lunedì 28 febbraio 2011

Fumetti in TV



Martedì 15 marzo 1977 alle 20,40 sul secondo canale televisivo della RAI andava in onda la prima puntata di "SuperGulp! Fumetti in TV". L’idea era semplice ma straordinariamente innovativa: portare in televisione, a colori, il fumetto e i cartoni animati da questi tratti.

Un esperimento in questo senso era già stato fatto, nel 1972, con la trasmissione “Gulp!” realizzata in bianco e nero dagli stessi autori (Guido De Maria e Giancarlo Governi).

Quando si diffondevano le note della sigla di testa di Supergulp, l’attenzione dei bambini d’Italia (e degli adulti con loro) dalle Alpi al mar Jonio si catalizzava verso il piccolo schermo. Il successo della trasmissione, in un’epoca in cui peraltro l’offerta televisiva era sostanzialmente limitata alla RAI, è comunque impressionante, con un indice di gradimento pari all’83 %.

La storia del fumetto, peraltro, era cominciata molto tempo prima, ed è strettamente legata a quella della carta stampata. Fu la diffusione dei giornali, a partire dall’Ottocento a determinare il successo delle “strisce” quotidiane o settimanali.

Il più celebre di questi “pionieri” del fumetto fu Yellow Kid, il bimbo vestito di giallo di Richard F. Outcault. Comparso occasionalmente sulla rivista “Truth” tra il 1894 ed il 1895, conobbe il vero successo quando fu pubblicato sul a colori supplemento domenicale del New York World di Joseph Pulitzer. Quanto Outcault passò alla concorrenza, sul supplemento domenicale del New York Journal, misteriosamente Yellow Kid si sdoppiò, continuando ad apparire su entrambe le riviste. Poiché all’epoca il diritto d’autore non era ancora ben definito Pulitzer aveva infatti assoldato un altro disegnatore per lo stesso personaggio.

Anche i cartoni animati vantano una storia antica. Benché immagini in movimento fossero prodotte anche prima dell’invenzione del cinema, il primo esempio di animazione è il filmato “Fantasmagorie” di Émile Cohl (pseudonimo di Émile Courtet) realizzato nel 1908.

Tornando a Supergulp, l’autore della sigla è il milanese Franco Godi, conosciuto con l'appellativo di “Mr Jingle” in quanto è stato autore delle musiche di moltissimi spot pubblicitari e sigle televisive. In campo cinematografico ha collaborato con registi del calibro di Gillo Pontecorvo, Renato Olmi, Vittorio De Sica e Gabriele Salvatores.

Naturalmente il successo di Supergulp fu decretato dalle storie portate sul piccolo schermo. Tra i protagonisti troviamo personaggi divertenti come Nick Carter, Lupo Alberto Alan Ford e il gruppo TNT o le Sturmtruppen; o avventurosi indagatori di misteri, come Tintin, l’Uomo Mascherato e Corto Maltese. Non mancano nemmeno i supereroi come i Fantastici Quattro, Thor e l'Uomo Ragno.

A proposito di quest’ultimo, la sigla del cartone animato “Spider-Man” è del 1967. Il testo, che si apre con il celebre "Spider-Man, Spider-Man, does whatever a spider can," fu scritto da Paul Francis Webster, un compositore che vinse tre volte l'Academy Award e fu nominato sedici volte per lo stesso premio. Nel 2004 Michael Bublè ha registrato, per la colonna sonora del film Spiderman 2, una riuscita cover in chiave jazz di questa canzone.

Testo tratto da La bottega del mistero su Siamo in Onda del 26.02.2011

Michael Bublè, "Spider-man Theme Song".

domenica 27 febbraio 2011

La battaglia che cambiò la storia



Nell’anno 751 un generale arabo sconfisse un esercito cinese nei pressi del fiume Talas, nell’attuale Kazakhstan. Tra i numerosi prigionieri catturati in quella occasione c’erano alcuni a conoscenza di un segreto che a lungo era stato custodito dall’Impero del dragone. Portati a Samarcanda essi furono convinti, o costretti, a mettere questa loro abilità al servizio dei vincitori. Fu così che a Samarcanda cominciò la prima produzione di carta nel mondo islamico, sottratta ai cinesi che ne custodivano il segreto da circa sette secoli.

