titolo del musical rock che stavano scrivendo.

Hair racconta la storia di un gruppo politicamente attivo di "capelloni" (chiamato “the tribe”) che si definiscono "hippies dell'età dell'Aquario", si rifiutano di partire per la  guerra del Vietnam e conducono in una sorta di comune una vita da artisti. L’ispirazione veniva anche dalla conoscenza di un vero gruppo di hippie dell’East Village. La vicenda ruota intorno al tentativo di trovare un equilibrio tra l’armonia interna alla comunità e la rivolta pacifica contro la guerra e i valori della società conservatrice.
Nel musical viene più volte invocato l’avvento di una nuova era, quella dell’Aquario.
L’idea è che il segno astrologico dell’Aquario possa influenzare una nuova epoca caratterizzata da solidarietà, democrazia, fratellanza, ecologismo, apertura a nuove idee e sviluppo di nuove tecnologie, mentre si assisterebbe al fallimento dei vecchi schemi sociali o religiosi basate sulla limitazione della libertà di scelta. Per questo molti ritengono imminente l’avvento della nuova “era dell'Aquario”...

Dal musical “Hair”, "Aquarius

lunedì 9 maggio 2011

Le storie di Siamo in Onda


Vi ho già parlato delle Storie di Siamo in Onda, i racconti scritti per il programma radiofonico e scaricabili in podcast da iTunes.
Per chi avesse perso le storie già pubblicate su iTunes ecco un breve riassunto dei racconti del lago dei misteri trasmessi da Puntoradio.



Il re del Labirinto
Ci sono storie che prendono il lettore per mano e lo accompagnano lungo percorsi tortuosi, spingendolo verso ripide discese per poi riafferrarlo bruscamente, un attimo prima del precipizio. La storia che vi stiamo per raccontare è una di queste. E nell'ascoltarla qualcuno di voi sarà così bravo da individuare parecchi riferimenti mitologici.
Voce narrante: Fulvio Julita
http://traffic.libsyn.com/siamoinonda/Labirinto_Alfa.mp3

 
L’Imperatore allo specchio
Denaro, sesso, potere: gli ingredienti della vicenda che vi stiamo per raccontare s’incastrano uno nell’altro in maniera tanto precisa da dare forma ad una perfetta storia di fantasia. Eppure qualche piccolo dubbio continuerà a bussare alla vostra mente. E se fosse tutto vero?
Voci narranti di Fulvio Julita, Rossana Girotto e Fabio Giusti
http://traffic.libsyn.com/siamoinonda/Specchi_Alfa.mp3


Il fuoco nel bosco
Per chi tra voi soffre di nostalgia - la nostalgia dei tempi andati - abbiamo una storia che si ispira ad una vicenda ascoltata dalle parti di Madonna del Sasso, sul lago d’Orta.
Voce narrante William Facchinetti Kerdudo.
http://traffic.libsyn.com/siamoinonda/Fuoco_Alfa.mp3


Ricordo che tutte le altre storie, scritte dai numerosi autori che collaborano con la trasmissione, possono essere scaricate anche da http://siamoinonda.libsyn.com

domenica 8 maggio 2011

I capelli nel mito e nella leggenda


Il filosofo tedesco Nietzsche considerava i capelli "come una leggera trama cui agganciare i propri pensieri spirituali, quasi fossero un filtro di separazione del materiale e dell'istintivo da quello che è spirito e anima". Simbolo potente per gli uomini e per le donne, elemento di fascino e di potere, i capelli compaiono in molti miti e leggende.
Gli antichi Egizi descrivevano l'idea della seduzione come una donna dai bellissimi capelli che ha preparato una trappola per uccelli. I Greci credevano che uno dei compiti di Persefone, regina del regno dei morti, fosse quello di strappare il capello che legava ciascun uomo alla vita.

Ogni cultura ha poi le sue idee in fatto di acconciature. Alcuni popoli dedicano moltissimo tempo ad esse e non sempre sono le donne le più vanitose…

Presso alcuni popoli africani le acconciature sono così elaborate che gli uomini dormono poggiando il capo su appositi reggitesta, per evitare che nel sonno possa rovinarsi. Proprio per la grande valenza simbolica, in molte culture rasare i capelli era un disonore riservato ai nemici sconfitti. Per contro i guerrieri di certe tribù indiane si radevano il capo per non offrire al nemico la possibilità di collezionare i loro scalpi.

Anche nel mondo religioso i capelli rivestono un ruolo importante.

Gli antichi sciamani o ancora oggi molti yogi non si tagliano i capelli come voto alla divinità. Al contrario i druidi celtici o i monaci cristiani si radevano parte della testa per sottolineare la loro condizione di votati.

Nella Bibbia, inoltre, si parla di un uomo dalla forza sovrumana, di nome Sansone, eroe del suo popolo nell’eterna lotta contro i popoli nemici. Le radici di questo potere stavano proprio nei suoi capelli.

Dio promette alla madre di Sansone che avrà un figlio potente e le dice: "il rasoio non passerà mai sopra la sua testa perché sarà consacrato a Dio". Quando però la bellissima Dalida, che i nemici avevano corrotto, riesce a scoprire questo segreto, per l’eroe si avvicina l’ora della fine. Sansone viene rasato di notte, mentre dorme sul grembo di Dalida e quindi incatenato e accecato. Quando però i capelli cominciano a ricrescere, Sansone riesce a mettere le mani sulle colonne portanti della casa e fa crollare l’edificio, morendo con tutti i suoi nemici.

Nelle nostre zone, invece, e in tutto l’arco alpino, c’è invece una curiosa leggenda, che riguarda un uomo dai lunghi capelli che vive nei boschi.

È una creatura schiva e timida, che trova rifugio in grotte e cavità naturali. Viene chiamato “uomo selvatico” e compare in moltissime storie. Normalmente non è cattivo. Piuttosto è scontroso, ma nel confronto con gli uomini di solito ha la peggio. Esiste anche una variante femminile, la donna selvatica. Per invidia può rubare i bambini alle mamme lasciando in cambio il proprio orribile e pelosissimo figlio. In questi casi, l’unico rimedio per farsi riconsegnare il figlio sarebbe quello di far piangere disperatamente il piccolo mostro. Il cuore di una madre, per quanto selvatica, non resiste a questo richiamo.

Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

giovedì 5 maggio 2011

Siamo in Onda vi farà rizzare i capelli in testa

Una donna che desidera cambiare vita comincia da un drastico cambio di acconciatura. Uomini siete avvisati…

Capelli, segno di fascino e bellezza per alcuni, ma anche cruccio e problema per altri.


Capelli, campo di esercitazione per i parrucchieri e per la moda, che ne decreta la lunghezza, il taglio e il colore “giusto”.


E poi, vi è mai capitato di sentire i capelli rizzarsi sulla testa?

Ed era paura, vento o elettricità?

C’è però solo un programma radiofonico che il sabato sera può farvi rizzare i capelli sulla testa come un’elettrica scossa. È Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, che sabato affronta proprio il tema CAPELLI.


Come sempre c’è un quesito posto agli ascoltatori:


Che cosa vi fa rizzare i capelli in testa?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.


Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it



Per ascoltare Siamo in Onda:      

- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:

- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


Precisiamo che nessun capello è stato maltrattato per la realizzazione della foto di apertura, che è una cortesia di ELE.