Come molte altre invenzioni anche la carta viene dalla Cina. I Cinesi però non furono gli unici a scoprire questo segreto.
Sembra che già nel primo millennio a.C. una forma di carta fosse fabbricata ed utilizzata in Messico da quella che è considerata la più misteriosa delle civiltà precolombiane, quella Olmeca. Gli Olmechi svilupparono molti degli elementi ripresi più tardi dalle culture dei Maya e degli Atzechi, raggiungendo altissimi livelli culturali, prima di scomparire improvvisamente nel nulla. Tra le loro scoperte ci fu anche la fabbricazione della carta. Bollendo la parte interna della corteccia di certe piante si otteneva una pasta di cellulosa che era utilizzata per produrre una carta che era chiamata “amatl” e che i conquistatori spagnoli chiamarono “amate”.

In Europa però la carta giunse attraverso il mondo islamico.
La carta che cominciò a giungere in Europa dalla Siria e dal nord Africa nel XII secolo era in realtà di qualità mediocre e l’Imperatore Federico II proibì che fosse utilizzata per gli atti pubblici, ordinando che fossero redatti sulla più costosa e durevole pergamena, prodotta con pelli di pecora, di capra o di vitello. Nel 1268 a Fabriano si avviò però la prima produzione europea della carta, che migliorandone molto la qualità ne permise una rapida  diffusione in tutta Europa.

Tornando ai Cinesi, si ritiene che siano stati loro ad inventare, oltre alle banconote, anche le carte da gioco. Come per la carta furono però gli Arabi ad introdurle in Europa.
Le carte da gioco giunsero in Italia dall’Egitto dopo la metà del Trecento. Il mazzo era composto da 52 carte divise in quattro semi: bastoni da polo, denari, spade e coppe. Ogni seme conteneva dieci carte, da 1 a 10, e tre “carte di corte” chiamate “re”, “deputato” e “sotto-deputato”. Per la proibizione religiosa di ritrarre figure umane non vi erano però disegni, ma figure astratte.

Gli Europei ci misero del loro inventando le figure (re, regina, cavallo e fante). E svilupparono  anche i Tarocchi.
Il più antico mazzo di tarocchi conosciuto fu realizzato tra il 1442 e il 1447 per Filippo Maria Visconti, Duca di Milano (ma i suoi domini comprendevano anche il Novarese).  I Tarocchi furono illustrati da Michelino da Besozzo, uno dei maggiori esponenti del Gotico Internazionale in Italia. Oltre alle carte normali comprendono 22 Arcani maggiori o “Trionfi”. Curiosamente appaiono inoltre alcune anche altre figure scomparse poi nei mazzi successivi, come la “donzella” e la “dama a cavallo”.

Foto cortesia di Marta Rizzato

venerdì 25 febbraio 2011

Parole al vento volano a Pombia


AGBD ARONA
Associazione Genitori Bambini Down
presenta un’iniziativa per sostenere i progetti di crescita e integrazione dei giovani affetti da sindrome di Down


PAROLE AL VENTO
Le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio
.

VENERDÌ 11 MARZO POMBIA
SALA TEATRO
DEL CENTRO SOCIALE
Via Garibaldi, 16
ore 21.00

giovedì 24 febbraio 2011

Le carte di Siamo in Onda



“Noi si assume solo il due di picche”
Elio e le Storie Tese, Servi della gleba











 Vi è mai capitato per le vie delle grandi città di notare alcuni tipi dall’aria losca che se ne stanno in piedi guardandosi attorno circospetti? Se ci fate caso noterete anche che a qualche metro di distanza c’è sempre un tavolino improvvisato attorno al quale si affolla un capannello di persone. Basta il  fischio di uno dei cani da guardia alla comparsa del naso di un poliziotto perché, con una velocità da fare invidia agli elfi dei boschi, il tavolino scompaia e con esso tutti quelli che lo circondavano.
Ma se il fischio non arriva il gioco va avanti e certamente un pollo resterà spennato.
Se volete provare il masochistico piacere di perdere il vostro denaro dovete assolutamente provare il gioco delle tre carte, perché è uno di quei giochi in cui si è certi di perdere. È infatti truccato il gioco e sono truccati persino gli altri giocatori che sono in realtà complici del piccolo gruppo di truffatori che intende ripulirvi le tasche.

Del resto, come diceva Jack Cinqueassi “è immorale lasciare che i pollastri si tengano i loro soldi”.