martedì 3 maggio 2011

Radio KAOS

Questa volta parliamo di una radio locale i cui programmi si propongono di dare spazio a quelle voci normalmente tagliate fuori dai principali canali di comunicazione: musica indipendente, nuovi programmi alternativi, politica locale, problematiche sociali delle minoranze etniche indigene e immigrate o della condizione femminile.
Questa radio ha un nome, KAOS, e una frequenza (FM 89.3), che a partire dalla città di Olympia (che conta circa 46 mila abitanti e si trova 70 km a sud ovest di Seattle) copre l’area meridionale dello stato di Washington, negli USA. Trasmette però anche in streaming tramite internet (http://kaos.evergreen.edu).
La radio nacque il 1 gennaio 1973 come una radio comunitaria non commerciale nata all’interno dell’Evergreen State College, un college universitario innovativo caratterizzato da un corso di studi interdisciplinare in cui convivono quelle che noi chiameremmo formazione scientifica ed umanistica.
La radio garantisce ad ogni membro della comunità la possibilità di partecipare alla produzione dei programmi radiofonici, contribuendo in modo innovativo. Inoltre per statuto almeno l’80% della musica trasmessa deve essere scelta tra le etichette indipendenti o autoprodotte. La varietà di musica che viene trasmessa è veramente enorme e va dal jazz al metal, dal reggae al hip hop, dal folk all’ispanico, solo per citarne alcuni esempi.
La radio è diventata un punto di riferimento fondamentale sulla scena musicale di Olympia. Celebre resta l’esibizione (la seconda in assoluto) il 17 aprile 1987 di una band alternativa destinata a scalare le classifiche pochi anni dopo, i Nirvana
Nel 1991 "Smells Like Teen Spirit" la traccia di apertura dell’album “Nevermind” scala le classifiche di tutto il mondo, decretando il successo della band capitanata da Kurt Cobain, voce principale e chitarrista della band fondata con il bassista Krist Novoselic. Si stima che la band abbia venduto oltre 50 milioni di album in tutto il mondo, di cui la metà negli USA.
Il titolo di “Smells Like Teen Spirit”, che è considerate una delle migliori canzoni rock di tutti i tempi, ha una strana origine, legata ad un’enigmatica scritta su un muro.
Un’amica di Cobain, cantante di una punk band femminile, scrisse con lo spray sul muro di casa "Kurt Smells Like Teen Spirit". Il cantante diede a questa scritta un’interpretazione epica e rivoluzionaria (qualcosa come “Kurt profuma di spirito adolescente”) e la scelse come titolo. Solo più tardi, con un certo imbarazzo, scoprì che ciò che la ragazza voleva dire, probabilmente per prenderlo in giro, era che Kurt aveva l’odore di un deodorante commercializzato con il nome di “Teen Spirit”…
La vita di Kurt Cobain, purtroppo, fu breve e travagliata, per via dell’incapacità di mettere ordine nel suo caos interiore senza fare ricorso alle droghe, in particolare all’eroina. Ne fu coinvolta anche sua moglie, la cantante ed attrice Courtney Love, che Cobain sposò nel 1992 e da cui ebbe una bambina. L’ammissione di aver continuato ad usare la droga nei primi tempi della gravidanza provocò anche delle conseguenze legali, con l’intervento del tribunale a tutela della bambina.
L’otto aprile 1994 Kurt Cobain fu trovato morto nella sua casa di Seattle. La polizia, che trovò la pistola e un biglietto di addio, sentenziò che si trattava di suicidio. Un  investigatore assunto dalla moglie e altri inquirenti privati sostennero invece la tesi dell’omicidio. Si obiettò infatti che la quantità di eroina che il cantante si era appena iniettato era incompatibile con l’idea che potesse anche essersi sparato. La tesi dell’omicidio, con Cobain vittima di un complotto, pur godendo di molta popolarità sui media non è stata mai dimostrata. Anche per il leader dei Nirvana, come per molti altri cantanti, la morte rimane pertanto avvolta da un alone di mistero.

Nirvana, “Smells Like Teen Spirit”

lunedì 2 maggio 2011

Il mistero del lago scomparso




Per festeggiare insieme a voi il novecentesimo post di questo blog ospito molto volentieri il racconto di un amico, che ha voluto condividerlo con i lettori di questo blog.