C’è però una trasmissione radiofonica in cui, potete stare certi, nessuno imbroglia le carte: è Siamo in Onda, la trasmissione di Puntoradio che sabato avrà come tema proprio le CARTE.


Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:
Se foste una carta da gioco, quale sareste?


mercoledì 23 febbraio 2011

Lingue, dialetti e cultura tradizionale

UNI3 Omegna – anno accademico 2010/2011

Lingue, dialetti e cultura tradizionale

Omegna, il Cusio, l'Italia nord occidentale

Corso a cura dell'Associazione culturale Compagnìa dij Pastor, con il patrocinio di Ecomuseo Cusius del Lago d’Orta e del Mottarone

Dopo il buon successo degli scorsi anni, viene riproposto il corso sulle parlate locali e la cultura materiale di Omegna, del Cusio e del Piemonte.

Incontri previsti:

1. Tra dialetti e culture materiali: problemi di trascrizione di una lingua parlata.

2. Piänt, ërbìt e boscogn. Appunti di botanica popolare.

3. Mille anni di letteratura piemontese.

4. Dal Po ai navigli e ritorno Torino e Milano nelle canzoni dialettali.

5. Vecchie storie di paese. Fiabe e leggende cusiane.

6. Ij ricèt dal professor. Cucina poetica di un crusinallese doc.

Il corso si terrà presso il Forum di Omegna, dalle ore 15,00 alle 17,00, nei giorni di giovedì

10, 24 febbraio, 3, 17, 31 marzo, 7 aprile 2011

N.B. Per motivi di organizzazione l’esatta successione degli incontri sopra elencati sarà comunicata nel corso del primo incontro.

Relatore

· Massimo M. Bonini: insegnante, giornalista, ricercatore, docente di lingua piemontese

Agli incontri potranno inoltre prendere parte esperti delle materie di volta in volta trattate

martedì 22 febbraio 2011

L’Album bianco e le sette nere



Il 22 novembre 1968 fu pubblicato il nono album dei Beatles. Il titolo ufficiale era semplicemente The Beatles, ma è noto anche come White Album o Doppio Bianco per via della copertina totalmente bianca con il nome del gruppo stampato in rilievo.
Il titolo originale avrebbe dovuto essere A Doll's House, ma era stato cambiato per via di un album dal titolo molto simile pubblicato da un altro gruppo inglese, i Family.

L’album nasceva dopo un periodo di tre mesi trascorso in India in un luogo di meditazione sotto la guida di un Guru indiano leader di un movimento meditativo neo indù. Il quartetto di Liverpool tornò in patria con una trentina di canzoni che confluirono in un album doppio.
Nonostante il tempo dedicato alla meditazione le tensioni interne al gruppo sono evidenti. Più che l’opera di un gruppo il disco esprime le personalità di quattro artisti ormai sempre più lontani gli uni dagli altri.
Del resto il periodo indiano era stato denso di contraddizioni; Ringo Starr aveva lasciato il ritiro quasi subito; Paul McCartney si stufò dopo un mese; John Lennon lo abbandonò, trascinandosi dietro George Harrison, quando scoprì che il Guru, oltre a cercare di manipolare il gruppo, aveva fatto esplicite avance sessuali ad una donna della troupe che accompagnava i musicisti. Profondamente deluso John Lennon scrisse la canzone Sexy Sadie come una sorta di accusa contro il  maestro in cui tanto aveva creduto.

Dall’altra parte dell’Oceano c’era tuttavia un altro personaggio, molto più inquietante, che guardava agli stessi Beatles come a dei maestri.
Charles Manson era un ragazzo dalla storia difficile che aveva passato l’adolescenza e la giovinezza tra riformatorio e carceri. Dotato di forte personalità, aveva raccolto attorno a sé una cinquantina di ragazzi sbandati che condividevano con il loro leader, oltre alle rapine e alla droga, un passato difficile.

Nel suo delirio Manson si convinse che le canzoni dei Beatles contenevano dei messaggi a lui indirizzati.
Di più, cominciò a parlare di loro come dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. E ideò una personale apocalisse di sangue e violenza. Il 9 agosto 1969 un commando composto da alcuni membri della Manson Family entrò nella villa del regista Roman Polansky a Los Angeles massacrando cinque persone, compresa la moglie del regista, l’attrice Sharon Tate, incinta di otto mesi. Il regista si salvò solo perché quella notte si trovava a Londra. Nei mesi seguenti la setta compì altri efferati omicidi finché Manson e i suoi non furono incastrati da un avvocato di origine italiana, Vincent Buglioli, che individuò i colpevoli anche grazie ad un errore di scrittura del titolo di una canzone dei Beatles,  Healter Skelter, da cui Manson era ossessionato e che interpretava come “fine del mondo”.