Oscar Taufer è uno degli autori che collaborano con Puntoradio per le "Storie di Siamo in Onda", che vi ricordo sono liberamente scaricabili da questo link.

Quello che segue è un suo racconto, intitolato “Una vita sul lago” e ambientato sul Lago di Varese, che anche noi, dalla vetta del Mottarone, possiamo ammirare.
In coda Oscar stesso vi spiegherà in quale occasione è nato.



Una vita sul lago

La luna era alta sulla strada diretta alla spiaggia.
Distinguevo le fronde degli alberi, i profili delle case, le ringhiere e superata la curva, di fronte al vecchio mulino, mi accorsi che nei gesti che da sempre ripetevo ogni mattina, qualcosa non era al suo posto. 
In fondo alla via, vicino al lago, quattro sagome scure discutevano. Erano i miei amici, ostinati figli di un mestiere iniziato tanti anni prima. Pescatori, come me, che invece di preparare le barche perdevano tempo in chiacchiere. Ero lontano per udirne le voci ma la loro agitazione era evidente e non servì raggiungerli per comprendere cosa mi aveva disorientato. Mancava il nastro di luce che da sempre la luna srotola sull'acqua, per un motivo evidente e incredibile: l'acqua non c'era più, il lago era sparito.
Mai prima d'allora si era verificato qualcosa di simile. Il mistero del lago scomparso richiamò nella zona esperti in geologia, ingegneria, idraulica, scienze naturali. Ognuno analizzava il problema dal suo punto di vista ma la spiegazione non si trovava. Nessuno capiva dove fosse finita l'acqua. Dei torrenti che scendevano dal Campo dei Fiori non restavano che letti asciutti, e le chiuse di Bardello, ridotte a inutili lamiere, arginavano soltanto l'aria. Da lì al Lago Maggiore, al posto del fiume, si allungava una via di terra e sassi.
La pista ciclabile era stata transennata e le forze dell'ordine ne presidiavano ogni metro. Un anello di metallo e uniformi impediva ai curiosi di incamminarsi su quello che era stato il fondale. Le barche giacevano nelle darsene o con la chiglia affondata nel fango, in fondo ai tubi di scarico si accumulavano liquami dall'odore insopportabile, e una distesa di pesci morti ricopriva la conca vuota.
Per un'infinità di ragioni la scomparsa del lago era un evento disastroso, ma l'unica che per me valeva qualcosa era quella affettiva. Per il resto, il tempo avrebbe aggiustato le cose. La natura e le attività degli uomini si sarebbero adattate al cambiamento e le nuove generazioni avrebbero conosciuto il lago nei libri e nei racconti degli anziani. Ma per chi aveva vissuto con i piedi su una barca e una lenza in mano era come morire.
Ero al lido di Gavirate e mi sentii mancare. Pensavo all'isolino, divenuto terraferma e perduto, fissavo Biandronno, Cassinetta, Bodio, incredulo all'idea di poterci andare a piedi anche in estate, e non solo sul ghiaccio, come faceva mio nonno. Piansi, la testa iniziò a girare e sprofondai nel buio. 
Riaprii gli occhi, ancora nel buio. Sul display le quattro e mezza. Saltai giù dal letto e schizzai sul balcone così com'ero, mutande, canottiera e cuore in gola.
La luna era alta sulla strada diretta alla spiaggia e il suo nastro di luce illuminava il lago.
Mi affrettai, gli amici mi aspettavano.
        
Il racconto è stato scritto nel 2010, in occasione della quarta edizione della manifestazione “Abbracciamo il lago”, in cui migliaia di persone, mano nella mano per i 28,9 chilometri della pista ciclabile che circonda il lago di Varese, hanno dato vita a una lunghissima catena umana.
La storia è un omaggio alle persone conosciute su quel lago da bambino, quando ancora non sapevo che mi aveva stregato. 


Oscar Taufer

domenica 1 maggio 2011

I signori del caos



L’immagine che apre oggi la Bottega del mistero è una bandiera italiana che sovrasta un caos indescrivibile. Il caos è spesso associato all’idea di confusione, ma in realtà esso ha anche una valenza più positiva. Ad esempio, per il filosofo Friedrich Nietzsche, "bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante".
Nell’antica mitologia il Caos è associato all’idea della potenza generatrice. Per gli antichi Greci, ad esempio, all’inizio era il Caos. Dal Caos si generarono la Terra, l’Inferno e persino Eros, il dio potente che impera sugli uomini e sugli dei.
Il caos come principio generatore di energia e creatività, insomma. Ed il drago ne è l’animale simbolo, perché in esso convivono e coesistono i Quattro Elementi costituenti il mondo (Aria, Acqua, Fuoco e Terra).
Nella mitologia mesopotamica è Tiamat, la madre di tutti i draghi, a rappresentare le caotiche acque del Caos primordiale. Marduk, il possente dio del tuono, affronta e sconfigge Tiamat, precipitandone la progenie agli inferi. Col corpo tagliato in due di Tiamat, Marduk crea il Cielo e la Terra, con il sangue e le ossa l’uomo, nato per servire gli dei.
L’Idra, che fu uccisa da Eracle nella palude di Lerna, era un velenosissimo drago delle paludi le cui numerose teste ricrescevano appena tagliate e potevano essere vinte solo con il fuoco.
Dietro questa leggenda si nasconde il simbolo la straordinaria vitalità della natura selvaggia che l’uomo antico faticava a dominare; il veleno che ammorba l’aria è il simbolo delle malattie tipiche delle aree paludose.
Insomma, i dissodamenti e le bonifiche mediante la costruzione di opere idrauliche, attribuite anche in altre leggende a vari eroi, hanno assunto l’aspetto della lotta contro un drago.
Il drago rappresenta il caos informe dal quale nasce la vita e che occorre domare, ordinare, razionalizzare, cioè “uccidere”, affinché la vita si sviluppi articolatamente. L’uccisore del drago è, da questo punto di vista, un eroe vincitore del caos; trionfando sulla palude, predisponendo un habitat più adatto all’uomo, si manifesta come un fondatore.
In molte leggende al drago vengono sacrificate giovani vergini che, quando sono bellissime principesse, vengono prontamente salvate da valenti cavalieri.
Si tratta probabilmente di un’eco dei tempi in cui, in onore delle divinità più temute, venivano sacrificati degli esseri umani perché le forze della natura fossero propizie agli uomini e non li tormentassero con catastrofi di ogni genere.
Anche in epoca cristiana abbiamo molti racconti di lotta con il drago.
Le leggende dei santi che nella loro vita si incontrano coi draghi sono moltissime e sono molte volte un rimando all’incontro fra il Male (inteso anche come forza avversa della Natura) rappresentato dal drago e l’uomo di Dio.
Anche dalle nostre parti abbiamo una famosa storia di un santo alle prese coi draghi.
Secondo la tradizione San Giulio, giunto nel 390 sul lago d’Orta, per costruire la sua centesima ed ultima chiesa dovette liberare l’isola che ora porta il suo nome dai numerosi draghi che vi dimoravano.
Sono storie per certi versi con una morale “animalista”. Infatti di solito il santo non uccide il drago, ma lo confina in un luogo isolato e deserto.
Questi draghi “caotici” sono considerati per certi versi anch’essi parte della natura e quindi creature di Dio che non devono essere uccise. San Giulio ad esempio confina i draghi sul Monte Camosino, una scoscesa rupe, piena di anfratti e rocce che si sbriciolano, come se nelle profondità della terra si muovesse davvero qualcosa di oscuro e molto pericoloso…

Tratto da "la bottega del mistero" a Siamo in Onda su Puntoradio del 30 aprile 2011.

La foto "Che caos!" è una cortesia di ELE.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.