Non dimentichiamo poi che un tragico destino colpì anche uno dei Beatles, John Lennon, che alcuni anni più tardi cadde sotto i colpi di pistola di un altro pazzo in cerca di gloria.
In ogni caso, al di là di questi tragici avvenimenti la canzone dal punto o di vita musicale è nota per aver anticipato elementi dei generi hard rock e heavy metal rock sviluppati solo nei decenni successivi. Anche per questo è stata oggetto di numerose interpretazioni da parte di gruppi come quelle degli Aerosmith, dei Mötley Crüe, degli Oasis e naturalmente degli U2.

Helter Skelter, The Beatles



Il testo è tratto da "il bianco e il nero nella bottega del mistero" trasmessa a Siamo in Onda su Puntoradio il 19.02.2011.
La foto è una cortesia di Marta Rizzato.

domenica 20 febbraio 2011

Le bianche pietre che viaggiavano ad ufo



Il bianco è l’insieme di tutti i colori dello spettro elettromagnetico, mentre se mescolate sulla tavolozza i colori primari otterrete il nero.
Bianco e nero insomma sono le due facce della stessa medaglia e molto dipende dalla prospettiva da cui li si considera. Bianco è il colore della purezza, della luce, della bellezza. Ma in Cina non andate ad una festa con un abito bianco. In quel paese il bianco indica infatti il lutto, la morte ed i fantasmi.

Quando si parla di colore bianco e nero non si può non parlare dei colori delle pietre del nostro territorio. In particolare marmo e del granito bianco.
Una cosa poco nota è che la facciata originale del Duomo di Milano era realizzata con un’alternanza di filari di marmo bianco di Candoglia, in Ossola, e marmo verde ricavato dalla cava di Oira, sul lago d’Orta. Lazzaro Agostino Cotta, originario di Ameno, testimonia che questo fatto costituiva motivo di notorietà per la pietra cusiana.

Dal punto di vista cromatico, insomma, l’antica facciata del Duomo di Milano assomigliava un po’ a quella del Duomo di Monza. Tanto più che questa, agli inizi del Novecento, è stata restaurata proprio con marmo verde di Oira.
Nel 1682 si decise di modificare la facciata del Duomo di Milano, ma occorsero molti secoli per consentirne il completamento. Del resto la lunghezza dei lavori del Duomo (terminati ufficialmente solo nel 1966) è proverbiale a Milano, dove l’espressione “come la fabbrica del Duomo” indica opere che si protraggono con una lentezza esasperante.

A proposito del marmo di Candoglia, alcuni anni fa è stato trovato, sul fondo del lago maggiore un barcone, lungo circa 22 metri per 7 di larghezza, carico di pietre verosimilmente provenienti dalle cave di Candoglia e destinati alla Fabbrica del Duomo di Milano.
Il tragitto di queste pietre è noto: erano trasportate via acqua sul Lago Maggiore, il Ticino e i navigli fino alla darsena del Laghetto (oggi in via Laghetto, vicino all’Università Statale).
I materiali, tradizionalmente viaggiavano “ad ufo”. Niente a che vedere coi dischi volanti, naturalmente. Queste barche erano esentate dal pagamento dei dazi, essendo il Duomo di Milano, un’opera pubblica. Le merci erano contrassegnate dalla scritta “ad Usum Fabricae”, abbreviata “ad U. F.”. L’espressione popolare viaggiare “ad uf” (in italiano “ad ufo”) si usa tuttora per dire “gratis”.

Quello del marmo di Condoglia non fu l’unico viaggio su lunghe distanze delle pietre della nostra terra.
Il viaggio più incredibile è probabilmente quello compiuto delle colonne di granito bianco del Montorfano (ma altre se ne aggiunsero in seguito, delle cave di Baveno e Alzo di Pella) destinate alla Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma: 2220 chilometri via acqua, scendendo il Lago Maggiore, il Ticino, i Navigli fino a Milano e da qui lungo il Po sino alla foce. Poi a Venezia per essere imbarcate su due navi che, circumnavigando l’Italia e risalendo il Tevere le scaricarono a Roma.

Da "il bianco e il nero nella bottega del mistero," trasmesso a Siamo in Onda il 19.02.2011.

giovedì 17 febbraio 2011

A Siamo in Onda non è tutto bianco o nero

Il bianco è l’insieme di tutti i colori dello spettro elettromagnetico, ma se mescolate sulla tavolozza i colori otterrete il nero. Bianco e nero sono le due facce della stessa medaglia, ma raramente le troverete separate nella realtà, perché questa è composta piuttosto da una varietà di toni di grigio, in cui è difficile distinguere se ci sia più bianco o più nero.

Vi è però solo una trasmissione radiofonica che vi Aiuti a distinguere il bianco dal nero e ad ottenere dal bianco tutti i colori dell’arcobaleno: è Siamo in Onda che sabato 19 febbraio, alle 21 in punto, avrà un’intera puntata dedicata al tema BIANCO E NERO.

   
Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori: 

In un mondo in bianco e nero vi è concesso tenere un solo colore: quale salvate?

martedì 15 febbraio 2011

Opposti punti di vista



Ci sono punti di vista fieramente contrapposti. Cosa accade però quando i punti di vista vedono contrapporsi i governi di due superpotenze i cui arsenali sono stracolmi di armi capaci di annientare l’intera umanità? Ci sono canzoni che, per una misteriosa alchimia che solo all’arte è concessa, sanno incarnare perfettamente le contraddizioni, gli oscuri timori e le ostinate speranze della loro epoca.
Nel 1985 esce The Dream of the Blue Turtles il primo album solista di Sting dopo lo scioglimento dei Police. Nell’album è contenuta una della canzoni più impegnate scritte da Sting. La canzone è un invito ad abbandonare le dichiarazioni minacciose (è citata la frase del leader sovietico Krushchev “vi seppelliremo”) e la logica della contrapposizione atomica sostenuta dal presidente americano Ronald Reagan, anch’esso citato.

Il punto centrale della canzone è come difendere i propri figli dai “mortali giocattoli di Oppenheimer”.
All’epoca migliaia di testate nucleari erano pronte ad essere lanciate da Russi e Americani, che si fronteggiavano con il dito sul grilletto in un’estenuante guerra di nervi chiamata “Guerra fredda”. Una guerra che non avrebbe avuto vincitori, ma solo vinti.

Lo scienziato statunitense Oppenheimer è considerato il padre della bomba atomica, ma ebbe anche una crisi di coscienza sull’uso dell’arma da lui creata.
Già durante il test nucleare che si svolse ad Alamogordo, con cui era stata provata l’efficacia della prima bomba atomica, Oppenheimer aveva pronunciato un frase terribile, tratta da un antico testo sacro  indiano, il Bhagavadgītā: “Sono diventato Morte, il distruttore di mondi”. Dopo che Hiroshima fu rasa al suolo per mezzo della bomba che aveva contribuito a creare, commentò sconsolato “I fisici hanno conosciuto il peccato”.
Le sue non rimasero parole. Dopo la fine della guerra si oppose al progetto di costruzione della ben più potente bomba all’idrogeno e per questo fu accusato di essere un comunista da un cacciatore di streghe del XX secolo, il senatore Joseph McCarthy, persecutore ottuso e fanatico di quanti erano sospettati di svolgere "attività antiamericane".

Nella canzone, Sting ripone tutte le sue speranze in una sola, “spero che anche i Russi amino i loro bambini”.
Tutta la canzone è costruita su questa idea al punto che la musica è basata su un tema di Sergei Prokofiev (Lieutenant Kije). La scelta non è casuale, dal momento che Prokofiev, che era stato un grandissimo compositore sovietico, tra le numerosissime opere, aveva realizzato anche musiche per i bambini come le “Tre canzoni per i bambini” e “Pierino e il lupo”. Con questo Sting voleva sottolineare proprio il fatto che anche i russi, evidentemente, amavano i loro bambini. Tra l’altro all’inizio della canzone si può ascoltare la voce di un giornalista televisivo russo, Igor Kirillov, che annuncia un incontro tra una delegazione sovietica ed una occidentale. È probabile che il riferimento sia ad uno dei primi viaggi in occidente (nel 1984) di Gorbachev, che pochi anni dopo firmerà proprio con Ronald Reagan lo storico trattato che pose fine  alla Guerra fredda.

Russi e Americani, insomma, alla fine decisero che i loro bambini erano più importanti delle ideologie. Al di là delle contrapposizioni gli uomini e le donne di buona volontà possono trovare un punto di incontro a partire dalla loro umanità.

"Russians" di Sting

domenica 13 febbraio 2011

Punti fermi nella Bottega del mistero



Punto è ciò che non ha parti. Ciò vuol dire che,  per quanto un’infinita serie di punti formi una linea infinita, un punto non ha alcuna dimensione. E pertanto non sarà misurabile né in lunghezza, né in larghezza, e tanto meno in profondità…
Per lungo tempo l’umanità ha vagato sulla Terra. Quando infine ha deciso di mettere radici, ha sentito la necessità di stabilire dei confini, di delimitare il proprio territorio. Di mettere un punto fermo, insomma.

Uno dei metodi più semplici è stato quello di incidere dei piccoli punti sulla superficie delle rocce. Segni convenzionali per delimitare un territorio grazie a segnali non spostabili altrove.
Nei boschi o nei pressi degli alpeggi, capita alle volte di trovare delle rocce con dei punti incisi nella roccia. Alle volte sono un po’ più grandi, come piccole vasche scavate nelle pietra. Anche nella nostra zona ve ne sono molte. Gli archeologi le chiamano coppelle e di solito si trovano su rocce che sembrano avere, per la posizione o la forma, caratteristiche che colpiscono la vista e l’immaginazione.

Sono luoghi che sembrano emanare un profumo di mistero. Alcuni ritengono che le coppelle possano essere delle mappe astrali, che riproducono costellazioni importanti per determinare il ciclo delle stagioni.
Il punto di vista degli studiosi sul fenomeno delle coppelle non è univoco. Probabilmente perché le coppelle stesse potevano avere più utilizzi a seconda delle culture che le hanno prodotte e delle epoche. Per alcuni sono mappe, delle stelle o di interi territori. Per altri sono elementi rituali.

C’è chi sostiene che in questi buchi si mettesse olio o altro liquido infiammabile, per farle brillare come stelle nella notte.
Per altri, più probabilmente nelle coppelle erano versate offerte liquide. Acqua o forse sangue. In effetti su alcune rocce oltre alle coppelle vi sono delle canalette e vasche, che formano talora sistemi molto complessi. In alcuni casi le rocce coppellate sono legate a rituali tradizionali per la pioggia. Quando la siccità minacciava i raccolti alcune donne versavano acqua nelle coppelle invocando la pioggia.

Tra l’altro le rocce sacre compaiono spesso nei processi contro le streghe. Secondo gli inquisitori i sabba si potevano svolgere nelle vicinanze di alcune “pietre superstiziose”.
È probabile effettivamente che molti culti pagani precristiani siano sopravvissuti a lungo e che tra il Cinquecento e il Seicento le donne che ancora seguivano questi riti siano state considerate streghe e perseguitate.

Insomma, i loro rituali non avevano nulla a che vedere con il diavolo, ma erano indirizzati a propiziare gli elementi per garantire il mantenimento dei cicli naturali e della fertilità.
A questo proposito, alcune delle rocce coppellate della nostra zona, ad esempio, sono ricordate come luoghi da cui gli uomini dovevano stare alla larga, perché presso di esse le donne andavano a prendere i bambini. Talora alle coppelle sono associate rocce lisce che fungevano da scivolo su cui le donne che desideravano avere figli si lasciavano scivolare, nella convinzione di poter concepire grazie al potere fecondante della pietra.

Foto di Marta Rizzato

giovedì 10 febbraio 2011

Facciamo il punto a Siamo in Onda

 
Punto è ciò che non ha parti. Ciò vuol dire che,  per quanto un’infinita serie di punti formi una linea infinita, un punto non ha alcuna dimensione. E pertanto non sarà misurabile né in lunghezza, né in larghezza, e tanto meno in profondità…

Il punto di vista del greco Euclide non vi appassiona? Proviamo allora con un semplice esercizio di matematica: sommate i punti che avete guadagnato al supermercato o dal vostro benzinaio di fiducia e vediamo se avete vinto qualcosa!

Questo discorso, partito un po’ così, di punto in bianco, vi confonde e avete perso la bussola al punto che non riuscite più ad individuare i punti cardinali? Cerchiamo di fare il punto della situazione, trattando la cosa punto per punto,  prima che il vostro cervello arrivi al punto di ebollizione; o al punto di fusione; o quanto meno al punto critico; insomma, cerchiamo di arrivare ad un punto fermo, prima di arrivare ad un punto morto o addirittura al punto di non ritorno.

Vorremmo però mettere i puntini sulle i, perché c’è una sola trasmissione che è il punto di ritrovo del sabato sera radiofonico e vi fa guadagnare punti di felicità. È Siamo in Onda, ovviamente su Puntoradio, che sabato 12 febbraio, alle 21 in punto, avrà un’intera puntata dedicata al tema PUNTO.

Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:


Qual è stato il vostro punto di non ritorno, quel momento della vostra vita in cui vi siete detti che non sareste tornati più indietro?

martedì 8 febbraio 2011

Il fuoco infernale del rock psichedelico

Nel 1968, quando il gruppo inglese The Crazy World capitanato da Arthur Brown salì sul palco, il pubblico rimase letteralmente scioccato. Il rock psichedelico che suonavano, senza chitarre ma con il potente accompagnamento di un organo elettrico Hammond, schizzò immediatamente in cima alle classifiche, nonostante e forse anche grazie alle furibonde critiche lanciate contro il look del gruppo, in particolare quello del suo leader, Arthur Brown.

lunedì 7 febbraio 2011

Il fuoco nel bosco

Quanto erano felici i tempi della mia nonna!
Gli uomini a quaranta ne dimostravano cinquanta, le donne a trenta sessanta, e di rado qualcuno arrivava ai settanta, ma i vecchi erano rispettati ai tempi della mia nonna!
I mariti battevano le mogli, le madri bacchettavano i figli, i fratelli maggiori picchiavano i più piccoli e tutti bastonavano i cani, insomma, nessuno si annoiava ai tempi della mia nonna!
E poi c’era la Fisica. La mia nonna lo ripeteva sempre: “Bisogna portare rispetto al parroco, perché coi suoi libri può farti la Fisica!”

domenica 6 febbraio 2011

Il fuoco nella Bottega del mistero



Secondo gli antichi filosofi è uno dei quattro Elementi (con Aria, Terra e Acqua) che costituiscono il mondo. Di certo la scoperta di come accenderlo e controllarlo ha cambiato la storia dell’umanità. Grazie ad esso le tenebre sono diventate meno oscure e persino le zone più fredde del pianeta sono state colonizzate. Il fuoco tuttavia non è solo luce e calore.
Il fuoco però può distruggere ed uccidere e come accade con tutti gli elementi, giocare con esso può essere pericoloso. Per questi motivi il fuoco è un elemento presente in moltissime tradizioni di tutto il pianeta.

giovedì 3 febbraio 2011

Il fuoco di Siamo in Onda



Secondo gli antichi filosofi è uno dei quattro Elementi che costituiscono il mondo. Di certo la scoperta di come accenderlo e controllarlo ha cambiato la storia dell’umanità. Grazie ad esso le tenebre sono diventate meno oscure e persino le zone più fredde del pianeta sono state colonizzate.
Il fuoco tuttavia non è solo luce e calore. Esso può distruggere ed uccidere e come accade con tutti gli elementi, giocare con esso può essere pericoloso.
C’è solo una trasmissione, però, che porta il fuoco dalla radio per rischiarare le tenebre del sabato sera: è Siamo in Onda, il confortevole e caldo Talk show radiofonico di Puntoradio.

Come consuetudine c’è anche una domanda rivolta agli ascoltatori: 
 
In quale occasione avete pensato che forse stavate giocando con il fuoco?
 

martedì 1 febbraio 2011

Gli inquietanti segreti nel cassetto del Boss

Nella Bottega del Mistero  , la rubrica radiofonica che da gennaio curo all’interno di Siamo in Onda su Puntoradio, partendo dal tema della puntata si parla, nella prima parte, di storia, tradizioni e misteri della nostra terra. La seconda parte è dedicata invece ad una canzone, che diventa l’occasione per parlare di storie curiose, misteriose e talora inquietanti ad essa collegate.


Così tieni un piccolo segreto ben nascosto sul fondo del cassetto. Come segreti compromettenti o forse una pistola, per difenderti, ma questo non basterà a salvarti e i poliziotti scriveranno che il tuo è solo un altro omicidio.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.